{"id":2580333,"date":"2025-01-31T15:55:04","date_gmt":"2025-01-31T15:55:04","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=2580333"},"modified":"2025-02-03T13:29:45","modified_gmt":"2025-02-03T13:29:45","slug":"verso-il-giorno-della-memoria-ricordare-al-tempo-di-gaza-seconda-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2025\/01\/verso-il-giorno-della-memoria-ricordare-al-tempo-di-gaza-seconda-parte\/","title":{"rendered":"Verso il Giorno della Memoria \u2013 Ricordare al tempo di Gaza. Seconda parte"},"content":{"rendered":"<p><em>A molti, individui o popoli, pu\u00f2 accadere di ritenere, pi\u00f9 o meno consapevolmente, che \u201cogni straniero \u00e8 nemico\u201d. Per lo pi\u00f9 questa convinzione giace in fondo agli animi come un\u2019infezione latente&#8230; Ma\u2026 quando il dogma inespresso diventa premessa maggiore di un sillogismo, allora, al termine della catena, sta il Lager.<\/em><\/p>\n<p>Primo Levi, <em>Se questo \u00e8 un uomo<\/em>, Prefazione<\/p>\n<p>Prima di proseguire a illustrare i vari interventi, devo porre rimedio a una mia dimenticanza. Infatti nella <a href=\"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2025\/01\/verso-il-giorno-della-memoria-ricordare-al-tempo-di-gaza-prima-parte\/\">prima parte del resoconto<\/a> ho omesso di citare il quotidiano online \u201cAnbamed\u201d che, oltre a Radio Popolare e \u201cPressenza\u201d, ha dato ampio spazio all\u2019annuncio <strong>dell\u2019incontro <\/strong><strong>a\u00a0 cura di Maiindifferenti \u2013 Voci ebraiche per la pace, tenutosi domenica 19 gennaio nel salone gremitissimo della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli a Milano<\/strong><strong>, <\/strong>e me ne scuso.<\/p>\n<p>Dopo l\u2019esposizione di Stefano Levi Della Torre \u00e8 stato proposto un intermezzo, la lettura da parte di <strong>Elio de Capitani <\/strong>di Genesi 18, 17-33 \u2013 l\u2019incontro di Abramo con Dio prima della distruzione di Sodoma e Gomorra \u2013di Esodo 23,9 \u2013 dove si raccomanda il comportamento da tenere verso lo straniero, l\u2019\u201caltro\u201d \u2013 e di vari brani dei <em>Pirk\u00e9 Avot<\/em> (<em>Massime dei Padri<\/em>)<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a> per qualche assaggio di cultura ebraica, onde evitare che l\u2019ebraismo resti schiacciato sui crimini di guerra d\u2019Israele.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-2580334 size-full\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/lettura-attore-19.1.2025-rit.jpg\" alt=\"\" width=\"801\" height=\"762\" srcset=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/lettura-attore-19.1.2025-rit.jpg 801w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/lettura-attore-19.1.2025-rit-300x285.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 801px) 100vw, 801px\" \/><\/p>\n<p>Alla fine l\u2019attore ha introdotto <strong>Valentina Pisanty<\/strong> leggendo un estratto dall\u2019ultimo libro della studiosa \u2013 <em>Antisemita, <\/em><em>una parola in ostaggio<\/em> \u2013 titolo anche del suo contributo.