{"id":2579314,"date":"2025-01-27T13:20:43","date_gmt":"2025-01-27T13:20:43","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=2579314"},"modified":"2025-01-28T16:29:00","modified_gmt":"2025-01-28T16:29:00","slug":"ig-farben-lombra-di-auschwitz-e-la-macchina-operativa-della-shoah","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2025\/01\/ig-farben-lombra-di-auschwitz-e-la-macchina-operativa-della-shoah\/","title":{"rendered":"IG Farben, l\u2019ombra di Auschwitz e la macchina operativa della Shoah"},"content":{"rendered":"<p><strong>Introduzione\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 <\/strong>Se la prima vittima della guerra \u00e8 l\u2019innocenza, come afferma Oliver Stone nel suo Platoon, la seconda \u00e8 certamente la verit\u00e0. Una verit\u00e0 che \u00e8 sempre dura da cercare e ha difficolt\u00e0 ad affermarsi per quello che \u00e8. Una verit\u00e0 che ha molti nemici. Nella Giornata della Memoria della Shoah si \u00e8 soliti ricordare quello che \u00e8 il vissuto umano dei sopravvissuti alla Shoah; le condizioni nei campi di prigionia, di rastrellamento e di concentramento; e la disumana tragedia.<\/p>\n<p>Poche volte, per\u00f2, si mette l\u2019accento su quello che la Shoah \u00e8 effettivamente stato: ovvero il primo genocidio scientificamente e tecnicamente pianificato nella storia, gestito come una industria molto redditizia basata sulla morte, in cui la tecnica e la scienza si sono mostrate essere strumenti non-neutrali asserviti, invece, alla matrice ideologica che le usa e le concepisce. Troppo spesso infatti ci si ricorda delle \u201ccamere a gas\u201d, ma troppo poco si fa memoria del fatto che lo Zyklon B, il gas venefico usato per sterminare gli ebrei, era stato creato appositamente da scienziati nazisti per poterli sterminare; troppo spesso si ricordano i campi di sterminio, ma troppo poco si ricordano gli architetti al libro paga di grande industrie che li hanno progettati e soprattutto i \u201cdipendenti\u201d e i \u201cdirigenti\u201d di questi campi di sterminio che non avevano alcuna risonanza emotiva delle loro azioni poich\u00e9 erano meri esecutori di un apparato amministrativo-burocratico che eseguivano ordini.<\/p>\n<p>Esplorare il legame profondo tra la Germania nazista e l\u2019industria chimica consente di riflettere ancora oggi sul rapporto tra scienza, etica e politica, nonch\u00e9 sull\u2019inferno che l\u2019uomo \u00e8 capace di creare per i suoi stessi simili attraverso sistemi di potere e di comando di cui perde completamente il controllo etico. Questo \u00e8 in qualche modo il messaggio fondamentale che Hannah Arendt espliciter\u00e0 in <em>\u201cLa banalit\u00e0 del male\u201d<\/em>, che Zigmunt Bauman spiegher\u00e0 in <em><a href=\"https:\/\/www.pensierofilosofico.it\/ebooks_file\/zygmuntbaumanmodernitaeolocausto.pdf\">\u201cModernit\u00e0 e Olocausto\u201d<\/a><\/em> e che in seguito il filosofo italiano Giorgio Agamben approfondir\u00e0 in <em>\u201cHomo Sacer\u201d<\/em> e in <em>\u201cQuel che resta di Auschwitz. L&#8217;archivio e il testimone.\u201d<\/em> A tal proposito \u00e8 interessante la storia di quella che fu la macchina tecno-scientifica che produsse la Shoah, insieme all\u2019Omocausto (sterminio degli omosessuali) e al Samudaripen (il genocidio delle popolazioni Rom, Sinti, Manush, Boyash, Caminanti) sempre per mano nazista: ovvero la Interessen-Gemeinschaft Farbenindustrie AG, conosciuta come IG Farben.<\/p>\n<p><strong>Gli albori dell\u2019industria chimica e la nascita dell\u2019IG Farben<\/strong><br \/>\nSin dalla fine dell\u2019Ottocento i chimici combinarono la capacit\u00e0 di sintetizzare molecole con l\u2019uso di materiali di scarto, preferendo fra questi quelli che rappresentano un rischio per l\u2019ambiente. William Perkin, chimico britannico, era intenzionato a produrre il chinino \u2013 farmaco fondamentale per il trattamento della malaria \u2013 a partire dall\u2019anilina, una molecola che veniva estratta dai residui di lavorazione del catrame di carbone. Lavorando nel suo laboratorio privato, Perkin nel 1856 sintetizz\u00f2 per caso una sostanza viola intensamente colorata che chiam\u00f2 mauveina. La mauveina \u00e8 il primo colorante artificiale e segna la nascita della chimica organica e l\u2019ingresso della chimica nel mondo della moda. Fu la Germania a conquistare il primato della sintesi organica grazie alle enormi quantit\u00e0 disponibili di catrame da carbone (soprattutto nella valle della Ruhr, nell\u2019ovest del Paese, dove creava anche un grave problema ecologico).