{"id":2572023,"date":"2024-12-23T15:24:11","date_gmt":"2024-12-23T15:24:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=2572023"},"modified":"2025-01-07T20:21:28","modified_gmt":"2025-01-07T20:21:28","slug":"lafrica-oggi-quale-futuro-senza-pace-e-giustizia-incontro-a-roma","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2024\/12\/lafrica-oggi-quale-futuro-senza-pace-e-giustizia-incontro-a-roma\/","title":{"rendered":"L\u2019Africa oggi. Quale futuro senza pace e giustizia? Incontro a Roma"},"content":{"rendered":"<p>\u201c<em>[\u2026] In Australia gli aborigeni non sono stati sterminati eppure si stanno estinguendo e le ricerche cliniche non sono in grado di scoprire le cause organiche; per i papua si tratta di una disperazione mortale, di una specie di suicidio, perch\u00e9 credono che i bianchi si siano impadroniti magicamente di tutti i loro beni; e forse che gli incas sono stati davvero annientati da quei crudeli banditi, da quello sparuto manipolo? E i muruti del Borneo del nord, che muoiono da quando sono in contatto con la civilt\u00e0, e prima ancora le razze cui si \u00e8 portato l\u2019alcool, quelle si sono annientate da s\u00e9, per la disperazione. [\u2026] non si capisce neppure perch\u00e9 i bianchi abbiano portato via i loro beni ai neri, non soltanto i diamanti e le noci, l\u2019olio e i datteri, ma la pace in cui questi beni crescono, e la salute senza la quale non si pu\u00f2 vivere (\u2026)\u201d<\/em><sup>1 <\/sup>scriveva Ingeborg Bachmann a met\u00e0 degli anni Sessanta.<\/p>\n<p>Mentre seguivo dal vivo l\u2019evento organizzato presso la Casa della Pace grazie alla sezione ANPI Edmondo Riva, al Comune e alla Fondazione Angelo Frammartino Onlus, lo scorso 19 dicembre a Monterotondo con <strong>l\u2019attivista congolese John Mpaliza<\/strong>, la cui conoscenza e amicizia arricchisce da anni la nostra vicinanza all\u2019Africa, mi tornavano in mente queste riflessioni della Bachmann, in perfetta sintonia con il titolo <strong>dell\u2019incontro:<\/strong> <strong>L\u2019Africa oggi \u2013 Sfide e prospettive in un mondo che cambia \u2013 Quale futuro senza pace e giustizia?<\/strong> e in sintonia con il<em> fil rouge<\/em> che ha tessuto l\u2019incontro dall\u2019inizio alla fine. Eravamo, come sempre quando ci troviamo nella Casa della Pace di Monterotondo, davanti a quel ritratto di Angelo Frammartino, attivista ucciso a Gerusalemme nel 2006, che ci sorride e in un certo senso <em>ci parla<\/em>.<\/p>\n<p>Mpaliza ci fa soffermare su un punto decisivo &#8211; il punto nevralgico: generalmente si pensa che l\u2019Africa sia sempre stata umiliata. Potremmo definire questa convinzione, aggiungiamo noi, anche un pregiudizio o uno stereotipo ma, sostiene Mpaliza, se continuiamo a piangere sulle nostre disgrazie non ci sar\u00e0 mai un cambiamento.<\/p>\n<p>\u00c8 la narrazione dell\u2019intero continente africano che deve cambiare, \u00e8 lo stereotipo della povert\u00e0 africana che soffoca l\u2019Africa perch\u00e9 l\u2019Africa, invece, \u00e8 ricchissima. Solo per citare qualche bene inestimabile: ha la seconda foresta pluviale pi\u00f9 grande del mondo dopo l\u2019Amazzonia, una delle pi\u00f9 grandi riserve idriche sotto il deserto del Sahara Orientale per non parlare del petrolio.<\/p>\n<p>Aleggia nella sala lo spirito di Patrice Lumumba, primo ministro dal 30 giugno 1960 dell\u2019allora Congo belga, poi Repubblica del Congo ma allora colonia belga e di fatto un vero e proprio possedimento personale a partire dal 1885 del Re Leopoldo II del Belgio.