{"id":2583030,"date":"2025-02-12T20:12:48","date_gmt":"2025-02-12T20:12:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=2583030"},"modified":"2025-02-12T20:15:25","modified_gmt":"2025-02-12T20:15:25","slug":"cpr-breve-storia-di-un-sistema-dolosamente-fallimentare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2025\/02\/cpr-breve-storia-di-un-sistema-dolosamente-fallimentare\/","title":{"rendered":"CPR, breve storia di un sistema dolosamente fallimentare"},"content":{"rendered":"<p align=\"LEFT\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><span lang=\"it-IT\">Il 4 febbraio scorso \u00e8 passato un anno esatto dalla tragica morte di Ousmane Sylla, giovane guineano di soli 20 anni. Si tolse la vita nel CPR di Ponte Galeria a Roma. Non \u00e8 l&#8217;unico trattenuto in queste strutture ad averlo fatto, purtroppo, e soprattutto potrebbe non essere l&#8217;ultimo. Colpa di un sistema dolosamente fallimentare che non fa altro che alimentare disagi e dolore. E mentre continua il braccio di ferro tra la magistratura e il governo Meloni, con quest&#8217;ultimo che ventila l&#8217;ipotesi di trasformare anche i due centri di prima accoglienza in Albania in dei CPR, a Roma e in altre citt\u00e0 italiane ci si stringe nel ricordo di Ousmane Sylla e si continua con la protesta. Quello dei CPR \u00e8 un mostro burocratico le cui origini affondano in una stagione politica ormai lontana rispetto alla nostra, ma i cui effetti sono tutt&#8217;oggi drammaticamente tangibili.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><span lang=\"it-IT\"><b>La nascita del sistema CPR<\/b><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><span lang=\"it-IT\">Nel 1998 con la legge Turco \u2013 Napolitano furono introdotti i C.P.T. (Centri di Permanenza Temporanea) al fine di trattenere al loro interno le persone sprovviste di permesso di soggiorno e svolgere nel mentre le procedure necessarie ad effettuarne il rimpatrio. Successivamente i C.P.T. cambiarono pi\u00f9 volte denominazione fino ad assumere quella odierna di C. P. R. (Centri di Permanenza per il Rimpatrio), ma l&#8217;aspetto su cui il legislatore \u00e8 tornato pi\u00f9 spesso nel corso degli anni \u00e8 quello legato ai tempi massimi di trattenimento delle persone. Infatti, originariamente il termine massimo era di 30 giorni (art. 12 della legge Turco \u2013 Napolitano). La legge Bossi Fini del 2002 estese il termine a un massimo a 60 giorni. Successivamente una lunga serie di ulteriori modifiche alz\u00f2 e abbass\u00f2 il termine fino ad arrivare ai 90 giorni massimi previsti dal Decreto Lamorgese del 2020, prorogabili per altri 30 laddove la persona da espellere provenga da un paese con cui l&#8217;Italia ha sottoscritto accordi per la riammissione. Il Decreto Cutro nel 2023 ha poi ulteriormente alzato la proroga a 45 giorni.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><span lang=\"it-IT\">Un altro aspetto critico della normativa riguarda invece la figura istituzionale preposta a stabilire se una persona sprovvista di un regolare permesso di soggiorno debba essere o meno trattenuta in un CPR. Tale figura risulta infatti essere il giudice di pace, il quale \u00e8 un magistrato onorario, pagato a cottimo per ogni provvedimento che effettua e al quale il legislatore non ha assegnato la facolt\u00e0 di comminare pene detentive. Oltre ad una figura istituzionale che dunque normalmente non giudica su materie cos\u00ec delicate che implicano il trattenimento e la restrizione delle libert\u00e0 personali c&#8217;\u00e8 da considerare inoltre i tempi medi delle udienze di convalida e proroga del trattenimento. Queste, infatti, non superano i cinque minuti di media, con tassi di approvazione che sfiorano il 100%, statistica che rende bene l&#8217;idea dell&#8217;arbitrariet\u00e0 del procedimento con il quale si decide della libert\u00e0 e del futuro delle persone.