{"id":2664062,"date":"2025-12-28T14:48:10","date_gmt":"2025-12-28T14:48:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=2664062"},"modified":"2026-01-05T14:46:10","modified_gmt":"2026-01-05T14:46:10","slug":"pietro-secchia-il-carnot-della-resistenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2025\/12\/pietro-secchia-il-carnot-della-resistenza\/","title":{"rendered":"Pietro Secchia, \u00abil Carnot della Resistenza\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>Sono passati alcuni anni da quando diedi il mio esame di Scienza Politica all&#8217;universit\u00e0. Un esame che\u00a0 consistette in una parte orale e una relazione scritta su un tema a piacere, ispirato per\u00f2 ai temi della lezioni che ci tenne lo storico Guido Panvini sull&#8217;origine e lo sviluppo della <em>strategia della tensione<\/em>. La mia relazione tratt\u00f2 del mito della <em>Resistenza tradita <\/em>in Italia e subito fui attratto dalla persona di Pietro Secchia, una figura politica italiana di grande spessore e di cui purtroppo si sente parlare pochissimo proprio perch\u00e9 i nostri media <em>mainstream<\/em> e la nostra carta stampata nazionale &#8211; quando parlano di comunismo italiano &#8211; preferiscono sempre parlare dei comunisti che piacciono a tutti e spesso dei peggiori: quelli della corrente &#8220;migliorista&#8221;, ovvero la storica ala destra del PCI che amava paradossalmente pi\u00f9 il &#8220;sogno americano&#8221; e il liberismo piuttosto che l&#8217;<em>assalto al cielo<\/em>.<\/p>\n<p>Pietro Secchia rappresenta la figura messa al bando dalla storia della sinistra (almeno, ai pi\u00f9), caduta nell&#8217;oblio del <em>piattume culturale<\/em> dei nostri giorni, ma in realt\u00e0 fu una figura estremamente popolare: uno dei padri della nostra Repubblica, della Costituzione, uno dei massimi dirigenti della Resistenza e del Partito Comunista Italiano di cui fu vicesegretario, deputato e senatore fino alla morte nel 1973.<\/p>\n<p>Secchia visse la sua storia politica con l&#8217;etichetta di essere un \u00abferreo organizzatore\u00bb, il rivoluzionario che ha sognato l\u2019insurrezione, il combattente che constat\u00f2 fermamente che la Resistenza era stata effettivamente tradita, ma non fu solo questo. \u00abLe rivoluzioni non cadono dal cielo\u00bb, il volume di Marco Albeltaro, pubblicato nel 2014 da Laterza, consente di ricostruire con rigore il percorso del leader comunista al di l\u00e0 dell\u2019aura di dirigente ostile ai &#8220;cedimenti&#8221; del Pci che ha accompagnato la sua vita politica. Secchia fu una persona di spessore che merita riscatto. Luigi Longo lo defin\u00ec \u00abl&#8217;anima della resistenza e dell&#8217;organizzazione antifascista in Italia\u00bb e Giorgio Amendola esaltando il suo lavoro di instancabile organizzatore \u00abil Carnot della Resistenza\u00bb.<\/p>\n<p>Pietro Secchia nacque il 19 dicembre 1903 a Occhieppo Superiore (provincia di Biella), primo di due figli in una famiglia operaia; suo padre era un militante del PSI. Secchia frequent\u00f2 brillantemente il liceo classico, ma per la sua povert\u00e0 fu ben presto costretto a cercarsi un lavoro e nel 1917 fu assunto come impiegato, per poi divenire operaio in un&#8217;industria laniera.<\/p>\n<section id=\"mwCQ\" data-mw-section-id=\"2\" aria-labelledby=\"Dagli_inizi_alla_Resistenza_antifascista\">\n<p id=\"mwFQ\" style=\"text-align: left;\">Nel 1919 s&#8217;iscrisse alla Federazione Giovanile Socialista Italiana, l&#8217;organizzazione giovanile del PSI, e con essa partecip\u00f2 agli scioperi del Biennio Rosso (1919-1920). Nell&#8217;agosto 1922, nel bel mezzo del suo impegno sindacale, ader\u00ec allo sciopero contro il governo Facta e per questo venne licenziato, scontrandosi insieme ai suoi compagni con un gruppo di fascisti. Nel 1921 ader\u00ec al nuovo Partito Comunista d&#8217;Italia e nel 1928 divenne membro del Comitato Centrale del PCI.