{"id":2624,"date":"2009-12-19T00:00:00","date_gmt":"2009-12-19T00:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2009-12-29T13:59:27","modified_gmt":"2009-12-29T13:59:27","slug":"che-farex-una-proposta-per-la-pace-e-la-nonviolenza-in-america-latina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2009\/12\/che-farex-una-proposta-per-la-pace-e-la-nonviolenza-in-america-latina\/","title":{"rendered":"Che fare? Una proposta per la Pace e la Nonviolenza in America Latina"},"content":{"rendered":"<p>Il Movimento Umanista fu fondato alla fine degli anni &#8217;60 da Silo, che ammon\u00ec sul pericolo della violenza crescente in tutti gli ambiti dell&#8217;attivit\u00e0 umana e propose la necessit\u00e0 di un rinnovamento spirituale e morale per avanzare verso l&#8217;umanizzazione del Mondo. Umanizzare la Terra, spieg\u00f2 Silo, \u00e8 il progetto su cui possono convergere le differenti culture mentre si avanza verso la conformazione di una civilt\u00e0 planetaria nella storia dell&#8217;umanit\u00e0. Il Movimento Umanista si fece carico di questa direzione proposta da Silo, costituendo a questo scopo organismi di azione sociale, politica e culturale, interconnessi a livello mondiale. Durante l&#8217;anno 2009 questo Movimento si \u00e8 dedicato a promuovere la Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza, per creare coscienza sulla necessit\u00e0 del disarmo nucleare mondiale e su un nuovo modo di affrontare i conflitti attraverso il dialogo, la tolleranza e la nonviolenza attiva.<\/p>\n<p>1. **Regionalizzazione in America Latina**<br \/>\nL&#8217;America Latina avanza con difficolt\u00e0 verso la propria regionalizzazione, mentre tutto il pianeta si delinea in regioni che tentano di competere tra di loro. Le trasformazioni mondiali obbligano gli stati nazionali a cedere parte della propria sovranit\u00e0 per regionalizzarsi. La questione fondamentale \u00e8 la direzione che prender\u00e0 questo processo mondiale e continentale.<br \/>\nNel credo capitalista della competizione generale nella quale solo il pi\u00f9 forte sopravvive, la tendenza meccanica di ogni nazione \u00e8 regionalizzarsi per trasformarsi in una superpotenza, status che le permetta di difendersi e dominare le altre potenze regionali. In questo contesto, le \u00e9lite valutano di quale forza e capacit\u00e0 di controllo potranno disporre.<br \/>\nNel governo del Brasile alcuni sono preoccupati di difendere le proprie risorse strategiche (acqua e petrolio) mirando a trasformarsi in una potenza nucleare. Gli Stati Uniti stanno osservando che quello che era il suo &#8220;giardino di casa&#8221; acquisisce forza economica, politica e militare. Quindi installa basi militari in Colombia predisposte non per contrastare il narcotraffico, bens\u00ec per mantenere il controllo sulla regione. Il Cile aumenta la spesa in armamenti, con la giustificazione di dover far fronte alla crescente distanza economica con i paesi vicini. Il Per\u00f9, con un discorso di riduzione di armamenti, cerca di creare un&#8217;immagine pacifista internazionale che contrasta con la sua spesa in armamenti. Il governo del Venezuela si arma, argomentando che \u00e8 costantemente minacciato dall&#8217;imperialismo e il governo Colombiano quando pu\u00f2 lo aizza, armandosi anch&#8217;esso.<br \/>\nUna situazione in controtendenza di buon auspicio \u00e8 rappresentata dall&#8217;Ecuador, che con la chiusura della base militare di Manta d\u00e0 un forte segnale verso l&#8217;integrazione latinoamericana. Se a ci\u00f2 si aggiungono i recenti cambiamenti costituzionali che favoriscono il rafforzamento della nonviolenza, siamo in presenza di un esempio da seguire nella regione. Merita anche di essere ricordato il caso del popolo boliviano, che ha inserito come norma della costituzione il rifiuto della guerra come modo di risoluzione di conflitti.