{"id":2541221,"date":"2024-08-08T11:00:37","date_gmt":"2024-08-08T10:00:37","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=2541221"},"modified":"2024-08-08T11:04:48","modified_gmt":"2024-08-08T10:04:48","slug":"beni-culturali-tra-sfruttamento-mercantile-e-necessita-di-un-nuovo-approccio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2024\/08\/beni-culturali-tra-sfruttamento-mercantile-e-necessita-di-un-nuovo-approccio\/","title":{"rendered":"Beni culturali, tra sfruttamento \u2018mercantile\u2019 e necessit\u00e0 di un nuovo approccio"},"content":{"rendered":"<p><em><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-2541226 alignleft\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2024\/08\/argo_2_rit1_color.png\" alt=\"\" width=\"68\" height=\"81\" \/>Con 58 siti riconosciuti, 53 a carattere culturale e 5 a carattere naturale, l\u2019Italia \u00e8 il paese con pi\u00f9 beni Unesco al mondo. Tutto bene? Esiste una tutela adeguata dei beni culturali, non subordinata a una visione mercantilistica? Di questo e altro,\u00a0<strong>Francesca Valbruzzi<\/strong>, archeologa e saggista, discute con\u00a0<strong>Carlo Pavolini<\/strong>, archeologo militante, per lungo tempo funzionario delle Soprintendenze di Ostia e di Roma e poi docente dell\u2019Universit\u00e0 della Tuscia, a partire dal suo ultimo libro,\u00a0<strong>Quale valorizzazione<\/strong> (Robin Edizioni, Torino 2023). Un libro sui beni culturali, un\u2019analisi critica delle riforme del ministro Franceschini_<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h5><strong>Francesca Valbruzzi<\/strong><\/h5>\n<p>Nel libro, Lei \u2013 che \u00e8 un fautore della tutela \u201colistica\u201d, cio\u00e8 della compresenza in una Soprintendenza \u201cunica\u201d delle discipline dei beni culturali (archeologica, antropologica, architettonica, storico artistica) \u2013 mette in luce le contraddizioni del nuovo sistema statale di tutela, dove la tutela \u201ccontestuale\u201d dei beni culturali viene affermata in teoria ma poi resa impraticabile nei fatti dalla separazione dei Musei e parchi archeologici dalle stesse Soprintendenze. Infatti, vengono indebolite la sfera di competenza e l\u2019autonomia tecnica degli Enti di tutela per assoggettarli agli esecutivi.\u00a0Sia in Sicilia che sul Continente le Soprintendenze \u201cunificate\u201d sono state private della gestione del Museo diffuso nei territori che dovrebbero tutelare. Davanti a questi esiti regionali e nazionali delle Soprintendenze uniche il nostro autore resta convinto delle sue tesi sulla tutela olistica?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h5><strong>Carlo Pavolini<\/strong><\/h5>\n<p>L\u2019idea iniziale di una tutela multidisciplinare e diacronica aveva alla base l\u2019intento di far comprendere come un territorio pluristratificato qual \u00e8, per motivi storici, quello italiano non pu\u00f2 essere governato separando in modo artificioso \u2013 ad esempio \u2013 le realt\u00e0 archeologiche da quelle paesaggistiche e architettoniche, e cos\u00ec via. L\u2019argomento principe che sottendeva la proposta \u2013 e che tuttora, a mio avviso, la rende valida \u2013 \u00e8 culturale e metodologico.