{"id":254485,"date":"2015-12-08T08:55:57","date_gmt":"2015-12-08T08:55:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/it\/?p=254485"},"modified":"2015-12-08T11:05:27","modified_gmt":"2015-12-08T11:05:27","slug":"denuncia-di-amnesty-international-come-abbiamo-armato-lo-stato-islamico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2015\/12\/denuncia-di-amnesty-international-come-abbiamo-armato-lo-stato-islamico\/","title":{"rendered":"Denuncia di Amnesty International: come abbiamo armato lo Stato Islamico"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Come abbiamo armato lo &#8220;Stato Islamico&#8221;: Amnesty International denuncia di commerci irresponsabili di armi\u00a0<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In un nuovo rapporto diffuso oggi, Amnesty International ha denunciato come decenni di forniture mal regolamentate di armi all\u2019Iraq e gli scarsi controlli sul terreno abbiano messo a disposizione del gruppo armato che si \u00e8 denominato \u201cStato islamico\u201d un ampio e mortale arsenale, usato per compiere crimini di guerra e crimini contro l\u2019umanit\u00e0 su scala massiccia nello stesso Iraq e in Siria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Basandosi sull\u2019analisi, da parte di esperti, di migliaia di video e immagini di cui \u00e8 stata verificata l\u2019autenticit\u00e0, il rapporto di Amnesty International &#8211; intitolato <em>Fare scorta: come abbiamo armato lo \u201cStato islamico\u201d<\/em> \u2013 spiega come il gruppo armato stia usando armi, in larga parte prelevate dai depositi militari iracheni, concepite e prodotte in almeno 25 paesi compresi Russia, Cina, Usa e alcuni stati dell\u2019Unione europea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cLa quantit\u00e0 e la variet\u00e0 delle armi usate dallo \u2018Stato islamico\u2019 \u00e8 l\u2019esempio da manuale di come commerci irresponsabili di armi alimentino atrocit\u00e0 di massa\u201d \u2013 ha dichiarato Patrick Wilcken, ricercatore su controlli sulle armi, commerci di materiali di sicurezza e violazioni dei diritti umani di Amnesty International.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cLa scarsa regolamentazione e la mancata supervisione sull\u2019immenso afflusso di armi in Iraq a partire da decenni fa sono state la manna dal cielo per lo \u2018Stato islamico\u2019 e altri gruppi armati, che si sono trovati a disposizione una potenza di fuoco senza precedenti\u201d \u2013 ha commentato Wilcken.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo aver preso il controllo di Mosul, la seconda citt\u00e0 dell\u2019Iraq, nel giugno 2014, lo \u201cStato islamico\u201d \u00e8 entrato in possesso di un\u2019incredibile quantit\u00e0 di armi e munizioni di fabbricazione internazionale, tra cui armi e veicoli militari made in Usa poi utilizzati per conquistare altre parti del paese, con conseguenze devastanti per le popolazioni locali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa enorme disponibilit\u00e0 di armi catturate o acquisite in modo illecito ha permesso allo \u201cStato islamico\u201d di portare avanti una terribile campagna di violenza: uccisioni sommarie, stupri, torture, rapimenti e presa di ostaggi hanno costretto centinaia di migliaia di persone a fuggire, trasformandosi in profughi interni o in rifugiati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Un\u2019incredibile variet\u00e0 di armi<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La quantit\u00e0 e qualit\u00e0 delle armi nelle mani dello \u201cStato islamico\u201d \u00e8 la conseguenza di decenni di trasferimenti irresponsabili di armi all\u2019Iraq e dei molteplici fallimenti nel gestire le importazioni di armi e introdurre meccanismi di monitoraggio, a partire dall\u2019occupazione militare del 2003, per evitare che quel materiale finisse nelle mani sbagliate. La carenza di sorveglianza dei depositi militari e l\u2019endemica corruzione mostrata dai vari governi iracheni hanno contribuito ad aggravare la situazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il rapporto di Amnesty International documenta l\u2019uso, da parte dello \u201cStato islamico\u201d, di armi e munizioni provenienti da almeno 25 paesi, con un\u2019ampia proporzione originariamente fornita all\u2019esercito iracheno da Usa, Russia e paesi dell\u2019ex blocco sovietico. Queste forniture sono state pagate col petrolio o sono state oggetto di accordi tra il Pentagono e la Difesa irachena o, ancora, frutto di donazioni da parte della Nato. La maggior parte di esse \u00e8 