{"id":2668415,"date":"2026-01-17T10:02:21","date_gmt":"2026-01-17T10:02:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=2668415"},"modified":"2026-01-18T08:55:29","modified_gmt":"2026-01-18T08:55:29","slug":"che-succede-in-iran","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2026\/01\/che-succede-in-iran\/","title":{"rendered":"Che succede in Iran?"},"content":{"rendered":"<p><em>Dietro l\u2019intensificarsi delle proteste e la loro repressione si celano dinamiche complesse che intrecciano rivendicazioni popolari, lotte per interessi economici, divisioni interne al governo e incertezze sulle alternative politiche. Pertanto, il rapporto tra Stato e societ\u00e0 appare profondamente conflittuale e il futuro del regime altamente incerto.\u00a0<\/em><em>Riprendiamo ampi stralci dell&#8217;articolo pubblicato in francese sul sito <a href=\"https:\/\/aoc.media\/analyse\/2026\/01\/13\/que-se-passe-t-il-en-iran\/\">AOC (Analyse Opinion Critique) <\/a>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><sup>[&#8230;]\u00a0<\/sup><strong>La rabbia nelle strade \u00e8 innegabile. \u00c8 alimentata dall\u2019inflazione, che rende la vita quotidiana semplicemente impossibile. <\/strong>Gli iraniani non possono pi\u00f9 permettersi beni alimentari di base, figuriamoci qualsiasi altra cosa. A questo si aggiungono le ormai\u00a0<strong>frequenti interruzioni di acqua ed elettricit\u00e0<\/strong>\u00a0dovute allo spreco di risorse idriche dovuto all\u2019invecchiamento delle infrastrutture, alla proliferazione di trivellazioni illegali nelle aree rurali e al cambiamento climatico. Sembra che questa rabbia stia ora portando con s\u00e9 richieste politiche ostili alla Guida Suprema, o persino alla stessa Repubblica Islamica, e, alcuni ci assicurano, favorevoli all\u2019erede di Mohammed Reza Shah, senza alcuna chiara indicazione dell\u2019entit\u00e0 del suo effettivo sostegno popolare nel Paese.<\/p>\n<p>Per comprendere meglio la rappresentativit\u00e0 e l\u2019importanza delle proteste, pu\u00f2 essere utile guardare all\u2019Iran da una prospettiva diversa. Diversi indicatori suggeriscono che la Repubblica Islamica, o almeno lo Stato, gode ancora di un certo grado di fiducia all\u2019interno della societ\u00e0, o che quest\u2019ultima dimostra una flessibilit\u00e0 e un\u2019adattabilit\u00e0 alle politiche pubbliche che non pregiudicano in alcun modo i suoi sentimenti pi\u00f9 profondi o le sue divisioni interne. Ad esempio, Mohammad Reza Ashtari, direttore di Pedal, la piattaforma di vendita di automobili pi\u00f9 popolare in Iran, ha annunciato alla fine dell\u2019anno, prima dello scoppio delle proteste, che tra i dieci e gli undici milioni di iraniani si erano iscritti a una lotteria che consentiva loro di pagare in anticipo le auto in vendita e di riceverle entro 30 giorni o entro quattro-otto mesi. <sup>[&#8230;]<\/sup><\/p>\n<p>Analogamente, a marzo 2025, la Banca Centrale ha venduto 339.138 monete d\u2019oro a 91.100 persone utilizzando lo stesso metodo di vendita differito. Questo metodo di vendita \u00e8 molto comune in Iran dalla rivoluzione del 1979.\u00a0<strong>Le persone acquistano volentieri case su progetto, pagando a credito<\/strong>: una parte consistente alla firma e il saldo alla consegna.\u00a0<strong>Persino il petrolio, nel contesto delle sanzioni internazionali, viene venduto in questo modo.\u00a0<\/strong>Gli intermediari pagano una parte in contanti, con la promessa di una consegna successiva, per il carico di una petroliera, che viene poi trasferito su una nave nel Golfo.