<\/p>\n<p>Semiologa, docente all&#8217;Universit\u00e0 di Bergamo, autrice di svariati libri intorno alla memoria e alla Sho\u00e0, inizia il suo discorso affermando che fino a pochi decenni fa la parola \u201cantisemita\u201d aveva seguito l\u2019evoluzione propria dei termini significativi della lingua, sottoposti al vaglio di esperti che ne rinegoziavano la definizione aggiornando il vocabolario. Il processo ha subito una brusca interruzione e svolta quando il governo israeliano ha deciso di arrogarsi la \u201cnomina d\u2019Israele a guardiano della memoria della Sho\u00e0\u201d rivendicandone il possesso di copyright e lessico<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>. Nei primi anni 2000 inoltre, il governo israeliano ha decretato che antisemitismo e antisionismo coincidono, determinando cos\u00ec la quasi impossibilit\u00e0 di criticare le sue scelte politiche e assicurandosi l\u2019immunit\u00e0. Infine nel 2016, la liceit\u00e0 di questa operazione \u00e8 stata sancita dalla definizione di antisemitismo elaborata dall\u2019IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance), approvata da Europa e Stati Uniti. E cos\u00ec le istituzioni ebraiche, in Israele e Occidente, tanto pi\u00f9 oggi avocano a s\u00e9 il diritto di decidere che cosa si pu\u00f2 dire e che cosa no. Mentre individuano i nemici negli studenti, i manifestanti a sostegno di Gaza e dei diritti dei palestinesi, amici di Israele e delle Comunit\u00e0 ebraiche sono diventati coloro che conservano nel proprio background l\u2019armamentario tipico dell\u2019antisemitismo vero, quello dei savi di Sion, ormai libero di scorrazzare fuori e dentro la rete perch\u00e9 se ne \u00e8 persa la nozione autentica.<\/p>\n<p>\u00c8 poi la volta di <strong>Widad Tamimi<\/strong>. Giornalista e scrittrice, \u00e8 cresciuta a Milano, ha studiato Diritto Internazionale a Londra e lavorato nei campi profughi. Il suo intervento s\u2019intitola \u201cUniversalizzare la memoria\u201d. La sua \u00e8 una famiglia di profughi ebrei per parte materna, palestinesi per quella paterna; il padre, Khader Tamimi, \u00e8 il presidente della Comunit\u00e0 palestinese di Lombardia e il marito \u00e8 sloveno di Lubiana, dove lei oggi risiede.<\/p>\n<p>Ci racconta tre storie: quella di Amalia Weiss, sorella del bisnonno; di Ivan e Irene Visentin, zii del marito, e quella del cugino palestinese Murad.<\/p>\n<p>Amalia e il marito morirono entrambi ad Auschwitz perch\u00e9, cittadini di Trieste, non vollero lasciare la loro citt\u00e0.<\/p>\n<p>Nel \u201942 gli zii del marito furono rinchiusi nel campo di concentramento del Comune di Gonars e vi morirono di stenti. Erano diversi i campi allestiti dai fascisti, fra i quali quello di Gonars, attivo dal 1941 e quello\u00a0sull\u2019isoletta di Rab,\u00a0in provincia di Udine,\u00a0dove venivano\u00a0rinchiuse le popolazioni slovene e croate.<\/p>\n<p>Il cugino Murad a vent\u2019anni, durante la prima Intifada a Hebron, aveva lanciato una pietra contro un carro armato. Venne preso e imprigionato in una cella di un metro per un metro dove rest\u00f2 tre mesi e da dove usciva solo per essere picchiato.<\/p>\n<p>Erede e titolare di questa memoria tripartita, Widad ne ribadisce l\u2019importanza soprattutto per chi \u00e8 profugo, perch\u00e9 senza memoria non avrebbe identit\u00e0. Si \u00e8 dedicata molto all\u2019archivio di famiglia, sia di quella ebraica sia di quella palestinese. Riguardo al primo, \u00e8 andata in vari Paesi per ricostruire le storie che lo compongono e lo ha donato all\u2019Holocaust Museum. Riguardo al secondo, ricostruirne le tappe \u00e8 stato pi\u00f9 difficile perch\u00e9 bisognava lavorare sulla memoria orale. Widad ha voluto ricostituire tali archivi per trasmetterli ai suoi figli e alle generazioni future, cos\u00ec che la storia di queste famiglie non venga cancellata e dispersa.