{"id":2607546,"date":"2025-05-28T10:14:59","date_gmt":"2025-05-28T09:14:59","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=2607546"},"modified":"2025-05-28T10:14:59","modified_gmt":"2025-05-28T09:14:59","slug":"a-che-punto-e-il-riconoscimento-strisciante-dei-talebani-da-parte-della-comunita-internazionale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2025\/05\/a-che-punto-e-il-riconoscimento-strisciante-dei-talebani-da-parte-della-comunita-internazionale\/","title":{"rendered":"A che punto \u00e8 il riconoscimento \u201cstrisciante\u201d dei Talebani da parte della comunit\u00e0 internazionale"},"content":{"rendered":"<p>A quasi un anno dalla Conferenza di Doha che avrebbe dovuto normalizzare i rapporti con il governo de facto dell\u2019Afghanistan, si afferma un nuovo format portato avanti dalla Missione Unama e denominato \u201cPiano Mosaico\u201d. Meno \u201cesposto\u201d mediaticamente, non \u00e8 meno deleterio per i diritti umani e per l\u2019opposizione politica, come denunciano 54 organizzazioni sociali, associazioni e gruppi di attiviste<\/p>\n<p>\u00c8 passato quasi un anno dalla terza Conferenza di Doha organizzata dall\u2019Onu nel giugno 2024 per normalizzare i rapporti della comunit\u00e0 internazionale con il governo de facto dell\u2019Afghanistan e riaprire ufficialmente le relazioni economiche e politiche.<\/p>\n<p>Un evento che aveva registrato un\u2019importante novit\u00e0 nelle relazioni diplomatiche: la partecipazione diretta dei rappresentanti del governo talebano, invitato per la prima volta a partecipare alla pari con i 25 Paesi che ne fanno parte nonostante la mancanza del riconoscimento ufficiale della sua legittimit\u00e0.<\/p>\n<p>Una novit\u00e0 scandalosa, non solo perch\u00e9 questa \u201c<a href=\"https:\/\/www.cisda.it\/controinformazione\/news-e-comunicati\/doha-3-la-prima-volta-dei-talebani\/\">prima volta<\/a>\u201d aveva segnato un\u2019accettazione di fatto del governo talebano come rappresentante del popolo afghano nonostante la sua presa del potere non sia avvenuta democraticamente, ma soprattutto perch\u00e9 questa presenza era accettata in cambio dell\u2019estromissione delle donne afghane e dei loro diritti dai temi trattati nella Conferenza, per consentire al\u00a0<em>diktat<\/em>\u00a0dei Talebani che l\u2019avevano posta come condizione per la loro partecipazione. Accettazione che era stata molto criticata non solo dalle donne e dai movimenti per i diritti umani di tutto il mondo, ma anche da alcuni esponenti delle stesse Nazioni Unite.<\/p>\n<p>La conferenza si era conclusa senza impegni precisi, ma aveva sancito la disponibilit\u00e0 dei negoziatori a proseguire con le discussioni sui temi economici in preparazione di altri appuntamenti e incontri.<\/p>\n<p>Che ne \u00e8 stato di questi impegni, che seguito ha avuto la Conferenza di Doha? In questi mesi quasi nulla \u00e8 apparso sui\u00a0media\u00a0per aggiornarci sulle trattative in corso tra Onu e governo talebano, sullo stato del processo di riconoscimento del loro governo e sull\u2019avanzamento degli impegni presi.<\/p>\n<p>Questa assenza di notizie non \u00e8 da imputare all\u2019interruzione dei rapporti o alla mancanza di sviluppi nel dialogo, ma alla scelta di cambiare strategia: si \u00e8 infatti deciso di togliere visibilit\u00e0 al processo di avvicinamento ai Talebani gestito dall\u2019Onu e delegare invece alla Missione di assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan (Unama) la conduzione dei colloqui e delle proposte di mediazione.