{"id":2588797,"date":"2025-03-10T10:57:09","date_gmt":"2025-03-10T10:57:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=2588797"},"modified":"2025-03-10T15:50:15","modified_gmt":"2025-03-10T15:50:15","slug":"la-generazione-z-in-serbia-ci-sta-mostrando-il-futuro-della-resistenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2025\/03\/la-generazione-z-in-serbia-ci-sta-mostrando-il-futuro-della-resistenza\/","title":{"rendered":"La Generazione Z in Serbia ci sta mostrando il futuro della resistenza?"},"content":{"rendered":"<p><em>Quattro mesi dopo il crollo della pensilina della stazione ferroviaria di Novi Sad e la morte di 15 persone, le proteste studentesche in Serbia non si placano, anzi, diventano sempre pi\u00f9 massicce, assumendo la forma di una ribellione civile.<\/em><\/p>\n<p>In un Paese in cui la democrazia si sta erodendo da anni e in cui pi\u00f9 di 60 facolt\u00e0 sono state bloccate, la Generazione Z sta dando una lezione di impegno civico. Con striscioni raffiguranti simboli di mani insanguinate e slogan come <em>&#8220;La corruzione uccide&#8221;<\/em> o <em>&#8220;Siamo tutti sotto la pensilina&#8221;<\/em>, rimanendo in silenzio per 15 minuti, studenti e cittadini chiedono che siano chiarite le responsabilit\u00e0 di tutti coloro che sono stati coinvolti nella ricostruzione della pensilina, crollata sui passanti appena quattro mesi dopo l&#8217;inaugurazione ufficiale nel luglio 2024.<\/p>\n<p>Sebbene affrontino violenze, gli studenti e i cittadini, riuniti in una resistenza pacifica e caparbia, non arretrano, chiedendo giustizia, trasparenza e responsabilit\u00e0 e ricordando il vero significato della democrazia e dell&#8217;unit\u00e0.<\/p>\n<p>Ma come \u00e8 finita la Serbia <em>&#8220;sotto la pensilina&#8221;<\/em>? Cosa rende queste proteste diverse? E, in definitiva, \u00e8 possibile che la generazione che tutti abbiamo sottovalutato, e che il sistema ha tradito, ci stia dando oggi una lezione?<\/p>\n<p><strong>&#8220;Gli studenti non approvano la violenza&#8221;: 15 minuti di silenzio per le 15 vittime<\/strong><\/p>\n<p>Costata 65 milioni di euro, accompagnata da contratti segreti e lavori affidati a numerosi appaltatori e subappaltatori in modo discutibile, il 1 novembre 2024 la pensilina in cemento della stazione ferroviaria, dal peso di 300 tonnellate, \u00e8 crollata, uccidendo 15 persone e ferendone gravemente altre due.<\/p>\n<p>Ogni giorno, dal giorno dell\u2019incidente, i cittadini di Belgrado e Novi Sad si fermano spontaneamente per 15 minuti, ovunque si trovino, alle 11:52, l\u2019ora esatta del crollo. Molti si fermano nei loro luoghi di lavoro e nelle universit\u00e0. I conducenti degli autobus scendono dai loro veicoli e rimangono in silenzio. <em>&#8220;Tutto deve fermarsi affinch\u00e9 qualcosa possa ripartire&#8221;,<\/em> dicono gli studenti.<\/p>\n<p>Le proteste, iniziate come un omaggio pacifico alle vittime, sono rapidamente cresciute quando uomini incappucciati e polizia, che si rifiutava di identificarsi, hanno iniziato a intervenire violentemente contro i manifestanti. Il 22 novembre, durante una di queste manifestazioni, davanti alla Facolt\u00e0 di Arti Drammatiche (FDU), professori e studenti sono stati aggrediti.<\/p>\n<p>Il giorno successivo, gli studenti dell&#8217;FDU annunciano il blocco dell\u2019universit\u00e0, a partire dal 25 novembre e fino al soddisfacimento delle loro richieste. Pi\u00f9 di quattro mesi dopo, il blocco \u00e8 ancora in corso.