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><span lang=\"it-IT\"><b>Le strutture oggi<\/b><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><span lang=\"it-IT\">Il Decreto Minniti del 2017 permise il potenziamento della rete di strutture e ne aument\u00f2 il numero. Ad oggi, i CPR dislocati sul territorio italiano sono dieci e sono tutti collocati in aree extraurbane. Nella grande maggioranza dei casi si tratta di strutture che erano gi\u00e0 esistenti e che sono state riadattate per l&#8217;occasione. Il CPR di Nuoro, ad esempio, in precedenza era una struttura penitenziaria mentre quelli di Caltanissetta e Gradisca d&#8217;Isonzo erano caserme militari. Gli utilizzi precedenti di queste strutture suggerisce gi\u00e0 il forte carattere securitario e detentivo che permea i CPR i quali risultano essere assolutamente impermeabili rispetto all&#8217;esterno. Le persone trattenute vivono in una condizione di privazione delle proprie libert\u00e0 personali che \u00e8 assimilabile a quella che vivono i detenuti di un carcere, con la differenza fondamentale che se per quanto riguarda gli istituti penitenziari \u00e8 prevista una normativa in materia di controlli e garanzie minime circa il diritto alla difesa, l&#8217;accesso all&#8217;informazione, la comunicazione con l&#8217;esterno, nulla di tutto questo \u00e8 stato previsto per i CPR. Chi finisce al loro interno si ritrova completamente isolato, sprovvisto di assistenza e spesso oggetto di ulteriori soprusi e vessazioni, come le tragiche storie di Ousmane Sylla e di molti altri. Non \u00e8 un caso che spesso dentro ai CPR si verifichino rivolte, tentativi di fuga e gravi tentativi di autolesionismo, se non suicidio. \u00c8 la condizione di sospensione tipica di questo genere di strutture, l&#8217;assenza di progettualit\u00e0 e il totale affidamento del destino delle persone a macchine burocratiche il cui unico e fondamentale fine \u00e8 l&#8217;espulsione di queste, indipendentemente dal loro vissuto, strutture che schiacciano chi si trova al loro interno.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><span lang=\"it-IT\"><b>Le carenze del sistema CPR<\/b><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><span lang=\"it-IT\">Sulla carta i CPR avrebbero dovuto rispondere all&#8217;esigenza di trattenere le persone sprovviste di permesso di soggiorno il tempo necessario a svolgere le procedure amministrative per rimandarle nel paese di origine, ma di fatto le procedure per il rimpatrio sono assai difficili da completare, specie in assenza di accordi tra l&#8217;Italia e il paese di origine della persona da rimpatriare, eventualit\u00e0 non rara. Dunque, a seconda della nazionalit\u00e0 delle persone, le percentuali di completamento della procedura variano di molto, divenendo prossime allo zero nel caso di alcuni paesi (Yemen, Afghanistan, Somalia) dove, complice la situazione di grave instabilit\u00e0, effettuare il rimpatrio risulta non fattibile, sia diplomaticamente che logisticamente. Ecco che allora molte persone si ritrovano di nuovo in strada senza documenti nel momento in cui scade il periodo massimo di detenzione e lo Stato non \u00e8 riuscito a trovare una soluzione. Nel mentre la persona in questione ha vissuto per un lungo periodo di tempo in una condizione di totale isolamento e vulnerabilit\u00e0, rinchiuso in una struttura i cui servizi sono carenti o nulli, e le possibilit\u00e0 di vedersi calpestati i propri diritti sono molto elevate.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"LEFT\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><span lang=\"it-IT\">Anche l\u00e0 dove i rimpatri vengono effettivamente effettuati non mancano le forzature. Il caso pi\u00f9 eclatante \u00e8 quello della Tunisia. In percentuale, i tunisini rappresentano il paese pi\u00f9 \u201cnumeroso\u201d tra i rimpatriati. La Tunisia, infatti, nonostante la complicata situazione interna, figura nella lista dei cosiddetti \u201cPaesi Sicuri\u201d, ovvero un elenco di paesi che secondo le valutazioni del governo giustificano il rimpatrio, dato che la vita della persona in questione non sarebbe a rischio se dovesse essere l\u00ec rimandata. Ennesima forzatura che porta a definire sicuro un paese non democratico e con molteplici problemi economici e di sicurezza nonch\u00e9 carente in termini di politiche per l&#8217;asilo e i diritti umani. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><em><strong>di Stefano Seppecher<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 4 febbraio scorso \u00e8 passato un anno esatto dalla tragica morte di Ousmane Sylla, giovane guineano di soli 20 anni. Si tolse la vita nel CPR di Ponte Galeria a Roma. 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