{"id":2677455,"date":"2026-02-18T12:23:20","date_gmt":"2026-02-18T12:23:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=2677455"},"modified":"2026-02-18T12:25:35","modified_gmt":"2026-02-18T12:25:35","slug":"venezuela-il-sequestro-della-sovranita-e-letica-del-possibile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2026\/02\/venezuela-il-sequestro-della-sovranita-e-letica-del-possibile\/","title":{"rendered":"Venezuela, il sequestro della sovranit\u00e0 e l&#8217;etica del possibile"},"content":{"rendered":"<p>CARACAS &#8211; per <a href=\"https:\/\/www.lantidiplomatico.it\/dettnews-venezuela_il_sequestro_della_sovranit_e_letica_del_possibile\/45289_65365\/\">L&#8217;Antidiplomatico<\/a> &#8211; La storia del socialismo \u00e8 costellata di gesti che definiscono un&#8217;epoca. Quando Iosif Stalin rispose alla proposta nazista di scambiare il figlio Yakov con il feldmaresciallo Paulus dicendo: &#8220;Non scambier\u00f2 un soldato con un generale&#8221;, egli sigill\u00f2 l&#8217;etica del comunismo del Novecento. Era l&#8217;etica del sacrificio assoluto, della sottomissione del legame di sangue alla ferrea disciplina della lotta di classe globale. Era il tempo della &#8220;dittatura del proletariato&#8221;, dove la sopravvivenza del simbolo contava quanto la tenuta del fronte.<\/p>\n<p>Era il tempo di Bertolt Brech, cosciente che chi avrebbe voluto approntare il terreno alla gentilezza non aveva potuto permettersi di essere gentile. Il tempo, poi, di Frantz Fanon, che voleva calare il machete sulla maschera dell&#8217;\u201dumanitarismo\u201d coloniale. Brecht vive la crisi del capitalismo tra le due guerre e l&#8217;ascesa del nazismo; Fanon vive il tramonto degli imperi coloniali. Due generazioni diverse, ma unite dalla volont\u00e0 di usare la parola e l&#8217;azione per smascherare i meccanismi dell&#8217;oppressione, fosse essa di classe o coloniale.<\/p>\n<p>Nel film Apocalypse Now, il protagonista Kurtz racconta di quando, come ufficiale statunitense, si rec\u00f2 in un villaggio per vaccinare i bambini contro la poliomielite. Dopo che i medici nordamericani se ne furono andati, un uomo del villaggio corse a richiamarli. Tornando indietro, trovarono un mucchio di piccoli bracci mozzati: i Vietcong erano passati e avevano amputato il braccio a ogni bambino che era stato vaccinato dagli invasori.<\/p>\n<p>Quell&#8217;atto terribile non era semplice crudelt\u00e0, ma un messaggio politico assoluto: &#8220;Non vogliamo nulla da voi, nemmeno la salute, se essa \u00e8 lo strumento della vostra colonizzazione&#8221;. Kurtz rimane folgorato dalla &#8220;purezza&#8221; di quell&#8217;odio e dalla volont\u00e0 d&#8217;acciaio di un popolo che preferiva l&#8217;automutilazione piuttosto che accettare il &#8220;dono&#8221; dell&#8217;invasore. E il Che Guevara lott\u00f2 fino alla morte per innescare \u201cuno, cento, mille Vietnam\u201d.<\/p>\n<p>Il Socialismo del XXI Secolo, di cui Hugo Ch\u00e1vez \u00e8 stato il principale architetto, opera invece, fin dal suo inizio, su un terreno ontologicamente diverso. Chi ha appoggiato la rivoluzione bolivariana, e ancor di pi\u00f9 quella \u201cdei cittadini\u201d in Ecuador o \u201cdegli indigeni\u201d di Evo Morales in Bolivia, sapeva (o avrebbe dovuto sapere) che non stava appoggiando il Vietnam di Ho Chi Minh, n\u00e9 la Cuba di Che Guevara, quella che oggi rivendica di \u201cinviare medici e non bombe\u201d: anche a governi italiani di destra, come abbiamo visto in Italia. Le cose stanno cos\u00ec perch\u00e9 non ci sono state rivoluzioni, o cambi radicali in Europa, e nei paesi capitalisti dove si decide il costo del lavoro e si decidono le guerre imperialiste. E dove ai guerriglieri sconfitti, ma non arresi, viene negato il diritto di parola.