{"id":2588607,"date":"2025-03-09T15:56:47","date_gmt":"2025-03-09T15:56:47","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=2588607"},"modified":"2025-03-09T18:05:06","modified_gmt":"2025-03-09T18:05:06","slug":"europeisti-meglio-internazionalisti-senza-confini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2025\/03\/europeisti-meglio-internazionalisti-senza-confini\/","title":{"rendered":"Europeisti? Meglio internazionalisti, senza confini\u2026"},"content":{"rendered":"<p>Tutti uniti, tutti insieme (per l\u2019\u201dEuropa\u201d), ma scusa quello non \u00e8 il padrone?<br \/>\nIl titolo della vecchia performance teatrale di Dario Fo ci ritorna in mente a proposito dell\u2019appello di Michele Serra su Repubblica del 28 febbraio \u201cUna piazza per l\u2019Europa\u201d, che indubbiamente sta ricevendo molte adesioni, anche tra coloro che in buona fede, si stanno facendo ingannare dalla sirena europeista estremamente ambigua. Del resto da pochi mesi la superpotenza americana non \u00e8 pi\u00f9 guidata da Biden, dall\u2019aspetto di un simpatico nonno ottantenne, rassicurante, talmente rassicurante che ha assicurato a Israele l\u2019invio di armi che a partire dalla \u201crisposta\u201d al massacro di Hamas del 7 ottobre, ha dato il via alla mattanza che ha raso al suolo Gaza, mentre ora si sta passando alla Cisgiordania.<\/p>\n<p>Oggi alla Casa Bianca c\u2019\u00e8 il tycoon dal ciuffo biondo, con la faccia cattiva ed arrogante, nonch\u00e9 dai modi spicci da padrone delle ferriere. Lui ora le macerie le vuole portare via, cacciare i palestinesi e fare di Gaza una specie di Miami Beach. Dunque ci si scopre tutti europeisti, dopo che la classe politica nostrana \u00e8 da sempre serva fedele dell\u2019ingombrante alleato, faro della \u201cdemocrazia liberale\u201d, un grande Paese nato su un grande genocidio. Ma come \u00e8 noto i genocidi non sono tutti uguali, su quelli attuati in nome della \u201ccivilt\u00e0\u201d bianca e del suo colonialismo si pu\u00f2 chiudere un occhio, anzi tutti e due.<\/p>\n<p>Dunque Serra, toltosi momentaneamente il cachemire, indossato il pi\u00f9 idoneo giubbotto da manifestazione, ha chiamato alla grande adunata, preoccupato per il Vecchio Continente \u201cvaso di coccio tra due vasi di ferro, per giunta ricolmi di bombe atomiche\u201d, e sul pericolo che la \u201cway of life europea\u201d, cio\u00e8 \u201cdemocrazia, ovvero separazione dei poteri, diritti e doveri uguali per tutti, libert\u00e0 religiosa e laicit\u00e0 dello Stato, pari dignit\u00e0 e pari serenit\u00e0 per chi \u00e8 al governo e chi si oppone\u201d possa fare una brutta fine, non accorgendosi che l\u2019ha gi\u00e0 fatta da un pezzo, se mai \u00e8 esistita.<\/p>\n<p>Poi evidentemente si \u00e8 accorto che non solo iniziava a trovarsi in imbarazzante compagnia, con l\u2019ex camerata Fini, presunto ex, che intervistato da Repubblica, ha dichiarato la sua adesione, ma soprattutto ci ha pensato la Von der Leyen a metterlo in crisi con il progetto \u201cReArm Europe, 800 miliardi, ottocento, da impiegare per un grande esercito europeo. Il mitico \u201cpatto di stabilit\u00e0\u201d, pu\u00f2 essere bypassato, l\u2019Europa val ben un massiccio riarmo, chissenefrega del welfare, ormai, come disse il mitico \u201cSuperMario\u201d, \u00e8 roba del passato, scordatevelo.<\/p>\n<p>Inoltre il giorno prima che Serra provasse a correggere il tiro, il 6 marzo, quel simpaticone di Antonio Scurati, uno che quando parla ricorda il marchese Del Grillo, <em>io so&#8217; io e voi non siete<\/em>\u2026, ha proposto un testo da neurodeliri.