{"id":247048,"date":"2015-11-17T19:33:55","date_gmt":"2015-11-17T19:33:55","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/it\/?p=247048"},"modified":"2017-08-19T15:11:35","modified_gmt":"2017-08-19T14:11:35","slug":"nuovo-rapporto-di-amnesty-sulla-fortezza-europa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2015\/11\/nuovo-rapporto-di-amnesty-sulla-fortezza-europa\/","title":{"rendered":"Nuovo rapporto di Amnesty sulla Fortezza Europa"},"content":{"rendered":"<p>Sulla scia degli efferati attacchi del 13 novembre a Parigi, l\u2019Unione europea deve resistere alla tentazione di sigillare le sue frontiere esterne, continuando ad alimentare una serie di violazioni dei diritti umani, senza alcuna utilit\u00e0 per migliorare la sicurezza e fermare l\u2019afflusso di rifugiati disperati.<\/p>\n<p>\u00c8 quanto ha dichiarato <a class=\"matchTooltip\">oggi<\/a> Amnesty International in un nuovo rapporto intitolato \u201cPaura e recinzioni. Come l\u2019Unione europea tiene lontani i rifugiati\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019organizzazione per i diritti umani chiede che siano garantiti canali sicuri e legali verso l\u2019Europa e procedure di controllo eque, efficienti e rigorose che soddisfino i bisogni dei rifugiati in cerca di protezione in Europa e in grado di rispondere alla necessit\u00e0 di individuare le possibili minacce alla sicurezza.<\/p>\n<p>Il rapporto spiega come la progressiva recinzione delle frontiere esterne e l\u2019affidamento del ruolo di \u201cpiantoni\u201d a paesi vicini come la Turchia e il Marocco neghino ai rifugiati l\u2019accesso all\u2019asilo, li espongano a maltrattamenti e costringano le persone a intraprendere pericolosi viaggi in mare.<\/p>\n<p>\u201cL\u2019aumento delle recinzioni alla frontiera esterna dell\u2019Unione europea \u00e8 servito solo a consolidare le violazioni dei diritti umani e a rendere pi\u00f9 complicato gestire i flussi di rifugiati in maniera umana e ordinata\u201d \u2013 ha dichiarato John Dalhuisen, direttore del programma Europa e Asia centrale di Amnesty International.<\/p>\n<p>\u201cArrendersi alla paura sulla scia degli efferati attacchi di Parigi non servir\u00e0 a proteggere nessuno. Le persone in fuga da persecuzioni e conflitti non sono scomparse, n\u00e9 lo \u00e8 il loro diritto alla protezione. Dopo questa tragedia, la mancata estensione di solidariet\u00e0 per le persone in cerca di rifugio in Europa, spesso in fuga dallo stesso tipo di violenza, sarebbe una vile abdicazione di responsabilit\u00e0 e una tragica vittoria del terrorismo sull\u2019umanit\u00e0.\u201d<\/p>\n<p>&#8220;Finch\u00e9 ci sar\u00e0 violenza e guerra, la gente continuer\u00e0 ad arrivare e l&#8217;Europa deve trovare modi migliori per offrire protezione. L\u2019Unione europea e i suoi stati frontalieri in prima linea devono urgentemente ripensare a come poter assicurare percorsi d\u2019accesso legali e sicuri sia alla frontiera esterna terrestre europea che nei paesi di origine e di transito. Ci\u00f2 pu\u00f2 essere realizzato attraverso l\u2019aumento dei posti a disposizione per il reinsediamento, le riunificazioni familiari e il rilascio di visti per motivi umanitari\u201d \u2013 ha proseguito Dalhuisen.<\/p>\n<p>Cos\u00ec come un altro documento, \u201cLa crisi europea dei rifugiati: un programma d\u2019azione\u201d, reso pubblico <a class=\"matchTooltip\">oggi<\/a> da Human Rights Watch, il rapporto di Amnesty International presenta una serie di dettagliate raccomandazioni all\u2019Unione europea e ai suoi stati membri affinch\u00e9 l\u2019una e gli altri facciano di pi\u00f9 per affrontare la crisi globale dei rifugiati.<\/p>\n<p><b>L\u2019alto prezzo delle recinzioni della Fortezza Europa<\/b><br \/>\nIn tutto, gli stati membri dell\u2019Unione europea hanno costruito oltre 235 chilometri di recinzione alla frontiera esterna, con un costo superiore a 175 milioni di euro. Si tratta di:<br \/>\n&#8211; 175 chilometri alla frontiera tra Ungheria e Serbia;<br \/>\n&#8211; 30 chilometri alla frontiera tra Bulgaria e Turchia, cui si dovrebbero aggiungere altri 130 chilometri;<br \/>\n&#8211; 18,7 chilometri alla frontiera tra le enclave spagnole di Ceuta e Melilla e il Marocco;<br \/>\n&#8211; 10,5 chilometri nella regione dell\u2019Evros alla frontiera tra Grecia e Turchia.