{"id":247486,"date":"2015-11-19T12:56:41","date_gmt":"2015-11-19T12:56:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/it\/?p=247486"},"modified":"2015-11-19T12:57:39","modified_gmt":"2015-11-19T12:57:39","slug":"le-missioni-anti-migranti-di-frontex-ed-eunavfor-med-nel-mediterraneo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2015\/11\/le-missioni-anti-migranti-di-frontex-ed-eunavfor-med-nel-mediterraneo\/","title":{"rendered":"Le missioni anti-migranti di Frontex ed EUNAVFOR MED nel Mediterraneo"},"content":{"rendered":"<p>C\u2019\u00e8 una foto che descrive bene la sporca guerra che l\u2019Europa ha scatenato nel Mediterraneo contro decine di migliaia di rifugiati in fuga da altre guerre guerreggiate in Africa e Medio oriente. L\u2019ha scattata il fotoreporter Enrico Di Giacomo nel porto di Messina il 22 settembre 2015. Sulla nave della guardia costiera britannica \u201cProtector\u201d, missione <em>Triton<\/em> di Frontex, due marines della Royal Navy, il volto occultato da maschere anti-epidemia ed occhialoni neri, indossano tute bianche contro le contaminazioni da guerra nucleare, batteriologica e chimica NBC. Pistole ai fianchi, imbracciano, entrambi, fucili mitragliatori. Freddi, terribili, anonimi cani da guardia di un gruppo di giovani migranti subsahariani seduti stretti, uno accanto all\u2019altro. Volti stanchi, tirati. Solo un senso d\u2019incertezza generale per quello che adesso potr\u00e0 accadere. La precariet\u00e0 di vite sospese, l\u2019assenza di empatia e di ogni forma di comunicazione con l\u2019<em>altro<\/em>, il marine senza volto, l\u2019invisibile armato. Immagini identiche ai selfie nelle prigioni-lager per presunti \u201cterroristi\u201d in Iraq o Afghanistan o nelle navi-prigioni per i \u201cpirati\u201d del Corno d\u2019Africa e del Golfo di Guinea. A bordo della \u201cProtector\u201d, quel giorno, c\u2019erano per\u00f2 122 persone soccorse su un gommone alla deriva delle coste libiche, tra essi anche tre giovani donne in avanzato stato di gravidanza e cinque bambini. Moderni <em>criminali<\/em> contro cui spianare le armi, <em>clandestini \u2013 terroristi \u2013 pirati \u2013scafisti \u2013 schiavi<\/em>, bottini della guerra globale. <em>Non persone<\/em> da recludere, deportare, annientare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>L\u2019Europa fortezza dei diritti violati<\/strong><\/p>\n<p>La stazione di Budapest come Auschwitz, i treni dei rifugiati bloccati, sequestrati e piombati dai poliziotti e dall\u2019esercito in tenuta antisommossa. Un nuovo filo spinato costato 21 milioni di euro, lungo 175 km e alto 4 metri, al confine con la Serbia, protetto da tank, cingolati, carri armati e dalle truppe d\u2019\u00e9lite addestrate per i conflitti Nato del Terzo millennio. La costruzione di un altro muro d\u2019acciaio \u00e8 stato annunciato dal primo ministro ungherese Viktor Orban, stavolta al confine con la Romania, \u201ccontro l\u2019immigrazione di massa dal Medio Oriente che rappresenta una minaccia alle radici cristiane del Vecchio continente\u201d.<\/p>\n<p>Chi fugge attraverso i Balcani dagli inferni di guerra mediorientali e africani non deve arrivare in Austria o in Germania. Cos\u00ec, altri treni sono stati bloccati dalle forze armate della Repubblica Ceca, mentre gli avambracci dei profughi, bambini compresi, sono stati marchiati con numeri indelebili. Le autorit\u00e0 di Praga hanno ordinato il trasferimento di 2.600 militari ai valichi di frontiera sud-orientali oltre ai 1.500 schierati in estate. Anche Vienna ha deciso di affidare all\u2019esercito il controllo delle frontiere con Italia e Ungheria, mentre il 20 ottobre il parlamento sloveno ha approvato una legge che