{"id":2670391,"date":"2026-01-24T15:49:24","date_gmt":"2026-01-24T15:49:24","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=2670391"},"modified":"2026-01-24T15:53:49","modified_gmt":"2026-01-24T15:53:49","slug":"2670391","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2026\/01\/2670391\/","title":{"rendered":"Tra propaganda di guerra e comunicazione di pace"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-weight: 400;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-2670396 alignleft\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/i__id18159_mw600__1x-200x300.jpg\" alt=\"\" width=\"241\" height=\"361\" srcset=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/i__id18159_mw600__1x-200x300.jpg 200w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/i__id18159_mw600__1x.jpg 600w\" sizes=\"auto, (max-width: 241px) 100vw, 241px\" \/>Viviamo tempi difficili, tempi che hanno riabilitato l\u2019uso della violenza e rilegittimato la pratica della guerra. In questi frangenti, che possono rappresentare delle vere e\u00a0 proprie cesure storiche, \u00e8 facile lasciarsi prendere dallo scoramento e dal disorientamento. Sono proprio questi i momenti in cui diventano salvifiche talune letture di libri che possono aprire nuove prospettive sul mondo e suggerire vie di fuga dal delirio guerresco del presente. Il libro di Andrea Cozzo, intitolato <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Media di guerra e media di pace sulla guerra in Ucraina. Promemoria e istruzioni per il futuro <\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">(Mimesis Edizioni 2025), ha il merito di associare alla denuncia dei responsabili dell\u2019attuale stato di guerra e alla critica per chi alimenta, soffiando sul fuoco, un clima bellicista, una proposta di impegno attivo e militante per la pace; il suo \u00e8 uno sguardo, disobbediente e empatico ad un tempo, che rappresenta anche un concreto e realistico programma per la realizzazione di <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">un altro mondo possibile<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Cozzo insegna lingua e letteratura greca all\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Palermo ma per chi, come il sottoscritto, lo conosce da pi\u00f9 di trentacinque anni, \u00e8 anche tanto altro: un appassionato studioso che cerca di coniugare impegno intellettuale e agire concreto nel segno della trasformazione del mondo e che si dichiara amico della nonviolenza. Il suo \u00e8 un libro <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">engag\u00e9<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">. Con l\u2019acribia filologica, che contraddistingue i suoi lavori pi\u00f9 teorici, Cozzo concentra la propria attenzione sui registri stilistici, i linguaggi e i ragionamenti comparsi nei media italiani che hanno raccontato o, per meglio dire, tentato di raccontare la guerra in Ucraina. E nella prima parte del suo lavoro rintraccia contraddizioni, sviste e omissioni ad opera di opinionisti e intellettuali di grido che finiscono per viziare la neutralit\u00e0 dell\u2019informazione e per veicolare un resoconto parziale e, soprattutto, incline a trasformarsi in mera propaganda.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Quotidiani e settimanali, telegiornali e trasmissioni di approfondimento, si prestano in tal modo a divulgare un messaggio che, con il pretesto di stare dalla parte dell\u2019aggredito, instilla sistematicamente, a danno dell\u2019opinione pubblica, il virus della violenza. L\u2019analisi delle strategie di propaganda \u00e8 lucida e rigorosa, in alcuni casi si concentra su articoli e argomentazioni di illustri filosofi come Umberto Galimberti o reporter di guerra come Francesca Mannocchi o editorialisti come Massimo Gramellini. Con un tono serrato ma rispettoso degli autori e delle autrici dei cui scritti si occupa, Cozzo opera un vero e proprio lavoro di smontaggio nel tentativo, riuscito, di dimostrare non solo la fallacia logica delle argomentazioni che vogliono convincere il lettore della necessit\u00e0 della guerra ma anche l\u2019insensatezza di tutte quelle retoriche che propongono letture semplicistiche di una realt\u00e0 globale sempre pi\u00f9 complessa.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Spesso si tratta di retoriche che si limitano a focalizzare l\u2019attenzione sul singolo individuo, Hitler o Putin che sia, attribuendo le cause di tutti i nostri problemi al soggetto che si presume incarni il male assoluto. Cozzo sottolinea che questo modo di procedere evita di prendere in considerazione il fatto che le guerre sono sempre il risultato di complesse cause strutturali o sistemiche. Indicando nel dittatore di turno la personificazione del <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">male assoluto<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> si finisce per cadere in quella trappola che gi\u00e0 Hannah Arendt aveva evidenziato a proposito del caso Eichmann: il gerarca nazista \u201cviene respinto in un\u2019alterit\u00e0 sadica alla quale non si immagina nemmeno per un istante di poter appartenere. E la sua abiezione in fondo ci rassicura. Eichmann viene dichiarato un\u2019eccezione immorale, che rende inutile fin dall\u2019inizio comprendere in maniera preventiva i meccanismi che potrebbero in futuro fabbricare nuovi Eichmann. Accusare la modernit\u00e0 tecnica, la segmentazione amministrativa, l\u2019inumanit\u00e0 burocratica diventa impossibile\u201d (p. 42).