{"id":24407,"date":"2012-11-16T07:33:43","date_gmt":"2012-11-16T07:33:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/?p=24407"},"modified":"2012-11-18T20:02:45","modified_gmt":"2012-11-18T20:02:45","slug":"ahmet-kaya-democratico-stanco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2012\/11\/ahmet-kaya-democratico-stanco\/","title":{"rendered":"Ahmet Kaya, democratico stanco"},"content":{"rendered":"<p align=\"JUSTIFY\"><em>Ricorre oggi il dodicesimo anniversario della morte di Ahmet Kaya, cantautore rivoluzionario turco; lo ricorda Murat Cinar regalandoci la traduzione inedita in italiano di una sua bellissima canzone.<\/em><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Nasce nel 1957 a Malatya e muore per un attacco cardiaco il 16 Novembre del 2000, a Parigi, in esilio. Ahmet Kaya continua ancora oggi a detenere il record delle vendite per il proprio album, venduto in 2.800.000 copie e ritirato per decisione del giudice. Un cantautore rivoluzionario e censurato, finito in carcere a 16 anni, voce melodica di tanti detenuti politici. Oggi, le sue canzoni vengono sfruttate nel corso delle campagne elettorali dei partiti e vengono riproposte da giovani cantanti. Tuttavia, Kaya, come ha espresso pi\u00f9 volte, ha dato l\u2019addio alla luce del sole per sempre, chiuso in una sorta di isolamento.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Sua mamma era turca, suo padre curdo. Le loro origini ebbero un impatto notevole sulla sua vita di artista e di uomo comune. Da piccolo egli inizi\u00f2 a suonare un cordofono, il baglama, durante le feste dei matrimoni; poi, quando i suoi genitori migrarono ad Istanbul, dove egli vide per la prima volta il mare, inizi\u00f2 a studiare ed a fare diversi lavori tra cui il venditore ambulante. Nella nuova Constantinopoli la prima cosa che lo colp\u00ec fu l\u2019enorme differenza economica e sociale tra le persone. A 16 anni inizi\u00f2 ad interessarsi della politica, e a ruota arrivarono affissioni, concerti, manifestazioni, attivismo ed associazionismo. Cant\u00f2 nelle \u201cSerate Rivoluzionarie\u201d insieme ad altri cantanti e, il primo Maggio del 1977, durante la sparatoria in Piazza Taksim, perdette alcuni tra i suoi pi\u00f9 cari amici. \u201cNon ho mai difeso la povert\u00e0 della gente; ho sempre voluto che tutte le persone fossero pi\u00f9 ricche. Per pi\u00f9 di 30 anni ho cercato di sopravvivere\u201d disse e, nel mentre, non abbandon\u00f2 mai la musica. In un documentario asser\u00ec di aver cercato, ad un certo punto, \u201cdi far funzionare il sistema al contrario\u201d per questo, cerc\u00f2 una dimora tra le mura del carcere, ma, non trovandola, fall\u00ec nel suo intento. Tuttavia, con la prigione instaur\u00f2 un rapporto piuttosto stretto: dai versi di un detenuto politico, Nevzat Celik, compose una canzone, e diede poi voce alle poesie di Nazim Hikmet, Selahattin Ali, Enver Gokce, Ataol Behramoglu, Can Yucel e Atilla Ilhan mettendole in musica. Tutte queste persone, per motivi politici si trovarono a dover respirare l\u2019aria viziata della detenzione. Le sue canzoni trattavano problematiche sociali, soprattutto quelle degli anni \u201870 e \u201880. L\u2019ondata anti-comunista, le conseguenze delle politiche di avvicinamento agli USA dopo la Seconda Guerra Mondiale e l\u2019ultimo colpo di stato militare. Tutti questi accadimenti ebbero un peso fondamentale nelle canzoni di Kaya.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Lungo la sua carriera artistica, le sue canzoni furono censurate o ricevettero periodici rigetti televisivi e radiofonici. Negli anni \u201890 in particolare, grazie ad una forte campagna mediatica, Kaya fu presentato come un traditore della patria; ciononostante i suoi album erano sempre all\u2019apice delle liste dei pi\u00f9 venduti. Nel 1993, durante una serata organizzata dall\u2019Associazione degli Imprenditori Curdi a Berlino, secondo il quotidiano nazionale Hurriyet, egli rilasci\u00f2 dichiarazioni a favore del PKK. A causa di questo, fu intentato un processo contro di lui che, nel 1999, venne condannato a 10 anni e 6 mesi di carcere senza la condizionale. Poco dopo si scopr\u00ec che la notizia diramata dall\u2019Hurriyet era falsa. Ormai, per\u00f2, Kaya aveva gi\u00e0 abbandonato il Paese. Una simile campagna denigratoria fu messa in atto anche durante una serata di gala, quando egli decise di dedicare un premio ricevuto in quell\u2019occasione all\u2019Associazione dei Diritti Umani, alle Mamme del Sabato (donne che manifestano ogni sabato perch\u00e9 non si fermi la ricerca dei propri figli scomparsi, come accade in Plaza de Mayo) ed a tutti i lavoratori della musica. Lanci\u00f2 poi pubblicamente un appello: \u201cSono in fase di preparazione di un nuovo album che conterr\u00e0 anche una canzone in curdo; immagino che tra i dirigenti televisivi presenti in questa sala ve ne siano alcuni che potranno trasmettere video di questa canzone, quando