d\u00e0 poteri straordinari alle forze armate \u2013 per tre mesi, rinnovabili &#8211; per la gestione dell\u2019<em>emergenza<\/em> rifugiati, compresa la possibilit\u00e0 di \u201climitare temporaneamente\u201d la libert\u00e0 di movimento ai confini. Qualche giorno dopo, il governo di Lubiana ha ordinato il dispiegamento dei carri armati sul valico doganale di Harmica, al confine con la Croazia. Anche in Macedonia \u00e8 stato decretato lo stato d\u2019emergenza: agenti di polizia ed esercito sono autorizzati a utilizzare armi pesanti per disperdere i migranti ed ogni straniero sospettato di essere entrato illegalmente nel paese pu\u00f2 essere arrestato o deportato. Pugno di ferro anche in Bulgaria, dove il 15 ottobre le Guardie di frontiera hanno sparato contro un gruppo di rifugiati, uccidendo un cittadino afgano. I cingolati dell\u2019esercito sono stati schierati ai valichi con Macedonia, Grecia e Turchia, e altri muri elettronici e barriere di filo spinato sono stati innalzati in tempi record a presidio dell\u2019Europa lager-fortezza.<\/p>\n<p>Cariche, idranti, pallottole di gomma e gas per i migranti che tentano di attraversare il Canale della Manica violando le enclave spagnole di Ceuta e Melilla, dove dal 2005 Madrid ha speso pi\u00f9 di 72 milioni di euro in sofisticati sistemi elettronici d\u2019allarme. Manganelli e idranti anche per i <em>disobbedienti <\/em>a Ventimiglia, per i richiedenti asilo reclusi nei centri di Berlino, Parigi e del sud Italia e per migliaia di rifugiati approdati nell\u2019isola greca di Kos o nelle coste meridionali della Turchia. Il mare Egeo \u00e8 divenuto teatro di spericolati inseguimenti, speronamenti e abbordaggi delle imbarcazioni di migranti da parte di unit\u00e0 veloci della marina militare ellenica e turca e perfino di misteriosi commandos di mercenari e\/o paramilitari in tuta mimetica e superarmati.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Alla guerra con Sophia<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019Unione europea conferma sempre di pi\u00f9 il suo fallimento politico-istituzionale ma condivide unanimemente le pratiche di guerra xenofoba-razzista, respingimenti e reclusioni. Le cancellerie sono divise su tutto, ma c\u2019\u00e8 un accordo generale sui tagli alla spesa sociale e sulla necessit\u00e0 di rafforzare l\u2019offensiva militare contro il flusso di migranti. A partire da quest\u2019estate, decine di unit\u00e0 navali, aerei da guerra, elicotteri, velivoli senza pilota pattugliano le acque del Mediterraneo con l\u2019obiettivo di proiettare ancora pi\u00f9 a sud le frontiere dell\u2019Unione. Per poi occupare militarmente le citt\u00e0 costiere di Libia, Tunisia ed Algeria e trasferire in Africa centri d\u2019identificazione e \u201cprima accoglienza\u201d e strutture detentive per rifugiati e richiedenti asilo.<\/p>\n<p>L\u2019<em>urgenza<\/em> e la <em>necessit\u00e0<\/em> di creare una missione militare anti-migranti erano state manifestate dal Consiglio straordinario dei Capi di Stato e di Governo Ue del 23 aprile 2015, convocato il giorno dopo l\u2019ennesima strage di migranti nel Mediterraneo centrale. Qualcosa di simile era accaduto nell\u2019ottobre 2013, quando il governo italiano, dopo il tragico naufragio di un\u2019imbarcazione a largo di Lampedusa (366 i morti accertati), diede vita alla controversa e dispendiosa operazione <em>Mare Nostrum<\/em>. Allora l\u2019intervento manu militari fu ipocritamente giustificato dalla necessit\u00e0 d\u2019impedire altre stragi in mare. Due anni dopo, la crociata europea \u00e8 sferrata invece, ufficialmente, <em>c<\/em><em>ontro le reti di trafficanti e scafisti in nord Africa<\/em>, enfatizzando a dismisura un fenomeno, quello del traffico illegale di migranti nel Mediterraneo, che secondo lo stesso Robert Crepinko, direttore di Europol, vede operare in quest\u2019area geografica 3.000 \u201ctrafficanti di essere umani\u201d contro i 27.000 che \u201ccoprono\u00a0 le rotte balcaniche, quelle asiatiche ed africane\u201d.