<\/p>\n<p>Sono state forse le critiche delle associazioni per i diritti umani e delle donne o la refrattariet\u00e0 dei Talebani ai cambiamenti a far cambiare strada all\u2019Onu, forse per cercare modalit\u00e0 pi\u00f9 coerenti di difesa dei diritti del popolo afghano? Purtroppo no, perch\u00e9 il nuovo\u00a0<em>format<\/em>\u00a0proposto e portato avanti dall\u2019Unama, denominato \u201cPiano Mosaico\u201d, o\u00a0<a href=\"https:\/\/amu.tv\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Roadmap-presentation_final-002-1.pdf\"><em>Roadmap<\/em>\u00a0globale per l\u2019Afghanistan<\/a>, ha ancora una volta l\u2019obiettivo dichiarato di normalizzare il pi\u00f9 presto possibile le relazioni con l\u2019Afghanistan, per riportarlo nella comunit\u00e0 internazionale sotto il controllo di \u201cquesti\u201d Talebani e di \u201cquesto\u201d governo.<\/p>\n<p>E per agevolare le trattative, propone un approccio non pi\u00f9 finalizzato a condizionare i Talebani con preliminari tematiche di principio e richieste di aperture democratiche, ma invece scorpora i problemi per affrontarli uno alla volta &#8211; fin da subito quelli che interessano ai Talebani, in futuro quelli proposti dalla comunit\u00e0 internazionale &#8211; cos\u00ec che sia pi\u00f9 facile, senza l\u2019appesantimento di questioni scottanti e divisive, arrivare a stabilire degli accordi. Per ridurre il conflitto viene infatti proposta una strategia che separa i problemi \u201cpratici\u201d, come la lotta al narcotraffico, lo sviluppo del settore privato e la cooperazione economica &#8211; che piacciono ai Talebani &#8211; \u00a0da quelli \u201ccomplessi\u201d, come i diritti umani e delle donne e l\u2019antiterrorismo. Cio\u00e8 si lasciano le questioni che riguardano i diritti e la democrazia in una formulazione generica e ambigua, da affrontare con \u201cgradualit\u00e0\u201d, nel futuro indefinito \u201cdel prima o poi\u201d &#8211; tanto le donne afghane sono resilienti.<\/p>\n<p>Con questa strategia il coinvolgimento dei Talebani nel dialogo non punta pi\u00f9 a un evento-manifesto che dia visibilit\u00e0 all\u2019intervento conciliatore dell\u2019Onu, ma preferisce un processo in sordina, strisciante, fatto di incontri bilaterali o poco pi\u00f9, che non dia nell\u2019occhio, nella speranza che sia finalmente possibile accordarsi con i Talebani e fare affari con loro senza fastidiosi interventi critici, quegli affari che per ora sono solo nelle mani delle piccole e grandi potenze regionali che sgomitano per arrivare per prime.<\/p>\n<p>Nelle intenzioni l\u2019obiettivo di questo processo dovrebbe essere \u201cun Afghanistan in pace con s\u00e9 stesso e con i suoi vicini, pienamente reintegrato nella comunit\u00e0 internazionale e in grado di rispettare gli obblighi internazionali\u201d. Cos\u00ec si dice nel Piano, basato sulle raccomandazioni della\u00a0<a href=\"https:\/\/unama.unmissions.org\/sites\/default\/files\/2023_11_sg_special_assessment_report.pdf\">valutazione indipendente<\/a>\u00a0di Feridun Sinirlioglu e in applicazione della Risoluzione 2721 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite del 2023.<\/p>\n<p>Le associazioni di donne e per i diritti umani hanno criticato questo nuovo piano.\u00a0<a href=\"https:\/\/8am.media\/eng\/unamas-roadmap-toward-peace-or-taliban-legitimization\/\">Sostengono<\/a>\u00a0che l\u2019Unama sta di fatto facilitando la legittimazione dei Talebani anzich\u00e9 difendere i diritti del popolo afghano e che in questa\u00a0<em>roadmap\u00a0<\/em>non sarebbe stato previsto alcun ruolo per le donne, la societ\u00e0 civile e le reali vittime del governo.<\/p>\n<p>In una\u00a0<a href=\"https:\/\/www.afintl.com\/en\/202504262820\">dichiarazione congiunta<\/a>, 54 organizzazioni sociali, associazioni e gruppi di attiviste hanno denunciato l\u2019accettazione dei Talebani come principali interlocutori e avvertito che l\u2019iniziativa garantisce al governo concessioni concrete mentre chiede in cambio poco pi\u00f9 che vaghe e inattuabili promesse. Inoltre, dicono che l\u2019Unama, rendendo i diritti umani un oggetto di contrattazione, ne compromette l\u2019universalit\u00e0 e l\u2019inviolabilit\u00e0, venendo meno alla missione imparziale e umanitaria delle Nazioni Unite che le \u00e8 propria.