<\/p>\n<p>Anche l\u2019educazione in generale negli Stati africani mirava a \u201cplasmare\u201d i colonizzati per facilitarne il controllo. D\u2019altronde la nobilt\u00e0 di Re Leopoldo II non risparmiava certo crudelt\u00e0. Come definire altrimenti azioni atroci come ad esempio far mozzare mani o gambe di schiavi africani qualora non consegnassero le quantit\u00e0 necessarie di caucci\u00f9?<\/p>\n<p><em>Siamo orgogliosi sino nel pi\u00f9 profondo del nostro animo di aver dato vita ad una lotta che \u00e8 stata di lacrime, sangue e fuoco, perch\u00e9 <strong>si trattava di una lotta nobile e giusta e necessaria per por termine all\u2019umiliante schiavit\u00f9 che ci hanno imposto con la forza<\/strong>. Questa \u00e8 stata la nostra sorte in ottant\u2019anni di regime coloniale e le nostre ferite sono troppo fresche e dolorose per poter essere cancellate dalla memoria. Potremo dimenticarcene noi che conosciamo il lavoro estenuante che non ci permette di soddisfare la nostra fame, vestire e abitare con dignit\u00e0, educare i nostri figli come si richiede? [\u2026] <\/em>(dal discorso di Patrice Lumumba del <strong>30 giugno 1960<\/strong>, in occasione della cerimonia di indipendenza del Congo).<\/p>\n<p>Come non riconoscere lo stesso spirito di agognata indipendenza e libert\u00e0 amato e praticato dal militare Thomas Sankar\u00e0, certo un militare molto<em> sui generis,<\/em> presidente dell\u2019allora Alto Volta poi denominato, in lingua locale, Burkina Faso (Il paese degli uomini integri), altro personaggio di altissimo livello umano. Entrambi assassinati.<\/p>\n<p>L\u2019Africa non \u00e8 povera, prosegue Mpaliza, non \u00e8 quella strumentalmente raccontata dalla televisione che, infida, la dipinge consumata dalla povert\u00e0 ma si guarda bene dallo spiegare e documentare perch\u00e9 ci sia tanta povert\u00e0, perch\u00e9 ci sia tanta fame, perch\u00e9 ci sia tanto sfruttamento minorile. Non c\u2019\u00e8 ragione di scavare sulle cause, agli occhi dell\u2019Occidente \u201cdemocratico\u201d e civile, basta emettere puntigliose sentenze che stravolgano e colpiscano l\u2019operato coraggioso e umano di ONG che si battono per la giustizia.<\/p>\n<p>Come amare lo Stato della criminalizzazione delle ONG che salvano vite nel Mediterraneo \u2013 vite che le istituzioni italiane ed europee osservano affogare con compiaciuta indifferenza? si chiede Mimmo Lucano.<\/p>\n<p>L\u2019Africa \u00e8 un paradiso dal punto di vista di risorse e questo non vale soltanto il Congo, che dal 1996 \u00e8 vittima di un conflitto che ha generato oltre 7 milioni di profughi interni e oltre 10 milioni di morti.<\/p>\n<p>La Repubblica Democratica del Congo possiede l\u201980% delle risorse mondiali di coltan, minerale strategico per la tecnologia, il 70% di cobalto e poi litio, rame, tungsteno e altri minerali preziosissimi senza i quali la tecnologia mondiale si sgretolerebbe, mancando la \u2018materia prima\u2019. E che dire delle riserve del sottosuolo di petrolio, uranio, platino, oro e delle terre arabili? Quindi questa \u00e8 l\u2019Africa che va raccontata e sostenuta, non depredata. Ci sono precise dinamiche di approvvigionamento delle risorse che contrastano con l\u2019indipendenza economica del continente africano.<\/p>\n<p>Le principali sfide geopolitiche globali devono tener conto dell\u2019Africa non come continente da sfruttare e calpestare.