{"id":2569287,"date":"2024-12-10T20:47:13","date_gmt":"2024-12-10T20:47:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=2569287"},"modified":"2024-12-10T20:53:39","modified_gmt":"2024-12-10T20:53:39","slug":"in-siria-una-rivoluzione-che-potra-riuscire","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2024\/12\/in-siria-una-rivoluzione-che-potra-riuscire\/","title":{"rendered":"In Siria una rivoluzione che potr\u00e0 riuscire. Intervista a Leyla Dakhli"},"content":{"rendered":"<p><i><span style=\"font-weight: 400;\">La ricercatrice Leyla Dakhli, storica della Siria e specialista in rivoluzioni arabe, ripercorre le condizioni e il significato della caduta di Bashar al-Assad. Discute del ritorno dei rifugiati e sottolinea le differenze con i processi in atto in Libia e Tunisia_\u00a0<\/span><\/i><\/p>\n<p>Il modo in cui i ribelli guidati dal gruppo Hayat Tahrir al-Sham hanno rovesciato il regime di Bashar al-Assad pu\u00f2 essere visto come un&#8217;estensione della rivolta lanciata nel 2011?\u00a0\u00a0<span style=\"font-weight: 400;\">Cosa succede nei processi politici e istituzionali una volta che il tiranno \u00e8 fuggito?\u00a0<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">Come sono presenti e mobilitati oggi in Siria gli esempi e i controesempi iracheni, egiziani e tunisini?\u00a0<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">Elementi di risposta con Leyla Dakhli, storica della Siria e specialista in rivoluzioni arabe, curatrice in particolare di <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">Lo Spirito della Rivolta. Archivi e notizie delle rivoluzioni arabe<\/span><span style=\"font-weight: 400;\"> (Le Seuil). Leyla Dakhli \u00e8 attualmente ricercatrice presso il CNRS francese, assegnata al Centro Marc-Bloch di Berlino (Germania).<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong>Mediapart: Oggi in Siria siamo di fronte a una rivoluzione?\u00a0<\/strong><\/em><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\"><em>Leyla Dakhli:<\/em> Mi sembra ovvio. Ci\u00f2 a cui stiamo assistendo \u00e8 la continuazione della rivoluzione lanciata nel 2011. Le bandiere, gli slogan, i riferimenti sono quelli forgiati tredici anni fa dai rivoluzionari, la cui richiesta principale era la caduta del regime. \u00c8 come se questa rivoluzione, che ha subito numerose sconfitte, ritrovasse tutta l\u2019energia degli inizi. Ci\u00f2 che \u00e8 straordinario \u00e8 che sembravamo trovarci in un momento depressivo, in cui molti sembravano arrendersi quando hanno notato la normalizzazione del regime di Bashar al-Assad, segnata in particolare dal suo reinserimento nella Lega Araba nel 2023. Qui a Berlino abbiamo sentito spesso i siriani dire che non dovrebbero pi\u00f9 pensare al ritorno nel loro Paese, che apparentemente era scomparso dall\u2019agenda dei media.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Ci\u00f2 che mi colpisce \u00e8 vedere che la lotta \u00e8 stata mantenuta, anche durante questi anni di dispersione e sconfitta, anche se non si parlava pi\u00f9 delle aspirazioni del popolo siriano. Sia nei campi profughi, in esilio, nelle zone sfuggite al regime o in quelle ancora in suo potere, la memoria \u00e8 stata trasmessa. Coloro che oggi hanno rovesciato Bashar sono a volte i figli di coloro che si sono ribellati nel 2011, e che sono cresciuti. La lotta contro il regime non si \u00e8 mai fermata. Ci\u00f2 che mi colpisce di quanto sta accadendo oggi \u00e8 la forza del sentimento di ritorno a casa, al di l\u00e0 delle appartenenze ideologiche dei diversi gruppi ribelli. Sono molte le persone che, senza necessariamente essere state coinvolte nella rivoluzione del 2011, sono dovute fuggire e il regime gli ha impedito di tornare a casa. Tuttavia, anche se siamo nel periodo successivo alla rivoluzione, dobbiamo capire che molti siriani percepiscono ci\u00f2 che sta accadendo oggi come una guerra di liberazione dalla presenza straniera, incarnata dai russi o dagli iraniani, che si nutrivano del paese. Nutriamo una grande sfiducia nei confronti dell&#8217;intervento di potenze straniere in questo processo, anche se sappiamo che i turchi e gli americani potrebbero aver avuto un ruolo nella situazione attuale.