<\/p>\n<p>L\u2019industria chimica tedesca fu piuttosto vivace in termini imprenditoriali e, a partire dagli inizi del Novecento, inizi\u00f2 a raggrupparsi in consorzi, fino alla costituzione, nel 1926, di un\u2019unica grande industria chimica nazionale, nota come IG Farben in cui confluirono BASF, Bayer, Hoechst, Agfa, Chemische Fabrik Griesheim-Elektron e Chemische Fabrik vorm. L\u2019industria nazionale tedesca aveva sub\u00ecto gravi perdite dopo la Prima guerra mondiale, ma la IG Farben riusc\u00ec a mantenere il proprio fatturato affacciandosi al cancellierato di Adolf Hitler in condizioni pi\u00f9 che floride. Con le nuove elezioni del 1933, la presa del potere da parte di Hitler e nonostante le leggi razziali pesassero sulla capacit\u00e0 produttiva della IG Farben, la vicinanza con il regime crebbe fino a rendere l\u2019enorme industria chimica la pi\u00f9 grande finanziatrice del partito nazista. Ci\u00f2 diede grandi vantaggi a entrambe le parti. L\u2019esercito tedesco godeva delle forniture della fiorente IG Farben e quest\u2019ultima acquisiva \u2013 con metodi spicciativi quanto quelli di Hitler \u2013 nuove aziende. All\u2019indomani dell\u2019annessione dell\u2019Austria nel 1938 la IG Farben si appropri\u00f2 della Skoda Werke Wetzler, la principale industria chimica austriaca. La medesima cosa accadde all\u2019industria chimica Aussinger Verein in Cecoslovacchia e poi in Polonia nel 1939 dove il colosso \u2013 ormai completamente organico al nazismo \u2013 si impossess\u00f2 di tre industrie: Boruta, Wola e Winnica.<\/p>\n<p><strong>L\u2019espansione ad est del colosso chimico e la nascita di Auschwitz<\/strong><br \/>\nNel frattempo, nel cuore della Seconda Guerra Mondiale le mire pangermaniste ed espansioniste di Hitler avevano aperto contemporaneamente tre fronti di guerra: Polonia, Francia e Gran Bretagna, estremamente costosi in termini di materie prime e di carburanti. Era necessario un corposo piano di approvvigionamento per munizioni, combustibili e gomma che necessitava della costruzione di nuovi grandi impianti chimici in tempi stretti. La IG Farben intravedeva nell\u2019espansione a est, verso le Repubbliche socialiste dell\u2019URSS, un nuovo enorme mercato per il polietilene e i carburanti. La scelta dei siti di produzione fu affidata a Otto Ambros, esperto nella produzione del polibutadiene, una gomma sintetica ottenuta dalla polimerizzazione del butadiene (abbreviato in Bu) attraverso un catalizzatore al sodio (simbolo chimico Na) (1), fondamentale nella produzione di pneumatici per il trasporto di rifornimenti e truppe.<\/p>\n<p>La scelta del sito industriale si ristrinse alla regione della Slesia in Polonia in cui, in prossimit\u00e0 del futuro sito industriale, esisteva gi\u00e0 un piccolo campo di prigionia che le SS avevano deciso di ampliare e che avrebbe fornito forza lavoro gratuita all\u2019impianto BuNa (o Buna). Per l\u2019IG Farben significava un risparmio immediato di almeno 5 milioni di marchi per la costruzione degli acquartieramenti dei lavoratori, oltre che per gli stipendi. Inoltre, le miniere di carbone nelle vicinanze assicuravano rifornimento di materie prime, acqua in abbondanza per gli usi industriali grazie alla presenza di fiumi, mentre una rete di autostrade e di linee ferroviarie vicine assicuravano facilit\u00e0 di trasporto di merci e uomini. Era deciso, il nuovo stabilimento sarebbe stato costruito ad Auschwitz, in un distretto popolato da circa 25.000 abitanti di cui, come riportano le relazioni dei sopralluoghi, \u00absolo 2.000 di razza germanica e 7.000 ebrei\u00bb.