{"id":2670479,"date":"2026-01-25T06:27:03","date_gmt":"2026-01-25T06:27:03","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=2670479"},"modified":"2026-01-25T06:27:03","modified_gmt":"2026-01-25T06:27:03","slug":"educare-alla-pace","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2026\/01\/educare-alla-pace\/","title":{"rendered":"Educare alla Pace"},"content":{"rendered":"<p align=\"justify\">Credo che un progetto di educazione alla pace nelle scuole di cui mai come oggi si sente la necessit\u00e0, per l\u2019aumento di disagio e aggressivit\u00e0 nelle classi e in uno scenario globale che va verso il riarmo e la guerra, vada affrontato a tre livelli.<\/p>\n<p align=\"justify\">Il <b>primo livello<\/b> \u00e8 quello degli spazi fisici e dell\u2019impianto pedagogico. Risulta abbastanza difficile infatti introdurre l\u2019educazione alla pace in un <strong>ambiente fisico e di apprendimento<\/strong> che esprime messaggi di segno opposto, <strong>all\u2019insegna dell\u2019autoritarismo<\/strong>. Le scuole spesso fanno pensare al <strong>modello fordista<\/strong> di produzione trasferito in ambienti che dovrebbero \u201cprodurre\u201d sapere e creativit\u00e0. L\u2019insegnante-caporeparto che detta le consegne e gli studenti-operai che eseguono, ovvero ascoltano e ripetono.<\/p>\n<p align=\"justify\">Ma non basta il paragone della scuola con uno stabilimento industriale con tutta la paccottiglia di linguaggio pseudo-aziendalista che ne consegue e che si \u00e8 affermato da molti anni, con crediti e debiti, performance, efficienza, efficacia, prodotti, risultati, ecc. Le scuole a partire dalla impostazione degli spazi fisici possono essere<strong> accostate facilmente<\/strong> anche <strong>a carceri<\/strong>, <strong>caserme<\/strong>, <strong>uffici ministeriali<\/strong>, <strong>ospedali<\/strong>.<\/p>\n<p align=\"justify\">I riti ci sono tutti: l\u2019intervallo \u2013 ora d\u2019aria, le note, le punizioni, la campanella, il conto alla rovescia verso la fine dell\u2019anno scolastico che ricorda il conto dei giorni all\u2019alba dei militari di leva, le bocciature. E poi potremmo continuare con le metafore di don Milani della <strong><em>scuola come ospedale che cura i sani<\/em><\/strong> o di fabbrica in cui <strong><em>il tornitore non pu\u00f2 permettersi di buttare via i pezzi venuti male<\/em><\/strong>.<\/p>\n<p align=\"justify\">Ho presente un test che invitava a<strong> distinguere<\/strong> dalla foto quale fosse l\u2019immagine della scuola in mezzo a una serie di foto molto simili di una <strong>caserma<\/strong>, un <strong>monastero<\/strong>, un<strong> ospedale<\/strong>, una struttura di uffici ministeriali. Era difficilissimo. In tutte le foto si vedeva un ampio e lungo corridoio e una serie di porte (aule, uffici, celle, camere) che si aprivano ai lati. Ma in effetti nella scuola tradizionalista che si \u00e8 trascinata fino ai giorni nostri nonostante Montessori, don Milani e tanti altri educatori illuminati, una <strong>conformazione degli spazi non distinguibile da quella di una caserma<\/strong> o della agenzia delle entrate possiamo ritenerla normale. L\u2019esperienza che ho fatto io nel mio percorso di insegnante che ha attraversato alcuni decenni dagli anni ottanta alla fine degli anni dieci del nuovo millennio parla d\u2019altro. Parla di eliminazione delle cattedre e della disposizione a airbus dei banchi dove si vedono solo l\u2019insegnante le nuche dei compagni e di <strong>profonda modificazione metodologica<\/strong>. Cooperative learning, didattica esperienziale, abolizione