{"id":2623112,"date":"2025-07-29T20:04:42","date_gmt":"2025-07-29T19:04:42","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=2623112"},"modified":"2025-07-29T20:04:42","modified_gmt":"2025-07-29T19:04:42","slug":"overshoot-day-la-via-delle-scelte-disarmanti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2025\/07\/overshoot-day-la-via-delle-scelte-disarmanti\/","title":{"rendered":"Overshoot day: la via delle scelte disarmanti"},"content":{"rendered":"<p align=\"justify\">Come ogni brava sentinella addetta a segnalare il pericolo, da cinquantaquattro anni l\u2019istituto statunitense Global Footprint Network vigila per avvertirci quando oltrepassiamo il limite di sicurezza imposto dalla capacit\u00e0 biologica del pianeta. Quest\u2019anno il nostro ingresso in zona insicura scatta il 24 luglio, un record mai raggiunto prima. Pi\u00f9 precisamente il 24 luglio segna la data in cui l\u2019umanit\u00e0 ha esaurito tutto ci\u00f2 che il sistema naturale \u00e8 stato capace di fornire per il 2025 attraverso il meccanismo della rigenerazione biologica: nuovi raccolti agricoli, nuove piante da taglio, nuovi animali per alimentarci, nuovo sistema fogliare per sbarazzarci dell\u2019anidride carbonica. Il Global Footprint Network chiama questo giorno \u201covershootday\u201d, in inglese \u201cgiorno del sorpasso\u201d, ad indicare la data in cui nostra voracit\u00e0 supera la capacit\u00e0 di rigenerazione della natura. E se ci pare che il problema non esista \u00e8 perch\u00e9 finiamo l\u2019anno a spese del capitale naturale, un po\u2019 come quella famiglia che avendo finito la legna da ardere, continua a scaldarsi gettando nel cammino suppellettili o addirittura travicelli del tetto. L\u00ec per l\u00ec sembra che tutto tenga, ma se l\u2019operazione si ripete ogni anno, finisce che quella famiglia si ritrova senza legna e senza casa. L\u2019umanit\u00e0 corre lo stesso rischio, precisando che la responsabilit\u00e0 dello squilibro non ricade su tutti nella stessa misura. Qualcuno, addirittura, non ha colpa alcuna. Il Global Footprint Network ci ricorda che per rimanere in equilibrio con la capacit\u00e0 rigenerativa del pianeta ognuno di noi dovrebbe avere un\u2019impronta ecologica non superiore a 1,6. In altre parole dovremmo mantenere i nostri consumi annuali di cibo, legname, prodotti energetici, entro livelli compatibili con 1,6 ettari di terra fertile. In realt\u00e0 gli abitanti del Lussemburgo hanno consumi che richiedono la disponibilit\u00e0 pro capite di 12,8 ettari, gli statunitensi di 7,9, gli italiani di 4,5 ettari. Solo tre paesi (Sudan, Senegal, Sud Sudan), per un totale di appena 80 milioni di abitanti, sono in linea con l\u2019impronta sostenibile di 1,6. Ma poi ce ne sono altre decine con un\u2019impronta inferiore. Schematicamente potremmo dividere l\u2019umanit\u00e0 in tre gruppi: un terzo con un\u2019impronta di molto superiore a quella sostenibile, un terzo di poco superiore, un terzo al di sotto. Il terzo con un\u2019impronta di molto superiore \u00e8 quella che conserva la responsabilit\u00e0 maggiore dello squilibrio planetario e quindi deve tagliare di pi\u00f9 i propri consumi.<\/p>\n<p align=\"justify\">La riduzione dei consumi richiama tre livelli: quello d\u2019impresa, di famiglie e di collettivit\u00e0. A livello d\u2019impresa la grande sfida \u00e8 cambiare filosofia. Pi\u00f9 che in termini di denaro, le imprese devono ragionare in termini di risorse, quelle concrete: minerali, acqua, energia, rifiuti. Oggi il loro obiettivo \u00e8 spendere meno soldi possibile. Domani dovranno chiedersi come fare per ottenere prodotti col minor impiego di risorse e la minor produzione di rifiuti possibile. I loro bilanci non dovranno essere solo economici, ma soprattutto idrici, energetici, ambientali. Pi\u00f9 che di ragionieri dovranno dotarsi di esperti che sappiano calcolare i consumi di risorse, le emissioni di veleni, non solo durante la fase produttiva di loro diretta pertinenza, ma durante l&#8217;intero arco di vita del prodotto. L&#8217;ufficio per l&#8217;eco-efficienza dovr\u00e0 essere il comparto pi\u00f9 sviluppato di ogni singola azienda, sapendo che le strategie della sostenibilit\u00e0 produttiva passano per quattro vie: il risparmio come capacit\u00e0 di ridurre al minimo la quantit\u00e0 di energia e di materiale impiegato; la rinnovabilit\u00e0 come capacit\u00e0 di ottenere energia e materie prime da fonti rinnovabili; il recupero come capacit\u00e0 di sfruttare al meglio ogni unit\u00e0 di energia, di acqua, di materiale, attraverso operazioni di sinergia e riciclo; il locale come capacit\u00e0 di privilegiare approvvigionamento, scambi e vendita a livello territoriale.