{"id":254393,"date":"2015-12-07T14:10:28","date_gmt":"2015-12-07T14:10:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/it\/?p=254393"},"modified":"2015-12-07T14:10:28","modified_gmt":"2015-12-07T14:10:28","slug":"la-cop-21-di-parigi-e-solo-un-circo-mediatico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2015\/12\/la-cop-21-di-parigi-e-solo-un-circo-mediatico\/","title":{"rendered":"La COP 21 di Parigi \u00e8 solo un circo mediatico?"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><em><strong>Meditiamo sulle razionali posizioni scettiche di un ambientalista critico: Hermann Sheer<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Conferenza sul clima di Parigi si chiama COP 21 perch\u00e9 \u00e8 il 21esimo vertice dell\u2019ONU convocato, dal 30 novembre all\u201911 dicembre 2015, sull\u2019argomento. La si pu\u00f2 considerare una moltitudine di eventi raggruppabili in 3 categorie: 1) dentro la sede di Le Bourget, il tavolo negoziale vero e proprio; 2) le conferenze e le iniziative varie di contorno, inserite nel programma ufficiale, sia dentro Le Bourget che in citt\u00e0; 3) i dibattiti \u201cesterni\u201d e le manifestazioni anche critiche organizzate da chiunque e ovunque nell\u2019Ile de France.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C\u2019\u00e8 quindi la vera e propria Assemblea istituzionale sul modello ONU, che si tiene in una grande sala riempita dalle 195 delegazioni degli Stati partecipanti, con tribuna per giornalisti e funzionari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vi sono poi gli spazi e le aule per gli incontri a latere previsti nel programma, che possono tenersi anche fuori Le Bourget.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A tutto ci\u00f2 fanno corona, in qualche caso con intenzioni di assedio, migliaia di riunioni, manifestazioni, esposizioni, organizzate nell\u2019occasione e in ogni quartiere di Parigi da associazioni, enti locali, centri culturali, istituzioni pubbliche e imprese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per un mio errore nel focalizzare la data di scadenza (mi ero convinto falsamente che fosse il 20 novembre) non sono riuscito ad accreditarmi come giornalista e quindi ho dovuto dare addio alle comodit\u00e0 (ad es. i mezzi della sala stampa, inondata di comunicati, con i grandi schermi che riportano in diretta il dibattito in aula) e alla libert\u00e0 di movimento che sono privilegio della professione. Gioco forza posso solo seguire gli eventi collaterali e le iniziative di movimento: ma ogni limite pu\u00f2 rappresentare una opportunit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Penso infatti sia inutile fare concorrenza agli addetti delle grandi testate che si sono radunati a mo\u2019 di sciame di cavallette: lascio volentieri a loro l\u2019incombenza di stare dietro all\u2019evoluzione della discussione sulla bozza di accordo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che senso ha, infatti, riferire, magari minuto per minuto, di quante pagine si va restringendo il testo iniziale, quanti punti controversi contiene tra parentesi quadre, quante opzioni vengono aggiunte o abbandonate?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bisogna cercare di cogliere il nocciolo di quello che succede, non dettagli di poco significato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra gli ambientalisti ufficiali c\u2019\u00e8 chi, rifacendosi al precedente di Copenhagen del 2009, teme che verr\u00e0 fuori un \u201cmini-accordo\u201d solo di facciata. Al vertice della citt\u00e0 danese, a proposito di pagine, l\u2019ultima versione del documento ne contava tre anche a causa di un colpo di mano della presidenza, che aveva lavorato in segreto ad un testo alternativo rispetto a quello su cui si svolgeva la discussione ufficiale. Il timore \u00e8 che Fabius a Parigi coltivi questa tentazione: sta di fatto che il presidente della COP 21 non manca di lanciare i suoi allarmi rispetto alla versione di accordo messa a punto dai ben 7.000 negoziatori tecnici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa versione da lunedi 7 dicembre fino a mercoledi 9 far\u00e0 da base delle discussioni a livello dei ministri dell\u2019Ambiente (che subentrano ai