{"id":2533161,"date":"2024-06-27T20:09:56","date_gmt":"2024-06-27T19:09:56","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=2533161"},"modified":"2024-06-28T10:13:54","modified_gmt":"2024-06-28T09:13:54","slug":"2533161","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2024\/06\/2533161\/","title":{"rendered":"Frammenti di un naufragio rimosso"},"content":{"rendered":"<p>1. Gli annunci sui \u201csuccessi\u201d nel calo degli arrivi via mare in Italia, mentre aumentano quelli dalle rotte terrestri, e l\u2019orrore diffuso sulle violenze commesse a bordo dei barconi abbandonati in mare per giorni, non possono occultare la dinamica dei fatti e la ricerca delle responsabilit\u00e0 sull\u2019ennesima strage che si \u00e8 verificata in prossimit\u00e0 del confine della area SAR italiana e dell\u2019area SAR greca (37 34N 018 56E) nello Ionio, a circa 120 miglia dalle coste calabresi. Come \u00e8 rimasta nascosto l\u2019ultimo naufragio sulla rotta libica avvenuto poco prima del ritrovamento dei superstiti della ennesima strage che si \u00e8 verificata nello Ionio, sulla cd. rotta turca.<\/p>\n<p>Neppure tanto lontano dalla zona nella quale, poco pi\u00f9 a sud si consumava, esattamente un anno fa, presumibilmente nella zona SAR greca, la strage di Pilos, sulla quale non si \u00e8 ancora riusciti a fare giustizia. Una strage per la quale l\u2019ufficio del Mediatore europeo ha sollevato gravi dubbi non solo sull\u2019operato dei mezzi dell\u2019agenzia Frontex ma anche sul comportamento delle autorit\u00e0 dei paesi membri ospitanti i mezzi della missione, Italia e Grecia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>2. Il 21 giugno un comunicato della Guardia costiera aggiornava il numero delle vittime : quel giorno sarebbero state recuperate 14 salme dalle navi Dattilo e Corsi della guardia costiera e fino ad allora le vittime accertate sarebbero state 34, e non 30 come comunicava la Prefettura di Reggio Calabria. Mentre secondo altre fonti sarebbero state addirittura 40. Una grande confusione continuava a caratterizzare la comunicazione dei luoghi di sbarco dei cadaveri, trasferiti a terra di notte, alcuni sbarcati persino a Messina, oltre che nei porti calabresi, tanto da rendere pi\u00f9 difficile il penoso lavoro di riconoscimento dei corpi da parte dei parenti. I superstiti hanno parlato di 66 persone disperse, tra cui almeno 26 bambini, anche di pochi mesi. Intere famiglie fuggite dall\u2019Afghanistan e dall\u2019Iraq sarebbero morte. Nalina la pi\u00f9 piccola dei superstiti di appena 10 anni, avrebbe perso l\u2019intera famiglia. Ma ormai dopo le rituali dichiarazioni contro trafficanti e scafisti, nessuno si pone il problema di come evitare queste stragi: con l\u2019aperura di canali di evacuazione e di ingresso legali che sottraggano queste persone alle violenze ed al taglieggiamento delle organizzazioni criminali che continuano a gestire il traffico di esseri umani, malgrado le solenni dichiarazioni elettorali dei capi di governo. Anzi, la distribuzione delle zone SAR nel Mediterraneo si rivela sempre pi\u00f9 funzionale a facilitare respingimenti collettivi su delega, come si sta verificando sempre pi\u00f9 spesso tra Italia e Libia. Ed allo stesso fine tende la recente istituzione di una zona SAR tunisina. Tra Italia e Grecia, l\u2019area al limite delle rispettive zone SAR \u00e8 stata da sempre un buco nero, anche per la inefficienza della zona SAR maltese ubicata appena pi\u00f9 a sud, ed \u00e8 l\u2019area nella quale sono maturati i presupposti dei naufragi di Steccato di Cutro, e quindi, pochi mesi dopo, nel giugno del 2023, a sud di Pilos. Tra l\u2019Italia e Malta rimane controversa persino la delimitazione delle rispettive zone SAR. Malgrado tra