<\/p>\n<p>Il connubio con il nazismo divent\u00f2 indissolubile e il colosso chimico si compromise irrimediabilmente chiedendo a Hermann Wilhelm G\u00f6ring di fornire fra gli 8.000 e i 12.000 lavoratori a basso costo per la costruzione del sito. Heinrich Himmler ordin\u00f2 alle SS del campo Auschwitz I (il sito originale delle SS) \u00abdi mettersi in contatto con i responsabili della costruzione dell\u2019impianto per aiutare il progetto per mezzo dei prigionieri del campo di concentramento in ogni modo possibile\u00bb. L\u2019accordo prevedeva il pagamento di tre marchi al giorno per ciascun lavoratore; quattro per quelli con esperienza e un marco e mezzo per i bambini. Soldi da pagare alle SS, non ai prigionieri. Agli ebrei reclusi nel campo veniva detto che avrebbero lavorato per una fabbrica di gomma chiamata Buna, promettendogli \u2013 ovviamente a parole \u2013 che una volta finita la guerra sarebbero stati liberi. Dopo Dachau, nel 1940 anche ad Auschwitz fu apposta beffardamente la scritta <em>\u201cArbeit macht frei\u201d<\/em> sul cancello d\u2019entrata: un motto ancora oggi impattante a livello simbolico.<\/p>\n<p>Nonostante gli sforzi delle SS per fornire materiale umano per la costruzione del sito, i progressi risultavano lenti poich\u00e9 i metodi brutali utilizzati con i prigionieri risultavano controproduttivi. Questo rappresent\u00f2 il punto di svolta: con quasi un miliardo di marchi investiti nel progetto, la IG Farben aveva bisogno di tempi certi e comp\u00ec un ulteriore passo verso l\u2019abisso, decidendo di costruire il proprio campo di prigionia proprio accanto alla fabbrica. Nell\u2019estate del 1942 viene quindi completato il sito di Auschwitz III a Monowice gestito dalla IG Farben, in perfetta sintonia con i metodi delle SS. Nel 1944, l\u2019IG Farben sfruttava 83.000 deportati. Nel frattempo aveva iniziato a funzionare a pieno regime il campo Auschwitz II-Birkenau, dove erano state costruite le camere a gas e i forni crematori per la cosiddetta \u201csoluzione finale al problema ebraico\u201d.<\/p>\n<p>La presenza del sito di Birkenau rappresentava un problema pratico per il rifornimento della forza-lavoro: i manager del sito Buna lamentavano che in alcune occasioni oltre l\u201980% dei circa 5000 deportati ebrei che arrivavano alla stazione di Auschwitz III venivano portati alle camere a gas e solo il 20% inviati al sito di Monowice, un numero decisamente insufficiente. Cos\u00ec la discesa agli inferi si fece sempre pi\u00f9 profonda e la IG Farben ottenne che i deportati arrivassero direttamente alla stazione di Dwory, accanto all\u2019impianto industriale.<\/p>\n<p>La selezione dei prigionieri ebrei da tenere in vita veniva svolta dal personale dell\u2019IG Farben e la percentuale dei lavoratori selezionati, i quali affrontavano una vita di stenti che gli stessi medici del campo prevedevano non sarebbe durata oltre i tre mesi, sal\u00ec al 50%. Circa 25.000 deportati lavorarono fino alla morte per la IG Farben (2).<\/p>\n<p><strong>L\u2019uso dello Zyklon B<\/strong><br \/>\nDal sito Auschwitz III si vedeva la ciminiera che torreggiava sul sito di Auschwitz II-Birkenau. A Birkenau erano destinati i deportati che non erano in grado di fornire forza lavoro per l\u2019impianto Buna. Birkenau \u00e8 il luogo dove la soluzione finale del problema ebraico raggiunse il suo apice. Nell\u2019agosto 1941, per velocizzare lo sterminio \u2013 che nel campo di Treblinka era gi\u00e0 iniziato da tempo con l\u2019uso di camere a gas a monossido di carbonio \u2013 il comandante Rudolf H\u00f6\u00df decise di introdurre lo Zyklon B, nome commerciale dell\u2019acido prussico (acido cianidrico nella corretta nomenclatura chimica del quale la IG Farben deteneva il brevetto) fabbricato dall\u2019azienda chimica Degesch, posseduta per il 42,5% dalla IG Farben. L\u2019acido cianidrico era utilizzato in quantit\u00e0 moderate per il controllo dei parassiti dei prigionieri, ma era addizionato di un potente agente odorigeno richiesto per legge per avvertire del pericolo della presenza del composto chimico.