<\/p>\n<p><strong>Questa pratica commerciale del\u00a0<em>salaf<\/em> (letteralmente: \u201cpagamento anticipato\u201d) \u00e8 comune in agricoltura. <sup>[&#8230;]<\/sup><\/strong><\/p>\n<p>Il fattore importante, in questo caso, per le transazioni di oro o automobili, \u00e8 la fiducia continua che il pubblico ripone nella firma dello Stato, o delle sue istituzioni finanziarie ed economiche, a cui affida il proprio denaro per diversi mesi, e spesso diversi anni, senza un ritorno immediato. E questo nonostante il susseguirsi di movimenti di protesta e manifestazioni dal 2009.\u00a0<strong>Il legame tra Stato e societ\u00e0 non sembra essersi completamente spezzato, sebbene gli eventi attuali avvalgano l\u2019ipotesi di una vera e propria crisi di regime\u00a0<\/strong>\u2013 un\u2019ipotesi che non considera la fascia della popolazione che non ha ancora espresso le proprie opinioni.<\/p>\n<p>Prima di tentare di decifrare la crisi politica, ricordiamo alcune ragioni che spiegano la persistenza di questa fiducia,\u00a0o almeno\u00a0i possibili limiti della richiesta di un cambiamento politico (o di policy) pi\u00f9 o meno radicale, che, in fondo, \u00e8 la logica stessa del principio di protesta. Da parte mia, ne vedo almeno quattro: il timore di vedere compromessi gli interessi accumulati in oltre quarant\u2019anni di Repubblica, e spesso grazie ad essa, in vari settori economici, in particolare nel settore fondiario e immobiliare, ma anche nel commercio, attivit\u00e0 centrale del Paese; il ricordo ossessivo dei conflitti sepolti, dei regolamenti di conti e della condotta della guerra tra Iraq e Iran, tutti episodi dolorosi che hanno lacerato la societ\u00e0 e le famiglie stesse; il timore di una guerra civile del tipo che sta devastando i Paesi vicini (Afghanistan, Iraq, Siria, Libano, Yemen); e il rifiuto dell\u2019ingerenza straniera.<\/p>\n<p class=\"has-luminous-vivid-orange-color has-text-color has-link-color wp-elements-73fcb1f3d3f6593133e5ab76696abc5c\"><strong>Il regime ha ancora una base sociale?<\/strong><\/p>\n<p>In breve, regime e societ\u00e0 sono troppo strettamente intrecciati per una rottura improvvisa, almeno fino a prova contraria. In particolare, il livello locale non deve essere trascurato quando si valuta la forza della Repubblica Islamica e\u00a0<strong>la natura dell\u2019attuale conflitto<\/strong>, che\u00a0<strong>non pu\u00f2 essere ridotto alla domanda piuttosto ingenua se un Pahlavi torner\u00e0 o meno al potere<\/strong>. Le elezioni municipali e persino parlamentari a questo livello sono autenticamente competitive. Sono intrecciate con le dinamiche locali e quindi possiedono una propria dimensione distinta, relativamente indipendente dal regime, pur essendo in grado di innestarsi nelle istituzioni esistenti, in particolare a livello di interessi agrari, che la rivoluzione del 1979 ha infine riprodotto in larga misura, a causa della mancanza della promessa riforma agraria, definitivamente abbandonata negli anni Ottanta.<\/p>\n<p><strong>Oggi, molti iraniani, sebbene non \u201ctutti\u201d gli iraniani, sono in piazza, in ranghi pi\u00f9 compatti e apparentemente pi\u00f9 diversificati socialmente rispetto al movimento \u201cDonne, Vita, Libert\u00e0\u201d, e con richieste pi\u00f9 radicali, o almeno pi\u00f9 generali e politiche, rispetto a quel movimento.<\/strong>\u00a0Dalla fine della guerra contro l\u2019Iraq nel 1988, i movimenti di protesta si sono susseguiti. Pur essendo spesso categoriali, queste crisi hanno comunque teso a ruotare attorno a tre o quattro questioni principali: l\u2019economia, le libert\u00e0, la giustizia e, sempre pi\u00f9 a partire dalla \u201cGuerra dei Dodici Giorni\u201d tra giugno e luglio 2025, la sicurezza.<\/p>\n<p><strong>Cosa ha scatenato l\u2019attuale crisi?