{"id":2542484,"date":"2024-08-15T13:17:32","date_gmt":"2024-08-15T12:17:32","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=2542484"},"modified":"2024-08-15T13:17:32","modified_gmt":"2024-08-15T12:17:32","slug":"elon-musk-e-un-nuovo-ruanda-per-il-venezuela","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2024\/08\/elon-musk-e-un-nuovo-ruanda-per-il-venezuela\/","title":{"rendered":"Elon Musk e un nuovo \u201cRuanda\u201d per il Venezuela"},"content":{"rendered":"<p>Il Venezuela \u00e8 di nuovo sulle prime pagine dei giornali, e a livello internazionale. Perch\u00e9 tanto interesse per le vicende di un paese lontano dal \u201cprimo mondo\u201d, se la maggioranza di coloro che ne parlano non riescono a segnalarlo nemmeno sulle carte geografiche? Perch\u00e9 tanta furia e tante \u201cdichiarazioni\u201d sul sistema che governa il Venezuela, anche da parte di chi, in Europa, \u00e8 totalmente disinteressato alla politica? Per quali meccanismi si scatenano queste \u201cpassioni\u201d?<\/p>\n<p>Cerchiamo di elencare brevemente alcuni punti a questo proposito, sia dal lato della borghesia che dal lato di coloro che cercano di combatterla.<\/p>\n<p>Il Venezuela \u00e8 un paradigma, un nuovo paradigma \u2013 economico, politico, simbolico \u2013 per il 21\u00b0 secolo. Un laboratorio che dovrebbe essere preso in considerazione anche da chi tiene gli occhi fissi sul modello europeo.<\/p>\n<p>Il Venezuela rappresenta il punto di frattura pi\u00f9 alto che si sia verificato nel modello capitalista dopo la caduta dell\u2019Unione Sovietica. Un esempio concreto che le cose si possono cambiare non solo con le armi ma anche con il voto, purch\u00e9 si assumano i costi della difesa del programma proposto, anche se \u201climitato\u201d ad alcune modifiche strutturali, coniugando i principi del socialismo con la democrazia popolare.<\/p>\n<p>Non dobbiamo sottovalutare la forza dell&#8217;esempio, decisivo nel corso del XX secolo (il secolo delle rivoluzioni), in cui tutti gli oppressi dal sistema capitalista \u201cvolevano fare come in Russia\u201d. La forza dell\u2019esempio, che l\u2019imperialismo ha cercato di distruggere, distorcere o nascondere dispiegando un gigantesco apparato multiforme, come si \u00e8 visto e si vede contro Cuba, Nicaragua e Venezuela.<\/p>\n<p>\u00c8 necessario riflettere profondamente sul significato della motivazione data, nel 2014, dal \u201cdemocratico\u201d Obama per imporre \u201csanzioni\u201d al Venezuela, definito come \u201cuna minaccia inusuale e straordinaria per la sicurezza degli Stati Uniti\u201d. La minaccia dell&#8217;esempio.<\/p>\n<p>Una minaccia da stroncare con l\u2019imposizione di misure coercitive unilaterali e illegali, in barba al rispetto delle tante decantate regole democratiche che, quando sono di impaccio, possono essere calpestate in nome di interessi \u201csuperiori\u201d: quelli del profitto.<\/p>\n<p>Il pericolo che viene dal Venezuela \u2013 paese in cui le speranze del socialismo si rinnovano attraverso la trasmissione della memoria storica, quella degli insorti, alle nuove generazioni \u2013 \u00e8 quello di ricordare ai comunisti e alle comuniste d\u2019Europa la questione inaggirabile rimasta in sospeso dal grande ciclo di lotte degli anni &#8217;70: perch\u00e9 tutta quella forza organizzata \u00e8 stata distrutta con la complicit\u00e0 dei partiti riformisti di sinistra?