{"id":2534942,"date":"2024-07-08T14:55:21","date_gmt":"2024-07-08T13:55:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=2534942"},"modified":"2024-07-08T16:26:14","modified_gmt":"2024-07-08T15:26:14","slug":"quel-film-in-carcere-intervista-a-bassam-aramin","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2024\/07\/quel-film-in-carcere-intervista-a-bassam-aramin\/","title":{"rendered":"&#8220;Quel film in carcere&#8221;, intervista a Bassam Aramin"},"content":{"rendered":"<header class=\"entry-header\">\n<p class=\"entry-title\"><em>\u00ab Il dominio sui territori occupati avrebbe ripercussioni sociali [&#8230;]. Uno Stato che governa una popolazione ostile di 1,5-2 milioni di persone \u00e8 destinato a diventare uno Stato di polizia segreta, con tutto ci\u00f2 che ne consegue per l\u2019istruzione, la libert\u00e0 di parola e le istituzioni democratiche. La corruzione caratteristica di ogni regime coloniale prevarrebbe anche nello Stato di Israele. L\u2019amministrazione dovrebbe sopprimere l\u2019insurrezione araba da un lato e procurarsi quisling arabi dall\u2019altra. C\u2019\u00e8 anche una buona ragione per temere che la Forza di Difesa di Israele, che finora \u00e8 stata un esercito di popolo, trasformandosi in un esercito di occupazione, degeneri&#8230; Per amore del popolo ebraico e del suo Stato non abbiamo altra scelta che ritirarci dai territori [&#8230;]. Non ogni \u201critorno a Sion\u201d \u00e8 un traguardo religioso significativo&#8230; esiste un tipo di ritorno che pu\u00f2 essere descritto con le parole del profeta: \u201cQuando sei tornato, hai contaminato la mia terra e hai reso la mia eredit\u00e0 un abominio\u201d (Geremia 2:7) <\/em>\u00bb. <em>Con questa citazione di <strong>Yeshayahu Leibowitz, <\/strong>\u201cThe Territories\u201d (1968), si apriva il numero 299 della rivista <strong>Una Citt\u00e0 <\/strong>che metteva in risalto l&#8217;esperienza del\u00a0 <strong>Parents Circle, <\/strong>l\u2019associazione di israeliani e palestinesi<br \/>\nche hanno subito un lutto per mano dell\u2019altra parte, ed in particolare pubblicavano l&#8217;importante intervista a Bassam Aramin che Pressenza ritiene di riproporre oggi ai suoi lettori, data la straordinaria valenza politica e la coraggiosa weltanschauung pacifista prospettata<\/em><sub>[acc\u00ec]<\/sub><\/p>\n<p class=\"entry-title\">\n<\/header>\n<div class=\"entry-content\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Prima di tutto vorrei chiederti di raccontare brevemente la tua storia e di come sei entrato nel \u201cParents Circle\u201d.<\/strong><\/p>\n<p>Ho trascorso sette anni nelle carceri israeliane, ci sono entrato quando avevo diciassette anni. Proprio in prigione ho visto un film sull\u2019Olocausto, ed \u00e8 cos\u00ec che ho scoperto della sua esistenza. Fino ad allora pensavo fosse una bugia, mi dicevo: \u00abNon ne ho mai sentito parlare\u2026\u00bb. All\u2019epoca fu molto difficile per me guardare quelle immagini; quella visione mi ha segnato al punto che, venticinque anni dopo, ho conseguito un master sull\u2019Olocausto. A muovermi era stato il desiderio, la necessit\u00e0 di saperne di pi\u00f9 sull\u2019altra parte.<\/p>\n<p>Quando sono stato rilasciato, sette anni dopo, mi sono sposato, ho avuto sei figli, e nel 2005 sono stato uno dei co-fondatori dei \u201cCombatants for peace\u201d, un\u2019organizzazione israelo-palestinese impegnata in un\u2019azione non violenta contro \u00abl\u2019occupazione israeliana e tutte le forme di violenza\u00bb in Israele e nei territori palestinesi, costituita da ex soldati israeliani e ufficiali che si sono rifiutati di prestare servizio nei territori occupati ed ex detenuti palestinesi.