{"id":2649303,"date":"2025-11-01T19:33:43","date_gmt":"2025-11-01T19:33:43","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=2649303"},"modified":"2025-11-03T21:16:18","modified_gmt":"2025-11-03T21:16:18","slug":"francesca-albanese-allonu-litalia-rischia-laccusa-di-complicita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2025\/11\/francesca-albanese-allonu-litalia-rischia-laccusa-di-complicita\/","title":{"rendered":"Francesca Albanese all&#8217;ONU: &#8220;L&#8217;Italia rischia l&#8217;accusa di complicit\u00e0&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>Il 28 ottobre 2025, Francesca Albanese, Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sui diritti umani nei territori palestinesi occupati, presenta all\u2019ONU il suo nuovo rapporto sul genocidio a Gaza. Nella conferenza stampa a New York, Albanese denuncia la complicit\u00e0 internazionale e avverte: \u201cL\u2019Italia rischia l\u2019accusa di complicit\u00e0 nei crimini di Israele\u201d.<\/p>\n<p>Qui il <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=AbkQCh4gG7s\">video su youtube<\/a> doppiato da <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/@frontezero\"><strong>Frontezero<\/strong><\/a> da cui \u00e8 ricavato questo testo<\/p>\n<p><strong>Francesca Albanese:<\/strong><\/p>\n<p>\u201cGrazie mille. Buongiorno o buon pomeriggio a tutti coloro che si trovano a New York e buonasera a chi \u00e8 a Citt\u00e0 del Capo. Devo dire che sono felice, onorata e commossa di essere in Sudafrica, anche se mi rammarico profondamente di non poter presentare la mia relazione di persona a New York, presso la sede delle Nazioni Unite, come Relatrice Speciale delle Nazioni Unite tutelata dallo Statuto dell&#8217;ONU e dalle Convenzioni sulle Prerogative e Immunit\u00e0 delle Nazioni Unite, a causa delle sanzioni illegali imposte contro di me semplicemente per aver adempiuto al mio mandato.<\/p>\n<p>Sono qui per discutere e presentare alla stampa il mio ultimo rapporto<a href=\"https:\/\/kritica.it\/tutti-gli-articoli\/report-genocidio-di-gaza-un-crimine-collettivo-italiano\/\"><strong><em>. Il genocidio a Gaza, un crimine collettivo<\/em><\/strong><\/a>. In questo rapporto sostengo che il genocidio commesso da Israele a Gaza fa parte di un sistema internazionale di complicit\u00e0.<\/p>\n<p>Il diritto internazionale \u00e8 molto chiaro. Gli Stati non devono n\u00e9 assistere n\u00e9 contribuire agli atti illeciti internazionali di altri Stati. Al contrario, devono prevenirli, fermarli e punirli.<\/p>\n<p>Questi non sono atti di carit\u00e0, ma obblighi giuridici derivanti dalla violazione di norme imperative del diritto internazionale. Essi impongono la sospensione immediata dei legami militari, economici e diplomatici con Israele fino a quando i suoi crimini non cessino e la ricerca della giustizia per i sopravvissuti attraverso la punizione dei responsabili e dei loro complici. Il mio rapporto mostra invece come alcuni stati influenti, con l&#8217;acquiescenza di molti altri, abbiano fornito a Israele sostegno diplomatico, militare, economico e ideologico, rafforzando, anzich\u00e9 smantellare, il suo sistema coloniale di insediamento e di apartheid che negli ultimi due anni ha assunto una dimensione genocidaria.<\/p>\n<p>Ritengo che nessuno Stato possa credibilmente sostenere di difendere il diritto internazionale mentre arma, sostiene e protegge un regime genocida. Gli Stati terzi, comportandosi in questo modo, violano il loro dovere di prevenire il genocidio, l&#8217;apartheid e, ancora di pi\u00f9, la conquista territoriale, continuando a fornire a Israele aiuti, armi e copertura politica, nonostante le crescenti prove del suo intento genocidario. <strong>La Corte Internazionale di Giustizia<\/strong> si \u00e8 gi\u00e0 espressa tre volte sul rischio di genocidio, a gennaio, a marzo e a maggio 2024, e ci\u00f2 ha fatto scattare l&#8217;obbligo per gli Stati di prevenire, fermare e punire gli atti di genocidio e l&#8217;incitamento al genocidio.<\/p>\n<p>Eppure, gli Stati continuano a oscurare, ignorare e perfino trarre profitto dalle violazioni del diritto internazionale da parte di Israele. La cooperazione militare \u00e8 probabilmente la forma pi\u00f9 significativa di complicit\u00e0, perch\u00e9 attraverso il commercio di armi e la condivisione di intelligence, alcuni Stati, pi\u00f9 di altri, hanno alimentato la macchina bellica israeliana. Gli Stati Uniti e la Germania da soli hanno fornito il 90% delle importazioni di armi di Israele, ma almeno 26 Stati, tra cui l&#8217;Italia, il mio Paese, figurano tra quelli che hanno fornito o facilitato il trasferimento di componenti d&#8217;arma a Israele, mentre molti altri continuano a comprare armi testate sui palestinesi.<\/p>\n<p>Commercio e investimenti hanno sostenuto e tratto profitto dall&#8217;economia israeliana. Le esportazioni di elettronica, prodotti farmaceutici, energia, minerali e beni a duplice uso hanno raggiunto un totale di 474 miliardi di dollari statunitensi, aiutando Israele a finanziare le proprie operazioni militari. E mentre l&#8217;Unione Europea \u00e8 stata cos\u00ec rapida nell&#8217;imporre sanzioni contro la Russia per l&#8217;invasione dell&#8217;Ucraina, continua ancora oggi a essere il principale partner commerciale di Israele.