{"id":2668751,"date":"2026-01-18T19:41:18","date_gmt":"2026-01-18T19:41:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=2668751"},"modified":"2026-01-18T19:43:03","modified_gmt":"2026-01-18T19:43:03","slug":"la-palestina-come-laboratorio-di-dominio-e-controllo-prima-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2026\/01\/la-palestina-come-laboratorio-di-dominio-e-controllo-prima-parte\/","title":{"rendered":"La Palestina come laboratorio di dominio e controllo. Prima parte"},"content":{"rendered":"<p>Nel 1981, alcuni studenti liceali israeliani, compagni di classe del futuro analista Neve Gordon, si preparavano per l&#8217;esame di guida. Vivevano negli insediamenti ebraici della penisola del Sinai e, per imparare a guidare, si recavano regolarmente nella vicina citt\u00e0 palestinese di Rafah. Oggi, a distanza di quarant&#8217;anni, un&#8217;immagine simile \u00e8 diventata semplicemente inconcepibile. Come racconta Gordon nel suo libro\u00a0<em>Israel\u2019s Occupation<\/em>, i suoi studenti universitari del 2006 trovavano la storia incomprensibile, incapaci di immaginare adolescenti israeliani che prendono lezioni di guida in quella che, nelle loro menti, \u00e8 solo \u00abun nido di terroristi crivellato di tunnel\u00bb.<\/p>\n<p>Questo aneddoto \u00e8 la cartina di tornasole di una trasformazione profonda e violenta. Segna la letterale scomparsa dei palestinesi dal paesaggio israeliano. Un tempo parte integrante di quel paesaggio, seppure come forza lavoro a basso costo, i palestinesi sono oggi rinchiusi nella Striscia di Gaza o confinati nelle loro citt\u00e0 e villaggi in Cisgiordania. L&#8217;atto un tempo banale di prendere un taxi palestinese da Gaza a Beer-Sheva, esperienza comune per Gordon nella sua giovinezza, \u00e8 diventato un atto impensabile. Questa mutazione non \u00e8 casuale. \u00c8 il risultato di un&#8217;evoluzione deliberata delle tecniche di governo e di dominio. Da dove arrivano queste pratiche di confinamento, questa logica di separazione totale, questo modo di presentare la forza come una necessit\u00e0 tecnica e inevitabile?<\/p>\n<p><strong>\u00a0Il laboratorio a cielo aperto: sperimentare il dominio<\/strong><\/p>\n<p>Oggi, la Palestina non \u00e8 semplicemente un territorio sotto occupazione, ma il pi\u00f9 avanzato <strong>&#8220;showroom a cielo aperto&#8221;<\/strong> dell\u2019industria della sicurezza globale. Quello che viene perfezionato tra le macerie di Gaza e i checkpoint della Cisgiordania \u00e8 un modello di controllo biopolitico che Israele impacchetta come <strong>&#8220;combat-proven&#8221;<\/strong> (testato sul campo) e vende alle democrazie liberali e ai regimi autoritari di tutto il mondo. Come sottolineato da Antony Loewenstein, <strong>&#8220;il laboratorio palestinese \u00e8 un punto di vendita distintivo di Israele&#8221;<\/strong> (Antony Loewenstein, <em>The Palestine Laboratory<\/em>, 2023).<\/p>\n<p>\u00abIl ruolo di Israele \u00e8 quello di servire da modello\u00bb, disse il neoconservatore Elliott Abrams, uno degli architetti principali della \u201cguerra al terrore\u201d sotto i presidenti statunitensi George W. Bush e Donald Trump. Parlando a una conferenza conservatrice a Gerusalemme nel maggio 2022, esort\u00f2 il mondo a seguire lo Stato ebraico come \u201cun esempio di potenza militare, di innovazione, di incoraggiamento alla natalit\u00e0.\u00a0Capitalizzare sul marchio delle IDF ha portato con successo le aziende israeliane della sicurezza a essere fra le pi\u00f9 redditizie al mondo. Il laboratorio palestinese \u00e8 un tratto distintivo del suo punto vendita\u201d.