{"id":2658813,"date":"2025-12-05T15:14:35","date_gmt":"2025-12-05T15:14:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=2658813"},"modified":"2025-12-05T15:17:03","modified_gmt":"2025-12-05T15:17:03","slug":"perche-lideologia-woke-e-di-destra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2025\/12\/perche-lideologia-woke-e-di-destra\/","title":{"rendered":"Perch\u00e9 l\u2019ideologia woke \u00e8 di destra"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019ideologia <em>woke<\/em> gi\u00e0 da due anni ha perso smalto e innocenza, per diventare nelle mani delle destre l\u2019insulto ideale con cui screditare ogni lotta contro razzismo, ingiustizia, oppressione. Il <em>wokismo<\/em> \u00e8 diventato il dispositivo retorico reazionario della destra per criticare chiunque parli di lotta al colonialismo e all\u2019imperialismo, anche se spesso e volentieri discorsi apparentemente anticoloniali stanno sullo sfondo dei discorsi <em>woke<\/em>. Non \u00e8 un caso infatti che erroneamente molti autori progressisti vengono definiti <em>woke, <\/em>pur non essendolo di fatto. Ci\u00f2 alimenta ancor di pi\u00f9 la confusione sotto il cielo. L&#8217;obiettivo della destra \u00e8 delegittimare chi parla di colonialismo occidentale e dei suoi crimini nella storia degli ultimi secoli, continuando a portare in palmo di mano i presunti &#8220;valori occidentali&#8221;.<\/p>\n<p>Dall\u2019altra parte le esplosioni di puritanesimo rieducativo scatenato dagli eccessi della <em>cancel culture<\/em> hanno alienato chi, pur di opinioni progressiste, non accettava questo clima di inespressione.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 chi la demonizza, descrivendola come una sorta di perversione-ossessione, e c\u2019\u00e8 chi invece la considera una forma addirittura di \u201cprogresso morale e spirituale dell\u2019umanit\u00e0\u201d. Ma che cosa significa\u00a0<em>Woke<\/em>? E in che cosa consiste questa nuova ideologia che sembra diventata egemone in molti ambienti della cosiddetta \u201csinistra neoliberal\u201d occidentale? Sebbene sia fondamentalmente presa di mira dalla destra pi\u00f9 reazionaria, davvero \u00e8 di sinistra? Esistono, oltre alle solite critiche della destra bigotta e conservatrice, anche altre pi\u00f9 sensate che mettono a nudo le ipocrisie e fanno luce sui suoi legami con l\u2019attuale sistema-mondo e la sua ideologia di fondo, il neoliberismo?<br \/>\nIl termine<em> Woke<\/em>,\u2013 letteralmente \u201csveglio\u201d &#8211; entra ufficialmente nei dizionari dell\u2019anglosfera a partire dal 2017 dopo essere stato adottato dal movimento anti-razzista\u00a0<strong>Black Lives Matter<\/strong>.<\/p>\n<p>Non si tratta di una visione politica complessiva e organica, ma di un insieme \u2013 spesso anche un po\u2019 caotico \u2013 di teorie e di rivendicazioni diverse ma che, secondo autori importanti come Chomsky o Zizek, hanno comunque un senso storico preciso e coerente: un vero e proprio\u00a0<strong>cambio di paradigma<\/strong>\u00a0nelle teorie e nelle pratiche politiche della sinistra occidentale. La sinistra non di sempre, ma la sinistra liberal: quella che non critica il capitalismo, ma parla di \u201ccapitalismo inclusivo\u201d; quella che non parla di liberazione dai sistemi di oppressione, ma di emancipazione nei sistemi stessi; quella che non parla di mettere in discussione gli attuali rapporti di potere, ma vuole integrare tutti negli attuali ruoli di potere; infine quella che non parla di socialismo, ma di \u201cmercato libero\u201d in nome del \u201cneoliberismo