{"id":2557697,"date":"2024-10-26T11:19:09","date_gmt":"2024-10-26T10:19:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=2557697"},"modified":"2024-10-26T11:21:42","modified_gmt":"2024-10-26T10:21:42","slug":"chi-controlla-chi-tra-israele-e-stati-uniti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2024\/10\/chi-controlla-chi-tra-israele-e-stati-uniti\/","title":{"rendered":"Chi controlla chi, tra Israele e Stati Uniti?"},"content":{"rendered":"<p>In un recente articolo, lo scrittore russo Gilbert Doctorow si pone una domanda riguardo a Israele e il Medio Oriente:<\/p>\n<p><a href=\"about:blank\">https:\/\/gilbertdoctorow.com\/2024\/10\/06\/more-on-tails-wagging-dogs-and-vice-versa\/<\/a><\/p>\n<p>Chi tra gli Stati Uniti e Israele usa l\u2019altro per la sua politica estera? Israele \u00e8 il rappresentante della politica estera USA in Medio Oriente? Oppure \u00e8 Israele a determinare la politica estera statunitense, sia per mezzo che a causa della lobby sionista e dei neoconservatori e liberali presenti nell&#8217;amministrazione USA? \u00c8 \u00ab il mondo alla rovescia \u00bb delle \u00ab code che agitano i cani \u00bb? La questione \u00e8 molto antica: chi manipola chi in questa relazione tra Stati Uniti e Israele?<\/p>\n<p>Una cosa \u00e8 certa. Gli Stati Uniti sono irrimediabilmente legati a Israele. \u00c8 un fatto incontestabile, che probabilmente sparir\u00e0 solo dopo enormi sconvolgimenti negli Stati Uniti. Partendo da questo presupposto, per\u00f2, alcuni ritengono che il legame possa essere spiegato soltanto con l\u2019esistenza di una lobby filoisrealiana. Questa \u00e8 la tesi sviluppata in particolare da John Mearsheimer e Stephen Walt nel libro del 1995 dal titolo <em>The Israel Lobby<\/em> (tradotto in italiano con il titolo <em>La lobby israeliana e la politica estera degli USA<\/em>). Sarebbe l\u2019influenza di questa lobby a spiegare la solidariet\u00e0 organica che lega gli Stati Uniti a Israele. Per rendere giustizia a quest&#8217;idea, va sottolineato che Mearsheimer e Walt parlano di una lobby filoisraeliana e non di una lobby filoebraica. Diverse persone di diverse fedi religiose fanno parte di questa lobby e va da s\u00e9 che molti ebrei si oppongono al sostegno incondizionato a Israele da parte di Washington.<\/p>\n<h3>Ampliare la prospettiva<\/h3>\n<p>Al centro di questa lobby filoisrealiana, c&#8217;\u00e8 l\u2019AIPAC (<em>Comitato americano per gli affari pubblici di Israele)<\/em> che finanzia abbondantemente le campagne elettorali dei candidati senatori o dei rappresentanti di uno o dell&#8217;altro partito, a condizione che sostengano il consolidamento degli interessi di Israele. Tuttavia, non agiscono in modo isolato. Per comprendere bene la natura della loro influenza sul regime, \u00e8 necessario ampliare la propria prospettiva, e fare un passo indietro.<\/p>\n<p>I grandi plutocrati americani sono imperialisti, aggressivi, espansionisti e determinati a usare la forza. Il ramo sionista di questa plutocrazia \u00e8 senza dubbio il pi\u00f9 guerrafondaio di tutti e mette in pratica un colonialismo di un&#8217;altra epoca, con l\u2019approvazione di coloro che lo ritengono utile per l&#8217;imperialismo USA. Sono tutti d\u2019accordo. \u00c8 lo stesso gruppo. Finora non sono stati riscontrati casi di divergenze tra questi gruppi.<\/p>\n<p>I sionisti sono all&#8217;origine del neoconservatorismo, la politica degli Stati Uniti. Le politiche neoconservatrici americane e israeliane si assomigliano perch\u00e9 provengono da un&#8217;unica matrice che mette in prima linea l\u2019uso della forza per praticare l\u2019espansione. Man mano che gli Stati Uniti diventavano neoconservatori dopo il 1990, si israelizzavano. Stesso comportamento, stesso discorso. I tentativi di far credere al \u00abdistanziamento\u00bb nei confronti di Israele hanno semplicemente lo scopo di risparmiare gli Stati Uniti mettendo Israele in prima linea.<\/p>\n<h3>Senatori e rappresentanti sono burattini?