<\/p>\n<p>Il \u201claboratorio\u201d passa anche dalla lingua. Chi subisce il controllo lo riconosce quando deve chiedere un permesso e restare fermo davanti a un varco pi\u00f9 volte al giorno, tanto che spostarsi diventa quasi impossibile e il tempo si dilata all\u2019infinito. Chi compra questo modello di gestione di spazio e tempo della popolazione occupata sa che quel modello verr\u00e0 trasformato in promessa di efficienza.<\/p>\n<p><strong>L\u2019occupazione come asset economico e il marchio &#8220;Battle-Tested&#8221;<\/strong><\/p>\n<p>Israele ha trasformato la gestione di una popolazione civile ostile in un vantaggio competitivo unico nel mercato della difesa. Mentre altre nazioni testano le armi in simulazioni, Israele lo fa su esseri umani vivi. Questo permette alle aziende israeliane di vendere non solo hardware, ma la garanzia di efficacia repressiva. <strong>&#8220;Le aziende di armi israeliane commercializzano le loro armi e tecnologie come &#8216;testate in battaglia&#8217; e &#8216;provate sul campo&#8217;&#8221;<\/strong> (Jeff Halper, <em>War Against the People<\/em>, 2015).<\/p>\n<p>Questa metodologia contemporanea vede quindi l&#8217;occupazione come una risorsa economica, una vera e propria opportunit\u00e0. Durante l&#8217;operazione &#8220;Protective Edge&#8221; nel 2014, nuovi sistemi furono testati in tempo reale per essere poi promossi poche settimane dopo nelle fiere internazionali. Eli Gold, CEO della Meprolight, ha ammesso candidamente: <strong>&#8220;Dopo ogni campagna del tipo di quella che sta avvenendo a Gaza, vediamo un aumento del numero di clienti dall&#8217;estero&#8221;<\/strong> (Jewish Voice for Peace, <em>Deadly Exchange Report<\/em>, cit.).<\/p>\n<p><strong>Sorveglianza digitale e algoritmi di controllo: Pegasus e Blue Wolf<\/strong><\/p>\n<p>L&#8217;esportazione pi\u00f9 pervasiva del &#8220;metodo israeliano&#8221; \u00e8 oggi la sorveglianza digitale. Software spia come <strong>Pegasus<\/strong>, sviluppato da NSO Group, hanno ridefinito il concetto di spionaggio politico globale, trasformando i telefoni cellulari in dispositivi di monitoraggio h24. Pegasus \u00e8 uno strumento che <strong>&#8220;combina un grande livello di intrusivit\u00e0 con caratteristiche capaci di rendere inefficaci la maggior parte delle salvaguardie legali e tecniche esistenti&#8221;<\/strong> (European Parliament, <em>IPOL | Policy Department for Citizens\u2019 Rights and Constitutional Affairs<\/em>, 2022).<\/p>\n<p>Nei Territori Occupati, questa tecnologia \u00e8 integrata in sistemi di controllo ancora pi\u00f9 distopici:<\/p>\n<ul>\n<li><strong>Blue Wolf:<\/strong> Un&#8217;applicazione per smartphone utilizzata dai soldati israeliani per fotografare i volti dei palestinesi e caricarli in un database di massa, descritto dagli stessi veterani come il <strong>&#8220;Facebook per i palestinesi&#8221;<\/strong> (Antony Loewenstein, <em>cit.<\/em>).<\/li>\n<li><strong>AnyVision (ora Oosto):<\/strong> Una startup israeliana che utilizza l&#8217;intelligenza artificiale per il riconoscimento facciale ai checkpoint, alimentando database che permettono di tracciare ogni movimento della popolazione occupata senza alcun consenso (Ivi).<\/li>\n<\/ul>\n<p>L\u2019episodio che meglio chiarisce queste dinamiche, con una crudezza quasi didattica, lo si \u00e8 riscontrato in grande stile il 17 e 18 settembre 2024, quando migliaia di cercapersone e poi centinaia di ricetrasmittenti usati da Hezbollah esplosero in modo coordinato in Libano e Siria. Le ricostruzioni di Reuters e di Associated Press hanno attribuito l\u2019operazione a Israele, collocandola dentro una strategia di infiltrazione della catena di fornitura: dispositivi pensati per sfuggire alla tracciabilit\u00e0 digitale trasformati in ordigni. Questa vicenda riguarda anche l\u2019Iran, perch\u00e9 Hezbollah \u00e8 un attore armato sostenuto da Teheran e l\u2019attacco colp\u00ec pure figure legate alla presenza diplomatica iraniana in Libano. (Cfr. The Guardian, 18 settembre 2024).