progressista\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019ideologia\u00a0<em>Woke<\/em>\u00a0spazia dai classici temi connessi ai diritti civili ad alcune nuove battaglie culturali che vanno dalla distruzione di monumenti del passato alla politicizzazione degli orientamenti sessuali visti come atti di autoaffermazione, alla legalizzazione della gravidanza surrogata, alla censura del linguaggio ritenuto scorretto: da qui i grandi temi delle \u201cguerre culturali\u201d, la polarizzazione radicale dell\u2019opinione pubblica e la lotta per il <em>politically correct<\/em>).<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Che cosa \u00e8 l\u2019ideologia Woke?\" width=\"500\" height=\"281\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/wefFGpNXl5M?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Questo nuovo orientamento politico ha origine in quella corrente culturale nota come postmodernismo emersa negli anni Settanta nelle universit\u00e0 francesi e poi diffusasi in alcuni ambienti della sinistra liberal americana da cui poi \u00e8 stata pienamente fecondata. Un nuovo approccio che prender\u00e0 anche il nome di\u00a0<em>New Left<\/em>\u00a0e che si caratterizza per una cesura piuttosto netta con la tradizione socialista e marxiana e si fonda su nuove teorie dello sfruttamento e dell\u2019emancipazione pi\u00f9 compatibili con le strutture capitaliste.<\/p>\n<p>A partire dagli anni Ottanta, con la crisi dell\u2019Urss e l\u2019affermarsi delle strutture economiche neoliberiste, che questa ideologia comincia a diffondersi e ad affermarsi. Per quanto quasi nessuno si definirebbe\u00a0<em>Woke<\/em>, oggi nel nostro Paese gran parte di queste idee sono entrate a far parte dell\u2019immaginario politico delle\u00a0<strong>nuove generazioni<\/strong>, e questo anche grazie all\u2019adesione ad alcune delle sue teorie da parte attori, influencer e di buona parte dell\u2019industria dello spettacolo e dell\u2019intrattenimento. Dall\u2019altro lato della barricata, ad avere risonanza sono purtroppo quasi solo le critiche mosse dalla destra bigotta e reazionaria che, in nome di una tradizione da loro arbitrariamente inventata, si erge ad eroica guardiana dei sacri valori del patriarcato, della distinzione dei ruoli di genere e, in generale, di come si facevano le cose una volta.<\/p>\n<p>Ma al di l\u00e0 del\u00a0<strong>generale Vannacci<\/strong>\u00a0e dell\u2019estrema destra italiana, in questi anni anche tanti intellettuali di sinistra hanno preso posizione contro alcune delle tesi antropologiche e politiche\u00a0dell\u2019ideologia <em>Woke<\/em>\u00a0pi\u00f9 superficiali e contro l\u2019atteggiamento aristocratico e antidemocratico di alcuni suoi esponenti.<\/p>\n<p>Nel suo libro\u00a0<em>Categorie della politica<\/em>,\u00a0<strong>Vincenzo Costa<\/strong>\u00a0sottolinea, ad esempio, anche l\u2019atteggiamento spesso elitario e classista di questa nuova sottocultura. Maturata all\u2019interno delle universit\u00e0, l\u2019ideologia\u00a0<em>Woke<\/em>\u00a0ha infatti fatto presa soprattutto negli ambienti di lavoro intellettuale e negli strati pi\u00f9 agiati della popolazione. Nonostante il bombardamento mediatico, le classi popolari ne sono rimaste sostanzialmente estranee e, anzi, spesso guardano ad essa con ostilit\u00e0 e sospetto. Come scrive la giornalista\u00a0<strong>Florinda Ambrogio<\/strong>:<\/p>\n<p><em>\u201cLa correlazione tra redditi alti dei genitori e comportamenti\u00a0Woke\u00a0dei figli salta agli occhi. [\u2026] In Francia, solo il 40 per cento degli operai ha sentito parlare della scrittura inclusiva e solo il 18 per cento sa di che cosa si tratta, contro il 73 per cento nelle categorie superiori.