<\/p>\n<p>Il 16 gennaio 2007 un poliziotto israeliano di servizio al confine ha sparato e ucciso mia figlia Abir, che all\u2019epoca aveva dieci anni. Le ha sparato alle spalle da una distanza ravvicinata colpendola alla testa. \u00c8 caduta a terra e due giorni dopo \u00e8 spirata all\u2019ospedale Hadassah, dove era stata ricoverata.<\/p>\n<p>Due giorni dopo sono entrato nel \u201cParents Circle \u2013 Families Forum\u201d, realt\u00e0 che gi\u00e0 conoscevo perch\u00e9 uno dei cofondatori di \u201cCombatants for peace\u201d, Rami Elhanan, aveva sub\u00ecto un lutto, aveva perso la figlia Smadar in un attentato suicida palestinese il 4 settembre 1997, dieci anni prima della morte di mia figlia Abir. Avevo conosciuto Rami nel 2005 ed eravamo presto diventati molto amici. Due anni dopo eravamo legatissimi, praticamente di famiglia. Nei media palestinesi avevo letto anche del lavoro di Robi Damelin, per cui insomma conoscevo l\u2019associazione, la apprezzavo, era davvero un impegno nobile. Certo nemmeno nel peggiore dei miei incubi immaginavo che mi sarebbe capitato di entrare a far parte di un gruppo di parenti di vittime.<\/p>\n<p>\u00c8 stato cos\u00ec che sono entrato nei \u201cParents Circle\u201d, organizzazione che oggi conta oltre settecento famiglie di israeliani e palestinesi che hanno perso un proprio caro. Con Rami negli anni ci siamo talvolta detti che per quanto tra la morte di Smadar e quella di Abir siano passati dieci anni, l\u2019assassino \u00e8 lo stesso, \u00e8 lo stesso criminale ad averci portato via le nostre figlie: l\u2019occupazione israeliana, che ha provocato la resistenza e ha portato violenza e atrocit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Quando sei entrato nel \u201cParents Circle\u201d i tuoi famigliari ti hanno seguito? Dopo una tale tragedia sarebbe stato facile far prevalere il desiderio di vendetta.<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 stato decisivo il fatto che fossi gi\u00e0 un attivista pacifista; se non fossi stato impegnato con i \u201cCombatants for peace\u201d non so come sarebbe andata, credo che difficilmente sarei entrato a far parte dei \u201cParents Circle\u201d.<\/p>\n<p>All\u2019epoca per la mia famiglia \u00e8 stato molto difficile e doloroso, ma alla fine siamo entrati tutti. Mia moglie gi\u00e0 conosceva il mio impegno. Ci \u00e8 voluto pi\u00f9 tempo per mio figlio Arab: quando aveva tredici anni aveva cos\u00ec tanta rabbia da assentarsi qualche volta da scuola per andare a tirare pietre. Mi ci sono voluti quattro anni per fargli capire che quella non era la strada giusta. Dopo si \u00e8 unito anche lui ai \u201cParents Circle\u201d e l\u00ec ha trovato un amico israeliano della sua et\u00e0, con cui ha cominciato ad andare in giro a raccontare la sua storia. Il suo amico si chiama Yigal Elhanan: \u00e8 il figlio di Rami. Cos\u00ec anch\u2019io ho potuto finalmente fare pace con me stesso e con mio figlio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Come hai reagito ai fatti del 7 ottobre, qual \u00e8 stata la prima cosa che hai pensato?<\/strong><\/p>\n<p>Vorrei parlare anche dell\u20198 ottobre\u2026 il 7, l\u20198 ottobre\u2026 dipende da come si vedono le cose. Naturalmente non posso ignorare il 7, ma per noi palestinesi \u00e8 come se fossero due cose separate. L\u20198 ottobre \u00e8 stato l\u2019inizio dell\u2019ennesima operazione militare, che \u00e8 la nostra quotidianit\u00e0 ormai da settantacinque anni. Per gli israeliani il 7 ottobre \u00e8 stato invece vissuto come qualcosa di inedito dopo l\u2019Olocausto.