{"id":2596410,"date":"2025-04-09T17:49:18","date_gmt":"2025-04-09T16:49:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=2596410"},"modified":"2025-04-09T17:49:18","modified_gmt":"2025-04-09T16:49:18","slug":"il-loro-grido-e-la-mia-voce","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2025\/04\/il-loro-grido-e-la-mia-voce\/","title":{"rendered":"Il loro grido \u00e8 la mia voce"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-weight: 400;\">\u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">E come potevamo noi cantare, con il piede straniero sopra il cuore<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d, scriveva Salvatore Quasimodo durante l\u2019occupazione nazista di Milano nella sua poesia \u201cAlle fronde dei salici\u201d.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\"><br \/>\n<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">E invece, con il piede straniero sopra il cuore, fra i morti abbandonati nelle strade o schiacciati dalle macerie dei bombardamenti o sotto i cingoli dei carrarmati con dichiarata goduria degli assassini,\u00a0 poeti e poetesse palestinesi\u00a0 non hanno smesso di scrivere, di \u201ccantare\u201d il dolore, l\u2019ingiustizia, l\u2019indifferenza e il sostegno dei potenti verso i carnefici.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\"><br \/>\n<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">\u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Il lamento d\u2019agnello dei fanciulli<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d o \u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">l\u2019urlo nero della madre che andava incontro al figlio<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201c assassinato, che nei versi di Quasimodo fermavano la penna ai poeti, non hanno fermato le tastiere che, compatibilmente con i tagli di energia elettrica, hanno permesso a queste voci di uscire dalla gabbia di Gaza\u00a0 per raggiungere quel pezzo di mondo che non ha perso umanit\u00e0 e che rilancia il loro grido.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\"><br \/>\n<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">L\u2019editore Fazi ha raccolto quel grido e ha pubblicato un\u2019antologia di scritti di dieci autori e autrici nel libro \u201c<\/span><b>Il loro grido \u00e8 la mia voce. Poesie da Gaza<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">\u201d curato da A. Bocchinfuso, M. Soldaini e L. Tosti in uscita in questi giorni in tutte le librerie. Il volume \u00e8 arricchito dalla prefazione di Ilan Papp\u00e9 e da due importanti e toccanti interventi di Susan Abulhawa e di Chris Hedges. Anche l\u2019introduzione e la nota dei curatori e del traduttore arabo aggiungono elementi importanti\u00a0 e coinvolgenti a questa raccolta che rappresenta la forza della poesia resistenziale, la forza della parola che Israele non \u00e8 mai riuscito a spegnere nonostante l\u2019orrore dei suoi crimini. Quella parola di cui Israele ha sempre avuto timore tanto che in\u00a0 passato il generale\u00a0 Mosh\u00e9 Dayan\u00a0 convoc\u00f2 la poetessa Fadwa Tuqan per dirle che i suoi versi erano pi\u00f9 pericolose di dieci fedayyin, come ricordato in una pagina del libro.\u00a0 Quei versi erano\u00a0 pericolosi perch\u00e9 esponevano Israele, col suo mantello di colpe, in bella vista di fronte a un mondo istituzionale che, sebbene filoisraeliano, era meno complice, meno colluso, meno finanziatore di raccapriccianti\u00a0 e impuniti crimini di quanto non lo sia il mondo istituzionale attuale supportato, \u00e7a va sans dire, dal mainstream mediatico che protegge il carnefice garantendo \u201cimmunit\u00e0 ai responsabili del genocidio di Gaza\u201d come affermato da Ilan Papp\u00e9. <\/span><span style=\"font-weight: 400;\"><br \/>\n<\/span><span style=\"font-weight: 400;\"><br \/>\n<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">Questa raccolta comprende testi prevalentemente scritti dopo il 7 ottobre 2023. Non tutti gli autori potranno vederne la pubblicazione perch\u00e9 alcuni di loro sono\u00a0 finiti nella macchina stritolatrice del genocidio israeliano, come Heba Abu Nada o Refaat Alareer. Gli altri, al momento della pubblicazione sono ancora vivi e ancora affidano come possono, al web, i loro pensieri.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\"><br \/>\n<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">Fare poesia sapendo che forse non finirai di scrivere perch\u00e9 un cecchino si divertir\u00e0 a spararti in faccia o un drone ti far\u00e0 bruciare vivo nella tua tenda \u201csignifica\u00a0 abitare nel cuore di un bambino dilaniato da una bomba\u201d leggiamo nell\u2019introduzione dei curatori. Gli stessi aggiungono che per comprendere questi testi \u201coccorre scegliere da che parte stare\u201d e allora riconoscerli come testimonianza estrema di chi, tra la fame che uccide se non l\u2019hanno gi\u00e0 fatto le bombe o i carrarmati, tra continue deportazioni da una tendopoli all\u2019altra, in mezzo alla morte di persone amate e di persone sconosciute, trova ancora la forza di usare la parola per comunicare col mondo il diritto alla vita.