{"id":2652428,"date":"2025-11-14T11:10:50","date_gmt":"2025-11-14T11:10:50","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=2652428"},"modified":"2025-11-14T11:11:59","modified_gmt":"2025-11-14T11:11:59","slug":"qualche-appunto-su-gandhi-ad-auschwitz","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2025\/11\/qualche-appunto-su-gandhi-ad-auschwitz\/","title":{"rendered":"Qualche appunto su &#8220;Gandhi ad Auschwitz&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-weight: 400;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-2652442 alignright\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/9791281546844_0_0_536_0_75-206x300.jpg\" alt=\"\" width=\"206\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/9791281546844_0_0_536_0_75-206x300.jpg 206w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/9791281546844_0_0_536_0_75.jpg 536w\" sizes=\"auto, (max-width: 206px) 100vw, 206px\" \/>Il libro di Antonio Minaldi (uno dei leader storici del Movimento studentesco a Palermo egli anni Settanta) \u00e8, com\u2019egli stesso dice. il frutto di un percorso che l\u2019ha portato dall\u2019idea che la violenza fosse accettabile ad un suo rifiuto. La sua \u2018trasformazione\u2019 mi pare bella, coraggiosa, onesta, totalmente apprezzabile. Vorrei evidenziarne alcuni passaggi che condivido e poi anche altri che mi risultano problematici.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>Passaggi notevoli\u00a0<\/b><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Nel libro trovo alcuni principi-cardini della nonviolenza.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Innanzitutto trovo molto opportuno inserire la trattazione della nonviolenza quale modalit\u00e0 di relazione fra gli esseri umani nel quadro pi\u00f9 complessivo delle \u00abquattro forme di dominio, dell\u2019umanit\u00e0 sulla natura e sugli animali, e poi all\u2019interno stesso del consesso umano, dell\u2019uomo sulla donna e sull\u2019uomo stesso\u00bb [25].<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Altrettanto opportuni i chiarimenti tendenti ad evitare delle rappresentazioni parossistiche se non caricaturali della nonviolenza: \u00abcredo che anche il militante nonviolento non possa non accettare (per esempio) il principio del diritto alla \u201clegittima difesa\u201d [29-30]\u00bb. O sulla stessa tematica: \u00abQuando ogni ragionevole limite di sicurezza e di integrit\u00e0 personale e collettiva viene messo in discussione, la scelta non pu\u00f2 che riferirsi a se stessi o al proprio gruppo di appartenenza, ma non pu\u00f2 costituire motivo di giudizio negativo nei confronti di quanti dovessero adottare, nell\u2019esercizio del legittimo diritto di resistenza, modalit\u00e0 di lotta e di difesa che prevedono un qualche esercizio della forza (anche armata), purch\u00e9 quest\u2019ultimo sia messo in atto in comprovate\u00a0 condizioni di stretta necessit\u00e0 e secondo un criterio di minimizzazione del danno\u00bb [30-31]).<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>Tasselli mancanti<\/b><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Sarei stato altrettanto lieto di trovare altre precisazioni che, se non mi sono sfuggite, mancano.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Innanzitutto non mi \u00e8 chiaro in cosa, secondo lui, consista, concretamente, la nonviolenza. Se non sbaglio, non ne viene data una definizione. Indicativo mi sembra il fatto che non si faccia mai riferimento a pratiche concrete di nonviolenza: oltre al caso ipotetico di un Gandhi \u00abche si stende sui binari per fermare i treni che portano gli ebrei verso il campo di sterminio\u00bb [20], e su cui sono spese parole di nuovo per me condivisibili &#8211; cio\u00e8 \u00abGandhi (o chi per lui, posto che abbia la stessa visibilit\u00e0), che si immola di fronte alla barbarie nazista, sarebbe diventato un monito etico dal valore universale e caratterizzato da una estrema potenza evocativa da consegnare come fulgido esempio ai tempi futuri e alle future generazioni\u00bb [28] &#8211; viene citato solo, e una sola volta, il \u00abparadigma della disubbidienza civile, come \u201carma disarmata\u201d, che diviene il dato che materializza ogni lotta di resistenza e di opposizione e che prende il posto di qualunque tentazione violenta o armata\u00bb).