<\/strong><\/p>\n<p>Il malcontento dei commercianti, le cui attivit\u00e0 e profitti sono stati ostacolati dalle incessanti fluttuazioni del dollaro. I commercianti sono, di per s\u00e9, i principali beneficiari di un dollaro in rialzo, che consente loro di speculare. Tuttavia, fluttuazioni eccessivamente rapide o significative sul mercato dei cambi non devono paralizzare le transazioni quotidiane, scoraggiandole o semplicemente rendendole impossibili, il che diventa rapidamente catastrofico in un\u2019economia dollarizzata, dove persino il prezzo delle angurie \u00e8 ancorato al dollaro.\u00a0<strong>\u00c8 il dollaro a dettare il ritmo<\/strong>, molto pi\u00f9 dell\u2019oro, del petrolio o del mercato immobiliare.<\/p>\n<p>Ma un altro fattore \u00e8 entrato in gioco: un nuovo tentativo di unificare i tassi di cambio \u2013 un tema ricorrente nell\u2019aggiustamento strutturale dell\u2019economia iraniana dall\u2019inizio degli anni Novanta \u2013 la cui attuazione vieta (o vieterebbe) le transazioni speculative tra il tasso preferenziale concesso alle istituzioni statali e ad alcuni attori o intermediari del mondo imprenditoriale legati a queste istituzioni, e i tassi di libero mercato applicati all\u2019intera popolazione. Alcuni importanti intermediari legati al sistema corporativo e ad alcune istituzioni di regime, il cui potere \u00e8 stato rafforzato grazie, in particolare, alle sanzioni internazionali, avrebbero molto da perdere da una simile riforma monetaria, che, fino ad ora, \u00e8 sempre stata rinviata sotto la pressione delle lobby e, naturalmente, in nome delle sofferenze di un popolo che rappresenta sempre un comodo capro espiatorio quando si tratta di proteggere questi interessi particolari.<\/p>\n<p><strong>Quest\u2019anno, le proteste sono iniziate ad Alaeddine, il bazar di telefoni cellulari e accessori, il prodotto di contrabbando per eccellenza<\/strong>, che viene importato al tasso di cambio preferenziale, teoricamente riservato ai beni essenziali, e poi rivenduto al tasso di libero mercato. <sup>[&#8230;]<\/sup><\/p>\n<p><strong>Il vero motore della mobilitazione delle ultime settimane \u00e8 <\/strong><em>[per\u00f2]<\/em><strong> la crescente frustrazione della popolazione per il deterioramento della situazione economica<\/strong>\u00a0e l\u2019incapacit\u00e0 delle autorit\u00e0 di controllarla. Questa esasperazione \u00e8 alimentata dalle preoccupazioni per la sicurezza del Paese, dovute alle minacce israeliane e statunitensi, e dalle violazioni sempre pi\u00f9 intollerabili delle libert\u00e0 individuali. L\u2019elemento decisivo della situazione \u00e8 l\u2019autonomia della piazza, riconquistata con la contestazione dei risultati delle elezioni presidenziali del 2009 e le successive proteste del Movimento Verde. Una parte dei leader del movimento, incarcerati o agli arresti domiciliari, continua a esercitare influenza politica e a rappresentare una sorta di potenziale opposizione, pi\u00f9 o meno in sintonia con le mobilitazioni popolari.<\/p>\n<p>D\u2019altra parte, \u00e8 vero che il bazar \u00e8 sempre stato in grado di mobilitare la strada impiegando vari \u201ccolli grossi\u201d (<em>gardan koloft<\/em>). Il pi\u00f9 famoso in epoca moderna fu Teyyeb Haj Rezai (1912-1963), a cui in passato ho dedicato una ricerca. La sua roccaforte era il mercato ortofrutticolo nel sud di Teheran. Non si pu\u00f2 escludere che i \u201ccolli grossi\u201d contemporanei, traendo profitto dai guadagni inaspettati delle sanzioni internazionali, abbiano altre roccaforti, meglio collegate all\u2019economia globalizzata. Il movimento di protesta, persino le rivolte, potrebbero allora assumere la forma di una \u201cguerra dei gioiellieri\u201d, come si dice comunemente in Iran, in cui l\u2019unico perdente \u00e8 il cliente. La storia iraniana \u00e8 piena di episodi di questo tipo, ricchi di violenza, tradimenti e drammatici capovolgimenti di fronte.