{"id":2658832,"date":"2025-12-05T18:32:11","date_gmt":"2025-12-05T18:32:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=2658832"},"modified":"2025-12-05T18:32:11","modified_gmt":"2025-12-05T18:32:11","slug":"i-libri-sono-liberi-ma-le-opinioni-non-sempre-lo-sono","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2025\/12\/i-libri-sono-liberi-ma-le-opinioni-non-sempre-lo-sono\/","title":{"rendered":"I libri sono liberi, ma le opinioni non sempre lo sono"},"content":{"rendered":"<p>Evidentemente l&#8217;Italia ha maturato un problema con i libri. E&#8217; un problema che ha sempre avuto, ma in questi anni si \u00e8 acutizzato. Non tanto perch\u00e8 fanno discutere per i loro contenuti, ma perch\u00e8 fa discutere ci\u00f2 che rappresentano spesso politicamente. Hanno fatto discutere a partire da chi li ha scritti, dalle opinioni degli scrittori, o lo hanno fatto a partire dai contenuti del libro stesso.<\/p>\n<p>Abbiamo anche un problema di <em>schizofrenia<\/em> con la democrazia, il fascismo, l&#8217;antifascismo, la libert\u00e0 d&#8217;espressione e la censura. Problemi che in questi anni ritornano periodicamente al centro del dibattito perch\u00e8 evidentemente non si sanno gestire. Uso il termine <em>schizofrenia<\/em> perch\u00e8 evidentemente ogni anno diventa sempre pi\u00f9 patologico.<\/p>\n<p>Sembra che non si riesca pi\u00f9 a distinguere ci\u00f2 che \u00e8 fascista da ci\u00f2 che non lo \u00e8, libert\u00e0 d&#8217;espressione da ci\u00f2 che non lo \u00e8, censura da ci\u00f2 che non lo \u00e8, democrazia da ci\u00f2 che non lo \u00e8. Tutto questo accompagnato da comportamenti confusionari: un anno si critica uno scrittore per le sue opinioni e si invita alla censura; un anno si invita uno scrittore a non presentarsi ad un festival pur essendo stato invitato; un anno nel silenzio assoluto viene esclusa una casa editrice dichiaratamente antifascista dal Salone del Libro di Torino senza che non troppe voci mediatiche si levino in aiuto; un anno alcuni scrittori fanno un appello in contrariet\u00e0 alla presenza di una casa editrice dichiaratamente fascista senza essere ascoltati. Tutto questo sembra un teatro, una commedia senza trama di cui si intuisce il contenuto e si ignora la conclusione, perch\u00e8 la fine \u00e8 sempre diversa: un misero spettacolo da cui si pu\u00f2 indagare la salute della nostra democrazia. I fatti recenti, dopo l&#8217;appello \u2013 firmato tra gli altri da Alessandro Barbero, Anna Foa, Antonio Scurati, Carlo Ginzburg, Giovanni De Mauro, Christian Raimo e Zerocalcare \u2013 per chiedere di escludere dall\u2019evento &#8220;Passaggio al Bosco&#8221;, la casa editrice che pubblica scritti di e su Mussolini, Degrelle, Codreanu e neofascismo, ce lo manifestano senza tante sfumature.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che mi riporta alla mente sono episodi simili che negli ultimi vent&#8217;anni l&#8217;Italia ha vissuto su questo tema.<\/p>\n<p>Nel 2008 il <a href=\"https:\/\/biblioteche.cultura.gov.it\/it\/notizie\/notizia\/Fiera-Internazionale-del-Libro-2008\/\">Salone del Libro di Torino dedic\u00f2 la sua edizione ad Israele<\/a> <em>&#8220;per i sessanta anni della sua nascita&#8221;<\/em>. Un evento percepito mediaticamente come festoso ed importante che solo qualcuno seppe contestare. Il Forum Palestina e altre reti solidali con i palestinesi, organizzarono una efficace campagna di boicottaggio che apr\u00ec un discussione a tutto campo nel mondo della cultura e della politica. Moltissimi scrittori, palestinesi e non solo, decisero di non partecipare perch\u00e8 non aveva senso che una democrazia come l&#8217;Italia dedicasse un evento culturale alla nascita di un Paese nato sulla pulizia etnica da parte di gruppi d&#8217;estrema destra sionisti e la Nakba del 1948 del popolo palestinese, al quale &#8211; gi\u00e0 all&#8217;epoca &#8211; imponeva di vivere in un sistema di apartheid razzista e coloniale fatto di violenza e soprusi quotidiani e repressione militare sistematica.