\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Effettivamente, se ci si ferma a questo, se la teoria (e la pratica) della nonviolenza fosse tutta qui \u2013 nessun riferimento alla \u2018curvatura\u2019 dell\u2019<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">ahimsa<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">, che \u00e8 astensione dall\u2019offendere, nella direzione del <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">satyagraha<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">,<\/span> <span style=\"font-weight: 400;\">che \u00e8 la \u201cforza della verit\u00e0\u201d (verit\u00e0 intesa come <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">volta all\u2019ascolto<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> e <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">riguardosa<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> anche della parte con cui si confligge), l\u2019impressione di restare ancora troppo alla superficie, al piano generale che tende a diventare generico, sarebbe davvero invincibile. Ci si potrebbe chiedere \u2013 naturalmente con tutto il sincero rispetto possibile e immaginabile nei confronti dell\u2019autore, di cui \u00e8 preziosa la testimonianza di entusiasmo per la scoperta della nonviolenza \u2013 se il libro non avrebbe guadagnato in chiarezza e condivisibilit\u00e0 se fosse stato edito dopo un pi\u00f9 lungo e meditato periodo di maturazione.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>Un caso cruciale: Israele vs. Palestina<\/b><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">L\u2019impostazione data da Minaldi alla pi\u00f9 volte richiamata questione, tragica e attuale, \u201cIsraele-Palestina\u201d rispetto a quella \u2018normalmente\u2019 filopalestinese <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">tout court<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">, costituisce forse una buona cartina di tornasole per vedere quanto essa si distingua dal pensiero non-nonviolento. Sostanzialmente, mi pare, le sue pagine obiettano a chi approva il ricorso alle armi da parte di Hamas che la nonviolenza \u2018conviene\u2019: \u00abd\u2019altra parte va considerato che l\u2019altra sola possibile via che porta alla sconfitta dell\u2019aggressore \u00e8 quella di tipo militare. Una possibilit\u00e0 che si presenta comunque fattualmente difficile, visto che in genere l\u2019oppressore e dominante \u00e8 anche colui che \u00e8 militarmente pi\u00f9 forte. Ma poi soprattutto perch\u00e9 la sconfitta della violenza armata attraverso le armi, per la sua stessa intrinseca contraddittoriet\u00e0, quasi mai produce in termini di pace, i frutti sperati\u00bb (p. 43).<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">\u00c8 una obiezione non di poco rilievo, ma avrebbe bisogno di una indispensabile esplicitazione delle possibili dinamiche concrete dell\u2019alternativa alla reazione militare.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Se tali esplicitazioni non si offrono, mi pare che si presti il fianco a un\u2019obiezione che circola insistentemente: \u201cConcretamente, alla luce della nonviolenza, cosa possono <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">fare<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> i palestinesi?\u201d.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Per non risultare anch\u2019io elusivo mi corre l\u2019obbligo di accennare \u2013 sia pur rapidamente \u2013 alla risposta che darei alla citata domanda: i palestinesi possono <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">rendere chiaro<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> all\u2019avversario il fatto di <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">voler<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> essere disarmati (senza combattere neanche con le pietre). E <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">rendere chiaro<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> ci\u00f2 significa impegnarsi nel mostrare senza possibilit\u00e0 di equivoco che si ha fermo rispetto e anzi, meglio, riguardo per lui; che la propria rinuncia all\u2019uso della violenza \u00e8 dettata non da paura o da impotenza o da tattica dovuta alla situazione di inferiorit\u00e0 in cui ci si trova, bens\u00ec da precisa <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">scelta<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">, dunque dal coraggio di non volere fargli alcun male, n\u00e9 sul piano fisico n\u00e9 su quello verbale n\u00e9 su quello psicologico, e di ricercare il suo ascolto e il dialogo con lui, e di essere <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">fermamente<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> disposti a soffrire anche unilateralmente per questo. \u00c8 qui che l\u2019<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">ahimsa<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> si fa <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">satyagraha<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">. E<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\"> questo<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">, anche tra i palestinesi, a livello di massa, non \u00e8 stato quasi mai attuato: piuttosto, tra loro, \u00e8 stata realizzata una