{"id":2621573,"date":"2025-07-24T11:59:43","date_gmt":"2025-07-24T10:59:43","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=2621573"},"modified":"2025-07-24T12:00:45","modified_gmt":"2025-07-24T11:00:45","slug":"gli-italiani-in-guerra-rapporto-censis-sulla-percezione-italiana-dei-conflitti-e-del-riarmo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2025\/07\/gli-italiani-in-guerra-rapporto-censis-sulla-percezione-italiana-dei-conflitti-e-del-riarmo\/","title":{"rendered":"&#8220;Gli italiani in guerra&#8221;. Rapporto CENSIS sulla percezione italiana dei conflitti e del riarmo"},"content":{"rendered":"<p>Il 18 luglio \u00e8 stato pubblicato il Rapporto del CENSIS dal titolo <em>&#8220;Gli italiani in guerra Indagine sulla percezione dei conflitti e sul riarmo nella societ\u00e0 italiana&#8221;.\u00a0<\/em>In 32 pagine si riassume alla perfezione ci\u00f2 che purtroppo la societ\u00e0 italiana respira: guerra e riarmo.<\/p>\n<p><em>&#8220;Le immagini dei conflitti armati in corso in diverse regioni del mondo si riversano quotidianamente nei nostri schermi televisivi con una forza che scuote l\u2019opinione pubblica: i bagliori delle esplosioni squarciano il buio, le colonne di fumo si innalzano come presagi inquietanti, le sirene riecheggiano tra le rovine delle citt\u00e0 ridotte in macerie. I telegiornali trasmettono senza sosta scene di devastazione, corpi feriti, esistenze spezzate. Non \u00e8 pi\u00f9 il tempo delle narrazioni astratte o dei remoti filtri mediatici: la guerra \u00e8 cruda, reale, tangibile. I leader mondiali si alternano sulle tribune con discorsi dai toni ostili, intrisi di propaganda, mentre le diplomazie internazionali si muovono su un terreno scivoloso, tra minacce sottili e alleanze sempre pi\u00f9 fragili.&#8221; <\/em>&#8211; si legge nell&#8217;introduzione.<\/p>\n<p>L\u2019indagine del CENSIS sulla percezione della guerra nella societ\u00e0 italiana e sul riarmo tratteggia un Paese che osserva il caos globale con insicurezza, sebbene non si sia ancora raggiunto il livello di allarme.<\/p>\n<p>Secondo i dati del CENSIS, la possibilit\u00e0 che il Paese venga coinvolto in un conflitto armato entro i prossimi cinque anni \u00e8 stimata al 31% dal campione intervistato, con variazioni che riflettono le diverse sensibilit\u00e0 dei diversi gruppi sociali: le persone meno istruite stimano un rischio del 35%, i laureati si attestano al 29%, mentre gli over 65, pi\u00f9 cauti, indicano il 25%. Solo il 16% esclude categoricamente questa eventualit\u00e0, mentre un altro 16% ritiene che le probabilit\u00e0 superino il 50%.<\/p>\n<p>\u00c8 un\u2019Italia che non si abbandona a facili allarmismi, ma che avverte il peso di un mondo instabile e si prepara con il suo proverbiale pragmatismo, radicato in una storia di adattamento alle avversit\u00e0 e di gestione delle crisi.<\/p>\n<p>Dal Rapporto emerge chiaramente che la popolazione italiana \u00e8 vittima della propaganda bellica occidentale fondata sulla costruzione di &#8220;nemici necessari&#8221;. Infatti secondo il CENSIS, quando si chiede agli italiani chi rappresenti al momento &#8220;la principale minaccia militare&#8221;, le risposte delineano un immaginario plasmato dalle cronache recenti e da un\u2019attenzione rinnovata alle recenti dinamiche globali: per il 50% \u00e8 la Russia &#8220;il pericolo pi\u00f9 tangibile&#8221;, seguita dai Paesi islamici (secondo il 31%, con un picco del 37% tra i laureati). Solo il 23% (il 27% tra i pi\u00f9 istruiti) indica gli Stati Uniti come &#8220;una potenziale fonte di rischio&#8221;: un segnale di sfiducia verso un alleato storico percepito come &#8220;meno affidabile rispetto al passato&#8221;, ma al contempo una totale incomprensione della realt\u00e0 se pensiamo che gli USA sono state causa della maggior parte della guerra negli ultimi 150 anni di storia.