Italia e Grecia esista dal 2020 un accordo sulle ZEE (zone di sfruttamento economico esclusivo) con importanti intese per tutelare le attivit\u00e0 di pesca degli operatori italiani. gli accordi tecnico-operativi sui soccorsi in mare rimangono a livello informale e sono comunque atti segretati. Non si conosce allo stato quale tipo di integrazione o coordinamento vi sia tra i servizi di ricerca e salvataggio dei due paesi. Che di certo ospitano entrambi missioni dell\u2019agenzia europea Frontex, che vigilano su quell\u2019area, come \u00e8 emerso in modo drammatico in occasione delle stragi di Cutro e di Pilos. Eppure si tratta di una zona nella quale, oltre agli \u201ceventi di immigrazione clandestina\u201d ,si sono registrati da anni centinaia di interventi di soccorso delle unit\u00e0 militari italiane, interventi che negli ultimi anni sono stati circoscritti alle zone di mare pi\u00f9 vicine alla fascia delle acque territoriali nazionali e della relativa \u201czona contigua\u201d.<\/p>\n<p>Malgrado le pressioni sui mezzi di informazione per nascondere persino la disseminazione dei corpi delle vittime in diverse localit\u00e0, impedendo quelle possibilit\u00e0 di memoria collettiva e di prossimit\u00e0 ai parenti, e quindi testimonianze dirette, che si erano verificate dopo la strage di Cutro, su questo ennesimo naufragio rimane una corposa documentazione raccolta da Sergio Scandura di Radio Radicale (Osservatorio OSINT) che assieme ai successivi rapporti pubblicati da alcune organizzazioni non governative, colma solo in parte un vuoto di informazione istituzionale che continua a caratterizzare le autorit\u00e0 marittime italiane fino ai pi\u00f9 elevati vertici politici. Anche se il Piano Sar nazionale del 2020 imporrebbe una comunicazione puntuale e tempestiva sugli eventi di soccorso, e sulle attivit\u00e0 di ricerca e salvataggio che ne derivano. Se \u00e8 poco chiaro quello che \u00e8 avvenuto dopo l\u2019avvio dei soccorsi, rimane completamente oscura la dinamica degli eventi nei lunghi giorni, dal 13 al 16 giugno, nei quali, secondo i superstiti, l\u2019imbarcazione sarebbe rimasta alla deriva in acque internazionali.<\/p>\n<p>Alcuni mezzi di informazione riferiscono di un &#8220;giallo&#8221;, in quanto da parte delle autorit\u00e0 italiane sarebbe stato aperto il caso Sar numero 967 proprio in data 16 giugno, con riferimento adi una barca a vela in difficolt\u00e0 nello Ionio, con 67 migranti a bordo, le cui coordinate sarebbero state fornite dai parenti. Una successiva segnalazione arrivava anche ad Alarm Phone, che la trasmetteva alle autorit\u00e0 italiane, e solo a quel punto si avviavano le attivit\u00e0 di ricerca e salvataggio (SAR), che per\u00f2 non davano un risultato immediato. Sembra molto probabile, ma dovr\u00e0 essere oggetto di accertamento, che si trattasse dello stesso caso. &#8220;Da quando la barca ha iniziato ad avere problemi&#8221;, avrebbe detto uno dei sopravvissuti, &#8220;ho visto morire ogni giorno tra le 10 e le 15 persone&#8221;. In attesa di soccorsi troppo lontani, arrivati troppo tardi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>3. Al di l\u00e0 della doverosa attivit\u00e0 condotta nel recupero dei corpi in mare, a partire dal lancio di un messaggio di allarme SAR nelle prime ore del 17 giugno scorso, da parte di un diportista francese che aveva avvistato l\u2019imbarcazione semisommersa su cui si trovavano i superstiti, rimane da chiedersi quali attivit\u00e0 di ricerca siano state svolte dopo il primo allarme diffuso da Alarmphone il giorno precedente, e per quanto tempo i naufraghi sarebbero rimasti alla deriva, prima e dopo lo scoppio a bordo del motore della loro imbarcazione, causa di un parziale affondamento. Secondo quanto