{"id":2643350,"date":"2025-10-08T17:03:54","date_gmt":"2025-10-08T16:03:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=2643350"},"modified":"2025-10-08T17:03:54","modified_gmt":"2025-10-08T16:03:54","slug":"perche-la-libera-circolazione-dei-lavoratori-danneggia-tutti-noi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2025\/10\/perche-la-libera-circolazione-dei-lavoratori-danneggia-tutti-noi\/","title":{"rendered":"Perch\u00e9 la libera circolazione dei lavoratori danneggia tutti noi"},"content":{"rendered":"<p><strong>Gi\u00e0 Aristotele, padre fondatore dell&#8217;economia, era contrario alla libera circolazione delle persone. Perch\u00e9 capiva davvero qualcosa di economia.<\/strong><\/p>\n<p>Gli economisti moderni sono unanimi nel sostenere mercati del lavoro flessibili fino alla libera circolazione transfrontaliera delle persone. Essi motivano questa posizione affermando che la forza lavoro contribuisce maggiormente al Prodotto Interno Lordo (PIL) quando viene impiegata esattamente dove e quando apporta il massimo beneficio.<\/p>\n<p>Ad esempio, quando un&#8217;azienda non deve cercare gli specialisti di cui ha urgente bisogno solo nel proprio paese. Oppure quando un imprenditore edile della Germania meridionale pu\u00f2 sfruttare meglio il proprio personale inviandolo in Svizzera per lavori di montaggio. Per tutti questi motivi, i mercati del lavoro dovrebbero essere flessibili dal punto di vista geografico e temporale e i disoccupati sono obbligati ad accettare lunghi tragitti per recarsi al nuovo posto di lavoro.<\/p>\n<h3>Un aumento del PIL non significa sempre maggiore benessere<\/h3>\n<p>Gli economisti giustificano la loro massima sostenendo che un aumento del PIL crea maggiore benessere. Ma questo vale anche quando la crescita del PIL deve essere pagata con mercati del lavoro flessibili?<\/p>\n<p>I dubbi sono giustificati: \u00e8 possibile che il PIL guadagnato grazie alla flessibilit\u00e0 venga pi\u00f9 che consumato dai costi e dai tempi di trasporto aggiuntivi e dai relativi danni ambientali. Il PIL aumenta complessivamente, ma la parte \u00abconsumabile\u00bb che rimane dopo aver dedotto questi costi si riduce.<\/p>\n<p>Se si considera che in Svizzera il tragitto medio casa-lavoro \u00e8 di un&#8217;ora e che i relativi costi di trasporto comportano almeno altri 20 minuti di lavoro, questa ipotesi \u00e8 addirittura molto probabile.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 Aristotele sosteneva una tesi diversa. Per lui la questione fondamentale era se le \u00abcose\u00bb aggiuntive contribuissero davvero a ci\u00f2 che conta, ovvero a una \u00abvita buona\u00bb. Martha Nussbaum riassume cos\u00ec la sua opinione: \u00abTroppa ricchezza pu\u00f2 portare a un&#8217;estrema competitivit\u00e0 o a un&#8217;estrema concentrazione su compiti tecnici e amministrativi e allontanare le persone dai contatti sociali, dall&#8217;interesse per le arti, dall&#8217;apprendimento e dalla riflessione\u00bb.<\/p>\n<p>Aristotele ha naturalmente ragione: avere ancora pi\u00f9 cose (oggi parliamo di PIL) ha, nella migliore delle ipotesi, una ripercussione minima sulla buona vita. \u00c8 quindi ancora pi\u00f9 importante chiedersi in che modo le misure volte ad aumentare il PIL, in particolare la flessibilizzazione dei mercati del lavoro, influiscano sugli aspetti pi\u00f9 importanti della buona vita.<\/p>\n<h3>La funzione integrativa del lavoro diventa pi\u00f9 importante<\/h3>\n<p>Diamo un&#8217;occhiata pi\u00f9 da vicino. Uno dei bisogni fondamentali delle persone \u00e8 l&#8217;appartenenza sociale. I luoghi in cui si sviluppa questa appartenenza sono principalmente la famiglia, il vicinato e, soprattutto per le persone in et\u00e0 lavorativa, il posto di lavoro.