<\/p>\n<p>Devo dire che per me quanto successo a partire dall\u20198 ottobre fino ancora a oggi non \u00e8 stata una grande sorpresa. Anche parlandone con Rami ci siamo spesso ripetuti che non si pu\u00f2 pensare di chiudere due milioni di persone in una scatola, chiudere il coperchio e ignorarle. Non pu\u00f2 funzionare; temevamo che sarebbe successo qualcosa, che ci sarebbe scoppiato tra le mani e cos\u00ec \u00e8 stato il 7 ottobre. In confidenza, la mia prima previsione era che fino a che Israele non avesse ammazzato 15-20.000 palestinesi, tra soldati, bambini, donne innocenti, non si sarebbe decisa a trattare per concludere l\u2019operazione. Purtroppo ero stato troppo ottimista: abbiamo superato i 35.000 morti e ancora non \u00e8 finita. Sfortunatamente questo \u00e8 un conflitto feroce, l\u2019occupazione si \u00e8 fatta estremamente brutale, e a pagarne il prezzo sono principalmente degli innocenti, donne e bambini che non c\u2019entrano nulla, la parte pi\u00f9 debole sia in Palestina sia in Israele, anche se \u00e8 pi\u00f9 dura per i palestinesi: noi non abbiamo posti dove scappare, non abbiamo rifugi n\u00e9 qualcuno che ci avvisi. Ci hanno chiesto di andarcene a sud e poi ci hanno bombardato.<\/p>\n<p>I membri di Hamas che hanno condotto l\u2019attacco del 7 ottobre fin da bambini hanno assistito alle atrocit\u00e0 commesse da Israele contro Gaza. Hanno agito per vendetta. Se non cerchiamo la pace, se non poniamo fine a questa pulizia etnica, a questo genocidio che si svolge sotto i nostri occhi, sfortunatamente dovremo aspettarci altri 7 ottobre. Perch\u00e9 l\u2019origine di questa tragedia \u00e8 l\u2019occupazione; entrambi, israeliani e palestinesi, ne sono vittime.<\/p>\n<p>Fino a che continuer\u00e0 l\u2019occupazione siamo destinati a veder versato altro sangue, da entrambe le parti. La sicurezza di Israele dipende dal riconoscimento della dignit\u00e0 dei palestinesi; se vuole davvero la stabilit\u00e0, deve far pace con i palestinesi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Come siete riusciti a continuare il vostro lavoro in un periodo tanto difficile?<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 dura. Siamo tutti esseri umani e ognuno guarda alla sua parte. Vediamo ci\u00f2 che succede ai palestinesi e non ce ne capacitiamo, ma poi vediamo anche i bambini israeliani, le donne, quei ragazzi al rave\u2026 Come dicevo, siamo esseri umani, ma noi del Parents circle siamo anche persone abituate a vedere la dignit\u00e0 dell\u2019altro, per cui guardiamo a entrambe le parti. Sin dal primo giorno abbiamo deciso di far sentire la nostra voce e di mantenere fede al nostro impegno. Per noi l\u2019unica via d\u2019uscita rimane il dialogo, il parlarsi l\u2019uno con l\u2019altro e l\u2019agire insieme contro l\u2019occupazione e contro ogni atto di violenza. Diversamente noi sappiamo bene cosa ci attende: un futuro doloroso, segnato dalla perdita di un proprio caro, un dolore, una ferita al cuore dalla quale non ci si riprender\u00e0 mai. Dopo il 7 e l\u20198 ottobre abbiamo cominciato a parlare tra di noi, anche se \u00e8 stato faticoso, tanto pi\u00f9 che non possiamo incontrarci fisicamente, visto che anche la Cisgiordania, dopo il 7 ottobre, \u00e8 finita sotto assedio, per cui i nostri meeting, tutte le attivit\u00e0, le conferenze, dobbiamo tenerle via internet, su Zoom, su Skype\u2026<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Per quanto riguarda i coloni, la situazione \u00e8 peggiorata?