stata presa dai depositi militari finiti sotto il controllo dello \u201cStato islamico\u201d o da quei depositi illecitamente trasferita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra le armi avanzate finite nelle mani dello \u201cStato islamico\u201d vi sono i sistemi di difesa aerea portabili a spalla (noti con l\u2019acronimo Manpads), missili anti-carro guidati, veicoli blindati da combattimento, fucili d\u2019assalto come gli Ak russi e gli M16 e i Bushmaster statunitensi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La maggior parte delle armi convenzionali usate oggi dallo \u201cStato islamico\u201d risale al periodo che va dagli anni Settanta agli anni Novanta e comprende pistole, rivoltelle e altre armi leggere, mitragliatrici, armi anti-carro, mortai e altra artiglieria. Assai utilizzati sono i fucili simili ai kalashnikov dell\u2019era sovietica, prodotti principalmente in Russia e Cina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cAncora una volta dobbiamo constatare che per inviare armi in regioni instabili occorrono un\u2019analisi del rischio da parte di esperti e misure per la riduzione del danno. Sono processi lunghi che richiedono verifiche approfondite. Bisogna verificare, ad esempio, se le forze militari e di sicurezza del paese destinatario sono in grado di sorvegliare efficacemente i depositi e rispettare gli standard del diritto internazionale dei diritti umani e del diritto umanitario internazionale\u201d \u2013 ha commentato Wilcken.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo \u201cStato islamico\u201d e altri gruppi armati hanno anche iniziato a produrre armi per conto proprio: razzi, mortai, granate, ordigni esplosivi improvvisati, trappole esplosive, autobombe e persino bombe a grappolo, queste ultime proibite a livello internazionale. Tra gli ordigni esplosivi improvvisati figurano le mine terrestri, a loro volta vietate dal Trattato per la messa al bando delle mine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La catena di rifornimento<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il rapporto di Amnesty International ripercorre la lunga storia della proliferazione delle armi in Iraq e la complessa catena di rifornimento che molto probabilmente ha portato alcune delle pi\u00f9 recenti forniture nelle mani dello \u201cStato islamico\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I depositi iracheni si sono riempiti di armi alla fine degli anni Settanta e all\u2019inizio degli anni Ottanta, soprattutto nel contesto della guerra con l\u2019Iran, un fattore determinante per lo sviluppo del moderno mercato globale delle armi: almeno 34 paesi fornirono armi all\u2019Iraq, ma 28 di questi le inviarono anche all\u2019Iran. Nel frattempo, l\u2019allora presidente iracheno Saddam Hussein dirigeva lo sviluppo di una fiorente industria delle armi in grado di produrre armi leggere, mortai e pezzi d\u2019artiglieria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019embargo imposto dalle Nazioni Unite dopo che nel 1990 l\u2019Iraq invase il Kuwait ridusse le importazioni ma dal 2003, durante e dopo l\u2019invasione diretta dagli Usa, le forniture sono riprese massicciamente, senza che in molti casi vi fossero garanzie e controlli da parte delle forze della coalizione Usa e delle ricostituite forze armate irachene. Centinaia di migliaia di queste armi sono svanite nel nulla e ancora oggi non se ne trova traccia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I tentativi pi\u00f9 recenti di ricostituire e riequipaggiare l\u2019esercito iracheno e le forze a questo associate hanno ancora una volta determinato un massiccio afflusso di armi in Iraq. Tra il 2011 e il 2013, gli Usa hanno sottoscritto contratti del valore di miliardi di dollari per la fornitura di 140 carri M1A1 Abrams, decine di aerei da combattimento F16, 681 missili terra-aria portabili a spalla Stinger, batterie anti-aeree Hawk e altro equipaggiamento. Alla fine del 2014, gli Usa avevano inviato al governo iracheno armi leggere e munizioni per un valore di oltre 500 milioni di dollari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019endemica corruzione all\u2019interno dell\u2019esercito iracheno, cos\u00ec come i blandi controlli nei pressi dei depositi militari e nel rintracciamento delle armi, rendono tuttora elevato il rischio che queste forniture possano finire nelle mani di gruppi armati come lo \u201cStato islamico\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Impedire la proliferazione delle armi<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dagli