<\/p>\n<p>Presto, altri studenti si sono uniti alla protesta, bloccando le loro facolt\u00e0, guidando proteste e marce in tutto il Paese, ricevendo il sostegno di numerosi professori e decine di migliaia di cittadini. Anche l&#8217;Ordine degli Avvocati di Serbia si unisce, sospendendo il lavoro per un mese, cos\u00ec come agricoltori, artisti, operatori sanitari e persino l&#8217;Associazione dei Sindacati dei Pensionati, che si credeva fosse sotto l&#8217;influenza della propaganda del regime.<\/p>\n<p>Ad oggi, oltre 60 universit\u00e0 e scuole superiori pubbliche sono bloccate, con il supporto di oltre 5.000 professori universitari. Le proteste si sono diffuse in pi\u00f9 di 300 citt\u00e0 e paesi in Serbia, comprese localit\u00e0 in cui mai prima si erano tenute manifestazioni, rendendole il pi\u00f9 grande movimento studentesco in Europa dal 1968.<\/p>\n<p>Ad oggi tutto \u00e8 ancora fermo e l\u2019illusione della democrazia continua. Ad oggi nessuna richiesta \u00e8 stata accolta e le proteste diventano sempre pi\u00f9 grandi.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-2588824 size-full\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/Photo-1.-Lav-Boka.jpg\" alt=\"\" width=\"1920\" height=\"1157\" srcset=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/Photo-1.-Lav-Boka.jpg 1920w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/Photo-1.-Lav-Boka-300x181.jpg 300w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/Photo-1.-Lav-Boka-820x494.jpg 820w\" sizes=\"auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px\" \/><br \/>\n<em>Manifestanti e polizia a difesa del municipio di Novi Sad.<\/em> <em>Foto di Lav Boka<\/em><\/p>\n<p><strong>La misura delle proteste e le richieste degli studenti<\/strong><\/p>\n<p>I cittadini e gli studenti vogliono la stessa cosa: che il sistema funzioni. E credono che facendo pressione sulle istituzioni possano ottenerlo.<\/p>\n<p>Il Partito Progressista Serbo (SNS) \u00e8 al potere da tredici anni e, in questo periodo, ha preso il controllo delle istituzioni e dei media, consolidando il dominio attraverso la paura e la violenza. Grazie a una potente propaganda e a istituzioni sotto il suo controllo, il governo \u00e8 riuscito finora a evitare responsabilit\u00e0 per numerosi eventi definiti incidenti e tragedie, invece che crimini per i quali si potrebbero trovare i responsabili, se solo ognuno facesse il proprio lavoro come dovrebbe.<\/p>\n<p>Sebbene il potere in Serbia, come sempre accade nei regimi autoritari, sia incarnato nella figura del presidente della Repubblica Aleksandar Vu\u010di\u0107, gli studenti non chiedono le sue dimissioni n\u00e9 quelle dei membri del governo. Invece di rivolgersi a singole persone, gli studenti si appellano alle istituzioni, in particolare alla Procura della Repubblica, chiedendo di individuare i responsabili dell\u2019incidente. Le loro richieste sono:<\/p>\n<ol>\n<li>Pubblicazione\u00a0 della documentazione completa sulla ristrutturazione della Stazione\u00a0 \u00a0 Ferroviaria di Novi Sad (che, per legge, deve essere pubblica).<\/li>\n<li>Annullamento delle accuse contro gli arrestati e i fermati durante le proteste.<\/li>\n<li>Presentazione da parte del Ministero dell\u2019Interno di una denuncia penale alla procura competente di Belgrado contro le persone che hanno aggredito fisicamente studenti e professori (alcuni degli aggressori sono stati successivamente identificati come membri del partito al governo).<\/li>\n<li>Aumento del 20%.del finanziamento per le universit\u00e0 pubbliche<\/li>\n<\/ol>\n<p>Mentre invitano gli studenti al dialogo e offrono mutui agevolati per l\u2019acquisto di abitazioni, i massimi rappresentanti del governo hanno giustificato in vari modi le aggressioni. Tra queste, l\u2019episodio pi\u00f9 scioccante \u00e8 stato quello di un\u2019auto che si \u00e8 lanciata sulla folla di manifestanti, ferendo diverse persone, per lo pi\u00f9 studenti. Per questi e altri episodi simili, non si \u00e8 ancora fatta luce sui responsabili.