<\/p>\n<p id=\"mwJA\" style=\"text-align: left;\">Per aver manifestato pubblicamente la sua avversione verso\u00a0Benito Mussolini, fu arrestato nell&#8217;aprile 1931\u00a0e, nel febbraio\u00a01932, condannato a diciassette anni e nove mesi di reclusione dal\u00a0Tribunale Speciale. Sempre del 1931 viene pubblicato a Berlino il suo volume <i id=\"mwKQ\">La lotta della giovent\u00f9 proletaria contro il fascismo<\/i>, a cura dell&#8217;Internazionale giovanile comunista.<\/p>\n<p id=\"mwLA\" style=\"text-align: left;\">Amnistiato, nel\u00a01936\u00a0fu inviato al confino nell&#8217;isola di Ponza\u00a0e poi a\u00a0Ventotene. Dopo l&#8217;arresto di Mussolini e la caduta del regime, il 19 agosto\u00a01943\u00a0fu liberato, insieme con gli altri detenuti e confinati politici, con un provvedimento del\u00a0governo Badoglio.<\/p>\n<p id=\"mwMg\" style=\"text-align: left;\">Tornato in libert\u00e0, partecip\u00f2 alla\u00a0Resistenza\u00a0entrando a far parte, con\u00a0Luigi Longo,\u00a0Gian Carlo Pajetta,\u00a0Giorgio Amendola\u00a0e\u00a0Antonio Carini, del Comando generale delle\u00a0Brigate d&#8217;assalto Garibaldi e fu autore di molti articoli pubblicati sui giornali\u00a0<i id=\"mwPQ\">La nostra lotta<\/i>,\u00a0<i id=\"mwPg\">Il Combattente<\/i>,\u00a0<i id=\"mwPw\">l&#8217;Unit\u00e0<\/i>, raccolti successivamente, nel\u00a01954, nel volume\u00a0<i id=\"mwQg\">I comunisti e l&#8217;insurrezione<\/i>.<\/p>\n<p id=\"mwQw\" style=\"text-align: left;\">Pur sostenendo una politica rivoluzionaria che preparasse la prospettiva di un&#8217;insurrezione armata, come Longo e altri partigiani comunisti, ader\u00ec nel\u00a01944\u00a0alla cosiddetta &#8220;<em>svolta di Salerno<\/em>&#8221; di\u00a0Palmiro Togliatti, che spinse il PCI alla collaborazione con gli altri partiti antifascisti e con le istituzioni del\u00a0Regno del Sud.<\/p>\n<\/section>\n<section id=\"mwTg\" data-mw-section-id=\"3\" aria-labelledby=\"Dal_dopoguerra_al_1973\">\n<p id=\"mwVA\" style=\"text-align: left;\">Nel febbraio del\u00a01948, in seguito al VI Congresso Nazionale del\u00a0PCI, fu eletto Vicesegretario Generale, carica che mantenne fino al\u00a01955. Nel\u00a01946\u00a0fu\u00a0deputato\u00a0all&#8217;Assemblea Costituente\u00a0e nel\u00a01948\u00a0fu eletto\u00a0senatore\u00a0nelle file del\u00a0Fronte Democratico Popolare\u00a0e tale rimase fino alla morte.<\/p>\n<p id=\"mwXg\" style=\"text-align: left;\">Dal 1946 al\u00a01954 fu anche il responsabile dell&#8217;organizzazione e del settore Propaganda del PCI. Durante la sua gestione, il PCI tocc\u00f2 il massimo numero di iscritti della sua storia, superando il tetto dei due milioni, risultato mai pi\u00f9 raggiunto. In tale veste mantenne un certo controllo dell&#8217;intero apparato del partito e anche di quello che gli avversari politici, in seguito, definirono il <em>parapartito<\/em>, una presunta struttura clandestina formata da nuclei di ex-partigiani, sospettati di essere spesso ancora in possesso delle armi non consegnate dopo la Liberazione e pronti allo scontro armato, nell&#8217;eventualit\u00e0 di un colpo di Stato di destra in chiave anticomunista. Una leggenda tra le leggende senza prove storiche, se non nella fantasia di molti fascisti e militanti della destra.