<\/p>\n<p>Ecco allora che a giugno ha preso il via la missione navale EUNAVFOR Med (denominata poi <em>missione Sophia<\/em> per ricordare la bambina somala nata a bordo di una nave militare giunta in soccorso di un\u2019imbarcazione di migranti a largo delle coste libiche). Sono 14 i paesi europei che hanno aderito all\u2019iniziativa\u00a0(Italia, Gran Bretagna, Germania, Francia, Spagna, Slovenia, Grecia, Lussemburgo, Belgio, Finlandia, Ungheria, Lituania, Paesi Bassi e Svezia). Il comando ha sede presso\u00a0l\u2019<em>Operational Headquarter<\/em> Ue di\u00a0Centocelle-Roma, mentre alle operazioni contribuiscono fattivamente 1.318 uomini, la portaerei italiana \u201cCavour\u201d (con a bordo pi\u00f9 di 600 militari e uno staff multinazionale di 70 uomini provenienti da Belgio, Francia, Germania, Gran Bretagna, Grecia, Romania e Spagna); la fregata tedesca \u201cSchleswig-Holstein\u201d; la fregata britannica \u201cRichmond\u201d con un elicottero Lynx, un drone da sorveglianza ScanEagle e un contingente dei Royal Marines; la rifornitrice tedesca \u201cWerra\u201d; la nave ausiliaria \u201cEnterprise\u201d e un elicottero AW101 MK2 Merlin britannici; un velivolo per la sorveglianza Falcon 50 della marina francese; un pattugliatore marittimo lussemburghese Seagull Merlin III. Da fine ottobre sono assegnati ad EUNAVFOR Med anche la fregata belga \u201cLeopoldo I\u201d, la fregata spagnola \u201cCanarias\u201d, il pattugliatore sloveno \u201cTriglav\u201d e un aereo per il pattugliamento marittimo P-3C \u201cOrion\u201d spagnolo. Le forze armate italiane contribuiscono alla missione Ue pure con due elicotteri, un sommergibile, due velivoli a pilotaggio remoto \u201cPredator\u201d MQ-1 e MQ-9 e con le risorse logistiche offerte dalle basi di Augusta, Sigonella e Pantelleria. Inoltre per le operazioni di sbarco dei migranti vengono periodicamente utilizzati i porti siciliani di Catania, Messina, Palermo, Porto Empedocle, Pozzallo, Lampedusa e Trapani e quello sardo di Cagliari.<\/p>\n<p>Il piano d\u2019intervento militare di EUNAVFOR Med \u2013 Sophia \u00e8 stato approvato a Bruxelles il 18 maggio e dovrebbe articolarsi in tre fasi. La prima di esse si \u00e8 concentrata nella raccolta dei dati d\u2019intelligence sui traffici e nel pattugliamento di dieci aree a largo delle coste della Libia (quattro lungo la frontiera marittima di 12 miglia che separa le acque internazionali da quelle libiche, le altre sei in mare aperto). \u201cLa nuova forza navale deve procedere con l\u2019identificazione e il monitoraggio dei network dei trafficanti attraverso la raccolta delle informazioni e la sorveglianza delle acque internazionali\u201d, hanno dichiarato i ministri Ue. Alle unit\u00e0 navali \u00e8 stato attribuito in particolare il compito di procedere all\u2019identificazione dei migranti fermati (o <em>soccorsi<\/em>) in mare, raccogliendo tutti i dati personali (cognome, cognome da nubile, nomi ed eventuali pseudonimi o appellativi correnti; data e luogo di nascita, cittadinanza, sesso; luogo di residenza, professione e luogo in cui si trovano; dati relativi alle patenti di guida, ai documenti di identificazione e al passaporto), compreso il prelievo delle impronte digitali. \u201cEUNAVFOR Med pu\u00f2 trasmettere tali dati e i dati relativi alle imbarcazioni e alle attrezzature utilizzate da dette persone alle pertinenti autorit\u00e0 