\u201d<\/em><\/p>\n<p>Ma questa diffidenza e ostilit\u00e0 non \u00e8 casuale e ha ragioni politiche profonde.<\/p>\n<p>Nella\u00a0<em>New Left<\/em>\u00a0postmoderna vengono infatti ridefinite le nozioni di\u00a0<strong>dominio<\/strong>\u00a0e di\u00a0<strong>emancipazione:<\/strong>\u00a0il soggetto da emancipare smette di essere identificato nei ceti subalterni e nelle classi lavoratrici \u2013 ossia le persone vittime della miseria e della precariet\u00e0 \u2013 per diventare le minoranze etniche e sessuali e di coloro che, indipendentemente dal reddito, sono considerati o si sentono \u201cdiversi\u201d. Diventando questi ultimi i\u00a0<strong>soggetti sociali da emancipare<\/strong>, gli operai, contadini, impiegati e, in generale, le classi popolari, a causa della loro cultura \u2013 che viene considerata dallo\u00a0<em>wokismo<\/em>\u00a0retrograda, ignorante e prevaricatrice \u2013 diventano magicamente espressione del nuovo potere da abbattere.<\/p>\n<p>Dalla lotta politica allo sfruttamento e per l\u2019emancipazione del 99% quindi, con l\u2019ideologia <em>Woke<\/em>\u00a0si passa alla\u00a0<strong>lotta culturale<\/strong>\u00a0contro il costume e le tradizioni popolari, ritenute come un bacino uniforme di sessismo, razzismo, omofobia.<\/p>\n<p>Per questo, scrive Costa, <em>\u201canche l\u2019atto rivoluzionario non consiste pi\u00f9 nello spezzare i legami di potere e dipendenza tra le classi e gli uomini, ma nel distruggere la cultura popolare come emblema di oppressione delle minoranze\u201d<\/em>. Diventa quindi chiaro perch\u00e9 la <em>sinistra liberal<\/em>\u00a0appaia sempre pi\u00f9 spesso un\u2019elit\u00e8 che, demonizzando lo stile di vita e i legami comunitari, vorrebbe imporre loro una\u00a0<strong>rieducazione<\/strong>\u00a0dall\u2019alto in base alle proprie convinzioni di nicchia.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/static.wixstatic.com\/media\/382eb4_f0f0ce17be994c52803b7e7a9afba53a~mv2.jpg\/v1\/fill\/w_750,h_1197,al_c,q_85,usm_0.66_1.00_0.01,enc_avif,quality_auto\/382eb4_f0f0ce17be994c52803b7e7a9afba53a~mv2.jpg\" alt=\"CATEGORIE DELLA POLITICA. Dopo destra e sinistra - Vincenzo Costa\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>&#8220;Categorie della politica&#8221; di Vincenzo Costa<\/em><\/p>\n<p>Come nota Zizek, questo progetto \u00e8 probabilmente destinato a fallire. <em>\u201cSceneggiatori, registi, attrici e attori\u201d<\/em> &#8211; scrive il filosofo marxista sloveno in un articolo chiamato\u00a0<em>Wokeness is here to stay<\/em>\u00a0&#8211; <em>\u201ccadono sempre di pi\u00f9 nella tentazione di impartire lezioncine moraleggianti. Una forzatura che non ha riscosso successo tra il pubblico, nonostante il settore dell\u2019immaginario \u00e8 dove si conquista il mondo reale e si rovescia il pensiero delle persone\u201d<\/em>.<\/p>\n<p>Differentemente dalle grandi figure della tradizione socialista, insomma, queste nuove forme di \u201cintellettualismo degenerato\u201d\u00a0(parafrasando Adriana Zarri, quando si scagliava sia contro il pensiero unico democristiano sia contro i falsi intellettuali pronti ad esaltare la societ\u00e0 dei consumi), non sembrano interessati ad ascoltare e a dare voce agli interessi della maggioranza delle persone, ma solo a biasimarne gli stili di vita accusandoli di ignoranza e discriminazione: <em>\u201cQuella che in origine era una sacrosanta volont\u00e0 di uguaglianza di diritti\u201d<\/em> &#8211; continua Costa in\u00a0<em>Le categorie della