<\/p>\n<p align=\"justify\">Come famiglie, la sfida \u00e8 cambiare stili di vita cominciando ad eliminare l\u2019inutile e il superfluo. Nei nostri armadi accumuliamo troppi vestiti e ne diamo troppi allo straccivendolo. Sprechiamo l&#8217;acqua e usiamo l&#8217;automobile anche quando potremmo andare a piedi o in bicicletta. In concreto dobbiamo convertirci alla sobriet\u00e0 che non significa vita di stenti, ma meno quantit\u00e0 pi\u00f9 qualit\u00e0, meno auto pi\u00f9 bicicletta, meno mezzo privato pi\u00f9 mezzo pubblico, meno carne pi\u00f9 legumi, meno prodotti globalizzati pi\u00f9 prodotti locali, meno cibi surgelati pi\u00f9 prodotti di stagione, meno acqua imbottigliata pi\u00f9 acqua del rubinetto, meno cibi precotti pi\u00f9 tempo in cucina, meno recipienti a perdere pi\u00f9 prodotti alla spina. Significa anche capacit\u00e0 di diventare prosumatori, ossia produttori di ci\u00f2 che consumiamo, come succede quando dotiamo le nostre case di pannelli solari o produciamo da soli la nostra insalata.<\/p>\n<p align=\"justify\"><a name=\"_GoBack\"><\/a> Ci sono aspetti del modo di vivere che tutti possono cambiare senza difficolt\u00e0, anzi traendone benefici per il portafogli e la salute. Valga come esempio la riduzione del consumo di carne. Ma ci sono cambiamenti a volte impossibili a causa della propria condizione economica o del contesto in cui si vive. I pi\u00f9 poveri, ad esempio, difficilmente potranno fare gli investimenti che servono per migliorare l\u2019efficienza energetica della propria abitazione o convertirsi alle rinnovabili. Allo stesso modo risulter\u00e0 difficile sbarazzarsi dell\u2019auto se si vive in una periferia sprovvista di servizi e di trasporti pubblici. Per questo \u00e8 importante chiamare in causa la collettivit\u00e0 l\u2019unico soggetto in grado di rimuovere gli ostacoli che impediscono anche ai pi\u00f9 deboli di compiere scelte di tipo sostenibile. Una funzione che la collettivit\u00e0 pu\u00f2 svolgere garantendo ovunque buoni trasporti pubblici, una buona connessione internet, un forte sostegno agli investimenti di transizione energetica, ma soprattutto buoni servizi sanitari, sociali e scolastici.<\/p>\n<p align=\"justify\">Si \u00e8 a lungo parlato dell\u2019esigenza di consumo critico e responsabile da parte delle famiglie. Ma ora dobbiamo chiedere anche alla sfera pubblica di adottare criteri di spesa critica e responsabile. Tanto pi\u00f9 oggi che si parla insistentemente di aumento delle spese militari. La peggiore delle spese possibili non solo perch\u00e9 finalizzata alla morte, ma perch\u00e9 gravida di conseguenze negative anche da un punto di vista finanziario, sociale, ambientale. Il sistema militare si basa su un uso massiccio di combustibili fossili che lo pongono fra i maggiori produttori di gas a effetto serra. Secondo le organizzazioni Conflict and Environment Observatory (CEOBS) e Scientists for Global Responsibility (SGR), il sistema bellico contribuisce al 5.5% delle emissioni globali, tanto che se fosse una nazione sarebbe al quarto posto della graduatoria mondiale. Senza contare ci\u00f2 che viene rilasciato durante le guerre. Un gruppo di esperti ha calcolato che durante i primi tre anni di guerra fra Russia e Ucraina sono state prodotte 230 milioni di tonnellate di anidride carbonica, l\u2019equivalente di quante ne emettono in un anno Austria, Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca, messi insieme. L\u2019Unione Europea ha lanciato un piano di riarmo europeo del valore di 800 miliardi di euro, che se venisse applicato farebbe aumentare considerevolmente le emissioni del settore, in aperto contrasto con l\u2019Accordo di Parigi del 2015 e con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. I nostri governanti sostengono che bisogna armarsi per prevenire la possibile morte indotta da potenziali aggressioni. Ma ha senso esporsi a rischi certi per evitare rischi potenziali? O non sarebbe pi\u00f9 intelligente seguire la via della pace disarmata e disarmante indicata da Papa Leone?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come ogni brava sentinella addetta a segnalare il pericolo, da cinquantaquattro anni l\u2019istituto statunitense Global Footprint Network vigila per avvertirci quando oltrepassiamo il limite di sicurezza imposto dalla capacit\u00e0 biologica del pianeta. 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