incaricate dell\u2019applicazione della legge degli Stati membri e\/o agli organismi competenti dell\u2019Unione\u201d, aggiunge la direttiva n. 778 approvata il 18 maggio 2015 dal Consiglio dei ministri degli esteri e della difesa dell\u2019Unione europea. Secondo quanto dichiarato dall\u2019ammiraglio Enrico Credendino, comandante della missione europea, i primi 108 giorni di attivit\u00e0 di <em>Sophia<\/em> hanno consentito \u201cl\u2019arresto di 16 scafisti, la neutralizzazione di 16\u00a0imbarcazioni e il salvataggio di 3.076 migranti\u201d. Alla data del 4 novembre, i migranti \u201cassistiti\u201d in mare, secondo il comando di EUNAVFOR Med, sarebbero stati gi\u00e0 5.000.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Puntare, colpire, affondare<\/strong><\/p>\n<p>Il 7 ottobre ha preso il via la seconda fase della missione navale: le unit\u00e0 e i reparti d\u2019\u00e9lite europei sono stati autorizzati a effettuare abbordaggi, perquisizioni, sequestri e dirottamenti in alto mare delle imbarcazioni che trasportano migranti. Le operazioni hanno ricevuto il beneplacito del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite con la risoluzione n. 2240\/2015\/S: oggi, pertanto, l\u2019Unione europea e i singoli Stati possono intervenire contro i barconi che si trovano in acque internazionali al largo delle coste libiche \u201cquando vi siano fondati motivi di credere che sono o saranno utilizzati per il traffico di migranti\u201d. \u201cUlteriori azioni nei confronti delle navi ispezionate, compresa l\u2019eliminazione \u2013 prosegue la risoluzione del Consiglio di sicurezza \u2013 saranno prese in conformit\u00e0 con il diritto internazionale e con la dovuta considerazione degli interessi dei terzi che hanno agito in buona fede\u201d. Intervenendo in un\u2019audizione presso il <em>Comitato parlamentare di controllo e vigilanza su Schengen, Europol e immigrazione<\/em>, la ministra della difesa Roberta Pinotti ha dichiarato che nelle prime tre settimane della seconda fase della missione Sophia \u201csono stati neutralizzati 21 natanti e arrestati 18 scafisti\u201d.<\/p>\n<p>Con la terza fase operativa di EUNAVFOR Med, l\u2019Unione europea punta a gestire in prima persona vere e proprie operazioni belliche nel Mediterraneo centrale e in nord Africa. \u201cPrevediamo che le operazioni vengano estese in acque territoriali libiche e possibilmente all\u2019interno del paese stesso, ma ci\u00f2 potr\u00e0 essere fatto soltanto con una nuova risoluzione delle Nazioni unite che, realisticamente, potr\u00e0 giungere dopo una richiesta ufficiale da parte delle autorit\u00e0 della Libia\u201d, ha spiegato la ministra Pinotti. Se passasse la risoluzione auspicata da Roma e Bruxelles, le unit\u00e0 navali ed aeree europee potranno intercettare e abbordare le imbarcazioni di migranti e richiedenti asilo gi\u00e0 in acque libiche e, finanche, di bombardarle in rada. L\u2019escalation militare potrebbe preludere ad una vera e propria occupazione del territorio libico da parte dei paesi membri dell\u2019Unione europea, su mandato del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ma, ancora una volta, sotto la guida degli Stati Uniti d\u2019America e\/o della Nato e a fianco dei principali partner nordafricani e mediorientali. Un epilogo della guerra ai migranti e alle migrazioni dagli esiti certamente infausti.