{"id":2655747,"date":"2025-11-25T10:56:35","date_gmt":"2025-11-25T10:56:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=2655747"},"modified":"2025-11-25T10:56:35","modified_gmt":"2025-11-25T10:56:35","slug":"siria-nazionicidio-senza-soluzione-di-continuita-e-le-stelle-stanno-a-guardare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2025\/11\/siria-nazionicidio-senza-soluzione-di-continuita-e-le-stelle-stanno-a-guardare\/","title":{"rendered":"Siria, nazionicidio senza soluzione di continuit\u00e0. E le stelle stanno a guardare"},"content":{"rendered":"<p><strong><em>di Fulvio Grimaldi per l&#8217;AntiDiplomatico<\/em><\/strong><\/p>\n<p><em>Al momento di marciare molti non sanno che alla loro testa marcia il nemico. La voce che li comanda \u00e8 la voce del loro nemico. E chi parla \u00e8 lui stesso il nemico. (Berthold Brecht)<\/em><\/p>\n<p>Nell\u2019aprile venne scatenata in Siria, la \u201cprimavera araba\u201d, quella con cui le potenze avevano gi\u00e0 sistemato quanto in Medioriente si opponeva alla ricolonizzazione e all\u2019espansione del sionismo. Ero da quelle parti, richiamato in Siria da una semisecolare frequentazione e dalla consapevolezza di cosa avrebbe significato uccidere questa nazione. Uno Stato cuore della Storia, cultura, liberazione araba e protagonista, con l\u2019Egitto, la Libia, lo Yemen, il Libano, Algeria e l\u2019Iraq, delle sue prospettive di giustizia sociale e autodeterminazione, avrebbe subito l\u2019intento con il quale l\u2019imperialismo intendeva riprendersi quanto una grande rivoluzione aveva sottratto al suo millennario sistema di negazione e spoliazione.<\/p>\n<p>Nella primavera del 2011, in Libia si andava compiendo la distruzione del paese africano pi\u00f9 prospero e socialmente equo, intollerabile modello politico-economico e promotore della sovranit\u00e0 e dell\u2019autodeterminazione di tutto il continente. All\u2019ufficio stampa del Ministero degli Esteri a Damasco, dove ero giunto ai primi clangori della locale \u201cprimavera araba\u201d, mi mostrarono dei video di Deraa, dove, settimane prima, erano scoppiati tumulti contro l\u2019aumento dei prezzi del carburante determinati da una prolungata siccit\u00e0. Vi si vedevano scontri tra manifestanti disarmati e una polizia che si limitava a contenere la folla e non utilizzava strumenti di repressione. Tuttavia echeggiavano spari e le immagini mostravano cecchini appostati dietro mura e alberi. Le persone che cadevano, morivano o rimanevano ferite, si trovavano in entrambi gli schieramenti. Di sequenze di questo tipo ce n\u2019erano a decine. Servivano a far dire ai compari lontani che \u201cil regime ammazzava il suo popolo\u201d. Come Gheddafi, come Milosevic.<\/p>\n<p><strong>Primavera araba, o terrorista?<\/strong><\/p>\n<p>Le autorit\u00e0 riferivano, credibilmente alla luce delle immagini e della prassi del\u00a0<em>regime change<\/em>, di provocatori che si erano inseriti nelle manifestazioni, poi scoppiate anche a Damasco, Oms e Aleppo, per offrire agli interessati nei media e nelle cancellerie occidentali, il destro per parlare di una sanguinaria repressione del \u201cdittatore Bashar el Assad\u201d. Opportunit\u00e0 lungamente vagheggiata, preparata e qui immediatamente utilizzata, come di norma per tutte le \u201cprimavere arabe\u201d, dalla Tunisia, dove prevalsero, alla Libia, dove ne imped\u00ec la disfatta l\u2019intervento degli amici di Gheddafi da lui finanziati, Sarkozy e Berlusconi, all\u2019Egitto, dove fallirono.<\/p>\n<p>Dissero nei nostri media che la dittatura non consentiva alla stampa estera di entrare nel paese e seguire gli eventi. Sentivo questo dalle tv straniere che a Damasco tutti potevano liberamente seguire, pure la RAI, sebbene esentati dal canone. Cosa di cui il corrispettivo era negato a casa nostra. Strano corto circuito della libera informazione nel mondo libero, riflettevo, mentre mi trovavo su un pullmino, accanto a un collega della\u00a0<em>Franklfurter Allgemeine\u00a0<\/em>e a una cinquantina di altri inviati di media internazionali. Eravamo diretti a OMS, nel cuore del paese.