politica\u00a0<\/em>&#8211; <em>\u201crischia di diventare una vera e propria guerra culturale dei primi contro gli ultimi\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Un esempio emblematico, in questo senso, \u00e8 il caso del cosiddetto\u00a0<strong>linguaggio inclusivo<\/strong>: in maniera del tutto arbitraria e in barba ai secolari processi storici di formazione linguistica, alcune nicchie di intellettuali americani e europei hanno deciso di voler modificare alcune desinenze e pronomi, accusando di discriminazione e prevaricazione tutti coloro che non si adeguano. Il linguaggio \u00e8 un discorso molto pi\u00f9 complesso e non avviene mai per scelte arbitrarie prese da un momento all\u2019altro.<\/p>\n<p>Mentre si bersagliano i plurali linguistici, a non essere mai toccate dalle critiche\u00a0<em>Woke<\/em>\u00a0sembrano essere proprio le principali cause della riproduzione della diseguaglianza e della discriminazione, ossia i meccanismi di mercato e di distribuzione della ricchezza. Per dirla con una battuta <em>\u201cCi si emancipa con successo dall\u2019oppressione di grammatica e sintassi, mente ci si prosterna accoglienti verso i consigli per gli acquisti degli influencer\u201d<\/em> scrive Andrea Zhok. Alla luce di questa <strong>trasformazione<\/strong>\u00a0nei concetti di \u201cdiscriminazione\u201d ed \u201cemancipazione\u201d appare ora molto pi\u00f9 chiaro il nesso tra cultura\u00a0<em>Woke<\/em>\u00a0e neoliberismo e la ragione per la quale i grandi poteri di questo mondo si siano spesso fatti portavoce di questa nuova ideologia.<\/p>\n<p>Nel <em>wokismo<\/em>, le questioni socioeconomiche, i rapporti tra lavoro e capitale, lo strapotere della finanza internazionale e la perdita di sovranit\u00e0 democratica vengono surclassate. Centrale \u00e8 invece il tema dell\u2019identit\u00e0 e delle <em>narrazioni identitarie<\/em> poich\u00e8 a destare scandalo \u00e8 la notizia di cronaca, sulle quali si fa leva per generare consenso. In secondo luogo, il <em>wokismo<\/em>\u00a0promuove una\u00a0<strong>politica dell\u2019individualismo e della frammentazione<\/strong>\u00a0in cui ogni fronte comune che si fondi sull\u2019interesse nazionale, sull\u2019interesse di classe, sull\u2019interesse di una comunit\u00e0 locale viene infiacchito da conflitti privati di autoaffermazione. Si parla spesso, per questa tendenza, di\u00a0<em>Identity politics<\/em>\u00a0\u2013 politiche dell\u2019identit\u00e0 -, ma sarebbe pi\u00f9 giusto parlare di\u00a0<strong>politica di rigetto dell\u2019identit\u00e0<\/strong>, visto che ogni identit\u00e0 collettiva viene percepita con disagio da individui abituati a pensare che la libert\u00e0 sia totale assenza di vincoli e legami e che il processo di liberazione sia sempre un processo non\u00a0<em>con<\/em>, ma\u00a0<em>contro<\/em>\u00a0ogni comunit\u00e0 di appartenenza: per citare Sartre, per i rappresentati della cultura\u00a0<em>Woke,<\/em>\u00a0\u201cl\u2019altro \u00e8 l\u2019inferno.\u201d<\/p>\n<p>A partire da questo tema, un\u2019altra grande critica all\u2019ideologia woke \u00e8 stata mossa dalla filosofa Susan Neiman &#8211; statunitense trapiantata in Germania &#8211; nel suo libro <em>\u201cLa sinistra non \u00e8 woke. Un antimanifesto\u201d. <\/em>Dappertutto sta risorgendo un nazionalismo feroce e cinico, contrapposto alla globalizzazione e l\u2019elezione di Donald Trump \u00e8 arrivata a coronare una rimonta delle destre reazionarie in tutto il mondo, con punte di neofascismo o addirittura neonazismo. Com\u2019\u00e8 potuto succedere? Neiman ha una sua risposta. Non \u00e8 economica, geopolitica o tecnologica, ma \u00e8 una risposta culturale: la destra ha vinto perch\u00e9 la sinistra non esiste quasi pi\u00f9. Come ha dichiarato Neiman in una intervista a La Repubblica: <em>\u00ab\u00c8 dal 1991 che la sinistra \u00e8 allo sbando. Non solo il socialismo di Stato; ogni forma di socialismo \u00e8 stata vista come fallimentare. In pi\u00f9, con la fine del socialismo di Stato \u00e8 come se si fosse estinto ogni altro ideale e proprio qui il neoliberalismo, sostenuto dalla psicologia evoluzionistica, ha sostenuto e propagandato che l\u2019unica forza universalista valida fosse il desiderio generale per beni di consumo e potere. E quelli a sinistra che non accettavano di aderire a questa prospettiva, si sono sentiti senza alternative se non combattere l\u2019oppressione in termini molto particolari: la lotta al razzismo, al sessismo e all\u2019omofobia. Lotte fondamentali, ma che non si possono portare avanti senza quei princ\u00ecpi che proprio il progressivismo woke ha abbandonato\u00bb.<\/em> Dalla seconda met\u00e0 del Novecento, secondo Neiman, i valori della sinistra sono stati messi in discussione proprio da certe frange neoliberali e movimentiste.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 cos\u00ec che molti fra coloro che oggi si considerano \u201cdi sinistra\u201d non sono davvero \u201cdi sinistra\u201d, ma sono \u201cwoke\u201d. Che \u00e8 una cosa diversa, anzi, in un certo senso \u00e8 proprio il contrario: un movimento che vive la modernit\u00e0 in tutti i suoi aspetti futili, ma diffida delle sue fondamenta spesso senza cognizione di causa; che vive del mito del progresso economico, ma diffida dei suoi presupposti; che nega ogni fronte comune possibile, frammentando il corpo sociale in trib\u00f9 identitarie in lotta; che rinuncia ai diritti sociali e si aggrappa esizialmente ai diritti civili. Gi\u00e0 alla prima riga, Susan Neiman dichiara che questo libro non \u00e8 \u00abuna tirata contro la <em>cancel culture<\/em>\u00bb, ma \u00e8 molto di pi\u00f9: un anti-manifesto, una lucida requisitoria sugli sbagli che la sinistra ha fatto, in questi decenni confusi. Perch\u00e9 \u00e8 solo tornando a costruire, dalle fondamenta dei propri valori, che la sinistra pu\u00f2 risorgere. <em>\u00ab<\/em><em>Woke fa appello alle tradizionali emozioni liberali e di sinistra: il desiderio di aiutare oppressi ed emarginati. Per questo motivo si tende a sottovalutare i vari modi in cui il movimento woke \u00e8 profondamente minato al suo interno da idee molto reazionarie: il rifiuto dell\u2019universalismo, la negazione che esista una distinzione di principio tra potere e giustizia, credere che ogni tentativo di progresso sia una forma mascherata di sottomissione. Tutte le idee che il woke tenta di boicottare sono valori fondamentali di sinistra\u00bb <\/em>&#8211; ha affermato Neiman nell\u2019intervista a La Repubblica &#8211; <em>\u00ab(\u2026) confonde la mente a progressisti e liberali che non riescono ad agire con chiarezza e, come si vede dalle recenti iniziative di Donald Trump, consente alla destra di qualificare e attaccare come woke qualsiasi tentativo di promuovere la giustizia sociale\u00bb. <\/em>Secondo la Neiman, \u00e8 stata l\u2019ideologia woke, con la sua retorica spesso irragionevole, a spalancare la strada alla destra pi\u00f9 reazionaria.