<\/p>\n<p>Conclude affermando che per lei la memoria \u00e8 diventata un metodo, una bussola, una guida nella traiettoria della vita; infatti permette di unire i puntini fra passato e presente mostrando la via verso il futuro. Pu\u00f2 farlo per\u00f2 solo se non la si circoscrive entro confini spaziotemporali, o si ascrive a monopolio dell\u2019una o l\u2019altra popolazione. Si augura perci\u00f2 che venga istituito un giorno in cui si ricordino tutti i massacri cos\u00ec che, in ultima istanza, si arrivi a una memoria condivisa affiancata da un diritto universale e ci si possa riconoscere solo e semplicemente come esseri umani.<\/p>\n<p>Il microfono passa poi a <strong>Gad Lerner<\/strong>, noto giornalista e conduttore televisivo e autore di vari libri. Il suo intervento \u00e8 intitolato: \u201c<em>Se questo \u00e8 un uomo<\/em> <em>ottant\u2019anni dopo<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Si ricollega subito alle parole di Widad per sottolineare l\u2019esistenza di un filo della memoria che tiene insieme tanti intrecci, sfidando la logica delle appartenenze che la guerra vorrebbe imporre. Sono tempi di paradossi: Lerner prevede \u2013 cos\u00ec come \u00e8 stato \u2013 che il 27 gennaio, nell\u2019ottantesima ricorrenza della liberazione del campo di Auschwitz, il primo ministro israeliano non possa partecipare alla cerimonia perch\u00e9 contro di lui pende un mandato di cattura internazionale per crimini di guerra e contro l\u2019umanit\u00e0. Basterebbe solo questa circostanza paradossale, sostiene, a giustificare il titolo dell\u2019incontro che ha indotto qualcuno \u201ca sollevare il sopracciglio\u201d.<\/p>\n<p>Come promette l\u2019oggetto del suo intervento, ricorre ai testi di Primo Levi (<em>Se questo \u00e8 un uomo<\/em> e <em>I sommersi e i salvati<\/em>) per proporre al pubblico una corretta interpretazione del Giorno della Memoria.<\/p>\n<p>Sembrerebbe che gli ebrei abbiano esaurito il credito loro concesso in quanto vittime della Sho\u00e0 e molti cominciano a chiedersi se il mondo non sarebbe migliore senza Israele. Sono questi gli argomenti che Lerner affronta nei suoi incontri con un pubblico che vorrebbe misurare il grado d\u2019indignazione verso i crimini a Gaza in base all\u2019adozione o meno della parola \u201cgenocidio\u201d, termine che Levi non usa quasi mai. Anche se considera la Sho\u00e0 un unicum s\u2019interroga invece, sin dalla prima stesura di <em>Se questo \u00e8 un uomo<\/em> uscita nel 1947, sulla sua ripetibilit\u00e0 e comparabilit\u00e0 e nella conclusione dei <em>Sommersi e i salvati<\/em> lo scrive a chiare lettere: \u201c<em>\u00c8 avvenuto, quindi pu\u00f2 accadere di nuovo\u2026 pu\u00f2 accadere e dappertutto\u201d. \u201cI nostri aguzzini erano fatti della nostra stessa stoffa. Erano esseri umani medi&#8230; Salvo eccezioni non erano mostri\u2026 ma erano stati educati male<\/em>\u201d. Non \u00e8 intenzione di Lerner considerare Primo Levi un oracolo o i suoi testi paragonabili a quelli letti da Elio De Capitani. Nello stesso tempo, vuole spazzare il campo dalla santificazione ipocrita del suo pensiero, che ha spinto i leader dell\u2019ebraismo italiano a lanciare una vera e propria diffida contro i Giovani Palestinesi perch\u00e9 ne hanno adottato una frase tratta dall\u2019Appendice a <em>Se questo \u00e8 un uomo <\/em>ripubblicato nel 1976: \u201c<em>Se comprendere \u00e8 impossibile, conoscere \u00e8 necessario, perch\u00e9\u2026 