<\/p>\n<div class=\"wp-block-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-2541268 alignleft\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2024\/08\/Pavolini-Qaule-valorizzazione-212x300.jpg\" alt=\"\" width=\"212\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2024\/08\/Pavolini-Qaule-valorizzazione-212x300.jpg 212w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2024\/08\/Pavolini-Qaule-valorizzazione.jpg 400w\" sizes=\"auto, (max-width: 212px) 100vw, 212px\" \/><\/div>\n<p>Il difetto originario stava nel concepire il patrimonio storico-monumentale come un insieme di \u201ccose\u201d anzich\u00e9 come un insieme di relazioni e di rapporti: anzich\u00e9 come un contesto, per dirla con una parola. Del resto, di conservare le \u201ccose\u201d parlava esplicitamente ancora la legge 1089 del 1939, che per decenni ha avuto per certi versi una funzione positiva ai fini della salvaguardia, ma \u00e8 anch\u2019essa da storicizzare.<\/p>\n<p>Tornando alla precisazione di cui parlavo, vedo quindi la tutela olistica come appannaggio delle professionalit\u00e0 della tutela che agiscono direttamente \u201csul campo\u201d, sul territorio: quella archeologica, quella storico-artistica, quella antropologica e quella architettonica alla quale comunemente viene annessa la competenza paesaggistica. Spero sia chiaro che non considero certo meno importanti i bibliotecari o gli archivisti, preziosi perch\u00e9 presso di loro si vanno ad attingere dati e notizie da riversare poi nell\u2019indagine sul terreno.<\/p>\n<p>Se gli operatori dei settori che prima ho elencato, dirigenti e funzionari, ricevessero realmente una formazione aggiornata in senso interdisciplinare (per esempio tramite la Scuola del Patrimonio, ma qui il discorso si allarga), allora produrrebbe poi meno scandalo l\u2019affidamento di una Soprintendenza territoriale unica ad un architetto anzich\u00e9 a un archeologo, e cos\u00ec via: mai, comunque, ad un amministrativo o a un\u00a0<em>manager<\/em>, come pure \u00e8 stato prospettato da alcuni, giustamente temuto da altri. Ma un simile esito catastrofico si pu\u00f2 evitare formando, appunto, un ceto di operatori che siano in grado di governare il territorio con una visione unitaria, restando dei tecnici.<\/p>\n<p>E in effetti, un simile cambiamento avr\u00e0 successo solo a patto che venga conservato, e anzi potenziato, il bagaglio professionale e tecnico di ciascuna disciplina, in un quadro di equilibri che escluda furbesche scappatoie burocratiche, corporative o (peggio) clientelari, e ci\u00f2 non sempre sta accadendo: ma di fronte ad alcune iniziali grida di allarme, non mi sembra affatto verificato il timore di una \u201cdistruzione\u201d della tutela archeologica in Italia a causa dell\u2019avvento delle Soprintendenze uniche.<\/p>\n<p>Non vedo nemmeno il rischio di una \u201cdittatura degli architetti\u201d: e se pure tale rischio vi fosse, non vorrei che si trattasse di una quelle \u201cprofezie che si auto-avverano\u201d a furia di parlarne, o del risultato di una scarsa chiarezza di idee da parte degli esponenti delle altre discipline. Costoro in effetti, quando affrontano l\u2019argomento (parlo soprattutto degli archeologi), lo fanno spesso da una posizione difensiva e culturalmente datata, il che certo non giova. Ma \u00e8 da ben altre cause che derivano i pericoli di un drastico deperimento della tutela nel nostro Paese.<\/p>\n<p>Per tali aspetti rinvio al volume di cui stiamo trattando e al precedente mio libro del 2017, e rispetto alla mia posizione sulla Soprintendenza unica dico che la considero come la sola misura condivisibile (o quasi) fra le tante modifiche sostanziali introdotte dalle cosiddette \u201criforme Franceschini\u201d nell\u2019assetto amministrativo e giuridico del patrimonio. Misura condivisibile, ma malissimo applicata e \u2013 arrivo a dire \u2013 tradita proprio nel suo intento \u201colistico\u201d dal contorno di quei provvedimenti (dovuti non solo a Franceschini stesso, ma, pi\u00f9 in generale, ai governi dell\u2019era Renzi) che per parte mia ho analizzato a sufficienza in quei testi, per cui non ci torno sopra.