<\/p>\n<p>Dopo uno di questi incidenti, un gruppo di studenti che si trovava davanti alla sede del SNS a Novi Sad \u00e8 stato attaccato da diverse persone che, uscendo dalla sede dello stesso partito, brandivano mazze da baseball. In quell\u2019occasione, una studentessa ha riportato la frattura della mascella, mentre i media hanno riportato come uno degli aggressori fosse legato al primo ministro Milo\u0161 Vu\u010devi\u0107. Il giorno successivo Vu\u010devi\u0107 ha rassegnato le dimissioni, che per\u00f2, quasi due mesi dopo, non sono ancora state discusse in Parlamento.<\/p>\n<p><em>&#8220;\u00c8 molto pi\u00f9 difficile dialogare con una mascella rotta&#8221;,<\/em> rispondono gli studenti al Presidente, che solo poche ore prima di questo evento li aveva nuovamente invitati al dialogo.<\/p>\n<p><strong>Le assemblee plenarie studentesche e la democrazia diretta<\/strong><\/p>\n<p>Sebbene la Serbia abbia una lunga storia di proteste, cos\u00ec come una lunga storia di partiti al potere capaci di placare i disordini attraverso una potente propaganda mediatica o semplicemente ignorandoli, questa volta la situazione sembra diversa. Finora il governo ha cercato in molti modi di reprimere la rivolta studentesca e cittadina, ma senza successo. Al contrario, ogni azione repressiva ha portato pi\u00f9 persone in piazza.<\/p>\n<p>Gli studenti menzionano raramente il presidente, spesso ricordandogli che &#8220;non \u00e8 competente&#8221; e chiedendo che rispetti i limiti delle sue funzioni. Lo chiamano &#8220;un\u2019istituzione per lo pi\u00f9 cerimoniale&#8221;, colpendo abilmente il punto debole dell\u2019ego autocratico, ma sembra che il vero problema per il governo non sia tanto questo, quanto il modello stesso della loro organizzazione.<\/p>\n<p>Infatti, gli studenti non hanno rappresentanti fissi: chiunque parli ai media \u00e8 stato scelto dalle assemblee plenarie studentesche, presentando ai media ogni volta volti differenti.<\/p>\n<p>Ma cos\u2019\u00e8 esattamente un\u2019assemblea plenaria studentesca e perch\u00e9 un\u2019assemblea e non un parlamento studentesco?<\/p>\n<p>Come molte istituzioni in Serbia, anche il parlamento studentesco \u00e8 sotto la pressione e l\u2019influenza del governo, quindi gli studenti hanno scelto l\u2019assemblea come organo principale, dove tutte le decisioni importanti relative alla protesta vengono prese direttamente in modo democratico. Come nell\u2019agor\u00e0 ateniese, chiunque pu\u00f2 esprimere la propria opinione e proporre iniziative, che vengono approvate o respinte tramite un voto di maggioranza.<\/p>\n<p>Le assemblee e i gruppi di lavoro da esse eletti, insieme agli esperti \u2013 professori, decani e rettori \u2013 diventano un hub di conoscenze, idee e cambiamenti politici, concepiti attraverso un modello in cui nessuno possa rivendicarne la paternit\u00e0. Senza leader che possano essere attaccati dai tabloid o ricattati e manipolati, il governo si trova di fronte a un avversario a cui non \u00e8 abituato: un avversario senza volto.<\/p>\n<p>Anche se negli ultimi anni si parla spesso della Generazione Z come di una generazione eccessivamente individualista, apolitica e preoccupata solamente per i propri diritti, quindi viziata, la psicoterapeuta Iva Brankovi\u0107 ritiene che si tratti in realt\u00e0 di una mancanza di autoritarismo.<\/p>\n<p><em>&#8220;Non credono nei leader solo perch\u00e9 viene detto loro che qualcuno \u00e8 un leader. Il loro modo di organizzarsi dimostra che \u00e8 possibile. Non sono solo focalizzati sui loro diritti, ma sui diritti in generale e non temono l\u2019autorit\u00e0, a meno che non sia legittima&#8221;,<\/em> spiega la psicoterapeuta.