\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">L\u2019eccessiva semplificazione ci impedisce, per esempio, di cogliere nel loro giusto peso, le responsabilit\u00e0 dell\u2019Occidente nell\u2019attuale stagione di crisi sistemica planetaria, le sue posture neocoloniali e le sue pretese di rapina e di saccheggio delle risorse dei popoli del sud del mondo. E ci ostacola, forse, nell\u2019esaminare a fondo la presunta ma, in verit\u00e0, erronea pretesa che <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">noi<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> (sempre che si possa poi capire cosa vuol dire questo <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">noi<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">) siamo sempre dalla parte del giusto e della ragione. Questo non vuol dire assolvere le pulsioni di guerra dell\u2019aggressore, significa tuttavia evitare che si possa cadere nel precipizio della sterile contrapposizione che, come insegnava Gregory Bateson, l\u2019illustre epistemologo autore dell\u2019<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Ecologia della mente<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">, pu\u00f2 condurre a forme perverse e distruttive di <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">escalation<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> simmetrica e senza senso. In fondo, il rischio di una guerra nucleare che precipiterebbe l\u2019umanit\u00e0 verso la propria estinzione \u00e8 sempre dietro l\u2019angolo.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-2670397 size-full\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/i__id18159_mw600__1x_tris.jpg\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"342\" srcset=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/i__id18159_mw600__1x_tris.jpg 800w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/i__id18159_mw600__1x_tris-300x128.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Compito dei grandi organi di informazione, e di tutti noi, dovrebbe essere quello di avere a cuore la pace e di indirizzare tutte le nostre energie per la risoluzione nonviolenta di ogni forma di conflitto. Cozzo propone la strada dell\u2019equivicinanza: \u201cdiversamente da come vorrebbe l\u2019accusa mossa, sulla base della dominante logica \u201ca due uscite\u201d (\u201co con una parte o con l\u2019altra, altrimenti si \u00e8 indifferenti o neutrali e si fa il gioco del pi\u00f9 forte\u201d), da chiunque non accetti l\u2019esistenza di una logica diversa, \u00e8 anch\u2019essa (l\u2019equivicinanza ndr.) uno <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">schierarsi<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">: \u00e8 uno <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">schierarsi per la concreta costruzione della pace mettendosi dalla parte delle vittime di entrambi i fronti belligeranti<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d (p. 70). Insomma, si tratta di valorizzare tutti quegli elementi di compartecipazione che possono fare sentire l\u2019opinione pubblica vicina a <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">tutte<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> le parti vittime del conflitto e non solo accanto all\u2019una o all\u2019altra fazione della guerra.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Una volta esaurita efficacemente l\u2019operazione di decostruzione dei dispositivi con i quali si costruisce un giornalismo e una comunicazione di guerra l\u2019autore provvede, nella seconda parte del libro, ad avanzare la proposta relativamente a come dovrebbe e potrebbe essere un giornalismo e una comunicazione di pace. In questo si ispira alle stesse indicazioni del Consiglio d\u2019Europa che, nella Risoluzione 1003, ribadisce che \u201ci media hanno l\u2019obbligo morale di difendere i valori della democrazia: rispetto della dignit\u00e0 umana <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">e ricerca di soluzioni attraverso mezzi pacifici <\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">e in uno spirito di tolleranza; di conseguenza, devono opporsi alla violenza e al linguaggio dell\u2019odio e dello scontro, rigettando ogni discriminazione fondata sulla cultura, sul sesso o sulla religione\u201d. (p. 118).