<\/p>\n<p>H\u00f6\u00df chiese invece alla Degesch di produrre il composto senza l\u2019indicatore olfattivo per poterlo utilizzare senza scatenare il panico fra i deportati chiusi nelle camere a gas. L\u2019avvelenamento \u00e8 legato al fatto che HCN si lega all\u2019enzima di membrana citocromo ossidasi (COX), coinvolto nella respirazione cellulare. In condizioni fisiologiche la COX si lega a una molecola di ossigeno e consente la formazione dell\u2019ATP, la molecola energetica che assicura la sopravvivenza delle cellule. In presenza di HCN l\u2019ossigeno non \u00e8 pi\u00f9 in grado di legarsi all\u2019enzima, la cellula non produce pi\u00f9 ATP e come immediata conseguenza va in ipossia, provocando il decesso dell\u2019organismo. Per le SS questo era considerato un metodo di sterminio \u201crapido ed efficace\u201d. Una tonnellata di Zyklon B serviva ad uccidere sistematicamente 1 milione di persone e la IG Farben ne ha prodotte, fino al 1945, 500 tonnellate: quantit\u00e0 pensata per poter uccidere 500 milioni di persone.<\/p>\n<p><strong>Dopo la Shoah\u2026<\/strong><br \/>\nDopo la Shoah, la IG Farben ha partecipato a progetti statunitensi per la creazione di agenti chimici per l&#8217;uso bellico. Fond\u00f2 la Chemagrow Corporation a Kansas City nel Missouri, che impiegava specialisti tedeschi e statunitensi per conto dell&#8217;U.S Army Chemical Corps. Il dottor Otto Bayer copr\u00ec la posizione di direttore della ricerca della IG Farben, dove svilupp\u00f2 e test\u00f2 numerose armi chimiche insieme al dottor Gerhard Schrader.<\/p>\n<p>Secondo The Crime and Punishment of I.G. Farben, di Joseph Borkin, prima della guerra la IG Farben strinse degli accordi segreti con i maggiori vertici delle forze armate statunitensi perch\u00e9 non fossero bombardati i suoi stabilimenti in Germania (3).<\/p>\n<p>A causa della gravit\u00e0 dei crimini di guerra commessi dalla IG Farben nel corso della Seconda Guerra Mondiale e dell&#8217;ampio coinvolgimento della direzione nelle atrocit\u00e0 naziste, la compagnia fu ritenuta troppo corrotta per continuare ad esistere ma nel 1951, la compagnia fu divisa nelle componenti originali. Le quattro pi\u00f9 grosse comprarono rapidamente quelle pi\u00f9 piccole e oggi la IG Farbern ha i suoi eredi in Agfa, BASF e Bayer, mentre la Hoechst si \u00e8 fusa con la francese Rh\u00f4ne-Poulenc, dando vita alla casa farmaceutica Sanofi Aventis, con sede a Strasburgo, in Francia. L\u2019ipocrisia vuole che oggi il motto di Bayer sia <em>\u201cScience for a Better Life\u201d<\/em>, ovvero <em>\u201cla scienza per una vita migliore\u201d<\/em>.<\/p>\n<p>Dei 24 consiglieri della IG Farben indiziati nel cosiddetto Processo all\u2019IG Farben (1947-1948), davanti a un tribunale militare statunitense al Processo di Norimberga, 13 vennero condannati alla prigione con pene dai 6 mesi agli otto anni, 10 furono assolti ed uno rilasciato per motivi di salute. I 13 responsabili della IG Farben condannati furono dichiarati colpevoli di complicit\u00e0 di genocidio, di schiavit\u00f9 ed altri crimini. Nulla in confronto ai loro crimini. Molti dei condannati ripresero una posizione di rilievo nelle aziende in cui la IG Farben venne smembrata a fine conflitto.<\/p>\n<p>Quando l\u2019Amministratore delegato della IG Farben al Processo di Norimberga \u00e8 stato interrogato e il magistrato gli disse <em>\u201cLei dovr\u00e0 rendere conto alla sua coscienza e alla storia\u201d<\/em>, lui rispose: <em>\u201cLa mia coscienza pu\u00f2 rendere conto solo ai miei azionisti\u201d<\/em>.