<\/p>\n<p><strong>Lo strumento jhadista<\/strong><\/p>\n<p><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.lantidiplomatico.it\/public\/mce\/Immagisrine2.jpg\" alt=\"\" width=\"600\" height=\"337\" \/><\/strong><\/p>\n<p><strong>Al Sharaa da Al Jolani<\/strong><\/p>\n<p>Ci riceve il governatore e ci spiega una situazione che, dopo una serie di episodi terroristici, con bande armate di jihadisti di Al Qaida che avevano fatto irruzione in citt\u00e0 provenendo dalla vicina Turchia, era stata riportata dalle forze dello Stato alla normalit\u00e0. Relativa, visto che, visitando poco dopo un ospedale in pieno centro, veniamo fatti bersaglio dalla strada di raffiche di mitra che, passate per le finestre, fanno buchi nelle pareti sopra le nostre teste. Evento ricorrente, commentano compassati i sanitari.<\/p>\n<p>In una grande palestra scolastica, scortato da ragazzi dell\u2019organizzazione giovanile del partito Baath (Partito Arabo del Risorgimento Socialista), incontriamo una cinquantina di cittadini di Oms, donne, uomini, ragazzi. Ci raccontano ci\u00f2 che, tradotto solo a sprazzi da un accompagnatore, si riferisce a una serie di episodi di violenza subiti da congiunti e amici. Le immagini video sono raccapriccianti: vi si vede di tutto, quanto a ferocia, brutalit\u00e0, orrore. Persone impiccate, annegate in gabbie, bruciate vive, scuoiate, accecate, buttate nei fiumi, ammanettate e bendate, dall\u2019alto del ponte, appese vive agli alberi e fatte segno di spari, soldati siriani prigionieri, stesi a terra, legati, poi fulminati a uno a uno con colpi in testa. Attorno alle vittime, festanti, gli esecutori con le bandiere nere di Al Qaida.<\/p>\n<p>La cosa pi\u00f9 tremenda \u00e8 come i video siano arrivati nelle mani di queste persone, madri, figli, amici. Glieli hanno spediti via cellulare gli stessi autori.<\/p>\n<p>Comprendendo nel bottino di Al Jolani-Al Sharaa anche qualche bomba e qualche sicario Nato, specie turco, stanno nel conto siriano di questo delegato di NATO e Israele 600.000 morti, 7 milioni di sfollati interni e 5 milioni di rifugiati in campi profughi in Turchia. Non tutti manodopera qualificata, sbolognata via Turchia nelle industrie tedesche. Il resto trattenuto a vegetare l\u00ec in cambio di 1 miliardo di euro dall\u2019UE<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.lantidiplomatico.it\/public\/mce\/Immsiragine3.jpg\" alt=\"\" width=\"600\" height=\"838\" \/><\/p>\n<p>Quello che racconto \u00e8 tutto in rete, scaricabile qui\u00a0<strong>https:\/\/fulviogrimaldi.gumroad.com\/l\/iurxx\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Da tagliagole a interlocutore istituzionale.<\/strong><\/p>\n<p>Il loro capo aveva poi rinominata Al Nusra l\u2019organizzazione storica e, infine, per togliersi ogni stigma terrorista, si era fatto leader dell\u2019opposizione rispettabile, sotto la sigla di Hay&#8217;at Tahrir al-Sham, Tuttavia sempre con in testa la corona di 10 milioni di taglia con cui gli USA, assieme a Turchia, Israele e Arabia Saudita, facevano finta di disconoscerne la paternit\u00e0. Si era dato il nome di battaglia di Abu Mohamed al Jolani. Oggi ha ricuperato il nome vero, Ahmed Al Sharaa.<\/p>\n<p>E\u2019 presidente della Siria, almeno della capitale e dintorni, almeno di quanto basta per perpetuare gli stessi orrori dei 14 anni di guerra, oggi selezionando le componenti della popolazione non gradite al jihadismo: alauiti sciti, cristiani, drusi, curdi, altre minoranze pi\u00f9 ridotte. A ottobre si contavano 9000 vittime, ora, a novembre, altre 180. Sgraditi sterminati dopo la presa del potere. Tuttora li prendono, uno per uno. Mentre Israele prosegue nelle sue annessioni a pezzi precedute da incursioni con stabilimenti di presidi militari e posti di blocco, 60 nelle ultime 10 sett6imane. \u00a0E le stelle stanno a guardare: la \u201cnuova Siria\u201d ricondotta nell\u2019alveo democratico.