<br \/>\nA furia di parlare di Mussolini e fascismo, evidentemente contagiato dal fascino mascellare del fu Benito, e passate notte insonni a causa di un dilemma amletico, dalla prima pagina sempre di Repubblica, si \u00e8 chiesto: \u201dDove sono i guerrieri?\u201d.<br \/>\nSi avete letto bene, Scurati \u00e8 preoccupato perch\u00e9 subito si \u00e8 posto un\u2019altra domanda cruciale: Chi combatter\u00e0 le nostre prossime guerre ?\u201d. Perch\u00e9 per pugnare \u201cc\u2019\u00e8 bisogno di giovani uomini (e di donne, se volete) capaci, pronti e disposti a usare le armi. Vale a dire di uomini risoluti a uccidere e a morire.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 nella nostra millenaria vicenda, la guerra non \u00e8 stata, infatti, soltanto un mestiere, una tragica costante, uno strumento di potere, \u00e8 stata l\u2019arte (il complesso di tecniche, metodi, invenzioni e talenti) che ha mosso la storia d\u2019Europa e, all\u2019unisono, la narrativa che ha definito l\u2019identit\u00e0 degli europei. Nei secoli questa nostra terra \u00e8 stata &#8220;uno scoglio euroasiatico popolato di guerrieri feroci, formidabili, orgogliosi e vittoriosi\u201d.<\/p>\n<p>Peccato che Scurati faccia finta di dimenticare che su quello \u201cscoglio\u201d si sono schiantati milioni di \u201cguerrieri\u201d, un\u2019orgia di sangue che per\u00f2 non turba affatto il buon Antonio, il quale forse resosi conto che si \u00e8 lasciato andare troppo nell\u2019apologia militarista e guerriera, risalito il corso della storia, lui se ne intende, ammette che con l\u2019arrivo della modernit\u00e0 si \u00e8 assistito \u201call\u2019apocalisse in due tempi delle tradizione millenaria.&#8221;<\/p>\n<p>\u201cLa rottura con essa \u00e8 stata a sua volta radicale e violenta. Gi\u00e0 con la annichilente esperienza delle trincee nella Grande guerra, per la prima volta in millenni di storia, i concetti di gloria, onore, coraggio persero ogni significato. L\u2019ecatombe della Seconda guerra mondiale, scatenata dal rigurgito bellicista dei fascismi, scav\u00f2 ancora pi\u00f9 in profondit\u00e0 e in modo definitivo questo fossato che ci divide dalla nostra storia atavica\u201d.<\/p>\n<p>Insomma quanto erano belle le guerre di un tempo quando ci si sgozzava con talento, arte e coraggio! Poi con lo sterminio di massa provocato dai nuovi strumenti di morte moderni non c\u2019\u00e8 stato pi\u00f9 gusto.<br \/>\nE il dunque il problema rimane: \u201cResta il fatto che non siamo pi\u00f9 dei guerrieri\u201d.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 perch\u00e9 ottant\u2019anni di pace e benessere ci hanno reso molli, pavidi. Certo siamo migliorati, c\u2019\u00e8 stato \u201cun balzo di civilizzazione\u201d, conquiste politiche e sociali, ma la lingua batte dove il dente duole. Alla fine del suo sproloquio, Scurati senza arrossire, si permette di fare riferimento all\u2019imminente ottantesimo anniversario della Liberazione auspicando che la ricorrenza possa essere \u201cun passaggio cruciale affinch\u00e9 l\u2019Europa ritrovi lo spirito combattivo e, con esso, il senso della lotta. Fummo allora, noi europei d\u2019Occidente, per l\u2019ultima volta guerrieri. La Resistenza antifascista ci ricorda perch\u00e9 ripudiammo la guerra ma ci insegna anche le ragioni per prepararci, se necessario, a combatterla\u201d.<\/p>\n<p>Immaginiamo che i partigiani si stiano rivoltando nella tomba. E sottolineiamo come ci voglia coraggio a evocare lo \u201cspirito guerriero\u201d di fronte al tritacarne ucraino, a quello palestinese e alle tante guerre in giro per il mondo, in primis in Africa.