<\/p>\n<p>Perch\u00e9 in Europa le forze di alternativa non sono riuscite a farsi strada n\u00e9 con le armi n\u00e9 con le urne? Perch\u00e9, quando si \u00e8 presentata l\u2019occasione, com&#8217;\u00e8 successo in Grecia, i dirigenti di sinistra hanno deluso le aspettative e hanno finito per piegarsi alle grandi istituzioni europee?<\/p>\n<p>E, soprattutto, perch\u00e9 anche alcuni esponenti della sinistra \u201cradicale\u201d, neo-eletti nelle istituzioni europee, sono pi\u00f9 inclini a difendere la \u201cdemocrazia\u201d dagli autoproclamati golpisti e non la volont\u00e0 delle classi popolari venezuelane, e considerano il socialismo una \u201cdittatura\u201d?<\/p>\n<p>Possiamo individuare almeno tre punti di frattura principali, determinanti per la costruzione di un nuovo paradigma imperialista per il secolo 21: la guerra nella ex Jugoslavia, la pi\u00f9 importante e sanguinosa guerra nel vecchio continente dalla fine della Seconda guerra mondiale, scoppiata all&#8217;inizio degli anni &#8217;90; il massacro in Ruanda, scoppiato nella regione africana dei Grandi Laghi nel 1994; e l&#8217;avvitamento \u2013 concreto e simbolico &#8211; del conflitto storico per il diritto a esistere del popolo palestinese. A seguire, la distruzione dell&#8217;Iraq e della Libia, con l&#8217;uccisione di Saddam Hussein e di Muammar Gheddafi.<\/p>\n<p>Da l\u00ec hanno preso corpo alcuni \u201cassiomi\u201d dominanti per imporre la \u201cbalcanizzazione\u201d del mondo, la strategia del \u201ccaos controllato\u201d cos\u00ec ben delineato nei programmi di rilancio della Nato. Intanto, spicca il ruolo dei media nei conflitti, che funzionano da apripista nelle guerre imperialiste.<\/p>\n<p>Nei Balcani, si tratt\u00f2 di confondere le acque, mostrando come \u201cforze del bene\u201d i mercenari al soldo dell&#8217;imperialismo Usa, e di disegnare il ruolo di \u201cautorit\u00e0 imparziali\u201d per gli organismi internazionali a loro subalterni. Si tratt\u00f2, soprattutto, di ricattare quanti volessero analizzare la situazione in base allo scontro di interessi in campo, scontro di interessi geopolitici per una nuova ridiscolazione del mondo senza l&#8217;Unione sovietica.<\/p>\n<p>In questo, in Europa, la strada era gi\u00e0 stata spianata dal post-modernismo, dall&#8217;imposizione di metafisiche e dietrologie che facevano apparire cosa da dinosauri qualunque riferimento ai concetti marxisti che permettessero di individuare il campo in cui situarsi.<\/p>\n<p>Come si sa, in Italia, allora c&#8217;era un governo guidato da un ex comunista, Massimo D&#8217;Alema, che decise l&#8217;intervento armato con l&#8217;appoggio \u201cbipartisan\u201d di tutte le forze politiche. Un&#8217;aggressione in spregio al diritto internazionale e all&#8217;articolo 11 della Costituzione italiana che \u201cripudia la guerra\u201d, e che dar\u00e0 l&#8217;avvio a una serie di crescenti violazioni, compiute in nome della cosiddetta \u201ccomunit\u00e0 internazionale\u201d.<\/p>\n<p>Nelle guerre balcaniche, per diffondere la strategia del \u201ccaos controllato\u201d, l&#8217;imperialismo ha soffiato sul fuoco delle differenze etniche, che convivevano pacificamente durante il socialismo. In Ruanda si \u00e8 trattato di nascondere sotto la maschera del conflitto etnico, dovuto alla natura \u201cselvaggia\u201d dei neri, i termini di\u00a0un confronto inter-imperialista determinato dalla necessit\u00e0 degli Usa di imporre una nuova egemonia, e di assumere il controllo diretto delle risorse dell&#8217;Africa, senza pi\u00f9 la mediazione dei partner europei.