<\/h3>\n<p>Tuttavia, non bisogna pensare che senatori e rappresentanti siano dei burattini servili privi di volont\u00e0. Se si sottomettono volentieri alle varie lobby, \u00e8 perch\u00e9 ritengono utile promuovere i loro settori industriali all&#8217;avanguardia: Big Tech, Big Pharma e, naturalmente, anche il campo militare e industriale. Bisogna sostenere queste industrie perch\u00e9 sono quelle che hanno maggiori probabilit\u00e0 di attirare l&#8217;avidit\u00e0 dei paesi stranieri. Tuttavia, sostenendo le esportazioni provenienti da questi settori di punta, si tende a ridurre il deficit della bilancia commerciale, che raggiunge mille miliardi di dollari all&#8217;anno.<\/p>\n<p>Che cosa c&#8217;entra tutto questo con il nostro tema? In primo luogo, le donazioni ufficiali annuali di 3,8 miliardi di dollari a Israele servono in gran parte ad alimentare il complesso militare-industriale degli ordini israeliani. Tuttavia, esiste un bene ancora pi\u00f9 importante delle industrie militari, farmaceutiche, informatiche, petrolifere e del gas, che deve essere oggetto di particolare attenzione: il dollaro statunitense.<\/p>\n<p>Con il dollaro statunitense come moneta di riserva mondiale <em>de facto<\/em>, gli Stati Uniti godono di un enorme vantaggio sui loro concorrenti economici. In primo luogo, si assicurano il finanziamento del loro enorme debito (34.000 miliardi di dollari). Inoltre, un dollaro forte permette di evitare un\u2019inflazione significativa sui prezzi dei prodotti importati. Lo stato americano pu\u00f2 quindi minacciare di imporre \u00ab sanzioni \u00bb a qualsiasi Stato che non rispetti le politiche statunitensi. Circa quaranta paesi, che rappresentano un terzo della popolazione mondiale, sono soggetti a tali \u00ab sanzioni \u00bb. Queste possono comportare l&#8217;indebolimento delle valute dei paesi con i quali gli Stati Uniti vietano il commercio. Ci\u00f2 pu\u00f2 anche tradursi nel congelamento dei dollari statunitensi posseduti dai vari paesi sanzionati.<\/p>\n<p>Tuttavia, per mantenere il dollaro come moneta di riserva mondiale, \u00e8 imperativo neutralizzare gli stati economicamente forti, cos\u00ec come quelli che potrebbero essere tentati di promuovere la propria moneta o che vorrebbero, pi\u00f9 in generale, commerciare tra loro utilizzando le rispettive valute nazionali. Come vedremo ora, questi fatti spiegano perch\u00e9 gli Stati Uniti vogliono esercitare il controllo in Medio Oriente.<\/p>\n<h3>Un&#8217;estensione degli Stati Uniti<\/h3>\n<p>Le interconnessioni tra le \u00e9lite statunitensi e israeliane (che appartengono allo stesso Establishment) e la somiglianza di interessi e politiche permettono di comprendere il rapporto simbiotico tra gli Stati Uniti e Israele. Le distanze prese dai leader americani nei confronti di Israele sono fittizie e poco credibili. Si tratta di una semplice divisione dei ruoli. Vogliono far credere di essere favorevoli a un cessate il fuoco, di lavorarci giorno e notte, di sostenere il trasporto di cibo tramite la costruzione di una zona portuale a Gaza e di essere contrari alla regionalizzazione del \u00ab conflitto \u00bb, ma finanziano ampiamente lo stato sionista affinch\u00e9 porti a termine il lavoro sporco auspicato da Washington: attaccare l&#8217;Iran. Biden consiglia gentilmente a Israele di limitare (non di fermare) le perdite civili, mentre lo scopo della campagna contro Gaza e il Libano \u00e8 di ucciderne il pi\u00f9 possibile!<\/p>\n<p>Tuttavia, dobbiamo ricordare che in un rapporto confidenziale divulgato dall\u2019ex-generale Wesley Clark, gli Stati Uniti hanno preso in considerazione l&#8217;intervento in sette paesi: Iraq, Libano, Sudan, Siria, Libia, Somalia e Iran. (<a href=\"about:blank\">https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=fAnNJW9_KYA<\/a>) Finora soltanto l\u2019Iran \u00e8 stato risparmiato. Adesso \u00e8 questo l&#8217;obiettivo di Israele.<\/p>\n<p>Essere l&#8217;estensione di una grande potenza implica esserne un rappresentante. Servirsi di un rappresentante non \u00e8 una novit\u00e0. Gli Stati Uniti si sono serviti dei Mujaheddin contro l&#8217;URSS in Afghanistan, dei Contras contro i Sandinisti in Nicaragua, di Al Qaeda per tentare un <em>cambio di regime<\/em> in Siria, dell&#8217;ISIS per controllare l&#8217;est della Siria e il nord dell&#8217;Iraq, dei Curdi per combattere l&#8217;ISIS. Si servono dell\u2019Ucraina per indebolire la Russia e presto si serviranno di Taiwan, della Corea del Sud, delle Filippine, del Giappone e dell&#8217;Australia per combattere la Cina. \u00c8 in questo contesto che Israele ha il ruolo designato di combattere l\u2019Iran.