<\/p>\n<p>Intanto gli interventi Ue nel Mediterraneo sono coordinati direttamente con la Nato e con le forze armate statunitensi. Il Segretario generale dell\u2019Alleanza Atlantica, Jens Stoltenberg, ha fatto sapere che la Nato \u00e8 pronta a intervenire contro gli scafisti nordafricani, con la giustificazione che sui barconi dei migranti \u201cpotrebbero imbarcarsi anche terroristi o miliziani ISIS\u201d. In realt\u00e0 \u00e8 perlomeno dal 2010 che il comando alleato di stanza in Campania (Aftsouth Napoli) condivide alcune delle informazioni raccolte dalle imbarcazioni e dai velivoli Nato con l\u2019Agenzia europea per il controllo delle frontiere Frontex e con l\u2019Ufficio di polizia europeo Europol. Ed \u00e8 perlomeno dal 2005-2006 che la Nato fornisce assistenza alle diverse agenzie nazionali anti-migranti dei paesi partner del Mediterraneo. Proprio in vista di una pi\u00f9 stretta cooperazione Ue-Usa-Nato nel contrasto delle migrazioni, il 28 e 29 luglio scorso il comandante in capo di EUNAVFOR Med, Enrico Credendino, si \u00e8 recato in visita a Washington per incontrare i responsabili del Dipartimento di Stato e della Difesa e quelli della US Coast Guard. La risposta del Pentagono \u00e8 arrivata in tempi record per bocca del Capo di Stato maggiore degli Stati Uniti d\u2019America, generale Martin Dempsey. \u201cDobbiamo affrontare unilateralmente con i nostri partner questa questione come un problema generazionale, e organizzarci e preparare le risorse ad un livello sostenibile per gestire la crisi dei migranti per i prossimi 20 anni\u201d, ha dichiarato Dempsey all\u2019emittente televisiva <em>ABC<\/em> il 3 settembre. \u00c8 stato per\u00f2 il primo ministro britannico David Cameron a spiegare le modalit\u00e0 con cui l\u2019Occidente pensa d\u2019intervenire per ostacolare i flussi migratori nel Mediterraneo. \u201cPer risolvere il problema alla radice inizieremo una campagna di raid aerei contro le postazioni dell\u2019ISIS e lanceremo un\u2019azione di intelligence contro i trafficanti di esseri umani in Siria e in Iraq\u201d, ha dichiarato il premier al <em>Sunday Times<\/em>. Autorevoli strateghi militari ritengono che un incremento dei bombardamenti contro il Califfato potrebbe aiutare a rallentare il flusso dei migranti, specie se affiancato da un dispositivo aeronavale che si faccia carico nel Mediterraneo dei cosiddetti \u2018\u2019respingimenti assistiti\u201d (o dei \u201cmigranti riaccompagnati\u2019\u2019), espressione sullo stile del <em>politicamente corretto<\/em> come quella sulla \u201cguerra umanitaria\u201d di famigerata memoria.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Droni e Tritoni per un Mare Sicuro<\/strong><\/p>\n<p>La missione EUNAVFOR Med si \u00e8 aggiunta ad un\u2019altra operazione di \u201csorveglianza\u201d nel canale di Sicilia, <em>Mare Sicuro<\/em>, avviata il 12 marzo 2015 dal solo governo italiano. Il compito ufficiale di <em>Mare Sicuro<\/em> \u00e8 quello di svolgere attivit\u00e0 di \u201cpresenza, sorveglianza e sicurezza marittima nel Mediterraneo centrale, protezione delle linee di comunicazione, dei natanti commerciali e delle piattaforme energetiche off-shore nazionali, e contrasto al traffico di esseri umani\u201d. Attualmente in questa missione sono impegnati oltre 500 uomini e un dispositivo aeronavale composto da quattro navi d\u2019altura con elicotteri imbarcati e team di pronto intervento di <a href=\"http:\/\/www.marina.difesa.it\/il-nostro-equipaggio\/sbarco\/Pagine\/default.aspx\">fucilieri ed incursori della Marina<\/a>, aeromobili e velivoli a pilotaggio remoto e da ricognizione elettronica, i pattugliatori Breguet Atlantic in dotazione al 41\u00b0 Stormo dell\u2019Aeronautica di stanza a Sigonella. Per l\u2019intercettamento e la sorveglianza dei natanti \u201csospetti\u201d sono utilizzati periodicamente anche i sommergibili di base ad Augusta. \u201cAncorch\u00e9 <em>Mare Sicuro<\/em> sia un\u2019operazione militare di sicurezza marittima, non espressamente mirata alla salvaguardia della vita