<\/p>\n<p>Il principale merito del pamphlet di Susan Neiman (che sta sbancando negli Stati Uniti) \u00e8 di spiegare bene che il <em>wokismo<\/em>, un&#8217;ideologia fondamentalmente di destra, si \u00e8 impossessata di ampie frange della sinistra. Neiman documenta brillantemente lo svilimento delle lotte &#8220;umanistiche&#8221; in rivendicazioni identitarie, l&#8217;infiltrarsi delle categorie schmittiane &#8220;amico-nemico&#8221; nel discorso politico di sinistra, la rinuncia alla concezione progressiva della storia ereditata dall&#8217;illuminismo.\u00a0Rigettando universalismo, giustizia e progresso, i <em>woke<\/em> si sono sostanzialmente uniformati al particolarismo, all&#8217;ideologia del dominio e all&#8217;abolizione della speranza. Neiman non ha timore di dichiararsi socialista e persino illuminista. Se si va a vedere, la sua <em>pars construens <\/em>non \u00e8 lontana da quella offerta da Axel Honneth in <em>L&#8217;idea di socialismo<\/em>.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"https:\/\/www.ibs.it\/images\/9791221218053_0_0_536_0_75.jpg\" alt=\"La sinistra non \u00e8 woke. Un antimanifesto - Susan Neiman,Costanza Prinetti - ebook\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>&#8220;La sinistra non \u00e8 woke. Un antimanifesto&#8221; di Susan Neiman<\/em><\/p>\n<p>Ma la soluzione a queste contraddizioni non sarebbe il tanto ripetuto argomento per il quale bisogna portare avanti sia i diritti\u00a0<strong>civili<\/strong>\u00a0che quelli\u00a0<strong>sociali<\/strong>? Sicuramente, ma dovremmo anche fingere di non vedere che, da mezzo secolo, il dibattito pubblico verte solo sui primi, mentre sono solo i secondi ad andare a picco; a questo proposito, una menzione merita l\u2019ultimo libro di\u00a0<strong>Carl Rhodes \u2013<\/strong>\u00a0<em>Capitalismo Woke\u00a0<\/em>\u2013 dedicato ad un fenomeno in espansione, quello del\u00a0<em>Wokewashing<\/em>, e cio\u00e8 l\u2019attitudine delle aziende a sostenere cause progressiste quali l\u2019ambiente (<em>greenwashing<\/em> e <em>veganwashing<\/em>), le cause LGBT (<em>pinkwashing<\/em> o <em>rainbow-washing<\/em>), l\u2019antirazzismo (<em>blackwashing<\/em>), i diritti delle donne (<em>purplewashing<\/em>), le azioni umanitarie (<em>bluewashing<\/em>), i diritti animali (<em>animal-washing<\/em>), o addirittura i temi sociali e i diritti del lavoro (<em>redwashing<\/em>): dal ricco\u00a0<em>CEO<\/em>\u00a0di\u00a0<em>BlackRock<\/em>\u00a0che tuona contro le discriminazioni allo spot di\u00a0<em>Nike<\/em>\u00a0contro il razzismo; da\u00a0<em>Gillette<\/em>\u00a0che fustiga la\u00a0<em>mascolinit\u00e0 tossica<\/em>\u00a0al sostegno di varie compagnie al referendum australiano del 2017 sul matrimonio omosessuale. Questi non sono esempi isolati: <em>\u201cFra le imprese, soprattutto quelle globali, vi \u00e8 una tendenza significativa ed osservabile a diventare woke\u201d <\/em>scrive Rhodes, tanto che <em>\u201cSecondo il New York Times il capitalismo woke \u00e8 stato il leitmotiv di Davos 2020\u201d. <\/em><\/p>\n<p>L\u2019autore \u2013 che non \u00e8 certo un conservatore di destra \u2013 ha, nei confronti di questo fenomeno, una posizione piuttosto negativa e ne sottolinea l\u2019aspetto ipocrita e strumentale volto a sviare l\u2019attenzione dalle pratiche oligarchiche e antisociali dei grandi gruppi economici: <em>\u00ab\u00c8 tempo di abbandonare l\u2019idea che le imprese, in quanto attori principalmente economici, possano in qualche modo aprire la strada politica per un mondo pi\u00f9 giusto, equo e sostenibile. Il capitalismo woke \u00e8 una strategia per mantenere lo status quo economico e politico e per sedare ogni critica. Questo libro \u00e8 un invito a opporgli resistenza e a non farsi ingannare\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>E\u2019 