{"id":2597565,"date":"2025-04-14T09:17:43","date_gmt":"2025-04-14T08:17:43","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=2597565"},"modified":"2025-04-14T09:17:43","modified_gmt":"2025-04-14T08:17:43","slug":"uno-sguardo-umanista-sulla-sentenza-sul-femminicidio-di-giulia-cecchettin","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2025\/04\/uno-sguardo-umanista-sulla-sentenza-sul-femminicidio-di-giulia-cecchettin\/","title":{"rendered":"Uno sguardo umanista sulla sentenza sul femminicidio di Giulia Cecchettin"},"content":{"rendered":"<p>La vicenda tristemente nota della morte violenta di Giulia Cecchettin, ventiduenne di Padova uccisa dall\u2019ex fidanzato Filippo Turetta, ha trovato un primo grado di risoluzione nella <a href=\"https:\/\/www.giurisprudenzapenale.com\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/turetta-omiss.pdf\">sentenza<\/a> depositata dalla Corte d\u2019Assise di Venezia in data 8 aprile 2025. La pronuncia ha suscitato l\u2019indignazione generale a causa della mancata attribuzione dell\u2019aggravante della \u201ccrudelt\u00e0\u201d ad opera dell\u2019organo giudicante, che ha comminato per Turetta la pena dell\u2019ergastolo.<\/p>\n<p>Il reo confesso, infatti, ha inferto alla ragazza 75 coltellate al fine di provocarne la morte. Un numero enorme, interminabile e difficile da concepire, come dimostra lo spopolare di video sui social che hanno fatto da coda alla pubblicazione della sentenza e che evidenziano l\u2019entit\u00e0 e la durata del gesto, rapportandolo alla componente maligna ed efferata che ha caratterizzato questo (ennesimo) femminicidio.<\/p>\n<p>La forte reazione emotiva a livello collettivo che ha accolto la decisione di non conferire l\u2019aggravante della crudelt\u00e0 \u00e8 da registrarsi come dato particolarmente interessante, soprattutto perch\u00e9 collegata alla formulazione delle motivazioni addotte dalla Corte d\u2019Assise.<\/p>\n<p>Si legge infatti nella sentenza: \u201cNel caso di specie, l&#8217;aver inferto settantacinque coltellate non si ritiene che sia stato, per Turetta, un modo per crudelmente infierire o per fare scempio della vittima: come si vede anche nella videoregistrazione dell&#8217;ultima fase dell&#8217;azione omicidiaria, l&#8217;imputato ha aggredito Giulia Cecchettin attingendola con una serie di colpi ravvicinati, portati in rapida sequenza e con estrema rapidit\u00e0, quasi alla cieca.<\/p>\n<p>Non si ritiene che tale dinamica, come detto certamente efferata, sia stata dettata, in quelle particolari modalit\u00e0, da una <em>deliberata scelta<\/em> dell&#8217;imputato, ma essa sembra invece conseguenza della <em>inesperienza<\/em> e della <em>inabilit\u00e0<\/em> dello stesso: Turetta non aveva la <em>competenza<\/em> e l&#8217;<em>esperienza<\/em> per infliggere sulla vittima colpi pi\u00f9 <em>efficaci<\/em>, <em>idonei<\/em> a provocare la morte della ragazza in modo pi\u00f9 rapido e &#8220;<em>pulito<\/em>&#8220;, cos\u00ec ha continuato a colpire, con una furiosa e non mirata ripetizione dei colpi, fino a quando si \u00e8 reso conto che Giulia &#8220;non c&#8217;era pi\u00f9&#8221;.<\/p>\n<p>Fatto un doveroso richiamo al contenuto della sentenza, si rende opportuna un\u2019analisi sintetica sul piano giuridico. Dal punto di vista tecnico la crudelt\u00e0 \u00e8 intesa come \u201ccondotta eccedente rispetto alla normalit\u00e0 causale, che determina sofferenze aggiuntive e esprime un atteggiamento interiore specialmente riprovevole\u201d (cfr. p. 130 della sentenza stessa).