umana in mare, le unit\u00e0 partecipanti possono essere chiamate ad intervenire in operazioni di ricerca e soccorso di naufraghi, in ottemperanza al gi\u00e0 citato obbligo di soccorso previsto dalla vigente normativa internazionale\u201d, ha dichiarato la ministra Pinotti durante un\u2019audizione in Commissione difesa al Senato, il 21 luglio 2015. Sempre secondo il ministero della difesa, a fine ottobre, le unit\u00e0 navali di <em>Mare Sicuro<\/em> avevano \u201csoccorso\u201d 200 barconi e 461 gommoni ed erano stati arrestati 470 presunti <em>scafisti<\/em>.<\/p>\n<p>Apprezzamento per quanto fatto dall\u2019Italia nel <em>campo dell\u2019immigrazione e del contributo alla sicurezza nel Mediterraneo<\/em> \u00e8 stato espresso dal Segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Ashton Carter, in occasione del suo incontro con la ministra Pinotti, il 6 ottobre scorso a Sigonella. Alla vigilia del viaggio di Carter in Italia, era stata la sua assistente alla sicurezza internazionale Elissa Sloatkin, a ribadire la \u201cpiena disponibilit\u00e0\u201d degli Stati Uniti ad aiutare il nostro paese nel condurre le operazioni sul fronte migrazione e della \u201cstabilizzazione\u201d mediterranea. \u201cGli <em>asset<\/em> che gli americani potrebbero fornire non sono specificati, ma \u00e8 noto che i loro droni gi\u00e0 partono dalla Sicilia per condurre missioni quotidiane di sorveglianza, la loro intelligence elettronica \u00e8 senza pari, le unit\u00e0 della US Navy incrociano nel Mediterraneo e la base di Sigonella \u00e8 attrezzata per qualunque emergenza\u201d, ha scritto Paolo Mastrolilli sul quotidiano <em>La Stampa<\/em>.<\/p>\n<p>A seguito della decisione del governo Renzi di porre termine alla missione <em>Mare Nostrum<\/em>, il 1\u00b0 novembre 2014 Frontex ha dato vita all\u2019<em>Operazione Triton<\/em>, prioritariamente con finalit\u00e0 di sorveglianza marittima e, solo sussidiariamente, di \u201csalvataggio\u201d dei migranti e richiedenti asilo a rischio di naufragio. Inizialmente Frontex aveva destinato alle attivit\u00e0 di pattugliamento un budget mensile di 2,83 milioni di euro, 65 \u201cagenti\u201d e 12 mezzi militari, limitando l\u2019area operativa alle acque territoriali italiane e solo parzialmente alle zone SAR (<em>search and rescue<\/em>) di Italia e Malta, per un raggio di appena 30 miglia nautiche. Nella primavera 2015 la Commissione europea ha per\u00f2 deciso di prorogare sino alla fine dell\u2019anno il programma <em>Triton<\/em>, stanziando una dotazione aggiuntiva di 18 milioni di euro ed estendendo il raggio d\u2019azione delle unit\u00e0 a 138 miglia nautiche a sud della Sicilia. Attualmente il dispositivo di Frontex nel Mediterraneo centrale conta su tre aerei, sei navi d\u2019altura, dodici pattugliatori e due elicotteri. Inizialmente l\u2019Italia ha contribuito a <em>Triton<\/em> con un pattugliatore d\u2019altura della Marina militare e dopo con diverse unit\u00e0 veloci appartenenti alla Guardia di finanza e alla Capitaneria di porto. Bruxelles ha espresso l\u2019intenzione di finanziare anche per il prossimo anno le operazioni aeronavali di Frontex e di rafforzare la missione anti-migranti <em>Poseidon<\/em> avviata da tempo nell\u2019Egeo e in territorio greco (le previsioni di spesa per le due operazioni si assesterebbero nel 2016 intorno ai 45 milioni di euro).