tendenziale assenza di violenza per inferiorit\u00e0 di forze o una violenza \u2018a bassa intensit\u00e0\u2019 del tutto inefficace sul piano concreto nella prima <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">intifada<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> che aveva solo valore simbolico di (dignitosissimo) coraggio (nel senso ordinario del termine) e di non accettazione dell\u2019oppressione, ma non di coraggio nonviolento. \u00c8 stata purtroppo attuata anche una violenza (quella che chiamiamo terroristica) contro i civili, uguale e contraria ancorch\u00e9 di proporzioni moltissimo differenti, a quella di Israele (che va chiamata un terrorismo allo stesso modo terroristica, ancorch\u00e9 si tratti \u2013 e questa \u00e8 un\u2019aggravante \u2013 di terrorismo di Stato). Invece, \u00e8 la comunicazione, in parole, comportamenti e atteggiamenti, della <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">scelta<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> che rassicura l\u2019avversario che non ha, n\u00e9 avr\u00e0, alcun motivo di ricorrere alla violenza, a disarmarlo per sua stessa persuasione (e a ottenere il favore di tutta l\u2019opinione pubblica internazionale). La nonviolenza \u00e8 una teoria della comunicazione, \u00e8 un\u2019arte della buona comunicazione, del creare comunit\u00e0 \u2013 anche quando confligge. \u00c8 solo a questo punto, e in quest\u2019ottica, che, nel caso che l\u2019avversario intendesse ricorrere alla violenza \u2013 ormai non pi\u00f9 per difendersi dal contrattacco (violento) dei palestinesi (che a loro volta si stanno difendendo) ma per imporre il suo dominio (occupazione, imposizione di leggi etc.) \u2013 che entra in azione la disobbedienza civile e, ancor prima, la noncollaborazione ed altre forme di lotta, sempre rispettose, riguardose, coraggiose, che la storia della nonviolenza fa conoscere (per es., ma non solo, ad opera di Gene Sharp) e che la creativit\u00e0 permette di incrementare ulteriormente.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Senza queste esemplificazioni concrete il discorso di Minaldi rischia di restare tutto interno al paradigma \u201cdicotomico\u201d (troppo incidentalmente problematizzato qua e l\u00e0 nel testo). Mi limito ad una citazione, in cui peraltro \u00e8 utilizzato pienamente il linguaggio bellico (che metto in corsivo): \u00abSe dunque io voglio formulare giudizi che riguardino il presente e non solo fatti passati in giudicato dalla storia, in modo che il mio dire abbia valore non solo valutativo, ma anche performativo, io devo necessariamente <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">trascendere la flemma dello storico e prendere partito<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">. Per tornare ai nostri esempi, se \u201cIl nazismo <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">\u00e8 stato<\/span><\/i> <i><span style=\"font-weight: 400;\">sconfitto<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d, si d\u00e0 invece il caso che \u201cIsraele <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">deve essere<\/span><\/i> <i><span style=\"font-weight: 400;\">sconfitto<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d. <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Questa circostanza mi impone il dovere di schierarmi, secondo quello che mi detta la mia coscienza e l\u2019insieme delle opinioni che ho maturato rispetto alla vicenda in corso<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">. Un dovere che si presenta come non facile (ma che \u00e8 comunque necessario), per chi ha fatto della nonviolenza una scelta etica ed esistenziale, specialmente in una situazione in cui vi \u00e8 un confronto tra forze armate. Uno scontro tra l\u2019uso illegittimo della forza perpetrato da parte dell\u2019aggressore, portatore di morte e di distruzione, e l\u2019uso della forza da parte di chi reagisce ad un atto di imperio, che, come abbiamo visto, deve essere considerato legittimo anche da parte di chi \u00e8 schierato, in senso etico e in linea di principio, contro l\u2019uso della violenza. Una necessaria presa d\u2019atto della possibilit\u00e0 di usare la forza lasciata alla scelta di chi subisce, in nome della legittima difesa e del diritto di resistenza. In queste circostanze di confronto estremo non si pu\u00f2 eludere la questione dei mezzi necessari (purch\u00e9 pur sempre leciti) per giungere, in nome del bene e della giustizia, ad una conclusione positiva, a cui si pu\u00f2 pervenire solo con la <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">sconfitta chiara e definitiva<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> dell\u2019aggressore\u00bb [41-42]. Ho riportato con ampiezza le parole di Minaldi per evidenziare come, a mio parere, resti forte una visione dicotomica del mondo e orientata non alla soluzione quanto pi\u00f9 possibile condivisa del conflitto ma alla sconfitta dell\u2019Altro: una parte ha ragione e deve vincere, l\u2019altra ha torto e deve perdere; l\u2019alternativa presupposta \u00e8 tra \u00abla flemma dello storico\u00bb (= equidistanza) e il \u00abprendere partito\u00bb, senza che sembri possibile altra strada: l\u2019equivicinanza \u2013 categoria pratica particolarmente appropriata alle Terze parti (quali noi, non palestinesi e non abitanti in Palestina, siamo) \u2013 \u00e8 ignorata.