capi di Stato intervenuti per \u201cbenedire\u201d l\u2019apertura dei lavori) che dovranno condurre al testo finale per l\u201911 dicembre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da \u201cantigiornalista\u201d quale autoironicamente mi definisco provo a riferire di posizioni di \u201calternativi\u201d, sicuramente non pagati dalle lobby del nucleare e del petrolio, che sono del tutto scettiche rispetto agli appelli per un accordo sul clima a Parigi quale \u201cultima spiaggia\u201d per la sopravvivenza dell\u2019umanit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non si tratta di condividere immediatamente questi atteggiamenti, ma di essere spinti a riflettere e studiare per dare comunque una base pi\u00f9 solida alle proprie convinzioni, quali che esse siano. A furia di slogan e di tweet non credo si possa veramente andare da qualche parte, o almeno da quelle parti in cui si desidera, nei propri sogni, spostarsi. Faccio un esempio: il 29 novembre sono passato dalla Darsena di Milano dove era in programma la \u201cmarcia per il clima\u201d in vista della COP 21. Fosse stato distribuito, da parte di qualcuno dei promotori, uno straccio di volantino! Invece imperava la \u201cmascherata\u201d folkloristica tanto per farsi scattare delle foto, ad uso della stampa (vituperata a parole ed inseguita nelle sue esigenze e nei suoi vizi) e dei social network!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mi chiedo: si crede davvero che basti travestirsi da carota, far volare palloncini verdi ed inalberare qualche cartello per sensibilizzare i cittadini (ammesso che i presunti sensibilizzatori siano a loro volta informati e sappiano qualcosa di pi\u00f9 dei cartelli che implorano ai potenti di fare patti, quali che essi siano, per \u201ctagliare pi\u00f9 C02\u201d!)? La risposta a me pare negativa, ma io sono semplicemente un brontolone \u201csaccente\u201d non al passo con le nuove dinamiche della comunicazione (?) sociale\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ragion per cui, a seminare dubbi laddove allignano le beate certezze conformiste, ecco che tiro in ballo un personaggio ancora pi\u00f9 antipatico e saccente del sottoscritto, <strong>Hermann Sheer<\/strong>, il tedesco \u201ccrucco\u201d presidente di <strong>Eurosolar<\/strong>, disgraziatamente scomparso nel 2010.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 stato sicuramente uno dei pi\u00f9 infaticabili promotori <strong>pratici<\/strong> dell\u2019energia solare (e delle rinnovabili in genere) nel mondo, l\u2019ispiratore della avanzatissima legge tedesca sulle energie rinnovabili: la sua opinione, condivisibile o meno, o condivisibile solo in parte, propongo di valutarla attentamente e di andarla a studiare dove si pu\u00f2 trovare nella forma pi\u00f9 approfondita e compiuta: ohib\u00f2, in un libro intitolato \u201c<strong><em>Imperativo energetico<\/em><\/strong>\u201d (pubblicato in Italia nel 2011 per i tipi delle Edizioni Ambiente).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sheer definisce \u201c<strong>minimalismo organizzato<\/strong>\u201d la \u201ctrappola concettuale delle conferenze mondiali sul clima e dell\u2019emission trading\u201d. A suo parere il fallimento di Copenhagen doveva essere messo ampiamente nel conto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201c<em>La Conferenza mondiale sul clima segu\u00ec lo stesso copione delle 14 precedenti, a partire dal 1995: drammatici appelli \u201cadesso o mai pi\u00f9\u201d prima della conferenza, contrattazioni meschine e paralizzanti durante la conferenza con risultati penosi, la decisione di tenere una conferenza successiva e poi l\u2019apra condanna dei colpevoli<\/em>\u2026\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma se si deve trovare un colpevole, secondo Sheer, \u00e8 nel concetto in s\u00e9 di queste conferenze. \u201c<em>Esso si basa su due premesse molto discutibili: bisogna assolutamente trovare una soluzione di compromesso con obblighi relativamente equivalenti per tutti i partecipanti, perch\u00e9 si tratta di un problema globale che interessa tutti. Le necessarie misure di tutela del clima devono essere considerate in termini economici e quindi occorre una equa distribuzione degli oneri (burden sharing) sostenuta da un ampio consenso. Non da ultimo, vige il motto \u201co tutti o nessuno\u201d. Quello che in teoria suona convincente \u00e8 in realt\u00e0 illusorio<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si sarebbe creata, intorno alla liturgia delle COP, una <strong>diplomazia climatica conformista<\/strong> che ha formato una community includente alcuni istituti di ricerca sul clima e alcune ONG ambientaliste internazionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quale \u00e8 il punto, per Sheer?