<br \/>\nIl punto centrale \u00e8 che una corsa agli armamenti non fa presagire un buon futuro per nessuno. \u00c8 un passo indietro sociale e morale che ci vorranno dei decenni per recuperare. <\/p>\n<p>Con preoccupazione constatiamo le forti pressioni alle quali \u00e8 sottoposto il presidente degli Stati Uniti Obama. Sia l&#8217;invio di nuove truppe in Afghanistan, che il ritardo nel ritiro dall&#8217;Iraq, che l&#8217;installazione delle basi militari in Colombia ed il discorso di Obama durante la cerimonia della consegna del Premio Nobel per la Pace, in cui spiegava il concetto di &#8220;guerra giusta&#8221;, e relativizzava il valore della pace e della nonviolenza, ci segnala che la tensione mondiale continuer\u00e0 ad aumentare con conseguenze imprevedibili.<\/p>\n<p>Non \u00e8 interessante la corsa agli armamenti, n\u00e9 l&#8217;escalation economica, n\u00e9 l&#8217;esercizio della violenza razziale o etnica per vedere quale nazione dominer\u00e0 sulle altre. Questo tipo di regionalizzazione aumenter\u00e0 la conflittualit\u00e0 sociale, acutizzando la destrutturazione e producendo una forza centrifuga tale che l&#8217;America Latina si frammenter\u00e0 e non riuscir\u00e0 ad entrare adeguatamente nel processo di mondializzazione. Per questo, la difesa delle risorse naturali, strategiche ed energetiche \u00e8 la chiave per far s\u00ec che gli stati non continuino a perdere sovranit\u00e0 e la regione non entri in relazioni di dipendenza economica, perdendo ogni identit\u00e0 e potere di negoziazione.<br \/>\n\u00c8 necessario dare direzione alla regionalizzazione sudamericana, comprendendo ed accettando che il mondo avanza verso la conformazione di una civilt\u00e0 planetaria e che la regionalizzazione \u00e8 solo un passo di questo processo in cui la diversit\u00e0 delle culture e civilt\u00e0 dovranno cooperare e convergere per evitare il caos umano ed ambientale generale. I paesi dell&#8217;America devono fare leva sulla loro necessit\u00e0 di pace e di cooperazione, sulla loro propensione al dialogo, sulla necessit\u00e0 di raggiungere uno schema di progresso che sia di tutti e per tutti, sulla comprensione che questa regione pu\u00f2 dare il suo contributo a un modello che eviti le guerre, che superi le diverse forme di violenza esistenti, economica, politica, religiosa, sessuale, etnica e razziale, ed eviti gli enormi costi umani ed economici sostenuti per la regionalizzazione europea. Una cura particolare dev&#8217;essere riservata alla relazione con i popoli originari. Non solo perch\u00e9 \u00e8 una delle nostre radici pi\u00f9 profonde, ma anche perch\u00e9 sono parte della diversit\u00e0 che d\u00e0 identit\u00e0, ricchezza umana e futuro alla nostra regione. C&#8217;\u00e8 qui un debito sociale e storico da saldare.<\/p>\n<p>2. **Le Forze Armate.**<br \/>\nNell&#8217;epoca attuale abbiamo bisogno di eserciti capaci di svolgere un ruolo diverso e decisivo. Dovranno creare fiducia tra i popoli, essere protagonisti del disarmo regionale e contribuire alla sicurezza e al benessere della popolazione. Si stanno cancellando le frontiere e la sovranit\u00e0 ormai non si trova unicamente negli Stati-nazione. Ma questo non dovrebbe ridurre la sovranit\u00e0 dei popoli. C&#8217;\u00e8 bisogno di un funzionamento democratico reale dalla base fino al vertice, dalla localit\u00e0, alla regione interna, passando per lo stato nazionale ed arrivando alla regione.<br \/>\nLe Forze Armate, nonostante le loro diverse crisi, alcuni vertici corrotti e la perdita di credibilit\u00e0 nel periodo delle dittature militari, hanno mantenuto comunque un&#8217;autonomia significativa rispetto al potere formale e concreto. Sebbene il potere economico controlli il potere politico, non \u00e8 cos\u00ec chiaro che controlli anche il potere militare. La vecchia tesi che dice &#8220;se vuoi la pace prepara la guerra&#8221;, poteva essere sostenuta da un centro imperiale come fu l&#8217;Impero Romano, ma non risulta per niente utile alla costruzione della Pace nell&#8217;era del mondo globale altamente tecnologico. La stessa cosa succede con la tesi dell&#8217;acquisizione di armamenti dissuasivi per evitare tentazioni di attacco da parte dei paesi vicini. Oggi questa politica conduce alla distruzione totale e all&#8217;autodistruzione dell&#8217;esercito stesso. Gli eserciti sanno quale sia l&#8217;armamento oggi, quanto costi comprarlo, mantenerlo e rinnovarlo. Sanno cosa sono le armi di distruzione di massa e sanno che sono alla portata di qualunque gruppo terroristico o narcotrafficante che voglia aumentare il suo potere di fuoco.