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><i>In cosa e come \u00e8 stata mantenuta la lotta?\u00a0<\/i><\/strong><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Sia in modo molto concreto, perch\u00e9 la lotta contro il regime non si \u00e8 mai fermata da pi\u00f9 di dieci anni, ma anche perch\u00e9 vediamo come, in questo periodo di sconfitte, molte cose siano state pensate, riflettute, organizzate, realizzate. Sicuramente sono stati uomini armati che hanno finito per far fuggire Bashar, non dobbiamo illuderci. Ma se riduciamo ci\u00f2 che abbiamo visto in questi giorni a una campagna militare, non vediamo tutto ci\u00f2 che \u00e8 stato mantenuto o messo in atto per anni: le istituzioni autonome stabilite nella regione di Idlib ovviamente, ma anche tutta la documentazione dei crimini del regime e la relativa richiesta di giustizia, che \u00e8 al centro dell\u2019attuale rivolta.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">\u00c8 grazie a questo serbatoio di esperienze e di discussioni \u2013 soprattutto all\u2019interno dei comitati rivoluzionari, che non erano del tutto scomparsi \u2013 serbatoio mantenuto in sordina anche se si pensava che la rivoluzione siriana fosse definitivamente sepolta, e cos\u00ec la caduta del regime ha potuto essere cos\u00ec rapida.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Il modo in cui Bashar al-Assad \u00e8 stato rovesciato riflette senza dubbio una profonda evoluzione dei movimenti ribelli, che si sono concentrati nuovamente sulla Siria, hanno notato l\u2019impasse del jihadismo e hanno gettato le basi di quello che potrebbe essere uno Stato siriano.\u00a0<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">In un certo senso, i rivoluzionari dei primi anni 2010 erano meno pronti di quelli di oggi.\u00a0<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">Il terremoto del 2023 \u00e8 stato un elemento dirompente.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Dobbiamo ascoltare cosa dice veramente Joulani prima di accusarlo di ambiguit\u00e0. Racconta di una rivolta, ammette di aver sbagliato, dice di aver cambiato idea. Naturalmente non possiamo prendere per oro colato tutto ci\u00f2 che dice, ma dobbiamo capire che una traiettoria rivoluzionaria non \u00e8 necessariamente lineare, che possono esserci inflessioni endogene o esogene.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">A questo proposito, mi sembra che il terremoto del 2023 abbia rappresentato un punto di svolta. Molti di questi gruppi combattenti hanno poi messo il loro know-how e la loro capacit\u00e0 organizzativa al servizio delle loro comunit\u00e0, perch\u00e9 era necessario fornire aiuti di emergenza, mentre gli aiuti internazionali venivano confiscati dal regime. Pensiamo, ad esempio, alla continua azione dei \u201cCaschi Bianchi\u201d durante questo lungo decennio.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Questi gruppi hanno anche conquistato in pochi giorni le pi\u00f9 grandi citt\u00e0 della Siria, non tanto attraverso i combattimenti quanto con la promessa di ripristinare i bisogni primari di cui i siriani sono stati privati \u200b\u200bda anni.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><strong><i>Come capire che il regime di Assad, durato cinquantaquattro anni, sia crollato in dieci giorni? Come storica delle rivoluzioni, capisci cosa fa scattare la scintilla?\u00a0<\/i><\/strong><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Penso che non saremo mai in grado di capire cosa scatena una rivoluzione. Perch\u00e9 questa volta il regime sta crollando, mentre qualche anno prima reggeva? Parlavo oggi con un amico siriano, che mi ha detto: \u201cC\u2019\u00e8 ancora tempo per ringraziare Mohamed Bouazizi [la cui immolazione il 17 dicembre 2010 scaten\u00f2 la rivoluzione tunisina \u2013 <em>ndr<\/em>]\u00bb. Questo ci ricorda che ci sono molti fattori scatenanti.