\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Ma come rispondere concretamente a questa sollecitazione tanto semplice e chiara quanto difficile ed ardua da realizzare? \u00c8 necessario, secondo Cozzo, lavorare in una prospettiva sistemica che possa produrre un cambiamento strutturale, in grado di coinvolgere istituzioni, cultura, economia, politica, societ\u00e0 civile, in una dialettica riassumibile nello slogan tante volte citato ma forse poco praticato del <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">pensare globalmente ed agire localmente<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">: \u201cla cultura in cui siamo allevati e viviamo ogni giorno non \u00e8 una cultura di pace ma di competizione che fa da sponda perfetta alla logica della guerra \u2013 c\u2019\u00e8 uno che vince e uno che perde, e la parit\u00e0 \u00e8 esclusa\u201d (p. 148). Occorre allora ripensare probabilmente il nostro stile di vita, la mercificazione che satura ogni aspetto della nostra esistenza, l\u2019estraneazione che costringe l\u2019individuo a perdere la connessione e il legame con se stesso, con la propria storia e con la comunit\u00e0 nella quale si trova a vivere. C\u2019\u00e8 molto da fare, dunque, a partire dalla necessit\u00e0 di fare i conti con se stessi e con le proprie storture. Altro che scagliarsi contro un ipotetico nemico esterno.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Mi pare importante, infine, segnalare un\u2019ultima questione che, tra le tante contemplate nel libro, gioca a mio avviso un ruolo centrale e strategico. Mi riferisco all\u2019attenzione dedicata dall\u2019autore alla preoccupante torsione autoritaria delle nostre democrazie nate, alla fine della seconda guerra mondiale, dalla Resistenza al nazifascismo. L\u2019autore \u00e8 persuaso, e sostiene questa sua convinzione con dovizia di argomentazioni e particolari, che i profili istituzionali delle nostre forme di governo stiano assumendo la forma di <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">democrature<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">. Con questo termine Cozzo vuole indicare il processo tendenziale in base al quale dietro la <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">libert\u00e0<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> formale del voto e dell\u2019espressione del libero pensiero si nasconde uno svuotamento sostanziale di ogni processo di autentica partecipazione e di autentica sovranit\u00e0. La <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">libert\u00e0 <\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">si rivela, in tal modo, pi\u00f9<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\"> apparente<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> che reale e finisce per sacrificare le altre due componenti essenziali dei nostri ordinamenti statuali, i valori della solidariet\u00e0 e dell\u2019uguaglianza. Si tratta di un problema scottante che chiunque abbia fatto un minimo di esperienza di impegno e di attivismo civile pu\u00f2 dire di avere purtroppo esperito. Di fronte a questo problema epocale non sembra possano esserci facili soluzioni o semplici scorciatoie.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Cozzo, tuttavia, indica un sentiero preciso e piuttosto chiaro. Si tratta, in sostanza, di intendere, in ogni ambito della nostra esistenza, qui e ora, la pratica nonviolenta come una pratica di lotta consapevole che non esorcizzi il conflitto ma che lo sappia trasformare per renderlo produttivo e capace di apportare margini significativi di miglioramento per tutte le parti coinvolte. Allora, dice l\u2019autore e in questo siamo concordi con lui, bisogna lottare: lottare in economia per un modo di produzione equo ed ecologico, lottare in politica per forme organizzative che favoriscano la partecipazione democratica di tutti, lottare nella societ\u00e0 per una cultura capace di ascolto e in grado di esaminare i propri limiti. Soprattutto, per citare Capitini, bisogna lottare contro se stessi per mettere in discussione le proprie abitudini e le proprie certezze. Ed \u00e8 per l\u2019appunto citando il filosofo italiano della nonviolenza che vogliamo chiudere questo modesto contributo di riflessione; scrive Aldo Capitini: \u201c\u00e8 un errore credere che la nonviolenza sia pace, ordine, lavoro e sonno tranquillo, matrimoni e figli in grande abbondanza, nulla di spezzato nelle case, nessuna ammaccatura nel proprio corpo. La nonviolenza non \u00e8 l\u2019antitesi letterale e simmetrica della guerra: qui tutto infranto, l\u00ec tutto intatto. La nonviolenza \u00e8 guerra anch\u2019essa o, per dir meglio, lotta, una lotta continua contro le situazioni circostanti, le leggi esistenti, le abitudini altrui e proprie, contro il proprio animo e il subcosciente, contro i propri sogni, che sono pieni, insieme, di paura e di violenza disperata.\u201d (175). Navighiamo in acque perigliose e tormentate e tuttavia non tutto \u00e8 perduto. Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 tempo da perdere e, sebbene il crescente caos intorno a noi stia avanzando sempre di pi\u00f9, non pu\u00f2 rimanere pi\u00f9 alcuno spazio per la rassegnazione e la passivit\u00e0. <\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Viviamo tempi difficili, tempi che hanno riabilitato l\u2019uso della violenza e rilegittimato la pratica della guerra. In questi frangenti, che possono rappresentare delle vere e\u00a0 proprie cesure storiche, \u00e8 facile lasciarsi prendere dallo scoramento e dal disorientamento. 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