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"https:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/it\/thumb\/1\/1a\/Palmiro_Togliatti_e_Pietro_Secchia.jpg\/250px-Palmiro_Togliatti_e_Pietro_Secchia.jpg\" \/><\/p>\n<\/section>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Secchia con\u00a0Palmiro Togliatti<\/em><\/p>\n<section id=\"mwTg\" data-mw-section-id=\"3\" aria-labelledby=\"Dal_dopoguerra_al_1973\">\n<p style=\"text-align: left;\">Internazionalista convinto, Secchia \u00e8 usualmente indicato come uno dei maggiori esponenti della &#8220;linea dura&#8221; e rivoluzionaria, che considerava la lotta armata come possibile strumento politico:\u00a0in effetti egli rappresent\u00f2 quella parte della classe dirigente del PCI che non intendeva collaborare con la\u00a0Democrazia Cristiana\u00a0e le altre formazioni politiche da lui ritenute\u00a0<i id=\"mwkQ\">borghesi<\/i>.(1)<\/p>\n<p id=\"mwZg\" style=\"text-align: left;\">Spesso non in linea con la politica di Togliatti e considerato, a volte, come sua possibile alternativa, nel 1954 la sua posizione all&#8217;interno del partito cominci\u00f2 a indebolirsi: fu infatti prima affiancato e poi sostituito da Giorgio Amendola nella direzione organizzativa. Secchia e altri elementi vennero cos\u00ec progressivamente emarginati, formalmente per una politica di &#8220;rinnovamento&#8221;, in realt\u00e0 per far perdere potere e influenza nel partito agli esponenti meno propensi ad attuare politiche &#8220;riformiste&#8221; e di accomodamento. Una politica di indebolimento del PCI che proveniva dal PCI stesso, in un momento storico in cui vigeva la cosiddetta <em>conventio ad excludendum<\/em>, che di fatto rendeva impossibile l&#8217;ingresso nelle coalizioni politiche dei partiti considerati dalla DC e dai suoi alleati come &#8220;estremisti&#8221;: ovvero il PCI, che pure rappresentava larghe masse, e il MSI, formazione di estrema destra che si rifaceva al ventennio mussoliniano.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Il declino di Secchia fu acuito, nel luglio dello stesso anno, dalla &#8220;fuga con la cassa&#8221; e dalla sottrazione di alcuni documenti segreti del PCI da parte di uno dei suoi principali collaboratori,\u00a0Giulio Seniga. Nel volume\u00a0<i id=\"mwAWY\">L&#8217;Italia del miracolo<\/i> di Indro Montanelli e Mario Cervi (editore Rizzoli, 1987, p. 293), viene indicata la cifra di &#8220;circa un milione di dollari, 620 milioni di lire dell&#8217;epoca&#8221;. La stessa cifra appare a pagina 106 de <i id=\"mwAWk\">La caverna dei sette ladri<\/i> (Baldini&amp;Castoldi, 1996), libro-inchiesta di\u00a0Gianfranco Piazzesi. Applicando il coefficiente di trasformazione Istat, 1954 &#8211; 2008, pari a 27,6615, si ottiene un valore di 8,86 milioni di euro, oltre 17 miliardi di lire. In sostanza il tramonto politico di Pietro Secchia non avvenne a causa sua, ma a causa di Seniga, il cui scandalo di corruzione colp\u00ec direttamente Secchia, nonostante non c&#8217;entrasse nulla con il caso.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Secchia infatti fu la prima vittima del caso di corruzione di Seniga: l&#8217;episodio segn\u00f2 la sua definitiva sparizione da incarichi di rilievo nazionale e, costretto ad abbandonare la responsabilit\u00e0 dell&#8217;organizzazione nazionale, venne nominato responsabile dal 1955 all&#8217;inizio del 1957\u00a0della segreteria regionale lombarda. Diresse successivamente, sino alla fine del\u00a01962, l&#8217;attivit\u00e0 editoriale del partito.