<\/p>\n<h3>Scontro di civilt\u00e0<\/h3>\n<p>Affinch\u00e9 i popoli occidentali vengano mobilitati in questa impresa mortifera, lo Stato americano si adopera per alimentare i sentimenti di russofobia, sinofobia e islamofobia. Il cosiddetto scontro di civilt\u00e0 \u00e8 una teoria falsa, ma pu\u00f2 diventare reale nel momento in cui tutti ci credono.<\/p>\n<p>Ma perch\u00e9 voler dominare il Medio Oriente? Per il petrolio?\u00a0 Perch\u00e9 gli Stati Uniti vorrebbero impadronirsi delle risorse petrolifere e del gas del Medio Oriente se ora sono autosufficienti? Si tratta, a dire il vero, di assicurarsi che il petrolio venga venduto in dollari statunitensi e che gli Stati Uniti mantengano il controllo del rubinetto che rifornisce il resto del mondo. Si tratta di un progetto per controllare e assoggettare gli altri, rendendoli dipendenti. Se gli Stati Uniti risparmiano l&#8217;Arabia Saudita \u00e8 perch\u00e9 quest&#8217;ultima ha, fino a tempi recenti, sostenuto il sistema dei petrodollari. Non \u00e8 un caso che vogliano estendere gli \u201cAccordi di Abramo\u201d \u00a0per includere i sauditi.<\/p>\n<p>Gli americani e l&#8217;Arabia Saudita si sono impegnati nel tentativo di rovesciare il presidente siriano Bashar Al Assad quando quest&#8217;ultimo ha approvato il progetto dell&#8217;oledotto iraniano invece di quello saudita. Quindi \u00e8 necessario rendere inutilizzabili le risorse petrolifere dell&#8217;Iran, poich\u00e9 queste potrebbero essere eventualmente vendute senza utilizzare il dollaro statunitense.<\/p>\n<p>Gli americani sono riusciti a porre fine alla vendita di petrolio e gas russi in Europa, che avrebbero potuto essere venduti in rubli, e occupano un terzo della Siria e una parte dell&#8217;Iraq. Non devono far altro che distruggere le strutture petrolifere iraniane. Gli Stati Uniti sarebbero lieti di vedere la loro estensione israeliana bombardare l&#8217;Iran, soprattutto alla luce del fatto che uno dei principali importatori di petrolio iraniano \u00e8 la Cina.<\/p>\n<h3>Il potere del denaro<\/h3>\n<p>Ma perch\u00e9 si vuole a tutti i costi mantenere la vendita delle risorse petrolifere in dollari americani? Per garantire che il dollaro rimanga la valuta di riserva mondiale. Se non manterr\u00e0 questo vantaggio, perder\u00e0 il suo valore. L\u2019inflazione sar\u00e0 galoppante. Sar\u00e0 necessario aumentare i tassi d&#8217;interesse per attirare gli investitori verso i buoni del tesoro americani. Ci\u00f2 rallenter\u00e0 l\u2019economia e aumenter\u00e0 la percentuale del debito rispetto al PIL.<\/p>\n<p>Il <em>Congressional Budget Office <\/em>(CBO) prevede quindi che, entro il 2052, il debito del paese sar\u00e0 pari al 185% del PIL e quasi un terzo delle entrate pubbliche sar\u00e0 destinato al servizio del debito.<\/p>\n<p><a href=\"about:blank\">https:\/\/www.crfb.org\/papers\/analysis-cbos-july-2022-long-term-budget-outlook<\/a><\/p>\n<p>Ci\u00f2 metter\u00e0 gli Stati Uniti in una situazione che si avvicina all&#8217;insolvenza.<\/p>\n<p>Gli investitori saranno allarmati e il dollaro statunitense continuer\u00e0 a crollare, il che far\u00e0 aumentare l&#8217;inflazione, al punto che gli investitori vorranno liberarsi dei loro buoni del tesoro, facendo ulteriormente indebolire il dollaro e portando gli USA verso l&#8217;iperinflazione.<\/p>\n<p>La paura della dedollarizzazione tormenta quindi gli Stati Uniti, i quali per questo motivo cercano di mantenere l&#8217;egemonia economica con la forza contro la Russia, la Cina e l&#8217;Iran. L&#8217;Europa \u00e8 gi\u00e0 stata messa in ginocchio.<\/p>\n<p>Questo timore non \u00e8 privo di fondamento. L&#8217;incontro dei BRICS+ a Kazan nel mese di ottobre 2024 \u00e8 la testimonianza concreta del gruppo di paesi che non tollerano pi\u00f9 l&#8217;egemonismo statunitense, il suo disprezzo per le leggi, la sua violenza e la sua demagogia.