{"id":2382024,"date":"2024-05-16T15:37:54","date_gmt":"2024-05-16T14:37:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=2382024"},"modified":"2024-05-16T17:02:59","modified_gmt":"2024-05-16T16:02:59","slug":"24netzinesud-%d3%8eeriggio-n-20","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2024\/05\/24netzinesud-%d3%8eeriggio-n-20\/","title":{"rendered":"24@netzineSud \u2013 \u04cderiggio \\ n. 20"},"content":{"rendered":"<h5 style=\"text-align: center;\">\u00a0MERIDIOGLOCALNEWS\u00a0 \u2013 RASSEGNA \u00a0SULLE SOGGETTIV\u20b3ZIONI METICCE_<\/h5>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Le mobilitazioni universitarie? Un varco aperto per la pace:<\/strong> <strong>\u201cil <\/strong><strong>movimento chiede la fine delle collaborazioni degli atenei con le imprese produttrici di armi\u201d <\/strong><\/p>\n<p><em>Le lotte studentesche si sono intensificate, spingendo due rettori a dichiarare l\u2019intenzione di dimettersi dalla Fondazione Med-Or <\/em><em><sup>[<a href=\"http:\/\/www.pressenza.com\/it\/2023\/11\/fuori-le-universita-dalla-fondazione-med-or-leonardo-produttrice-di-armi-e-di-morte\">vedi qu\u00ec<\/a>]<\/sup><\/em><em>. Il campo si \u00e8, dunque, dischiuso. Se fino a pochi mesi fa \u2013 sottolinea nel suo articolo<\/em> <em>Gennaro Avallone<\/em> \u2013<em>, i temi del rapporto tra atenei e imprese produttrici di armi erano riservati a una serie di gruppi interni all&#8217;universit\u00e0, ora sono diventati parte del dibattito pubblico <\/em><\/p>\n<p>La\u00a0mobilitazione internazionale in solidariet\u00e0 alla Palestina e a sostegno del cessate il fuoco definitivo e della riconsegna delle persone in ostaggio di Hamas si \u00e8 concentrata sulla necessit\u00e0 di chiudere le collaborazioni in campo militare con le universit\u00e0 israeliane. Questa richiesta \u00e8 divenuta del tutto centrale nel movimento che si \u00e8 sviluppato, e consolidato, all\u2019interno degli atenei di molteplici paesi, tra i quali, in crescita continua, anche nel caso italiano. Nel contesto nazionale, questa mobilitazione si \u00e8 collegata a quella gi\u00e0 in corso dal 2022 per la chiusura delle collaborazioni delle universit\u00e0 italiane con le imprese produttrici di armi, a partire dalla societ\u00e0 a partecipazione statale Leonardo s.p.a., e con gli organismi a esse affiliate, in particolare la Fondazione Leonardo Med-Or in cui risultano presenti 19 rettori: mobilitazione avviata nelle scuole, promossa dall\u2019<em>Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole<\/em>, e ampliata poi agli atenei, tanto \u00e8 vero che nel 2023 il nome di questo gruppo \u00e8 divenuto\u00a0<em>Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle universit\u00e0<\/em>. Questa mobilitazione era stata anticipata dalle iniziative promosse presso il Politecnico di Torino da alcuni docenti al fine di annullare la collaborazione con l\u2019agenzia di frontiera europea Frontex, al centro di diverse denunce e alcuni processi per comportamenti lesivi dei diritti umani. Questo caso fu aperto da una lettera promossa dal docente del Politecnico Michele Lancione, che, a ottobre 2021, dichiar\u00f2 la sua contrariet\u00e0, sostenuto nei giorni successivi da una lettera firmata da una serie di docenti e ricercatori che dichiaravano la necessit\u00e0 di tenere Frontex fuori dalle universit\u00e0. Le mobilitazioni studentesche hanno amplificato questa rivendicazione, anche se essa si \u00e8 concentrata quasi esclusivamente a Torino, sebbene la discussione, nel frattempo, sia andata allargandosi ad altri atenei. La pubblicazione del libro di Michele Lancione, \u201cUniversit\u00e0 e militarizzazione. Il duplice uso della libert\u00e0 di ricerca\u201d, avvenuta nel 2023, le iniziative dell\u2019<em>Osservatorio contro la militarizzazione<\/em> e una serie di incontri e seminari organizzati in alcuni atenei hanno alimentato il dibattito sui rapporti tra imprese produttrici (anche) di armi e universit\u00e0, evidenziando i significati e gli effetti di questa alleanza e iniziando ad avanzare richieste concrete, tra le quali, centrale, la fuoriuscita dei rappresentanti delle universit\u00e0 (i rettori) dalla Fondazione Leonardo Med-Or, formalizzata in una lettera del 7 novembre 2023, che a gennaio 2024 avevo ottenuto tremila adesioni. Questa richiesta \u00e8 stata rafforzata all\u2019interno della pi\u00f9 ampia mobilitazione a sostegno della popolazione di Gaza e della Palestina. La lettera di solidariet\u00e0 e per il cessate il fuoco