{"id":2582755,"date":"2025-02-11T12:18:39","date_gmt":"2025-02-11T12:18:39","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=2582755"},"modified":"2025-02-12T17:27:58","modified_gmt":"2025-02-12T17:27:58","slug":"quando-in-carcere-la-solidarieta-era-pane-quotidiano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2025\/02\/quando-in-carcere-la-solidarieta-era-pane-quotidiano\/","title":{"rendered":"Quando in carcere la solidariet\u00e0 era pane quotidiano"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-weight: 400;\">\u00abA parole \u00e8 facile dirsi disponibili a rischiare la vita, ma nei fatti, quando \u00e8 l\u2019ora, le opinioni cambiano sull\u2019onda della paura che attanaglia le viscere. Infatti, quando giunse il momento di passare alla fase operativa, rimasi solo perch\u00e9 gli altri due cominciarono ad avere paura\u00bb.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">\u00c8 uno dei tanti progetti di fuga di Severino Turrini, che prima ancora di entrare in carcere, uno delle decine di carceri in cui ha trascorso gran parte dei suoi settantasette anni di vita, gi\u00e0 cercava di capire come uscirne. E non c\u2019era verso: ci provava sempre, non importa quanto fosse sorvegliato, se le condizioni di vita fossero pessime o quasi accettabili, gli altri detenuti disposti a collaborare o indifferenti. La prima, davvero eclatante, stupefacente particolarit\u00e0 di Turrini, \u00e8 stata la voglia di libert\u00e0 e la determinazione a conquistarsela, questa libert\u00e0, anche contro ogni ragionevolezza, quando le probabilit\u00e0 di scappare sembravano pari a zero.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Oggi Turrini racconta le sue vicende nel libro <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">L\u2019evasione infinita<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">, per la collana curata da Sergio Bianchi \u201cSettanta Milieu\u201d, delle edizioni Milieu. Non si tratta di un\u2019operazione nostalgica, non saranno pubblicati solo testi scritti o che riguardino quel decennio ma, essendo \u00abgli anni Settanta il nostro futuro alle spalle\u00bb, per usare un&#8217;espressione di Paolo Virno, anche testi che segnalino una sorta di continuit\u00e0 con le aspirazioni e, perch\u00e9 no, le analisi politico-sociali che all\u2019epoca guidarono coloro che volevano cambiare il sistema.\u00a0 <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Nato in una famiglia poverissima, con il padre che da \u201ccontadino-servo\u201d di un latifondista era passato, una volta padre di famiglia, a un contratto di mezzadria (che, in dipendenza dal raccolto, faceva fare la fame a intermittenza a lui, moglie e figli), Severino non gioca, non riposa, dorme poco: deve lavorare e poi andare a scuola (le uniche ore rilassanti, quelle sui banchi scolastici). Cerca di uscire da quella prima prigione scappando dalla finestra per raggiungere gli amici dopo che i suoi si sono addormentati, e poi, appena pi\u00f9 grande, per tentare altre strade, legali: taglialegna itinerante, manovale, facchino e autista in un consorzio agrario, camionista. Come camionista ha l\u2019occasione dei primi furti. Ruba un po\u2019 di merce, quindi, scoperto, si dedica al contrabbando di sigarette. Incappa nella Tributaria ed \u00e8 un punto di non ritorno, anche se l\u2019impatto con la galera non gli risulta traumatico, ma addirittura incuriosente. \u00abConobbi cos\u2019era l\u2019umanit\u00e0 e la solidariet\u00e0 di persone che\u00a0 vivevano in spazi ridotti, con cibo molto scarso e pessimo \u2026 La miseria c\u2019era anche l\u00ec, per\u00f2, insieme, c\u2019era una sorta di grande ricchezza umana. Paradossalmente, un ambiente che basava la propria vita sull\u2019illegalit\u00e0 era molto pi\u00f9 ricco di rapporti umani solidali che quello da cui provenivo\u00bb.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Una volta fuori, Turrini si aggrega a ladri conosciuti in carcere e da contrabbandiere diventa ladro, da ladro rapinatore a mano armata. Sa di andare incontro a una sofferenza \u201cestrema e distruttiva\u201d, lo riconosce, non gli importa: il gusto per una vita avventurosa, l\u2019esperienza di una vita diversa e nuova lo spingono inesorabilmente a continuare, ed \u00e8 un crescendo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">I racconti delle fughe sono sbalorditivi. Piani elaborati nei minimi dettagli, esecuzioni pi\u00f9 che perfette perch\u00e9 tengono conto degli imprevisti e quindi implicano capacit\u00e0 di improvvisazione e sangue freddo. Al di l\u00e0 di qualunque giudizio di merito, sembra di vedere un film. Ma non \u00e8 soltanto questo l\u2019aspetto interessante del libro. Si resta sbalorditi anche, e in modo traumatico se delle carceri si sa poco, della costante e inesorabile violenza che vi regna. Le scariche di botte, le minacce, le intimidazioni, le punizioni che sono vere e proprie torture. Immagini disgustose: una squadra di picchiatori per costringere il prigioniero a mangiare mentre \u00e8 in sciopero della fame, col risultato che gli fanno saltare e ingoiare due denti; un maresciallo che accoglie il nuovo arrivato dicendogli \u00abStavolta ti faccio morire qui\u00bb; sigarette spente sul collo; il manicomio criminale con caviglie e mani serrate da cinghie di cuoio che non vengono tolte nemmeno al momento della doccia: dieci giorni interi in balia\u00a0 di un prigioniero che ha dato fuoco a tutta la sua famiglia e si accanisce con sadismo su chi gli \u00e8 affidato.