<\/p>\n<p>In Venezuela, le parole di Brecht o di Fanon offrono ancora gli strumenti per smontare le distorsioni prodotte dalla propaganda odierna e dalla \u201cfilosofia del frammento\u201d, ma in un altro contesto storico. Cos\u00ec, l&#8217;unione civico-militare di un esercito \u201cpacifico, per\u00f2 armato\u201d viene apparentata alla \u201cguerra di tutto il popolo\u201d di Ho Chi Minh, e il centenario di Frantz Fanon, Malcolm X e Lumumba viene celebrato in nome di un \u201cnuovo umanitarismo\u201d, da imporre pi\u00f9 con la forza del progetto trasformativo che con quella della coercizione statale.<\/p>\n<p>Equivoco o sfida da cogliere anche per chi, pur guardando in faccia il nemico, pur senza sottrarsi, scommette di non trasformarsi nella bestia che si vuole combattere? Una sfida che, comunque, dovrebbe piacere a chi, in Europa, ha fatto della \u201cnon violenza\u201d un principio assoluto. Il pulpito di chi ha guardato in faccia la questione, dal punto pi\u00f9 alto e pi\u00f9 ostico della lotta di classe in Europa \u2013 la lotta armata \u2013 non consente di proporre assoluti: n\u00e9 entusiasmi senili per un realismo senza socialismo, n\u00e9 voli pindarici che trasformino gli strumenti in principi, tanto astratti da addormentare o paralizzare.<\/p>\n<p>Chi critica da &#8220;ultrasinistra&#8221; il negoziato per la liberazione di Nicol\u00e1s Maduro e Cilia Flores, evocando la necessit\u00e0 di una risposta armata definitiva o di un sacrificio estremo (posizione, peraltro, inesistente, in Venezuela, e solo ventilata da fuori), ignora la lezione gramsciana che il chavismo ha fatto propria: la rivoluzione \u00e8 una guerra di posizione lunga, estenuante, che si gioca dentro e contro le istituzioni borghesi.<\/p>\n<p>Smantellare lo Stato borghese dall&#8217;interno non significa soccombere ad esso, ma occuparne le crepe per costruire potere popolare, dice la rivoluzione bolivariana. In questa logica, il presidente e la &#8220;primera combatiente&#8221; non sono solo figure individuali, ma garanti della stabilit\u00e0 istituzionale e della pace. La loro incolumit\u00e0 \u00e8 la condizione necessaria affinch\u00e9 il processo rivoluzionario non scivoli nel caos sanguinario che l&#8217;imperialismo ha gi\u00e0 testato in Libia o in Siria.<\/p>\n<p>Mentre il comunismo del Novecento operava per rottura violenta, il socialismo bolivariano opera per trasformazione egemonica. La logica di Stalin arrivava a sacrificare il figlio per salvare il principio dell&#8217;uguaglianza nel dolore. La logica di Ch\u00e1vez, di Maduro, e ora della presidenta incaricata Delcy Rodriguez \u00e8 quella di proteggere la leadership per salvare il legame sociale e il diritto alla vita del popolo.<\/p>\n<p>La ricerca di un negoziato nel caso del sequestro del 3 gennaio non viene intesa dunque come un cedimento, ma come un atto di maturit\u00e0 politica in un contesto di ricatto inedito. Chi invoca la lotta armata fino all&#8217;estremo sacrificio (in casa d&#8217;altri), dimentica che l&#8217;obiettivo del socialismo bolivariano non \u00e8 la morte eroica, ma la &#8220;suprema felicit\u00e0 sociale&#8221;.<\/p>\n<p>Il ricatto del sequestro punta, invece, proprio a spingere la Rivoluzione verso un vicolo cieco di violenza che giustificherebbe l&#8217;annientamento totale.<\/p>\n<p>Serve quindi lucidit\u00e0 per contrastare i fascisti venezuelani scatenati nelle accademie italiane in veste di \u201cdifensori della democrazia contro la dittatura\u201d, fiancheggiati da quei presunti &#8220;chavisti&#8221; che, alleandosi con le destre, hanno contribuito a costruire la narrativa che ha portato all&#8217;attacco. Questa strana alleanza punta anche adesso alla destabilizzazione per favorire l&#8217;occupazione del paese e imporre l&#8217;ordine egemonico nordamericano.<\/p>\n<p>Quanti pi\u00f9 spazi si riesce a sottrarre al fascismo, \u00e8 dunque un guadagno per la rivoluzione.<\/p>\n<p>Negoziare, peraltro, non significa tradire. La storia \u00e8 piena di ritirate strategiche che hanno salvato la Rivoluzione: nel 1954, Ho Chi Minh firm\u00f2 la pace di Ginevra. Accett\u00f2 la divisione del Vietnam per consolidare il Nord e preparare la vittoria finale, nonostante le critiche dei massimalisti.