\u00a0<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">Ma in questo caso quello che sta accadendo oggi in Siria \u00e8 il contrario di una scintilla, anche se l&#8217;intelligenza tattica di Joulani fa s\u00ec che abbia saputo cogliere il momento opportuno. Tutto ci\u00f2 dimostra che la rivoluzione richiede tempo e che le braci della rivoluzione possono ardere a lungo, anche quando abbiamo la sensazione che si siano spente.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Quando inizi\u00f2 la rivoluzione siriana nel 2011, il regime aveva ancora una base importante; la velocit\u00e0 del suo crollo oggi dimostra che questa base \u00e8 completamente scomparsa, oltre al fatto che non ha nemmeno pi\u00f9 pagato il suo esercito.\u00a0<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">Tutto ci\u00f2 che \u00e8 accaduto in termini di espropriazione, perdita, disprezzo e violenza alla fine si \u00e8 sedimentato e questo regime non aveva pi\u00f9 nulla da offrire a nessuno. Sono stati gli stessi siriani a porre fine alla dittatura, a differenza di quanto accaduto in Iraq. Ci\u00f2 spiega perch\u00e9 sta crollando in questo modo, a parte il fatto che questi poteri dittatoriali, come nel caso di Sissi in Egitto, sono incapaci di dare spazio alle aspirazioni popolari e si induriscono non appena si confrontano con una contestazione, anche se potremmo immaginare, in teoria, che diano spazio a determinate esigenze per far sperare che siano mantenute.\u00a0<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><i>Come vengono percepiti oggi in Siria i precedenti iracheni o tunisini?<\/i>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">In tutto ci\u00f2 che vedo e sento in questo momento sono colpita dal modo in cui le questioni confessionali vengono affrontate e riflesse. Tutti ricordano come l&#8217;Iraq sia precipitato nella guerra civile dopo la fine di Saddam Hussein. Ma la differenza qui \u00e8 che sono stati gli stessi siriani a porre fine alla dittatura, a differenza di quanto accaduto in Iraq. Il rifiuto del confessionalismo, cos\u00ec come l\u2019insistenza nel dimostrare che il popolo siriano \u00e8 unito, contrasta con il modo in cui il regime di Bashar ha sfruttato le differenze confessionali a proprio vantaggio. Non si tratta di essere irenici, di credere che tutti sarebbero d\u2019accordo. Ma il livello di riflessione su ci\u00f2 che pu\u00f2 e deve essere la Siria di domani \u00e8 impressionante.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">In Tunisia, la situazione rivoluzionaria era diversa poich\u00e9 la partenza del dittatore \u00e8 avvenuta prima che la ribellione prendesse le armi, prima ancora che potesse formulare una nuova immaginazione politica. Ci\u00f2 che potrebbe risuonare \u00e8 la difficolt\u00e0 nel mettere in atto istituzioni solide, ma anche i limiti di questi modi in qualche modo automatici di pensare alla \u201ctransizione\u201d verso la democrazia. Il ritorno di [milioni di rifugiati] pu\u00f2 fungere da energia eccezionale per la nuova Siria. In Tunisia abbiamo visto molti cosiddetti \u201cesperti\u201d, a volte esuli di lunga data, affermare di possedere i metodi migliori per attuare la democrazia anche se non conoscevano pi\u00f9 la loro societ\u00e0. La mobilitazione per comprendere e inventare, che esisteva, non poteva alimentare il processo di \u201ctransizione\u201d.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">In Siria la situazione \u00e8 diversa. Il Paese pu\u00f2 contare su milioni di persone in esilio dal 2011, che hanno imparato le lingue, si sono formate, talvolta hanno guadagnato denaro e oggi si dicono pronte a tornare e partecipare alla ricostruzione del loro Paese. Il Paese \u00e8 composto anche da tutti coloro che hanno vissuto nei campi profughi, che hanno rischiato la vita per dare un futuro ai propri figli. Il ritorno di queste persone pu\u00f2 rappresentare un\u2019energia eccezionale per la nuova Siria, come abbiamo sentito ieri nelle strade di Berlino, al grido di \u201cStiamo tornando, stiamo tornando!