<br \/>\nNon possiamo confondere la corsa agli armamenti con le Forze Armate. La corsa agli armamenti corrisponde a una struttura in cui il potere economico cerca il controllo delle Forze Armate attraverso la corruzione dei suoi comandi e per il proprio profitto. Gli interessi del complesso militare-industriale avanzano grazie alla sfiducia, alla zizzania, alla degradazione e alla discriminazione. Stiamo parlando dell&#8217;antiumanesimo nella sua espressione pi\u00f9 bassa.<br \/>\nPoich\u00e9 il potere economico continua a concentrarsi nelle mani delle banche, lo scenario dei prossimi anni non pu\u00f2 essere tanto roseo come loro stessi oggi lo dipingono attraverso i mezzi di diffusione che sono anch&#8217;essi sotto il loro controllo. \u00c8 molto probabile che quella stessa concentrazione produca uno scenario sociale che gi\u00e0 si sta insinuando dappertutto: un&#8217;esplosione sociale all&#8217;interno dei popoli. Quest&#8217;esplosione \u00e8 caratterizzata da lotte etniche, migrazioni massicce, terrorismo, sommosse delle popolazioni toccate nei bisogni fondamentali, violenza comune generalizzata.<br \/>\nIn questo scenario caotico le Forze Armate dovranno difendere la legalit\u00e0 vigente e prendere sempre di pi\u00f9 posizione a beneficio di una democrazia reale e diretta, che canalizzi la volont\u00e0 di cambiamento nonviolento dei paesi.<br \/>\nNelle epoche di crisi che si avvicinano, i Diritti Umani diventano nel riferimento fondamentale per decidere le strade da prendere. Nessuna legalit\u00e0 pu\u00f2 stare al di sopra dei Diritti umani. E se un potere si mette al di sopra di essi, le Forze Armate dovranno intervenire per assicurarne il rispetto. Ma se loro stesse li violano, allora nessuna parte della societ\u00e0 pu\u00f2 reclamare &#8220;obbedienza dovuta&#8221; di fronte all&#8217;assassinio, la tortura o qualunque altr\u00e0 atrocit\u00e0 simile. Se mettiamo i Diritti Umani come principio cardine, le Forze Armate sapranno sottomettersi al potere civile, o ristabilire il sistema democratico quando il potere civile diventa illegittimo. Altrimenti, quest&#8217;istituzione scadrebbe nella categoria di banda armata senza nessun tipo di relazione coi poteri civili.<br \/>\nLe Forze Armate dei nuovi tempi saranno quelle che lottano per il disarmo proporzionale ed il benessere sociale, nel segno e nel riconoscimento dei Diritti umani di ogni nazione del Sudamerica. Non saranno pi\u00f9 eserciti imperialisti, colonialisti, sciovinisti, golpisti, repressivi o genocidi. Non saranno neanche guardiani del grande capitale. Piuttosto, svilupperanno un atteggiamento umano a garanzia della volont\u00e0 popolare, gi\u00e0 indebolita dalla dittatura del denaro sotto forma di lobby, terrorismo e narcotraffico.<\/p>\n<p>3. **I politici.**<br \/>\nVenezuelani, colombiani, ecuadoriani, argentini, peruviani, cileni&#8230;, nessun popolo \u00e8 superiore a un altro e tutti hanno lo stesso diritto di soddisfare adeguatamente le loro necessit\u00e0. L&#8217;unit\u00e0 dei paesi nella regione esige la forza del sentimento morale, la valorizzazione della vita umana ed il riconoscimento dei diritti umani di tutti. Ci\u00f2 che \u00e8 stato detto sar\u00e0 possibile nella misura in cui si trovino statisti di statura, spirituali, intelligenti e con una visione a lungo termine. Quelli che sono in grado di sperimentare che nell&#8217;animo umano ci sono cose molto pi\u00f9 importanti del denaro, della fama e del potere.