<\/p>\n<p>Nel frattempo, il Nord America e diversi Stati Arabi continuano ad approfondire i propri legami economici con Israele, e solo pochi Stati hanno ridotto marginalmente il commercio durante il genocidio, mentre i flussi commerciali indiretti persistono. Devo dire che uno degli aspetti pi\u00f9 sadici di questo genocidio \u00e8 la strumentalizzazione degli aiuti umanitari. Ci\u00f2 che \u00e8 iniziato con il blocco illegale e con gli attacchi contro l&#8217;UNRWA si \u00e8 trasformato in una completa sottomissione degli aiuti alla volont\u00e0 di Israele e degli Stati Uniti, privandoli del loro ruolo protettivo. Queste misure, sostenute o approvate dagli Stati membri, hanno ovviamente aggravato le condizioni di vita a Gaza. Il problema, purtroppo, \u00e8 profondamente ideologico, poich\u00e9 i leader occidentali hanno ripetuto la propaganda israeliana, riproponendo il mantra della legittima difesa e rispolverando tropi coloniali che descrivono i palestinesi come esseri inferiori, come terroristi per definizione e inquadrando la distruzione di Gaza come una battaglia della civilt\u00e0 contro la barbarie, eliminando cos\u00ec la distinzione tra civili e combattenti.<\/p>\n<p>Concludendo queste osservazioni iniziali, desidero sottolineare, parlando dalle radici della Madre Africa, quanto mi sorprenda vedere quanto poco abbiano fatto molti Stati appartenenti alla maggioranza globale o cosiddetto Sud Globale, inclusi quelli del continente africano, una volta liberatisi dell&#8217;oppressione coloniale per affrontare questo genocidio. Solo 14 Stati hanno aderito all&#8217;importante decisione del Sudafrica di avviare la storica causa per genocidio contro Israele dinanzi alla Corte Internazionale di Giustizia. E vedete, non si tratta solo della Palestina, si tratta della sopravvivenza stessa delle Nazioni Unite, dei loro valori e principi fondamentali.<\/p>\n<p>Dalle rovine dell&#8217;oppressione dobbiamo forgiare un nuovo multilateralismo, non a servizio dei pochi, ma dei molti, fondato sulla dignit\u00e0 umana, l&#8217;uguaglianza dei diritti e la giustizia\u201d.<\/p>\n<p><strong>Stefano Vaccara ITALPRESS New York:<\/strong><\/p>\n<p>\u201cDurante la sua presentazione, non a noi giornalisti, ma agli Stati membri, ci sono state reazioni molto dure da parte dell&#8217;ambasciatore israeliano, ma anche da parte dell&#8217;Italia, il suo Paese. La mia domanda \u00e8: che messaggio vuole mandare al suo governo e al suo popolo riguardo a ci\u00f2 che le \u00e8 accaduto.<\/p>\n<p>E poi un&#8217;altra domanda molto importante di cui si \u00e8 discusso anche qui oggi. Ritiene che il Segretario Generale abbia fatto tutto ci\u00f2 che era in suo potere per difenderla, o avrebbe dovuto fare di pi\u00f9\u201d?<\/p>\n<p><strong>Francesca Albanese:<\/strong><\/p>\n<p>\u201cHo ricevuto dall&#8217;Assemblea Generale molto sostegno e apprezzamento per le mie conclusioni, anche da parte di Stati membri che sono citati nel rapporto. Tra questi vi sono Paesi arabi, ma anche Stati come il Sudafrica o la Colombia.<\/p>\n<p>Ci sono anche Stati menzionati e messi in evidenza nel rapporto che non hanno preso la parola, e considero questo un segnale positivo. C&#8217;\u00e8 poi stata una folla di Stati membri che normalmente non partecipano ai miei dialoghi interattivi, tra cui l&#8217;Italia, l&#8217;Ungheria e la Romania, che invece si sono presentati per sostenere le parole di Israele. E sa, io accolgo le critiche in modo costruttivo.<\/p>\n<p>Come ho detto a Ungheria e Italia: va bene. Mi accusate di fare affermazioni politiche, per esempio, cos\u00ec potr\u00f2 correggermi. Perch\u00e9 ci\u00f2 che sto dicendo non \u00e8 politico, sto rispondendo alle risultanze del mio rapporto.<\/p>\n<p>Il fatto \u00e8 che voi state sostenendo diplomaticamente, politicamente, militarmente ed economicamente uno Stato che oggi \u00e8 davanti a due corti internazionali per crimini di guerra e crimini contro l&#8217;umanit\u00e0. E questo vi espone, voi e i vostri funzionari di governo, al rischio di essere considerati complici di genocidio, e saranno i tribunali nazionali e forse anche la Corte Penale internazionale, a giudicarvi. Mi sembra che tutto questo clamore serva soltanto a distogliere l&#8217;attenzione dalle conclusioni del mio rapporto.<\/p>\n<p>E dopo tre anni di continue esposizioni e attacchi, devo dire che ormai non sento quasi pi\u00f9 quelli personali. Ci\u00f2 che sento pi\u00f9 forte \u00e8 il grido che arriva da Gaza, che chiede la fine della brutalit\u00e0 e del genocidio. Il grido che viene dalla Cisgiordania, che chiede la fine della pulizia etnica.<\/p>\n<p>E il grido della gente, anche nel mio stesso paese, stanca e disgustata da questo genocidio in corso. Il governo deve rispondere alle centinaia di migliaia di persone che scendono in piazza, ai lavoratori che scioperano, alle persone e soprattutto ai giovani, per i quali questo genocidio \u00e8 una memoria che si sta formando ora. Devono rispondere a loro sul perch\u00e9 continuano a fornire armi a Israele, non a me, a loro.<\/p>\n<p>Io qui parlo come relatrice speciale delle Nazioni Unite, quindi non importa se le critiche vengono dal mio governo o da un altro, sono loro che devono rispondere alle accuse contenute nel mio rapporto. E riguardo al segretario generale: non ho alcun commento. Nessun commento\u201d.<\/p>\n<p><strong>Evelyn Leopold:<\/strong><\/p>\n<p>\u201cChe bello vederla. Pensa che il 7 ottobre sia stato un punto di svolta? Intendo dire, crede che ci\u00f2 che \u00e8 accaduto al 7 ottobre sia stato un punto di svolta\u201d?<\/p>\n<p><strong>Francesca Albanese:<\/strong><\/p>\n<p>\u201cCredo che ci\u00f2 che \u00e8 accaduto al 7 ottobre debba essere raccontato agli israeliani e al mondo per ci\u00f2 che realmente \u00e8 stato. Penso che nessuno di noi abbia avuto il tempo di comprendere pienamente cosa sia accaduto, perch\u00e9 sono state attaccate basi militari e in parte l&#8217;attacco ha colpito obiettivi militari israeliani.