infatti facile vedere come fra i temi di tale impegno ci sia una <strong>forzosa selezione<\/strong> determinata dai propri interessi: non si \u00e8 ancora visto, ad esempio, le grandi aziende scendere in campo contro l\u2019elusione fiscale, dato che sono i primi a praticarla. In qualche modo, <em>Capitalismo woke<\/em> di Carl Rhodes si sposa perfettamente con la critica, che fece la giornalista e saggista Naomi Klein in <em>No Logo<\/em>, ai processi di <em>rebranding<\/em> e di <em>rebrandizzazione delle menti <\/em>da parte delle multinazionali con il fine di rifarsi una verginit\u00e0 a fini di immagini pubblicitarie e propagandistiche.<\/p>\n<p>L\u2019ideologia\u00a0<em>Woke<\/em>, secondo Rhodes, sta diventando il corrispettivo di ci\u00f2 che era il\u00a0<strong>cristianesimo<\/strong>\u00a0per la borghesia dell\u2019800 e 900: un modo per vendersi come\u00a0<em>difensori della morale<\/em>\u00a0e del bene, sviando l\u2019attenzione dalle forme sistemiche di sfruttamento che portano avanti. Dopo aver lottato contro il <em>moralismo religioso<\/em> di stampo cristiano di qualunque declinazione, ci troviamo oggi imbrigliati in una forma rigenerata di <em>moralismo laico<\/em> che nulla ha di diverso strutturalmente rispetto al primo se non nei contenuti.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"https:\/\/fazieditore.it\/spool\/i__id1074_mw1000__1x.jpg\" alt=\"Copertina del volume: Capitalismo woke\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>&#8220;Capitalismo woke. Come la moralit\u00e0 aziendale minaccia la democrazia&#8221; di Carl Rhodes<\/em><\/p>\n<p>Il <em>wokismo<\/em> \u00e8 un esempio di <em>americanizzazione culturale<\/em> in nome dell\u2019individualismo liberale della societ\u00e0 dei consumi dove tutto (corpo, idee, pensiero, identit\u00e0, linguaggio) finisce per essere frammentato oltre ad essere poi ridotto a merce o a feticcio.<\/p>\n<p><strong>Pier Paolo Pasolini<\/strong>, uno dei primi critici ante-litteram dell\u2019ideologia\u00a0<em>woke<\/em>, pochi mesi prima di essere ammazzato, aveva capito che sotto la copertura delle giuste rivendicazioni politiche delle minoranze si stava sviluppando una nichilistica distruzione di tutte le forme di vita difformi alla norma del consumismo individualistico. Cos\u00ec, a tal riguardo, scriveva sul Corriere della Sera nel 1975:<\/p>\n<p><em>\u201cTale rivoluzione capitalistica dal punto di vista antropologico pretende degli uomini privi di legami con il passato, cosa che permette loro di privilegiare, come solo atto esistenziale possibile, il consumo e la soddisfazione delle sue esigenze edonistiche. [\u2026] tale nuova realt\u00e0 ha tratti facilmente individuabili; borghesizzazione totale e totalizzante; correzione dell\u2019accettazione del consumo attraverso l\u2019alibi di un\u2019ostentata ed enfatica ansia democratica, correzione del pi\u00f9 degradato e delirante conformismo che si ricordi, attraverso l\u2019alibi di un\u2019ostentata ed enfatica esigenza di tolleranza\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Nulla di pi\u00f9 vero. Questa societ\u00e0 ha un immenso bisogno di diritti civili, che possono progredire di senso solo laddove sono accompagnati dallo sviluppo dei diritti sociali, altrimenti rimarranno diritti per pochi. Come direbbe la filosofa femminista e marxista Nancy Fraser, serve pi\u00f9 che mai una <em>ribellione del 99%<\/em> della popolazione per pensare ad un mondo di verso in nome della cura, delle relazioni, della difesa dell\u2019ambiente dalle follie delle nostre societ\u00e0 capitaliste industriali opulente odierne.