<\/p>\n<p>La flessibilizzazione dei mercati del lavoro ha un impatto negativo su tutti e tre questi ambiti. Pensiamo ai lunghi tragitti per recarsi al lavoro, ai frequenti cambiamenti di posto, ai turni di notte e cos\u00ec via. Quanto siano gi\u00e0 distrutte le famiglie lo dimostra il fatto che dal 1970 la percentuale di famiglie monoparentali rispetto alla popolazione totale della Svizzera \u00e8 aumentata di 2,5 volte, mentre la percentuale di coppie con figli \u00e8 diminuita di un quarto. E sebbene dal 1970 i matrimoni ogni 1000 abitanti si siano quasi dimezzati, i divorzi sono quasi raddoppiati.<\/p>\n<p>Poich\u00e9 le famiglie e i quartieri sono sempre pi\u00f9 danneggiati, l&#8217;importanza del lavoro retribuito come \u00abproduttore\u00bb di comunanza e integrazione sociale \u00e8 notevolmente aumentata. Secondo la ricerca sulla felicit\u00e0, la disoccupazione riduce la felicit\u00e0 (la buona vita) in misura pari a quella di una malattia di media gravit\u00e0. Secondo uno <a href=\"https:\/\/www.uni-flensburg.de\/fileadmin\/content\/institute\/iim\/dokumente\/forschung\/discussion-papers\/14-grimm-gluecksforschung-gesamt-2.pdf\">studio tedesco del 2006<\/a>, sarebbe necessario un aumento di undici volte del reddito medio per compensare il danno psicologico causato dalla disoccupazione. Questo pu\u00f2 sembrare incredibile, ma dimostra quanto sia irrilevante un reddito o un PIL ancora pi\u00f9 elevato per una buona vita.<\/p>\n<h3>La creazione di posti di lavoro come fine a se stessa<\/h3>\n<p>Anche gli economisti e i politici hanno notato questo fenomeno, con conseguenze fatali. La \u00abcreazione\u00bb di posti di lavoro \u00e8 diventata un fine a se stessa, rafforzando enormemente il potere delle aziende. Oltre ai loro prodotti, ora possono vendere anche i posti di lavoro e la conseguente integrazione sociale. Secondo il motto: sociale \u00e8 ci\u00f2 che crea lavoro. Noi creiamo posti di lavoro, quindi non potete pretendere anche salari dignitosi e buone condizioni di lavoro. Ci\u00f2 ha fortemente compromesso anche il potere di integrazione sociale del lavoro (mal) retribuito.<\/p>\n<p>Torniamo brevemente ad Aristotele, l&#8217;inventore dell&#8217;economia, che all&#8217;epoca si svolgeva ancora prevalentemente nella comunit\u00e0 domestica, l&#8217;oikos. Ancora oggi, almeno il 60% delle attivit\u00e0 con cui soddisfiamo i nostri bisogni e garantiamo la sopravvivenza vengono svolte nelle famiglie e nei quartieri.<\/p>\n<p>Tuttavia, la flessibilizzazione del lavoro retribuito e la concorrenza fiscale, nonch\u00e9 la migrazione interna da esse provocata, hanno ulteriormente indebolito la forza produttiva dell&#8217;oikos. Ci\u00f2 anche perch\u00e9, nel tentativo di creare posti di lavoro, il lavoro non retribuito \u00e8 stato sostituito in modo mirato da quello retribuito.<\/p>\n<h3>I compiti familiari sono stati professionalizzati<\/h3>\n<p>Con conseguenze costose: un tempo la cura dei bambini piccoli era compito della famiglia e del vicinato. Oggi \u00e8 necessario ricorrere al lavoro retribuito degli asili nido. Solo il tempo impiegato dal personale degli asili nido, dai burocrati degli asili nido e dai genitori supera di gran lunga il tempo richiesto dalla soluzione di un tempo, basata sul vicinato. D&#8217;accordo: in cambio si svolge pi\u00f9 lavoro retribuito e il PIL \u00e8 aumentato, ma tutto sommato si tratta di un enorme spreco di tempo lavorativo.<\/p>\n<p>Ma questa \u00e8 solo la punta dell&#8217;iceberg. L&#8217;indebolimento dell&#8217;oikos costa molto di pi\u00f9. Anche l&#8217;assistenza agli anziani sta diventando sempre pi\u00f9 commercializzata e professionalizzata. In Svizzera, un&#8217;ora di assistenza costa ormai circa 80 franchi (86 Euro). Se il lavoro viene svolto dai familiari, questi ricevono al massimo 38 franchi. Il resto va alle organizzazioni Spitex che formano gli assistenti. Secondo il giornale svizzero <a href=\"https:\/\/www.blick.ch\/schweiz\/vertrauliche-deals-knallharte-lobby-und-ein-maechtiger-anwalt-die-schattenseiten-der-angehoerigenpflege-id21100895.html\">Sonntags-Blick<\/a>, i servizi di assistenza di base di queste aziende sono quintuplicati dal 2020 al 2023.