<\/p>\n<p><strong>Conclusione<\/strong>: non troppo clamore mediatico e il mondo della cultura italiana celebrava Israele senza che nessuno si indignasse per la sua storia.<\/p>\n<p>Nel 2011 nel Veneto leghista, l&#8217;allora assessore alla cultura della Provincia di Venezia, Raffaele Speranzon, iniziava una crociata una serie di scrittori italiani invitando alla censura dei loro testi: &#8220;Via quegli autori dalle biblioteche pubbliche&#8221; &#8211; disse pubblicamente. La loro colpa era aver firmato <a href=\"https:\/\/www.carmillaonline.com\/archives\/1500_firmatari.html\">nel 2004 un appello per la liberazione e l&#8217;indulto a Cesare Battisti<\/a>, combattente militante negli anni Settanta nei Proletari Armati per il Comunismo (PAC), organizzazione italiana della lotta armata di estrema sinistra.<\/p>\n<p>Fu cos\u00ec che si chiedeva che gli &#8220;scrittori pro-Battisti&#8221; &#8211; cos\u00ec vennero chiamati &#8211; venissero messi al bando nelle scuole. <em>&#8220;Non chiediamo nessun rogo di libri, intendiamoci. Semplicemente inviteremo tutte le scuole del Veneto a non adottare, far leggere o conservare nelle biblioteche i testi diseducativi degli autori che hanno firmato l&#8217;appello a favore di Cesare Battisti&#8221;<\/em>, disse l&#8217;assessore regionale all&#8217;istruzione Elena Donazzan, 39 anni di Bassano del Grappa, fervente cattolica del PDL, con alle spalle una militanza nel Fronte della Giovent\u00f9 e un passaggio in An.<em> &#8220;Un boicottaggio civile \u00e8 il minimo che si possa chiedere davanti ad intellettuali che vorrebbero l&#8217;impunit\u00e0 di un condannato per crimini aberranti&#8221;<\/em>, sbottava annunciando una lettera a tutti i presidi, mentre nelle biblioteche comunali, nel silenzio generale, stavano sparendo le opere degli autori politicamente scomodi. Donazzan, nota alle cronache regionali per aver deciso di donare a tutti gli scolari delle elementari una copia della Bibbia, dichiar\u00f2: <em>&#8220;Un autore, un intellettuale, esiste per quello che scrive. Questo \u00e8 il suo ruolo nella societ\u00e0. Quella a favore di Battisti non \u00e8 stata una petizione popolare. Ci troviamo davanti a un messaggio aberrante lanciato da intellettuali. A favore di un personaggio che si \u00e8 macchiato dei peggiori crimini di sangue. L&#8217;unica cosa che possiamo fare \u00e8 boicottare i loro libri. Smettere di leggerli. Non accoglierli nelle biblioteche pubbliche e nelle scuole. (20 gennaio 2011)&#8221;. <\/em>In seguito, a chiederne ufficialmente la censura nelle scuole, era stato l&#8217;assessore regionale con l&#8217;appoggio del presidente della Regione Luca Zaia, che defin\u00ec la vicenda di Battisti &#8220;abominevole&#8221;: <em>&#8220;I delinquenti vanno messi in galera, non lasciati liberi&#8221;<\/em>. Intanto casi di censura leghista, strisciante o esplicita, venivano denunciati da alcuni bibliotecari veneti. A venire sconsigliati erano soprattutto i libri di Roberto Saviano. Soddisfatto di aver sollevato &#8220;un gran vespaio&#8221;, come lo defin\u00ec lui, l&#8217;assessore provinciale Speranzon disse che <em>&#8220;Era proprio quello che volevo&#8221;<\/em> anche se poi la presidente della Provincia, la leghista Francesca Zaccariotto, fu costretta a fargli fare marcia indietro.