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201c<em>Un accordo davvero sostanziale con obblighi uguali e simultanei non \u00e8 per ora raggiungibile, perch\u00e9 le singole situazioni non sono confrontabili. Anche il Protocollo di Kyoto ha potuto essere attuato solo perch\u00e9 la maggior parte dei Paesi, tra cui anche Cina e India, erano esonerati dall\u2019obbligo di agire\u2026 Nella migliore delle ipotesi e dopo lunghe e faticose trattative, si potrebbe raggiungere un consenso su obblighi minimi troppo bassi, che comunque sarebbero assolutamente inadeguati a fronteggiare il rischio dei cambiamenti climatici<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sheer prende di petto l\u2019obiettivo che gi\u00e0 a Copenaghen avrebbe dovuto essere adottato nero su bianco, il famoso tetto dei 2 gradi Celsius di aumento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201c<em>Di fatto ci\u00f2 significa che si accetta un ulteriore innalzamento delle soglie di rischio per il clima (dall\u2019attuale quota di 385 ppm di CO2 nell\u2019atmosfera a 450 ppm)\u2026 Come \u00e8 venuto in mente (alla \u201ccommunity pro clima\u201d \u2013 ndr) di adottare l\u2019obiettivo dei due gradi come unit\u00e0 di misura di tutte le cose, nonostante essa stessa citi costantemente il rapporto ormai famoso dello scienziato britannico Nicholas Stern, secondo il quale i crescenti mutamenti climatici causano molti pi\u00f9 danni economici che non la crescita economica in s\u00e9? Come pu\u00f2 un obiettivo cos\u00ec modesto aprire nuove prospettive?<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Aumento di 2\u00b0 C: se tutto va bene siamo rovinati comunque!<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si potrebbe osservare che un cattivo accordo con qualche obbligo \u00e8 sempre meglio di nessun accordo. Ma a questo punto Sheer apre un nuovo fronte di critiche perch\u00e9 in questo caso la stessa possibilit\u00e0 di obblighi minimi viene vanificata dalla concessione di \u201cstrumenti flessibili\u201d, ricavati dall\u2019economia di mercato, per il calcolo dei crediti di emissione. Sheer definisce questo sistema un \u201cvicolo cieco\u201d e dedica un intero paragrafo di \u201cImperativo energetico\u201d a contestarlo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il sistema \u00e8 cos\u00ec concepito: i crediti di emissione assegnati a ogni Paese in base ai propri obblighi minimi di riduzione possono essere contrattati e calcolati a livello internazionale. Chi emette pi\u00f9 di quanto gli \u00e8 concesso pu\u00f2 acquistare dei \u201cdiritti di emissione\u201d da altri Paesi che emettono meno della quota che gli \u00e8 stata fissata. Oltre a questo scambio di \u201cdiritti di emissione\u201d tra Paesi, un secondo strumento \u00e8 la possibilit\u00e0 per le aziende che hanno superato i limiti di emissione consentiti di poterli riscattare attraverso investimenti che mirano a ridurre la CO2 in un altro luogo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La nostra aria non \u00e8 una merce!<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sheer contrasta l\u2019idea, promossa da economisti e politici e sostenuta dalle grandi organizzazioni ambientaliste, che il commercio delle emissioni costituisca un mezzo efficace ed importante per la tutela del clima.