<\/strong><\/p>\n<p>Si parla sempre di Gaza perch\u00e9 l\u00ec la situazione \u00e8 pi\u00f9 grave, ma ci si dimentica della Cisgiordania, dove dal 7 ottobre a oggi sono morte pi\u00f9 di quattrocento persone, e pi\u00f9 di settemila sono state arrestate. Immaginate, settemila persone in una popolazione di cinque milioni.<\/p>\n<p>Poi ci sono le atrocit\u00e0 dei coloni, che sono organizzati in bande paramilitari legalizzate perch\u00e9 di fatto supportate dall\u2019esercito. \u00c8 un problema grave: per loro non esiste alcuna legge. Loro non ci considerano persone: ogni giorno prendono di mira i nostri villaggi, le nostre auto, i nostri bambini, persino i nostri animali. Quando gli israeliani si interrogano su come sia potuto accadere il 7 ottobre, devono comprendere che tutto ci\u00f2 \u00e8 stata una reazione alla loro brutalit\u00e0, alla loro oppressione. Chi vive sotto occupazione non accetter\u00e0 mai questa situazione, vorr\u00e0 reagire e questo \u00e8 il risultato. Sfortunatamente, ci saranno ancora altre vittime, altro sangue.<\/p>\n<p><strong>La tua comunit\u00e0, i palestinesi attorno a te come vedono questo sforzo per tenere aperto il dialogo con l\u2019altra parte?<\/strong><\/p>\n<p>Non \u00e8 facile: siamo una minoranza che nuota controcorrente. Nel mio caso nessuno mi ha mai dato del traditore, non ho mai sentito pronunciare quella parola. Conoscono la mia storia: ho passato sette anni nelle carceri israeliane, ho perso mia figlia, quindi ho il diritto di parlare.<\/p>\n<p>Magari ti sorprender\u00e0, ma oggi \u00e8 pi\u00f9 facile essere un attivista pacifista in Palestina di quanto non lo sia in Israele. In Israele ti possono arrestare per un post su Facebook, e parliamo dell\u2019\u201cunica democrazia del Medio Oriente\u201d; l\u00ec le persone ora hanno paura; si sente sempre parlare di agguati contro gli attivisti israeliani, di docenti universitari costretti a dimettersi per aver condiviso qualcosa in un gruppo WhatsApp. Tra i palestinesi non ci sentiamo minacciati, le persone apprezzano quello che facciamo. Certo ora che a Gaza sono in corso dei massacri \u00e8 tutto pi\u00f9 difficile ma, nonostante la rabbia, le persone apprezzano ci\u00f2 che facciamo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Alcuni sondaggi di qualche settimana fa registravano un crescente appoggio per Hamas tra i giovani in Cisgiordania, tu cosa ne pensi?<\/strong><\/p>\n<p>Mi dispiace, ma se vivi sotto occupazione e qualcuno attacca l\u2019occupante tu ne gioisci. A essere sincero penso che il 7 ottobre per molti palestinesi, dovunque fossero, sia stato un giorno felice. Noi di \u201cParents Circle\u201d, impegnati per una via nonviolenta, sappiamo che non \u00e8 cos\u00ec che si pu\u00f2 ottenere un cambiamento. Il prezzo che si paga \u00e8 sempre troppo alto. Dobbiamo far capire agli israeliani: \u00abAvete speso miliardi e miliardi in tecnologia militare, nel costruire muri, nella sicurezza, e poi \u00e8 arrivato il 7 ottobre. Tutto questo non \u00e8 bastato a proteggervi. L\u2019unica cosa che pu\u00f2 garantire davvero la vostra sicurezza \u00e8 un accordo di pace con il popolo palestinese\u00bb. Dopodich\u00e9 i palestinesi dovranno rispettare i patti e difendere i loro confini, come \u00e8 accaduto tra Giordania e Israele e tra Egitto e Israele. Ognuno ha il diritto di difendersi, certamente, ma nessuno ha il diritto di occupare la terra altrui. Chi vive sotto occupazione non chiede il permesso per resistere. Resister\u00e0 comunque, intanto la nostra gente muore, muoiono i nostri figli. Dobbiamo porre fine a questa spirale, e lo si pu\u00f2 fare solo riconoscendo la dignit\u00e0 dei palestinesi e il loro diritto di popolo all\u2019autodeterminazione, ad un proprio stato.