{"id":254475,"date":"2015-12-07T16:42:56","date_gmt":"2015-12-07T16:42:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/it\/?p=254475"},"modified":"2015-12-07T16:42:56","modified_gmt":"2015-12-07T16:42:56","slug":"254475","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2015\/12\/254475\/","title":{"rendered":"Internet e i diritti alimentano la rivolta al centro per minori"},"content":{"rendered":"<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019inquietudine che scuote il nostro paese a causa dei problemi economici e delle distanze culturali porta spesso alla luce a causa forse di discorsi razzisti di esponenti politici il discusso Pocket Money, erogato agli immigrati ospiti dei centri. Sui social network si divulgano fotografie che rappresentano gli immigrati immediatamente dopo uno sbarco con tanto di cellulare in mano, oppure cestini pieni di pasti gettati perch\u00e9 non graditi. Importante \u00e8 invece comprendere le fasi oggettive, ponendoci le domande se l\u2019immigrato abbia o meno il diritto di possedere un cellulare o permettersi di sdegnare un pasto a lui non gradito.<\/p>\n<p>Chi lavora sui moli e nei centri di accoglienza sia per minori che per adulti ha pronosticato il termine degli sbarchi intorno all\u2019anno 2025, i bambini imbarcati sono spesso orfani di un solo genitore quindi si ritrovano a viaggiare da soli per mesi in mezzo ad estranei adulti, badando a se stessi in tutto e per tutto. I viaggi che portano queste persone nelle nostre terre sono lunghi ed estremamente sfiancanti, quando troviamo sui quotidiani ed i nostri computer fotografie di donne e bambini dovremmo tentare ad immaginare esseri umani che camminano nella paura e nella clandestinit\u00e0 per un tempo che varia da uno ai tre anni. Attraversano solitamente stati quali Sudan, Pakistan e Libia fermandosi per brevi periodi, lavorando per poi ricominciare il loro cammino verso un sogno, quel sogno immaginario che gli dar\u00e0 ogni mattina la forza per sopravvivere.<\/p>\n<p><strong>Rivolta dei minori al centro Poggio Putano, Crotone<\/strong><\/p>\n<p>La dottoressa Giusy Carn\u00e8, amministratrice della sezione della Croce Rossa di Crotone si racconta, una storia a dir poco incredibile ma sicuramente chiarificatrice su ci\u00f2 che spesso sottovalutiamo. Nel centro in quei giorni alloggiavano cinquanta minori non accompagnati, tramite internet ed i loro cellulari vennero a conoscenza di tutto ci\u00f2 che era compreso nei loro diritti. In Italia \u00e8 bene ricordare che i centri di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati politici ricevono per ospite un budget che gira trai 25 e 35 euro, in cui sono compresi vitto, alloggio, manutenzione struttura, abiti e spese varie. Da giorni al centro Poggio Putano erano stati segnalati contrasti tra i ragazzi e gli operatori, l\u2019 aria iniziava a farsi pesante, queste le dichiarazioni dei rappresentanti, quando venne comunicata la decisione dalla direzione di sospendere l\u2019uso della WIFI entro la mezzanotte, la situazione cominci\u00f2 a degenerare definitivamente. Vennero consegnati dai ragazzi ai mediatori culturali lettere di rabbia che pronosticavano una vera e propria insurrezione per una libert\u00e0 violata.<\/p>\n<p>Una mattina Giusy nel suo ufficio all\u2019interno della sede operativa ricevette una telefonata che dichiarava una situazione pericolosa ed insostenibile, raggiunse velocemente il centro in cui i ragazzi spendono regolarmente le loro giornate, vengono velocemente create catene annodando le lenzuola con cui bloccano i cancelli tenendo cos\u00ec in ostaggio lei, il mediatore culturale, il responsabile della struttura, il legale rappresentante e gli operatori. I tumulti esplodono, spaccando i muri e lesionando i termosifoni rendendoli inutilizzabili, si vedono volare tavoli dalle finestre sotto gli occhi allibiti di tutti, lei viene spinta con forza contro le sbarre subendo un forte colpo alla schiena. Nel frattempo le forze dell\u2019ordine arrivano cercando di monitorare il tutto e liberare gli operatori della Croce Rossa. La richiesta dei ragazzi si concludeva con la semplice richiesta di avere una parte di quel denaro che viene erogato dal governo italiano al centro, il diritto di potere uscire con qualcosa nelle tasche, di concedersi semplicemente un gelato. Dopo quasi un intero giorno di contrattazione alle 23 della sera si raggiunge finalmente l\u2019accordo di affidare nelle loro mani 2.50 giornaliere accumulate e consegnate loro una giorno a settimana, grazie al tempestivo lavoro del tribunale dei minori che mise in pratica il pi\u00f9 velocemente possibile questa eventualit\u00e0.