{"id":2649719,"date":"2025-11-03T20:33:31","date_gmt":"2025-11-03T20:33:31","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=2649719"},"modified":"2025-11-03T20:36:27","modified_gmt":"2025-11-03T20:36:27","slug":"xvii-festival-del-cinema-dei-diritti-umani-di-napoli-terre-promesse-terre-rubate-popoli-senza-pace","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2025\/11\/xvii-festival-del-cinema-dei-diritti-umani-di-napoli-terre-promesse-terre-rubate-popoli-senza-pace\/","title":{"rendered":"XVII Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli: Terre promesse, Terre rubate, Popoli senza Pace"},"content":{"rendered":"<h4>Marted\u00ec 11 novembre inizia il XVII Festival \u2013 curdi, saharawi e palestinesi, popoli perseguitati, ci indicano la strada della pace.<\/h4>\n<p><em><strong>Vent\u2019anni dopo<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Quest\u2019anno compie 20 anni l\u2019idea che ponemmo alla base del nostro Festival, ma nonostante gli sconvolgimenti a cui abbiamo assistito in tutto questo tempo, la nostra filosofia esistenziale non cambia ed \u00e8 riconducibile ad una breve affermazione:\u00a0<strong style=\"font-style: inherit;\">guardando agli ultimi della terra, impareremo a riconoscere gli errori di cui \u00e8 capace l\u2019umanit\u00e0 e a sopravvivere ad essi<\/strong>. Proveremo a dirlo con altre parole.<\/p>\n<p>La speranza che le future generazioni potranno vivere in un mondo pacificato non \u00e8 un\u2019utopia, ma qualcosa che la realt\u00e0 gi\u00e0 ci mostra e che ci ostiniamo a non vedere. Per questo \u00e8 necessario trovare spazi e tempi in cui si possa riflettere, insieme, sul mondo che ci circonda e sugli orizzonti verso cui procediamo e, se possibile, correggere la rotta finch\u00e9 si \u00e8 in tempo. Questa, in sintesi, \u00e8 la \u201cmissione\u201d del nostro Festival:\u00a0<strong style=\"font-style: inherit;\">offrire strumenti di conoscenza, dialogo e cambiamento per apprendere a convivere pacificamente, salvare il pianeta e adottare le regole di uno sviluppo che sia umano e non solo economico e produttivo.<\/strong><\/p>\n<p><em><strong>\u201cTerre promesse, Terre rubate, Popoli senza Pace\u201d<\/strong><\/em><\/p>\n<p>La XVII edizione del Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli cade nell\u2019anno 2025, caratterizzato da guerre e massacri programmati da molto tempo e dalla crisi profonda del Diritto Internazionale, del Multilateralismo, del sogno di Pace universale e dell\u2019Organizzazione delle Nazioni Unite, che fu costituita nel 1948 per dire basta all\u2019orrore della guerra, alle armi nucleari, agli stermini di massa e ai genocidi. Come si pu\u00f2 constatare, nel breve volgere di 3 anni \u00e8 stata quasi cancellata la lezione del Novecento e del Secondo Conflitto Mondiale, facendo rivivere nuovi nazionalismi, suprematismi, colonialismi e \u201csoluzioni definitive\u201d che dovrebbero assicurare il trionfo di alcuni governi (armati) a spese di altri popoli meno attrezzati militarmente e politicamente. Tutto questo \u00e8 avvenuto apparentemente in un baleno, ma a guardar bene ogni mossa \u00e8 stata programmata con dovizia di particolari e lungimiranza da chi non ha mai smesso di fare la guerra per assicurarsi il potere globale. Riproporre a distanza di 80 anni un progetto egemonico pu\u00f2 sembrare assurdo, ma non per questo meno foriero di pericoli imminenti e futuri.