<\/p>\n<p>Tuttavia, gli attacchi diretti contro i civili israeliani sono stati crimini, crimini commessi da gruppi armati palestinesi, ma, come dimostrano crescenti prove, anche dall&#8217;esercito israeliano stesso. C&#8217;\u00e8 la commissione d&#8217;inchiesta che ha indagato su questi eventi al meglio delle sue capacit\u00e0 e che ha gi\u00e0 pubblicato un rapporto un anno e mezzo fa. Ci\u00f2 che invece io considero davvero un punto di svolta \u00e8 stato l&#8217;intento genocidario che ha trasformato un regime coloniale di insediamento e di apartheid in un genocidio.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 iniziato il 9 ottobre, quando \u00e8 stato espresso chiaramente l&#8217;intento di tagliare cibo, acqua, medicine, carburante ai palestinesi, definiti animali umani, trattando un intero popolo come il nemico naturale degli israeliani. Per me, dunque, il 9 ottobre 2023 \u00e8 stato il vero punto di svolta.<\/p>\n<p><strong>Giornalista:<\/strong><\/p>\n<p>\u201cVorrei farle due domande. La prima, ci pu\u00f2 dire se ha subito restrizioni di viaggio quando ha cercato di ottenere i documenti per recarsi a New York? Credo che ci sia un po&#8217; di confusione sul fatto se le sanzioni imposte contro di lei includano o meno il divieto di viaggio negli Stati Uniti. La seconda domanda \u00e8: questo \u00e8 il suo ultimo rapporto e anche diversi altri commissari che hanno lavorato con lei stanno lasciando il loro incarico. Le chiedo, teme che quanto accaduto a lei e ai suoi colleghi, considerando gli attacchi personali e le minacce alla sua sicurezza fisica, possa scoraggiare in futuro altre persone dal volere affrontare o denunciare questioni come questa e dall&#8217;assumere ruoli di esperti ONU su temi cos\u00ec delicati\u201d?<\/p>\n<p><strong>Francesca Albanese:<\/strong><\/p>\n<p>\u201cS\u00ec, giusto per chiarire perch\u00e9 mi sembra che oggi ci sia un po&#8217; di confusione.<\/p>\n<p>La commissione d&#8217;inchiesta presieduta da Navanethem Pillay ha presentato il suo ultimo rapporto, ma il mio mandato prosegue ancora per due anni e mezzo quindi a meno che non accada qualcosa di significativo dovrei restare in carica fino al 2028. Per rispondere alla sua domanda sono stata la prima esperta delle Nazioni Unite anzi la prima persona legata all&#8217;ONU a essere sanzionata da uno Stato e per di pi\u00f9 da uno degli Stati pi\u00f9 potenti della comunit\u00e0 internazionale. Come ho detto oggi agli stati membri ci\u00f2 rappresenta un affronto alle Nazioni Unite stesse ai loro principi alla loro essenza pi\u00f9 profonda.<\/p>\n<p>Sono sorpresa che da luglio non siano stati compiuti passi concreti al di l\u00e0 di dichiarazioni e condanne che naturalmente apprezzo molto, ma che non risolvono il problema. Le sanzioni non sono state revocate e continuano a limitarmi in modo gravissimo sia dal punto di vista finanziario che pratico. Le difficolt\u00e0 per me sono molte, ma preferisco discuterne con gli Stati membri e non con i media perch\u00e9 non voglio distogliere l&#8217;attenzione dal contenuto, che riguarda il genocidio in Palestina.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda le restrizioni di viaggio il divieto d&#8217;ingresso \u00e8 una conseguenza diretta delle sanzioni, che sono illegali in quanto contrario allo Statuto delle Nazioni Unite e alla Convenzione ONU sui privilegi e le immunit\u00e0. Come esperta ONU lavoro a titolo gratuito, con grande sacrificio e disciplina perch\u00e9 sono costantemente sotto osservazione. Per questo presto la massima attenzione affinch\u00e9 i dati e le conclusioni dei miei rapporti siano solidi, verificati e comprovati.<\/p>\n<p>A tutti gli Stati membri, pi\u00f9 di 60, il mio rapporto \u00e8 stato inviato una settimana prima della presentazione per permettere di inviare osservazioni. Capisco che alcuni si siano lamentati di non aver avuto abbastanza tempo, ma vorrei invitarli a trascorrere anche solo un giorno della mia vita dovendo gestire le sanzioni, il genocidio in corso e tutto il resto. Facessero il loro lavoro mentre io continuo a fare il mio con diligenza.<\/p>\n<p>Io opero in spirito di fiducia, ho fiducia nelle Nazioni Unite e mi aspetto che esse difendano la Convenzione sui privilegi e le immunit\u00e0. Come dicevo, le sanzioni includono un divieto di viaggio e sanzioni economiche imposte non solo a me, ma anche a chiunque abbia rapporti economici con me, compresa la mia famiglia. Avevo fatto domanda per recarmi negli Stati Uniti, ma sinceramente il processo \u00e8 stato talmente complicato e lungo che alla fine ho pensato che non valeva la pena entrare in conflitto con gli Stati Uniti solo per la mia presenza a Ney York. Sono felice di essere in Sudafrica, fra persone che meritano la mia presenza\u201d.<\/p>\n<p><strong>Abudullah Midsayem del quotidiano arabo Al-Quds:<\/strong><\/p>\n<p>\u201cGrazie Francesca. Ho due domande e forse un breve seguito. La prima riguarda la Corte Penale Internazionale. Come sappiamo la CPI persegue i crimini commessi da individui e non da Stati. La Corte ha emesso due mandati di arresto nei confronti di due persone, il primo ministro e il ministro della difesa israeliani. La prima volta se ne \u00e8 parlato il 20 maggio, ma i mandati sono stati emessi il 21 novembre, se non erro. Dal 20 maggio a oggi nessun altro individuo \u00e8 stato incriminato, nonostante i continui crimini di guerra, crimini contro l&#8217;umanit\u00e0 e atti di genocidio, come la distruzione di ospedali, cliniche, depositi di cibo e cos\u00ec via. Eppure la CPI non ha emesso nemmeno un nuovo mandato di arresto dopo quei due. Cosa ne pensa? Perch\u00e9 la Corte Penale Internazionale non sta svolgendo adeguatamente il proprio compito? La seconda domanda