{"id":2662825,"date":"2025-12-21T10:03:20","date_gmt":"2025-12-21T10:03:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=2662825"},"modified":"2025-12-21T10:11:28","modified_gmt":"2025-12-21T10:11:28","slug":"donne-contro-la-mafia-un-nuovo-libro-su-un-delitto-poco-noto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2025\/12\/donne-contro-la-mafia-un-nuovo-libro-su-un-delitto-poco-noto\/","title":{"rendered":"Donne contro la mafia: un nuovo libro su un delitto poco noto"},"content":{"rendered":"<p><em><span style=\"font-weight: 400;\">Sar\u00e0\u00a0 presentato sabato 27 dicembre alle ore 11 presso il No Mafia Memorial di Palermo il libro collettaneo &#8220;Il delitto di via Sampolo. Ricordando Emanuela Sansone e Giuseppa Di Sano&#8221; edito da Navarra. Riportiamo di seguito due ampi stralci in merito<\/span><\/em><\/p>\n<p><b>L\u2019amore e il coraggio. Donne contro la mafia, <\/b><span style=\"font-weight: 400;\">Daniela Dioguardi<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Emanuela Sansone, uccisa il 27 dicembre del 1896 a 18 anni, e prima di lei Anna Nocera, uccisa nel 1878 a 17 anni, testimoniano la falsit\u00e0 della narrazione in base a cui in tempi passati la mafia, avendo un codice d\u2019onore, sarebbe stata rispettosa di donne e bambini. Risulta inoltre evidente che non \u00e8 vero, neppure per il passato, che i mafiosi si uccidano tra loro. Anna e Emanuela, oltre ad essere due giovanissime donne, ancora minorenni, non fanno parte di famiglie mafiose ma per loro disgrazia incrociano la mafia e questo decreta la loro fine.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Della triste vicenda di Anna Nocera ci racconta Anna Puglisi. La seconda, Emanuela Sansone, descritta sul Giornale di Sicilia, che riporta la notizia del suo omicidio, come una giovane avvenente, si trova in una condizione economica migliore, non deve prestare servizio in casa altrui come Anna, ma aiuta i genitori nella merceria-bettola di via Sampolo. Le poche notizie che abbiamo su di lei le ricaviamo dalle Relazioni al Ministro degli interni del questore Ermanno Sangiorgi, redatte tra la fine dell\u2019800 e i primi del \u2018900 e riportate nel libro di Umberto Santino <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">La mafia dimenticata<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><i><span style=\"font-weight: 400;\">Rileggendo Sangiorgi<\/span><\/i><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Dal Rapporto viene fuori l\u2019immagine di una ragazza sveglia e attenta, si accorge, infatti, di fatti insoliti e preoccupanti che avvengono all\u2019interno del negozio, di buon carattere, gioca allegramente con i due fratelli pi\u00f9 piccoli, e con una storia d\u2019amore, almeno cos\u00ec si chiacchiera, con il comandante della stazione dei carabinieri del Giardino Inglese che frequentemente si recano per vari acquisti nella bettola. Questa frequentazione e il fatto che anche finanzieri e guardie di citt\u00e0 siano clienti di lunga data, \u00e8 motivo di grande diffidenza per i malavitosi della zona. La madre, Giuseppa Di Sano, \u00e8 una donna energica che porta avanti con intelligenza gli affari.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Purtroppo vicino alla bettola c\u2019\u00e8 un\u2019officina in cui i Gambino, padre e figli, fabbricano banconote false e di fronte un fondo dove si riuniscono i mafiosi della zona. Spesso Giuseppa \u00e8 costretta a rifiutare pagamenti di avventori, mandati dai Gambino, che vorrebbero o utilizzare per gli acquisti denaro falso o perfino averlo scambiato e ne nascono controversie. Sembrerebbe quasi che la mafia pretenda dalla famiglia Sansone, che cerca in tutti i modi di opporsi, una sorta di pizzo. Un giorno le forze dell\u2019ordine in seguito ad una soffiata chiudono la fabbrica dove si falsifica il denaro e arrestano i Gambino.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Per la malavita della zona \u00e8 la conferma dei loro sospetti, anche perch\u00e9 il torchio usato per la coniazione delle monete false, era stato impiantato, forse inconsapevolmente rispetto ai fini illeciti, dal cognato della donna e quindi la mafia si convince erroneamente che la Di Sano, saputa per tal mezzo la cosa, ne avesse fatto confidenziale rivelazione ai Reali Carabinieri della Stazione Giardino Inglese, e decide una punizione esemplare.