le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre<\/em>\u201d. Pur se i giovani avessero avuto le pi\u00f9 perfide delle intenzioni, sostiene il giornalista, non si pu\u00f2 certo impedirgli di usare parole che hanno imparato a scuola, n\u00e9 dir loro di cercarsi le citazioni altrove, lasciando Primo Levi alla memoria ebraica. Nei libri di Levi si trova una miriade di frasi e osservazioni memorabili, come quando racconta che nel gergo del campo venivano chiamati \u201cmussulmani\u201d (con due s) i sommersi, gli ammutoliti, i destinati alla morte. Lerner si chiede se Levi citi questo gergo solo per caso e se solo per caso fosse reticente a usare la parola \u201cgenocidio\u201d. Infine, cita due frasi di Primo Levi intorno allo Stato d\u2019\u2019Israele. Nell\u2019una ne parla come se la sua costituzione offrisse il \u201cpretesto per un odio rinnovato\u201d; nella seconda, incoraggia la diaspora a esercitare su Israele un\u2019affettuosa e costante pressione critica. \u00c8 un sollecito valido pi\u00f9 che mai ora, in cui sentiamo di doverlo difendere per salvarlo dalla catastrofe morale in cui i suoi leader lo stanno facendo precipitare.<\/p>\n<p>Gli ultimi due interventi sono di <strong>Anna Momigliano<\/strong>, giornalista vissuta per molti anni in Israele e <strong>Meron Rapoport<\/strong> in collegamento da Israele.<\/p>\n<p>Anna Momigliano ha scritto per il &#8220;Washington Post&#8221; e &#8220;Haaretz&#8221;; collabora con il &#8220;New York Times&#8221; e il &#8220;Foreign Policy&#8221;.<\/p>\n<p>Il suo intervento, \u201cLa mutazione d\u2019Israele\u201d, imbocca per\u00f2 una strada diversa. Infatti lo introduce parlando delle sue iniziali perplessit\u00e0 sul titolo dell\u2019incontro, che rimanda a un legame immediato fra Sho\u00e0 e i drammatici fatti di Gaza. Ma poi si \u00e8 ricordata che un nesso storico anche pi\u00f9 profondo della storia stessa collega la Sho\u00e0 agli eventi che coinvolgono, dal \u201948 a oggi, israeliani e palestinesi. Per sviluppare e concludere il suo ragionamento anche lei ricorre alle parole di un famoso intellettuale, quelle del palestinese Edward Said, che nel 1997 aveva pubblicato, sul quotidiano \u201cAl-Ahram\u201d, un articolo intitolato <em>Basi per la coesistenza,<\/em> in cui ragionava su Olocausto e Nakba:<\/p>\n<p><em>Non riesco a concepire in alcun modo di a) non immaginare gli ebrei d\u2019Israele come l\u2019esito decisivo e davvero definitivo dell\u2019Olocausto e b) non esigere da loro il riconoscimento di ci\u00f2 che hanno fatto ai palestinesi durante e dopo il 1948&#8230; Chi in coscienza si sentirebbe di equiparare uno sterminio di massa con un\u2019espropriazione di massa? Sarebbe folle anche solo tentarlo, eppure essi sono connessi, cosa che \u00e8 molto diversa da essere equiparati.<\/em><\/p>\n<p>Chiude la serie di interventi Meron Rapoport \u2013 nato a Tel Aviv \u2013, editorialista di +972 Magazine, organo d\u2019informazione indipendente israelo-palestinese, e codirettore di \u201cLast Call\u201d, sito di notizie in lingua ebraica che difende la democrazia, la giustizia sociale, la libert\u00e0 di stampa e la resistenza all\u2019occupazione. Inoltre, \u00e8 tra i fondatori e leader del movimento israelopalestinese \u201cA Land for All \u2013 Two States One Homeland\u201d che promuove la creazione di due Stati indipendenti e un\u2019unica patria con confini aperti, libert\u00e0 di movimento e istituzioni comuni.