{"id":2628660,"date":"2025-08-20T16:03:06","date_gmt":"2025-08-20T15:03:06","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=2628660"},"modified":"2025-08-20T17:51:15","modified_gmt":"2025-08-20T16:51:15","slug":"bolivia-a-destra-una-sconfitta-annunciata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2025\/08\/bolivia-a-destra-una-sconfitta-annunciata\/","title":{"rendered":"Bolivia a destra, una sconfitta annunciata"},"content":{"rendered":"<p>Tra profonde tensioni interne, domenica 17 agosto pi\u00f9 di 7,5 milioni di cittadini-e boliviani-e (di cui circa 400.000 all\u2019estero in 22 Paesi) sono stati chiamati alle urne per scegliere tra sette candidature a Presidente e Vice-presidente. Candidature tutte al maschile, dopo che l\u2019unica candidata donna, Eva Copa, aveva rinunciato a causa dello scarso appoggio nei sondaggi. Si \u00e8 votato anche per eleggere 36 senatori; 130 deputati, sette deputati dei popoli originari e nove rappresentanti presso organismi parlamentari sovranazionali, uno per ogni dipartimento.<\/p>\n<p>Dato che nessun candidato ha raggiunto la maggioranza necessaria, il ballottaggio ci sar\u00e0 il 19 ottobre, mentre il vincitore si insedier\u00e0 l\u20198 novembre.<\/p>\n<p>In testa al primo turno c\u2019\u00e8 Rodrigo Paz Pereira, con la sigla del Partito Democratico Cristiano (PDC) che ha ottenuto circa il 32% dei voti. Al secondo posto, il sempiterno Jorge (Tuto) Quiroga dell\u2019Alleanza\u00a0<em>Libre<\/em>, di estrema destra, con circa il 28%. Saranno loro due i contendenti al ballottaggio. Al terzo posto con circa il 20%, si piazza Samuel Doria Medina (Alleanza Unidad) di centro-destra, al suo quarto tentativo presidenziale.<\/p>\n<p>A differenza dei sondaggi, che prevedevano un testa a testa tra Quiroga e Doria, la vera sorpresa \u00e8 stata la vittoria al primo turno di Rodrigo Paz Pereira. Ex deputato, ex sindaco, economista di professione \u00e8 nato in Spagna a causa dell\u2019esilio dei suoi genitori.\u00a0 E\u2019 infatti figlio di Jaime Paz Zamora, ex presidente del Paese andino, nonch\u00e9 nipote di un altro ex-Presidente, Victor Paz Estenssoro. Da parte sua, lo sconfitto Doria Medina, ha fatto subito appello al voto per Rodrigo Paz.<\/p>\n<p><strong>Quel che resta del MAS<\/strong><\/p>\n<p>Disastroso il risultato dei due candidati che facevano riferimento al Movimento al Socialismo (MAS-IPSP), dato che il partito di governo non \u00e8 riuscito a trovare un candidato unitario.<\/p>\n<p>Da una parte, il giovane Andr\u00f3nico Rodr\u00edguez, proposto come candidato di compromesso tra le due anime del MAS. La figura di Rodr\u00edguez faceva parte del rinnovamento generazionale del movimento sindacale\u00a0<em>cocalero<\/em>\u00a0e aveva consolidato il suo profilo istituzionale come presidente del Senato, ratificato in cinque occasioni con ampio sostegno. Ma alla fine non c\u2019\u00e8 stato accordo e Rodr\u00edguez ha raccolto circa l\u20198%, piazzandosi al quarto posto.<\/p>\n<p>Dall\u2019altra, Eduardo del Castillo, candidato \u201cufficiale\u201d del partito di governo, rimasto al palo con un deludente 3%. In questa situazione di frattura interna, del Castillo ha dovuto affrontare la sfida pi\u00f9 complessa. Il trentaseienne avvocato \u00e8 arrivato al Ministero dell\u2019Interno nel 2020 ed \u00e8 rimasto in carica fino al maggio 2025, diventando una delle figure pi\u00f9 visibili nel gabinetto di Luis Arce. La sua candidatura era un tentativo di rinnovare i dirigenti dopo le fratture interne del partito, ma di certo il risultato striminzito non favorisce il processo di ricambio.