<\/p>\n<p>La comunit\u00e0 mondiale \u00e8 ancora scossa dal rilancio del progetto di Grande America (Make American Great Again), stavolta a spese delle economie europee e cinese, per far fronte allo sfondamento senza precedenti del debito pubblico del gigante americano e alla crisi del dollaro, a cui tutto il mondo ha sempre guardato come ad una nuova base aurea. Per sostenere questa idea, gli USA minacciano di intervenire militarmente in alcuni degli scenari pi\u00f9 critici del pianeta, immaginando persino un controllo interstellare, realizzato con migliaia di satelliti che ronzano attorno alla terra come stelle di un firmamento privato, ma tutti questi roboanti annunci hanno qualcosa di paradossale e sembrano sancire, implacabilmente, la fine del ruolo guida dell\u2019Occidente capitalista.<\/p>\n<p>A tali strategie, ispirate dal collasso di un modello di sviluppo ormai non pi\u00f9 sostenibile, si accompagnano dolorosi colpi di coda, come il genocidio degli israeliani nei confronti del popolo palestinese, eternamente accusato di terrorismo, i rigurgiti nazionalisti dei russi in Ucraina, sapientemente stimolati dalle manovre Nato, e i paradossi di violenza istituzionale, dall\u2019Argentina all\u2019Iran, dall\u2019Afghanistan alla Turchia, dall\u2019Africa centrale alla subsahariana, dal Corno d\u2019Africa al Congo e persino alcuni nella inerte Comunit\u00e0 Europea. Oltre 40 conflitti presenti in tutto il mondo sono il risultato di trenta anni di dominio incontrastato dell\u2019economia liberista che oggi si ripiega su s\u00e9 stessa.<\/p>\n<p><strong>In questo scenario disegnato dalla crisi dell\u2019Occidente, il nostro Festival prova a rallentare l\u2019onda delle emozioni e a spostare l\u2019attenzione verso il basso<\/strong>, ascoltando le voci dei popoli perseguitati, quelli a cui vengono negati e sottratti da decenni la terra, le risorse materiali, l\u2019identit\u00e0, la cultura e la memoria per dare spazio al nuovo colonialismo e al furto di materie prime, accampando motivazioni storiche, religiose, filosofiche che, ad essere sinceri, appaiono quantomeno miserabili.<\/p>\n<p>La nostra tesi \u00e8 che la sofferenza di queste comunit\u00e0, spesso costrette con la forza al nomadismo e alla diaspora, mostra quanta capacit\u00e0 di tolleranza e disponibilit\u00e0 alla pacifica convivenza ci sia in esse e che solo osservando il loro calvario si possa capire quanto assurde siano le strategie di espansione di cui sono vittime. Nel loro comportamento, nelle loro resistenze c\u2019\u00e8 gi\u00e0 scritto il futuro del pianeta che non ha pi\u00f9 le risorse naturali sufficienti alla sopravvivenza di tutto il genere umano e avrebbe bisogno di una filosofia di sviluppo meno consumistica e pi\u00f9 aperta alla convivenza di culture diverse, per evitare il ripetersi di queste aggressioni.<\/p>\n<p><strong>Per questo abbiamo scelto di guardare alla storia pass<\/strong><strong>ata e recente di tre popoli, i curdi, i s<\/strong><strong>ahar<\/strong><strong>awi e i p<\/strong><strong>alestinesi<\/strong>, \u00a0per ritrovare le ragioni che potrebbero frenare gli spiriti irrazionali del capitalismo e del colonialismo, dell\u2019espansionismo imperialista e della guerra continua, per indicare una strada di crescita pi\u00f9 adatta ai tempi che viviamo e che dovrebbero auspicabilmente preparare una Pace durevole.<\/p>\n<p><em><strong>Un Festival di speranza in un anno di guerra<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Cercheremo quindi, nelle giornate del XVII Festival, di segnalare esperienze in grado di dare risposte credibili ai bisogni del pianeta e dell\u2019ambiente e al fabbisogno di cooperazione tra i popoli che potrebbe sostituirsi alla corsa cieca alla competizione, dettata dai principi pi\u00f9 aggressivi del mercato e del monetarismo.