<br \/>\nNonostante la compagnia fosse stata ufficialmente liquidata nel 1952, continu\u00f2 a essere trattata alla Borsa di Francoforte come un trust, che conteneva alcune propriet\u00e0 immobiliari, e venne dichiarata in bancarotta solo il 10 novembre 2003, dopo aver versato 500.000 marchi (circa 200.000 euro) a una fondazione per gli ex lavoratori forzati del regime nazista. Le restanti propriet\u00e0, del valore di 21 milioni di marchi (circa 9 milioni di euro), furono messe all&#8217;asta. Durante tutto questo periodo la compagnia \u00e8 stata soggetta a continue critiche per non aver pagato il lavoro dei prigionieri, unico motivo per cui sarebbe stata mantenuta in vita dopo il 1952.<\/p>\n<p>Nella prefazione al libro <em><a href=\"https:\/\/bookpremiumfree.com\/downloads\/le-radici-naziste-dellunione-europea\/\">\u201cLe radici naziste dell\u2019Unione Europea\u201d<\/a> <\/em>, August Kowalzcyk (ex prigioniero del campo di concentramento e di sterminio tedesco nazista ad Auschwitz, matricola 6804, sopravvissuto alla Shoah), in riferimento ai politici europei complici o che hanno avuto rapporti con la IG Farber, scrisse: <em>\u201cDa dietro le tende recanti l\u2019iscrizione della Commissione Europea, emergono volti che conosco personalmente \u2013 ma di cui non conosco i nomi o cognomi. L\u00ec siedono persone accusate e sentenziate nei Tribunali di Norimberga: direttori, legali e ingegneri del cantiere di Oswiecim, l\u2019impianto petrolchimico dell\u2019IG Farben ad Auschwitz. Tutti loro hanno visto la morte e l\u2019agonia di quelli che stavano per morire ma hanno rivolto il loro sguardo verso l\u2019orizzonte. Essi hanno udito le grida penetranti dei guardiani cattivi, le loro bestemmie e i loro colpi, spesso letali; per\u00f2 erano sordi ai richiami di aiuto e alle richieste di grazia. Con calma monitoravano i risultati operativi delle loro corporazioni e salvaguardavano i profitti. La loro unica preoccupazione era che le loro imprese demoniache potessero diventare troppo poco redditizie.\u201d<\/em>(4)<\/p>\n<p>Oggi, a Francoforte sul Meno, si pu\u00f2 ammirare l\u2019IG Farben Haus, il palazzo del quartier generale del conglomerato che fu progettato dall&#8217;architetto tedesco Hans Poelzing nel 1928 e che oggi ospita l\u2019Universit\u00e0 Goethe di Francoforte, il pi\u00f9 grande ateneo dell&#8217;Assia con 37.353 studenti e 16 facolt\u00e0.<\/p>\n<p>Zigmunt Bauman, La tragedia della Shoah, Modernit\u00e0 e Olocausto <a href=\"https:\/\/www.rizzolieducation.it\/content\/uploads\/2022\/01\/Balzani_v3_2022_La_tragedia_della_shoah.pdf\">https:\/\/www.rizzolieducation.it\/content\/uploads\/2022\/01\/Balzani_v3_2022_La_tragedia_della_shoah.pdf<\/a><br \/>\nMassimo Trotta, L\u2019industria chimica e la Shoah, Storia della Scienza \u2013 Sapere, febbraio 2020: <a href=\"https:\/\/www.cnr.it\/sites\/default\/files\/public\/media\/sapere_febbraio_2020_trotta.pdf\">https:\/\/www.cnr.it\/sites\/default\/files\/public\/media\/sapere_febbraio_2020_trotta.pdf<\/a><br \/>\nGiorgio Vaccarino, Nuove fonti sull\u2019imperialismo economico nazista La Ig Farben e il \u201cnuovo ordine\u201d <a href=\"https:\/\/www.reteparri.it\/wp-content\/uploads\/ic\/RAV0053532_1987_166-169_31.pdf\">https:\/\/www.reteparri.it\/wp-content\/uploads\/ic\/RAV0053532_1987_166-169_31.pdf<\/a><br \/>\nBeppe Grillo &#8211; Farmaci Bayer: <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=iGIaeDE1Qbc\">https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=iGIaeDE1Qbc<\/a><\/p>\n<p>(1) P. REDONDI (a cura di), La gomma artificiale. (iVlio \/atta e i laboratori Pirelli, Guerini e Associati, Milano 2013.<br \/>\n(2) Verbali dei processi ai criminali di guerra davanti ai tribunali militari di Norimberga, VIII \u2013 Il Caso Farben.<br \/>\n(3) L&#8217;esistenza di questi accordi \u00e8 ben documentata anche da un ufficiale statunitense (I.G. Farben di Richard Sasuly, Boni &amp; Gaer Publ., N.Y. N.Y, 1947).<br \/>\n(4) August Kowakczyk sintetizza la sua esperienza ad Auschwitz nel libro \u2018A Barbed Wire Refrain\u2019.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Introduzione\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 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