<br \/>\nIl momento di regionalizzazione implica la perdita di sovranit\u00e0 dello stato nazionale. Lo stato nazionale \u00e8 in una profonda crisi, poich\u00e9 da un lato il potere economico gli toglie sovranit\u00e0 privatizzando tutte le sue ricchezze e le sue funzioni e dall&#8217;altro il processo stesso della regionalizzazione gli sottrae sovranit\u00e0 a beneficio del potere regionale che si sta costituendo. Anche la crescente richiesta di decentralizzazione riduce progressivamente il potere centrale dello Stato.<br \/>\nSe i politici non comprendono questo processo, non avranno molto da proporre in questo nuovo momento. Se invece comprendono che il nemico non \u00e8 il paese vicino, non \u00e8 il popolo che emigra, ma \u00e8 il potere economico-finanziario multinazionale che si \u00e8 concentrato;  se comprendono la necessit\u00e0 di maggior democrazia; se comprendono la necessit\u00e0 di dare spazio a cambiamenti rivoluzionari nonviolenti, per trasformare l&#8217;ordine costituito che \u00e8 causa dell&#8217;esplosione sociale che si avvicina, allora saremo in presenza di nuovi politici che contribuiscono a una Regionalizzazione che si dirige verso una nazione umana e universale.<br \/>\nAnche per i politici vale l&#8217;accordo sociale che mette i Diritti umani al di sopra di qualunque legge vigente. La lotta per il diritto alla salute e all&#8217;educazione di qualit\u00e0, oggi incrinato dalla privatizzazione discriminatrice, sar\u00e0 alla base di cambiamenti sostanziali, rivoluzionari. \u00c8 l&#8217;ora di aprire la strada alla possibilit\u00e0 di cambiamenti con la metodologia nonviolenta, per evitare sconvolgimenti che non faciliteranno per niente il progresso che tutti vogliamo e di cui abbiamo bisogno.<\/p>\n<p>4. **Considerazioni per una regionalizzazione in pace e senza violenza.**<br \/>\nOggi la sovranit\u00e0 si trova divisa tra i poteri regionali, gli Stati Nazionali ed il potere economico-finanziario che, in ultima istanza, comanda. Cos\u00ec \u00e8 &#8211; ancora una volta &#8211; dimostrato in questa ultima crisi economica, nella quale gli Stati hanno dovuto soccombere di fronte alle esigenze delle banche, perch\u00e9 era l&#8217;unico modo di salvare il sistema. Interessante dimostrazione per comprendere che l&#8217;unico potere reale attuale \u00e8 quello del denaro.<br \/>\n\u00c8 necessario correggere la rotta economicistica e armamentista della regionalizzazione. Ma da che punto \u00e8 possibile farlo, se la paura e la sfiducia regnano nei nostri paesi. Da che punto, se l&#8217;accumulazione di potere e denaro ha inquinato tutte le relazioni umane. \u00c8 possibile a partire da un atto umano, da un gesto umano, dall&#8217;incontro, dal dialogo e da una convinzione personale, sociale e politica basata nel principio morale &#8220;tratta gli altri come vuoi che ti trattino&#8221;. Questo nuovo spirito dei popoli dovr\u00e0 rispecchiarsi in un Nuovo Accordo Sociale Sudamericano che contempli principalmente una nuova relazione tra il Capitale ed il Lavoro, in condizioni eque per entrambi i fattori della produzione.<\/p>\n<p>5. **Proposte finali.**<br \/>\n\u00c8 la corsa agli armamenti il nemico e non le Forze armate. \u00c8 la concentrazione del denaro il nemico e non quelli che emigrano alla ricerca di una vita migliore. Il Senso di costruire una Regione \u00e8 poter dare un contributo all&#8217;umanit\u00e0, facendo s\u00ec che il Sudamerica sia avanguardia della futura Nazione Umana Universale.  <\/p>\n<p>La nostra proposta \u00e8 precisa:<\/p>\n<p>a) Ratifichiamo il Trattato di Tlatelolco, nel quale ogni paese di questa regione si impegna a non utilizzare l&#8217;energia nucleare per la costruzione di armi di distruzione di massa ed ampliamolo nella direzione della creazione di una zona libera da guerre nella nostra regione.<\/p>\n<p>b) Riduciamo il budget bellico a breve termine, nella direzione di un disarmo progressivo e proporzionale di tutta la regione.