<\/p>\n<p>Ma, in questo caso, quel che pi\u00f9 fa premio \u00e8 il ruolo dei media, anche popolari \u2013 in questo caso le radio come la Radio delle Mille colline \u2013 nel fomentare l&#8217;odio etnico, costruire false notizie e prestarsi a diffonderle per costruire il \u201ccaos controllato\u201d. Ancora oggi, la sinistra risulta vittima di quella propaganda viziata e di un&#8217;attenzione neo-coloniale verso la storia concreta dei paesi africani. Un \u201cmodello\u201d che si \u00e8 tentato e si tenta di imporre oggi al Venezuela.<\/p>\n<p>In Ruanda vige oggi uno stato di terrore, che per\u00f2 viene venduto al mondo come uno stato esemplare, con un governo esemplare, dove l&#8217;Europa vorrebbe espellere i migranti respinti dalle sue frontiere.<\/p>\n<p>Come Israele, sembra intoccabile. I media e le istituzioni internazionali trattano entrambi con i guanti, enfatizzando un inesistente processo di \u201criconciliazione\u201d governato dalle forze internazionali. Una narrazione inventata, tutta rivolta al mondo esterno.<\/p>\n<p>Serve a lasciare mano libera ai sudditi dell&#8217;imperialismo \u2013 e in particolare a Paul Kagame, immarcescibile presidente del Ruanda che si considera il \u201cfratello di Benjamin Netanyahu\u201d, e di certo non viene additato come dittatore &#8211; per consentirgli di mettere le mani sulla regione del grande Congo, ricca di risorse preziose. Entrambi sfruttano la loro carta bianca per commettere un genocidio, ripetendo il ruolo delle \u201cvittime meritevoli\u201d.<\/p>\n<p>Il paradigma della \u201cvittima meritevole\u201d, agito anche con l&#8217;interpretazione del \u201cgenocidio in Ruanda\u201d che si \u00e8 imposta da allora, \u00e8 d&#8217;altronde un&#8217;altra perfida chiave di interpretazione del mondo, che vediamo agire come schermo di fronte al genocidio dei palestinesi.<\/p>\n<p>Il ruolo di apripista dei media e degli apparati ideologici di controllo, assai sofisticati nelle societ\u00e0 complesse d&#8217;Europa, \u00e8 apparso chiaro nella costruzione del nemico da abbattere, come nel caso di Saddam Hussein e di Muammar Gheddafi, utile per far \u201cdigerire\u201d alla cosiddetta opinione pubblica internazionale, menzogne grossolane come quelle dell&#8217;ampolla mostrata a riprova di presunte \u201carmi di distruzione di massa\u201d. Ora si cerca di fare lo stesso con Maduro e con i dirigenti socialisti venezuelani.<\/p>\n<p>Nel \u201claboratorio bolivariano\u201d, in questi 25 anni di esistenza della rivoluzione popolare avviata da Ch\u00e1vez, sono stati sperimentati tutti questi tentativi imperialisti: dalle cosiddette \u201crivoluzioni di colore\u201d inaugurate nella ex Jugoslavia, all&#8217;intossicazione mediatica moltiplicata dalla crescita esponenziale delle reti sociali: specchio della grande concentrazione monopolistica della propriet\u00e0 economica, che risiede in poche mani, e che ha reso l&#8217;informazione una merce.