<\/p>\n<p>E poi ci sono i bambini che necessitano di un&#8217;assistenza particolarmente intensiva nell&#8217;ambito del sostegno integrativo a scuola. A tal fine vengono impiegati assistenti di classe. Nel Cantone di Berna nel 2020 erano ancora 918; nel frattempo questo numero \u00e8 salito a 2954 e anche nella citt\u00e0 di Zurigo il numero degli assistenti \u00e8 triplicato, passando da 340 a 1020. Nelle scuole elementari dell&#8217;Argovia, il numero di assistenti scolastici a tempo pieno \u00e8 raddoppiato da 220 a 437, mentre il numero di alunni \u00e8 aumentato solo dell&#8217;8%. \u00c8 lecito supporre che la scuola debba svolgere un ulteriore lavoro di socializzazione, perch\u00e9 sempre pi\u00f9 famiglie sono sopraffatte.<\/p>\n<p>Anche gli adulti sono sopraffatti dal nuovo disordine sociale. Molti diventano depressi, vanno dallo psichiatra o cercano orientamento altrove. Ci\u00f2 \u00e8 dimostrato dal fatto che solo nella regione di Zurigo nove istituti privati formano life coach.<\/p>\n<h3>Migrazione globale di manodopera<\/h3>\n<p>E chi fa poi il lavoro vero e proprio? Nessun problema. Importiamo le persone. Questo ci porta alla dimensione internazionale della libera circolazione delle persone. Questo aspetto \u00e8 esemplificato dall&#8217;UE: le zone periferiche della Spagna, del Portogallo, dell&#8217;Italia meridionale, della Romania o della Croazia si stanno svuotando. Al contrario, la popolazione nelle aree metropolitane sta esplodendo.<\/p>\n<p>Prendiamo l&#8217;esempio del <a href=\"https:\/\/www.monde-diplomatique.fr\/2025\/08\/BREVILLE\/68665\">Portogallo<\/a>: nel 2009 \u00e8 stato creato lo status di \u00abresidenza non abituale\u00bb per attirare lavoratori qualificati e pensionati dall&#8217;estero. Nel 2012 sono stati introdotti i \u00abvisti d&#8217;oro\u00bb, che offrono agli stranieri con un conto in banca ben fornito un accesso privilegiato alla cittadinanza. Ci\u00f2 ha provocato un aumento dei prezzi degli immobili e degli affitti, con la conseguenza che i giovani portoghesi non possono pi\u00f9 permettersi un alloggio. Oggi un terzo dei portoghesi di et\u00e0 compresa tra i 15 e i 39 anni vive all&#8217;estero. Per ogni portoghese in et\u00e0 lavorativa ci sono oggi due pensionati. Per i lavori semplici viene quindi reclutata manodopera a basso costo dal Brasile, dall&#8217;Angola, dall&#8217;India, dal Bangladesh o dal Marocco.<\/p>\n<p>Lo stesso fenomeno si verifica a livello globale. Sempre pi\u00f9 paesi stanno perdendo la capacit\u00e0 di provvedere al proprio fabbisogno e quindi all&#8217;occupazione. Il motivo principale \u00e8 sempre lo stesso: per sviluppare economicamente una regione occorrono, nel migliore dei casi, diversi anni. Ma le persone che potrebbero plasmare questo sviluppo trovano gi\u00e0 domani un lavoro meglio retribuito all&#8217;estero, lasciandosi alle spalle una patria disfunzionale.<\/p>\n<h3>La creazione di valore globale produce perdenti ovunque<\/h3>\n<p>La ragione risiede nelle catene globali di creazione di valore. Un paio di scarpe On, ad esempio, viene venduto in Svizzera a 200 franchi (ca. 215 Euro) a un pubblico che guadagna 100 franchi all&#8217;ora. Il 90% del lavoro necessario per produrre queste scarpe viene svolto con una retribuzione oraria di, diciamo, 5 franchi. Ci\u00f2 consente di retribuire il restante 10% del lavoro con 300 franchi. I relativi \u00abcreatori di valore\u00bb amano stabilirsi con le loro aziende in zone residenziali esclusive con aliquote fiscali basse e buoni collegamenti di trasporto.