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\"><br \/>\n<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">Non hanno appeso ai salici le loro cetre, i poeti gazawi, e anche nella poesia di\u00a0 Hend Joudah che apre la raccolta, troviamo uno struggente susseguirsi di versi che chiedono scusa per essere ancora viva. \u201cCosa significa essere al sicuro in tempo di guerra? Significa vergognarsi \u2026 del caso che ti ha lasciato ancora in vita!\u201d<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\"><br \/>\n<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">\u201cUna madre a Gaza non dorme\u2026 non \u00e8 come tutte le madri, fa il pane con il sale fresco dei suoi occhi\u2026 e nutre la patria con i suoi figli\u201d scrive invece Ni\u2019ma Hassan. E ancora, a celebrare il senso della parola poetica nonostante la morte in agguato, Yousef Elqedra scrive \u201cPosso scrivere una poesia\/ con il sangue che sgorga\/ con le lacrime, la polvere del mio petto\u2026. \u201c e la poetessa\u00a0 Dareen Tatour , imprigionata, in isolamento, senza carta n\u00e9 inchiostro, dir\u00e0 \u201cIl cuore scrive, memorizza\u00a0 i versi\/La poesia in prigione \u00e8 luce e fuoco\u2026. \u00c8 nutrimento\/\u00e8 acqua e aria\u201d, mentre Marwan Makhoul in \u201cVersi senza casa\u201d scrive \u201ce anche tu, poesia mia, morirai sicuramente\/eppure scriver\u00f2\/e possa tu vivere anche solo un po\u2019\/dopo di me.\u201d<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Quest\u2019antologia, scrivono i curatori, forse troppo fiduciosi circa il comune sentire della maggioranza degli ebrei della diaspora, \u00e8 rivolta anche a loro, invitandoli a resistere insieme ai palestinesi \u201canche con la poesia, finch\u00e9 il mondo non sapr\u00e0 leggere la tragedia immane di Gaza\u201d.\u00a0 \u00c8 fantastico cogliere la fede dei curatori in un miracolo, ma fino ad oggi la poesia resistenziale palestinese, di cui questo libro \u00e8 prova, mentre ha dato forza al popolo sotto oppressione, \u00e8 stata ignorata o dileggiata da chi sostiene gli oppressori, nella fattispecie la maggioranza \u2013 per fortuna non la totalit\u00e0 \u2013 degli ebrei sparsi nel mondo.\u00a0 <\/span><span style=\"font-weight: 400;\"><br \/>\n<\/span><span style=\"font-weight: 400;\"><br \/>\n<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">Un piccolo volume (141 pagine) gi\u00e0 prezioso ma ulteriormente impreziosito dalle parole che Chris Hedges rivolge idealmente a Reefat Alareer, assassinato insieme alla sua famiglia non perch\u00e9 fosse un combattente, non lo era, anzi predicava la non violenza, ma perch\u00e9 usava la scrittura, \u201cl\u2019ultima resistenza che abbiamo contro le pratiche disumane e le ingiustizie che sfigurano la storia dell\u2019umanit\u00e0\u201d come scriveva E. Said e come ricorda nella sua lettera C. Hedges. E, ancora, le pagine di Susan Abulhawa che penetrano come un coltello nella sensibilit\u00e0 del lettore elencando le infamie, le torture, le violenze commesse dall\u2019Idf\u00a0 e che si chiudono con una sintesi che \u00e8 un magistrale atto d\u2019accusa contro la depravazione del colonialismo sionista. \u201c\u2026perch\u00e9 il sionismo \u00e8 una piaga del giudaismo, e in effetti dell\u2019umanit\u00e0\u201d<\/span><span style=\"font-weight: 400;\"><br \/>\n<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">\u201cLeggete queste poesie con l\u2019anima\u201d, scrive il traduttore arabo Nabil Bey Salameh, \u201cChe siano per voi un ponte verso la comprensione, un inno alla dignit\u00e0 e un ricordo che la bellezza, anche nelle situazioni pi\u00f9 difficili, pu\u00f2 ancora fiorire\u201d.<\/span><span style=\"font-weight: 400;\"><br \/>\n<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">Per ogni copia venduta l\u2019editore Fazi verser\u00e0 5 euro ad Emergency per le attivit\u00e0 di assistenza medica che fornisce ancora\u00a0 nella Striscia di Gaza nonostante i continui omicidi di medici e paramedici che IMPUNEMENTE Israele seguita a\u00a0 commettere.<\/span><span style=\"font-weight: 400;\"><br \/>\n<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cE come potevamo noi cantare, con il piede straniero sopra il cuore\u201d, scriveva Salvatore Quasimodo durante l\u2019occupazione nazista di Milano nella sua poesia \u201cAlle fronde dei salici\u201d. 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Qui tiene per alcuni anni seminari sulla comunicazione. Successivamente vince la cattedra di Economia Aziendale, disciplina che insegner\u00e0 per circa venticinque anni. Interessata all\u2019ambiente e alla natura, verso il 2000 rivolge la sua attenzione allo studio della botanica e della fitoterapia ponendo sempre al centro dei suoi lavori l\u2019interazione culturale tra l\u2019ambiente e gli umani che lo abitano. Ha curato e pubblicato articoli e libri su argomenti diversi. Il suo interesse particolare \u00e8 rivolto alla Palestina. Dal 2009 fino al dicembre 2014 ha presieduto la onlus \u201cAmici della Mezzaluna Rossa Palestinese\u201d di cui ora \u00e8 presidente onoraria. 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