<\/p>\n<p>Che l&#8217;ex-twitter di Elon Musk sia diventata la piattaforma social di estrema destra, che sostiene ufficialmente le politiche xenofobe dell&#8217;ultra-liberista Donald Trump, \u00e8 apparso chiaro durante l&#8217;intervista al tycoon di questi giorni, di cui Munsk \u00e8 sostenitore e finanziatore ufficiale. Un dato che consente di inquadrare i molteplici attacchi cibernetici alla rivoluzione bolivariana (a cominciare dal giorno delle elezioni), e le minacce rivolte dal magnate del web al presidente, Nicolas Maduro, e il suo sostegno alla golpista Machado, ammiratrice di Milei e di Netanyahu.<\/p>\n<p>Quel che dovrebbe stupire \u00e8 l&#8217;adesione di certi \u201csinceri democratici\u201d europei, persino di alcuni di quelli che si ammantano di \u201cpurezza anti-capitalista\u201d al campo del golpismo venezuelano e di chi lo sostiene. E, davvero, sembra di rivivere il clima orrorifico del massacro in Ruanda (e della propaganda nazista), osservando la campagna di odio e di linciaggio che si va diffondendo sulle reti sociali, anche in Europa: per esempio contro l&#8217;ex dirigente di Podemos, Juan Carlos Monedero, e contro l&#8217;ex presidente spagnolo Jos\u00e9 Luis Zapatero.<\/p>\n<p>Entrambi vengono attaccati perch\u00e9 rifiutano \u2013 apertamente o in modo silente \u2013 di prestarsi agli attacchi neocoloniali alla democrazia venezuelana, che non accetta di essere messa sotto tutela, come vorrebbero fare i governi dell&#8217;Unione europea.<\/p>\n<p>E per quanti, anche questa volta, hanno cercato di minimizzare o negare l&#8217;entit\u00e0 del \u201ccyber-golpe\u201d, tentato contro la rivoluzione bolivariana, vale la rivendicazione di\u00a0Anonymous Venezuela. Il gruppo hacker ha dichiarato su X di aver messo a punto \u201cla pi\u00f9 grande rete di malware del mondo\u201d, in collaborazione con CyberHunters, per sferrare attacchi a siti e portali governativi e alle organizzazioni che si occupano di cybersicurezza.<\/p>\n<p>Chi avesse ancora dubbi sull&#8217;orientamento di questi hacker e su chi li finanzia, tutt&#8217;altro che \u201canarchico\u201d, pu\u00f2 guardare chi hanno colpito in Venezuela: piattaforme sindacali, operaie, comunitarie e femministe, sedi di movimenti e partiti socialisti. Per quanto tempo ancora, in Europa, si continuer\u00e0 a non vedere la vera natura di queste presunte entit\u00e0 \u201clibertarie\u201d?<\/p>\n<p>E soprattutto, perch\u00e9, con tutto l&#8217;orrore che l&#8217;imperialismo semina nel mondo, a cominciare dal genocidio in Palestina, questi \u201csimpatici\u201d hacker si dedicano a mettere in campo\u00a0&#8220;l&#8217;arsenale pi\u00f9 grande al mondo per sferrare attacchi al regime di Caracas&#8221;?<\/p>\n<p>D&#8217;altro canto, basta ripercorrere alcune delle rivelazioni del sito\u00a0WikiLeaks \u2013 ripubblicate di recente dall&#8217;agenzia venezuelanews \u2013 per capire l&#8217;entit\u00e0 e la pervicacia dell&#8217;ingerenza nordamericana e europea negli affari interni del Venezuela, e gli interessi che hanno mosso e muovono i tentativi di rovesciare i governi bolivariani.<\/p>\n<p>Nei numerosi documenti pubblicati dal sito di Julian Assange \u2013 che ha pagato con molti anni di carcere il coraggio di informare &#8211; il\u00a0Venezuela \u00e8 menzionato in oltre 170.000 documenti. Ci sono le prove dell&#8217;uso e del finanziamento di ong e difensori dei \u201cdiritti umani\u201d, e le testimonianze di chi si \u00e8 fatto comprare per passare informazioni agli Usa dall&#8217;interno dell&#8217;impresa petrolifera statale (Pdvsa).