riguarda invece il contesto del 7 ottobre. Sembra che Israele e i suoi alleati vogliano che la storia inizi il 7 ottobre, senza nulla prima e senza nulla dopo. Vogliono che si guardi solo alle persone uccise in Israele o a ci\u00f2 che accade in Cisgiordania a partire dal 7 ottobre, come se fosse un nuovo 11 settembre. Ma come lei sa il genocidio del popolo palestinese non \u00e8 cominciato il 7 ottobre 2023, n\u00e9 il 6, ma nel 1948. Come mai allora molti funzionari delle Nazioni Unite non riescono a collegare i puntini, a mettere in relazione quanto accaduto ai palestinesi da allora quando furono sradicati dalle loro case costretti alla fuga trasformati in rifugiati attraverso guerre su guerre, 1956, 1967, 1973,\u00a0 1982 e poi 5 guerre solo su Gaza! Perch\u00e9 secondo lei non si ricostruisce il quadro completo collegando ci\u00f2 che \u00e8 accaduto prima del 7 ottobre a ci\u00f2 che sta accadendo oggi? Grazie\u201d!<\/p>\n<p><strong>Francesca Albanese:<\/strong><\/p>\n<p>\u201cGuardi, \u00e8 vero, la Corte Penale Internazionale ha emesso soltanto due mandati di arresto e la domanda \u00e8 perch\u00e9 ha dovuto aspettare fino all&#8217;autunno del 2024 per farlo, dal momento che il colonialismo di insediamento era gi\u00e0 in corso da tempo e quindi anche le aggressioni contro il popolo palestinese, gli sfollamenti forzati, l&#8217;uso sistematico della tortura contro i detenuti palestinesi, la detenzione arbitraria. Ma vorrei spostare l&#8217;attenzione su un altro aspetto che non \u00e8 marginale e che si \u00e8 manifestato negli ultimi mesi. La Corte Penale Internazionale \u00e8 stata sottoposta a pressioni senza precedenti. Ricordo che diversi Stati hanno violato il loro obbligo di cooperare con la Corte e di arrestare le persone oggetto di mandato, consentendo ad esempio al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, ricercato dalla CPI, di utilizzare il proprio spazio aereo. L\u2019Ungheria, per esempio, si \u00e8 di fatto sottratta allo Statuto di Roma dichiarando che non arrester\u00e0 Netanyahu e lo stesso ha fatto la Polonia. Una realt\u00e0 in cui certe critiche legittime alla CPI trovano effettivamente fondamento, ma dove allo stesso tempo il diritto internazionale, compreso quello penale internazionale, pu\u00f2 esistere solo se gli Stati lo applicano. La Corte Penale Internazionale non ha una propria polizia, ecco perch\u00e9 la Corte \u00e8 di fatto strangolata. Mi chiedo se di questo passo, tra 5 o 10 anni, la Corte Penale Internazionale esister\u00e0 ancora. E non stiamo parlando di un futuro distopico, stiamo gi\u00e0 vivendo in un presente distopico in cui Stati influenti non rispettano pi\u00f9 le regole, dichiarano apertamente di non avere pi\u00f9 bisogno di un sistema internazionale, agiscono secondo il principio &#8220;la forza fa il diritto&#8221;. E c&#8217;\u00e8 una sola forza capace di fermare questa realt\u00e0 aberrante e distopica: noi cittadini comuni! Negli Stati Uniti, in Europa e anche in questo continente e per\u00f2 di fronte ai crimini commessi contro i palestinesi restiamo sempre pi\u00f9 in silenzio e per me la Palestina \u00e8 la prova decisiva! Dunque, ripeto, il problema non riguarda singoli individui o la Corte Penale Internazionale in s\u00e9, ma \u00e8 sistemico e generalizzato.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda la seconda domanda, sono d&#8217;accordo con lei, la storia non \u00e8 iniziata il 7 ottobre, la violenza in Palestina o in Israele e Palestina non \u00e8 certo cominciata quel giorno: non ho bisogno di esserne convinta, ho gi\u00e0 scritto sette rapporti su questo. Mi chiede perch\u00e9 i funzionari delle Nazioni Unite non prendano una posizione pi\u00f9 ferma! Lei \u00e8 a New York, perch\u00e9 non lo chiede direttamente a loro? Io non posso rispondere al loro posto!<\/p>\n<p><strong>Giornalista<\/strong>:<\/p>\n<p>Onestamente s\u00ec, gliel&#8217;ho chiesto molte volte anche al Segretario Generale che lo aveva menzionato una volta e non lo ha mai pi\u00f9 ripetuto, questo perch\u00e9 dopo quella dichiarazione gli fu chiesto di dimettersi e venne attaccato duramente, proprio come attaccano lei ora\u00a0 e da allora non ha pi\u00f9 ripetuto che il 7 ottobre non \u00e8 venuto dal nulla.<\/p>\n<p><strong>Afra\u00a0Kousagi\u00a0di Arab News Daily:<\/strong><\/p>\n<p>Grazie, grazie mille, \u00e8 un piacere vederla signora Albanese! Lei ha detto che tutto questo riguarda anche la sopravvivenza delle Nazioni Unite, in base ai loro principi e valori fondamentali. \u00a0Pu\u00f2 approfondire questo concetto? Quali sono le sue preoccupazioni per il futuro di questa organizzazione, considerando che molti dei Paesi citati nel suo rapporto, in particolare quelli occidentali, si vantano di difendere il diritto internazionale, i diritti umani e le convenzioni internazionali. Alla luce di tutto questo che significato ha oggi il diritto internazionale, anche dal punto di vista di una giurista come lei?