<\/p>\n<p>\u00c8 ormai chiaro a tutti, come evidenziato nelle precedenti edizioni del nostro Festival, che non sar\u00e0 facile riformare l\u2019Organizzazione delle Nazioni Unite, sabotata da molti decenni dalla politica di globalizzazione degli Stati Uniti e dall\u2019espansione della Nato, politica perseguita anche dopo che l\u2019imperialismo russo aveva ceduto le armi e si era reso disponibile, per manifesta inferiorit\u00e0, a fermare la corsa nucleare agli armamenti. E per questo sosteniamo convinti il disegno di\u00a0<strong style=\"font-style: inherit;\">Costituzione della Terra<\/strong>, promosso dal giurista italiano Luigi Ferrajoli, che postula la Pace, ipotizzando le garanzie che la Dichiarazione Universale del 1948 non ha saputo assicurare. Siamo consci che il processo di revisione dell\u2019ordine mondiale sar\u00e0 lungo perch\u00e9 contrastato dalle strategie dei blocchi di potere che usano armi poderose per far valere le loro ragioni. Una nuova guerra fredda \u00e8 in corso e la nascita dei BRICS, l\u2019organizzazione dei Paesi non Usa-centrici, offre spazi alternativi all\u2019emergere di Paesi come Cina e Russia ed anche India e Brasile. Il nuovo equilibrio mondiale \u00e8 in corso di definizione, ma nessuno pu\u00f2 sapere quanto tempo e sangue serviranno per affermarlo.<\/p>\n<p><em><strong>I curdi e la proposta di disarmo di Abdullah Ocalan<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Nel frattempo, abbiamo deciso di narrare, col nostro Cinema e i nostri eventi internazionali, quali strade impervie hanno scelto\u00a0<strong style=\"font-style: inherit;\">i curdi<\/strong>\u00a0che, vivendo da sempre in diaspora, stanno sperimentando il Confederalismo democratico nel Rojava, nel nord della Siria, dove hanno mostrato di saper resistere da soli all\u2019avanzata dell\u2019integralismo islamico, salvando, con le armi in pugno, anche l\u2019Europa da un imminente conflitto.<\/p>\n<p><strong>E proprio ad Abdullah Ocalan, indiscusso leader curdo, recluso da 26 anni nella prigione turca dell\u2019isola di Imre, abbiamo voluto dedicare il Festival di quest\u2019anno, <\/strong>perch\u00e9 la sua dichiarazione di disarmo e scioglimento del PKK, il Partito dei Lavoratori Curdi, apre le porte ad una nuova era\u00a0che potrebbe segnare la fine di una catena di violenze, persecuzioni e guerre nel vicino Oriente e avviare un delicato dialogo col mondo arabo, che dalla fine della Seconda Guerra Mondiale non \u00e8 mai stato tentato. E questo potrebbe essere il preludio a un nuovo periodo di pace.<\/p>\n<p>Partiremo dunque dall\u2019esame dell\u2019appello lanciato da Ocalan il 25 febbraio 2025 per cercare nel senso delle sue parole di pace la via d\u2019uscita di molti conflitti che hanno insanguinato l\u2019ultimo secolo. E lo faremo discutendone con gli studenti delle scuole medie superiori di Napoli, gli universitari de L\u2019Orientale, i loro docenti e tutti coloro che in questi ultimi mesi sono scesi in piazza per rifiutare la guerra e difendere le conquiste del Diritto internazionale davanti agli orrori compiuti dal governo israeliano, fiancheggiato dalla Casa Bianca, e alla strage voluta dai gruppi filoislamici di Hamas.