promossa dai e dalle docenti universitarie a novembre 2023 \u2013 che ha raccolto circa 5 mila adesioni \u2013 pose al centro la necessit\u00e0 di sospendere ogni collaborazione militare e di ricerca con lo Stato e il Governo di Israele e le sue universit\u00e0. Successivamente, questa richiesta, insieme alle altre per il cessate il fuoco e il ripristino del diritto internazionale, \u00e8 stata ribadita da quanti hanno aderito allo sciopero e alle manifestazioni del 23 e 24 febbraio 2024. Un ulteriore rafforzamento del movimento che chiede l\u2019uscita dei rettori dalla Fondazione Leonardo Med-Or e la fine delle collaborazioni degli atenei con le imprese produttrici di armi si \u00e8 avuta a marzo-aprile con le mobilitazioni per il ritiro del bando di collaborazioni Italia-Israele (divenuto noto come bando MAECI).<\/p>\n<h6><strong><a href=\"https:\/\/www.resistenzequotidiane.it\/le-mobilitazioni-universitarie-un-varco-aperto-per-la-pace\/?fbclid=IwZXh0bgNhZW0CMTEAAR1J4p6DsIHFE047qP0UjZjKo-epdBi2BVFAbzuaR7BUNUOZkKnHTc_WOc0_aem_ASuZaPq-fyk0KALs2L_LWzxXCv32UHXwnwVBIAfNCa9N4WLvbbihG-b2c3AAQ6uMYjq5Y9K3hmnxcfmrCtMiA1I0\">leggi il contributo integrale su ResistenzeQuotidiane<\/a><\/strong><\/h6>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Roma, 24-26 Maggio 2024, Seminario Euronomade all\u2019ESC. \u201cRompere i Blocchi: Regime di Guerra \/ Guerre Culturali \/ Economia di Guerra&#8221;<\/strong><\/p>\n<p><em>Occorre fermare la guerra. Abbiamo messo al centro questo obiettivo in tutte le nostre analisi da quando l\u2019invasione russa all\u2019Ucraina ha materializzato la guerra in Europa. La terribile, feroce \u201crisposta\u201d israeliana all\u2019attacco del 7 ottobre, di cui certo non abbiamo sottovalutato la violenza, ha ribadito la dimensione globale della guerra. Fermarla significa cercare di afferrare quella dimensione: mentre i processi di globalizzazione mettono in crisi qualsiasi dimensione unificante, a a partire dal tramonto della capacit\u00e0 egemonica americana, la guerra investe l\u2019organizzazione politica dello spazio globale <\/em><\/p>\n<p>Il mondo multipolare, da molti invocato ideologicamente come una bandiera da opporre all\u2019imperialismo americano, \u00e8 in realt\u00e0 oggi gi\u00e0 la reale immagine dello spazio globale: \u00e8 per\u00f2 una multipolarit\u00e0 centrifuga e instabile, che rischia di assumere la guerra come normalit\u00e0 quotidiana, come un elemento inevitabile del funzionamento ordinario del mercato mondiale. Il regime di guerra globale finisce cos\u00ec per investire tutti gli ambiti della vita: il mondo multipolare si rivela abitato da un processo di costituzione di blocchi, che militarizzano l\u2019ordine interno, si riorganizzano attorno all\u2019economia di guerra, fanno del nazionalismo e della proclamazione di presunti quanto inevitabili scontri di civilt\u00e0 la chiave per affermare una fantomatica ed asfissiante omogeneit\u00e0 interna ad ognuno dei blocchi. Il regime di guerra indurisce cos\u00ec le gerarchie di classe, di genere e di razza interne a ciascuno dei blocchi e prova a sottrarre ogni spazio alle lotte di emancipazione. Noi vogliamo leggere la guerra globale opponendoci tanto agli entusiasmi dei nuovi crociati della guerra permanente, quanto ai rassegnati alle geografie dei blocchi chiusi e militarizzati. Siamo invece convinti che i poli in formazione in questo spazio globale segnato dalla guerra siano attraversati da contraddizioni e conflitti che rendono questa instabile multipolarit\u00e0 rovesciabile da movimenti che si oppongono al regime di guerra e lottano per una transizione non segnata dalla catastrofe bellica, economica e ambientale. Nelle tappe del seminario dedicate ai nodi della guerra globale, delle \u201cguerre culturali\u201d e della organizzazione dell\u2019economie di guerra, insieme ai laboratori dedicati alle prospettive dei movimenti globali, a partire dai fondamentali esempi dei movimenti femministi e ambientalisti, e dalla veloce e potente contagiosit\u00e0 dei movimenti universitari di solidariet\u00e0 alla Palestina, proveremo a costruire un discorso comune, con all\u2019orizzonte la sperimentazione di una pratica internazionalista rinnovata, con l\u2019ambizione di ROMPERE I BLOCCHI e riconquistare spazi e tempi alle lotte per la libert\u00e0 ed l\u2019eguaglianza.