<\/p>\n<p>Inoltre, nulla vieta di introdurre correttivi e integrazioni nel meccanismo delle Soprintendenze uniche, ad esempio affidando sistematicamente ogni pratica che riguardi (per dire) il parere su un piano paesistico con risvolti archeologici al funzionario architetto e a quello archeologo, in forma congiunta.<\/p>\n<p>Credo che esperienze del genere siano state recentemente introdotte<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-2541266 alignleft\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2024\/08\/Utopia-e-impostura-Valbruzzi-Rossi-220x300.jpg\" alt=\"\" width=\"220\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2024\/08\/Utopia-e-impostura-Valbruzzi-Rossi-220x300.jpg 220w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2024\/08\/Utopia-e-impostura-Valbruzzi-Rossi.jpg 400w\" sizes=\"auto, (max-width: 220px) 100vw, 220px\" \/> con successo in alcune Soprintendenze siciliane, uffici resi \u201cunici\u201d dalla coraggiosa e anticipatrice riforma regionale del 1977, poi anch\u2019essa largamente tradita, vedi \u201cl\u2019utopia e l\u2019mpostura\u201d descritte nel bel libro omonimo di Valbruzzi e Russo (<em>Utopia e impostura. Tutela e uso sociale dei beni culturali in Sicilia al tempo dell\u2019Autonomia<\/em>, Scienze e Lettere, 2019). E, per inciso, non mi sembra affatto che l\u2019ala \u201cmarciante\u201d e militante dell\u2019archeologia siciliana chieda oggi un \u201critorno all\u2019antico\u201d, cio\u00e8 alla vecchia divisione per competenze, bens\u00ec un passo avanti e \u2013 finalmente \u2013 una reale attuazione dei presupposti della riforma del \u201977.<\/p>\n<p>Certo, perch\u00e9 criteri come quello cui sopra accennavo funzionino, le Soprintendenze avrebbero bisogno una\u00a0<em>vera\u00a0<\/em>struttura interna per Dipartimenti, con mansioni chiare e affidate alle persone giuste (e quindi, di pi\u00f9 concorsi, di pi\u00f9 personale, di pi\u00f9 risorse, eccetera): ed \u00e8 soprattutto necessario che il Soprintendente \u2013 il quale ha, e deve conservare, il potere finale di firma \u2013 non si limiti a sommare passivamente i pareri dei suoi funzionari e a metterci il proprio timbro.<\/p>\n<p>Se avviene questo, l\u2019involucro esterno della riforma potr\u00e0 anche sopravvivere, ma il suo svuotamento interno sar\u00e0 alla lunga assicurato, mancando un effettivo lavoro comune (dei funzionari fra loro e con il dirigente), e mancando quella consapevolezza della natura contestuale del patrimonio che aveva motivato la prospettiva originaria della salvaguardia \u201colistica\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h5><strong>Francesca Valbruzzi<\/strong><\/h5>\n<p>Le \u201criforme Franceschini\u201d hanno messo al centro il tema della \u201cvalorizzazione\u201d del patrimonio culturale, o si \u00e8 puntato su una visione puramente \u201cmercantilistica\u201d dell\u2019uso dei beni culturali? Con la conseguenza di affidare la gestione delle grandi Istituzioni culturali a direttori manager per fare cassa e introitare cospicui profitti.\u00a0Il libro esamina gli esiti delle \u201criforme Franceschini\u201d sul sistema museale italiano, ponendosi una domanda cruciale: quali sono stati i presupposti culturali di questo processo?