<\/p>\n<p><strong>La proposta di Ocalan fa riferimento a un modello sociopolitico innovativo, il Confederalismo Democratico<\/strong>, che, consapevole dei limiti storici del socialismo, risponde alle pi\u00f9 moderne sfide poste dal capitalismo occidentale, approda ai principi democratici europei: un approccio concretamente realizzato nel nord della Siria, in quella regione del Kurdistan che conosciamo con il nome di Rojava. E di questa rivoluzione silenziosa il nostro cinema dar\u00e0 alcuni esempi nelle giornate del 18 e 19 novembre. Nell\u2019indicare la strada del domani, quindi, Ocalan offre a tutta la regione orientale una mediazione tra l\u2019estremismo radicale arabo e il sionismo dilagante, proponendo innanzitutto il disarmo e poi rilanciando il modello democratico e partecipativo e l\u2019organizzazione dal basso delle piccole comunit\u00e0 che le politiche europee hanno sempre sostenuto e mai realizzato.<\/p>\n<p><em><strong>La fermezza del popolo del deserto, i saharawi<\/strong><\/em><\/p>\n<p><strong>Non poteva mancare, nella nostra analisi, l\u2019esame del caso saharawi<\/strong>, un popolo che da decenni lotta contro il furto della propria terra e del proprio mare a opera del governo marocchino. Un popolo diviso, anche fisicamente, dal muro pi\u00f9 lungo del mondo dopo la Muraglia cinese e da un campo minato che conta milioni di ordigni disseminati sotto la sabbia del Sahara. Anche per i saharawi, il popolo del Sahara occidentale, la filosofia di pace \u00e8 il motore primo della richiesta del riconoscimento della loro terra e delle loro tradizioni. Un modo diverso di affrontare l\u2019apartheid imposto e sostenuto da Paesi come la Spagna e il Marocco, ha fatto s\u00ec che anche le loro carceri e i loro sistemi istituzionali fossero orientati a un\u2019umanit\u00e0 diversa da quella dei loro invasori. Ben lo sanno tutti i comitati italiani di sostegno che sono fioriti nelle nostre regioni e offrono periodicamente ospitalit\u00e0 ai bambini saharawi, agli studenti e alle famiglie. La loro sopravvivenza \u00e8 segnata profondamente dalla civilt\u00e0 e dalla cultura di popolo antico che ha resistito alle invasioni coloniali dell\u2019Ottocento e Novecento senza farsi sconvolgere, che ha tentato la scelta della resistenza pacifica e ha saputo maturare una saggezza che merita il nostro rispetto e il riconoscimento di un\u2019identit\u00e0 forte e maestra che attende giustizia dagli altri popoli della terra e dall\u2019Onu, che annuncia da decenni un referendum di autodeterminazione che non arriver\u00e0 mai.<\/p>\n<p><em><strong>Palestina libera!<\/strong><\/em><\/p>\n<p><strong>Infine come dimenticare i palestinesi<\/strong>, lo scippo della loro terra, la Nakba, l\u2019apartheid imposto dall\u2019occupazione israeliana dal 1967, l\u2019Intifada degli anni 80 e del Duemila, il genocidio di questi ultimi anni che ha trucidato quasi centomila persone in 24 mesi, lasciandole insepolte sotto le macerie di Gaza, umiliando vivi e morti con sadiche procedure diffuse mediaticamente, uccidendo migliaia di civili indifesi, bombardando ospedali, schernendo e torturando i prigionieri politici, occultando i cadaveri per impedire il riconoscimento delle crudelt\u00e0 loro inferte e, ultima beffa, l\u2019aggressione sistematica ai contadini della Cisgiordania.<\/p>\n<p>A loro va il riconoscimento di essere le vittime pi\u00f9 recenti di nazionalismi resuscitati dalla follia suprematista e l\u2019ammirazione per avere resistito a mani nude nell\u2019affermare che quella \u201cterra promessa\u201d pretesa dagli israeliani \u00e8 soltanto una terra rubata che non fu mai negata a nessuno, ma andava condivisa e non doveva essere espropriata in nome di un dio pagano che avrebbe chiesto centinaia di migliaia di sacrifici umani.