<\/p>\n<p>Gli operatori tenuti in ostaggio raccontano di come i ragazzi siano cambiati dagli anni novanta ad oggi, arrivavano impauriti, senza sapere cosa sarebbe loro accaduto e praticamente sapendo nulla del nostro paese, oggi sembra essere tutto mutato, con l\u2019avvento di Facebook ed internet sono pi\u00f9 istruiti e conoscono bene le leggi in loro favore. Un problema di comunicazione sicuramente \u00e8 venuto a crearsi a causa di informazioni sbagliate date dai loro coetanei tramite le chat, portando cos\u00ec la fiducia nei confronti di chi li accudisce ad un livello estremamente labile. Per alcuni giorni mi sono trovata a visionare la struttura in cui ha avuto vita la sommossa, muri spaccati e termosifoni divelti, nelle loro stanze si lasciano andare all\u2019ascolto della musica e riposare nei loro letti quando non occupano le giornate fuori in paese, rispettando gli orari dei pasti. Al piano terra vi \u00e8 un gran salone con una tv che permette loro di passare il tempo, intorno \u00e8 stato da loro creata una simil tenda con una scatola di cartone per evitare il fastidio del riflesso del sole. Sono ragazzi autonomi e con una gran forza dentro, presentandomi a loro ho notato un po\u2019 di scetticismo inizialmente terminato con un grande sorriso lasciando comprendere quanto possa essere forte la paura, di trovarsi dopo un lungo viaggio, solo, in un paese che non ti rappresenta, che non parla la tua lingua e che cerca di importi regole che non sono tue, mentre tu sei ancora bambino<\/p>\n<p>Fabio, il mediatore culturale delle strutture sorride e dichiara che prese una spinta da uno dei ragazzi che si rese subito conto del gesto e si spavent\u00f2 chiedendogli scusa timidamente, spiegando che la sua intenzione non era quella di lederlo. Questo lascia comprendere quanto siano grandi le nostre paure, dobbiamo annoverare come spiega l\u2019avvocato che si occupa delle strutture che questa \u00e8 la voce della disperazione, per questo hanno compreso l\u2019accaduto senza trascurare che sono solo ragazzini fuggiti dalla guerra e dalla fame.<\/p>\n<p>Arrivando qui soli e spesso orfani di un genitore vengono accolti ancora prima che spariscano, portati al sicuro in uno dei centri e con l\u2019aiuto di mediatori culturali si cerca di avere riferimenti sulla famiglia di origine, avviene cos\u00ec la consegna di un cellulare e di una tessera telefonica. Con un lungo lavoro di equipe tra insegnanti, mediatori culturali ed avvocati si tenter\u00e0 il ricongiungimento familiare dove sar\u00e0 possibile. Alcuni bambini spariscono perch\u00e9 vittime della tratta, ancora prima di scendere dalla Nave hanno un contatto e numeri di telefono, alcune volte gli operatori riescono ad evitare il peggio grazie anche alle forze dell\u2019ordine scoprendo individui sconosciuti alla famiglia. Altre volte varcano i cancelli sparendo per sempre, catturando strade che li porteranno ad abusi e vendita di organi illegali. Il commissario Francesco Parisi della Croce Rossa Italiana della citt\u00e0 di Crotone mi confida con occhi lucidi che durante i viaggi della speranza bambine provenienti dal Nord Africa in una et\u00e0 compresa tra gli 11 e 13 anni sono state trovate in stato di gravidanza per violenze sessuali subite durante la navigazione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0 L\u2019inquietudine che scuote il nostro paese a causa dei problemi economici e delle distanze culturali porta spesso alla luce a causa forse di discorsi razzisti di esponenti politici il discusso Pocket Money, erogato agli immigrati ospiti dei centri. 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