<\/p>\n<p><strong>Il &#8220;Deadly Exchange&#8221;: l&#8217;israelizzazione della polizia USA<\/strong><\/p>\n<p>Un capitolo cruciale di questa esportazione passa dai viaggi di addestramento e dalle partnership fra apparati. L\u2019idea, presentata come scambio tecnico, produce invece una mutazione politica: la gestione di una citt\u00e0 si avvicina al trattamento di una popolazione considerata ostile. L\u2019ADL, nel materiale promozionale del suo Leadership Seminar in Israel, parla di formazione avanzata per dirigenti delle forze dell\u2019ordine statunitensi, con accesso \u201cdietro le quinte\u201d alle strategie di sicurezza israeliane; segnala anni di durata e centinaia di agenzie coinvolte.\u00a0\u00abAgenti di polizia statunitensi in visita compiono regolarmente tour della rete di quattrocento telecamere che ricopre a tappeto la Citt\u00e0 Vecchia di Gerusalemme e monitora gli spostamenti palestinesi. Dopo visite in Israele da parte della polizia di Atlanta, il dipartimento ha creato un Video Integration Center, che raccoglie e monitora riprese provenienti dalle migliaia di telecamere di sorveglianza pubbliche e private operative ventiquattro ore su ventiquattro in citt\u00e0. Il Dipartimento di polizia di Atlanta ha riferito che il centro \u00e8 modellato sul centro di comando e controllo della Citt\u00e0 Vecchia di Gerusalemme e riproduce metodi israeliani per monitorare in modo proattivo il crimine\u00bb (Cfr. ADL, <em>Leadership Seminar in Israel: Resilience and Counterterrorism<\/em>, 2019).<\/p>\n<p>Nello stesso passaggio, il report mette in parallelo la visita turistica alle tecnologie di Gerusalemme e la dimensione informativa pi\u00f9 &#8220;oscura&#8221;, fatta di infiltrazioni e informatori. Evoca il caso del NYPD e della sua unit\u00e0 dedicata al monitoraggio della vita quotidiana delle comunit\u00e0 musulmane, con l\u2019idea che il tessuto sociale diventi materiale investigativo. L\u2019adozione di questo sguardo, una volta normalizzata, ridefinisce chi merita fiducia e chi merita sospetto.\u00a0\u00abLe delegazioni statunitensi delle forze dell\u2019ordine incontrano regolarmente l\u2019esercito israeliano e lo Shin Bet durante i loro viaggi, per discutere metodi di intelligence umana, come l\u2019uso di informatori e l\u2019infiltrazione delle proteste tramite agenti sotto copertura. Il NYPD ha gestito anche una \u201cDemographics Unit\u201d per spiare la vita quotidiana delle comunit\u00e0 musulmane a New York. Informatori noti come \u201cmosque crawlers\u201d venivano impiegati per visitare moschee, bodegas e organizzazioni studentesche, e tenevano dossier estesi sulle comunit\u00e0 musulmane. I fondatori di questo programma hanno ammesso che si erano ispirati a pratiche israeliane nei Territori Palestinesi Occupati\u00bb (Cfr. Jewish Voice for Peace, <em>Deadly Exchange Report<\/em>, cit, p. 6).<\/p>\n<p>La catena prosegue con il profitto. Il report osserva che gli scambi creano finestre di mercato per aziende israeliane attive nella sorveglianza di rete, nella raccolta dati, nell\u2019estrazione forense da telefoni: nomi che compaiono poi in contratti con dipartimenti di polizia e agenzie statunitensi. In questo punto l\u2019esportazione diventa un circuito stabile, perch\u00e9 l\u2019addestramento crea domanda\u00a0e pi\u00f9 c&#8217;\u00e8 esportazione e pi\u00f9 rafforzano la reputazione del \u201cmetodo\u201d.