<\/p>\n<p>Servono alleanze dal basso per capire l\u2019interconnessione di eventi e fenomeni perch\u00e9 non ci si salva da soli, ma serve capire quali siano i nostri interlocutori senza farci abbindolare da distrazioni di massa volte solo a canalizzare la rabbia collettiva per disperderla nel nulla, illudendoci di essere incisivi mentre i fatti di questo mondo ci ricordano che siamo sempre pi\u00f9 impotenti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>(1) Vi \u00e8 una sola pecca nel libro: un sostanziale fraintendimento di Foucault, di cui va di moda dire che \u00e8 un postmodernista scettico, relativista e celebratore di una \u201cconcezione neutra del potere\u201d. Il grande accusato \u00e8 \u201cSorvegliare e punire\u201d. Ma Foucault va letto fino agli ultimi corsi al Coll\u00e8ge de France, per capire anche le prime opere e la sua critica radicale ad ogni potere. E Neiman finisce invece per alimentare questo superficiale clich\u00e9.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Ulteriori info:<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ondarossa.info\/iniziative\/2025\/02\/capitalismo-woke\">https:\/\/www.ondarossa.info\/iniziative\/2025\/02\/capitalismo-woke\u00a0<\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.futuroprossimo.it\/2024\/06\/dal-blackwashing-al-rainbow-washing-per-le-aziende-impegno-o-facciata\/\">https:\/\/www.futuroprossimo.it\/2024\/06\/dal-blackwashing-al-rainbow-washing-per-le-aziende-impegno-o-facciata\/<\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/site.unibo.it\/canadausa\/it\/articoli\/fenomenologia-della-cancel-culture-tra-woke-capitalism-e-diritti-delle-minoranze\">https:\/\/site.unibo.it\/canadausa\/it\/articoli\/fenomenologia-della-cancel-culture-tra-woke-capitalism-e-diritti-delle-minoranze<\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.limesonline.com\/rivista\/censura-e-wokismo-uccidono-l-universita-tedesca--16365764\/\">https:\/\/www.limesonline.com\/rivista\/censura-e-wokismo-uccidono-l-universita-tedesca&#8211;16365764\/<\/a><\/p>\n<blockquote class=\"wp-embedded-content\" data-secret=\"YfPrKNe6sj\"><p><a href=\"https:\/\/www.elviejotopo.com\/topoexpress\/capitalismo-woke\/\">Capitalismo woke<\/a><\/p><\/blockquote>\n<p><iframe loading=\"lazy\" class=\"wp-embedded-content\" sandbox=\"allow-scripts\" security=\"restricted\" style=\"position: absolute; visibility: hidden;\" title=\"\u00abCapitalismo woke\u00bb \u2014 El Viejo Topo\" src=\"https:\/\/www.elviejotopo.com\/topoexpress\/capitalismo-woke\/embed\/#?secret=eXJYpPHNaP#?secret=YfPrKNe6sj\" data-secret=\"YfPrKNe6sj\" width=\"500\" height=\"282\" frameborder=\"0\" marginwidth=\"0\" marginheight=\"0\" scrolling=\"no\"><\/iframe><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.globalproject.info\/it\/in_movimento\/cannibalizzazione-e-resistenza-lecopolitica-anticapitalista-di-nancy-fraser\/25269\">https:\/\/www.globalproject.info\/it\/in_movimento\/cannibalizzazione-e-resistenza-lecopolitica-anticapitalista-di-nancy-fraser\/25269<\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.leftbrainmedia.co.uk\/post\/the-comfortable-embrace-how-the-woke-left-serves-capital\">https:\/\/www.leftbrainmedia.co.uk\/post\/the-comfortable-embrace-how-the-woke-left-serves-capital<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019ideologia woke gi\u00e0 da due anni ha perso smalto e innocenza, per diventare nelle mani delle destre l\u2019insulto ideale con cui screditare ogni lotta contro razzismo, ingiustizia, oppressione. 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