<\/p>\n<p class=\"has-luminous-vivid-orange-color has-text-color has-link-color wp-elements-a0bc887a378ecbfe3ed4a3bf06d32b2f\"><strong>Una \u201cguerra dei gioiellieri\u201d?<\/strong><\/p>\n<p>In breve, non si pu\u00f2 fare a meno di interrogarsi su potenziali protagonisti diversi dai manifestanti che scendono in piazza a proprio rischio e pericolo, e su possibili programmi diversi dalla condanna dell\u2019alto costo della vita, dalla denuncia della corruzione, dalla richiesta di giustizia e libert\u00e0, o persino da un cambio di regime. Non \u00e8 cospirazionismo mettere in discussione, negli eventi attuali, il ruolo delle Guardie Rivoluzionarie, di attori di un mercato finanziario fiorente \u2013 che non hanno mai nascosto la loro gioia nel vedere il dollaro impennarsi e aumentare i loro profitti marginali, al punto da temere l\u2019unificazione dei tassi di cambio e la stabilizzazione monetaria \u2013 o persino dei principali santuari di Qom e Mashhad, vere e proprie potenze economiche, e delle reti di contrabbando nelle province di confine. Senza dimenticare gli attori stranieri i cui omicidi mirati e attentati del 2025 hanno dimostrato di avere legami con l\u2019Iran stesso.<\/p>\n<p><strong>Nel frattempo, i manifestanti hanno adottato lo slogan, ripetuto fino alla nausea, \u201cPovert\u00e0, corruzione, alto costo della vita. Stiamo andando verso il rovesciamento [della Repubblica Islamica]\u201d (<em>faqhr fesad gerouni, mirim ta sar negouni<\/em>)<\/strong>. Da quanto sento quotidianamente sui social media, in particolare su Clubhouse, che ha un seguito enorme, la soluzione politica sembra semplice, almeno in teoria, ma i problemi rimangono senza soluzioni concrete: la sicurezza, in un Paese assediato da nemici stranieri e traumatizzato dalla \u201cGuerra dei Dodici Giorni\u201d; la ripresa economica; la giustizia; e le libert\u00e0. Finch\u00e9 l\u2019opposizione rimarr\u00e0 divisa su tre punti di contesa \u2013 il posto dell\u2019Islam nel sistema politico, il rapporto con gli Stati Uniti e la questione costituzionale, in altre parole, la questione della Guida Suprema \u2013 lo Stato dovr\u00e0 mantenere il controllo, per quanto sanguinoso, sul corso degli eventi e ricevere l\u2019approvazione o l\u2019accettazione di una parte della popolazione, anche se quella parte \u00e8 pienamente consapevole della propria incompetenza o corruzione.<\/p>\n<p><strong>Il movimento \u201cDonne, Vita, Libert\u00e0\u201d ha fatto capire al regime che non ha altra scelta che allentare il controllo sulla vita privata dei cittadini.\u00a0<\/strong>Almeno nelle grandi citt\u00e0, indossare il velo non \u00e8 pi\u00f9 obbligatorio, di fatto, sebbene non sia stata approvata alcuna legge in tal senso (e tanto pi\u00f9 che non \u00e8 mai esistita una legge esplicita che lo rendesse obbligatorio). In parole povere, la polizia si \u00e8 arresa. Il profilo delle donne con account Clubhouse \u00e8 rivelatore. Molto spesso mostrano ritratti di se stesse senza velo, anche quando si trovano in gruppi vicini al governo. Nelle zone franche del Golfo, in particolare sull\u2019isola di Kish, le donne vestono in modo meno conservativo che a Dubai. In ogni caso,\u00a0<strong>la questione del velo \u00e8 stata senza dubbio sempre sopravvalutata all\u2019estero<\/strong>, poich\u00e9 il suo obbligo non ha impedito, e potrebbe anzi aver incoraggiato, la partecipazione delle donne alla sfera pubblica.<\/p>\n<p><strong>In risposta a questa protesta aperta, la repressione \u00e8 diventata molto dura, come dimostra l\u2019elevatissimo numero di morti degli ultimi giorni.