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Come scrive Marco Albeltaro in <i id=\"mwAW4\">Storia di un opuscolo vero che dice il falso (<\/i>Milano, Franco Angeli, Historia Magistra: rivista di storia critica, 13, 3, 2013, p. 104): &#8220;<em>Nel 1956 Secchia \u00e8 ormai un uomo politicamente finito. Non \u00e8 pi\u00f9 vicesegretario del partito e nemmeno responsabile dell\u2019organizzazione; \u00e8 stato esiliato in Lombardia, a dirigere la segreteria regionale del partito come punizione per il \u00abmancato controllo\u00bb su Seniga. E proprio durante l\u2019VIII congresso Secchia non sar\u00e0 pi\u00f9 nemmeno rieletto nella direzione del partito, sulla scia di un rinnovamento generazione che \u00e8 anche l\u2019occasione per fare i conti con chi troppo spesso esprimeva dubbi sulle scelte politiche del segretario&#8221;<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Una punizione evidentemente troppo severa per una persona del suo calibro politico e culturale. Una punizione che aveva ben altro scopo, dunque: far fuori Secchia dalla <em>leadership<\/em> del Partito, confinandolo al ruolo di funzionario tra i tanti funzionari. Cos\u00ec il PCI mise all&#8217;angolo, con una punizione troppo severe per essere tale, una delle pi\u00f9 alte figura di calibro politico e culturale. Secchia infatti non smise di dire la sua, nonostante l&#8217;ostracismo, e fu tra i primi ad intuire le potenzialit\u00e0 dei movimenti del Sessantotto.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Nei suoi ultimi anni sugger\u00ec al PCI di aprirsi ai movimenti, che a partire dal 1968 si andavano organizzando in modo spontaneo e tumultuoso, per offrire uno sbocco politico all&#8217;energia rivoluzionaria delle masse giovanili. Ferdinando Dubla &#8211; in <i id=\"mwAXo\">Secchia, il PCI e il &#8217;68<\/i>, Datanews, 1998, (pp.40-41) &#8211; scrive:<\/p>\n<p><em>\u00abLa sua sconfitta politica all&#8217;interno del PCI, ha coinciso con una divaricazione rispetto agli ideali e ai principi con cui si erano combattute le fasi precedenti al 1954, e sempre pi\u00f9 progressivamente: una deriva moderata, &#8216;revisionista&#8217; appunto, che non era stata affatto invertita dalla segreteria di Longo dopo la morte di Palmiro Togliatti (1964), nonostante le grandi speranze che in lui aveva suscitato l&#8217;elezione del suo compagno pi\u00f9 vicino negli anni della Resistenza. Il partito \u00e8 allora s\u00ec tutto, per la sua personale connotazione politico-biografica, ma non si doveva rimanere ciechi dinanzi alla contraddizione palese ed evidente proprio in quegli anni e che caratterizz\u00f2 la stagione comunista di fronte ai movimenti del &#8217;68\/&#8217;69: quella tra riferimento teorico e azione politica. \u00c8 evidente che proprio per queste riflessioni, Secchia si ritrovasse in pieno con lo slancio generoso delle giovani generazioni studentesche e in un rapporto nient&#8217;affatto paternalistico o strumentale; inevitabile divenne un rapporto di reciproca &#8216;attenzione affettuosa&#8217; tra lui, vecchio dirigente comunista escluso dal gruppo dirigente per la tenacia con cui contrastava la variante moderata e tatticista del togliattismo e il movimento che cercava un legame, critico sin che si vuole, e un&#8217;identit\u00e0 importante con la storia del marxismo militante in Italia.\u00bb<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Negli scritti e discorsi di Secchia vi \u00e8 costantemente una critica verso posizioni <em>settarie<\/em> ed <em>estremiste<\/em> considerate velleitarie e controproducenti<\/p>\n<p id=\"mwdQ\" style=\"text-align: left;\">Dalla fine degli\u00a0anni sessanta\u00a0si dedic\u00f2 molto alla\u00a0politica internazionale, lott\u00f2 per l&#8217;emancipazione e l&#8217;indipendenza dell&#8217;Africa: visit\u00f2\u00a0Egitto\u00a0e\u00a0Siria\u00a0nel luglio-agosto del\u00a01967, l&#8217;Africa settentrionale\u00a0nell&#8217;ottobre-novembre dello stesso anno; la\u00a0Giordania\u00a0e ancora la Siria nel dicembre del\u00a01969; il\u00a0Sudan, l&#8217;Etiopia\u00a0e la\u00a0Somalia\u00a0nell&#8217;ottobre del\u00a01971.