<\/p>\n<p>Quindi, si tratta di apoliticit\u00e0 o di un sistema in cui queste generazioni sono cresciute e di cui non vogliono far parte?<\/p>\n<p><em>&#8220;Non vogliamo andarcene&#8221;<\/em>, dichiarano gli studenti, cresciuti tra due scelte per un futuro migliore: la tessera di partito o il passaporto per lasciare il Paese.<\/p>\n<p>L&#8217;amore di questi giovani per la patria si basa semplicemente sul postulato che la Costituzione deve essere rispettata e che la legge vale per tutti allo stesso modo. I loro messaggi sono un grido di libert\u00e0 e giustizia, e la forza e la freschezza della loro ribellione lasciano l&#8217;impressione che queste proteste possano crescere in un movimento che trover\u00e0 il suo posto anche al di fuori dei confini della Serbia.<\/p>\n<p><strong>Marce studentesche e cura del trauma collettivo<\/strong><\/p>\n<p>Gli studenti hanno organizzato finora diverse grandi marce, l&#8217;ultima e la pi\u00f9 lunga delle quali \u00e8 stata una camminata di 160 km e cinque giorni verso Ni\u0161. Durante questo viaggio, i cittadini hanno accolto gli studenti come liberatori, chiamandoli proprio cos\u00ec, con inchini, abbracci, lacrime, cibo e bevande.<\/p>\n<p>Le scene che da settimane scuotono la Serbia vengono interpretate dagli psicologi come un processo di guarigione del trauma collettivo. In questo senso, \u00e8 corretto dire che queste proteste non sono solo un atto politico, ma anche un evento profondamente personale, emotivo e psicologico. In una societ\u00e0 che per anni ha vissuto nell\u2019impotenza, nell\u2019apatia, nel silenzio e nella sopportazione, convinta che non ci fosse altra via, sono apparsi giovani che, con tutta la forza e la determinazione della loroet\u00e0, dimostrano che esiste un\u2019alternativa, che il cambiamento \u00e8 possibile.<\/p>\n<p>Con le loro marce, gli studenti stanno liberando la Serbia dalla paura e ricordando a tutti che non siamo soli, che siamo uniti. Sotto la stessa bandiera, lo stesso stemma e lo stesso inno, camminano e pregano ortodossi, cattolici e musulmani, dimostrando la bellezza della tolleranza, dell\u2019empatia e della solidariet\u00e0.<\/p>\n<p>Secondo la psicologa Ana Perovi\u0107 <em>&#8220;Piangiamo perch\u00e9 gli studenti ci hanno mostrato che, forse inconsciamente, abbiamo accettato di pagare con la nostra dignit\u00e0 e integrit\u00e0 il prezzo della vita in Serbia. Questi momenti aiutano a ridurre il senso di isolamento. In tali circostanze, le proteste smettono di essere solo un\u2019espressione di resistenza \u2013 diventano uno spazio in cui guariamo le ferite sociali, un luogo di riconnessione e la prova che la solidariet\u00e0 e la cura per gli altri sono i nostri alleati pi\u00f9 forti nella lotta contro il trauma collettivo.&#8221;<\/em><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-2588825 size-full\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/Photo-2.-Dunja-Dopstaj.jpg\" alt=\"\" width=\"1900\" height=\"1264\" srcset=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/Photo-2.-Dunja-Dopstaj.jpg 1900w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/Photo-2.-Dunja-Dopstaj-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/Photo-2.-Dunja-Dopstaj-820x546.jpg 820w\" sizes=\"auto, (max-width: 1900px) 100vw, 1900px\" \/><br \/>\n<em>Manifestanti in cammino: parte della lunga marcia di 160 km verso Kragujevac. Foto di Dunja Dopsaj<\/em><\/p>\n<p><strong>Pumpaj! &#8211; Senza abbassare la tensione!