<\/p>\n<p>c) Costruiamo un trattato di sovranit\u00e0 regionale, per garantire l&#8217;applicazione giusta ed universale dei diritti umani e il recupero e protezione delle risorse ambientali, senza lasciare da parte la sovranit\u00e0 alimentare. Questo nuovo trattato deve contemplare anche un nuovo accordo tra il Capitale ed il Lavoro, che stabilisce condizioni eque per entrambi i fattori della produzione.<\/p>\n<p>d) Chiudiamo tutte le basi straniere della regione, com&#8217;\u00e8 gi\u00e0 stato fatto in Ecuador<\/p>\n<p>Questi passi inaugureranno un cambiamento di rotta e cambieranno le condizioni del dialogo e la politica regionale attuale. <\/p>\n<p>6. **Creare coscienza: la Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza.**<\/p>\n<p>Il grande cambiamento non nascer\u00e0 dai discorsi in televisione, o dalle dichiarazioni formali, bens\u00ec dalla preoccupazione sincera che in ognuno dei nostri Paesi siano superate le diverse forme di violenza. Niente pi\u00f9 sfruttamento del lavoratore, n\u00e9 discriminazione della donna, n\u00e9 disprezzo e genocidio aperto o dissimulato contro i popoli originari. Niente pi\u00f9 etnocidio, n\u00e9 ecocidio. Niente pi\u00f9 fanatismo, n\u00e9 indifferenza di fronte alle terribili condizioni di ignoranza, di malattia e di povert\u00e0.<br \/>\n\u00c8 per questo che invitiamo tutti alla chiusura della Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza nel Parco di Studio e Riflessione Punta de Vacas, il 2 Gennaio 2010. Questa grande Marcia che \u00e8 cominciata il 2 Ottobre a Wellington, Nuova Zelanda, e sta percorrendo pi\u00f9 di 100 paesi, cerca di creare coscienza di fronte alla pericolosa situazione mondiale che attraversiamo, segnata dall&#8217;elevata probabilit\u00e0 di conflitto nucleare, dalla corsa agli armamenti e dalla violenta occupazione militare di territori.<br \/>\nQuesto progetto che percorre i cuori del mondo, facendo rivivere la convinzione che un mondo senza violenza \u00e8 necessario e possibile, chiede:  <\/p>\n<p>\u2022 Il disarmo nucleare a livello mondiale,<br \/>\n\u2022 Il ritiro immediato delle truppe di invasione dai territori occupati,<br \/>\n\u2022 La riduzione progressiva e proporzionale delle armi convenzionali,<br \/>\n\u2022 La firma di trattati di non aggressione tra paesi, e<br \/>\n\u2022 La rinuncia dei governi a utilizzare le guerre come metodo di risoluzione dei conflitti.<\/p>\n<p>La Marcia Mondiale \u00e8 una chiamata a tutte le persone a partecipare con il proprio impegno e a prendere nelle proprie mani la responsabilit\u00e0 di cambiare il nostro mondo, superando la propria violenza personale, dando aiuto verso l&#8217;ambito pi\u00f9 prossimo e fin dove arriva la propria influenza.<\/p>\n<p>Il 2 Gennaio saremo in migliaia, riuniti sull&#8217;alta cordigliera delle Ande. Forse l\u00ec, in mezzo alle montagne, alle rocce e al vento, un nuovo dialogo con s\u00e9 stessi e quindi anche con gli altri \u00e8 possibile. Invitiamo tutti a partecipare e a ispirarsi per iniziare questo cambiamento umano.<\/p>\n<p>Tradotto dallo spagnolo da Valerio Marinai<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questa proposta elaborata da Tom\u00e1s Hirsch e consegnata al Presidente dell&#8217;Ecuador Rafel Correa, nasce dal Movimento Umanista, nel momento in cui la Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza si avvicina alla sua destinazione finale, per arrivare il 2 Gennaio 2010 a Punta de Vacas, ai piedi del monte Aconcagua, alla frontiera tra Cile ed Argentina.<\/p>\n","protected":false},"author":18,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[38,162,55,48],"tags":[],"class_list":["post-2624","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-internazionale","category-opinioni","category-politica","category-sud-america"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.1.1 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Che fare? 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