{"id":2645584,"date":"2025-10-17T10:57:42","date_gmt":"2025-10-17T09:57:42","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=2645584"},"modified":"2025-10-17T10:57:42","modified_gmt":"2025-10-17T09:57:42","slug":"il-nobel-delle-cannoniere-seconda-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2025\/10\/il-nobel-delle-cannoniere-seconda-parte\/","title":{"rendered":"Il Nobel delle cannoniere. Seconda parte"},"content":{"rendered":"<p><strong>Maga, non Maga\u2026.<\/strong><\/p>\n<p>Nonostante le apparenze, la politica estera dell\u2019amministrazione Trump non \u00e8 priva di contraddizioni. Da una parte, ci sono i falchi, capitanati dal Segretario di Stato, il guerrafondaio cubano-statunitense Marco Rubio (con la sua ossessione di utilizzare la potenza militare contro Cuba e Venezuela). Dall\u2019altra, i membri del MAGA nel governo (gruppo in cui Richard Grenell ha una posizione di rilievo per la politica estera), che sarebbero in contrasto con la visione di Rubio e che provano a screditarla e ridurne la portata. Un eventuale intervento militare potrebbe allarmare la base del MAGA, vista la forte inclinazione isolazionista, con dei costi politici ed elettorali per lo stesso Trump. Questo braccio di ferro per imporre la propria visione della politica estera, al momento, traspare anche dai mezzi di comunicazione statunitensi. Le contraddizioni della Casa Bianca stanno dando al Venezuela il tempo di prepararsi al peggiore degli scenari, mentre il presidente Maduro si rafforza di fronte alla minaccia esterna. Per Rubio, il tempo scorre in un clima di tensione e aumenta la pressione nei suoi confronti. Il movimento MAGA, guidato da Grenell, spera nel suo fallimento, per espellerlo definitivamente dal gabinetto di Trump.<\/p>\n<p><strong>La risposta bolivariana<\/strong><\/p>\n<p>Da parte sua, il governo venezuelano non sottovaluta il pericolo di conflitto. Oltre ad aver posto in stato di allerta le FF.AA., mobilitato la marina e la milizia popolare, il governo \u00e8 impegnato in un\u2019offensiva diplomatica. Tra le altre iniziative, ha convocato una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, tenutasi il 10 ottobre, per denunciare l\u2019<em>escalation<\/em>\u00a0bellicista. Il Segretario generale del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV), Diosdado Cabello, ha affermato che \u00abla Nazione utilizza tutti i meccanismi diplomatici per evitare sempre qualsiasi conflitto, non solo nel territorio venezuelano, ma in qualsiasi parte del mondo\u00bb, dato che \u00abil Venezuela si \u00e8 sempre contraddistinto per la sua diplomazia bolivariana di pace\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Scheda<\/strong><\/p>\n<p><strong>Un poco di storia del Premio Nobel per la Pace<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019Istituto Nobel, anche nel lontano passato, si \u00e8 s\/qualificato con l\u2019assegnazione del premio a personaggi a dir poco sinistri. Solo per rinfrescare la memoria delle perle pi\u00f9 eclatanti, nei primi decenni del secolo scorso furono insigniti del Premio Nobel per la Pace due dei presidenti pi\u00f9 guerrafondai di tutta la storia coloniale degli Stati Uniti: Theodore Roosevelt nel 1906 e Woodrow Wilson nel 1919.<\/p>\n<p>Roosevelt cre\u00f2 la politica del\u00a0<em><strong>big stick\u00a0<\/strong><\/em>(<em>speak softly and carry a big stick, you will go far<\/em>) con cui gli Stati Uniti riaffermarono la possibilit\u00e0 di intervenire se i loro interessi erano in gioco. Fu cos\u00ec che ordin\u00f2 la guerra coloniale del 1898 (la \u00abpiccola guerra splendida\u00bb, come la defin\u00ec cinicamente) con cui gli Stati Uniti si impossessarono di Porto Rico, Cuba, Filippine e Guam. Roosevelt mise anche lo zampino nella secessione di Panama dalla Grande Colombia per la costruzione del Canale, oltre a invadere Cuba, Haiti, la Repubblica Dominicana e il Nicaragua.