{"id":250800,"date":"2015-11-29T10:01:50","date_gmt":"2015-11-29T10:01:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/it\/?p=250800"},"modified":"2016-04-19T20:10:42","modified_gmt":"2016-04-19T19:10:42","slug":"bombardare-e-schedare-serve-davvero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2015\/11\/bombardare-e-schedare-serve-davvero\/","title":{"rendered":"Bombardare e schedare: serve davvero?"},"content":{"rendered":"<p>Riprendo, per tracciare qualche linea di riflessione sul futuro che ci aspetta dopo il 13 Novembre di Parigi, le parole dell&#8217;appello che, appena qualche giorno fa, Alfonso Gianni lanciava dal suo profilo facebook: \u00abpacifisti di tutto il mondo, mobilitiamoci!\u00bb. \u00c8 il calco di un motto di ben altro spessore e portata, come tutti sanno; non di meno, \u00e8 anche il tentativo di rappresentare una sollecitazione pressante e accorata, che, da democratici, progressisti, marxisti, pacifisti o nonviolenti che siamo, non possiamo permetterci di fare cadere nel vuoto, se davvero intendiamo contrastare la minaccia di una guerra e, con essa, il precipizio di una escalation di vasta portata che rischia di travolgere l&#8217;intero Mediterraneo e Vicino Oriente, e se, allo stesso tempo, presumiamo di potere offrire qualche idea, qualche proposta, qualche orientamento, che non vadano nel senso, banale e mortifero, insensato e inefficace, della guerra, ma piuttosto nella direzione, che sembra molto pi\u00f9 pregnante e assai pi\u00f9 promettente, della estinzione del terrorismo e del superamento della violenza.<\/p>\n<p>Dopo quel vero e proprio atto di \u201cguerra nella guerra\u201d, che \u00e8 stato l&#8217;abbattimento del caccia russo da parte della aviazione turca, \u00e8 ormai evidente a tutti, ed occorre segnalarlo e ribadirlo, che la linea rossa, di cui si \u00e8 tanto discusso, tra tavoli diplomatici e confronti accademici, \u00e8 stata superata: forze della NATO e forze russe, che perseguono obiettivi e strategie diverse non solo sul fronte siriano e che stanno da tempo giocando un risiko delicatissimo in diversi punti caldi del pianeta, si sono scontrate, per la prima volta, direttamente. Da questo momento, dunque, numerosi scenari si aprono e diventano possibili: forse ancora non del tutto probabili, ad ogni apparente evidenza non imminenti, ma senza dubbio possibili. La \u201cterza guerra mondiale\u201d a pezzi, gi\u00e0 in corso da tempo, peraltro, almeno a partire dallo scoppio della guerra per procura, a molti riverberi internazionali, sul suolo e nei cieli della Siria (2011), e gi\u00e0 entrata nel cuore stesso dell&#8217;Europa, con il golpe di Majdan, l&#8217;avvento al potere delle formazioni neo-naziste a Kiev e la guerra del Donbass (2014), rischia adesso di precipitare e condensare in una vera e propria escalation, cui la tragedia degli esecrabili attentati terroristici del 13 Novembre a Parigi, rischia di fare da clamoroso detonatore e propellente.<\/p>\n<p>Dopo il 13 Novembre, infatti, la guerra \u00e8, ancora pi\u00f9 di prima, una clamorosa stortura: ha cos\u00ec poco senso pensare di colpire il terrorismo &#8211; che non ha territori e confini consolidati, nella sua miriade di nuclei e di cellule diffuse, sparse potenzialmente ovunque, e i suoi seguaci, quelli effettivi, che sono gi\u00e0 nelle segnalazioni dell&#8217;intelligence, e quelli potenziali, che in quelle segnalazioni ci dovrebbero finire &#8211; sganciando bombe a destra e manca, da far dubitare della sincerit\u00e0 dei proclami e far sorgere il dubbio che altri siano gli interessi retro-stanti e le finalit\u00e0 non-dichiarate. Per questo (non solo, ma anche) \u00e8 necessaria un&#8217;alternativa. Nell&#8217;appello dal quale siamo partiti, vengono, in estrema sintesi, richiamate alcune