delle insufficienze, trasformazioni radicali nella valutazione, didattica inclusiva, interdisciplinare e improntata alla cittadinanza attiva, modifica dei tempi e degli ambienti di apprendimento, legame con il territorio, outdoor education, sono i variegati elementi che favoriscono anche la <strong>comunicazione nonviolenta<\/strong> e <strong>l\u2019educazione alla pace<\/strong>. Gli studenti insomma che diventano protagonisti che partecipano in modo assembleare alla scelta dei percorsi didattici, il forte legame con il territorio e poi la fruizione regolare degli ambienti esterni e naturali favoriscono la concentrazione, la creativit\u00e0, il rilassamento, la cooperazione, l\u2019inclusione e per contro diminuiscono aggressivit\u00e0 e demotivazione. Questo \u00e8 il primo livello di educazione alla pace che \u00e8 intrinseco quindi a una modifica di spazi e metodi di insegnamento.<\/p>\n<p align=\"justify\">C\u2019\u00e8 poi il <b>secondo livello<\/b> quello che potremmo chiamare di educazione alla pace attraverso l\u2019<strong>educazione alle relazioni<\/strong>. Non si pu\u00f2 parlare di risoluzione non armata di conflitti tra i popoli e gli Stati se prima non si fa pace in classe, se non si trova modo di mettere al centro l\u2019educazione alle relazioni. Certamente in questo un ruolo fondamentale dovrebbe averlo la famiglia, e la societ\u00e0 nell\u2019insieme dovrebbe tendere in tale direzione. Ma se tanti giovani un supporto della famiglia non ce l\u2019hanno o se sono sviati da messaggi provenenti da mille altre fonti, internet in primis, <strong>non rimane che la scuola<\/strong>.<\/p>\n<p align=\"justify\">Se non c\u2019\u00e8 nemmeno la scuola allora \u00e8 il baratro che a volte si manifesta in modi estremi come nel caso dello studente di La Spezia ucciso in classe o di quelli che suicidano non resistendo al bullismo a cui sono sottoposti. Il problema \u00e8 sempre esistito ma \u00e8 indubbio che sia <strong>pi\u00f9 acuto e diffuso negli ultimi anni<\/strong>. La presenza pervasiva degli smartphone e dei social nella vita dei ragazzi, lo stress post traumatico collettivo seguito al dramma del lockdown da Covid, il terrore del futuro, il senso di impotenza, hanno accresciuto il problema. Ed ecco che assumono dimensioni enormi l\u2019incapacit\u00e0 di accettare frustrazioni, di non ottenere soddisfazioni immediate, la ricerca di sicurezza nel gruppo che a volte \u00e8 pure un branco, l\u2019adesione a miti negativi.<\/p>\n<p align=\"justify\">Famoso ultimamente il taglio <strong>\u201cmalessere alla 41 bis\u201d<\/strong> che si ispira ai boss rilanciato da tik tok. E allora \u00e8 fondamentale che gli insegnanti non lascino il problema fuori dalla porta o lo nascondano sotto al tappeto e dicendo \u201cE\u2019 roba da sociologi, psicologi, servizi sociali, forze dell\u2019ordine\u2026\u201d. E\u2019 invece precisamente roba da insegnanti che sono educatori non chiamati solo a insegnare la tecnica della loro disciplina. Abbiamo visto che la soluzione scelta \u00e8 a volte non la pi\u00f9 semplice ma la pi\u00f9 semplicistica: mettiamo i metal detector nelle scuole. Deleghiamo alla tecnologia quello che dovrebbero fare gli educatori, scegliamo la soluzione mediaticamente pi\u00f9 d\u2019impatto, come \u00e8 <strong>nello spirito dei tempi<\/strong>, securitaria, repressiva, senza incidere sul vero problema.