<\/p>\n<p>La percezione di pericolosit\u00e0 segue, a distanza, Israele (16%), Cina (12%), Corea del Nord (10%) e Turchia (3%). Un dato indicativo il fatto che Israele venga percepito cos\u00ec poco pericoloso un Paese che dagli anni Quaranta \u00e8 artefice di un&#8217;occupazione militare coloniale illegale delle Terre Palestinesi, di una sistema razzista d&#8217;apartheid nei confronti della popolazione palestinese e, dalla Nakba del 1948, \u00e8 l&#8217;autore principale di quello che lo storico israeliano Ilan Pappe ha definito &#8220;genocidio incrementale&#8221; verso il popolo palestinese, sfociato nell&#8217;ottobre 2023 con l&#8217;attuale genocidio sistematico in corso.<\/p>\n<p>Sebbene secondo il CENSIS questo mosaico di percezioni rivela &#8220;un Paese che osserva con attenzione gli scacchieri internazionali&#8221;, credo che questo riveli la diffusa superficialit\u00e0 con cui gli italiani guardino ai fenomeni internazionali, oltre al fatto che l&#8217;opinione degli italiani sia ancora troppo poco critica e si acconti di opinioni preconfezionate eterodirette dalla propaganda mainstream, soprattutto su Israele, la cui <em>hasbara<\/em> continua a promuoverne un&#8217;immagine idilliaca o comunque volta a giustificare <em>tout court<\/em> il suo &#8220;diritti a difendersi&#8221;. Per il resto si pu\u00f2 essere concordi con il CENSIS sul fatto che la popolazione italiana si sente esposta a molteplici incertezze in un mondo sempre pi\u00f9 frammentato e imprevedibile.<\/p>\n<p>Il rapporto descrive un dato positivo: <em>&#8220;Ormai consapevoli che l\u2019epoca della pace garantita dai mercati globali \u00e8 tramontata, gli italiani si muovono con cautela in un mondo che appare sempre pi\u00f9 vacillante, dove le certezze di un tempo si sgretolano sotto il peso di nuove sfide geopolitiche, rivalit\u00e0 tecnologiche e lotte economiche.&#8221;<\/em><\/p>\n<p>Di fronte all\u2019ipotesi di una guerra, gli italiani dimostrano di non essere un popolo di guerriero, fortunatamente: <em>&#8220;Gli italiani non mostrano slanci patriottici, n\u00e9 ambizioni di gloria. Tra i 18 e i 45 anni, la fascia d\u2019et\u00e0 pi\u00f9 direttamente coinvolgibile in caso di mobilitazione, solo il 16% si dichiara pronto a combattere, con una chiara differenza di genere: il 21% degli uomini contro il 12% delle donne. Il 39% si proclama pacifista e quindi protesterebbe, il 26% preferisce delegare la difesa a soldati professionisti e a mercenari stranieri, il 19% confessa senza remore che sceglierebbe la fuga per evitare il fronte e il dramma del conflitto.&#8221;<\/em><\/p>\n<p>La societ\u00e0 si mostra per\u00f2 poco incline al sacrificio bellico. Solo il 16% degli italiani si dichiara pronto a combattere per la patria o per un ideale, mentre una maggioranza ben pi\u00f9 ampia sceglierebbe la protesta pacifista o addirittura la diserzione.<\/p>\n<p>Il Rapporto sottolinea che &#8220;la crisi demografica che affligge il Paese&#8221; sarebbe il problema dell&#8217;Italia: la denatalit\u00e0 ha ridotto drasticamente il numero dei giovani, un problema che non riguarda solo il mercato del lavoro, ma anche la difesa nazionale. I capi di Stato Maggiore si trovano di fronte a un dilemma complesso: come rafforzare l\u2019esercito in assenza di giovani. Evidentemente siamo ad un potenziale punto di svolta: come cantava Fabrizio De Andr\u00e8 in &#8220;Girotondo&#8221; nel 1968, <em>&#8220;la guerra finir\u00e0 per il soldato che non ci andr\u00e0&#8221;.