<\/p>\n<p>Negli ultimi anni, e in particolare modo con lo scoppio della guerra tra Russia e Ucraina, stiamo vivendo in un mondo sempre pi\u00f9 multipolare, sostiene Mpaliza. Da un lato, l\u2019ancora dominante ma agonizzante Occidente, guidato da un nucleo costituito dai Paesi del G7, sotto lo scudo della NATO. Dall\u2019altra, l\u2019emergente e dinamica, ma ancora poco conosciuta in Italia, alleanza dei BRICS \u2013 il Brasile, la Russia, l\u2019India, la Cina ed il Sudafrica, a cui nel\u00a0 gennaio 2024 si sono aggiunti l\u2019Egitto, l\u2019Etiopia, l\u2019Iran. l\u2019Arabia Saudita e gli Emirati Uniti.<\/p>\n<p>I BRICS oggi rappresentano il 37% del PIL mondiale e pi\u00f9 della met\u00e0 della popolazione mondiale. Questo blocco, sostiene Mpaliza, non essendo basato su un patto di aggressione o di protezionismo militarista attira moltissimo diversi Paesi stanchi della strapotenza degli Stati Uniti e della NATO e vedr\u00e0 sicuramente altri allargamenti nei prossimi anni.<\/p>\n<p>Questa situazione, che ormai rappresenta una frustrazione per i Paesi del G7 e per la NATO, si \u00e8 accentuata e aggravata con lo scoppio del conflitto che si sta allargando in tutto il Medio Oriente (Palestina, Libano, Iran). In aggiunta la paura della concretizzazione di una guerra tra Stati Uniti e Cina. Tutto ci\u00f2 ha portato verso una corsa per l\u2019approvvigionamento di materie prime critiche e strategiche.<\/p>\n<p>Per questa ragione l\u2019Africa si trova a vivere un\u2019altra guerra di conquista, essendo probabilmente il continente pi\u00f9 ricco di risorse minerarie e fonti di energia, oltre ovviamente alla manodopera senza rivali: la popolazione africana ha raggiunto, ad oggi, 1,4 miliardi di abitanti e il 60% ha meno di 22 anni, cio\u00e8 800 milioni sono giovani con un\u2019et\u00e0 media di 19 anni.<\/p>\n<p>Nel 2050, prosegue Mpaliza, mentre tutti gli altri continenti vedranno diminuire in modo consistente la propria popolazione, quella africana sar\u00e0 di 2,5 miliardi. \u00a0L\u2019Occidente lo sa ed \u00e8 probabilmente proprio questo dato a preoccuparlo, prima ancora della questione economica e delle risorse naturali.<\/p>\n<p>Tra i due poli \u00e8 in atto una guerra di approvvigionamento che si sta combattendo sul continente africano. E come dice un proverbio africano, \u201cquando gli elefanti combattono, chi ne fa le spese \u00e8 l\u2019erba\u201d.<\/p>\n<p><strong>Chi vincer\u00e0 tra Cina (BRICS) e Stati Uniti (G7)? Si spera che sia un terzo blocco, sostiene l\u2019attivista, quello africano.<\/strong> Gli africani sono quindi chiamati a unirsi e a pretendere collaborazioni e rapporti dignitosi e win-win. Le sfide sono davvero tante e molto importanti. Se sar\u00e0 in grado di costruire alleanze strategiche, l\u2019Africa pu\u00f2 affrontare questi cambiamenti e affermarsi come partner di valore nel contesto internazionale.<\/p>\n<p>Molti Paesi africani si stanno avvicinando a questo nuovo mondo\/polo, pretendendo di avere pi\u00f9 partner, non pi\u00f9 solo potenze europee come ereditato da contratti e accordi che hanno portato all\u2019indipendenza. L\u2019Africa, nonostante il suo contributo nelle due guerre mondiali e nonostante la sua popolazione, la superficie, il numero di Stati (54), la sua importanza strategica multisettoriale, continua a non avere una rappresentazione adeguata nelle istituzioni internazionali, ad esempio nel Consiglio di Sicurezza dell\u2019ONU. L\u2019Africa \u00e8 il continente di ieri, di oggi e del futuro. I giovani africani, sempre pi\u00f9 istruiti, lo stanno capendo e non esitano a manifestare contro i presidenti dinosauri decisi e protetti dalle potenze occidentali.