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>La vicenda del Sudafrica<\/b><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Dei processi attuati dal Sudafrica di Mandela (e Tutu), nella transizione dall\u2019apartheid alla vita successiva, l\u2019autore offre una rappresentazione che non mi sembra condivisibile. Infatti non mi risulta che la \u201cCommissione per la verit\u00e0 e la riconciliazione\u00a3 (che Minaldi non nomina neppure) avesse come scopo il \u00abbiasimo collettivo\u00bb [45] come colpa da espiare: questo sarebbe un concetto (socialmente) penale e non riparativo. La Commissione mirava, piuttosto, alla narrazione delle \u201cverit\u00e0\u201d (=dei punti di vista, delle interpretazioni) dei carnefici e soprattutto delle vittime, <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">per <\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">le vittime: il riconoscimento e l\u2019assunzione di responsabilit\u00e0 dei crimini commessi \u2013 <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">dall\u2019una e dall\u2019altra parte<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> in conflitto. Sono stati questi fattori a permettere la riconciliazione.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>La gestione dei sentimenti<\/b><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">A proposito di ci\u00f2 che si prova nei confronti dell\u2019avversario \u2013 e del linguaggio conseguente che si adotta, spesso di odio \u2013 l\u2019autore scrive: \u00abUn sentimento si prova e basta. Chiedersi se sia giusto o lecito provarlo non ha alcun senso. Chiedersi poi se sia ammissibile manifestarlo pubblicamente \u00e8 cosa che mette in gioco un numero talmente alto di variabili che non credo sia possibile, e forse neppure utile, arrivare a stabilire delle regole generali\u00bb [48]. Mi chiedo se sia costretti a scegliere fra due sole possibilit\u00e0: giudicare i sentimenti (dunque stabilire se sia giusto o meno provarli) oppure lasciarli manifestare pubblicamente, quali che siano (cio\u00e8 anche se sono di carattere distruttivo). Non esiste forse una terza possibilit\u00e0, che \u00e8 la via della nonviolenza, consistente nel prendere atto dei propri sentimenti ed educarsi incanalarli in direzione costruttiva? Che io avverta \u201caggressivit\u00e0\u201d nei confronti di un essere che minacci me o persone o oggetti a me cari \u00e8 fisiologico, inevitabile, funzionale alla mia sopravvivenza: trasformare questa \u201caggressivit\u00e0\u201d psicologica in aggressione, in violenza o in opposizione ferma e coraggiosa, riguardosa, nonviolenta, questo invece appartiene alla sfera delle opzioni culturali.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>La nonviolenza \u00e8 una \u201cscienza\u201d<\/b><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Mi auguro, in conclusione, che questo libro-testimonianza segni l\u2019inizio \u2013 e non la conclusione \u2013 di un percorso. La nonviolenza \u00e8 una scienza (sociale), su cui ormai esistono molti libri di studiosi che ne hanno analizzato le pratiche e organizzato la teoria. Una delle pi\u00f9 apprezzate esponenti di questa prospettiva \u00e8 Pat Patfoort che non a caso, nel suo <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Costruire la nonviolenza<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> (La Meridiana,\u00a0 Molfetta 1992, 47)<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">,<\/span><\/i> <i><span style=\"font-weight: 400;\">\u00a0<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">ha messo bene in luce un atteggiamento, purtroppo, diffuso: le persone possono tranquillamente dire una frase come \u00abnon ho mai studiato il greco o l\u2019informatica, perci\u00f2 non so niente di greco e di informatica; non ho mai studiato la nonviolenza ma credo di essere nonviolento\u00bb.<\/span><\/p>\n<h5 style=\"text-align: right;\">Andrea Cozzo<\/h5>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il libro di Antonio Minaldi (uno dei leader storici del Movimento studentesco a Palermo egli anni Settanta) \u00e8, com\u2019egli stesso dice. il frutto di un percorso che l\u2019ha portato dall\u2019idea che la violenza fosse accettabile ad un suo rifiuto. 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