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Nel gennaio\u00a01972\u00a0vol\u00f2 in\u00a0Cile, dove sostenne il governo progressista di\u00a0Salvador Allende: fu l&#8217;ultimo dirigente occidentale a visitare la nazione latino-americana prima dell&#8217;avvento della dittatura fascista e neoliberista di Augusto Pinochet. Al suo ritorno in Italia fu colto da una malattia che lo tenne tra la vita e la morte per qualche mese. La natura incerta del male indusse Secchia, sebbene non ne avesse le prove, a ritenere di essere stato avvelenato dalla\u00a0CIA. Ormai debilitato, mor\u00ec nel luglio del 1973.<\/p>\n<\/section>\n<p id=\"mwmw\">Autore di numerose opere storiche sul PCI, fu il curatore degli\u00a0<i id=\"mwnA\">Annali<\/i>\u00a0dell&#8217;Istituto Feltrinelli, dedicati alla storia del\u00a0movimento operaio\u00a0italiano, e co-curatore della corposa\u00a0<i id=\"mwoA\">Enciclopedia dell&#8217;Antifascismo e della Resistenza<\/i>.<\/p>\n<p id=\"mwoQ\">Negli ultimi anni, Secchia si dedic\u00f2 alla scrittura della storia dei comunisti italiani negli anni del fascismo e della Resistenza, condividendo la critica che i movimenti giovanili sorti all&#8217;indomani del\u00a0Sessantotto\u00a0muovevano alle rappresentazioni ufficiali. Nel volume\u00a0<i id=\"mwow\">Il Partito comunista italiano e la guerra di Liberazione 1943-1945<\/i>, edito nel 1971 negli\u00a0<i id=\"mwpA\">Annali<\/i>, Secchia definisce la Resistenza italiana, oltre che una &#8220;guerra di liberazione nazionale contro l&#8217;invasore tedesco&#8221;, una &#8220;guerra civile e di classe&#8221; (2)<sup id=\"cite_ref-7\" class=\"mw-ref reference\" data-mw=\"{&quot;name&quot;:&quot;ref&quot;,&quot;attrs&quot;:{},&quot;body&quot;:{&quot;id&quot;:&quot;mw-reference-text-cite_note-7&quot;}}\"><\/sup>.<\/p>\n<p id=\"mwqw\">Nello stesso volume, Secchia critica le rappresentazioni della Resistenza come un grande movimento a cui avrebbe partecipato tutto il popolo italiano e a cui avrebbero contribuito in egual misura tutte le forze democratiche, affermando con forza che il maggiore contributo giunse dal PCI quale avanguardia della classe operaia. Inoltre, pur rimarcando la grande importanza politica e culturale della lotta partigiana, polemizza con coloro che <em>\u00absono stati spinti a fare della Resistenza una specie di epopea mitologica e miracolosa che avrebbe avuto la capacit\u00e0 di liberare l&#8217;Italia e di attuare tutto quello che le avanguardie pi\u00f9 coscienti desideravano od avrebbero desiderato. Sino a dimenticare che in Italia i tedeschi furono battuti dalle divisioni anglo-americane, che alla guerra di liberazione i partigiani portarono un notevole e valido contributo ma non furono la forza decisiva, tant&#8217;\u00e8 che nell&#8217;Italia occupata dai tedeschi, ed anche nel Nord, l&#8217;insurrezione pot\u00e9 compiersi non pi\u00f9 di quarantotto ore prima che vi giungessero le truppe anglo-americane\u00bb<\/em> (3).<\/p>\n<p>Tale interpretazione si sarebbe\u00a0affermata in storiografia\u00a0solo negli anni novanta, a seguito di un dibattito sollevato dallo storico\u00a0<a href=\"https:\/\/www.repubblica.it\/cultura\/2016\/11\/29\/news\/morto_claudio_pavone_storico_guerra_civile_italia-153069226\/\">Claudio Pavone<\/a> nella seconda met\u00e0 degli anni ottanta, non senza contrasti da parte di diversi esponenti del PCI. Pavone scrisse un ottimo libro a supporto di tale tesi dal titolo <em>Una guerra civile. Saggio storico sulla moralit\u00e0 nella Resistenza<\/em>, edito da Bollati Boringhieri (Torino, 1991) Ricchissimo di materiale documentario, e forse anche frutto dell&#8217;esperienza diretta vissuta da combattente, il libro punta per la prima volta la lente storiografica sulle motivazioni, i comportamenti, le aspettative dei partigiani. Un&#8217;opera cardine della storiografia, che &#8220;sdogana&#8221; la