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Quando parli ai giovani cosa dici? \u00c8 dura per un ragazzo cresciuto a Gaza o in Cisgiordania\u2026<\/strong><\/p>\n<p>Assolutamente. Se sei palestinese la tua vita \u00e8 difficile ovunque, che tu sia in Cisgiordania, nei campi profughi o a Gaza. Quello che dico sempre \u00e8 che i palestinesi non hanno ucciso sei milioni di israeliani; neppure gli israeliani \u2013 finora \u2013 hanno ucciso sei milioni di palestinesi. Ebbene, oggi c\u2019\u00e8 un ambasciatore tedesco a Tel Aviv e uno israeliano a Berlino. E solo quattro anni dopo l\u2019Olocausto, dopo sei milioni di morti, Israele e Germania intrattenevano regolari relazioni diplomatiche. Se ci sono riusciti loro, possiamo farcela anche noi. Siamo destinati a condividere questa terra, che potr\u00e0 essere organizzata con uno, due o cinque stati, altrimenti la condivideremo comunque ma come due enormi tombe per i nostri figli, le nostre famiglie, la nostra gente.<\/p>\n<p>Nessuno sparir\u00e0 solo perch\u00e9 l\u2019altra parte lo desidera. Siamo qui, insieme, e possiamo dimostrare di poter vivere in libert\u00e0 e uguaglianza, dignit\u00e0 e giustizia sociale. Senza che nessuno occupi l\u2019altro. Sfortunatamente abbiamo a che fare con una minoranza, oggi al potere, che porta avanti un tipo particolare di razzismo e di discriminazione. Il problema non \u00e8 che noi siamo scuri e loro biondi. \u00c8 che proprio non riescono a immaginare di dover condividere questa terra con nessun altro al di fuori degli ebrei, e per questo vorrebbero sbatterci fuori dal confine. Questo \u00e8 il problema principale, e finch\u00e9 non si sbarazzeranno del loro senso di superiorit\u00e0 e capiranno che qui ci siamo anche noi e che non ce ne andremo da nessuna parte; che non \u00e8 scritto da nessuna parte che dobbiamo continuare ad ammazzarci l\u2019un l\u2019altro, solo allora capiranno che c\u2019\u00e8 un\u2019unica soluzione logica. Certo, \u00e8 difficile, ma la pace si fa con i nemici, non con gli amici.<\/p>\n<p>Se guardiamo indietro nella storia, all\u2019impero romano, dov\u2019\u00e8 finito, ora? Lo sapete quante nazioni nella storia hanno cercato di occupare questa terra, la Palestina? Dove sono ora? Noi siamo ancora qui e ci rimarremo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>In una conferenza che ho ascoltato su YouTube dici che i gazawi sono pi\u00f9 ottimisti degli israeliani di Tel Aviv. Puoi spiegare cosa intendi dire?<\/strong><\/p>\n<p>Certo, \u00e8 molto difficile capire che cosa significhi per un popolo vivere sotto occupazione, sotto assedio per decenni. Le persone devono conservare una speranza, altrimenti impazziscono. Hanno pi\u00f9 speranza perch\u00e9 soffrono di pi\u00f9: sono costretti a credere che in futuro vinceranno, che si trover\u00e0 una soluzione.<\/p>\n<p>Nessuno pensa di distruggere Israele; se lo chiedi loro, le persone rispondono che ci\u00f2 che vogliono \u00e8 la pace. Chiedilo alle madri: vogliono solo poter mandare i figli a scuola e vederli tornare indietro tutti interi, al sicuro. Lo stesso vale per gli abitanti della Cisgiordania, \u00e8 un valore fondamentale. Gli israeliani sono diversi per un motivo: soffrono della mentalit\u00e0 della vittima. Sin da bambini crescono portando sulle spalle il peso di una lunga e tragica storia: schiavit\u00f9, antisemitismo fino ad arrivare all\u2019Olocausto\u2026 cos\u00ec non \u00e8 facile crescere ottimisti. Vedono un mondo pieno di nazisti, antisemiti o negazionisti. Le cose non stanno cos\u00ec; dovrebbero accantonare questa mentalit\u00e0 e vedere gli altri per quel che sono, smettendo di averne paura. D\u2019altro canto, non si pu\u00f2 continuare a far pagare il prezzo dell\u2019Olocausto a noi palestinesi. Il fatto \u00e8 che noi siamo le vittime delle vittime.