comunicato dall\u2019ANSA, il 16 giugno scorso alcuni familiari dei naufraghi segnalavano ad Alarm Phone che una barca a vela con 67 persone, tra cui 20 bambini, si trovava in una situazione di pericolo tra la Grecia e l\u2019Italia, una situazione che secondo queste prime chiamate veniva fatta risalire a tre giorni prima. Gli stessi parenti fornivano quindi le coordinate della barca che si trovava al limite delle acque SAR italiane. Secondo la stessa fonte, lo stesso giorno 16, AlarmPhone trasmetteva l\u2019informazione alla centrale operativa (MRCC) della Guardia costiera italiana che lanciava un messaggio di emergenza a tutte le navi (Inmarsat), inviando sul luogo indicato dai parenti (che per\u00f2 era quello di tre giorni prima) un mercantile, una motovedetta classe 300 e un velivolo ATR 42. Nelle attivit\u00e0 di ricerca venivano impegnati, oltre agli assetti aerei di Frontex, anche velivoli dell\u2019operazione EUNAVFORMED IRINI, che ha il compito di pattugliare il Mediterraneo per contrastare il traffico di armi e solo occasionalmente impegnata in attivit\u00e0 di contrasto dell\u2019immigrazione irregolare. Mentre non risultano attivit\u00e0 di salvataggio concluse da unit\u00e0 navali appartenenti a questa operazione, adesso a guida italiana, con lo sbarco dei naufraghi in un porto sicuro in uno Stato dell\u2019Unione europea. Secondo altre fonti le autorit\u00e0 italiane avrebbero saputo della presenza di una imbarcazione in difficolt\u00e0 in acque internazionali, tra Italia e Grecia, gi\u00e0 nella giornata del 13 giugno. Ma insipegabilmente per tre giorni non sarebbero state attivate operazioni di ricerca e salvataggio in una zona che pure era stata indicata con precisione. Le condizioni dell\u2019imbarcazione semisommersa, poi individuata da un diportista francese, non lasciano dubbio sulle tragedie che si saranno consumate a bordo, magari per la sopravvivenza, tra persone aggrappate ad un relitto sovraffollato, abbandonato in alto mare.<\/p>\n<p>Le prime ricerche avviate, per quanto risulta, il 16 giugno, nelle acque internazionali tra l\u2019Italia e la Grecia non avevano successo ma, nella notte tra domenica 16 e luned\u00ec 17, una imbarcazione da diporto francese individuava il relitto a circa 50 miglia NE dal primo punto segnalato, e recuperava 13 naufraghi (una persona moriva del corso delle operazioni). Queste prime informazioni danno adito a dubbi anche sulla mancata richiesta di soccorso da parte dei parenti dei naufraghi, che avrebbero allertato Alarm Phone con tre giorni di ritardo rispetto alle prime richieste di aiuto lanciate il 13 giugno da qualcuno, a bordo dell\u2019imbarcazione alla deriva, dopo essere partita da Bodrum due giorni prima, che evidentemente era in possesso di un telefono satellitare, di cui normalmente dispongono gli scafisti ma non le persone migranti.<\/p>\n<p>I superstiti, per quanto \u00e8 filtrato dalle maglie strettissime delle attivit\u00e0 di polizia (law enforcement) nel contrasto dell\u2019immigrazione irregolare, hanno fatto sapere che per giorni sarebbero stati avvistati da imbarcazioni che non li avrebbero soccorsi. Ed \u00e8 noto da tempo come l\u2019area del naufragio, al limite tra le zone SAR di Italia e Grecia, sia sottoposta ad una stretta sorveglianza da parte delle autorit\u00e0 militari, con il concorso dei mezzi aerei dell\u2019agenzia europea Frontex. Un dispositivo aero-navale, con un coordinamento politico e militare sia a livello italiano che europeo, al quale non \u00e8 sfuggito neppure l\u2019avvistamento del barcone poi naufragato davanti la spiaggia di Steccato di Cutro, un apparato istituzionale che rimane sottoposto ad attivit\u00e0 di indagine da parte dei giudici che dovranno accertare le responsabilit\u00e0 