<\/p>\n<p><strong>Il programma di Rodrigo Paz<\/strong><\/p>\n<p>Se non ci saranno ulteriori sorprese, Rodrigo Paz dovrebbe avere la strada spianata alla Presidenza. Nel suo programma, ha fatto appello al ricambio generazionale e ha proposto uno Stato facilitatore, agile e impegnato nei confronti dei cittadini, lontano dal cosiddetto \u201cStato che ostacola\u201d.<\/p>\n<p>Provenendo dalla regione pi\u00f9 importante del Paese per produzione di gas, la sua campagna ha posto l\u2019accento sul decentramento dello Stato, con l\u2019obiettivo di ridistribuire in parti uguali il bilancio nazionale tra il livello centrale e le regioni, nell\u2019ambito della sua \u201cAgenda 50\/50\u201d, come parte di \u201cun nuovo accordo di convivenza\u201d.<\/p>\n<p>Tra le sue proposte spiccano l\u2019idea di un \u201cCapitalismo per tutti\u201d (con crediti accessibili, riduzione delle tariffe e delle tasse e l\u2019eliminazione delle dogane \u201ccorrotte\u201d) la riforma della giustizia e la lotta alla corruzione. Paz Pereira afferma che la Bolivia dispone di risorse proprie per rilanciare la propria economia ed ha dichiarato la sua contrariet\u00e0 a ricorrere ai prestiti degli organismi internazionali.<\/p>\n<p><strong>Jorge (Tuto) Quiroga: il ritorno della destra<\/strong><\/p>\n<p>Il sessantacinquenne di Cochabamba rappresenta l\u2019opzione dell\u2019estrema destra boliviana tradizionale. Ex presidente tra il 2001 e il 2002, Quiroga \u00e8 stato vicepresidente sotto il governo del militare golpista Hugo Banzer (1997-2001), mentre durante l\u2019amministrazione di Jaime Paz Zamora (1989-93) \u00e8 stato Sottosegretario del Ministero della Pianificazione (1989), Sottosegretario di Investimenti pubblici (1990) e Ministro delle Finanze (1992).<\/p>\n<p>I suoi legami con gli Stati Uniti lo posizionano come candidato dei settori economici dominanti e transnazionali, anche se, in pubblico, insiste nel mantenere una linea indipendente da Washington. \u201c<em>So come farlo. L\u2019ho gi\u00e0 fatto in passato. Il mio vantaggio \u00e8 l\u2019esperienza<\/em>\u201c, ha recentemente dichiarato in merito al suo piano di ottenere 12 miliardi di dollari dal Fondo Monetario Internazionale (FMI) ed altri. \u00a0Nel 2019, ha avuto un ruolo chiave nel colpo di Stato contro Evo Morales ed \u00e8 stato portavoce internazionale del governo golpista di Jeanine A\u00f1ez.<\/p>\n<p><strong>Samuel Doria Medina<\/strong><\/p>\n<p>Il candidato dell\u2019Alleanza\u00a0<em>Unidad<\/em>\u00a0rappresentava l\u2019aspirazione di un progetto politico di centro-destra. A 66 anni, l\u2019uomo d\u2019affari di Paz era al suo quarto tentativo presidenziale, dopo averci provato nel 2005, 2009 e 2014.\u00a0Come secondo imprenditore pi\u00f9 influente della Bolivia, Doria Medina \u00e8 tra i 500 imprenditori pi\u00f9 conosciuti dell\u2019America Latina e dei Caraibi. Il suo curriculum include il passaggio attraverso il Ministero della Pianificazione e la fondazione de\u00a0<em>Unidad<\/em>\u00a0nel 2003, dopo il suo abbandono del Movimento Rivoluzionario di Sinistra (MIR). Il suo bagaglio elettorale del 20% sar\u00e0 decisivo per eleggere il prossimo Presidente.<\/p>\n<p><strong>La crisi economica<\/strong><\/p>\n<p>Due sono stati i fattori principali della sconfitta a sinistra. Per entrambi, il governo del MAS ha perso le elezioni a causa dei propri molteplici errori politici.<\/p>\n<p>Da una parte una dura\u00a0<strong>crisi economica e sociale<\/strong>\u00a0che il governo Arce non ha saputo superare.