<\/p>\n<p>Ormai privo di taglia, ma tuttora munito di scure, il tagliagole \u00e8 stato riconosciuto e ricevuto con tutti gli onori, tappeti rossi e sorrisi, a Mosca e a Washington. Gli mancano Prevost, Mattarella e Meloni. Capiter\u00e0. Resta sul piedistallo eretto dalla massima virt\u00f9 del nostro Zeitgeist, spirito del tempo: la realpolitik.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.lantidiplomatico.it\/public\/mce\/Cattsir4ura.jpg\" alt=\"\" width=\"600\" height=\"194\" \/><\/p>\n<p>Nel dicembre del 2024 la Siria soccombe. Per il suo presidente, Bashar el Assad, raccoglitore di vastissimi consensi in tutte le consultazioni elettorali, anche quelle in guerra riconosciute corrette dagli osservatori ONU, ho potuto constatare l\u2019adesione e l\u2019amore del popolo. Da quando, nel 2000, \u00e8 succeduto al padre, Hafez, sono state innumerevoli le manifestazioni di sostegno, intensificate nei momenti di pressioni estere, che ho visto percorrere il paese nel corso di anni segnati da uno sviluppo impetuoso, non impedito dalle solite pesanti sanzioni.<\/p>\n<p>Non hanno lasciato traccia nella coscienza della popolazion le manipolazioni propagandistiche sciorinate da aggressori e complici che, peraltro, mai avrebbero notato qualcosa di anormale nella \u201cdemocratica opposizione ad Assad\u201d. Era destinata al pubblico occidentale la giustificazione di questa ennesima operazione coloniale, affidata al peggiore dei mercenariati imperiali, con l\u2019invenzione di una successione di nefandezze: come i gas utilizzati contro oppositori a East Ghouta, mai poi riscontrati dalla relativa Agenzia ONU, o la testimonianza di un transfuga, \u201cCaesar\u201d, su esecuzioni di massa nelle carceri siriane (foto di cadaveri che poi risultarono di militari siriani caduti in battaglia).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.lantidiplomatico.it\/public\/mce\/sir5.jpg\" alt=\"\" width=\"600\" height=\"337\" \/><\/p>\n<p><strong>Bashar el Assad<\/strong><\/p>\n<p><strong>Non bastava la guerra<\/strong><\/p>\n<p>Il nazionicidio della Siria si compie nell\u2019inverno del 2024. Un paese, che, aggredito nel 2011, dal 2015 aveva potuto valersi del sostegno militare della Russia, si \u00e8 ritrovato improvvisamente abbandonato, al colmo di una crisi economica resa catastrofica, pi\u00f9 che dalle distruzioni belliche, dal sequestro che gli occupanti USA avevano imposto dei territori nel nord-est. Territori occupati dalle truppe americane anche grazie al sostegno di un collaborazionismo curdo, molto magnificato dalle sinistre in Occidente. Forze curde, di un enclave che pure aveva goduto, come ogni minoranza, degli stessi diritti di tutti i cittadini siriani, collegate al PKK in Turchia, approfittarono del loro sponsor a stelle e strisce per espandere la presa su terre e citt\u00e0 arabe. Ne occuparono le strutture pubbliche, ne cacciarono gli abitanti. Il nord-est era la regione da cui provenivano il petrolio e i prodotti agricoli necessari alla vita della popolazione e al funzionamento dell\u2019economia. Da l\u00ec il governo traeva i mezzi per mantenere in piedi l\u2019esercito. Che, in assenza, privato della paga e di ogni sostentamento, senza pi\u00f9 l\u2019appoggio aereo di Mosca, provato e decimato da 14 anni di combattimenti, non poteva che sfaldarsi.