<\/p>\n<p>In questo secolo, nel 2007, l&#8217;amnistia di Ch\u00e1vez liber\u00f2 i golpisti del 2002 per isolare l&#8217;ala violenta e rafforzare la legalit\u00e0 rivoluzionaria. E gran parte della guerriglia colombiana accett\u00f2 il passaggio dalla lotta armata alla lotta politica, anche per preservare la vita delle comunit\u00e0. E, anche ora, nel parlamento venezuelano si sta discutendo un&#8217;amnistia generale proposta dalla presidente incaricata.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8, invece, una sinistra che sembra amare solo le rivoluzioni sconfitte, i martiri caduti e le bandiere insanguinate. \u00c8 una sinistra che critica il negoziato perch\u00e9 lo vede come un compromesso, quando in realt\u00e0 \u00e8 l&#8217;uso tattico (e anche obbligato) della diplomazia di pace (e della diplomazia proletaria, come stanno dicendo gli operai invitando i lavoratori alla solidariet\u00e0 mondiale) in un momento di asimmetria militare.<\/p>\n<p>Contestualizzare e difendere la linea del negoziato significa capire che oggi la resistenza si misura nella capacit\u00e0 di mantenere lo Stato funzionante, di garantire il pane e la salute, e di riportare a casa i leader scelti dal popolo. Il socialismo bolivariano non cerca la gloria del martirio, ma la concretezza della vittoria.<\/p>\n<p>Non abbiamo \u2013 dice &#8211; bisogno di eroi morti, abbiamo bisogno di una rivoluzione viva e capace di farcela da una posizione di dignit\u00e0, come dimostra la fermezza di Cilia Flores che, pur potendo salvarsi dal sequestro, \u00e8 rimasta al fianco del compagno e del progetto politico.<\/p>\n<p>Come ci ha insegnato Lenin, i comunisti a volte devono passare per porte strette, sapendo che possono perdere qualche piuma e perfino la coda, ma l&#8217;importante \u00e8 non perdere la testa che continua a guardare all&#8217;orizzonte. Il mantenimento del potere politico \u00e8 la precondizione per qualunque trasformazione sociale.<\/p>\n<p>Cedere al ricatto dell&#8217;imperialismo o scivolare nella provocazione violenta significa consegnare il paese all&#8217;occupazione definitiva, e a litanie simili a quelle del \u201cce lo chiede l&#8217;Europa\u201d per imporre la tagliola sui diritti delle classi popolari.<\/p>\n<p>Non siamo pi\u00f9, d&#8217;altronde, nel cuore del Novecento, ma in un complesso contesto internazionale, governato dai meccanismi del mercato anche ove si disegna la possibilit\u00e0 di un mondo multicentrico e multipolare. E siamo nel pieno di una guerra ibrida, multidimensionale, dove il nemico non cerca solo di conquistare territorio, ma di distorcere la psiche collettiva e l&#8217;architettura istituzionale di un popolo attraverso quella &#8220;balcanizzazione dei cervelli&#8221; che mira a distruggere l&#8217;identit\u00e0 nazionale e il consenso internazionale.<\/p>\n<p>\u00c8 ormai chiaro che, dietro le parole d&#8217;ordine della &#8220;democrazia&#8221; e della presunta crociata contro il narcotraffico si cela la Codicia extrapesada, come recita un nostro recente libro sulla relazione fra potere e petrolio in Venezuela: la brama esistente per una risorsa che, pur in via di esaurimento, costituisce l&#8217;oggetto di una contesa geopolitica per un modello di sviluppo, quello capitalista, in crisi strutturale e di prospettiva.<\/p>\n<p>Questa brama \u00e8 di natura interna ed esterna. Chi critica oggi la presunta arrendevolezza del Venezuela, ignora che il progetto bolivariano \u00e8 bersaglio dell&#8217;imperialismo perch\u00e9 ha osato mettere il petrolio al servizio dei popoli e non solo dei mercati.<\/p>\n<p>Bisogna rispondere per le rime a chi, da una sinistra europea spesso imbelle, critica oggi il processo bolivariano lanciando bordate \u201cpuriste\u201d, sospinto dalle \u201cbombe cognitive\u201d chiamate fake-news.