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Come ti sei appassionato alla storia degli ebrei e alla vicenda della Shoah?<\/strong><\/p>\n<p>Quando ero piccolo sentivo dire che \u00abHitler aveva ucciso sei milioni di ebrei\u00bb, ma non sapevo chi fosse; per me era solo un nome, una storia inventata. Nulla del genere poteva essere davvero accaduto. Poi, in prigione, mi \u00e8 capitato appunto di vedere un film sull\u2019Olocausto. Pensavo di godermi appunto una storia, poi ho visto le scene di tortura, gli arresti, le invasioni, e anche se mi trovavo nelle loro prigioni, dopo pochi minuti mi sono ritrovato a piangere, a provare empatia per quegli innocenti. Quello che avevo visto era davvero troppo per me, era una cosa contro la natura umana e la legge degli uomini. Mi ripetevo: \u00e8 solo un film, non \u00e8 la realt\u00e0, non \u00e8 possibile che un essere umano faccia cose del genere ad altri esseri umani\u2026 Cos\u00ec ho sentito il bisogno di saperne di pi\u00f9. Devo dire che l\u2019interesse nasceva anche dal bisogno di capire il brutale comportamento dei soldati israeliani quando venivano al mio villaggio. Sono le stesse cose che si vedono oggi a Gaza; quei soldati sono macchine per uccidere, non distinguono tra bambini, vecchi, insegnanti, donne, per loro sono tutti uguali. Quel film l\u2019ho visto quando avevo credo diciassette anni e mezzo, non avevo idea di ci\u00f2 che era successo ai palestinesi nel 1948, non sapevo della Naqba, della catastrofe. In prigione ho imparato che solo conoscendo il nemico lo puoi sconfiggere. Cos\u00ec ho studiato l\u2019ebraico, la lingua del nemico, e poi ho approfondito la loro storia, ho anche visitato i campi di concentramento. Nella vita, pi\u00f9 cose sai, meglio puoi agire. In arabo diciamo che quando impari qualcosa di nuovo cominci a soffrire, perch\u00e9 dopo non puoi pi\u00f9 tacere. Ed \u00e8 questo che \u00e8 successo a me.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Come si svolge la tua giornata? Cosa stai facendo in questo difficile momento?<\/strong><\/p>\n<p>La nostra non \u00e8 una vita quotidiana normale: per andare al lavoro devi passare i checkpoint e talvolta puoi metterci anche due-tre ore, \u00e8 un disastro. Se sei studente, per raggiungere la scuola devi passare dal checkpoint di Anata, \u00e8 quasi impossibile arrivare in orario. In Palestina non abbiamo il senso del tempo. Tra di noi ci diciamo: \u00abCi vediamo alle sei o forse alle nove\u00bb perch\u00e9 non possiamo saperlo prima. Immaginati di poterti aspettare di incontrare un checkpoint ogni minuto, quando sei in viaggio per andare a trovare la tua famiglia o quando rincasi dal lavoro; lo devi sempre preventivare, per cui non riesci mai a gestire il tempo, non sei libero di muoverti. In pi\u00f9 non hai libert\u00e0 di parola, vivi sotto una dittatura, sotto una brutale occupazione militare. In ogni momento potrebbero venire a prenderti e metterti in galera, senza accuse, anche per dieci anni! La chiamano \u201cdetenzione amministrativa\u201d. Poi, dal momento che non sai le cose, non hai neppure un avvocato. Immagina, quando sentiamo parlare di democrazia, di diritti umani, di libert\u00e0 di parola, noi sappiamo esattamente di cosa si parla: loro possono giocare con questi termini davanti al resto del mondo, ma non davanti a noi palestinesi. Dovrebbero confrontarsi su questo innanzitutto con noi, visto che siamo qui.