<\/p>\n<p>Il legame con il confine emerge in un passaggio che vale per capire anche l\u2019ICE, come funzione interna di cattura e deportazione dentro un ecosistema pi\u00f9 ampio. Il report cita le parole di un capo della polizia locale in Georgia che, dopo avere appreso in Israele, sostiene che il confine sarebbe la \u201cprima linea di difesa\u201d e invoca l\u2019adozione del modello israeliano di sicurezza. Nel testo appare anche una constatazione aberrante: l\u2019abitudine a perquisizioni ricorrenti e alla rinuncia di diritti personali viene descritta come un prezzo accettabile. (ibid., p. 36). Oggi, dopo l\u2019assassinio di Renee Good da parte di un federale dell\u2019ICE e delle citt\u00e0 messe a ferro e fuoco dall\u2019amministrazione Trump, i metodi delle forze israeliano emergono alla luce del sole.<\/p>\n<p>Qui ci torna utile la formula che Stephen Graham riprende da Michel Foucault, il \u201cboomerang effect\u201d. L\u2019idea \u00e8 semplice, e per certi versi spietata. Le pratiche nate su frontiere coloniali, dove la vita altrui vale poco e l\u2019eccezione diventa abitudine, rientrano poi nelle citt\u00e0 metropolitane sotto forma di gestione ordinaria. Cambiano nome, indossano un linguaggio burocratico, vengono ammesse nelle &#8220;leggi ordinarie&#8221;, entrano, per cos\u00ec dire, nei protocolli e si presentano come pragmatismo. Lo abbiamo visto anche, in parte, nelle nostre citt\u00e0 italiane. Telecamere, controlli, zone rosse, daspo urbani, militarizzazione delle stazioni e dei centri storici.<\/p>\n<p>Come scrive Foucault: \u00abNon deve mai essere dimenticato che, se la colonizzazione, con le sue tecniche e le sue armi politiche e giuridiche, ha ovviamente trasportato i modelli europei in altri continenti, essa ha anche prodotto un considerevole effetto boomerang sui meccanismi del potere in Occidente, e sugli apparati, le istituzioni e le tecniche del potere. Un\u2019intera serie di modelli coloniali \u00e8 stata riportata in Occidente, e il risultato \u00e8 stato che l\u2019Occidente ha potuto praticare qualcosa che somiglia alla colonizzazione, una colonizzazione interna esercitata su se stesso.\u00bb (Cfr. Stephen Graham, <em>Cities Under Siege. The New Military Urbanism<\/em>, Verso, 2010, p. 17).<\/p>\n<p>Graham mostra, via Foucault, come le guerre coloniali e le operazioni di sicurezza, da Gaza a Baghdad, funzionano come campi di prova per tecniche e tecnologie. Poi quelle stesse tecniche rientrano nelle metropoli, nel lessico della \u201csicurezza interna\u201d, dentro apparati e procedure che si presentano come gestione ordinaria. L\u2019effetto si vede nella normalizzazione della sorveglianza pervasiva, nell\u2019uso di strumenti aerei e digitali pensati per dominare dall\u2019alto, nella saldatura fra dottrina militare e polizia urbana, nel modo in cui confine e quartiere finiscono per parlare la stessa lingua. Graham insiste su una continuit\u00e0 commerciale e operativa: ci\u00f2 che viene testato in un teatro coloniale torna come prodotto, diventa \u201ccombat proven\u201d, entra nei mercati della sicurezza e si diffonde per imitazione, fino a produrre una forma di colonizzazione domestica, esercitata sulle citt\u00e0 e sui corpi che, in patria, vengono trattati come problema.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel 1981, alcuni studenti liceali israeliani, compagni di classe del futuro analista Neve Gordon, si preparavano per l&#8217;esame di guida. 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