<\/p>\n<h3>Conclusione<\/h3>\n<p>La riflessione dei media mainstream non approfondisce molto la spiegazione dei \u00abconflitti\u00bb in Medio Oriente. Si parla di una \u00abcatastrofe umanitaria\u00bb causata da una guerra tra Israele e Hamas, mentre Israele bombarda principalmente civili palestinesi e libanesi in una follia omicida senza precedenti. Anche l\u2019uso della parola \u2018genocidio\u2019 per descrivere i massacri \u00e8 ufficialmente considerato un tab\u00f9. La direzione del New York Times arriva al punto di vietare ai propri giornalisti di utilizzare quel termine. In generale, in Occidente, la stragrande maggioranza delle personalit\u00e0 pubbliche non ha il coraggio di avventurarsi su questo terreno. Siamo forse influenzati da un divieto proveniente da lobby che sostengono la propaganda americana?<\/p>\n<p>Fatta eccezione per alcune voci oneste nei media alternativi, la comunit\u00e0 internazionale mantiene il massimo riserbo mentre il tandem Biden\/Harris finanzia il genocidio, fornisce bombe letali e consente il proseguimento della carestia imposta dallo Stato di Israele su tutta la striscia di Gaza. Sebbene Biden e Harris (sarebbe probabilmente peggio con Trump) sostengano di buon grado il genocidio di Netanyahu, i leader occidentali si rifugiano nel totale mutismo o in dichiarazioni evasive per nascondere l&#8217;orrore. Eppure si tratta del primo genocidio a essere trasmesso in diretta in tutto il mondo. Come fa la comunit\u00e0 internazionale a restare in silenzio di fronte a questa impresa criminale?<\/p>\n<p>Tuttavia, se si vuole porre fine a questa situazione, non bastano l&#8217;indignazione e la condanna morale. Bisogna capire cosa c&#8217;\u00e8 in ballo. Ci troviamo di fronte a una potenza imperialista terrorizzata dalla prospettiva del suo declassamento, pronta a tutto pur di preservare la sua posizione dominante. Spiegare il genocidio attualmente in corso a Gaza limitandosi a invocare l&#8217;esistenza di un lobby filoisraeliana rischia di farci perdere di vista un giudizio geopolitico informato che va al cuore della questione: il tandem Stati Uniti-Israele costituisce un&#8217;unica entit\u00e0.<\/p>\n<p><em>Traduzione dal francese di Simona Trapani. Revisione di Thomas Schmid.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In un recente articolo, lo scrittore russo Gilbert Doctorow si pone una domanda riguardo a Israele e il Medio Oriente: https:\/\/gilbertdoctorow.com\/2024\/10\/06\/more-on-tails-wagging-dogs-and-vice-versa\/ Chi tra gli Stati Uniti e Israele usa l\u2019altro per la sua politica estera? 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Saul - Michel Seymour\",\"description\":\"Samir Saul holds a doctorat d\u2019\u00c9tat in history (Paris) and is a professor of international history at the Universit\u00e9 de Montr\u00e9al. His latest book is entitled Imperialism, As Rampant Today as in the Past (2025). He is also the author of L'Imp\u00e9rialisme, pass\u00e9 et pr\u00e9sent. Un essai (2023); Int\u00e9r\u00eats \u00e9conomiques fran\u00e7ais et d\u00e9colonisation de l'Afrique du Nord (1945-1962) (2016); La France et l'\u00c9gypte de 1882 \u00e0 1914. Int\u00e9r\u00eats \u00e9conomiques et implications politiques (1997). He is also co-editor of M\u00e9diterran\u00e9e, Moyen-Orient : deux si\u00e8cles de relations internationales (2003). He recently published with Michel Seymour Le conflit mondial au XXIe si\u00e8cle (2025). Email: samir.saul@umontreal.ca _______________________________________________________________________________________________________________ Michel Seymour is honorary professor in the Department of Philosophy at the Universit\u00e9 de Montr\u00e9al, where he taught from 1990 to 2019. He is the author of a dozen monographs, including A Liberal Theory of Collective Rights, 2017; La nation pluraliste, co-authored with J\u00e9r\u00f4me Gosselin-Tapp, for which the authors won the Canadian Philosophical Association Prize; De la tol\u00e9rance \u00e0 la reconnaissance, 2008, for which he won the Jean-Charles Falardeau Prize of the Canadian Federation for the Humanities and Social Sciences. He also won the Richard Ar\u00e8s prize from Action nationale magazine for Le pari de la d\u00e9mesure, published in 2001. He recently published with Samir Saul Le conflit mondial au XXIe si\u00e8cle (2025). 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