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201c<em>Gi\u00e0 in occasione della Conferenza mondiale sul clima del 2001 a Bonn, EUROSOLAR aveva ammonito le organizzazioni ambientaliste quali Greenpeace e WWF, che erano a favore dell\u2019implementazione di tali \u201cstrumenti flessibili\u201d attraverso la sua (di EUROSOLAR- ndr) campagna \u201cLa nostra aria non \u00e8 una merce\u201d, mettendole in guardia sul fatto che lo scambio di crediti avrebbe bloccato, anzich\u00e9 accelerato, il passaggio ad un approvvigionamento energetico a emissioni zero<\/em>\u201d\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il cosiddetto approccio di mercato, secondo gli economisti, porterebbe ad un impiego ottimale degli investimenti: il ragionamento \u00e8 che dato che gli investimenti a tutela del clima costano meno nei Paesi in cui il salario \u00e8 basso, i Paesi industrializzati possono risparmiare sui costi e ottenere lo stesso effetto in termini di riduzioni. Di fatto questo non succede. \u201c<em>Gli strumenti flessibili rendono il minimo (fissato dalle quote &#8211; ndr) un limite massimo. L\u2019ammonimento \u201cnon superare il minimo\u201d diventa un incentivo economico. E in pi\u00f9, i Paesi vengono ammoniti con iniziative unilaterali dall\u2019oltrepassare questo obbligo minimo di riduzione delle emissioni perch\u00e9 provocherebbero danni economici a loro stessi\u2026 Se un Paese riduce in modo unilaterale le proprie emissioni attraverso \u201cinvestimenti in tecnologie pulite, gli altri paesi reagiscono incrementando le loro emissioni. In questo modo un Paese sarebbe punito per i suoi precoci investimenti in tecnologie pulite. La decisione unilaterale di evitare le emissioni porterebbe alla situazione in cui chi si assume le spese per ridurre le emissioni o evitarle non coincide con chi poi gode dei risultati positivi ottenuti e svilupperebbe la \u201cproblematica degli opportunisti\u201d, cio\u00e8 ci sarebbe chi si approfitta degli sforzi degli altri<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Liberarsi di un male \u00e8 comunque un bene!<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019approccio delle conferenze mondiali, secondo Sheer, porta a conseguenze assurde e a una paralisi senza uscita della politica climatica mondiale. \u201c <em>(Questo approccio) nasconde tutti gli altri problemi e pericoli dell\u2019approvvigionamento energetico convenzionale e non riconosce che, indipendentemente dai calcoli globali, la popolazione nutre un interesse di base nella riduzione di tutte le emissioni nocive. Questi strumenti di tutela climatica non tengono conto di altre sostanze dannose derivanti dallo sfruttamento convenzionale dell\u2019energia, che non sono gas serra e che quindi non hanno nulla a che fare con la tutela globale del clima<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un esempio? La costruzione di centrali nucleari con la scusa di risparmiare CO2. Lo si pu\u00f2 notare con il Greenwashing praticato da AREVA ed EDF, l\u2019industria nucleare francese, che \u00e8 la principale sponsor della COP 21.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Continua Sheer: \u201c<em>Poich\u00e9 gli strumenti delle emissioni sono considerati sacrosanti, si arriva alla conclusione dogmatica che ogni attivit\u00e0 che mira a promuovere la sostituzione delle risorse energetiche, sia in Germania che altrove, non debba aver luogo finch\u00e9 il mercato dei crediti rester\u00e0 l\u2019unica unit\u00e0 di misura di ogni cosa. I numerosi sostenitori degli \u201cstrumenti flessibili\u201d, che al contempo spingono per un rapido potenziamento delle energie rinnovabili, non conoscono a sufficienza questa logica elementare<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019aria non va giocata in Borsa!<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella rappresentazione neoliberista, spiega Sheer, si permette l\u2019artificio politico dello Stato che fissa diritti di inquinamento legalizzati a livello nazionale ed internazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201c<em>I governi che vogliono vendere all\u2019asta i crediti di emissione devono sperare di guadagnarci. Ci\u00f2 che entra nelle casse dello Stato grazie allo scambio dei crediti ha la funzione di una tassa sulla CO2, per\u00f2 con spese burocratiche e costi di gran lunga superiori rispetto ad essa. E\u2019 presumibile quindi che i governi non vogliano pi\u00f9 rinunciare a queste entrate e siano quindi propensi a rinviare gli incentivi per le energie rinnovabili. Indirettamente diventano cos\u00ec partner