l\u2019avr\u00f2 girato. In caso contrario, non so come potrebbero fare i conti con il popolo della Turchia\u201d. Pochi minuti dopo, egli venne investito dagli insulti e volarono le posate. Dopo questa esperienza nacque una vera caccia alle streghe e, addirittura, il prefetto della citt\u00e0 di Ordu proib\u00ec la vendita degli album di Kaya. Qualche mese dopo, nel Giugno 1999, Ahmet Kaya, non riuscendo pi\u00f9 a sostenere queste condizioni e volendo tutelare la propria vita, decise di abbandonare la Turchia e si stabil\u00ec a Parigi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Ahmet Kaya chiuse gli occhi nella propria casa a Parigi, nel 2000, mentre stava lavorando ad un nuovo album. Nonostante una serie di impedimenti e di censure, Ahmet Kaya registr\u00f2 18 albums e compose 200 canzoni; nel 1990, nel Parco di Gulhane, ad Istanbul, tenne un concerto davanti a 150.000 persone, nonostante i posti fossero solo 70.000; nel 1994 il suo album <em>Sarkilarim Daglara<\/em> arriv\u00f2 a vendere 2.800.000 copie; ai funerali di Kaya, a Parigi, accorsero 30.000 persone da tutte le parti dell\u2019Europa. Egli non si stanc\u00f2 mai di esprimere il proprio augurio di una convivenza pacifica tra tutti i popoli, in una Turchia indipendente e democratica. Nell\u2019ultima conferenza di stampa, Ahmet Kaya espresse i propri sentimenti pronunciando queste parole: \u201cUn giorno qualunque qualcuno scriver\u00e0 la storia di un uomo curdo che avrebbe voluto cantare in curdo senza voler dividere nessun Paese. Chi legger\u00e0 questo racconto capir\u00e0 che non c\u2019\u00e8 bisogno di avere paura delle canzoni e di chi le canta. Non voglio arrendermi ad un classico destino e non vorrei essere capito dopo la mia morte, ma adesso.\u201d<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Le sue spoglie riposano al cimitero P\u00e8re Lachaise, a Parigi. Se n\u2019\u00e8 andato tra il silenzio assordante dei media e l\u2019incomprensione del mondo della politica, ma amato ed apprezzato dal popolo turco.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Quello che ci resta<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Quello che ci resta non era quello che avremmo voluto lasciare all\u2019umanit\u00e0<\/p>\n<p>Abbiamo piantato migliaia di alberelli nel deserto del popolo<\/p>\n<p>Ma non li hanno annaffiati, cos\u00ec si sono curvati<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>All\u2019epoca avevamo delle passioni<\/p>\n<p>Ci siamo vergognati di baciare guance arrossite<\/p>\n<p>E poi si \u00e8 messo in mezzo il reato<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>All\u2019epoca avevamo delle speranze<\/p>\n<p>Ci siamo appoggiati su corpi di muri crollati<\/p>\n<p>Poi si \u00e8 messo in mezzo l\u2019errore<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ci sono rimaste la sporcizia, la ruggine, il fondo<\/p>\n<p>Gli amici si sono esauriti e sono caduti<\/p>\n<p>Ci \u00e8 rimasta la paura di scomparire<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>All\u2019epoca avevamo sorrisi<\/p>\n<p>Li abbiamo distribuiti cos\u00ec tanto ai cuori spezzati<\/p>\n<p>Poi si \u00e8 messo in mezzo il pianto<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>All\u2019epoca avevamo la rabbia<\/p>\n<p>Ci siamo fidanzati con il crepuscolo delle montagne accese<\/p>\n<p>Poi si sono messe in mezzo le botte<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ci sono rimasti il sangue, il sudore e le lacrime<\/p>\n<p>Gli anni sono passati calpestandoci<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 rimasta la frenesia di vivere<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ricorre oggi il dodicesimo anniversario della morte di Ahmet Kaya, cantautore rivoluzionario turco; lo ricorda Murat Cinar regalandoci la traduzione inedita in italiano di una sua bellissima canzone. 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Fruit of love of an immigrant couple in the former Ottoman city, she from Sebastia (Turkey) he from Batum (Georgia). Raised two steps away from the old Pera, between the Armenian and Jewish cultures. Big passion for photography, cinema, politics and inevitably journalism. After a short academic adventure in International Finance he landed in Italy back in 2001, first in Siena then in Turin, with the desire to study journalism, but he ended up attending Cinema and Television. He specializes in shooting and editing videos, photography and, lately, web marketing. Occasionally he writes in Turkey for the national magazine KaosGL, for the national daily Birgun and for various independent news portals such as Bianet and Sendika. In Italy he wrote for Il Manifesto and the monthly E-il mensile. He is one of the founders of the Glob011 monthly freepress, he worked for BabelMed and Prospettive Altre. Currently has collaborations with Pressenza and Caff\u00e8 dei Giornalisti. 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