\u201d. Si tratta di una specificit\u00e0 di cui \u00e8 ancora troppo presto per sapere cosa significher\u00e0, perch\u00e9 il ritorno di centinaia di migliaia, addirittura milioni di persone non avverr\u00e0 senza conflitti per terre, case, posti &#8230;\u00a0<\/span><\/p>\n<p><strong><i>Cosa succede generalmente nei processi rivoluzionari che vedono cadere un dittatore?<\/i>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Prima cadono le statue e bruciano i manifesti. Ci\u00f2 che mi colpisce in questo momento \u00e8 il modo in cui i ribelli stanno prendendo il controllo dei centri amministrativi o dei servizi segreti per proteggere gli archivi. Questo risultato della rivoluzione, che vuole che i membri del regime siano giudicati e insiste sulla necessit\u00e0 che sia fatta giustizia, \u00e8 molto significativo.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">In secondo luogo, si pone la questione delle istituzioni. Ci\u00f2 che preserviamo, ci\u00f2 che costruiamo. Per il momento sembrano esserci relativamente pochi saccheggi o atti di vendetta.\u00a0<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">Trovo difficile descrivere quello che ho visto domenica [a Berlino], \u00e8 stato cos\u00ec bello e commovente. La Siria \u00e8 sempre stata uno stato molto burocratico. La struttura \u00e8 ancora l\u00ec.\u00a0\u00a0<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">Non siamo in una configurazione simile a quella che esisteva in Libia, ad esempio, dove tutto era caotico.\u00a0<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">Questo sicuramente ci permette di non ricominciare tutto da zero, perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 un&#8217;amministrazione locale ben organizzata, anche se si porr\u00e0 la questione delle responsabilit\u00e0.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">E\u2019 tuttavia difficile immaginare in questo momento cosa potr\u00e0 accadere dopo la caduta di un tiranno. Lo scenario disastroso \u00e8 quello di un futuro in cui nessuno deporr\u00e0 le armi. Anche lo scenario simmetrico \u00e8 insoddisfacente e consisterebbe in un processo di transizione elettorale affrettato e schematico che rischia di essere destinato al fallimento.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Tra questi due scenari, possiamo immaginare un processo pi\u00f9 lento e orizzontale che consenta l\u2019emergere di una nuova realt\u00e0 e di nuove istituzioni, gestendo immediatamente la vita quotidiana, attraverso amministrazioni miste civili e militari, ad esempio.\u00a0<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><i>Come \u00e8 stata accolta la notizia della caduta di Bashar al-Assad a Berlino, dove si sono stabiliti centinaia di migliaia di siriani?<\/i>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Tutta la citt\u00e0 era in festa. Centinaia di veicoli si sono radunati nel quartiere di Kreuzberg e si sono diretti verso il raduno principale a Oranienplatz. Trovo difficile descrivere quello che ho visto questa domenica, \u00e8 stato cos\u00ec bello e commovente. Se tutte queste persone tornassero nei loro paesi, a Berlino mancheranno.<\/span><\/p>\n<h5><span style=\"font-weight: 400;\">(traduzione per Pressenza di Salvatore Turi Palidda)<\/span><\/h5>\n<h6><a href=\"https:\/\/www.mediapart.fr\/journal\/international\/091224\/en-syrie-c-est-la-revolution-de-2011-qui-se-poursuit-aujourd-hui\"><span style=\"font-weight: 400;\">fonte: Mediapart.fr<\/span><\/a><\/h6>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La ricercatrice Leyla Dakhli, storica della Siria e specialista in rivoluzioni arabe, ripercorre le condizioni e il significato della caduta di Bashar al-Assad. 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