<\/p>\n<p>Queste catene di creazione di valore globali e i loro ricchi beneficiari presentano notevoli svantaggi: da un lato, nelle nazioni perdenti il potere d&#8217;acquisto necessario per lo sviluppo locale viene sottratto o non pu\u00f2 nemmeno nascere. E nei paesi vincitori, come la Svizzera, i beneficiari delle \u00abestremit\u00e0 grasse\u00bb con il loro potere d&#8217;acquisto provocano aumenti dei prezzi, soprattutto degli affitti e degli immobili, e quindi una massiccia <a href=\"https:\/\/www.infosperber.ch\/wirtschaft\/uebriges-wirtschaft\/der-private-grundbesitz-wird-zum-mega-problem\/\">ridistribuzione dai cercatori di alloggi verso i proprietari terrieri<\/a>. L&#8217;elevato potere d&#8217;acquisto e il corrispondente fabbisogno di consumo provocano inoltre una migrazione di massa di manodopera a basso costo dai paesi perdenti verso quelli vincitori.<\/p>\n<p>Viviamo quindi in un mondo che Aristotele avrebbe considerato paradossale. Ai suoi tempi, il lavoro serviva principalmente a soddisfare le esigenze locali. Il lavoro era dove si trovavano i lavoratori. Oggi il lavoro deve rincorrere la domanda monetaria, che nell&#8217;economia di mercato globale viene distribuita in modo molto sbilanciato, ora qui ora l\u00e0. Viviamo in un&#8217;economia globale ipermobile e migratoria.<\/p>\n<p>Ma questo mondo non \u00e8 benefico. In definitiva \u00e8 estremamente inefficiente. Ogni lavoratore che emigra indebolisce la forza produttiva della famiglia e del vicinato. Ma \u00e8 proprio da questo che dipende la buona vita molto pi\u00f9 che dal lavoro retribuito. Aristotele se ne sarebbe accorto. Gli economisti di oggi non se ne rendono conto. Sono ciechi. Il loro unico parametro di riferimento \u00e8 il PIL o, al massimo, l&#8217;occupazione retribuita.<\/p>\n<h3>Affrontare il problema della migrazione alla radice<\/h3>\n<p>E poi c&#8217;\u00e8 un altro punto importante: l&#8217;uomo \u00e8 un animale gregario. Fin dall&#8217;infanzia dipendiamo estremamente dall&#8217;aiuto degli altri: dalla famiglia, dagli amici, dai vicini e anche dallo Stato sociale. Per rendere sopportabile questa dipendenza e poter fidarci degli altri, creiamo una fitta rete di obblighi sociali reciproci. E creiamo istituzioni con cui organizziamo la nostra convivenza e rinnoviamo costantemente il capitale di fiducia sociale.<\/p>\n<p>Questo processo \u00e8 gi\u00e0 abbastanza difficile e diventa ancora pi\u00f9 complesso con l&#8217;aumento dell&#8217;immigrazione di persone provenienti da culture straniere con regole sociali diverse. <a href=\"https:\/\/www.annualreviews.org\/content\/journals\/10.1146\/annurev-polisci-052918-020708\">Questo metastudio<\/a> dimostra che maggiore \u00e8 la diversit\u00e0 etnica in una zona, pi\u00f9 forte \u00e8 il calo della fiducia sociale. Ci\u00f2 vale in particolare per la fiducia locale nei confronti dei vicini. E i quartieri e i distretti socialmente degradati rischiano di diventare una \u00abnazione fallita\u00bb, un paese fallito. In Germania e in molte zone dell&#8217;Europa occidentale questo pericolo \u00e8 reale. Sia perch\u00e9 l&#8217;integrazione \u00e8 fallita, sia perch\u00e9 sono arrivati semplicemente troppi immigrati.<\/p>\n<p>Ma non basta semplicemente chiudere le frontiere. Dobbiamo affrontare il problema alla radice. Abbiamo bisogno di un ordine economico mondiale che consenta a tutti i paesi di svilupparsi, di organizzarsi in modo tale da poter tornare a prendersi cura del proprio oikos, invece di produrre ancora pi\u00f9 scarpe Nike per ricchi stranieri.<\/p>\n<hr \/>\n<p><em>Traduzione dal tedesco di Thomas Schmid.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gi\u00e0 Aristotele, padre fondatore dell&#8217;economia, era contrario alla libera circolazione delle persone. Perch\u00e9 capiva davvero qualcosa di economia. Gli economisti moderni sono unanimi nel sostenere mercati del lavoro flessibili fino alla libera circolazione transfrontaliera delle persone. 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