<\/p>\n<p><strong>Francesca Albanese:<\/strong><\/p>\n<p>No, credo che gli Stati membri, come lei dice, non possano pi\u00f9 dirsi fieri di difendere il diritto internazionale. Non lo fanno pi\u00f9, non ne sentono il bisogno. E l&#8217;ipocrisia di molti \u00e8 ormai talmente evidente che capisco perch\u00e9 non fingono pi\u00f9 di volerlo difendere. In certi contesti s\u00ec, invocano il diritto internazionale contro la Russia per porre fine alla guerra in Ucraina e penso che questo sia giusto. \u00a0Ma i doppi standard sono talmente clamorosi da risultare patetici. E poi penso a tutti gli altri popoli che stanno morendo mentre gran parte della comunit\u00e0 internazionale distoglie lo sguardo: pensiamo al Sudan, al Congo. Ci sono oltre 50 conflitti in corso e non c&#8217;\u00e8 alcuna vera attenzione, alcuna cura, solo parole sporadiche, superficiali e prive di conseguenze. Credo che questo momento storico sia, come ho spesso detto, apocalittico, nel senso che mostra l&#8217;apocalisse fisica di Gaza, ma rivela anche chi siamo come individui, come comunit\u00e0, come Stati e come organizzazioni. Le Nazioni Unite sono state create per proteggere la pace e la stabilit\u00e0, per prevenire i conflitti e per molto tempo ci sono riuscite, almeno evitando una guerra nucleare. Ma a Gaza hanno fallito miseramente. Hanno fallito nel far rispettare il diritto internazionale che per me, come giurista, rappresenta la responsabilit\u00e0 pi\u00f9 grave. L&#8217;ho detto sin dal 10 ottobre 2023: Israele non pu\u00f2 invocare la legittima difesa, l&#8217;articolo 51 dello Statuto delle Nazioni Unite non si applica in un contesto di occupazione permanente, si applica solo nei conflitti tra Stati. Se Israele o i suoi alleati sono convinti che Hamas, o qualsiasi gruppo armato palestinese privo di un esercito, di carri armati o di caccia F-35, costituisca una minaccia alla sicurezza di Israele tale da giustificare l&#8217;uso della forza, allora dovrebbero rivolgersi alla Corte Internazionale di Giustizia e chiedere un nuovo parere consultivo. Perch\u00e9 fino ad oggi il diritto internazionale impedisce a Israele di invocare la legittima difesa, mentre occupa illegalmente un territorio che non gli appartiene. Israele deve ritirare le sue truppe, smantellare le colonie, smettere di sfruttare le risorse palestinesi e di praticare un sistema di apartheid e segregazione razziale nei confronti dei palestinesi.<\/p>\n<p>Questa funzione, quella di promuovere, ospitare e favorire un dialogo volto a fermare la brutalit\u00e0 e le violazioni del diritto umanitario internazionale, ha fallito. Come ho detto nelle mie osservazioni iniziali, ci\u00f2 che trovo pi\u00f9 deprimente \u00e8 quanto \u00e8 accaduto alla funzione umanitaria delle Nazioni Unite, anche essa ha fallito. Le Nazioni Unite nel loro insieme hanno permesso lo smantellamento quasi completo della loro funzione umanitaria a Gaza, a seguito del durissimo colpo subito dall&#8217;URWA.<\/p>\n<p>Il fatto \u00e8 che gli Stati membri, perch\u00e9 in fin dei conti le Nazioni Unite sono un&#8217;organizzazione intergovernativa, una coalizione, una famiglia di Stati, non sono stati in grado di isolare e contenere i due Stati che oggi rappresentano una minaccia per la pace e la sicurezza nella regione araba e oltre, Israele e gli Stati Uniti. E tutto questo continua.<\/p>\n<p>Dall&#8217;11 ottobre in poi, gli stati membri continuano a parlare di pace, di cessate il fuoco, ma la mediocrit\u00e0 e l&#8217;ipocrisia di questo dibattito mi lasciano senza parole. Non so pi\u00f9 cosa dire, quasi 100 palestinesi sono stati uccisi e circa 350 feriti, eppure si continua a fingere che la situazione stia migliorando. Continuano a essere affamati, gli aiuti non entrano.<\/p>\n<p>Gli ostaggi israeliani fortunatamente sono stati liberati e hanno potuto tornare sani e salvi nelle loro case, mentre i palestinesi no. I corpi dei palestinesi trattenuti sono stati restituiti profanati, con segni di tortura, e questo mostra l&#8217;arroganza di Israele, che ormai non conosce vergogna. I prigionieri palestinesi o, meglio, gli ostaggi palestinesi che sono stati rilasciati raccontano le torture subite. Ci sono ancora 10.000 palestinesi detenuti nelle carceri israeliani, e nulla cambia. Mi chiedo cosa tutto questo significhi per le nuove generazioni. Perch\u00e9 la mia generazione \u00e8 cresciuta con un ideale, un senso di fiducia nelle Nazioni Unite, che oggi hanno miseramente fallito nel sostenere la propria carta.<\/p>\n<p>E cosa dice questo del diritto internazionale? Beh, penso che il diritto internazionale abbia una storia diversa, perch\u00e9 \u00e8 un sistema di norme che serve a distinguere tra ci\u00f2 che \u00e8 giusto e ci\u00f2 che \u00e8 sbagliato. Oggi il diritto internazionale viene invocato dalle persone comuni, dalle masse, contro il genocidio, contro l&#8217;apartheid, contro i crimini di Israele. Forse gli Stati membri, i diplomatici e i funzionari non se ne rendono ancora conto, ma stiamo vivendo una fase di accelerazione. Siamo gi\u00e0 nel futuro, un futuro in cui, mi dispiace dirlo, le Nazioni Unite stanno diventando sempre pi\u00f9 irrilevanti. E lo dico con rammarico, perch\u00e9 vorrei invece vedere le Nazioni Unite rialzarsi, raddrizzare la schiena, restare salde e fedeli ai propri principi. Ma, temo, non \u00e8 questa la direzione verso cui stiamo andando.<\/p>\n<p><strong>Paolo \u00a0Mastrolilli, del quotidiano La Repubblica. <\/strong><\/p>\n<p>Grazie mille. Vorrei tornare a ci\u00f2 che lei ha detto sull&#8217;Italia nel suo rapporto.<\/p>\n<p>Cosa dovrebbe fare concretamente l&#8217;Italia per conformarsi alle raccomandazioni contenute nel suo rapporto? Smettere di vendere armi? Interrompere i rapporti commerciali con Israele? Quali sono, in pratica, i passi concreti che lei si aspetta dall&#8217;Italia?<\/p>\n<p><strong>Francesca Albanese:<\/strong><\/p>\n<p>Una cosa positiva sarebbe che il governo italiano leggesse i miei rapporti e si confrontasse seriamente con i loro contenuti e con le conclusioni, invece di diffondere accuse infondate che servono solo a distogliere l&#8217;attenzione dal cuore della questione. L&#8217;Italia sta mostrando un livello di immaturit\u00e0 politica che non ho riscontrato in nessun altro Paese. Ho avuto il privilegio, o forse la sfortuna, di assistere all&#8217;intervento dell&#8217;ambasciatore italiano, e devo dire che verr\u00e0 ricordato come ridicolo, perch\u00e9 non ha toccato nemmeno uno dei punti concreti del mio rapporto. Avrebbe potuto dire, no, ci\u00f2 che lei afferma sull&#8217;Italia non \u00e8 vero e le spiego perch\u00e9, ma non l&#8217;ha fatto, si \u00e8 limitato ad accusarmi di fare dichiarazioni politiche. E questo, ancora una volta, mostra una mancanza di maturit\u00e0 politica che non riconosco nel Paese in cui sono cresciuta, un Paese che un tempo aveva una rispettabile tradizione diplomatica.