\u00a0La tesi dell\u2019autore, infatti, \u00e8 che sia stata una ben precisa idea o \u201cideologia\u201d di cosa debba essere la \u201cvalorizzazione\u201d del patrimonio culturale a motivare l\u2019azione politica e non il contrario, e la individua nella visione puramente \u201cmercantilistica\u201d dell\u2019uso dei beni culturali. Si sarebbero cos\u00ec moltiplicati gli usi impropri, per fini di lucro, che gli Enti hanno fatto dei beni culturali a loro affidati, privatizzandoli come scenari del lusso sfrenato di danarose \u00e9lite, in danno alla fruizione pubblica e alla loro integrit\u00e0 materiale e immateriale. In questo contesto, \u00e8 evidente il rischio di dissipare il valore immateriale, simbolico del nostro patrimonio culturale: il cosiddetto \u201cvalore di esistenza\u201d o \u201casset sociale\u201d, come lo definisce il nostro Autore.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h5><strong>C<\/strong><strong>arlo Pavolini<\/strong><\/h5>\n<p>La risposta \u00e8 immediata, \u00e8 proprio cos\u00ec, ne stiamo dissipando tanto. Forse, anzi, di quell\u2019essenziale valore simbolico e immateriale \u00e8 ormai compromessa la maggior parte, e sia per tale aspetto, sia per gli altri, c\u2019\u00e8 poco da aggiungere a questo seconda riflessione di Francesca Valbruzzi.<\/p>\n<p>Sono contento soprattutto che vengano colte, delle mie posizioni, due elementi che considero cruciali. Uno \u00e8 la critica alla martellante propaganda circa una presunta \u201cfine delle ideologie\u201d, le quali, invece, non sono affatto morte: il problema \u00e8 che, di fatto, attualmente ne \u00e8 rimasta in campo una sola, quella \u201cneo-liberista\u201d (definizione magari schematica, ma calzante).<\/p>\n<p>Secondo elemento: la priorit\u00e0 degli assunti culturali e, appunto, ideologici rispetto all\u2019azione politica e amministrativa dispiegata \u2013 in materia di patrimonio \u2013 da Franceschini, o comunque ispirata da lui (e da Renzi). Alcuni \u201cesperti del settore\u201d, \u00e8 vero, hanno fortemente sostenuto quegli assunti e quell\u2019azione, contro altri che vi si sono opposti con altrettanta vigoria: ma \u00e8 ugualmente vero che i grandi\u00a0<em>media<\/em>, con un atteggiamento conformistico cresciuto nel tempo, hanno per lo pi\u00f9 rinunciato ad ogni ruolo critico, limitandosi a definire \u201csensazionale\u201d (ad esempio) ogni rinvenimento di area pompeiana, e per il resto riportando in modo meramente descrittivo le informazioni governative sui provvedimenti, le nomine, e via dicendo.<\/p>\n<p>Che parte dell\u2019opinione pubblica, in assenza di una reale politica di opposizione parlamentare e partitica (fatte salve alcune lodevoli eccezioni), sia stata sedotta da una narrazione che sbandierava la curva in salita della bigliettazione dei musei come unica prova della bont\u00e0 della nuova gestione, era forse inevitabile: e tuttavia, sull\u2019insieme di questi fenomeni di \u201cconsenso\u201d \u2013 e sulle loro cause \u2013 riflettiamo forse troppo poco, mentre analizzarli a fondo ci aiuterebbe a contrastarli.<\/p>\n<p>Mi sembra poi il caso di porre in luce un altro aspetto. Lo schieramento di destra che ci governa a partire dalle elezioni del 2022, e in esso il MiC a guida Sangiuliano, non sta facendo altro che proseguire sostanzialmente sulla linea dei predecessori \u201cdi sinistra\u201d, in modo piuttosto meccanico e scarsamente creativo, o semmai introducendo alcune aggravanti. Ad esempio, con Sangiuliano gli uffici \u201cdotati di autonomia speciale\u201d sono diventati da 30 circa 60, e aumenteranno ancora (ci sarebbe da chiedersi: ma se piano piano tutto diventa \u201cspeciale\u201d, che fine fa questa famosa \u201cspecialit\u00e0\u201d?). Si veda, inoltre, l\u2019ondata di critiche sollevata dal riassetto operato da Sangiuliano sulle strutture centrali del Ministero, con l\u2019aumento del numero dei Dipartimenti, ecc.