<\/strong><\/p>\n<p>Durante le proteste, la frase <em>\u201cPumpaj\u201d<\/em> (\u201cPompa\u201d) al tempo stesso ironica e seria, \u00e8 diventata praticamente uno slogan e un simbolo per mantenere alta l\u2019energia e il ritmo della mobilitazione. <em>\u201cPumpaj\u201d<\/em> significa non fermarsi, continuare con lo stesso slancio, senza pause, senza arrendersi.<\/p>\n<p>Mentre le generazioni precedenti di studenti protestavano con le classiche parole d&#8217;ordine e messaggi di tipo politico, le proteste di oggi adottano elementi della cultura di internet, intrisi di ironia e meme. <em>&#8220;Pumpaj&#8221;<\/em> diventa cos\u00ec la voce di una nuova generazione che sceglie di ribellarsi in modo diverso dai propri genitori, senza slogan ideologici e discorsi solenni, ma portando la protesta nel cuore \u2013 <em>&#8220;Il cuore \u00e8 una pompa, e noi pompiamo dal cuore!&#8221;<\/em><\/p>\n<p><em>&#8220;Pumpaj&#8221; <\/em>serve a ricordare che la tensione non deve calare, che \u00e8 importante aumentare la pressione fino a quando il pallone non scoppia, fino a riportare tutto al proprio posto \u2013 cio\u00e8, tutti e tutto entro i limiti delle proprie competenze. In questo modo, <em>&#8220;Pumpaj&#8221;<\/em> racchiude in s\u00e9 ironia e seriet\u00e0, determinazione, la derisione dei presuntuosi e il rispetto per le vere autorit\u00e0.<\/p>\n<p>Non sorprende, quindi, che gli studenti insistano nel prendere le distanze dalla politica e dai partiti, sottolineando che non vogliono un cambio di governo, ma il funzionamento delle istituzioni. Tuttavia, \u00e8 ironico che proprio il corretto funzionamento delle istituzioni, in questo caso, significherebbe probabilmente un significativo cambiamento di governo.<\/p>\n<p><em>&#8220;Le proteste di solito dipendono almeno dalla minaccia della violenza, mentre allo stesso tempo esprimono una disponibilit\u00e0 al dialogo aperto, affinch\u00e9 il governo prenda sul serio i manifestanti. Qui la situazione \u00e8 opposta: non c\u2019\u00e8 minaccia di violenza, ma c\u2019\u00e8 un chiaro rifiuto del dialogo. Questa insistenza sulle richieste provoca confusione per la sua semplicit\u00e0, dando origine a teorie del complotto: chi c\u2019\u00e8 dietro tutto questo?&#8221;<\/em> afferma il filosofo e critico sociale sloveno Slavoj \u017di\u017eek, aggiungendo che queste proteste non chiedono solo cambiamenti di governo, ma trasformazioni pi\u00f9 profonde \u2013 vogliono cambiamenti fondamentali nel funzionamento delle istituzioni statali.<\/p>\n<p><strong>\u201cCosa ci rimane se non noi, l&#8217;uno per l&#8217;altro?\u201d<\/strong><\/p>\n<p>Mentre gli esperti dalla Serbia nominano gli studenti per il Premio Nobel per la Pace e i principali funzionari governativi li etichettano come mercenari stranieri e <em>Usta\u0161e <\/em>(un termine che i serbi e i croati usavano per riferirsi ai membri di un movimento ultranazionalista e fascista croato durante la Seconda Guerra Mondiale), \u00e8 interessante notare che l&#8217;Europa rimane per lo pi\u00f9 in silenzio sulla situazione attuale in Serbia. La presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha recentemente espresso il suo sostegno <em>\u201cal popolo georgiano che lotta per la democrazia\u201d<\/em>, restando per\u00f2 muta sulla Serbia, candidata ufficiale all\u2019adesione all\u2019UE dal 2012.<\/p>\n<p>Nonostante ci\u00f2, il governo non esita a definire le proteste studentesche come una <em>&#8220;rivoluzione colorata orchestrata dall&#8217;Occidente&#8221;<\/em>, ma, quando si rivolgono ai funzionari occidentali, descrivono i raduni di massa come infiltrazioni di agenti russi. Sebbene i flirt del governo con l&#8217;Europa e la Russia non siano una sorpresa, la verit\u00e0 \u00e8 che le proteste studentesche non sono n\u00e9 l&#8217;una n\u00e9 l&#8217;altra cosa, ma un grido per i pi\u00f9 elementari diritti civili, come il rispetto della legge e della Costituzione.