imprescindibili \u201cguide per l&#8217;azione\u201d: \u00abl&#8217;ONU deve intervenire per spezzare la spirale terrorismo-guerra. Cos\u00ec, l&#8217;Unione Europea, se finalmente decidesse di giocare un ruolo per la pace. I movimenti pacifisti di tutto il mondo sono chiamati a mobilitarsi\u00bb. Si tratta di principi generali che vanno declinati e l&#8217;impegno cui sono chiamate oggi le forze, in generale, contro la guerra e per la pace, consiste proprio in questo: abbinare alla mobilitazione civica, alla sensibilizzazione dell&#8217;intero spettro dell&#8217;opinione pubblica, alla pressione sulle istituzioni per abbandonare la pulsione militare e militarista ed abbracciare piuttosto una soluzione diplomatica e politica, anche una capacit\u00e0 di riflessione e di analisi, di orientamento e di proposta.<\/p>\n<p>Continuano ad esistere, purtroppo, tentazioni eurocentriche che non aiutano il confronto e il dialogo e, dunque, non concorrono positivamente a offrire riflessioni e proposte: sono quelle, ad esempio, di chi antepone la destituzione di un governo legittimo, come quello di Assad in Siria, alla riapertura dei canali della diplomazia con tutti gli attori regionali, a partire dalla Siria stessa, nel cui territorio, tra l&#8217;altro, la popolazione civile, l&#8217;esercito regolare, le formazioni curde a Nord, stanno pagando un pesante tributo di sangue, nella lotta quotidiana contro il terrorismo reazionario (non chiamiamolo islamico, per piacere). Qui l&#8217;eurocentrismo di certi giudizi, che pure va nominato, sembra evidente: chi ha diritto di decidere del proprio Paese, in questo caso la Siria: noi \u201coccidentali\u201d o i siriani? O quelle di chi continua a ritenere che la \u201ccomunit\u00e0 internazionale\u201d possa ridursi alla \u201ccomunit\u00e0 occidentale\u201d, magari \u201ceuro-atlantica\u201d, pi\u00f9 eventuali propaggini, senza accorgersi che la NATO, di cui la Turchia \u00e8 parte integrante e alle cui azioni di guerra gli Stati Uniti, non pi\u00f9 tardi di qualche giorno fa, hanno continuato a manifestare comprensione, \u00e8 parte del problema e non della soluzione.<\/p>\n<p>Non c&#8217;\u00e8 prospettiva da offrire che non parta dal dialogo, che consenta di esplorare le vie del superamento della violenza e della trasformazione del conflitto, della definizione di nuovi spazi di convivenza e, in definitiva, della pace: dal confronto con i popoli e le culture della \u201csponda Sud\u201d, dall&#8217;ascolto di proposte e suggerimenti che non imprigionino questa parte del mondo nella gabbia in cui, volontariamente o fatalmente, si \u00e8 rinchiusa. Questo terreno \u00e8 un cimento, al tempo stesso, per i movimenti sociali e per le forze politiche, che, nell&#8217;analisi dello scenario e nelle proposte da formulare, possono condividere un terreno unitario e strutturare un posizionamento, senza incertezza, contro la guerra (a partire dalla guerra di aggressione) e per la pace (essenzialmente come pace positiva, \u201cpace con giustizia\u201d). Il panorama sembra piuttosto desolante. Le destre, nelle loro varie articolazioni, almeno in Italia, non hanno nulla di positivo da offrire: da Forza Italia, che declina la sua proposta tutta in termini di militarizzazione e rinnovato impegno nelle missioni di guerra che gi\u00e0 coinvolgono il nostro Paese, al Movimento 5 Stelle, che, tra il tutto e il contrario di tutto che, di volta in volta, avanza, ha gi\u00e0 chiarito che \u00abnon sta scritto da nessuna parte che popolazioni diverse debbano vivere sotto la stessa bandiera\u00bb e ha pure ribadito che \u00abla classe politica ce l\u2019ha con le forze di polizia, molti carabinieri non sono in grado di colpire un bersaglio in movimento\u00bb e servirebbe maggiore controllo \u00absu quei centri che assegnano lo status di rifugiato\u00bb.