<\/p>\n<p>Ecco che allora arriva il Serra 2 e il 6 marzo cerca di rettificare, ammonendo che gli 800 miliardi \u201cfanno l\u2019effetto di una overdose di anabolizzanti inflitti a un corpo che teme, o sa, di essere senile, e cerca di gonfiare i muscoli per nascondere la sua fiacchezza\u201d. Certo il tema della \u201cdifesa comune\u201d (da chi ? ndr) che \u201cnessuno pu\u00f2 ignorare\u201d, meriterebbe di \u201cessere un tema tutto nuovo\u201d, per \u201cun\u2019Europa giovane\u201d, \u201crichiederebbe uno sforzo di intelligenza, coraggio e fantasia\u201d. Una difesa in nome di \u201cdiritti, multilinguismo, libert\u00e0 religiosa, l\u2019inclusione, la separazione dei poteri; e non da ultimo \u2026 lo stato sociale, che \u00e8 la sola vera difesa dei pi\u00f9 deboli e non per caso \u00e8 il bersaglio numero uno della tecno-plutocrazia salita al potere negli Stati Uniti\u201d.\u00a0 Vuota retorica che non fa i conti con la realt\u00e0 che ci mostra come quei diritti che elenca Serra siano da tempo evaporati, ma lasciamo perdere.<\/p>\n<p>Dunque tutti in piazza, perch\u00e9 siamo tutti europei, figli e figlie dell\u2019Europa. Ma tutti tutti? Ne \u00e8 sicuro Serra? Probabilmente speravano di diventarlo le migliaia di migranti che la classe politica europea, con le mani sporche del loro sangue, ha sistematicamente fatto affogare da anni nel Mediterraneo, diventato una grande fossa comune, perch\u00e9 come dice giustamente Celestini, almeno i cimiteri sulle tombe hanno quasi sempre un nome. Lo diventerebbero volentieri, sempre a proposito di migranti, i tanti che si spezzano la schiena dall\u2019alba al tramonto nelle nostre campagne, tra l\u2019omert\u00e0 e l\u2019indifferenza delle varie autorit\u00e0 e di molti nostri connazionali, ostaggio delle mafie e del profitto.<\/p>\n<p>E chiss\u00e0 se si sentono \u201ceuropei\u201d i greci che anni fa provarono ad intraprendere una strada diversa, non in linea con i diktat della Troika e dell\u2019UE, e furono massacrati, perch\u00e9 va bene la \u201cdemocrazia liberale\u201d, va bene andare a votare, ma bisogna scegliere il governo che piace all\u2019\u00e9lite economico- politica-finanziaria, mica potete fare di testa vostra!<\/p>\n<p>E i \u201cvalori\u201d cos\u00ec dove vanno a finire? L\u2019Europa con le radici illuministe che fine ha fatto? Gi\u00e0 l\u2019Illuminismo\u2026Anche su questo ci sarebbe da discutere.<br \/>\nSull\u2019argomento consigliamo un gran bel libro, uscito in italiano nel 2022, \u201cL\u2019alba di tutto\u201d, dall\u2019eloquente sottotitolo \u201cUna nuova storia dell\u2019umanit\u00e0\u201d. Lo hanno scritto il compianto antropologo anarchico David Graeber, scomparso a 49 anni nel settembre del 2020, e l\u2019archeologo David Wengrow.<\/p>\n<p>Un testo prezioso, ricco, che nel mettere in discussione la storia della civilt\u00e0 come ci \u00e8 stata raccontata e viene ancora raccontata nelle aule scolastiche e accademiche, nell\u2019analizzare le societ\u00e0 di un tempo e la loro evoluzione con dovizia di particolari e esaltandone la complessit\u00e0 e anche la ricchezza, ci fa incontrare Kondiaronk, capo e filosofo della nazione indiana dei wendat, Nord America, che prima ai gesuiti, poi in incontri definiti dagli autori \u201cproto illuministi\u201d a Montreal, infine alla corte di Luigi XIV, smont\u00f2 le credenze religiose, e soprattutto critic\u00f2 l\u2019organizzazione sociale vigente in Europa: \u201cSe abbandonate i concetti di \u201cmio\u201d e \u201ctuo\u201d, tali distinzioni tra gli uomini si dissolverebbero, allora un\u2019uguaglianza livellatrice prenderebbe il loro posto tra voi come fa ora tra i wendat\u2026\u201cHo elencato pi\u00f9 volte la qualit\u00e0 che, secondo noi wendat, dovrebbero definire l\u2019umanit\u00e0 \u2013 saggezza \u2013 ragionevolezza \u2013 uguaglianza, eccetera, e ho dimostrato che l\u2019esistenza di interessi materiali separati ne impedisce lo sviluppo\u201d. Riflessioni risalenti a circa cento anni prima del 1789.