<\/p>\n<p>Si stanno facendo pi\u00f9 facilmente accordi economici con una Cina, sicuramente predatoria, ma che, al contrario dell\u2019Europa, prende ma dove trova delle istituzioni solide contribuisce alla costruzione ad esempio di infrastrutture di cui i Paesi africani sono privi.<\/p>\n<p>Per staccarsi da accordi militari con alcuni Paesi occidentali (Francia, USA) i Paesi africani trovano sostegno nella Russia, che ovviamente, ci racconta Mpaliza, non fa niente per niente, ma che \u00e8 sempre stata dalla parte dell\u2019Africa, anche durante la lotta per le indipendenze.<\/p>\n<p>Un esempio di come sta cambiando l\u2019Africa \u00e8 rappresentato dall\u2019AES (Alleanza Economica del Sahel: Burkina Faso, Mali, Niger), Stati oggi tutti controllati da giunte militari guidate da giovani soldati che erano stanchi di vedere massacrati i loro sottoposti e le loro popolazioni senza che l\u2019Occidente dei diritti si impegnasse per evitarlo, come invece ha fatto nel conflitto ucraino-russo.<\/p>\n<p>La nascita della confederazione ha confermato il rifiuto da parte di Niger, Mali e Burkina Faso di continuare a far parte della Comunit\u00e0 economica degli Stati dell\u2019Africa occidentale (ECOWAS). Il leader militare del Niger, il generale Abdourahamane Tiani nel suo discorso ha detto: \u00abI nostri popoli hanno irrevocabilmente voltato le spalle all\u2019ECOWAS. Spetta a noi oggi rendere la Confederazione AES un\u2019alternativa a qualsiasi gruppo regionale artificiale costruendo una comunit\u00e0 libera dal controllo di potenze straniere\u00bb.<\/p>\n<p>Gli africani sono stanchi di questa politica dei due pesi e due misure perch\u00e9 l\u2019Africa ha manodopera, risorse, energie. Il Piano Mattei ad esempio ha una chiara impronta colonialista ed \u00e8 stato progettato senza coinvolgerli, dunque perch\u00e9 dovrebbero accettarlo?<\/p>\n<p>Secondo Mpaliza le giovani generazioni sono consapevoli della necessit\u00e0 di impegnarsi per restituire dignit\u00e0 al loro continente, ristabilire come ufficiali le lingue africane originarie e non il francese, l\u2019inglese, il tedesco e far tornare la loro agricoltura come all\u2019epoca di Thomas Sankara. Vogliono costruire ponti con i giovani di tutto il mondo affinch\u00e9 un giorno, ci auguriamo non troppo lontano, l\u2019Africa sia meta di viaggi anche di lavoro. Questo incantevole continente, ancora giovanissimo rispetto alla vecchia Europa, ha un potenziale inimmaginabile. Basta dargli la possibilit\u00e0 di esprimerlo.<\/p>\n<ol>\n<li><sup>1<\/sup>. I. Bachmann, <em>Il caso Franza<\/em>, Milano 1988<\/li>\n<\/ol>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201c[\u2026] In Australia gli aborigeni non sono stati sterminati eppure si stanno estinguendo e le ricerche cliniche non sono in grado di scoprire le cause organiche; per i papua si tratta di una disperazione mortale, di una specie di suicidio,&hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":1721,"featured_media":2572024,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[45,11388,46975,57],"tags":[22197,4290,468,126811,61968,21836,29419],"class_list":["post-2572023","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-africa-it","category-contenuti-originali","category-giovani","category-affari-esteri","tag-africa","tag-brics-it","tag-colonialismo","tag-giovani-generazioni","tag-john-mpaliza","tag-occidente","tag-risorse"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.1.1 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>L\u2019Africa oggi. 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