<\/p>\n<p>Infatti, a detta della Corte, la crudelt\u00e0 non appare integrata dalla fattispecie: \u201c(\u2026) Non vi sono elementi che consentano di individuare indici di incrudelimento, idonei a integrare i presupposti dell&#8217;aggravante della crudelt\u00e0 come definiti dalla giurisprudenza di legittimit\u00e0: cos\u00ec, ad esempio, l&#8217;aver bloccato e silenziato la vittima con il nastro adesivo \u00e8 circostanza <em>funzionale<\/em> al delitto e rientra nell&#8217;<em>iter<\/em> necessario per portare a compimento l&#8217;azione omicidiaria\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019analisi della giurisprudenza di merito, per quanto la vicenda possa ritenersi suscettibile di sfumature interpretative diverse e alternative a quelle fornite, potrebbe apparire abbastanza solida dal punto di vista meramente tecnico-argomentativo, stando anche alla ricostruzione dei fatti supportati dall\u2019istruttoria. Il concetto di crudelt\u00e0 in senso giuridico \u00e8, infatti, connotato in modo tale da prevedere estremi di integrazione piuttosto specifici ed univoci (elemento caratterizzante e strutturale della branca penalistica stessa). In particolare si pu\u00f2 ritenere che, rispetto all\u2019intenzionalit\u00e0 di fare \u201cscempio\u201d del corpo della ragazza, la struttura logico-argomentativa della sentenza in punto di conferimento dell\u2019aggravante abbia una propria validit\u00e0. Validit\u00e0, secondo l\u2019opinione di chi scrive, ad ogni modo parziale: Turetta infatti, come qualunque femminicida, ha proiettato una profonda oggettificazione di Giulia Cecchettin, disumanizzandola e non riconoscendola come essere libero e senziente. Proprio per questo non si pu\u00f2 desumere la certezza che la furia omicida da lui dimostrata non fosse, piuttosto, riconducibile al fenomeno dell\u2019overkilling, (come ha fatto notare la sorella di Giulia, Elena Cecchettin). Si parla di \u201coverkilling\u201d per indicare la condotta omicida di chi infligge un numero di colpi (potenzialmente) mortali molto alto, mosso dalla rabbia e, soprattutto, dalla paura che la vittima possa sopravvivere. Fenomeno, purtroppo, non ancora enucleato dalla nostra giurisprudenza come avente rilevanza giuridica di aggravante, in quanto prevalentemente studiato solo dal punto di vista etologico e sociologico (per quanto estremamente ricorrente nei casi di violenza di genere e intrafamiliare).<\/p>\n<p>Ricomposto il quadro penalistico, emerge, in modo del tutto paritario e distinto, il piano semantico, fortemente impattato dalla formulazione linguistica del passaggio della sentenza.<\/p>\n<p>Il primo e fondamentale elemento da rilevare \u00e8 il fatto che il giudice parli di assenza di \u201cdeliberata scelta dell\u2019imputato\u201d, contraddicendo parzialmente quanto espresso in precedenza rispetto al carattere di risolutezza del gesto compiuto dal Turetta. Usare il termine \u201cintenzionalit\u00e0\u201d rispetto a un omicidio gi\u00e0 dichiarato efferato e premeditato, per quanto evidentemente riferendosi alla condotta della crudelt\u00e0, risulta quantomeno fuorviante. Infatti, da un punto di vista puramente logico e a prescindere che si voglia ritenere il fatto come configurante o meno l\u2019aggravante giuridica della crudelt\u00e0, l\u2019atto di infliggere settantacinque coltellate avrebbe dovuto essere chiaramente delineato dalla formulazione del giudice come una scelta. Definire un atto \u201cnon intenzionale\u201d in termini tanto generici significa, di fatto, impedire di qualificare la violenza, a qualunque grado, come atto intenzionale. Con l\u2019immediato e spaventoso rischio di legittimare di riflesso l\u2019assenza di un\u2019intenzionalit\u00e0 della \u201cnonviolenza\u201d, intesa come l\u2019attitudine umana a superare la violenza interna ed esterna.<\/p>\n<p>Se si riconosce infatti alla magistratura un ruolo tecnico, non si pu\u00f2 neanche sottovalutare, sul piano dell\u2019influenza sociale, l\u2019importanza per la stessa di promuovere un grado di sensibilizzazione adeguato, anche a fini preventivi. Messaggio che, data la gravit\u00e0 e la sensibilit\u00e0 del tema dei femminicidi nel nostro Paese, necessita di un recepimento urgente da parte della popolazione (anche di quella \u201cprofana\u201d e\/o digiuna di nozioni penalistiche). Se, infatti, il diritto vivente si costruisce sulla realt\u00e0 fenomenologica, nondimeno anche quest\u2019ultima pu\u00f2 risultare da esso influenzata. La magistratura detiene infatti l\u2019enorme potere e la delicata funzione di rendere il proprio operato una \u201cvariabile indipendente\u201d che agisca come motore propulsivo di cambiamento sulla \u201cvariabile dipendente\u201d della realt\u00e0 sociale.