<\/p>\n<p>Piuttosto che impedirne l\u2019arrivo, queste recinzioni hanno ottenuto l\u2019unico risultato di dirigere i flussi di rifugiati lungo altri percorsi terrestri o rotte marittime maggiormente rischiose.<\/p>\n<p>Secondo l\u2019Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), nei primi 10 mesi e mezzo del 2015 gli arrivi via mare sono stati 792.883, rispetto ai 280.000 arrivi via terra e via mare registrati nel 2014 da Frontex, l\u2019agenzia europea per il controllo delle frontiere. Finora quest\u2019anno 647.581 persone sono arrivate via mare in Grecia: secondo l\u2019Unhcr il 93 per cento di esse proviene dai 10 principali paesi di origine dei rifugiati.<\/p>\n<p>Alla data del 10 novembre, circa 3500 persone erano morte nel mar Mediterraneo, 512 delle quali nel mar Egeo.<\/p>\n<p><b>Respingimenti e altre violazioni dei diritti umani alla frontiera<\/b><br \/>\nPersone che avevano cercato di raggiungere la Grecia, la Bulgaria e la Spagna via terra hanno raccontato ad Amnesty International di essere state respinte dalle autorit\u00e0 di frontiera senza avere accesso alla procedura d\u2019asilo o senza poter fare ricorso contro la decisione di rimandarli indietro, in chiara violazione del diritto internazionale. I respingimenti avvengono spesso con violenza e pongono le vite delle persone in pericolo.<\/p>\n<p>Un rifugiato siriano di 31 anni ha descritto un respingimento dalla frontiera terrestre greca verso la Turchia avvenuto nell\u2019aprile 2015:<br \/>\n\u201cCi hanno portato sulla riva del fiume e ci hanno obbligato a inginocchiarci. Era buio, erano circa le 20.30. C\u2019erano altre persone che venivano rimandate in Turchia. Un agente mi ha colpito da dietro, sulla testa e alle gambe, con un bastone di legno. Poi ci hanno portati pi\u00f9 vicino alla riva e ci hanno ordinato di stare calmi e non muoverci. Mi hanno preso da parte e poi hanno iniziato a picchiare coi pugni e coi calci. Mi hanno preso per i capelli e trascinato verso l\u2019acqua\u2026\u201d<\/p>\n<p>Dalle ricerche di Amnesty International \u00e8 emerso che i respingimenti via terra dalla Grecia verso la Turchia sono un fatto abituale e che le denunce di respingimenti dalla Bulgaria verso la Grecia rimangono costanti.<\/p>\n<p>Nel marzo 2015, la Spagna ha adottato una legge che rende legali i respingimenti di migranti e rifugiati che la Guardia civile effettua da Ceuta e Melilla, le due enclave spagnole in territorio marocchino. A settembre, l\u2019Ungheria ha istituito zone di transito al confine con la Serbia, per respingere richiedenti asilo verso il territorio serbo dopo procedure accelerate che non prevedono garanzie adeguate.<\/p>\n<p>\u201cDove ci sono recinzioni, ci sono violazioni dei diritti umani. I respingimenti illegali di richiedenti asilo sono diventati una caratteristica intrinseca di ogni frontiera esterna dell\u2019Unione europea situata lungo i principali percorsi migratori. Nessuno fa molto per porre fine a questa situazione\u201d \u2013 ha commentato Dalhuisen.<\/p>\n<p>\u201cRegolamentare gli ingressi nell\u2019Unione europea \u00e8 una cosa. Negarlo ai rifugiati \u00e8 decisamente un\u2019altra cosa. La prima azione \u00e8 sensata e legittima, la seconda \u00e8 illegale e inumana e deve cessare\u201d \u2013 ha ribadito Dalhuisen.