<\/p>\n<p>Per una strana coincidenza, ha tradotto di nuovo in ebraico \u2013 dopo la prima edizione di trent\u2019anni fa \u2013 <em>Se questo \u00e8 un uomo<\/em> finendo il lavoro proprio il 6 ottobre 2023; il libro \u00e8 uscito nel marzo 2024. Cita il passaggio di <em>Se questo \u00e8 un uomo<\/em> riportato nell\u2019esergo in alto sotto il titolo dell\u2019incontro: la sua pubblicazione in quel contesto assume un significato quasi profetico. Si avverte la sofferenza del giornalista nel ricordare, nei giorni che considera i pi\u00f9 bui della sua vita, la barbarie di Hamas, le uccisioni, le case date alle fiamme, ma poi anche l\u2019obliterazione, da parte degli ebrei d\u2019Israele, di quanto era successo prima del 7 ottobre. Ha visto l\u2019insensibilit\u00e0, da parte del suo popolo, verso la sofferenza dei palestinesi di Gaza, con le migliaia di morti e la distruzione delle citt\u00e0. Ha visto il suo popolo perdere la propria umanit\u00e0 e appoggiare quasi con soddisfazione una politica di punizione etnica. E Israele che si considera erede e rappresentante del popolo ebraico vittima di genocidio ottant\u2019anni fa, \u00e8 ora accusato dal Tribunale dell\u2019Aja<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a> di atti genocidari. Ne ha provato vergogna, si sente responsabile di quanto accaduto per il semplice fatto di vivere nel Paese; ha provato anche paura per la sua sopravvivenza perch\u00e9 pensa che uno Stato non possa reggersi su dei crimini di guerra. Ricorda tuttavia che quando ancora si trovava immerso nel buio, aveva scritto un articolo che parafrasava una canzone di Leonard Cohen, quando \u00e8 buio cercate le crepe, da l\u00ec uscir\u00e0 la luce<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>.<\/p>\n<p>In ogni caso, il gruppo di cui fa parte non ha mai smesso d\u2019incontrarsi per perseguire i suoi obiettivi. Ed \u00e8 convinto che gli israeliani e i palestinesi troveranno il modo di convivere con uguali diritti nella loro patria comune.<\/p>\n<p>Sono seguiti alcuni interventi dal pubblico che invito i lettori ad ascoltare su YouTube.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=Bz35-X2LSGo\">https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=Bz35-X2LSGo<\/a><br \/>\n<strong>Sito<\/strong>: <a href=\"https:\/\/www.maiindifferenti.it\/\">https:\/\/www.maiindifferenti.it\/<\/a><\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> <em>Trattato della Mishn\u00e0 (la parte pi\u00f9 antica e nucleo centrale del Talmud, la Legge orale, trascritta nel II secolo e.v.) nel quale sono raccolti preziosi insegnamenti di carattere etico e morale.<\/em><\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\"><em><strong>[2]<\/strong><\/em><\/a><em> Espropriandone cos\u00ec d\u2019imperio la popolazione ebraica che ne aveva subito, e ne subisce ancora, le conseguenze [nda].<\/em><\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> <em>In realt\u00e0 non Israele come Stato, bisogna precisarlo, ma alcuni suoi rappresentanti e militari<\/em><\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\"><em><strong>[4]<\/strong><\/em><\/a><em> Leonard Cohen, C&#8217;\u00e8 una crepa in ogni cosa ed \u00e8 da l\u00ec che entra la luce.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A molti, individui o popoli, pu\u00f2 accadere di ritenere, pi\u00f9 o meno consapevolmente, che \u201cogni straniero \u00e8 nemico\u201d. 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