<\/p>\n<p><em>&#8220;Le proteste studentesche dimostrano che, in certe situazioni, un semplice appello alla legalit\u00e0 e all\u2019ordine pu\u00f2 essere pi\u00f9 sovversivo della violenza anarchica.&#8221;<\/em> \u2013 osserva Slavoj \u017di\u017eek commentando gli studenti che, dopo le manifestazioni che terminano generalmente intorno alla mezzanotte, restano per pulire l\u2019area in cui si \u00e8 svolto il raduno.<\/p>\n<p><em>&#8220;Siamo gli unici a vigilare gli uni su gli altri&#8221;<\/em> dicono mentre protestano e marciano senza bandiere dell\u2019Unione Europea o altri simboli che sottolineerebbero le differenze tra loro. Tra i manifestanti, infatti, ci sono sicuramente persone che, in circostanze normali, non si sarebbero mai trovate insieme nello stesso luogo. Ma in questa situazione del tutto nuova, sotto la bandiera serba, camminano fianco a fianco sia quelli che guardano a sinistra sia quelli che guardano a destra, sia giovani che anziani. Quando i diritti fondamentali vengono negati, i bisogni primari dell\u2019essere umano e gli obiettivi si riducono a un comune denominatore.<\/p>\n<p>Un\u2019opposizione debole e la mancanza di sostegno e critiche da parte dell\u2019UE lasciano i manifestanti rivolti n\u00e9 a Est n\u00e9 a Ovest, ma verso s\u00e9 stessi. Questa volta sono i vecchi a imparare dai giovani, molti finalmente aprendo gli occhi davanti alla propaganda del regime. Le folle di persone tradite dal sistema, cresciute sognando la \u201cfratellanza e l\u2019unit\u00e0\u201d della Jugoslavia, accolgono con le lacrime agli occhi i messaggi di sostegno provenienti dai Paesi vicini, perch\u00e9 si tratta delle stesse ferite, mai completamente guarite. <em>&#8220;Tutte le ferite del mio popolo mi fanno male,&#8221;<\/em> recita uno striscione. E ora sembra che sia arrivato il momento in cui alcune di queste ferite finalmente guariscono.<\/p>\n<p>Mentre il regime continua a combattere con trucchi sporchi contro questa rivolta pacifica e dignitosa, \u00e8 commovente vedere i semi della democrazia germogliare su un terreno arido e autocratico.<\/p>\n<p>Per ora, l\u2019epilogo di questa situazione e delle proteste \u2013 che possono essere definite a pieno titolo avanguardiste \u2013 rimane incerto. Il prossimo grande raduno previsto per il 15 marzo a Belgrado porter\u00e0 un cambiamento?<\/p>\n<p>Qualunque cosa accada, questo movimento anti-populista ha gi\u00e0 fatto qualcosa di straordinario. I volti sorridenti per le strade, l\u2019empatia e la solidariet\u00e0 della folla promettono che non si torner\u00e0 pi\u00f9 indietro. Cosa significhi esattamente, lo scopriremo.<\/p>\n<div class=\"post-gallery\">\n\t\t\t<figure class=\"post-gallery-item\">\n\t\t\t\t<img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/Slideshow-1-Gavrilo-Andric-820x547.jpg\" loading=\"lazy\">\n\t\t\t\t<figcaption>\n\t\t\t\t\t\n\t\t\t\t<\/figcaption>\n\t\t\t<\/figure>\n\t\t\t<figure class=\"post-gallery-item\">\n\t\t\t\t<img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/Slideshow-2-Lav-Boka-820x547.jpg\" loading=\"lazy\">\n\t\t\t\t<figcaption>\n\t\t\t\t\t\n\t\t\t\t<\/figcaption>\n\t\t\t<\/figure>\n\t\t\t<figure class=\"post-gallery-item\">\n\t\t\t\t<img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/Slideshow-3-Lav-Boka-820x547.jpg\" loading=\"lazy\">\n\t\t\t\t<figcaption>\n\t\t\t\t\t\n\t\t\t\t<\/figcaption>\n\t\t\t<\/figure>\n\t\t\t<figure class=\"post-gallery-item\">\n\t\t\t\t<img decoding=\"async\" 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