<\/p>\n<p>Anche per i palestinesi vale quello che \u00e8 stato detto per i curdi e i saharawi: la loro strenua resistenza ci indica che nessun popolo lascer\u00e0 seppellire la propria cultura, la memoria della propria civilt\u00e0, ma resister\u00e0 a oltranza all\u2019invasione, al massacro e alle deportazioni, persino al genocidio che \u00e8 in corso mentre scriviamo.<\/p>\n<p><em><strong>Epilogo<\/strong><\/em><\/p>\n<p>A nostro avviso, \u00e8 tempo di riconoscere in queste resistenze umane il seme del domani, il valore immortale della dignit\u00e0 espressa dai pi\u00f9 deboli in decenni di lotte, per affermare davanti alla Storia la solidariet\u00e0 e il diritto alla vita negato da chi impone il proprio potere con arroganza e forza.<\/p>\n<p>\u00c8 questa la strada tracciata dal nome della XVII edizione \u201c<strong style=\"font-style: inherit;\">Terre promesse, terre rubate, Popoli senza Pace<\/strong>\u201d, perch\u00e9 l\u2019impegno di creare una nuova Cultura di Pace passa da qui, ovvero dal riconoscimento a tutti i costi dei Diritti dell\u2019altro, amico o nemico che sia.<\/p>\n<p><em>P.S. Cogliamo l\u2019occasione per dire grazie ad alcune persone che ci hanno aiutato nella preparazione delle giornate di eventi internazionali di questo XVII Festival che si profila pi\u00f9 complesso delle precedenti edizioni. Grazie pertanto a Patrizio Esposito, fotografo e intellettuale napoletano, a Mario Martone jr, filmaker da sempre vicino alle lotte dei saharawi, ad Alfio Nicotra, gi\u00e0 copresidente della ong Un Ponte per, a Gianni Tognoni, storico segretario del Tribunale Permanente dei Popoli e a Ylmaz Orkan, dirigente dell\u2019Ufficio Informazioni del Kurdistan in Italia per averci aiutato pazientemente a costruire percorsi di memoria e di elaborazione politica a conforto della nostra tesi. E grazie all\u2019instancabile relatrice speciale delle Nazioni Unite per la Palestina e i territori occupati Francesca Albanese, che non ci lesina mai un consiglio e un suggerimento cinematografico, nonostante le terribili tensioni a cui \u00e8 sottoposta dall\u2019attacco di smisurata violenza, di cui \u00e8 obiettivo da anni, ad opera del movimento sionista internazionale e del governo degli Stati Uniti.<\/em><\/p>\n<p><strong>Il XVII Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli comincer\u00e0 l\u201911 novembre e si concluder\u00e0 il 21 dello stesso mese e avr\u00e0 come sedi principali lo Spazio Comunale Piazza Forcella in via della Vicaria Vecchia, 23, Napoli e l\u2019Aula delle Mura Greche di palazzo Corigliano, sede dell\u2019Universit\u00e0 L\u2019Orientale, in piazza San Domenico Maggiore, Napoli. Il programma della manifestazione sar\u00e0 disponibile, a partire dal 5 novembre 2025, sul sito ufficiale della manifestazione\u00a0<\/strong><a style=\"font-style: inherit; font-weight: inherit;\" href=\"https:\/\/www.cinenapolidiritti.it\/\"><strong style=\"font-style: inherit;\">www.cinenapolidiritti.it<\/strong><\/a> <strong>e sulle <a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/cinemadeidirittiumanidinapoli\">pagine social<\/a> dello stesso Festival. Tutti gli eventi del Festival sono a ingresso libero e gratuito.<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Marted\u00ec 11 novembre inizia il XVII Festival \u2013 curdi, saharawi e palestinesi, popoli perseguitati, ci indicano la strada della pace. 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