\u00a0<\/em><\/p>\n<p>Sul tema del potenziamento della sicurezza nazionale, gli italiani si dividono in modo netto. Solo il 25% sostiene in ogni caso un incremento delle risorse finanziarie destinate alla difesa, anche a costo di sacrificare voci di spesa cruciali come la sanit\u00e0 e le pensioni, per adattarsi a vivere in un mondo pi\u00f9 pericoloso.<\/p>\n<p>Colpisce per\u00f2 che il 26% preferirebbe delegare la difesa a mercenari stranieri, come se questo non fosse gi\u00e0 stato un fallimento l&#8217;<em>americanizzazione della difesa<\/em> che abbiamo avuto in Europa con la delega totale alla NATO. Sembra che 1 italiano su 10 si dica favorevole a dotare il Paese di un arsenale nucleare: un\u2019opzione che, pur minoritaria, segnala un mutamento di sensibilit\u00e0 in una parte della popolazione volta ad inseguire la logica della deterrenza nucleare. Una deterrenza nucleare che \u00e8 ormai diventata insostenibile in quanto le 9 potenze nucleari nel mondo detengono complessivamente pi\u00f9 di 12.000 testate (1): un numero lontano dal picco di oltre 70.000 raggiunto nel 1986, ma ancora rilevante nonostante il Trattato di Non-Proliferazione del 1970 e il Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari del 2021.<\/p>\n<p>Nonostante ci\u00f2, secondo il CENSIS in Italia sembrerebbe cresce una posizione &#8220;neutralista&#8221;. L\u2019Italia del 2025 si rivela, tutto sommato, un Paese che non ama la guerra, ma che si prepara a fronteggiarla con pragmatismo. La diffidenza verso le potenze globali, inclusi gli alleati storici, si accompagna a una fiducia limitata nelle proprie capacit\u00e0 militari e a un forte desiderio di neutralit\u00e0. <em>&#8220;La neutralit\u00e0 emerge come il principio guida della politica estera auspicata dagli italiani: una bussola che riflette una vocazione storica a evitare coinvolgimenti diretti nei conflitti armati.&#8221;<\/em> &#8211; afferma il CENSIS. Peccato che questo neutralismo riguardi solo l&#8217;indecisione di schierarsi nei conflitti con una parte piuttosto che con l&#8217;altra e non sia invece chiara la posizione per volere un Paese neutrale libero dalla NATO e da qualsiasi alleanza militare.<\/p>\n<p>La Nato rimane infatti un pilastro imprescindibile per il 49% degli italiani, con un consenso pi\u00f9 forte tra i laureati (55%) e gli over 65 (57%), che vedono nell\u2019alleanza atlantica una garanzia di stabilit\u00e0. Tuttavia, il 18% preferirebbe alleanze a geometria variabile, l\u20198% propone l\u2019uscita dalla Nato per affidarsi esclusivamente alle forze nazionali e un significativo 25% non ha un\u2019opinione chiara in proposito, riflettendo un\u2019incertezza diffusa su come orientarsi nel nuovo mondo divenuto pi\u00f9 instabile e pericoloso.<\/p>\n<p>Parallelamente, il 58% degli italiani guarda con favore alla creazione di un sistema di difesa europeo integrato, con un esercito unico e un comando unificato per tutti i 27 Stati membri dell\u2019Ue (si raggiunge il 72% tra gli anziani). Solo il 22% si oppone invece a qualsiasi forma di riarmo, il 10% preferirebbe accordi solo con i Paesi europei pi\u00f9 forti (come la Francia, che dispone dell\u2019arma nucleare) e l\u20198% punta sull\u2019autosufficienza militare: una scelta che il rapporto giudica come <em>&#8220;minoritaria, che appare marginale in un contesto di forte interdipendenza internazionale&#8221;<\/em>. Sarebbe in realt\u00e0 quest&#8217;ultima a rappresentare il vero significato di neutralit\u00e0.<\/p>\n<p>Insomma, possiamo vedere che siamo di fronte anche una modificazione del concetto di &#8220;neutralit\u00e0&#8221;, ridotto ad un&#8217;idea scarna e prematura ben lontana dall&#8217;avvicinarsi a posizioni pacifiste.