<\/p>\n<p>Woodrow Wilson era un razzista a tutto campo, simpatizzante del Ku Klux Klan e difensore della \u201cpurezza razziale\u201d dei bianchi statunitensi, che approfond\u00ec la segregazione nella pubblica amministrazione. Non contento, ordin\u00f2 operazioni militari in Messico (l\u2019invasione di Veracruz e le spedizioni punitive contro Pancho Villa), ed appoggi\u00f2 lunghe occupazioni con i marines ad Haiti, nella Repubblica Dominicana e in Nicaragua. A quei tempi, la\u00a0<em>proxy war<\/em>\u00a0fu condotta dal pirata William Walker, fedele mercenario ed esecutore della teoria del \u201cdestino manifesto\u201d.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 recentemente, altri tre Premi Nobel per la Pace hanno fatto scandalo.<\/p>\n<p>Il primo, nel 1973, a Henry Kissinger per i negoziati nella guerra del Vietnam e per i successivi accordi di pace di Parigi, anche se in realt\u00e0 la guerra di liberazione nazionale termin\u00f2 con la vittoria dei Vi\u1ec7t C\u1ed9ng e la caduta di Saigon nel 1975. In quell\u2019occasione fu insignito del Nobel anche il Presidente vietnamita\u00a0<strong>Le Duc Tho<\/strong>, l\u2019unico a rifiutare il premio in tutta la storia del Nobel per la Pace. Come si ricorder\u00e0, Kissinger era stato Consigliere per la sicurezza nazionale e poi Segretario di Stato del Presidente Nixon, allargando la guerra del Vietnam al Laos e alla Cambogia, con pesanti bombardamenti nei due Paesi. In America Latina \u00e8 stato il cervello del colpo di Stato contro Salvador Allende in Cile del 1973 e delle altre dittature civili-militari oltre all\u2019inventore del macabro\u00a0<em>Plan Condor<\/em>. Lo scandalo del premio fu tale che due membri del comitato Nobel decisero di dimettersi.<\/p>\n<p>Nel 2009, \u00e8 stato premiato Barack Obama \u00ab<em>per i suoi straordinari sforzi volti a rafforzare la diplomazia internazionale e la cooperazione tra i popoli<\/em>\u00bb. Peccato che l\u2019ex presidente democratico abbia continuato le guerre in Afghanistan e Iraq iniziate da George W. Bush; ha inoltre distrutto la Libia di Gheddafi (il Paese pi\u00f9 prospero e sviluppato di tutta l\u2019Africa); ha sostenuto la guerra civile in Siria contro il governo di Bashar al-Assad ed appoggiato l\u2019Arabia Saudita nella sua guerra contro gli Houthi dello Yemen.<\/p>\n<p>E nel 2016, il premio \u00e8 toccato al presidente colombiano Juan Manuel Santos per gli accordi di pace firmati all\u2019Avana con la guerriglia delle FARC-EP. Ma come ministro della Difesa di \u00c1lvaro Uribe, Santos \u00e8 stato responsabile dei cosiddetti \u201cfalsi positivi\u201d, con centinaia di esecuzioni extragiudiziali di indigeni o contadini, fatti passare come guerriglieri uccisi in combattimento.<\/p>\n<p>Viceversa, non si pu\u00f2 che salutare positivamente l\u2019incontrovertibile assegnazione del premio a Desmond Tutu e Nelson Mandela per la loro lotta contro l\u2019apartheid in Sudafrica, a Martin Luther King per la sua battaglia contro l\u2019<em>apartheid<\/em>\u00a0negli Stati Uniti, o a Adolfo P\u00e9rez Esquivel per la difesa dei diritti umani durante l\u2019ultima dittatura civile-militare argentina.<\/p>\n<p>Ma, da tempo, l\u2019ago della bilancia del Nobel pende sempre pi\u00f9 a destra, con un premio geopolitico, utilizzato per dare una verniciata di legittimit\u00e0 alle cause e alle figure ben viste dalle potenze occidentali nei momenti pi\u00f9 opportuni. Seguendo la geografia dei premi, possiamo identificare la mappa degli avversari dell\u2019Occidente collettivo: la ex-Unione Sovietica, la Cina governata dal Partito Comunista, il mondo arabo-mussulmano o la Russia di Vladimir Putin.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2025\/10\/il-nobel-delle-cannoniere-prima-parte\/\">Link alla prima parte dell\u2019articolo.<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Maga, non Maga\u2026. Nonostante le apparenze, la politica estera dell\u2019amministrazione Trump non \u00e8 priva di contraddizioni. 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