<\/p>\n<p align=\"justify\">E il vero problema \u00e8 quello di ragazzi, carnefici e vittime, trascurati dalla scuola che pensa solo a una delle sue mission: insegnare le materie scolastiche, dare voti, rispondere alla crescente domanda di compilazione di moduli. Tipo questo: \u201cPer una maggiore trasparenza, efficienza ed efficacia nel monitorare i progetti previsti nel PEI\/PTOF si chiede a ogni docente\/team\/CdC\/GLO di <strong>compilare il FORM<\/strong> al seguente link\u2026\u201d<\/p>\n<p align=\"justify\">Ecco allora che i docenti sommersi dalla burocrazia e da una pletora di username, codici alfa-numerici, password, link, sigle, non trovano pi\u00f9 il tempo e l\u2019energia per la cosa pi\u00f9 importante, guardare in faccia i propri alunni per chiedere loro come stanno quando magari hanno l\u2019inferno dentro mentre in silenzio seguono la lezione.<\/p>\n<p align=\"justify\">Qualche anno fa in una classe avevo avuto a che fare con una chiara situazione di <strong>bullismo femminile collettivo<\/strong> verso una compagna. Una cosa strisciante che per\u00f2 aveva assunto connotati man mano pi\u00f9 gravi fino a indurmi con una collega a una decisione drastica. Non si poteva continuare a occuparsi di numeri relativi e teorema di Pitagora e equazioni con le loro incognite, quando l\u2019<strong>incognita vera<\/strong> di cui preoccuparsi e da decifrare era quella<strong> interna a certi comportamenti<\/strong>. E cos\u00ec \u00e8 lampeggiato chiaro nella mia mente il segnale<strong> Stop!<\/strong> Nella mia mente e in quella di una collega e insieme abbiamo dedicato tempo e energie per cercare di affrontare collettivamente con le dirette interessate e i compagni quel problema attraverso creativit\u00e0 e tecniche collaudate di risoluzione dei conflitti, esattamente inserendo il tutto nel tempo scuola mattutino.<\/p>\n<p align=\"justify\">E arriviamo poi al <b>terzo livello.<\/b> Se ci fermassimo ai primi due livelli pensando che sia <strong>sufficiente fare educazione<\/strong> alle relazioni per fare educazione alla pace sarebbe come fermarsi all\u2019educazione affettiva senza occuparsi di educazione sessuale. Sarebbe come pensare che sia sufficiente essere persone pacifiche e in grado di gestire le relazioni per costruire un futuro di pace. Non \u00e8 cos\u00ec, oltre alla dimensione personale interpersonale c\u2019\u00e8 quella sociale e politica che richiede azioni ed elaborazioni di ordine superiore. Considererei<b> <\/b><strong>due diversi approcci<\/strong> per attivit\u00e0 di educazione alla pace della scuola a questo livello.<\/p>\n<p align=\"justify\">Innanzitutto <strong>quello storico<\/strong> per affermare la necessit\u00e0 che la scuola in un modo sempre pi\u00f9 piccolo non si chiuda come parrebbero definire le nuove Indicazioni Nazionali in una dimensione strettamente regionale intendendo con questo la storia nazionale ma si apra alla trattazione della molteplicit\u00e0 di situazioni interconnesse a livello globale. <strong>Solo con la conoscenza<\/strong> si eviteranno negazionismi, ignoranza, chiusura in ideologismi. Quindi lo studio di situazioni che permeano anche il confronto culturale e politico attuale come il conflitto israelo-palestinese, quello russo-ucraino e naturalmente il nuovo ordine mondiale seguito alla elezione di Trump alla presidenza degli USA. Inoltre si dovrebbe guardare la gamma di<strong> conflitti che sono stati affrontati senza il ricorso alle armi<\/strong> e alla guerra facendo capire che la storia non \u00e8 una sequenza di eventi bellici intervallati da periodi di assenza di guerra perch\u00e9 il ricorso alle armi non \u00e8 stata storicamente l\u2019unica via per affrontare i conflitti interetnici, tra i popoli, tra gli Stati.