<\/p>\n<p>Per questi motivi, a maggior ragione, accostare il concetto di \u201ccompetenza\u201d ed \u201cesperienza\u201d all\u2019uccisione di un altro essere umano appare semanticamente e moralmente inconcepibile. Ed \u00e8 proprio questo il dato agghiacciante che chi rimane connesso all\u2019Umano pu\u00f2 rilevare nella pronuncia della Corte d\u2019Assise di Venezia: questa sentenza non \u00e8 figlia di incompetenza tecnica o \u201ccialtronaggine\u201d linguistica, ma di una profonda interiorizzazione, chiaramente indicata dalla scelta dei termini, delle dinamiche violente che caratterizzano la nostra societ\u00e0, in cui l\u2019uccisione di un essere umano per mano di un altro essere umano appare normalizzata, tanto da essere soggetta ad una valutazione di perizia. Uno dei frutti marci di una cultura in cui la morte di altri esseri umani pu\u00f2 diventare potenzialmente una professione, o addirittura una carriera. L\u2019uso dell\u2019aggettivo \u201cefficace\u201d rispetto all\u2019inflizione di colpi nutre in s\u00e9 l\u2019intrinseca legittimazione della possibile finalit\u00e0 omicida di un atto, evento che rappresenta solo il culmine di quella violenza interna che ogni essere umano dovrebbe superare.<\/p>\n<p>Per quanto virgolettato, colpisce come uno schiaffo la scelta dell\u2019uso dell\u2019aggettivo \u201cpulito\u201d per definire un\u2019uccisione, come anche la scelta dei termini \u201cfunzionale\u201d ed \u201citer\u201d nel riferimento alla dinamica del femminicidio, come se questo fosse un procedimento strutturato e funzionante secondo regole di efficienza.<\/p>\n<p>Per chi si adopera nel campo dell\u2019umanizzazione, questo sguardo non stupisce. Ce lo ricorda tutti i giorni il riarmo globale a favore di un taglio delle spese di sanit\u00e0 e istruzione. Ce lo gridano le disuguaglianze e la sofferenza che attraversano il pianeta da polo a polo, ce lo indica la massa di invisibili dimenticati su scala mondiale perch\u00e9 estranei ad un gioco di interessi e sopraffazione che possa regalare loro una qualche utilit\u00e0 nella macchina dei potenti. Ce lo dice una sentenza davanti alla quale, connettendoci profondamente alla Forza interna che ci guida in una direzione luminosa e di senso, sentiamo nella carne ogni coltellata inflitta a Giulia, carica della cecit\u00e0 della violenza, pregna dell\u2019assurdit\u00e0 e della contraddizione, totalizzata in quella banalit\u00e0 del male che ci fa credere che un\u2019alternativa non sia possibile. Che un sistema di credenze in cui uomini e donne abbiano pari diritti, in cui la vita di un nero abbia lo stesso valore di quella di un bianco, nel quale la guerra venga abolita con ogni mezzo necessario, sia non solo legittimo ma imprescindibile.<\/p>\n<p>Quella lama affonda settantacinque volte nella nostra incredulit\u00e0, nel nostro dolore, nella nostra impotenza, ma anche nella nostra speranza. Che ogni Giulia del mondo sia salvata, un giorno, da una rivoluzione umana globale, da un\u2019elevazione di coscienza, pi\u00f9 forte di ogni sistema di diritto, che produca lo sgretolamento alla radice del bisogno di sopraffarsi per legittimarsi, animando invece l\u2019ineluttabilit\u00e0 dell\u2019abbattimento di quelle barriere che ci illudono di essere qualcosa di diverso dall\u2019altro da noi. Per ritrovarci infine pieni, elevati, vivi e teneramente umani.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La vicenda tristemente nota della morte violenta di Giulia Cecchettin, ventiduenne di Padova uccisa dall\u2019ex fidanzato Filippo Turetta, ha trovato un primo grado di risoluzione nella sentenza depositata dalla Corte d\u2019Assise di Venezia in data 8 aprile 2025. 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