<\/p>\n<p>Al recente meeting sul flusso di rifugiati lungo la rotta dei Balcani occidentali, presenti i Capi di stato e di governo di Albania, Austria, Bulgaria, Croazia, Germania, Grecia, Macedonia, Romania, Serbia, Slovenia e Ungheria, \u00e8 stato proposto altres\u00ec un \u201csignificativo rafforzamento\u201d dell\u2019azione di Frontex nelle attivit\u00e0 di identificazione, registrazione e prelievo delle impronte digitali dei migranti che giungono in Grecia; il \u201cpotenziamento\u201d del supporto di Frontex alla frontiera tra Bulgaria e Turchia e ai <em>checkpoint<\/em> tra Croazia e Serbia; il trasferimento in Slovenia di un team di 400 poliziotti europei e di equipaggiamento \u201cessenziale\u201d per contribuire alle operazioni di vigilanza delle frontiere nazionali. Nella seduta del 9 settembre, il Consiglio d\u2019Europa ha invece chiesto a Frontex di inviare in tempi brevi \u201csquadre RABIT (<em>Rapid Border Intervention Team<\/em>)\u201d ai confini pi\u00f9 <em>sensibili<\/em> dell\u2019Unione Europea, in particolare in Ungheria, Grecia e Italia. Le <em>squadre di intervento rapido alle frontiere<\/em> sono operative dal 2007 e intervengono su richiesta di uno Stato membro che si trovi ad affrontare \u201csollecitazioni urgenti ed eccezionali derivanti da un afflusso massiccio di immigrati clandestini\u201d.<\/p>\n<p>L\u20198 ottobre, a conclusione di un vertice in Lussemburgo, i ministri dell\u2019interno dell\u2019Unione europea hanno deciso di dar vita a una polizia di frontiera comune &#8211; marittima e terrestre &#8211; che sotto le insegne Ue aiuti le forze dell\u2019ordine nazionali nella <em>gestione<\/em> dei flussi migratori. Anche stavolta sar\u00e0 chiamata l\u2019agenzia Frontex a predisporre e gestire il nuovo sistema di controllo \u201ccomune\u201d sicuritario delle frontiere. Sei giorni prima del meeting dei ministri dell\u2019interno Ue, Fontex aveva pubblicato sul proprio sito un bando per assumere 775 <em>guardie di frontiera<\/em> da inviare alle frontiere esterne dell\u2019Unione, principalmente in Italia e Grecia, per concorrere alla registrazione e all\u2019identificazione dei migranti provenienti da Libia e Turchia. Nello specifico, le nuove guardie assumeranno il ruolo di <em>screeners<\/em> (per individuare la nazionalit\u00e0 dei migranti in arrivo), <em>debriefers<\/em> (per raccogliere informazioni sulle attivit\u00e0 delle reti di trafficanti) ed interpreti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>L\u2019isola degli hotspot<\/strong><\/p>\n<p>La Sicilia \u00e8 stata assunta a laboratorio sperimentale del nuovo corso delle politiche europee anti-migranti: dall\u2019estate, in particolare, \u00e8 stata istituita a Catania una <em>centrale mediterranea<\/em> dell\u2019agenzia Frontex. \u201cQuesta base regionale costituir\u00e0 un progetto pilota che potr\u00e0 essere replicato anche in altri Stati membri e riguarder\u00e0 i cosiddetti hotspot, i centri proposti dalla Commissione dell\u2019Unione europea nella sua Agenda per l\u2019immigrazione dove concentrare gli sbarchi dei migranti e\u00a0sottoporre questi ultimi a un primo screening\u201d, ha dichiarato il direttore di Frontex, Fabrice Leggeri. Bruxelles ha gi\u00e0 identificato come primi hotspot i porti di Pozzallo, Porto Empedocle, Trapani e Lampedusa, a cui si aggiungeranno entro la fine dell\u2019anno Augusta e Taranto. \u201cIn ciascuno di questi Hotspots vi sono strutture di prima accoglienza che possono ospitare complessivamente circa 1.500 persone ai fini dell\u2019identificazione, della registrazione e del rilevamento delle impronte digitali dei migranti in arrivo\u201d, riferisce il portavoce della Commissione europea. \u201cIl metodo basato sui Hotspots contribuir\u00e0 anche all\u2019attuazione dei meccanismi temporanei di ricollocazione proposti dalla Commissione europea il 27 maggio e il 9 settembre: le persone che hanno evidente bisogno di protezione internazionale saranno individuate negli Stati membri in prima linea e trasferite verso altri Stati membri dell\u2019UE nei quali sar\u00e0 trattata la loro domanda d\u2019asilo\u201d. Per tutti gli altri, ovviamente, non resteranno che i rimpatri forzati e le deportazioni.