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Un giorno, il primo contatto con prigionieri appartenenti ai Nuclei armati proletari e alle Brigate rosse, che \u00abavevano intenzioni troppo grandi e discutevano di un\u2019evasione di massa\u00bb, ma con cui Turrino inizia a parlare, discutere. Presto il racconto dei movimenti eversivi si sovrappone a quello della ribellione individuale, l\u2019Io diventa Noi: \u00e8 il \u201977, e a un colpo di Stato comincia a credere anche Turrini. \u00abIl clima rivoluzionario che si respirava nel paese coinvolgeva chiunque, quindi influenzava e modificava anche la mentalit\u00e0 dei prigionieri \u2026 Si oper\u00f2 una scrematura dei soggetti pi\u00f9 pericolosi che dal circuito normale vennero deportati in quello degli speciali. Tale operazione aveva come fine un duplice scopo: pacificare le carceri, ristabilire la loro funzione e contemporaneamente usare il circuito speciale come deterrente nei confronti della massa dei prigionieri\u00bb. A Novara, la direzione del carcere viene soppiantata da un apparato militare che agisce in sintonia con i carabinieri, e sono massacri. Percossi pesantemente anche prigionieri anziani, vengono manganellati mentre sono costretti a camminare sulle ginocchia; molti ingoiano intere posate pur di passare qualche giorno in ospedale.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Per isolare e rendere inoffensivi i detenuti politici, lo Stato adotter\u00e0 diverse strategie. Molto di ci\u00f2 che racconta Turrini non \u00e8 mai trapelato, ed \u00e8 utile anche ai fini di ricostruire la storia di quegli anni, che non \u00e8 soltanto fatta di operazioni \u201cvisibili\u201d di militanti armati, ma delle ripercussioni di queste operazioni all\u2019interno delle carceri, tanto che tra le richieste di chi era \u201cfuori\u201d c\u2019era puntualmente quella di chiudere l\u2019Asinara e di modificare radicalmente il regime carcerario.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Turrini verr\u00e0, insieme ad Abatangelo e Ognibene, indicato da un collaboratore di polizia come autore di due omicidi, di cui tuttora si pu\u00f2 leggere in qualunque cronaca dell\u2019epoca o anche pi\u00f9 recente, ma lui ha sempre negato ogni coinvolgimento. \u00abA prescindere dalle conseguenze penali che non ho mai calcolato, non mi sono mai voluto assumere la responsabilit\u00e0 di quell\u2019omicidio perch\u00e9 l\u2019ho sempre considerato una vergogna morale\u00bb.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Piano piano, la situazione cambia. I dirigenti di Prima linea dichiarano pubblicamente lo scioglimento dell\u2019organizzazione e a un loro maxiprocesso si dissociamo dalla lotta armata come metodo di lotta politica, la legge sui pentiti porta molti dissociarsi e, tra il 1981, anno in cui viene liberato Dozier \u2013 e che segna, secondo Turrino, la sconfitta militare della lotta armata \u2013, e il 1981, sono rotture, disperazioni, tradimenti, disimpegno, ritorno al privato\u2026 fino al 1985, quando si definiscono nettamente le posizioni.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Ancora tante sono le vicende di Turrini, che non si \u00e8 mai pentito e anzi, rilancia: \u00abHo passato e sub\u00ecto di tutto per indicare una strada utile a costruire qualcosa a misura d\u2019uomo, ma la moltitudine ha preferito accettare un consorzio sociale dove esiste chi ha troppo e chi ha niente, una collettivit\u00e0 dove c\u2019\u00e8 chi sbrana e chi viene sbranato\u00bb.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Quasi ovvie due considerazioni. La prima, \u00e8 che il carcere non ha mai \u201crieducato\u201d nessuno, al contrario, incrudelisce anche chi crudele non \u00e8. La seconda, \u00e8 stata perfettamente espressa da Albert Camus: \u00abQuesta societ\u00e0 scrive le parole libert\u00e0 e uguaglianza sulle prigioni come sui muri della finanza. Tuttavia, non si prostituiscono impunemente le parole\u00bb.\u00a0<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abA parole \u00e8 facile dirsi disponibili a rischiare la vita, ma nei fatti, quando \u00e8 l\u2019ora, le opinioni cambiano sull\u2019onda della paura che attanaglia le viscere. 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Ha ideato e condotto programmi per Radiorai e La7, diretto i mensili Blu e Blue Derive, e i settimanali Cuore e Il tuo segno. 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