\u00a0<\/strong>I servizi di sicurezza si preparano a questo scontro da molti anni e sono esperti di violenza. Ma, allo stesso tempo, forse mai prima d\u2019ora il dibattito \u00e8 stato cos\u00ec aperto all\u2019interno della Repubblica Islamica e con la sua opposizione, almeno fino al blocco di internet. Su Clubhouse, si possono esprimere opinioni altamente provocatorie su temi scottanti, nonostante molte delle stanze della piattaforma siano controllate da attori del regime. Gli iraniani, sia quelli all\u2019interno del Paese che quelli della diaspora, \u201cesperti\u201d cos\u00ec come gente comune e politici, giovani e anziani di entrambi i sessi, vi dedicano molto tempo. Idee, e soprattutto invettive, circolano e permeano le onde radio, senza che nessuno sappia cosa emergerebbe in caso di una vera e propria rottura politica. Bisogna riconoscere che, nonostante la violenza del discorso scambiato, Clubhouse funge da sostituto della societ\u00e0 civile e ne compensa le carenze. La prigione stessa contribuisce a questo fermento. Detenuti noti, come Tadjazadeh, Mirhossein Moussavi e Bahareh Ranameh, inviano regolarmente le loro dichiarazioni al mondo esterno, che gli ambienti politici si prendono poi il tempo di discutere sui social media.<\/p>\n<p><strong>Una delle caratteristiche degne di nota di questo fermento intellettuale \u00e8 che non rifiuta necessariamente il quadro normativo islamico.\u00a0<\/strong>Spesso, la Repubblica Islamica non viene criticata per la sua esistenza in quanto tale, ma per la sua esistenza inadeguata, errata o addirittura per aver tradito il \u201cvero\u201d Islam, in particolare dal punto di vista della politica economica, della giustizia e delle libert\u00e0 pubbliche e private.<strong>\u00a0<\/strong>Si invoca un Islam migliore, che rimane il \u201cproblema legittimo della politica\u201d (Pierre Bourdieu) per molti protagonisti \u2013 un fatto che parte dell\u2019opposizione esterna non riesce a comprendere \u2013 le autorit\u00e0 iraniane non sono semplicemente composte da cattivi leader, ma anche da cattivi musulmani. Vengono quotidianamente redarguiti facendo riferimento alla tradizione del Profeta, ai suoi detti (hadith), al Nahj al-Balagheh (i detti e i sermoni dell\u2019Imam Ali) \u2013 un repertorio che il presidente Pezeshkian ha citato frequentemente durante la sua campagna elettorale del 2024 \u2013 e anche ricorrendo al\u00a0<em>fiqh<\/em>, la legge islamica. Questa invocazione del \u201cvero\u201d Islam, quello di Ali ibn Abi Talib, cugino di primo grado del Profeta, e non quello di Ali Khamenei, lascia la porta spalancata a un dibattito che non risparmia pi\u00f9 la persona e la funzione della Guida Suprema. La sua dipartita \u00e8, in ogni caso, imminente e inevitabile data la sua et\u00e0, anche a prescindere dall\u2019attuale movimento di protesta. Inoltre, non c\u2019\u00e8 dubbio che l\u2019imminenza di questa scadenza sia alla base degli sconvolgimenti nella vita politica iraniana degli ultimi anni. <sup>[&#8230;]<\/sup><\/p>\n<p class=\"has-luminous-vivid-orange-color has-text-color has-link-color wp-elements-3434531b3ef63278a39b52acc04f2aa5\"><strong>Imprevedibilit\u00e0 rivoluzionaria<\/strong><\/p>\n<p><strong>Una delle difficolt\u00e0 nel comprendere gli eventi attuali \u00e8 che sappiamo molto poco dell\u2019effettivo sostegno ai monarchici e ai Mujaheddin del Popolo all\u2019interno dell\u2019Iran stesso.\u00a0<\/strong>All\u2019estero, l\u2019opposizione rimane molto vaga sui suoi programmi. Inoltre, la diaspora \u00e8 ora in parte popolata da dissidenti del regime, generalmente descritti come riformatori, ma che, in realt\u00e0, sembrano rimanere strettamente legati alle sue reti. Tanto che non sappiamo nulla della posizione che i potenziali successori della Repubblica Islamica assumerebbero su questioni cruciali come la ripresa economica, i rapporti con gli Stati Uniti (e soprattutto con Trump) e il ruolo dell\u2019Islam e del clero \u2013 che non sono necessariamente la stessa cosa \u2013 in un nuovo regime. \u00c8 possibile che la Repubblica Islamica sia indebolita e minacciata dall\u2019esterno. \u00c8 anche probabile che gli iraniani ci penseranno due volte prima di sprofondare nell\u2019abisso, soprattutto se a spingerli in quella direzione \u00e8 l\u2019intervento straniero.