<\/p>\n<p>L&#8217;eco delle proposte e delle riflessioni della parte pi\u00f9 matura del movimento per la pace e contro la guerra sembra invece risuonare in diversi passaggi della mozione presentata dalla \u201cSinistra Italiana\u201d alla Camera il 24 Novembre, ove si delinea, per la prima volta, un quadro complessivo e una griglia coerente di misure a pi\u00f9 livelli, per prevenire la guerra e contrastare il terrorismo senza cedere alle pulsioni militari e securitarie. Si tratta di dodici punti: no alla guerra e ad ogni avventura militare, nella convinzione, vero punto di partenza, che questa spirale guerra-terrorismo va spezzata, che non si pu\u00f2 estinguere la violenza e il terrorismo con altra violenza (quella militare) e altro terrore (quello delle bombe); una conferenza regionale di pace con tutti gli attori, direttamente e indirettamente, coinvolti, perch\u00e9 solo un processo all&#8217;interno del quale tutti possano riconoscersi potr\u00e0 alla fine essere riconosciuto da tutti; riconoscimento dello Stato di Palestina, altro, vero, punto di partenza, troppo spesso, nelle ultime settimane, colpevolmente dimenticato; dialogo in Siria, senza la precondizione della destituzione di Assad e in linea con i fondamentali nove punti dell&#8217;Intesa di Vienna; blocco di ogni traffico, vendita di armi e finanziamenti a Daesh e i suoi sponsor; diplomazia e coordinamento di intelligence (che non vuol dire schedatura di tutti i cittadini europei); misure per il dialogo inter-culturale e inter-religioso per prevenire la marginalizzazione e la radicalizzazione.<\/p>\n<p>Come si vede, il punto non \u00e8 reagire e contrattaccare, ma prevenire ed estinguere. Prima di ogni altra cosa, minando alle fondamenta le basi materiali su cui Daesh (che non \u00e8 fenomeno religioso, ma terrorismo politico, oltre che militare, e dunque esercita un potere e controlla comunit\u00e0 e territori, tra Iraq e Siria) si fonda: un volume di affari stimato in circa 50 milioni di dollari. Come ha ben spiegato Loretta Napoleoni, Daesh ha il controllo di questi territori e, quindi, delle risorse che ospitano, che vuol dire soprattutto petrolio, che poi contrabbanda; ha sostenitori internazionali sia attraverso finanziamenti diretti sia attraverso mercato nero; e i fondi cos\u00ec accumulati vengono investiti non solo in addestramenti e armamenti, ma anche in controllo del territorio e servizi alle comunit\u00e0 poste direttamente sotto il proprio \u201cpotere\u201d. Come conclude la stessa Napoleoni: \u00abuna vera e propria economia di guerra: un meccanismo che noi europei col tempo abbiamo dimenticato\u00bb.<\/p>\n<p>Dunque, ha ragione Alfonso Gianni: \u00abmobilitiamoci!\u00bb. E soprattutto proviamo a farlo in modo capillare ed efficace, perch\u00e9 la lotta contro il terrorismo e la guerra \u00e8 anche lotta per la democrazia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Link utili:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L&#8217;appello alla mobilitazione:<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.sinistralavoro.it\/pacifisti-di-tutto-il-mondo-mobilitiamoci\">http:\/\/www.sinistralavoro.it\/pacifisti-di-tutto-il-mondo-mobilitiamoci<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il documento di Forza Italia:<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.gruppopdl-berlusconipresidente.it\/?p=35617\">http:\/\/www.gruppopdl-berlusconipresidente.it\/?p=35617<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La posizione dei Cinque Stelle:<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.beppegrillo.it\/2014\/08\/isis_che_fare.html\">http:\/\/www.beppegrillo.it\/2014\/08\/isis_che_fare.html<\/a><\/p>\n<p>e <a 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