<\/p>\n<p align=\"justify\">Non c\u2019\u00e8 stata solo la liberazione nonviolenta dell\u2019India dall\u2019imperialismo inglese attraverso l\u2019azione di <strong>Gandhi<\/strong> ma anche ad esempio le meno note lotte di resistenza civile della Danimarca e della Norvegia contro i nazisti, oppure quella di <strong>Praga \u201868<\/strong> contro l\u2019invasione sovietica, fino alle misconosciute decine di casi vincenti della <strong>resistenza nonviolenta<\/strong> dei cittadini ucraini nei primi giorni dell\u2019invasione russa nel 2022. Quindi dovrebbe esserci anche l\u2019esposizione a scuola delle tecniche usate in questi casi quando la <strong>resistenza civile \u00e8 stata ben organizzata<\/strong>: sciopero, non collaborazione, boicottaggio, dialogo, non umiliare l\u2019avversario, disobbedienza civile, ecc..<\/p>\n<p align=\"justify\">La ricercatrice USA Erica Chenowet in un suo testo del 2023 ha analizzato dettagliatamente tutti i conflitti degli ultimi 100 anni dimostrando dati alla mano come quelli affrontati attraverso la resistenza civile invece che con il ricorso alla violenza abbiano avuto <strong>successo in percentuale doppia<\/strong>. L\u2019idea che uno Stato e il suo popolo siano pi\u00f9 sicuri quanto pi\u00f9 sono armati perch\u00e9 cos\u00ec esercitano una efficace azione di deterrenza pu\u00f2 essere confutata da quella opposta che sostiene invece che<strong> pi\u00f9 uno Stato \u00e8 pacifico e meno \u00e8 armato meno viene percepito come una minaccia<\/strong> dagli altri.<\/p>\n<p align=\"justify\">Il<strong> secondo approccio<\/strong> improntato alla <strong>cittadinanza attiva<\/strong> riguarda l\u2019analisi di quanto \u00e8 possibile fare come giovani cittadini per mettere in pratica quanto \u00e8 stato elaborato in decenni di ricerche e iniziative concrete nel campo della nonviolenza e della resistenza civile. In una prospettiva di sicurezza multidimensionale nata sulla scorta di attivit\u00e0 delle ONG e anche di organismi istituzionali come i caschi bianchi dell\u2019ONU \u00e8 stato ad esempio deliberata dal Parlamento Europeo nel 2001 il <strong>Corpo Civile di Pace Europeo (CCPE)<\/strong> che dovrebbe avere importanti compiti nella prevenzione e nella gestione non militare dei conflitti, un\u2019organizzazione che dovrebbe ora pi\u00f9 che mai essere resa operativa secondo le modalit\u00e0 pensate da <strong>Alex Langer<\/strong> nel 1994.<\/p>\n<p align=\"justify\">Ma molto pu\u00f2 essere fatto dai giovani anche impegnandosi nel <strong>servizio civile<\/strong> sia nazionale che internazionale e nelle ONG. Quindi il ruolo della scuola \u00e8 fondamentale anche in questo secondo livello, senza fare propaganda o imporre alcunch\u00e9 ma caso mai favorendo la piena conoscenza, lo spirito critico e il senso di responsabilit\u00e0 civile negli studenti, ad ogni livello e in ogni grado di scuola, che \u00e8 poi il compito principe del sistema di istruzione.<\/p>\n<p align=\"justify\">In definitiva, e lo dico con assoluto rispetto per le forze armate, alla domanda di lavoro di giovani <strong>non si pu\u00f2 rispondere solo<\/strong> con \u201c<strong>Vieni nell\u2019esercito<\/strong>\u201d, non si pu\u00f2 risolvere l\u2019ansia per un futuro incerto con lo spot \u201c<strong>Arruolatevi<\/strong>!\u201d.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Un futuro di pace, con pi\u00f9 granai e meno arsenali si inizia a costruire nelle aule scolastiche.<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Credo che un progetto di educazione alla pace nelle scuole di cui mai 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