<\/p>\n<p>E a proposito della rivoluzione francese la scrittrice e militante antirazzista Houria Bouteldja, in un saggio pubblicato recentemente da Derive Approdi \u201cMaranza di tutto il mondo unitevi\u201d, dove auspica un\u2019alleanza tra i \u201cbarbari\u201d delle banlieue e i \u201cbifolchi\u201d del proletariato bianco, oggi distanti a causa della triste \u201cguerra tra poveri\u201d, in Francia come altrove, nel soffermarsi sull\u201989 ricordando l\u2019analisi di Gramsci, sottolinea come i giacobini raggiunsero l\u2019unit\u00e0 della borghesia con le classi popolari, \u201ccon la capacit\u00e0 di moderare i propri interessi materiali immediati a vantaggio di un\u2019alleanza interclassista\u201d, viatico per la nascita dello Stato nazionale, genealogia di quello che l\u2019autrice definisce \u201cStato razziale integrale\u201d.<\/p>\n<p>Allora sulla base dei ragionamenti sviluppati, pi\u00f9 che ambiguo \u201ceuropeismo\u201d, ci torna in mente un\u2019antica e gloriosa parola, che seppure infangata, screditata, diciamo pure, sputtanata, dai cari armati del comunismo stalinista novecentesco, per informazioni rivolgersi agli ungheresi e agli ex cecoslovacchi, ha un\u2019origine illustre, piena di suggestioni: internazionalismo. Prima che i frutti tossici del Novecento la contagiassero, significava solidariet\u00e0 di classe, abbattimento dei confini contro gli arrembanti nazionalismi. Riproporla oggi a rischio di sembrare vetero e ortodossi, ma chi mi conosce sa benissimo che non lo sono, pu\u00f2 avere la sua credibilit\u00e0 facendo tesoro, di quel nuovo internazionalismo che 25 anni fa espressero in tutto il mondo il movimento altermondialista e, successivamente, i dieci anni di rivolte, diverse tra loro, tra il 2010 e il 2020, in particolare le primavere arabe e \u201cOccupy\u201d ( analizzate in un bel libro di un giornalista americano, Vincent Bevins, \u201cSe noi bruciamo&#8221;).<\/p>\n<p>Ecco quindi che ci piace pensare ad una piazza ideale dove il colore blu delle bandiere di una Unione Europea impresentabile, sfumi a vantaggio di altre tonalit\u00e0: il rosso, il nero con la A cerchiata, l\u2019arcobaleno, (per quanto mi riguarda scelgo il secondo, ma non importa), scegliete voi quello che preferite. E magari le note della magnifica Nona di Beethoevn, inno della Ue, svaniscano nell\u2019etere e si elevino in cielo quelle di un altro, antico, inno, le cui parole parlano di lavoratori e di \u201cuna fede ci \u00e8 nata in cor\u201d. Per rilanciare nuovamente la necessit\u00e0\u00a0 di abbattere i confini, i tanti muri eretti dopo l\u2019abbattimento di quello di Berlino, quando Gorbaciov prov\u00f2 a proporre \u201cuna casa comune europea\u201d, ovviamente inascoltato.<\/p>\n<p>E a proposito di confini lo sguardo cade su quella vecchia magliette bianca, ormai un po\u2019 sdrucita, conservata gelosamente nel cassetto, che in tanti e tante indossammo quel caldo gioved\u00ec di un luglio genovese, in occasione della prima manifestazione nell\u2019ambito delle contestazioni al G8, quando nelle quarantotto ore successive si scaten\u00f2 la cosiddetta \u201cmacelleria messicana\u201d, o meglio italiana, e port\u00f2 all\u2019uccisione di Carlo Giuliani. Davanti \u00e8 disegnato il globo terrestre, con una figura in mezzo e la scritta \u201cLiberta di movimento\u201d, cio\u00e8 un mondo senza confini.<\/p>\n<p>Siamo tutti europeisti? Meglio internazionalisti, senza confini\u2026<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tutti uniti, tutti insieme (per l\u2019\u201dEuropa\u201d), ma scusa quello non \u00e8 il padrone? 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