commerciali dei responsabili delle emissioni. Si potrebbe prevedere anche la nascita di nuove bolle speculative, soprattutto se si considera che il commercio dei diritti di emissioni \u00e8\u00a0\u00a0 visto come uno dei mercati finanziari con maggior potenziale di crescita. La gestione fittizia degli speculatori che dal 2008 hanno dato il via alla crisi finanziaria mondiale \u00e8 probabilmente tanto pi\u00f9 incontrollabile quanto pi\u00f9 si specula effettivamente sull\u2019aria<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Morale della favola, per Sheer (meditate gente, e meditino soprattutto coloro che sono andati alle marce del 29 novembre): \u201c<em>Le conferenze mondiali sul clima restano sempre bloccate su un concetto base, ovvero sul fatto che si tratta di idee impossibili da realizzare. Quante altre conferenze mondiali sul clima saranno necessarie prima di ammetterlo? Quando e dopo quanti aumenti delle emissioni dei gas serra si riuscir\u00e0 ad ammettere e ad accettare la perdita di autorit\u00e0 dei governi e delle organizzazioni internazionali? (\u2026) Il fatto che si trovino sempre nuove varianti sul modo di applicare gli strumenti flessibili, nonostante le loro evidenti contraddizioni, ha anche altre motivazioni: la diplomazia internazionale sul clima, insieme al Segretariato internazionale sul clima e alle autorit\u00e0 nazionali, \u00e8 divenuto un sistema autoreferenziale. E\u2019 nato un business sulla tutela climatica basato sullo scambio delle quote di emissione, su avvocati e certificatori ben pagati, su cui si specula gi\u00e0 fin troppo e dietro il quale si nasconde la segreta speranza dei governi nazionali di non dovere affrontare la conseguenza a lungo proposta, ovvero il passaggio alle energie rinnovabili se non altro in base ad interessi elementari. E\u2019 difficile non rendersi conto che le conferenze mondiali sul clima basate sul consenso vengono usate dai governi, che non hanno alcuna volont\u00e0 di azione, come semplici \u201cstazioni di smistamento\u201d delle quote di emissione. In casa possono pronunciarsi a favore di misure pi\u00f9 coerenti all\u2019interno di un quadro contrattuale internazionale da concordare, sicuri che verranno poi ammorbidite o rifiutate a livello internazionale. Ed \u00e8 ancora pi\u00f9 comprensibile che le critiche delle organizzazioni internazionali si scaglino principalmente contro gli accordi mancati e gli abusi, ma molto meno contro il concetto in s\u00e9. Alcuni fanno proprio addirittura l\u2019obiettivo delle trattative, compromesso fin dall\u2019inizio, ovvero l\u2019obiettivo dei due gradi<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cosa c\u2019\u00e8 da ponderare, dopo questo discorso, una volta che si sia verificata la sua fondatezza?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che non bisognerebbe parlare di \u201ctransizione\u201d ma di \u201crivoluzione\u201d energetica, nel senso tecnologico ma anche sociale ed economico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bisogna acquisire la consapevolezza che l\u2019attuale sistema energetico \u00e8 frutto di protezionismo politico ed esso vuole prolungare la sua esistenza anche, e non da ultimo, attraverso le trattative sul clima mondiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sheer propone una strada basata su tre pilastri, che ogni Paese pu\u00f2 percorrere in piena indipendenza:<\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\">Abolire ogni incentivo pubblico all\u2019economia fossile (e nucleare);<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">Stabilire la priorit\u00e0 di dispacciamento per le FER;<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">Investire per costruire l\u2019infrastruttura pubblica del sistema rinnovabile al 100%, una infrastruttura che fa perno sul ruolo delle aziende pubbliche locali.<\/li>\n<\/ul>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Meditiamo sulle razionali posizioni scettiche di un ambientalista critico: Hermann Sheer La Conferenza sul clima di Parigi si chiama COP 21 perch\u00e9 \u00e8 il 21esimo vertice dell\u2019ONU convocato, dal 30 novembre all\u201911 dicembre 2015, sull\u2019argomento. 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