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.lantidiplomatico.it\/public\/mce\/sira%20(1).jpg\" alt=\"\" width=\"600\" height=\"358\" \/><\/p>\n<p>A compiere l\u2019opera di distruzione del paese venne, nel febbraio del 2023, un terremoto che devast\u00f2 gran parte della regione centro-settentrionale. Una Siria che, nelle guerre arabo-israeliane, era stata l\u2019avversario pi\u00f9 combattivo e temuto dello Stato sionista, si ritrovava, gi\u00e0 minata nella tenuta umana e nella funzionalit\u00e0 delle infrastrutture, dei trasporti, dei rifornimenti, saccheggiata dalle sanzioni USA e UE, impoverita dalla rapina delle sue materie prime. Il tutto aggravato dalla mancanza di soccorsi che di solito la \u201ccomunit\u00e0 internazionale\u201d riserva alle vittime di simili tragedie. I governi europei e quello turco (salvo nelle zone sotto controllo suo e del terrorismo islamista) rifiutarono ogni aiuto.<\/p>\n<p>Se si tiene conto del quadro geopolitico segnato dal ritiro dei russi dalla contesa, e di chi costituiva il fronte avverso alla sopravvivenza della Siria, sulla quale la triplice Turchia-Israele-curdi nutriva annosi appetiti territoriali, o integralisti religiosi (wahabiti), l\u2019esito, dopo 14 anni di resistenza, non poteva che essere scontato. Il terrorismo jihadista, guidato dai qaedisti Al Baghdadi e Al Jolani, finanziato da sauditi e qatarioti, addestrato in Giordania e Turchia dai marines, integrato da quadri militari turchi, si era insediato al confine con la Turchia, nella provincia di Idlib. Qui per anni aveva gestito, sotto supervisione politico-militare turca, una milizia fondamentalista islamica, governando tutte le funzioni e gli affari di un para-Stato a detrimento della popolazione siriana di oltre venti milioni, espropriata di diritti e attivit\u00e0. Comunit\u00e0 autoctona che ogni tanto si ribellava e veniva duramente repressa.<\/p>\n<p>L\u2019operazione, parte il 24 novembre e si assicura la presa quasi immediata di Aleppo, prodigio archeologico e culturale del paese, da sempre sognata dai turchi capitale di una sua nuova regione. E\u2019 coronata a Natale dall\u2019insediamento a Damasco del nuovo potere battezzato nell\u2019oceano di lacrime e sangue fatti versare a 20 milioni di siriani. Una successione quasi incredibile di eventi, ma la cui origine, causa e dinamica, sono spiegati dai vari interventi di attori esterni. Abbiamo gi\u00e0 detto della continuit\u00e0 del terrorismo jihadista dal tempo dell\u2019aggressione criminale NATO, da noi eufemizzata in \u201cguerra civile\u201d, a quello della \u201cliberazione dalla dittatura di Assad\u201d e dell\u2019instaurazione della \u201cdemocrazia\u201d.<\/p>\n<p><strong>Parola d\u2019ordine, disunire ci\u00f2 che unisce<\/strong><\/p>\n<p>Il progetto, affidato alla brutalit\u00e0 di contractors subumani che conosce l\u2019eguale storico soltanto in quanto oggi si va compiendo su Gaza, ha il compimento strategico, ma probabilmente non politico, n\u00e9 geografico, con la spartizione della Siria tra Israele, Turchia, curdi e un ridotto jihadista a Damasco, finora tollerato a fini di proiezione dell\u2019illusione di uno Stato rimesso in sesto nominalmente democratico. Tanto per far capire che l\u2019esito definitivo non \u00e8 quello di un Israele che, fin da quando curava i jihadisti feriti nelle sue cliniche del Golan, considerava questo terrorismo il mezzo, non il fine. Il che spiega i suoi bombardamenti, \u201cdi avvertimento\u201d, sui palazzi del neoregime a Damasco, l\u2019avanzata delle truppe israeliane dalle falde del Golan, altura fondamentale per il controllo di Libano e Siria rubata alla Siria fin dal 1967, e l\u2019occupazione della regione di Sweida, a sud. Il pretesto era quello della difesa dei drusi, alleati anche nella Palestina occupata, contro presunti abusi di beduini sunniti protetti dal nuovo regime.