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Una sera, da un foro praticato nel muro di confine del fondo proprio di fronte al negozio, parte una raffica di colpi che feriscono seriamente Giuseppa e uccidono la figlia Emanuela, accorsa per aiutare la madre. Giuseppa, ripresasi dopo mesi dalla gravissima ferita riportata, non si rassegna e racconta per filo e per segno al questore Ermanno Sangiorgi tutto quello che \u00e8 avvenuto nei mesi precedenti e nello stesso giorno della sparatoria: le pesanti discussioni per le monete false, l\u2019ansia, l\u2019inquietudine provocate in lei dalle mezze parole di donne del quartiere, le minacce pi\u00f9 o meno velate ricevute da parte di malavitosi, gli sguardi biechi di alcuni passanti, i movimenti strani, anomali, nei pressi della bettola e il comportamento sospetto nello stesso giorno dell\u2019omicidio di alcuni clienti, tra cui Vincenzo D\u2019Alba che sar\u00e0 condannato per l\u2019omicidio e Giuseppe Buscemi. Racconta anche della figlia che, accortasi di tutto, temeva soprattutto per l\u2019incolumit\u00e0 del padre. Non si limita a raccontare fatti, fa anche nomi e cognomi.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><i><span style=\"font-weight: 400;\">Lo stereotipo dell\u2019omert\u00e0<\/span><\/i><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">La sua attiva collaborazione sgombra il campo dallo stereotipo sulla omert\u00e0 dei siciliani, alimentato da sempre dal potere politico a giustificazione dell\u2019invincibilit\u00e0 della mafia. Sempre nella Relazione del questore Sangiorgi, leggiamo: \u00ab\u2026\u00e8 ben raro il caso in cui i testimoni fiscali si lascino indurre a palesare la verit\u00e0, tutta quanta la verit\u00e0, nell\u2019interesse della punitiva giustizia. E ne hanno ben donde, perch\u00e9 di contro a quella compagine di scellerati basta un atto, un detto, un sospetto per passare dalla vita alla morte. Delitti\u2026 che quasi sempre rimangono impuniti nel mistero\u2026\u00bb.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">E a proposito della reticenza femminile, riscontrata in alcune testimonianze: \u00ab\u2026si spiega benissimo col timore che ad esse incute la mafia, alla vendetta della quale, dicendo la verit\u00e0, non sfuggirebbero certamente\u2026\u00bb. \u00abLe lettere minatorie\u2026 sono all\u2019ordine del giorno e raggiungono pienamente il loro scopo, giacch\u00e9 le minacce sono prontamente attuate\u2026 Ne informano i continui vandalismi di tagli d\u2019alberi, uccisioni di bestie, abigeati e altri delitti\u2026\u00bb.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Chi decideva di collaborare con le forze dell\u2019ordine per reagire al torto subito e per desiderio di giustizia, lo faceva sapendo di essere esposto ad atti persecutori di qualsiasi tipo, nel migliore dei casi problemi e difficolt\u00e0 in pi\u00f9 nella gestione della vita quotidiana, nel peggiore a rischio della vita, propria o dei propri familiari. Ne risentono, infatti, immediatamente gli affari della bettola che perde parte consistente della clientela, come \u00e8 avvenuto in tempi recenti a Michela Buscemi, anche lei collaboratrice di giustizia, costretta a lasciare un bar che gestiva insieme al marito.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Gi\u00e0 invisa alla mafia e immiserita, Giuseppa continuer\u00e0 a ricevere pesanti minacce, ma non torner\u00e0 indietro. Sar\u00e0 nuovamente praticato un foro nel fondo di fronte alla sua casa-negozio, come gi\u00e0 era avvenuto in occasione del primo attentato in cui aveva perso la figlia. Si legge sempre nel Rapporto di Sangiorgi: \u00abCome appare evidente trattasi di un novello atto della criminosa associazione che nella Di Sano Sansone continua a vedere una minaccia, che non riuscendo a debellare col cos\u00ec detto <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">boicottaggio<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">, contro di essa suscitato e pel quale, com\u2019ebbi gi\u00e0 a riferire con precedente rapporto, si \u00e8 quasi immiserita, tenta di sbarazzarsene, costringendola ad abbandonare quelle contrade ed anche uccidendola se ancora vorr\u00e0 resistere.\u00bb\u00a0 Il sangue freddo dimostrato dalla Di Sano sorprende ancora di pi\u00f9 perch\u00e9 si tratta di una donna tra l\u2019altro non affiancata, il Rapporto del questore almeno non lo menziona, dal marito, padre della stessa povera ragazza. Sarebbe stata quindi sola a collaborare.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><b>La scomparsa di Anna Nocera e le donne che parlano<\/b>, Anna Puglisi<\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Abitualmente Emanuela Sansone viene indicata come la prima giovane donna uccisa dalla mafia, e la madre, Giuseppa Di Sano, come la prima donna a denunciare, ma prima di Emanuela c\u2019era stata un\u2019altra vittima, Anna Nocera, e un\u2019altra madre che aveva chiesto giustizia, Vincenza Cuticchia.