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda la crisi economica, dopo aver disinnescato l\u2019ennesimo tentativo di golpe del 2019, la Bolivia aveva ripreso il cammino anti-neoliberale con la presidenza di Luis Arce, ex Ministro di Economia durante i mandati presidenziali di Evo Morales e del vice-presidente Alvaro Garc\u00eda Linera. Ma come afferma quest\u2019ultimo,\u00a0<em>\u201c\u2026il MAS come strumento politico dei sindacati e delle organizzazioni comunitarie contadine ha perso le elezioni a causa della disastrosa gestione economica di Luis Arce. Con un\u2019inflazione dei generi alimentari di base che sfiora il 100%, la mancanza di carburante che costringe a fare code di giorni per ottenerlo e un dollaro reale che ha raddoppiato il suo prezzo rispetto alla moneta boliviana, non \u00e8 strano che il processo di trasformazione democratica pi\u00f9 profondo del continente perda due terzi dei voti popolari a favore di vecchi vendi-patria che promettono di cacciare a calci gli indigeni dal potere, regalare le aziende pubbliche agli stranieri e insediare, con la Bibbia in mano, le oligarchie mercenarie alla guida dello Stato. Se a tutto ci\u00f2 aggiungiamo il risentimento dei ceti medi tradizionali, privati dei loro privilegi dall\u2019ascesa sociale e dall\u2019emancipazione politica delle maggioranze indigene, \u00e8 chiaro il tono apertamente vendicativo e razzista che avvolge i discorsi della destra boliviana<\/em>\u201d\u00a0<a name=\"_ednref1\"><\/a><a href=\"https:\/\/marcoconsolo.altervista.org\/bolivia-a-destra-una-sconfitta-annunciata\/#_edn1\">[i]<\/a>.<\/p>\n<p><strong>Evo e il voto nullo<\/strong><\/p>\n<p>Il secondo fattore decisivo per la sconfitta, \u00e8 stata la\u00a0<strong>divisione interna<\/strong>\u00a0al blocco sociale che ha espresso il governo negli ultimi 20 anni.<\/p>\n<p>Purtroppo, la frattura interna al MAS viene da lontano. Da circa due anni \u00e8 in corso una dura lotta interna fratricida, che ha portato ad uno scontro aperto tra Evo Morales e Luis Arce. Una frattura che si \u00e8 estesa negativamente anche a molte organizzazioni di massa, che erano state la colonna vertebrale dei governi del MAS e che avevano pagato un alto prezzo di sangue per la resistenza anti-golpista. \u00a0Il lungo braccio di ferro per il controllo dello strumento politico (movimento-partito, MAS-IPSP) aveva portato alla fuoriuscita dal MAS di Morales e della sua base d\u2019appoggio, alla spaccatura nel gruppo parlamentare con gli \u201cevisti\u201d che votano contro le misure del governo e ad un forte disorientamento nel blocco sociale del cambiamento.<\/p>\n<p>Come si ricorder\u00e0, sulla base di una discussa decisione della Corte costituzionale, Evo Morales non poteva ri-aspirare alla Presidenza, dopo aver svolto tre mandati. Ma non ha voluto accettare la decisione giudiziaria e ha mobilitato la sua base contadina, specialmente nella zona di Cochabamba, per cercare di bloccare il Paese. Nel 2016, Evo perse un referendum per la quarta candidatura, ma il Tribunale Costituzionale ribalt\u00f2 il risultato. Alla fine, dopo essersi salvato da un attentato nell\u2019ottobre 2024 (smentito dal governo Arce), in queste elezioni l\u2019ex presidente Morales non ha potuto registrarsi come candidato presidenziale in nessun partito con personalit\u00e0 giuridica in vigore.