<\/p>\n<p><strong>Riassumendo<\/strong>: dei politici locali decisero che era giusto censurare i libri di alcuni scrittori ed intellettuali, che non avevano violato nella regola della nostra fantomatica &#8220;democrazia&#8221;, solo perch\u00e8 avevano chiesto in un appello la liberazione di un guerrigliero politico degli anni Settanta, oltre alla richiesta di fare pace con la travagliata storia degli Anni di Piombo, di &#8220;assalto al cielo&#8221; e di radicalit\u00e0 delle masse. L&#8217;azione dei politici leghisti locali fu sicuramente <em>fascista<\/em> e <em>antidemocratica\u00a0<\/em>che violava il diritto alla libert\u00e0 d&#8217;espressione e limitava la diffusione di cultura. Questi politici volevano censurare dei libri sulla base di una loro <em>politicizzazione strumentale<\/em> di alcuni fatti passati, fondata sulla loro <em>opinione<\/em> che volevano trasmutare in <em>convinzione di massa<\/em>. Le <em>opinioni<\/em>, proprio perch\u00e8 tali, sono sempre di bassa lega rispetto ai <em>pensieri<\/em> strutturati e argomentati con cognizione di causa.<\/p>\n<p>Ma la storia non finisce qui. Nel 2019, Wu Ming 4 che avrebbe dovuto presentare al Salone del Libro di Torino l\u2019antologia di suoi scritti su \u201c<em>J.R.R. Tolkien Il Fabbro di Oxford<\/em>\u201d edito da Eterea, decide di <a href=\"https:\/\/contropiano.org\/news\/cultura-news\/2019\/05\/07\/salone-del-libro-zero-calcare-non-vado-ma-la-partita-non-si-chiude-cosi-0115188\">annullare la sua presentazione in quanto al Salone del Libro<\/a> sarebbe stata presente uno stand Altaforte, di fatto la casa editrice di CasaPound, organizzazione d&#8217;estrema destra occupante di un palazzo del Ministero dell&#8217;Interno che nessuno ha mai sognato di sgomberare. Nei giorni prima la notizia aveva suscitato molte critiche ed esortazioni a tenere fuori dalla kermesse una presenza platealmente neofascista. Dello stesso avviso anche il fumettista ZeroCalcare, che scrisse: &#8220;<em>oggettivamente sta roba prima non sarebbe mai successa. Qua ogni settimana spostiamo un po\u2019 l\u2019asticella del baratro\u201d<\/em>. Come ha risposto il Comitato d\u2019indirizzo del Salone? Con un comunicato che in sostanza dice:<em> &#8220;CasaPound non \u00e8 fuorilegge, dunque pu\u00f2 stare al Salone, basta che paghi\u201d. <\/em>Non tutti seguirono l&#8217;esempio, il saggista Christian Raimo, dimessosi da consulente del Salone del Libro, decise di esserci lo stesso <em>\u201csoprattutto per parlare, discutere, ascoltare, e contestare. Ogni spazio pubblico \u00e8 un campo di battaglia\u201d. <\/em>Un&#8217;opinione condivisibile, soprattutto se il motivo era provare coi propri mezzi a non normalizzare quella presenza inquietante.<\/p>\n<p><strong>Riassumendo<\/strong>: Il Salone del Libro decide di invitare una casa editrice di stampo neofascista perch\u00e8 CasaPound non \u00e8 fuori legge, ma si dimentica di due punti fondamentali: la\u00a0<strong class=\"Yjhzub\" data-processed=\"true\">Legge Mancino<\/strong> (1993), che punisce l&#8217;incitamento all&#8217;odio, alla discriminazione e alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi, inclusi gesti e simboli; e la <strong class=\"Yjhzub\" data-processed=\"true\">Legge Scelba<\/strong> (1952) che vieta la ricostituzione del disciolto Partito Fascista e punisce l&#8217;apologia del fascismo, condannando manifestazioni, propaganda e organizzazioni che ne richiamino principi o metodi, con la Mancino che funge da norma sussidiaria per condotte meno specificamente fasciste ma discriminatorie.<span class=\"uJ19be notranslate\" data-wiz-uids=\"iVDfUd_f,iVDfUd_g,iVDfUd_h\" data-processed=\"true\"><span class=\"vKEkVd\" data-animation-atomic=\"\" data-processed=\"true\"> Questo basterebbe per dire che il neofascismo non \u00e8 un&#8217;<em>opinione<\/em> tra le altre e che la sua apologia \u00e8 <em>reato<\/em>.