<\/p>\n<p>La stessa &#8220;neutralit\u00e0&#8221; possiamo notarla nelle posizioni che gli italiani hanno sui due principali conflitti in atto:<\/p>\n<ul>\n<li>Sul conflitto russo-ucraino, il 33% (il 40% tra i giovani) sostiene una coalizione a favore di Kiev, solo il 5% si schiera con Mosca, ma il 62% preferisce una &#8220;posizione neutrale&#8221;, evitando rischi che potrebbero esporre il Paese a conseguenze imprevedibili;<\/li>\n<li>Nel conflitto mediorientale, il 21% \u00e8 a favore dei palestinesi (il 29% tra i giovani, il 27% tra i laureati), il 9% sostiene Israele, ma il 70% invoca la &#8220;neutralit\u00e0&#8221;, confermando la tendenza a non prendere posizione in contesti complessi che dividono l\u2019opinione pubblica.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Questa situazione, pi\u00f9 che definire una posizione neutrale, sembra invece esprimere &#8211; per la maggior parte &#8211; indifferenza ed equidistanza: due elementi non propriamente positivi per una democrazia. Dai dati emerge che gli italiani preferiscono non schierarsi perch\u00e8 non sono in grado di riconoscere, nei presenti conflitti, l&#8217;oppresso, l&#8217;oppressore e il ruolo delle potenze estere che si divertono a giocare a <em>Risiko<\/em> con la pelle di intere popolazioni. L&#8217;equidistanza, in situazioni di ingiustizia, non \u00e8 un fatto positivo, ma una conseguenza della grande operazione di confusione che l&#8217;informazione mainstream ha prodotto. Come diceva Malcolm X: <em>\u201cSe non state attenti, i media vi faranno odiare le persone che vengono oppresse e amare quelle che opprimono\u201d. <\/em>Ed ecco che nel dubbio generato dalla confusione, gli italiani non si esprimono e non sanno chiaramente a chi esprimere la propria solidariet\u00e0. Individuare gli oppressioni non \u00e8 una logica bellica o polarizzante, ma una presa di posizione che aiuta a stabilire la pace. E&#8217; il punto di partenza per stabilire la pace e riconoscere le situazione di ingiustizia. Lo stesso avvenne con la fine dell&#8217;apartheid bianca e razzista in Sudafrica ad opera del movimento di liberazione di Nelson Mandela: prima si pose fine all&#8217;ingiustizia e poi si lavor\u00f2 per costruire la giustizia e la convivenza, giorno dopo giorno, con un lungo processo di riconciliazione. Non schierarsi dalla parte dell&#8217;oppresso, significa ignorare il problema e quindi essere un ostacolo.<\/p>\n<p>Negli attuali conflitti, possiamo affermare che gli italiani si stabiliscono sempre per quello che sono: eterni moderati che non si schierano per paura di schierarsi contro i pi\u00f9 forte.<\/p>\n<p>L\u2019indagine del Censis delinea per\u00f2 un\u2019Italia che guarda al caos globale con un misto di realismo e disincanto. Si legge: <em>&#8220;La fine della pace dei mercati segna l\u2019ingresso in un\u2019era di nuova competizione per assicurarsi le risorse naturali e logistiche. La corsa al riarmo \u00e8 gi\u00e0 iniziata e la guerra non \u00e8 pi\u00f9 un\u2019ipotesi remota: bombardamenti, invasioni, persino la minaccia nucleare sono scenari che si fanno sempre pi\u00f9 concreti. Eppure, gli italiani non cedono all\u2019allarmismo. La percezione del rischio rimane moderata, l\u2019opposizione alla guerra come soluzione \u00e8 netta, e le alleanze, pur con qualche crepa, sono viste come una rete di sicurezza indispensabile. Neutralisti per convinzione o per calcolo opportunistico, gli italiani si muovono con prudenza in un mondo che sembra aver smarrito ogni stabilit\u00e0, scommettendo sulla diplomazia, ma senza farsi illusioni sulla tenuta di un ordine globale ormai compromesso. La consapevolezza di vivere in un\u2019epoca di transizione si accompagna a un\u2019ansia trattenuta, a un senso di fragilit\u00e0 di fronte a un futuro incerto, in cui la pace appare un bene sempre pi\u00f9 prezioso.