<\/p>\n<p>Morales ha ritirato la sua candidatura e, dalla sua roccaforte nel Tropico di Cochabamba, come forma di protesta politica per avergli impedito di partecipare alle elezioni,\u00a0 ha promosso attivamente il voto nullo contro il governo di Luis Arce e le candidature di opposizione.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 da dire che, in tutto questo periodo, a nulla sono valsi i molteplici tentativi di mediazione tra i dirigenti boliviani fatti da alcuni dei governi e dei partiti della sinistra latino-americana (e non solo) per provare a ricucire i rapporti con spirito unitario.<\/p>\n<p>Solo Andr\u00f3nico Rodriguez avrebbe avuto qualche possibilit\u00e0, se il suo ex mentore Morales lo avesse appoggiato. Ma Evo lo ha bollato come traditore e ha fatto appello al voto nullo. D\u2019altra parte, il risultato del voto nullo (circa il 19%) non preoccupa una destra che \u00e8 vincente e, per il momento, si trover\u00e0 una opposizione frammentata socialmente e senza una presenza parlamentare di qualche peso.<\/p>\n<p>In altre parole, in termini elettorali, il peso del voto nullo \u00e8 francamente nullo.<\/p>\n<p><strong>E ora?<\/strong><\/p>\n<p>Con questi risultati, che impongono un accordo parlamentare, si vedr\u00e0 se la Bolivia riuscir\u00e0 a costruire un consenso minimo per affrontare le sue sfide strutturali. O se, al contrario, la crisi si approfondir\u00e0.<\/p>\n<p>Il Paese \u00e8 alle porte di un cambiamento radicale nell\u2019orientamento politico, con un ritorno alla decade neoliberista e privatizzatrice degli anni \u201990. Per non parlare della politica estera.<\/p>\n<p>Con una gradazione di pi\u00f9 o meno liberalismo, le destre (tutti uomini, per lo pi\u00f9 bianchi e di classe alta) propongono un ritorno alla riduzione dello Stato, alla privatizzazione o chiusura di aziende pubbliche, alla promozione dell\u2019iniziativa privata, al probabile taglio dei bonus sociali, la riduzioni delle tasse e un ritorno all\u2019indebitamento ed alle condizioni del Fondo Monetario Internazionale, della Banca Mondiale o della Banca Interamericana di Sviluppo per uscire dalla difficile situazione economica attuale.<\/p>\n<p>In una Bolivia cos\u00ec diversa e con un \u201crazzismo\u201d che continua a essere un problema, gi\u00e0 si parla di \u201cfarla finita con il socialismo\u201d, dell\u2019eliminazione dello status Plurinazionale dello Stato e della wiphala (bandiera dei popoli originari) come simbolo nazionale, del ritorno al sistema educativo precedente \u201cche non indottrini\u201d, etc.. \u00a0Al centro non ci sar\u00e0 la questione sociale, n\u00e9 quella dei popoli originari o della \u201cMadre terra\u201d, ma l\u2019economia aziendale.<\/p>\n<p>In ogni caso, il popolo boliviano ha una lunga tradizione di resistenza e il prossimo Presidente non avr\u00e0 la vita facile.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>Marco Consolo<\/strong><\/p>\n<p><a name=\"_edn1\"><\/a><a href=\"https:\/\/marcoconsolo.altervista.org\/bolivia-a-destra-una-sconfitta-annunciata\/#_ednref1\">[i]<\/a>\u00a0<a href=\"https:\/\/www.jornada.com.mx\/noticia\/2025\/08\/16\/mundo\/por-que-la-izquierda-y-el-progresismo-pierden-elecciones\">https:\/\/www.jornada.com.mx\/noticia\/2025\/08\/16\/mundo\/por-que-la-izquierda-y-el-progresismo-pierden-elecciones<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tra profonde tensioni interne, domenica 17 agosto pi\u00f9 di 7,5 milioni di cittadini-e boliviani-e (di cui circa 400.000 all\u2019estero in 22 Paesi) sono stati chiamati alle urne per scegliere tra sette candidature a Presidente e Vice-presidente. 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