errori del passato, gli stati possono apprendere la lezione e adottare misure urgenti per impedire l\u2019ulteriore proliferazione delle armi in Iraq, in Siria e in altre nazioni e regioni instabili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Amnesty International chiede a tutti gli stati di stabilire un embargo totale nei confronti del governo siriano e dei gruppi armati d\u2019opposizione implicati in crimini di guerra, crimini contro l\u2019umanit\u00e0 e altre gravi violazioni del diritto internazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli stati dovranno inoltre adottare la regola della \u201cpresunzione del rifiuto\u201d nei confronti delle esportazioni di armi verso l\u2019Iraq, ossia autorizzare i trasferimenti solo dopo aver compiuto un rigoroso accertamento dei rischi. Le unit\u00e0 dell\u2019esercito e di polizia dell\u2019Iraq giudicate eccezione alla regola dovranno prima di tutto dimostrare di rispettare in modo rigoroso e integrale il diritto internazionale dei diritti umani e il diritto internazionale umanitario e, in secondo luogo, di essere dotate dei necessari meccanismi di controllo per garantire che le forniture non saranno girate ai gruppi armati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre, ogni stato che stia considerando possibili trasferimenti di armi all\u2019esercito iracheno dovr\u00e0 prioritariamente investire il massimo delle risorse nei controlli preventivi e successivi, nell\u2019addestramento e nella supervisione, in modo che i destinatari rispettino gli standard internazionali sulla gestione e sull\u2019impiego di tali armi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutti gli stati che non l\u2019hanno ancora fatto, dovranno immediatamente depositare gli strumenti di accessione o di ratifica al Trattato internazionale sul commercio delle armi. Uno degli obiettivi del Trattato \u00e8 quello di \u201cprevenire e sradicare il commercio illecito di armi convenzionali e impedire che vengano girate\u201d ad altre parti. Il Trattato, inoltre, contiene norme per fermare le forniture di armi ove vi sia un elevato rischio che queste siano usate per compiere gravi violazioni del diritto internazionale dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cL\u2019eredit\u00e0 della proliferazione delle armi e delle violazioni dei diritti umani in Iraq e nelle zone circostanti ha gi\u00e0 distrutto la vita e i beni di milioni di persone e costituisce una minaccia ancora in corso. Le conseguenze delle irresponsabili forniture di armi all\u2019Iraq e alla Siria, e la loro successiva cattura da parte dello \u2018Stato islamico\u2019, devono essere un campanello d\u2019allarme per gli esportatori di armi di ogni parte del mondo\u201d \u2013 ha concluso Wilcken.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Informazioni aggiuntive riguardo all\u2019Italia<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il rapporto di Amnesty International evidenzia come anche l\u2019Italia possa aver giocato un ruolo non indifferente nell\u2019armare lo \u201cStato islamico\u201d, rifornendo durante la guerra del 1980-88 \u2013 secondo fonti ufficiali Usa reperibili al link<em>:\u00a0<\/em><a href=\"http:\/\/www.state.gov\/documents\/organization\/185653.pdf\"><em>www.state.gov\/documents\/organization\/185653.pdf<\/em><\/a>] \u2013 sia l\u2019Iraq che, in maniera meno trasparente, l\u2019Iran.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal 2003, l\u2019Italia ha partecipato alla cosiddetta \u201cguerra al terrore\u201d, nel cui contesto al dipartimento della Difesa Usa fu concessa ulteriore libert\u00e0 di trasferire armi all\u2019Iraq, attraverso l\u2019<em>Iraq Relief and Reconstruction Fund<\/em>, prima, e l\u2019<em>Iraq Security Forces Fund,<\/em>\u00a0tra il 2004 e il 2007. Ci\u00f2 esentava il Pentagono dal doversi conformare a qualsiasi disposizione di legge, incluse quelle relative ai diritti umani. In quegli anni, mentre finivano in circolazione le scorte eccedenti delle forze armate irachene sconfitte e poi congedate, la coalizione guidata dagli Usa firm\u00f2 contratti per almeno un milione di dollari in ulteriori armi leggere e milioni di munizioni, provenienti anche dall\u2019Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ascesa dello \u201cStato islamico\u201d e le sue conquiste territoriali tra giugno e agosto 2014 hanno determinato un grande cambiamento nelle politiche internazionali relative alla fornitura di armi nella regione. Nel 2014, infatti, gli Usa hanno coordinato sforzi congiunti per