<\/p>\n<p>La malinconica conclusione \u00e8 che il settennato franceschiniano, in questo senso, sembra aver posto le premesse per la deriva che abbiamo sotto gli occhi, ora che vige il \u201cnuovo corso\u201d di centro-destra: ma almeno Franceschini era dotato di esperienza parlamentare e politica, bench\u00e9 fosse portatore di una visione che ritengo sbagliata, mentre gli attuali esponenti del MiC (per lo pi\u00f9 di origine giornalistica), quale autonoma strategia stanno mai esprimendo, al di l\u00e0 di una stanca ripresa della vecchia impostazione burocratico-ministeriale \u2013 ulteriormente appesantita \u2013 e al di l\u00e0 di una \u201cvalorizzazione\u201d le cui forme si annunciano perfino peggiori di quelle fin qui note?<\/p>\n<p>Su di esse non mi diffondo, e non ne elenco i tanti esempi possibili, perch\u00e9 l\u2019ho fatto nel libro (certo in misura ben lontana dalla completezza), basandomi su cronache soprattutto giornalistiche mai smentite.<\/p>\n<p>Inutile riparlare, quindi, delle sfilate di moda o delle nozze principesche all\u2019interno di monumenti sottratti (a favore di un&#8217;<em>\u00e9lite\u00a0<\/em>del denaro e del potere) alla visita dei cittadini e dei turisti, o dei matrimoni nei templi greci, o delle gare di tiro con l\u2019arco nei musei, o delle cene eleganti nelle biblioteche storiche (nelle quali, in teoria, non sarebbe consentito introdurre nemmeno una bottiglietta d\u2019acqua): tutto al solo scopo di fare cassa.<\/p>\n<p>Meglio passare alla possibile\u00a0<em>pars construens<\/em>, che pu\u00f2 consistere solo in un\u2019azione di lunga lena in grado di porre finalmente \u2013 e\u00a0<em>davvero<\/em>\u00a0-la salvaguardia dell\u2019eredit\u00e0 culturale come una delle grandi questioni irrisolte del Paese, accanto alla scuola, al Mezzogiorno o ai bassi salari, e di rango non minore, dato il peso eccezionale che la peculiare vicenda italiana assegna al patrimonio artistico e monumentale.<\/p>\n<p>Purtroppo nessuno schieramento parlamentare (e in materia ci sarebbe anche da criticare la sostanziale sordit\u00e0 dei sindacati) sembra volersi intestare una simile strategia, e anzi, la disattenzione della politica riguardo a questi argomenti \u00e8 forse ancor maggiore oggi che non nel passato. Eppure, a voler riassumere in poche frasi aspetti di enorme portata, la capillarit\u00e0 stessa delle presenze archeologiche e storiche nel nostro territorio farebbe s\u00ec che una messa in sicurezza di quest\u2019ultimo (mediante quella manutenzione programmata sempre invocata, ma invano, da Giovanni Urbani) coinciderebbe con la messa in sicurezza del paesaggio naturale e umano\u00a0<em>tout court<\/em>. Rappresentando, nel contempo, una grande occasione di lavoro per quelle forze intellettuali che sono oggi marginalizzate o relegate nel precariato (archeologi, storici dell\u2019arte, architetti, antropologi, archivisti, bibliotecari, antropologi, archivisti e restauratori\u2026), ma anche per maestranze operaie specializzate, da impiegare, ad esempio, nel recupero dell\u2019edilizia storica.