<\/span><\/p>\n<p><em>Anna e la madre<\/em><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Quasi bambina, a servizio dagli Amoroso, una famiglia palermitana della zona di Porta Montalto, Anna viene sedotta da Leonardo Amoroso che le promette di sposarla. Dal 10 marzo 1878 per\u00f2 non si hanno pi\u00f9 notizie di lei. Il padre, che dopo aver scoperto che la figlia era incinta l\u2019aveva bastonata, sospetta che sia stata uccisa, va a chiedere notizie agli Amoroso e viene ingiuriato e cacciato via.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Il padre muore e la madre non si tira indietro, va a deporre in tribunale nel processo, svoltosi nel 1883, ai fratelli Amoroso e loro affiliati, accusati di far parte di un\u2019associazione di malfattori e di omicidi. Vincenza Cuticchia, non si limita a testimoniare, ma si scaglia contro gli imputati, specialmente contro Leonardo: <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">\u00ab<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">Scellerati, infami, vi succhiaste il sangue di mia figlia<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">\u00bb<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Quando le chiedono perch\u00e9 non li ha denunciati subito quando aveva scoperto che la figlia era incinta, e dopo che Leonardo Amoroso aveva minacciato suo marito, risponde: <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">\u00ab<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">Ci <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">scantavamo<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">, perch\u00e9 erano tutti <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">maccabei<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u00bb<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">. Forse voleva dire violenti, ma pare di sentire Felicia Impastato con le sue espressioni intraducibili, come <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">\u00ab<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">vi faccio passare il mare a cavallo<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">\u00bb<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">, detto a un mafioso che aveva sentito minacciare di morte il figlio.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Nel processo agli Amoroso, prima di lei aveva testimoniato Paola La Bua, madre di un altro assassinato, che dice, anche lei: <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">\u00ab<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">Ci <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">scantavamo<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> a parlare<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">\u00bb<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Per Anna Nocera un avvocato della difesa mette in dubbio che la ragazza sia morta o, in alternativa, non esclude che si sia suicidata. Un altro avvocato dice: <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">\u00ab<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">povera ragazza, vittima dell\u2019amore<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">\u00bb<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">, mentre il presidente della Corte la definisce una <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">\u00ab<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">Francesca da Rimini<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">\u00bb<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">. Leonardo Amoroso viene condannato alla pena di morte, con altri otto imputati.<\/span><\/p>\n<p><em>Le altre donne<\/em><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Nelle Relazioni del questore Sangiorgi si trovano altri casi di donne che denunciano. Agata Mazzola e Margherita Lo Verde, vedove di due cocchieri, affiliati a un\u2019associazione di mafiosi, uccisi il 24 ottobre 1897 per punirli di uno sgarro fatto a un capomafia guardaporta dei Florio. Margherita Lo Verde chiede aiuto alla signora Florio, Giovanna D\u2019Ondes Trigona, fermandola mentre stava andando dalle suore di San Vincenzo. La signora la scaccia dicendo: <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">\u00ab<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">Non mi seccate, perch\u00e9 vostro marito era un ladro che veniva a rubare nel nostro palazzo<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">\u00bb<\/span><span style=\"font-weight: 400;\"> (e quindi meritevole di essere ucciso, secondo la nobildonna?). Margherita Lo Verde non si d\u00e0 per vinta, racconta tutto ad Agata Mazzola, assieme vanno in questura e fanno i nomi dei mafiosi di cui sospettano.