<\/p>\n<p>Dal versante nord, l\u2019appropriazione della storicamente ambita Aleppo, gioiello di un passato arabo da turchizzare, e di tutta l\u2019area fino al la centrale Oms, si inserisce in un neoimperialismo ottomano che si estende dall\u2019Asia Centrale e Occidentale al Nordafrica e abbraccia tutto il Mediterraneo orientale. La convivenza di due poteri senza scrupoli di diritto internazionale e dell\u2019altrui sovranit\u00e0, espansioniste nella stessa area statale, succede alla connivenza e alla cointeressenza alla distruzione del caposaldo della forza e della dignit\u00e0 araba, ma resta fragile alla luce dei caratteri egemonici che caratterizzano le ambizioni delle due entit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>La fetta curda<\/strong><\/p>\n<p><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.lantidiplomatico.it\/public\/mce\/Csir7attura.jpg\" alt=\"\" width=\"600\" height=\"263\" \/><\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><strong>Area storica curda in Siria \u2013\u00a0 area appropriata oggi<\/strong><\/p>\n<p>Al momento l\u2019attrito maggiore, nella pausa dello scontro tra filo-israeliani e i gangster di Al Sharaa, \u00e8 quello tra Damasco e la nuova realt\u00e0 fattasi largo sotto protezione statunitense nel nord-est della Siria. I curdi, usciti grazie a quella tutela, interessata a minare alla base l\u2019unit\u00e0 pluralista e inclusiva della Siria, dalla loro area nell\u2019estremo nord-est, al confine con il Kurdistan iracheno, si sono appropriati di una vasta area comprendente le maggiori risorse minerarie e agricole siriane. La stessa che ospita le basi e 2.500 militari USA. Una regione che va da Afrin, sul confine turco, alla capitale Raqqa e a Deir Ezzor, gi\u00e0 sottratte all\u2019ISIS (pi\u00f9 dai bombardamenti USA, per la verit\u00e0, che dai combattenti delle sedicenti Forze Democratiche Siriane. In effetto integralmente curde).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.lantidiplomatico.it\/public\/mce\/Immaginsir8e6.jpg\" alt=\"\" width=\"600\" height=\"287\" \/><\/p>\n<p><strong>Manifestazione curda in Siria con bandiere israeliane<\/strong><\/p>\n<p>Con riferimento all\u2019annoso conflitto interno tra secessionisti (o autonomisti) curdi e Ankara, la presenza curda in larga parte della Siria risulta ad Ankara altrettanto intollerabile quanto quella su suolo turco. Intolleranza che si esprime in occasionali attacchi armati e bombardamenti turchi, ma che resta contenuta dalla protezione americana e israeliana di cui questa minoranza gode.<\/p>\n<p><strong>La mia Siria<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.lantidiplomatico.it\/public\/mce\/Immaginsiytr9e7.jpg\" alt=\"\" width=\"600\" height=\"530\" \/><\/p>\n<p>Arrivai in Siria, subito dopo essere stato espulso da Israele, alla fine della Guerra dei Sei Giorni, giugno 1967. Con Iraq, Egitto di Nasser e. pro tempore, di Sadat, Libia, Libano, la Siria era l\u2019insuperabile e, dal punto di vista israeliano, il pi\u00f9 vicino e tosto, intralcio all\u2019eliminazione della Palestina e alla espansione verso il Grande Israele. Era, questo, il cuore della grandezza storica e moderna araba.<\/p>\n<p>A partire da Palmira, il gioiello urbano dalla triplice tradizione<strong>,<\/strong>\u00a0aramaica, fenicia, greca e romana, devastato dai mercenari NATO dell\u2019ISIS nel solco della necessit\u00e0 imperiale di annientare qualsiasi segno di identit\u00e0. Fu Al Jolani a fra trucidare Khaled al Asad, il direttore del sito, martire per non aver voluto rivelare dove erano stati custoditi i reperti pi\u00f9 preziosi. Insieme a Omar al Khayyam, la grande moschea degli Omayyadi, il souq (mercato) di Al-Hamidiyah che al tempio conduce come una freccia, un lungo viale dai mille colori e suoni, costellato di botteghe che odorano di Medioevo. Vi ho comprato tutte le mie kefieh. E poi tante antiche citt\u00e0 e castelli storici, come\u00a0Bosra,\u00a0Palmira,\u00a0Aleppo,\u00a0Krak des Chevaliers\u00a0e\u00a0Qal?at Salah al-Din, Patrimonio dell\u2019Umanit\u00e0 per l\u2019UNESCO.