di quella strage. Ma questa volta i corpi delle vittime, recuperati in mare grazie ad una assidua attivit\u00e0 di ricerca operata per giorni dalla Guardia costiera italiana, sono stati distribuiti in diversi centri calabresi, come i superstiti possibili testimoni diretti, ed \u00e8 stato pi\u00f9 facile rimuovere dai mezzi di informazione tutte quelle notizie che avrebbero potuto portare all\u2019accertamento di responsabilit\u00e0. Un accertamento necessario per evitare che queste stragi per abbandono in mare si ripetano ancora, sempre pi\u00f9 lontano dagli occhi del pubblico, e dai vertici politici che decidono sulle politiche di controllo dei \u201cflussi migratori\u201d e di \u201cgestione integrata\u201d dei controlli di frontiera.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>4. Le acque internazionali non sono \u201cdi tutti e di nessuno\u201d. E le aree di ricerca e salvataggio (SAR) che gli Stati hanno dichiarato non sono zone di giurisdizione esclusiva, ma aree di responsabilit\u00e0 condivisa. Secondo quanto previsto dalla Convenzione UNCLOS di diritto del mare, all\u2019art. 98.2 \u201d Ogni Stato costiero promuove la costituzione e il funzionamento permanente di un servizio adeguato ed efficace di ricerca e soccorso per tutelare la sicurezza marittima e aerea e, quando le circostanze lo richiedono, collabora a questo fine con gli Stati adiacenti tramite accordi regionali\u201d.<br \/>\nIn base al punto 3.1.9 della Convenzione di Amburgo del 1979, oggetto di emendamento introdotto nel 2004, e recepito nel Piano SAR nazionale, \u201cla Parte responsabile della zona di ricerca e salvataggio in cui viene prestata assistenza si assume in primo luogo la responsabilit\u00e0 di vigilare affinch\u00e9 siano assicurati il coordinamento e la cooperazione suddetti, affinch\u00e9 i sopravvissuti cui \u00e8 stato prestato soccorso vengano sbarcati dalla nave che li ha raccolti e condotti in luogo sicuro, tenuto conto della situazione particolare e delle direttive elaborate dall\u2019Organizzazione marittima internazionale (Imo). In questi casi, le Parti interessate devono adottare le disposizioni necessarie affinch\u00e9 lo sbarco in questione abbia luogo nel pi\u00f9 breve tempo ragionevolmente possibile\u201d.<\/p>\n<p>In base al Considerando n.20 del Regolamento UE 1896\/2019, \u201cL\u2019attuazione del presente regolamento non incide sulla ripartizione delle competenze tra l\u2019Unione e gli Stati membri n\u00e9 sugli obblighi che incombono agli Stati membri in base alla convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, alla convenzione internazionale per la salvaguardia della vita umana in mare, alla convenzione internazionale sulla ricerca e il salvataggio marittimo, alla convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalit\u00e0 organizzata transnazionale e al suo protocollo per combattere il traffico di migranti via terra, via nave e via aria, alla convenzione del 1951 relativa allo status dei rifugiati, il relativo protocollo del 1967, alla convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell\u2019uomo e delle libert\u00e0 fondamentali, alla convenzione delle Nazioni Unite relativa allo status degli apolidi e ad altri strumenti internazionali pertinenti\u201d. Le suddette Convenzioni internazionali diventano pertanto fonte di obblighi vincolanti ed inderogabili per tutti gli Stati dell\u2019Unione europea.