<\/p>\n<p>Dopo il golpe contro Ch\u00e1vez, del 2002, solo tra il 2004 e il 2006, tramite le loro agenzie per la sicurezza, gli Usa hanno erogato 15 milioni di dollari a pi\u00f9 di 300 Ong venezuelane.<\/p>\n<p>Fiumi di dollari che servono a diffondere il racconto dei \u201cpacifici\u201d manifestanti attaccati ingiustamente da una \u201cferoce\u201d dittatura. Falsit\u00e0 alimentate ad arte per mettere le mani sulle risorse del paese, espropriare le classi popolari del potere di decidere, e diffondere la guerra imperialista anche in America latina, unico continente finora rimasto immune.<\/p>\n<p>Ma, per fortuna, il Venezuela non \u00e8 solo. \u201cIl popolo venezuelano \u00e8 un popolo pacifico, felice e combattivo. I popoli del mondo sono disposti a difendere le sue decisioni sovrane da ogni tentativo di interferenza\u201d. Questo \u00e8 l&#8217;obiettivo della \u201cCampagna Globale per la Democrazia e la Sovranit\u00e0: gli Stati Uniti fuori dal Venezuela\u201d, lanciata dai Movimenti ALBA, dall&#8217;Assemblea Popolare Internazionale, dall&#8217;Istituto Sim\u00f3n Bol\u00edvar e dall&#8217;Assemblea dei Popoli dei Caraibi, e che \u00e8 diffusa anche nelle principali lingue parlate in Europa: spagnolo, portoghese, inglese, francese e arabo.<\/p>\n<p>Anche dall\u2019Europa, oltre ad organizzare manifestazioni e dibattiti a sostegno della rivoluzione bolivariana, la sinistra non addomesticana risponde cos\u00ec alle potenti strategie politiche e diplomatiche che, dai media egemonici, hanno cercato di installare un\u2019idea di illegittimit\u00e0 dopo le elezioni presidenziali del 28 luglio, che hanno dato la vittoria al presidente Maduro.<\/p>\n<p>Non dobbiamo sorprenderci che l\u2019imperialismo cerchi di sbarrare la strada ai popoli con la guerra ibrida, e che questa guerra sia stata scatenata con furia contro il Venezuela, un paese dove governa il popolo e non l&#8217;oligarchia. Il Venezuela \u2013 si legge nel comunicato della Campagna Globale \u2013 occupa un posto privilegiato nel contesto geopolitico regionale e globale: \u201cper la sua importanza nella produzione mondiale di petrolio, per i suoi beni comuni messi al servizio dei popoli, per il posto che occupa nel mondo multipolare insieme ai paesi emergenti e, naturalmente, per il ruolo che svolge nel progetto di unione e integrazione regionale in America Latina e nei Caraibi. Un progetto per dare continuit\u00e0 alla sconfitta dell\u2019Accordo di libero commercio per le Americhe (ALCA) e mantenere vivo l\u2019orizzonte della sovranit\u00e0 continentale, lontana dai disegni dell\u2019ALCA voluta dagli Stati Uniti\u201d.<\/p>\n<p>Allo stesso modo \u2013 dice ancora l&#8217;appello -, il popolo sa che la migliore difesa dei risultati elettorali del 28 luglio \u00e8 quella di rendere visibile proprio l\u2019enorme forza sociale che porta con s\u00e9 il progetto della Rivoluzione Bolivariana, e l\u2019enorme sostegno popolare che proviene dai quartieri, dalle comunit\u00e0, dalle comunas, sia urbane che rurali. \u201cUna forza che continua il progetto inaugurato dal comandante Ch\u00e1vez nel 1998, e che oggi il presidente Nicol\u00e1s Maduro porta avanti con successo\u201d. Una forza che \u201cminaccia\u201d con l&#8217;esempio, intenzionata a resistere. Contro venti e maree.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Venezuela \u00e8 di nuovo sulle prime pagine dei giornali, e a livello internazionale. 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