<\/p>\n<p>Il tutto popolato da una gente, in maggioranza giovane e istruita, consapevole della sua storia e identit\u00e0 nazionale e araba, formata da un\u2019istruzione assicurata a tutti e garantita da una sanit\u00e0 di altissimo livello, pure gratuita. Giovani dei due generi che non differivano da quelli che potevi incontrare a Londra o Amsterdam, comprensivi di tutte le componenti confessionali ed etniche di un paese mosaico da millenni.<\/p>\n<p>Ebbi la fortuna di intervistare N?r al-D?n al-At?s?, da poco presidente della Siria, cui succedette nel 1970 Hafez el Assad, entrambi esponenti della rivoluzione nazionale e socialista del Baath, l\u2019organizzazione fondata da Michel Aflak. Un intellettuale cristiano \u00a0che aveva studiato alla Sorbona e il cui partito divenne protagonista della liberazione dal dominio francese e della conquista dell\u2019indipendenza nel 1946. Si fece poi \u00a0garante anche della libert\u00e0 del Libano contro le incursioni israeliane e le rivendicazioni dell\u2019antico padrone coloniale francese.<\/p>\n<p>La vendetta contro quella rivoluzione \u00e8 stata perseguita incessantemente dai colonialismi europei, sionisti e statunitensi, fino all\u2019epilogo consumatosi nell\u2019inverno del 2024. Il racconto che al-At?s? mi fece della Siria e che cosa volesse che diventasse la sua societ\u00e0, una volta liberatasi dell\u2019onere di dover contenere l\u2019infezione neocoloniale e sionista, assomigliava a quanto da noi ci si riprometteva che fossimo al momento della liberazione dal nazifascismo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2><strong>La Siria prima di Al Sharaa, prima della Shar\u00eca, prima del velo.<\/strong><\/h2>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><strong>Siria e Israele destini paralleli e contrari<\/strong><\/p>\n<p>Si potr\u00e0 individuare un equilibrio tra passo e contrappasso, confrontando il suicidio israeliano con il nazionicidio della Siria. Da un lato l\u2019avventura militare risoltasi in genocidio senza vittoria e con la perdita secca in termini umani (suicidi, diserzioni, rifiuti, migrazione al contrario), economici (i costi della guerra, la perdita di quadri professionali, la scomparsa di investimenti esteri), di credibilit\u00e0 e legittimazione. Ma \u00e8 nel destino di uno Stato, nato, cresciuto e morituro fuorilegge, compiere la missione che s\u2019\u00e8 dato: oggi, avendoli definiti terroristi, lo Stato fuorilegge decreta che i suoi prigionieri, combattenti della libert\u00e0, attualmente 10mila nelle carceri della tortura verificata, debbano essere condannati a morte. Dopo Marzabotto, le Fosse Ardeatine. E in Cisgiordania il genocidio strisciante va assumendo i caratteri totali di Gaza. Uno Stato deciso a non morire da solo.<\/p>\n<p>E le stelle stanno a guardare.<\/p>\n<p>Dall\u2019altro lato, l\u2019annichilimento di una realt\u00e0 identitaria, culturale, di comunit\u00e0 sovranazionale, di valore strategico regionale e ben oltre, segnata dal felice sposalizio di antico e moderno, laicit\u00e0, pluralismo, fiducia nell\u2019uomo. Chi ci rimette, ma in misura rimediabile, sono i giusti. Chi di pi\u00f9, gli ingiusti. Perch\u00e9 i giusti, come hanno sempre prevalso sull\u2019oscurit\u00e0, prevarranno anche stavolta. I fascismi, sotto qualsiasi forma si propongono, alla fine soccombono. Tempo al tempo. Ma la Storia sta dalla parte dell\u2019umanit\u00e0.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.lantidiplomatico.it\/public\/mce\/Immaginsir11e9.jpg\" alt=\"\" width=\"600\" height=\"352\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Fulvio Grimaldi per l&#8217;AntiDiplomatico Al momento di marciare molti non sanno che alla loro testa marcia il nemico. La voce che li comanda \u00e8 la voce del loro nemico. E chi parla \u00e8 lui stesso il nemico. 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