<br \/>\nSono gli Stati membri dunque che hanno l\u2019obbligo di istituire e mantenere adeguati servizi di ricerca e salvataggio, stipulando a tale scopo tutti quegli accordi che garantiscano il coordinamento pi\u00f9 efficace per salvaguardare la vita umana in mare. Senza limitarsi a qualificare come eventi di immigrazione illegale da monitorare a distanza, eventi che richiedono l\u2019avvio di una immediata attivit\u00e0 di ricerca e salvataggio. Da tempo la Grecia ha stipulato un accordo con l\u2019Egitto per la gestione coordinata delle rispettive aree di ricerca e salvataggio (SAR) allo scopo prevalente, dietro i consueti richiami ai soccorsi in mare, di impedire gli arrivi di potenziali richiedenti asilo ai confini europei.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>5. Quali sono oggi gli accordi e quali le prassi di cooperazione operativa, tra Grecia ed Italia, che pure condividono una linea di confine delle rispettive zone di ricerca e salvataggio in acque internazionali che corrisponde ad una area nella quale si sono verificate diverse tragedie con centinaia di vittime? Come mai nessuno ha avvistato il veliero partito dalla Turchia, per tre giorni alla deriva al limite tra la zona SAR italiana e quella greca? Quali accordi di coordinamento operativo esistono in quell\u2019area tra le autorit\u00e0 italiane e greche ? Cosa hanno segnalato i potenti radar di Frontex e dell\u2019operazione IRINI di Eunavfor Med ?<\/p>\n<p>Non aspettiamo risposte da parte delle autorit\u00e0 marittime e dai loro vertici politici, ma riteniamo che sia compito della magistratura accertare tutte le responsabilit\u00e0, senza limitarsi a procedere soltanto nei confronti di presunti scafisti o trafficanti. Come sarebbe tempo che si verificasse dopo la strage di Steccato di Cutro, magari senza dovere attendere un decennio ed oltre per arrivare ad una sentenza, come si \u00e8 verificato per la conferma in appello della sentenza del Tribunale di Roma che dichiarava prescritte le responsabilit\u00e0 che pure venivano accertate dopo la strage dell\u201911 ottobre 2013. Fare chiarezza su queste stragi, perch\u00e8 non si pu\u00f2 parlare di semplici naufragi, o di incidenti nel corso di \u201ceventi di immigrazione irregolare\u201d, \u00e8 l\u2019unico modo per impedire che in futuro possano continuare a ripetersi, con conseguenze ancora pi\u00f9 gravi.<\/p>\n<p>Appare sempre pi\u00f9 evidente come \u201cchiusa\u201d una rotta migratoria, se ne aprano immediatamente altre, ancora pi\u00f9 pericolose per le persone in fuga, costrette all\u2019attraversamento irregolare del mare, o delle frontiere terrestri, per la mancanza di canali legali di ingresso. Dopo il contenimento delle partenze dal Nordafrica, affidato in Tunisia all\u2019autocrate Saied, e delegato in Libia alle milizie, si ritorna a registrare un aumento delle traversate dalla Turchia verso l\u2019Italia. Forse anche un effetto dei nuovi assetti geopolitici nel Mediterraneo. Una rotta battuta in particolare da persone che provengono da paesi nei quali sono esposti a gravi persecuzioni e che in nessun caso potrebbero essere definiti come \u201cpaesi di origine sicuri\u201d, basti pensare alla Siria, all\u2019Iraq, all\u2019Iran, all\u2019Afghanistan, dunque persone che dovrebbero avere la possibilit\u00e0 di un ingresso legale in Italia, e quindi in Europa, quantomeno per motivi umanitari, per richiedere asilo, ma alle quali si arriva persino a negare il diritto al soccorso.<\/p>\n<p>Oltre alla necessit\u00e0 urgente di un sostegno europeo alle operazioni di ricerca e soccorso, \u00e8 fondamentale, come rilevano Unhcr, Oim e Unicef \u2013 promuovere un pi\u00f9 ampio accesso a percorsi sicuri e regolari nell\u2019Unione Europea per le persone migranti e rifugiati, affinch\u00e9 non siano costrette a rischiare la vita in mare\u201c.<\/p>\n<h6><a href=\"https:\/\/www.a-dif.org\/2024\/06\/27\/frammenti-di-un-naufragio-rimosso\/\">pubblicato anche su A-dif<\/a><\/h6>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>1. 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