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda ci\u00f2 che l&#8217;Italia dovrebbe fare, la risposta \u00e8 semplice: rispettare il diritto internazionale, smettere di difendere Israele come se fosse un proprio ufficiale in comando, interrompere i rapporti commerciali ed economici, in particolare la vendita di armi e componenti d&#8217;arma. Fare ci\u00f2 che chiedono i portuali e i cittadini italiani che stanno scioperando, ovvero che i porti italiani non siano pi\u00f9 utilizzati come punti di transito per le merci israeliane dirette al mercato europeo, n\u00e9 per il passaggio di armi o componenti militari provenienti da altri Paesi europei verso Israele. Cos\u00ec facendo, oggi l&#8217;Italia sta violando le proprie stesse leggi, perch\u00e9 la normativa italiana prevede controlli sui carichi diretti verso Paesi extra-UE e tali controlli non vengono effettuati. Viola anche la Costituzione, che proibisce di partecipare a guerre e viola gli obblighi internazionali, inclusi quelli di prevenire il genocidio.<\/p>\n<p>Non si tratta di un&#8217;opinione personale e non solo di quanto affermo io, o la Commissione d&#8217;Inchiesta ONU, o il Comitato Speciale ONU sulle pratiche israeliane, o gli studiosi di genocidio, ma \u00e8 la stessa Corte Internazionale di Giustizia ad averlo stabilito. Nel gennaio 2024 la Corte ha riconosciuto il rischio di genocidio. Questo ha attivato l&#8217;obbligo per l&#8217;Italia e per tutti gli altri Stati interessati di interrompere immediatamente il commercio con Israele, in particolare quello di armi. Finch\u00e9 l&#8217;Italia non lo far\u00e0, continuer\u00e0 a violare il diritto internazionale e rischier\u00e0 di essere considerata complice dei crimini commessi da Israele. E proprio per questo il governo italiano \u00e8 stato denunciato da un&#8217;organizzazione composta da avvocati italiani che ha presentato un ricorso alla Corte Penale Internazionale. \u00c8 una questione molto seria.<\/p>\n<p><strong>Mu dell&#8217;Agenzia giapponese Kyoto News. <\/strong><\/p>\n<p>Grazie per la conferenza stampa. Vorrei fare una domanda di approfondimento riguardo le sanzioni imposte contro di lei dagli Stati Uniti per chiarirne meglio i dettagli.<\/p>\n<p>Dopo l&#8217;imposizione delle sanzioni, ha mai avuto un dialogo con il governo statunitense in merito? E inoltre, ha ricevuto qualche consiglio o commento da parte del Segretario Generale delle Nazioni Unite riguardo a queste sanzioni? Grazie.<\/p>\n<p><strong>Francesca Albanese:<\/strong><\/p>\n<p>\u201cNon ho avuto alcun contatto con gli Stati Uniti. Per quanto riguarda il sostegno ricevuto finora dalle Nazioni Unite, preferisco non commentare.<\/p>\n<p><strong>Giornalista:<\/strong><\/p>\n<p>Ho due domande. La prima \u00e8 un approfondimento su quanto ha detto riguarda l&#8217;Italia, o meglio, riguarda il ruolo dei Paesi Terzi. Lei ne ha parlato ampiamente, anche nel suo rapporto, ma vorrei capire perch\u00e9, secondo lei, questi Paesi Terzi ignorano il diritto internazionale, ignorano le loro stesse leggi e accettano persino il rischio di essere ritenuti legalmente responsabili.<\/p>\n<p>La seconda domanda riguarda i media e la costruzione del consenso. Lei ha accennato al ruolo dei media, ma potrebbe approfondire, inserendo la questione in un contesto pi\u00f9 ampio? In particolare, come vede il comportamento dei grandi media occidentali di fronte a questo genocidio? E in generale il modo in cui trattano le guerre, come ad esempio l&#8217;invasione dell&#8217;Iraq?<\/p>\n<p><strong>Francesca Albanese:<\/strong><\/p>\n<p>Guardi, alla domanda sul perch\u00e9 cos\u00ec tanti Stati preferiscano violare il diritto internazionale piuttosto che rispettarlo, direi che da un lato non temono conseguenze, perch\u00e9 il diritto internazionale si fonda sul principio di reciprocit\u00e0. Io rispetto la legge sapendo che anche gli altri, in buona fede, la rispetteranno. Ma naturalmente, le conseguenze delle violazioni dipendono dall&#8217;efficacia del sistema nel reagire e oggi questa efficacia \u00e8 quasi nulla. In passato, come dimostra la storia del Sudafrica e dell&#8217;apartheid, molti Stati membri inizialmente proteggevano il regime sudafricano, ma poi furono spinti e costretti ad agire, grazie alla solidariet\u00e0 globale e anche alla pressione di altri Stati membri all&#8217;interno dell&#8217;Assemblea Generale. All&#8217;epoca, membri chiave del Consiglio di Sicurezza, gli Stati Uniti e il Regno Unito, insieme a Israele, al di fuori del Consiglio, erano tra i principali alleati del Sudafrica.<\/p>\n<p>Ma ci\u00f2 che allora fece la differenza fu l&#8217;unit\u00e0 del movimento dei Paesi non allineati, il cosiddetto Sud globale o maggioranza globale. Oggi quell&#8217;unit\u00e0 si \u00e8 sgretolata. Israele \u00e8 riuscita a costruire un&#8217;influenza politica, economica e militare in molte aree della maggioranza globale, in Africa, in America Latina, in Asia.<\/p>\n<p>Poi c&#8217;\u00e8 un secondo elemento, l&#8217;ideologia. Nel Nord globale o minoranza globale, esiste una forte affinit\u00e0 ideologica con Israele, almeno tra coloro che detengono il potere. In parte questo deriva anche da pregiudizi antimusulmani.