<\/p>\n<p><b>I \u201cpiantoni\u201d d\u2019Europa<\/b><br \/>\nIn un ulteriore tentativo di tenere i rifugiati e i migranti lontano dall\u2019Europa, l\u2019Unione europea e i suoi stati membri stanno sempre pi\u00f9 affidando a paesi terzi il ruolo di \u201cpiantoni\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019ultima proposta sul tavolo \u00e8 un piano d\u2019azione congiunto tra Unione europea e Turchia, che impegna quest\u2019ultimo paese a \u201cprevenire l\u2019immigrazione irregolare\u201d e che chiude un occhio sulle violazioni dei diritti umani ai danni dei rifugiati e dei migranti. In Turchia, i migranti e i richiedenti asilo irregolari che vengono intercettati sono trattenuti senza assistenza legale. Rifugiati provenienti da Siria e Iraq sono stati rimandati indietro, in evidente violazione del diritto internazionale. Molti dei rifugiati che non provengono dalla Siria attendono oltre cinque anni per conoscere l\u2019esito della loro richiesta d\u2019asilo.<\/p>\n<p>Le guardie di frontiera del Marocco si rendono complici dei maltrattamenti a coloro che cercano di scavalcare la recinzione che circonda le enclave spagnole, mentre nel paese nordafricano si attende ancora l\u2019attuazione delle riforme del sistema d\u2019asilo.<\/p>\n<p>\u201cL\u2019Unione europea non dovrebbe affidare il lavoro sporco a stati che non possono o non vogliono rispettare i diritti dei rifugiati e dei migranti. Invece, dovrebbe assisterli nello sviluppo di un sistema d\u2019asilo e d\u2019accoglienza. Questi stati non dovrebbero essere assoldati come manovalanza, nell\u2019evidente disinteresse per le conseguenze a danno dei rifugiati e dei migranti\u201d \u2013 ha concluso Dalhuisen.<\/p>\n<p><b>Raccomandazioni all\u2019Unione europea<\/b><br \/>\nL\u2019Unione europea potrebbe e dovrebbe attuare una serie di misure realistiche e realizzabili, in grado di rispondere alla crisi globale dei rifugiati e di assicurare protezione alle centinaia di migliaia di persone gi\u00e0 arrivate nel suo territorio.<\/p>\n<p>\u201cLa crisi globale dei rifugiati rappresenta una profonda sfida per l\u2019Unione europea ma \u00e8 lungi dall\u2019essere una minaccia alla sua esistenza. Anzi, gestire percorsi sicuri e legali verso l\u2019Europa contribuirebbe molto all\u2019individuazione di minacce alla sicurezza prima che arrivino. L\u2019Unione europea deve rispondere non con la paura e le recinzioni, ma nel rispetto della migliore tradizione dei valori che pretende di rappresentare\u201d.<\/p>\n<p>Amnesty International continua a chiedere all\u2019Unione europea e ai suoi stati membri di:<br \/>\n&#8211; aprire percorsi sicuri e legali, anche attraverso l\u2019aumento dei posti a disposizione per il reinsediamento, le riunificazioni familiari nonch\u00e9 le ammissioni e i visti per motivi umanitari;<br \/>\n&#8211; assicurare che i rifugiati abbiano accesso al territorio e alla procedura d\u2019asilo alla frontiera esterna terrestre;<br \/>\n&#8211; porre fine ai respingimenti e alle altre violazioni dei diritti umani alla frontiera, indagando in modo efficace sulle violazioni commesse a livello di singoli stati membri e aprendo procedure d\u2019infrazione da parte della Commissione in caso di violazione delle norme dell\u2019Unione europea;<br \/>\n&#8211; aumentare in modo significativo le possibilit\u00e0 di accoglienza e di assistenza umanitaria di breve periodo negli stati frontalieri in prima linea;<br \/>\n&#8211; accelerare ed espandere l\u2019attuazione dello schema di redistribuzione dei richiedenti asilo.<\/p>\n<p>Il rapporto \u201cPaura e recinzioni. Come l\u2019Unione europea tiene lontani i rifugiati\u201d insieme a una scheda con fatti e cifre \u00e8 disponibile all\u2019indirizzo:<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.amnesty.it\/Rapporto-rifugiati-rischiano-la-vita-e-muoiono-mentre-unione-europea-si-affida-a-recinzioni-e-piantoni\">http:\/\/www.amnesty.it\/Rapporto-rifugiati-rischiano-la-vita-e-muoiono-mentre-unione-europea-si-affida-a-recinzioni-e-piantoni<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sulla scia degli efferati attacchi del 13 novembre a Parigi, l\u2019Unione europea deve resistere alla tentazione di sigillare le sue frontiere esterne, continuando ad alimentare una serie di violazioni dei diritti umani, senza alcuna utilit\u00e0 per migliorare la sicurezza 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