nozione di guerra civile, fino a quel momento invalsa soltanto nella memorialistica neofascista. La Resistenza secondo Pavone \u00e8 stata una triplice guerra: <em>patriottica<\/em> contro l&#8217;invasore tedesco, <em>civile<\/em> tra italiani fascisti e italiani antifascisti, e <em>di classe<\/em> tra rivoluzionari e classi borghesi. Non mancarono le polemiche, ma Pavone ebbe dalla sua parte figure antifasciste &#8211; come lui d&#8217;altronde &#8211; della statura di Vittorio Foa e Norberto Bobbio, che aveva partecipato all&#8217;elaborazione dell&#8217;opera. Una lettura profondamente innovativa, che non manc\u00f2 di suscitare discussione nelle file del partigianato. Ma gli argomenti usati da Pavone &#8211; e la sua specchiata biografia di resistente &#8211; finirono per risultare pi\u00f9 forti rispetto alle critiche. E oggi quel suo lavoro figura come un titolo spartiacque, capace di segnare gli studi storici e il senso comune intorno alla guerra partigiana. Le sue tesi oggi, per nulla revisioniste, assolutamente coerenti e volte a dare pi\u00f9 dignit\u00e0 alla Resistenza, sono oggi sostenute da grandi storici come Luciano Canfora e <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=ccBJXiI5roo\">Alessandro Barbero<\/a>. Pavone port\u00f2 avanti tesi importantissime che rivoluzionarono anche il modo di vedere l&#8217;origine della Repubblica italiana: nel libro <em>&#8220;La continuit\u00e0 dello Stato: Istituzioni e uomini&#8221;,<\/em> vi sostiene la tesi della continuit\u00e0 dello Stato (oggi studiata nelle universit\u00e0), degli apparati burocratici e dei funzionari, nel passaggio tra il regime fascista e la democrazia.<\/p>\n<p>Tutte tesi che non sarebbero nate se non fossero partite dalle profonde analisi politiche, sociali e culturali svolte da Pietro Secchia.<\/p>\n<p>(1) Maurizio Caprara,\u00a0<em><span id=\"mwAXM\">Lavoro riservato. I cassetti segreti del PCI<\/span><\/em>, Milano, Feltrinelli, 1997<\/p>\n<p>(2)(3) <em>Il Partito comunista italiano e la guerra di Liberazione 1943-1945. Ricordi, documenti inediti e testimonianze<\/em>, in <em>Annali<\/em> dell&#8217;Istituto Giangiacomo Feltrinelli, XIII (1971), Milano, Feltrinelli, 1973.<\/p>\n<p>Da scaricare e leggere &#8220;Tenere viva la lotta&#8221; con introduzione di Mariamargherita Scotti:<a href=\"https:\/\/fondazionefeltrinelli.it\/app\/uploads\/2022\/04\/TenerevivalalottaSecchia.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\" data-saferedirecturl=\"https:\/\/www.google.com\/url?q=https:\/\/fondazionefeltrinelli.it\/app\/uploads\/2022\/04\/TenerevivalalottaSecchia.pdf&amp;source=gmail&amp;ust=1767012506348000&amp;usg=AOvVaw1ejM3WSZXsF7SEAERM0WZc\">https:\/\/fondazionefeltrinelli.<wbr \/>it\/app\/uploads\/2022\/04\/<wbr \/>TenerevivalalottaSecchia.pdf<\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/ilmanifesto.it\/un-mito-duro-a-morire\">https:\/\/ilmanifesto.it\/un-mito-duro-a-morire<\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.marx21.it\/storia-teoria-e-scienza\/storia\/le-rivoluzioni-non-cadono-dal-cielo-pietro-secchia-una-vita-di-parte\/\">https:\/\/www.marx21.it\/storia-teoria-e-scienza\/storia\/le-rivoluzioni-non-cadono-dal-cielo-pietro-secchia-una-vita-di-parte\/<\/a><\/p>\n<p>Le tre guerre della Resistenza: guerra patriottica, guerra civile, guerra di classe <a href=\"https:\/\/www.deportati.it\/static\/upl\/cl\/claudiopavone,letreguerredellaresistenza.pdf\">https:\/\/www.deportati.it\/static\/upl\/cl\/claudiopavone,letreguerredellaresistenza.pdf<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono passati alcuni anni da quando diedi il mio esame di Scienza Politica all&#8217;universit\u00e0. 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