rispondere alla domanda di armamenti dell\u2019Iraq cominciando a rifornire regolarmente, insieme ad altri 11 paesi europei tra cui l\u2019Italia, anche le forze curde che si opponevano nel paese allo \u201cStato islamico\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Chi ha armato lo &#8220;Stato Islamico&#8221;: fatti e cifre<br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Amnesty International ha catalogato <strong>oltre 100 diversi tipi di armi e munizioni<\/strong>, provenienti originariamente da <strong>almeno 25 paesi<\/strong>, che il gruppo armato che si \u00e8 denominato \u201cStato islamico\u201d sta usando in Iraq e in Siria per compiere un\u2019orribile serie di crimini e violazioni del diritto internazionale umanitario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo \u201cStato islamico\u201d \u00e8 responsabile del sequestro di civili (tra cui attivisti pacifici e operatori dei media), di maltrattamenti e torture (compresi stupri e altre forme di violenza sessuale nei confronti delle donne), di uccisioni sommarie di soldati regolari e di membri di altri gruppi armati e dell\u2019impiego di bambini-soldato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La maggior parte delle armi in possesso dello \u201cStato islamico\u201d deriva dalla <strong>conquista dei depositi militari iracheni<\/strong>. Altre armi sono state prese sui <strong>campi di battaglia<\/strong> o attraverso <strong>commerci illeciti e defezioni<\/strong> di uomini armati in Iraq e in Siria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo aver conquistato Mosul, la seconda citt\u00e0 dell\u2019Iraq, nel giugno 2014, lo \u201cStato islamico\u201d \u00e8 entrato in possesso di un\u2019incredibile quantit\u00e0 di armi e munizioni di fabbricazione internazionale, tra cui armi e veicoli militari made in Usa ampiamente esibiti nei video pubblicati sui social media.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gran parte delle armi finite nelle mani dello \u201cStato islamico\u201d erano state originariamente fornite all\u2019Iraq dagli <strong>Usa<\/strong>, dalla <strong>Russia<\/strong> e da altri <strong>paesi dell\u2019ex blocco sovietico<\/strong> tra gli anni Settanta e Novanta. La maggior parte delle armi prese in Siria sono state originariamente fornite dalla <strong>Russia<\/strong>, da <strong>altri paesi dell\u2019ex blocco sovietico<\/strong> e dall\u2019<strong>Iran<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La guerra Iran-Iraq (1980-1988) \u00e8 stata un fattore determinante per lo sviluppo del moderno mercato globale delle armi: <strong>almeno 34 paesi fornirono armi all\u2019Iraq, 28 dei quali anche all\u2019Iran<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo una pausa nel trasferimento di armi all\u2019Iraq a seguito dell\u2019embargo promosso dalle Nazioni Unite nel 1990, le forniture sono riprese massicciamente dopo l\u2019intervento militare diretto dagli Usa nel 2003.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Oltre 30 paesi<\/strong>, tra cui tutti i membri permanenti del Consiglio di sicurezza, hanno destinato forniture militari all\u2019Iraq negli ultimi 10 anni e una parte significativa di esse \u00e8 finita nelle mani di gruppi d\u2019insorti, compreso lo \u201cStato islamico\u201d e i suoi precursori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra il 2011 e il 2013, gli Usa hanno sottoscritto col governo dell\u2019Iraq contratti per forniture di armi del valore di miliardi di dollari. Alla fine del 2014, erano state inviate munizioni e armi leggere per un valore di <strong>500 milioni di dollari<\/strong>. Le forniture sono proseguite, nell\u2019ambito del Fondo del Pentagono per l\u2019equipaggiamento e l\u2019addestramento dell\u2019Iraq (valore: <strong>1,6 miliardi di dollari<\/strong>), comprendendo tra l\u2019altro <strong>43.200 fucili M4<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 15 agosto 2014 la risoluzione 2170 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha rinnovato l\u2019embargo sulle forniture di armi allo \u201cStato islamico\u201d e al gruppo armato Fronte al-Nusra, affiliato ad al-Qa\u2019ida.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come abbiamo armato lo &#8220;Stato Islamico&#8221;: Amnesty International denuncia di commerci irresponsabili di armi\u00a0 In un nuovo rapporto diffuso oggi, Amnesty International ha denunciato come decenni di forniture mal regolamentate di armi all\u2019Iraq e gli scarsi controlli sul terreno 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