&#8221;<\/em><\/p>\n<p>Nonostante ci\u00f2, \u00e8 il governo italiano (che dalle ultime votazioni sembra rappresentare la maggioranza degli italiani elettori) a non essere n\u00e8 &#8220;neutralista&#8221;, n\u00e8 &#8220;disertore&#8221;, n\u00e8 tantomeno &#8220;pacifista&#8221;.<\/p>\n<p>Scrive il CENSIS: <em>&#8220;Nel 2024, l\u2019Italia ha destinato alla difesa 35,6 miliardi di dollari, pari all\u20191,5% del Pil, secondo le stime della Nato. Un impegno che posiziona il nostro Paese al 5\u00b0 posto tra gli alleati per la spesa in termini assoluti, alle spalle di Stati Uniti, Germania, Regno Unito e Francia. L\u2019allocazione del 21,6% del budget era orientata all\u2019equipaggiamento \u2013 armamenti, mezzi militari, tecnologie di comunicazione \u2013, superando cos\u00ec la soglia del 20% indicata come obiettivo dall\u2019alleanza atlantica (tab. 14). Questo sforzo si inserisce in un trend di crescita rilevante. In dieci anni, la spesa militare italiana \u00e8 aumentata del 46,0% in termini reali: un segnale di adattamento a un contesto geopolitico sempre pi\u00f9 instabile.&#8221;\u00a0<\/em><\/p>\n<p>Il fatto che l&#8217;Italia sia tra i Paesi NATO che meno spende in spese militari, non nega che il riarmo condotto dal Governo Meloni sia completamente in controtendenza rispetto alla posizione &#8211; seppur blanda, confusa e contraddittoria &#8211; degli italiani che con la guerra non vogliono avere a che fare. Un riarmo ingiustificabile.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Rapporto CENSIS &#8220;Gli italiani in guerra Indagine sulla percezione dei conflitti e sul riarmo nella societ\u00e0 italiana&#8221;<\/em> <a href=\"https:\/\/www.censis.it\/sites\/default\/files\/downloads\/Gli%20italiani%20in%20guerra.pdf\">https:\/\/www.censis.it\/sites\/default\/files\/downloads\/Gli%20italiani%20in%20guerra.pdf<\/a><\/p>\n<p>(1) La Federazione Russa possiede 5.459 testate, gli Stati Uniti 5.177, consolidando la loro supremazia strategica. Seguono la Cina (600 testate atomiche), la Francia (290), il Regno Unito (225), l\u2019India (180), il Pakistan (170), Israele (90) e la Corea del Nord (50). Come si pu\u00f2 bene vedere l&#8217;Iran non \u00e8 presente perch\u00e8 non ha un programma nucleare militare, ma bens\u00ec un programma nucleare civile per altro costantemente monitorato dall\u2019AIEA come testimonia la <a href=\"https:\/\/documents.un.org\/doc\/undoc\/gen\/n25\/133\/51\/pdf\/n2513351.pdf\">lettera inviata dal Ministro degli Affari Esteri iraniano il 22 maggio 2025 indirizzata al Segretario Generale e al Presidente del Consiglio di Sicurezza ONU<\/a> per prevenire gli attacchi israeliani ai siti iraniani.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 18 luglio \u00e8 stato pubblicato il Rapporto del CENSIS dal titolo &#8220;Gli italiani in guerra Indagine sulla percezione dei conflitti e sul riarmo nella societ\u00e0 italiana&#8221;.\u00a0In 32 pagine si riassume alla perfezione ci\u00f2 che purtroppo la societ\u00e0 italiana respira:&hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":1887,"featured_media":2621601,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[11388,1263],"tags":[140251,107017,15925,140252,115372,119715],"class_list":["post-2621573","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-contenuti-originali","category-pace-disarmo","tag-gli-italiani-in-guerra-indagine-sulla-percezione-dei-conflitti-e-sul-riarmo-nella-societa-italiana","tag-deterrenza-nucleare","tag-disertori","tag-neutralisti","tag-pacifista-it","tag-rapporto-censis"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.1.1 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>&quot;Gli italiani in guerra&quot;. 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