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Si \u00e8 molto parlato dell\u2019inadeguatezza dei leader di entrambe le parti.<\/strong><\/p>\n<p>Si parla di \u201centrambe le parti\u201d ma qui non ci sono due parti, ce n\u2019\u00e8 una sola, gli occupanti: un governo fascista e radicale. Non lo diciamo noi palestinesi, sono gli stessi israeliani a dirlo. Per noi \u00e8 come se da settantacinque anni ci fosse lo stesso governo. Un governo che porta avanti l\u2019occupazione, le detenzioni, le confische, che costruisce sempre pi\u00f9 insediamenti, ruba altra terra, uccide altre persone, incarcera\u2026 Dal 1967 si stima siano stati incarcerati oltre un milione di palestinesi. Questo per dire che per noi sono tutti la stessa cosa. Ma questo governo attuale, sempre in base alle denunce fatte dagli israeliani, comprende anche due persone che in passato sono state accusate di terrorismo e incitamento all\u2019odio dai tribunali israeliani. Penso a Itamar Ben-Gvir e a Bezalel Smotrich, per esempio. E loro sono i responsabili della sicurezza, te lo immagini?<\/p>\n<p>Ora ci hanno vietato di andare nelle scuole a parlare ai ragazzini della nostra esperienza, di pace e riconciliazione. Per loro siamo molto pericolosi, e in effetti lo siamo, visto che ci contrapponiamo al loro programma di razzismo, odio e tenebre. Per questo ci combattono, accusando noi di essere terroristi. Un terrorista che mi accusa di essere terrorista \u00e8 per me un grande onore, ma non \u00e8 questo il punto: il punto \u00e8 che noi rimaniamo determinati a diffondere il nostro messaggio di pace e riconciliazione contro questo brutale governo e continueremo fino a che non saranno costretti a vederci, a riconoscerci.<\/p>\n<p>Sul lato palestinese fortunatamente ci sostengono, non hanno nulla contro di noi, siamo stati a visitare il presidente molte volte, tutte le autorit\u00e0 ci appoggiano, perch\u00e9 anche loro vogliono la pace, ma non sono loro ad avere potere. E come potrebbero? Ogni giorno nelle strade di qualsiasi citt\u00e0 palestinese ci sono i soldati israeliani. Quindi come si pu\u00f2 parlare di \u201centrambe le parti\u201d? Anche il presidente palestinese ha spiegato che per spostarsi nella sua Ramallah gli serve un permesso rilasciato da israeliani e americani.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Vuoi aggiungere qualcosa?<\/strong><\/p>\n<p>Spesso quando parlo in pubblico concludo con le parole di Martin Luther King: alla fine ci ricorderemo non delle parole dei nostri nemici, ma del silenzio dei nostri amici. Per favore, non restate in silenzio.<\/p>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h5><em>Bassam Aramin, palestinese, gi\u00e0 condirettore del Parents Circle-Families Forum, ha trascorso sette anni in un carcere israeliano per il suo ruolo nella resistenza palestinese. Nel 2007 sua figlia Abir, dieci anni, \u00e8 stata uccisa da un soldato israeliano. Vive a Gerico, in Cisgiordania<\/em><\/h5>\n<h6><a href=\"https:\/\/www.unacitta.it\/it\/intervista\/2932-quel-film-in-carcere\">pubblicata su Una Citt\u00e0 n\u00b0\u00a0<strong>299 \/ 2024<\/strong>\u00a0febbraio<\/a><\/h6>\n<h6><em>Traduzione di Stefano Ignone<\/em><\/h6>\n<div class=\"entry-content\">\n<h6><\/h6>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00ab Il dominio sui territori occupati avrebbe ripercussioni sociali [&#8230;]. 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