\u00a0<strong>Non dimentichiamo che la rivoluzione del 1979 era nazionale, persino nazionalista, prima di diventare islamica, e che questa fonte di legittimit\u00e0 non \u00e8 affatto esaurita.\u00a0<\/strong>Non possiamo quindi escludere la possibilit\u00e0 che una forza interna al regime costituito possa prendere il controllo sfruttando questa vena, anche se ci\u00f2 significa trovare un compromesso con il \u201cGrande Satana\u201d. Le Guardie Rivoluzionarie sono, ovviamente, le prime che vengono in mente in questa situazione, data la loro ascesa economica durata almeno due decenni. Ma non c\u2019\u00e8 alcuna garanzia che vogliano prendere apertamente il potere che gi\u00e0 controllano dietro le quinte. Questo \u00e8 particolarmente vero perch\u00e9 sono esse stesse divise, soprattutto lungo linee generazionali.<\/p>\n<p>Infine, per definizione,\u00a0<strong>una vera rivoluzione non pu\u00f2 essere pianificata.\u00a0<\/strong>Nasce da un\u2019alchimia che le scienze sociali non comprendono facilmente, come hanno dimostrato le previsioni in gran parte errate dei migliori specialisti del 1977-1979. Emerge sempre in modo contingente, senza preavviso, dalle profondit\u00e0 di una societ\u00e0, a volte dando legittimit\u00e0 a idee o pratiche prima impensabili.<\/p>\n<p>Il panorama \u00e8 senza dubbio pi\u00f9 cupo, oggi. Non ci si pu\u00f2 che chiedere come siamo arrivati \u200b\u200ba questo punto! Una domanda difficile, data la complessit\u00e0 della situazione e le responsabilit\u00e0 coinvolte. Quindi, poniamo un\u2019altra domanda.<strong>\u00a0Il cambiamento politico, da solo, in una societ\u00e0 cos\u00ec polarizzata, pu\u00f2 produrre un miracolo diverso da una sanguinosa purificazione?\u00a0<\/strong>Per la mia generazione, che ha partecipato alla rivoluzione e ne \u00e8 stata orgogliosa, senza sottoscrivere il regime che ne \u00e8 emerso, la speranza \u00e8 che le attuali forze politiche possano dialogare senza ricorrere alla violenza, portando alle profonde trasformazioni necessarie. L\u2019Iran appartiene a tutti gli iraniani che hanno vissuto le sue crisi, le sue divisioni, la guerra, le sanzioni internazionali e che hanno lottato per la sua integrit\u00e0.<\/p>\n<h6>[<em>traduzione di Salvatore Palidda]<\/em><\/h6>\n<h6 class=\"has-white-background-color has-background\"><em>Fariba Adelkhah \u00e8 un\u2019antropologa franco-iraniana. Nata a Teheran nel 1959, \u00e8 una ricercatrice del Centre de recherches internationales a Sciences Po di Parigi. Arrestata in Iran nel giugno del 2019, e accusata di \u00abattentato alla sicurezza nazionale della Repubblica islamica\u00bb \u00e8 stata imprigionata per pi\u00f9 di un anno e poi rilasciata con un braccialetto elettronico e quindi nuovamente detenuta nella prigione di Evin dal gennaio 2022 al febbraio 2023. \u00c8 rientrata in Francia solo nell\u2019ottobre del 2023. A questa terribile esperienza ha dedicato il libro \u00abPrisonni\u00e8re a Teheran\u00bb (Seuil, 2024)<\/em><\/h6>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dietro l\u2019intensificarsi delle proteste e la loro repressione si celano dinamiche complesse che intrecciano rivendicazioni popolari, lotte per interessi economici, divisioni interne al governo e incertezze sulle alternative politiche. 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