<\/p>\n<p>In tal senso potremmo anche trovarci d\u2019accordo con l\u2019ironica smentita che Dario Franceschini, in forma di domanda retorica, ha scelto come titolo per il suo libro del 2022, con l\u2019intento di rovesciare la celebre frase che Giulio Tremonti ha sempre negato di aver pronunciato (ma in tanti la pensano allo stesso modo). E cio\u00e8, in altri termini, \u201ccon la cultura si mangia\u201d di sicuro, ma \u2013 se lo crediamo \u2013 il problema si sposta soltanto: per quale via, allora, trasformare la cultura, e i beni culturali,\u00a0<em>anche\u00a0<\/em>in un volano di sviluppo economico?<\/p>\n<p>E\u2019 il programma che a parole si prospetta da tanto tempo, ma del quale non si vede l\u2019attuazione. Certo, l\u2019arco delle forze e delle persone che si battono per la tutela e per una\u00a0<em>vera\u00a0<\/em>valorizzazione dell\u2019eredit\u00e0 storica (opposta alla valorizzazione \u201cmercatistica\u201d e populista di cui s\u2019\u00e8 detto) devono guardarsi da un grande pericolo: quello di lasciarsi identificare con una minoranza di \u201cspiriti eletti\u201d e di paladini del patrimonio, animati da nobili intenzioni ma avulsi dalla realt\u00e0, e cos\u00ec via.<\/p>\n<p>Non \u00e8 vero, naturalmente, ma bisogna anche impedire che\u00a0<em>sembri\u00a0<\/em>vero, ed evitare di essere \u2013 di conseguenza \u2013 stretti in un angolo e definitivamente neutralizzati. Non ci sono ricette, ma forse bisognerebbe anzitutto riflettere sul fatto che l\u2019attuale proliferazione di appelli e raccolte di firme (certo resa apparentemente pi\u00f9 facile dall\u2019esistenza del web) pu\u00f2 produrre a lungo andare l\u2019effetto opposto a quello voluto. La denuncia dei fatti pi\u00f9 clamorosi o dei pericoli gravi e imminenti deve ovviamente continuare, ma, per non giocare solo in difesa, ad essa si deve affiancare una ripresa delle capacit\u00e0 di proposta politica, in forme che, di certo, sono ancora tutte da immaginare.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-2541259 \" style=\"font-size: 16px;\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2024\/08\/argo_2_rit1.png\" alt=\"\" width=\"60\" height=\"17\" srcset=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2024\/08\/argo_2_rit1.png 477w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2024\/08\/argo_2_rit1-300x85.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 60px) 100vw, 60px\" \/><\/p>\n<blockquote class=\"wp-embedded-content\" data-secret=\"MT32kpnAHB\"><p><a href=\"https:\/\/www.argocatania.it\/2024\/08\/07\/beni-culturali-tra-sfruttamento-mercantile-e-necessita-di-un-nuovo-approccio\/\">Beni culturali, tra sfruttamento &#8216;mercantile&#8217; e necessit\u00e0 di un nuovo approccio<\/a><\/p><\/blockquote>\n<p><iframe loading=\"lazy\" class=\"wp-embedded-content\" sandbox=\"allow-scripts\" security=\"restricted\" style=\"position: absolute; visibility: hidden;\" title=\"&#8220;Beni culturali, tra sfruttamento &#8216;mercantile&#8217; e necessit\u00e0 di un nuovo approccio&#8221; &#8212; ARGO - Cento occhi su Catania\" src=\"https:\/\/www.argocatania.it\/2024\/08\/07\/beni-culturali-tra-sfruttamento-mercantile-e-necessita-di-un-nuovo-approccio\/embed\/#?secret=E1Ff0cBgkE#?secret=MT32kpnAHB\" data-secret=\"MT32kpnAHB\" width=\"500\" height=\"282\" frameborder=\"0\" marginwidth=\"0\" marginheight=\"0\" scrolling=\"no\"><\/iframe><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con 58 siti riconosciuti, 53 a carattere culturale e 5 a carattere naturale, l\u2019Italia \u00e8 il paese con pi\u00f9 beni Unesco al mondo. 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