<\/p>\n<p>I palestinesi vengono percepiti come meno degni di protezione. E questo, per quanto indicibile, \u00e8 un dato di realt\u00e0. Un altro aspetto ideologico spesso ignorato \u00e8 la penetrazione del sionismo cristiano, che sta rendendo molte societ\u00e0 del Sud globale meno sensibili alla questione palestinese.<\/p>\n<p>Lo vedo chiaramente attraverso il mio dialogo con stati, ONG e gruppi religiosi in Asia, Africa e America Latina. Si tratta di un problema crescente che manipola la percezione di ci\u00f2 che accade in Palestina e distorce la narrazione. Poi naturalmente c&#8217;\u00e8 il fattore economico, il profitto.<\/p>\n<p>Molti Stati collaborano con Israele, testando armi e tecnologie di sorveglianza sulla pelle dei palestinesi. E tragicamente anche Paesi che non hanno relazioni diplomatiche dirette con Israele continuano a comprare queste tecnologie, queste armi sempre pi\u00f9 micidiali. E viene da chiedersi contro chi pensano di usarle. Droni, sistemi ibridi, armi e tecnologie non convenzionali. \u00c8 una realt\u00e0 molto seria. Infine, ma non meno importante, c&#8217;\u00e8 un problema di sovranit\u00e0: tendiamo a pensare agli Stati come a entit\u00e0 autonome, ma molti non esercitano pi\u00f9 un potere decisionale effettivo, perch\u00e9 il potere reale risiede nelle multinazionali che operano nei loro territori. Stiamo ancora vivendo l&#8217;eredit\u00e0 del colonialismo di insediamento del secolo scorso, che oggi ha assunto una forma economica e corporativa. Non ci sono pi\u00f9 colonizzatori con gli stivali sul terreno, ma interessi economici che traggono profitto da tutto questo.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda i media, non voglio pontificare, ma posso dire che ho fatto delle indagini che non sono ancora sfociate in un rapporto e s\u00ec, confermo che i media mainstream occidentali hanno mostrato gravi carenze. Un linguaggio distorto, assenza di contesto e copertura squilibrata tra ci\u00f2 che accade agli israeliani e ci\u00f2 che accade ai palestinesi. La situazione \u00e8 leggermente cambiata dopo la rottura del cessate il fuoco nel marzo 2025 e con l&#8217;inasprirsi della crisi umanitaria. Ma nel complesso la narrazione resta profondamente sbilanciata. Ecco perch\u00e9 continuo a dire che appena ne avr\u00f2 il tempo, vorrei approfondire e indagare il ruolo dei media, perch\u00e9 merita un&#8217;attenzione e un controllo accurati. Tuttavia, sono costantemente impegnata nel monitorare le continue violazioni del diritto internazionale da parte di Israele, che proseguono su vasta scala, mentre gli Stati membri continuano a parlare di pace e di cessate il fuoco. Ma diciamolo chiaramente: a Gaza non c&#8217;\u00e8 nessun cessate il fuoco. La gente continua a morire, a soffrire la fame e a essere sradicata con la forza. \u00c8 semplice e terribilmente reale.<\/p>\n<p><strong>Giornalista:<\/strong><\/p>\n<p>Grazie, signora Albanese, per questo briefing. Ho un paio di domande per lei. La prima, poco fa, ha parlato di sionismo cristiano. Negli Stati Uniti ci sono due gruppi cristiani che l&#8217;hanno citata in giudizio per diffamazione. Vorrei sapere se ha un commento su questa causa e perch\u00e9, secondo quanto si dice, si starebbe avvalendo del governo sudafricano per schermarsi da questa causa e sottrarsi al procedimento. La seconda domanda riguarda un&#8217;intervista che lei ha rilasciato a <em>Vanity Fair<\/em> all&#8217;inizio di quest&#8217;anno, di non aver sostenuto l&#8217;esame di abilitazione forense e ha detto di aver chiesto alle Nazioni Unite di fornire la prova che lei non fosse stata finanziata da organizzazioni legate ad Hamas durante alcuni viaggi di qualche anno fa, poich\u00e9, a quanto risulta, l&#8217;ONU non ha ancora prodotto tale documentazione e le chiedo: \u00e8 disposta lei stessa a renderla pubblica, visto che immagino disponga di quei registri?<\/p>\n<p><strong>Francesca Albanese:<\/strong><\/p>\n<p>Max, ti sfido, te e chiunque altro davvero, come pu\u00f2 l&#8217;ONU provare qualcosa che non \u00e8 mai accaduto? \u00c8 probabilmente la decima volta che ripeto questa cosa.<\/p>\n<p>Il viaggio in Australia \u00e8 stato finanziato dalle Nazioni Unite. Puoi sostenere che l&#8217;ONU non avrebbe dovuto pagarmi quel viaggio o che non dovrebbe finanziare il mio viaggio in Sudafrica e va bene. Ma ti dico chiaramente, mi piacerebbe poter usare i fondi delle Nazioni Unite per recarmi nei territori palestinesi occupati, ma Israele non me lo consente.<\/p>\n<p>Quindi ti sfido, fornisci una sola prova che Hamas mi abbia pagato qualcosa, anche solo un pasto e io smetter\u00f2 di essere relatrice speciale domani stesso.<\/p>\n<p>Passiamo allora alla seconda domanda. S\u00ec, so che ci sono gruppi di sionisti cristiani che, invece di smettere di finanziare e coprire i crimini di Israele, hanno deciso di fare causa a me, ma io sono tutelata dalle prerogative di immunit\u00e0 previste per il mio incarico a ONU e ritengo che sia esattamente questo che il governo sudafricano ha difeso. Non ho ulteriori informazioni in merito. Per qualsiasi chiarimento su questo punto, il suo governo sar\u00e0 felice di risponderle.<\/p>\n<p><strong>Giornalista:<\/strong><\/p>\n<p>Ha parlato delle difficolt\u00e0 del sistema giuridico internazionale nel rispondere adeguatamente e in effetti abbiamo viste chiaramente anche noi i limiti del diritto internazionale nell&#8217;affrontare situazioni come questa.