<\/p>\n<p>Si profila cos\u00ec, oltre ad un rafforzamento dei dispositivi militari in Sicilia e nelle isole minori, l\u2019ampliamento del numero e delle azioni di confinamento forzato in veri e propri hub detentivi dei potenziali richiedenti asilo e di tutti i migranti, replicando il modello criminale e criminogeno del CARA di Mineo. In una lettera inviata il 7 settembre al direttore generale Ue per gli Affari interni e immigrazione Matthias Ruete, il capo della Polizia Alessandro Pansa ha ammesso che le autorit\u00e0 di pubblica sicurezza stanno studiando nuove norme per allungare i tempi di trattenimento nei centri di identificazione fino a 7 giorni e per imporre il rilevamento delle impronte digitali a tutti, pena il trattenimento fino a 30 giorni per coloro che rifiutino di sottoporsi a questa aberrante pratica di controllo e schedatura poliziesca.<\/p>\n<p>Il ministero della difesa ha pubblicato intanto un primo elenco di caserme dismesse o in via di dismissione che potrebbero essere convertite a centri di identificazione-reclusione. \u201cLa Difesa collabora strettamente con le altre articolazioni dello Stato rendendo disponibili\u00a0infrastrutture e siti militari non pi\u00f9 utilizzati a fini istituzionali per l\u2019accoglienza dei migranti\u201d, ha dichiarato la ministra Pinotti. Tra gli immobili gi\u00e0 individuati ci sono cinque edifici in Friuli per \u201cospitare\u201d complessivamente 300 persone (le caserme Cavarzerani, Prepotto e Fusine in provincia di Udine; la caserma di Muggia a Trieste e quella di Cordovado in provincia di Pordenone); la (ex) caserma di Montichiari in provincia di Brescia per altri 300 cittadini stranieri; la caserma dell\u2019esercito di Civitavecchia per 500 \u201cospiti\u201d e quella dell\u2019Aeronautica militare presso l\u2019aeroscalo \u201cG. Allegri\u201d di Padova, gi\u00e0 sede fino al 2009 della 1^ Brigata Aerea ed ora in carico al 2\u00b0 Reparto Manutenzione Missili. In Sicilia si pensa invece a realizzare un hub per 800 persone nella ex caserma \u201cGasparro\u201d di Bisconte, Messina, dove oggi, negli unici tre stanzoni non dichiarati inagibili, vivono in condizioni disumane oltre duecento richiedenti asilo. Militarizzazioni che si sommano alle gi\u00e0 asfissianti militarizzazioni imposte alle popolazioni che risiedono in prossimit\u00e0 delle grandi basi di morte, delle stazioni radar, dei CIE e dei CARA sorti come funghi in tutto il territorio nazionale.<\/p>\n<p>\u201cDei 6.600\u00a0militari impegnati nell\u2019operazione <em>Strade Sicure<\/em> &#8211; ammonisce il ministero della difesa &#8211; 870 sono impegnati\u00a0in Italia nella sorveglianza di 14 Centri che ospitano i rifugiati e richiedenti asilo, cos\u00ec come gli stranieri in attesa di identificazione\u201d. E la guerra continua\u2026<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Relazione al Convegno \u201cPace e Diritti nel Mediterraneo. Conflitti e resistenze nelle politiche europee, negli ordinamenti interni e nelle prassi operative\u201d, promosso da Primalepersone e ADIF (Associazione Diritti e frontiere) con la collaborazione dell\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Palermo e del Comune di Palermo, 12 e 13 novembre 2015<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C\u2019\u00e8 una foto che descrive bene la sporca guerra che l\u2019Europa ha scatenato nel Mediterraneo contro decine di migliaia di rifugiati in fuga da altre guerre guerreggiate in Africa e Medio oriente. 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