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Nel processo nato dalle inchieste del Questore Sangiorgi, iniziato il 3 maggio 1901, tra i testimoni c\u2019\u00e8 Anna Gottuso, vedova da vent\u2019anni, indica i detenuti in gabbia, in particolare i fratelli Noto, come responsabili dell\u2019uccisione del marito. Ricorda la signora Vita Rugnetta al maxiprocesso del 1986, che fece il giro delle gabbie dove si trovavano i mafiosi, mostrando loro la fotografia del figlio.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Giuseppa La Rosa, vedova di uno pregiudicato, scomparso nel gennaio 1892, denuncia ai carabinieri che suo marito non \u00e8 pi\u00f9 tornato dopo essere stato invitato a una <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">\u00ab<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">divertita<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">\u00bb<\/span><span style=\"font-weight: 400;\"> e fa i nomi dei compari che l\u2019avevano chiamato.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Queste sono donne del popolo, come Giuseppa Di Sano, madre di Emanuela Sansone.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><em>La nobildonna<\/em><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Ma c\u2019\u00e8 anche una signora dell\u2019alta borghesia, Giovanna Cirillo, vedova di Stanislao Rampolla del Tindaro, di una famiglia della nobilt\u00e0 delle Madonie, delegato di pubblica sicurezza a Marineo, paese di mafia, come aveva scritto il questore Sangiorgi. Nel 1889 il marito si era suicidato, dopo che aveva tentato di contrastare e denunciare il sindaco, che precedentemente era stato gi\u00e0 descritto da un altro delegato come <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">\u00ab<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">intrigante, imbroglione, avido di lucro, e nel suo partito conta non pochi <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">malfattori <\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">e protegge la mafia<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">\u00bb<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">. Il delegato era stato sconfitto e trasferito.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">La signora Cirillo, che aveva condiviso la vita del marito, scrive un ricorso circostanziato, a partire non solo dai suoi ricordi, ma dai documenti conservati dal marito, che presenta a Francesco Crispi, primo ministro di allora, ma il ricorso viene respinto. Il giudice istruttore nega la fondatezza dell\u2019accusa, del delegato dice che era troppo vecchio per assolvere alle delicate mansioni e che al suicidio era stato indotto da <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">\u00ab<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">alienazione mentale<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">\u00bb<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">. La signora Cirillo viene considerata <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">\u00ab<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">una povera vedova<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">\u00bb<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">, spinta a presentare il ricorso <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">\u00ab<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">in un momento di afflizione d\u2019animo che avr\u00e0 dovuto suscitare in lei il suicidio del proprio marito<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">\u00bb<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">E dopo? L\u2019elenco si allungher\u00e0 con l\u2019uccisione di donne e bambini e con tante donne che chiederanno giustizia. E non soltanto in Sicilia.<\/span><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-2662827 size-full\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/donne-e-mafia-e1766310875676.jpg\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"596\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sar\u00e0\u00a0 presentato sabato 27 dicembre alle ore 11 presso il No Mafia Memorial di Palermo il libro collettaneo &#8220;Il delitto di via Sampolo. Ricordando Emanuela Sansone e Giuseppa Di Sano&#8221; edito da Navarra. 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