<\/p>\n<p>Le chiedo, il suo rapporto apre forse nuove possibilit\u00e0 per i tribunali nazionali dei Paesi terzi di intervenire su questi temi? Pu\u00f2 approfondire questo aspetto, ossia se il suo rapporto offre maggiori strumenti o incentivi giuridici per i cittadini che vogliano chiamare in causa i propri Stati davanti ai tribunali nazionali per non aver adempiuto ai loro obblighi internazionali e, se s\u00ec, potrebbe spiegare quali forme concrete potrebbe assumere questo percorso legale? Ad esempio, associazioni o gruppi di cittadini nel Regno Unito, in Belgio o in altri Paesi, potrebbero ricorrere alla giustizia nazionale per denunciare la mancata osservanza di tali obblighi?<\/p>\n<p><strong>Francesca Albanese:<\/strong><\/p>\n<p>Risponder\u00f2 a questa domanda. S\u00ec, come ho gi\u00e0 detto, gli Stati membri hanno una serie di obblighi. Devono interrompere il commercio, fermare il trasferimento di armi, ma anche indagare e perseguire chiunque possa essere responsabile di crimini o complice di crimini. Questo pu\u00f2 riguardare anche autorit\u00e0 statali. In alcuni Paesi sono gi\u00e0 stati avviati procedimenti legali contro funzionari governativi per complicit\u00e0 nei crimini commessi da Israele, ma gli Stati membri hanno anche l&#8217;obbligo di regolare e controllare le imprese registrate nei propri territori e su questo fronte \u00e8 stato fatto pochissimo, praticamente nulla.<\/p>\n<p>Ci sono tuttavia alcune cause gi\u00e0 avviate in diversi Paesi contro ad esempio Airbnb, Booking.com e, se non sbaglio, anche contro una piattaforma di turismo online, di cui non so se la causa sia pubblica o meno, nonch\u00e9 contro compagnie petrolifere e produttrici di armi. E naturalmente ci sono casi molto importanti che dovrebbero partire proprio a livello nazionale, nei tribunali interni. Lo spero perch\u00e9, come ho gi\u00e0 detto, la Corte Penale Internazionale sta affrontando grandi difficolt\u00e0.<\/p>\n<p>Ma esistono giurisdizioni nazionali competenti, soprattutto nei confronti dei propri cittadini che hanno combattuto nell&#8217;esercito israeliano. Quindi, ad esempio, cittadini sudafricani, britannici o italiani che hanno prestato servizio nell&#8217;esercito israeliano dovrebbero essere considerati sospetti e quindi oggetto di indagine e, se le prove raccolte lo giustificano, perseguiti penalmente per i crimini a cui potrebbero aver partecipato. C&#8217;\u00e8 poi il caso di israeliani che si trovano in altri Paesi e che non hanno un legame di nazionalit\u00e0 con lo stato in cui si trovano.<\/p>\n<p>Anche la loro semplice presenza pu\u00f2 far scattare un&#8217;indagine, poich\u00e9 si tratta di reati di diritto internazionale perseguibili in base alla giurisdizione universale. Per questo motivo, alcune organizzazioni e gruppi di avvocati stanno lavorando in questa direzione. Sar\u00e0 un processo lungo, ma credo che alla fine avr\u00e0 successo.<\/p>\n<p>Non siamo ancora riusciti a prevenire e fermare il genocidio, ma spero che il principio di responsabilit\u00e0 penale cominci finalmente a colmare questo vuoto.<\/p>\n<p><strong>Marvin Charlson di News24. <\/strong><\/p>\n<p>\u201cSalve, Francesca, ho due domande per lei. Da quando ha presentato il suo rapporto, che cosa \u00e8 cambiato, se qualcosa \u00e8 cambiato? E sul piano personale, quale sarebbe per lei la soluzione ideale per Gaza?<\/p>\n<p><strong>Francesca Albanese:<\/strong><\/p>\n<p>Non so ancora cosa sia cambiato, perch\u00e9 il mio rapporto \u00e8 stato presentato solo poche settimane fa e pubblicato appena la settimana scorsa. Vorrei poter dire che ha gi\u00e0 prodotto degli effetti, ma al momento non ne vedo di concreti. Ci\u00f2 che ho visto, per\u00f2, \u00e8 che molti Stati membri si sono mostrati irritati e questo, devo dire, mi fa piacere, perch\u00e9 non sono qui per metterli a loro agio.<\/p>\n<p>Naturalmente vedo anche che continuano gli attacchi personali e trovo questo vergognoso, perch\u00e9 io vorrei soltanto che gli Stati si confrontassero con i fatti, non con ci\u00f2 che pensano della mia persona o del modo in cui esercito il mio mandato. Mi aspetto che gli Stati affrontino nel merito le accuse che rivolgo loro. Israele e tutti gli altri Stati coinvolti devono prendere sul serio le accuse, non per ci\u00f2 che dico io, ma per la gravit\u00e0 delle questioni stesse che oggi sono oggetto di indagine davanti alla Corte Internazionale di Giustizia per genocidio e davanti alla Corte Penale Internazionale per crimini di guerra e crimini contro l&#8217;umanit\u00e0, ci sono gi\u00e0 mandati di arresto emessi e molti altri casi sono stati presentati presso tribunali nazionali. Quindi questo \u00e8 davvero un momento di svolta. O si sceglie la giustizia o il suo opposto. \u00c8 un momento estremamente serio e temo che gli Stati membri non ne stiano cogliendo la gravit\u00e0, accecati dai propri interessi politici. Cito spesso, e lo faccio anche per chi ci segue online o da New York, alcune righe manoscritte di Nelson Mandela, che mi hanno profondamente colpita. Scriveva che nel corso dei secoli uomini e donne vanno e vengono. Alcuni non lasciano traccia, altri sono ricordati per il male che hanno fatto e altri ancora per il loro tentativo di portare giustizia attraverso le proprie azioni in questa vita. Ecco, credo che anche i diplomatici e funzionari pubblici debbano chiedersi quale ruolo vogliono giocare in questa pagina triste e tragica della nostra storia, perch\u00e9 stiamo vivendo su un futuro preso in prestito e molti sembrano non rendersene conto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 28 ottobre 2025, Francesca Albanese, Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sui diritti umani nei territori palestinesi occupati, presenta all\u2019ONU il suo nuovo rapporto sul genocidio a Gaza. 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