<\/span><\/span><\/p>\n<p>Nel 2021, invece, al Salone del Libro di Torino succede qualcosa di estremamente insolito: l&#8217;esclusione della casa<strong> editrice udinese Kappa Vu\u00a0<\/strong>da parte della Regione Friuli-Venezia Giulia (con la famigerata Mozione 50) dalla partecipazione al \u201cSalone del libro\u201d di Torino previsto dal 14 al 18 ottobre 2021. La comunicazione \u00e8 avvenuta non con una comunicazione scritta ma con una telefonata, non alla casa editrice diretta interessata, ma all\u2019Associazione di editori di cui Kappa Vu fa parte, con l\u2019avvertimento di esclusione di tutti gli altri editori appartenenti all\u2019Associazione. Si tratta di un fatto gravissimo un fatto grave: una<strong> decisione avvenuta in base ad un \u201cgiudizio di merito\u201d dal punto di vista politico<\/strong> da parte della Regione Friuli-Venezia Giulia, sulle pubblicazioni della casa editrice stessa in merito alle esecrabili vicende del confine orientale e sulle foibe. Non si tratta di una casa editrice qualunque, ma una casa editrice che pubblica libri su argomenti storici importanti: l&#8217;occupazione fascista della Jugoslavia, l&#8217;italianizzazione fascista delle terre slave, la resistenza antifascista jugoslava, le foibe, le amnesie di Stato italiane sulle vicende del Confine Orientale, l&#8217;antislavismo fascista, i campi di concentramento fascisti dove vennero rinchiusi e sterminate le popolazioni slave etc. La politica non potrebbe operare discriminazioni sulla base di pubblicazioni non ritenute \u201cproprie\u201d. L\u2019Anpi Udine con il coordinatore Dino Spanghero afferm\u00f2: <em>\u201cinaccettabile e antidemocratico, una violazione della libert\u00e0 di stampa sancita dalla Costituzione\u201d.<\/em><\/p>\n<p><strong>Conclusione:<\/strong> evidentemente la Regione Friuli Venezia Giulia ha delle simpatie revisioniste della storia a tal punto da impedire la presenza di una casa editrice che, attraverso la ricerca storica, ha dichiarato guerra al revisionismo storico. Interessante che il Salone del Libro non si sia espresso&#8230;.<\/p>\n<p>Per concludere, l\u2019art. 21 della nostra Costituzione afferma che <em>\u201cTutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione\u201d<\/em>, essendo il <strong>pluralismo delle idee e dei pensieri<\/strong>, e non la censura, patrimonio delle societ\u00e0 democratiche. Un conto \u00e8 esprimere la propria opinione libera; un conto \u00e8 imporre forzatamente la propria opinione pensando che debba essere legge; un conto \u00e8 dichiararsi fascisti e, in quanto tale, pretendere di avere voce in capitolo; un conto \u00e8 accettare che i fascisti possano essere normalizzati in quanto <em>agenti d&#8217;opinione<\/em>; un conto \u00e8 escludere chi la pensa diversamente a prescindere proprio per il suo pensiero; un conto \u00e8 esporsi per chiedere democraticamente chiarimenti su fatti democraticamente inspiegabili come appunto la presenza di case editrici apertamente schierate<\/p>\n<p>Credo che sia urgente pi\u00f9 che mai discutere ampiamente sui temi della libert\u00e0 di espressione, dei valori dell&#8217;antifascismo e sul fatto che l&#8217;apologia di fascismo sia reato. Un questione che prima o poi si dovr\u00e0 affrontare se vogliamo continuare a vivere in un clima pacifico di dialogo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Evidentemente l&#8217;Italia ha maturato un problema con i libri. E&#8217; un problema che ha sempre avuto, ma in questi anni si \u00e8 acutizzato. 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