<\/p>\n<p>Le Nazioni Unite hanno sottolineato che il loro impegno con i Talebani non deve essere frainteso con un riconoscimento politico. L\u2019Unama ha dichiarato che il piano \u00e8 ancora in fase di revisione e di voler coinvolgere nella sua gestione tutte le parti interessate, dai Paesi che fanno parte del Processo di Doha alle altre componenti che giocano un ruolo chiave nella regione, come il G7, i governi che detengono risorse afghane, il\u00a0<em>team<\/em>\u00a0delle sanzioni dell\u2019Onu e i cosiddetti gruppi \u201cnon talebani\u201d\u00a0<a href=\"https:\/\/www.etilaatroz.com\/228698\/four-alternatives-to-the-uns-mosaic-plan-for-afghanistan\/\">menzionati<\/a>\u00a0vagamente alla fine del piano. Ma l\u2019Unama\u00a0<a href=\"https:\/\/amu.tv\/171771\/\">ha rifiutato<\/a>\u00a0di specificare esattamente quali, al di fuori dei Talebani, siano state le parti finora coinvolte.<\/p>\n<p>Intanto i Talebani, ben felici di essere al centro dell\u2019attenzione diplomatica, puntano in alto e rispondono alle aspettative del Piano chiedendo la revoca delle sanzioni Onu, attualmente imposte a oltre 130 membri del gruppo ed entit\u00e0 affiliate; il recupero dei beni congelati dagli Usa; l\u2019assunzione della rappresentanza diplomatica all\u2019estero, cio\u00e8 il seggio all\u2019Onu, attualmente in mano ai rappresentanti del governo della precedente Repubblica. Insomma, un vero e proprio riconoscimento di legittimit\u00e0.<\/p>\n<p>In cambio il Piano chiede riforme globali, come la formazione di un governo inclusivo, il rispetto dei diritti umani e l\u2019impegno nella lotta al terrorismo, ma, non prevedendo meccanismi di applicazione o inclusione, queste richieste rimangono generiche e vuote. Come\u00a0<a href=\"https:\/\/amu.tv\/172602\/\">osserva l\u2019opposizione politica<\/a>, \u201cle richieste dei Talebani sono concrete e misurabili: vogliono legittimit\u00e0 diplomatica, accesso alle riserve estere e revoca delle sanzioni. Al contrario, le aspettative della comunit\u00e0 internazionale rimangono indefinite\u201d.<\/p>\n<p>Il \u201cPiano Mosaico\u201d dichiara di puntare, per ottenere cambiamenti nella politica talebana, sulla reciproca fiducia e la dimostrazione dei vantaggi che la cooperazione pu\u00f2 portare alla\u00a0<em>governance<\/em>\u00a0e al popolo afghano. Ma come pu\u00f2 esserci collaborazione con un governo fondamentalista che ritiene che non sia sua responsabilit\u00e0 provvedere ai bisogni dei cittadini perch\u00e9 crede che il benessere e la sopravvivenza del popolo provengano direttamente da dio? Come si pu\u00f2 avere fiducia in un regime che si preoccupa solo di ottenere con la violenza l\u2019obbedienza a quella che pretende sia la vera religione?<\/p>\n<p>Il governo talebano non pu\u00f2 essere un interlocutore credibile. Non vi \u00e8 garanzia che il popolo afghano possa ottenere dai Talebani il rispetto dei suoi diritti umani, economici e sociali. Come hanno giustamente sostenuto le donne e le associazioni democratiche, \u201cquesto piano deve essere fermato, le nostre voci devono essere ascoltate\u201d.<\/p>\n<p><em>Beatrice Biliato fa parte del Coordinamento italiano a sostegno delle donne afghane (<a href=\"https:\/\/www.cisda.it\/\">Cisda<\/a>)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A quasi un anno dalla Conferenza di Doha che avrebbe dovuto normalizzare i rapporti con il governo de facto dell\u2019Afghanistan, si afferma un nuovo format portato avanti dalla Missione Unama e denominato \u201cPiano Mosaico\u201d. 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