<\/p>\n<p>Ma cosa hanno fatto questi critici per evitare che le \u201csanzioni\u201d strangolassero il Venezuela? Dov&#8217;erano mentre il blocco finanziario impediva l&#8217;acquisto di cibo e medicine? Dov&#8217;erano mentre si sequestravano le raffinerie di Citgo e le riserve d&#8217;oro del Venezuela a Londra?<\/p>\n<p>Sono forse scesi in piazza tutti i giorni per dire \u201cno\u201d all&#8217;illegalit\u00e0 di misure coercitive unilaterali contro un paese pacifico o contro il bloqueo a Cuba? No, in molti hanno prima appoggiato l&#8217;autoproclamato Juan Guaid\u00f3, e poi applaudito al premio Nobel per la pace dato alla trumpista Maria Corina Machado.<\/p>\n<p>\u00c8 troppo facile fare i &#8220;puristi&#8221; della rivoluzione con il sedere al sicuro nelle democrazie liberali. Dal pulpito di certi bollettini, si critica il negoziato per la liberazione di Nicol\u00e1s Maduro e Cilia Flores come se fosse un cedimento e non un passaggio obbligato, ma la domanda \u00e8 brutale: chi \u00e8 disposto oggi a immolarsi con un fucile in mano, dentro e fuori dal Venezuela? Nessuno di questi critici &#8220;radicali&#8221; \u00e8 pronto all&#8217;estremo sacrificio, eppure pretendono che il popolo venezuelano scelga il suicidio collettivo per soddisfare il loro narcisismo della sconfitta. E per poi, magari, criticarli in nome della \u201cnon violenza\u201d.<\/p>\n<p>A chi esige il martirio altrui, risponde un post del rivoluzionario basco Agust\u00edn Otxotorena:<\/p>\n<p>&#8220;Vedo alcuni insultare dalla Spagna Delcy per aver tentato di frenare il saccheggio e la distruzione militare del Venezuela attraverso la diplomazia e l&#8217;accordo. Ricordo loro che in Spagna ci sono diverse basi degli Stati Uniti e possono lanciarsi quando vogliono a praticare la lotta armata contro l&#8217;esercito nordamericano. Per dare l&#8217;esempio rivoluzionario. Insultare, calunniare ed esigere fuoco e morte da una tastiera a 8.000 chilometri di distanza, mentre ti copri con la copertina a casa o ti bevi un vino al bar, definisce te, non il Venezuela, n\u00e9 il chavismo, n\u00e9 Delcy.&#8221;<\/p>\n<p>Oggi la IA e la manipolazione mediatica agiscono come armi di distrazione di massa e per capovolgere simboli e senso: si sdoganano i fascismi, palesi o mascherati, e si criminalizza la resistenza bolivariana, e quella di classe nei singoli paesi.<\/p>\n<p>D&#8217;altro canto, secondo le indicazioni lasciate dal presidente Maduro, la classe operaia venezuelana \u00e8 preparata anche a &#8220;bruciare i pozzi&#8221;, ma segue la linea del governo: aprire brecce e guadagnare tempo. E cos\u00ec fa il movimento delle donne, che ha lanciato la Brigata internazionale Cilia Flores.<\/p>\n<p>Difendere il Venezuela oggi significa difendere il diritto internazionale e la &#8220;tenerezza dei popoli&#8221;, che non \u00e8 un sentimento debole, ma la forza di chi non perde la testa mentre attraversa la tempesta.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>CARACAS &#8211; per L&#8217;Antidiplomatico &#8211; La storia del socialismo \u00e8 costellata di gesti che definiscono un&#8217;epoca. 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Dopo aver trascorso molti anni in carcere per la sua militanza nelle Brigate Rosse, \u00e8 giornalista, esperta di America Latina. Dirige l'edizione italiana del mensile di politica internazionale Le Monde diplomatique. Di formazione filosofica, ha pubblicato libri per ragazzi, raccolte di racconti e di poesie, romanzi e saggi. Insieme a Marie-Jos\u00e9 Hoyet ha tradotto dal francese due libri di \u00c9douard Glissant, Tutto-mondo (Edizioni lavoro), e La L\u00e9zarde (Jaca Book). Il suo libro sul Venezuela, Talpe a Caracas (Jaca Book) \u00e8 stato tradotto in diverse lingue. Per le edizioni Clichy ha pubblicato Oscar Arnulfo Romero, beato fra i poveri. Nel libro Louis Massignon, Rifugiati europei e migrazioni internazionali (edizioni degli animali - www.edizionideglianimali.it, 2017) compare un suo scritto dal titolo \u201cNo Border\u201d. 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