<\/p>\n<h6><a href=\"https:\/\/www.euronomade.info\/rompere-i-blocchi-seminario-euronomade-roma-esc-24-26-maggio\/\">vedi il programma\u00a0<\/a><\/h6>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Appello a firmare i referendum \u201csul Jobs act\u201d per un lavoro tutelato, stabile, dignitoso \u00a0e sicuro<\/strong><\/p>\n<p><em>Un gruppo di personalit\u00e0 della societ\u00e0 civile e delle associazioni, tra cui molti della campagna Sbilanciamoci!, fa appello a tutti a firmare, anche online, per i 4 referendum contro la precariet\u00e0 del lavoro lanciati dalla Cgil<\/em><\/p>\n<p>Viene definito sulla stampa \u201creferendum della Cgil sul Jobs Act\u201d ma in verit\u00e0 dei quattro quesiti referendari proposti dal sindacato guidato da Maurizio Landini solo due si riferiscono alla riforma del mercato del lavoro voluta da Matteo Renzi e varata dal suo governo. La raccolta firme sui quesiti proposti dal sindacato \u00e8 partita lo scorso 25 aprile e, oltre ai banchetti organizzati nelle piazze delle citt\u00e0 e alle manifestazioni (come la manifestazione nazionale a Napoli del 25 maggio contro l\u2019autonomia differenziata e il premierato), prosegue anche online sul sito di Collettiva (per firmare clicca qui, per la firma digitale serve avere lo Spid o il Cie della carta d\u2019identit\u00e0 elettronica, qui le istruzioni su come fare). A partire dai primi giorni di maggio \u00e8 stato lanciato un appello a partecipare alla raccolta di firme da un gruppo di costituzionalisti e di personalit\u00e0 del mondo delle associazioni, tra cui anche il portavoce di Sbilanciamoci Giulio Marcon e molti presidenti e portavoce di associazioni che fanno parte della campagna Sbilanciamoci! anche se a titolo personale. L\u2019obiettivo per tutti \u00e8 raggiungere, per ciascuno dei quattro quesiti, la soglia minima di 500mila firme necessarie per indire il referendum nel 2025.<\/p>\n<h6><a href=\"https:\/\/sbilanciamoci.info\/appello-a-firmare-i-referendum-sul-jobs-act\/\">vedere in dettaglio su sbilanciamoci\u00a0<\/a><\/h6>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Il rapporto annuale- Istat smentisce la realt\u00e0 parallela costruita dal governo della cosiddetta \u201cdestra sociale\u201d. La linea del governo-Meloni si colloca in continuit\u00e0 con le politiche neoliberiste adotta dal 1991: \u201c\u00e8 l\u2019espressione organica di una politica di classe che ha imposto la pi\u00f9 violenta repressione salariale nei paesi Ocse\u201d<\/strong><\/p>\n<p><em>\u00abRecord povert\u00e0, salari fermi: Meloni, fine della narrazione\u00bb, cos\u00ec titola il Manifesto l\u2019articolo di <span style=\"font-size: 11.0pt; font-family: 'Arial','sans-serif'; color: black;\"><a href=\"https:\/\/ilmanifesto.it\/archivio?autore=Roberto%20Ciccarelli\">Roberto Ciccarelli<\/a><\/span>, il quale traccia il \u201c<\/em><em>racconto di un paese in bilico dove aumentano le disuguaglianze dopo 30 anni di politiche complici: 5,7 milioni di persone sono in \u00abpovert\u00e0 assoluta\u00bb in Italia: per l\u2019Istat \u00e8 un record dal 2014 quando in tale condizione erano poco pi\u00f9 di 4 milioni\u201d<\/em><\/p>\n<p>Record della povert\u00e0, salari fermi, crolla il potere di acquisto, cresce il lavoro povero. La realt\u00e0 parallela che il governo Meloni prova, inutilmente, a costruire da un anno e mezzo ieri \u00e8 stata smontata dalla pubblicazione del rapporto annuale 2024 dell\u2019Istat. Nel silenzio di quasi tutti gli esponenti dell\u2019esecutivo e della maggioranza, di solito loquaci quando si tratta di equivocare e non capire i dati sull\u2019occupazione, ieri \u00e8 stato messo nero su bianco che la povert\u00e0 assoluta ha raggiunto livelli mai visti da dieci anni a questa parte. Cinque milioni e 752 mila persone hanno gravissime difficolt\u00e0 economiche, sociali, personali e 1,3 milioni di minorenni sono in grave deprivazione materiale e sociale. <strong>Dieci anni fa,<\/strong>\u00a0nel 2014, erano state calcolate poco pi\u00f9 di 4 milioni di persone in questa condizione. I dati non colgono ancora in pieno gli effetti della decisione, presa tra maggio e dicembre 2023, dal governo di restringere l\u2019accesso all\u2019\u00abassegno di inclusione\u00bb e al \u00absupporto lavoro e formazione\u00bb che hanno sostituito il \u00abreddito di cittadinanza\u00bb. Per questo, l\u2019anno prossimo, i dati saranno peggiori. E sar\u00e0 tutta farina del sacco di Meloni &amp; Co. <strong>Nonostante il buon<\/strong> andamento del \u00abmercato del lavoro\u00bb che ha registrato tra il 2022 e il 2023 un aumento dell\u20191,8% in entrambi gli anni, sono cresciuti contemporaneamente i lavoratori poveri (\u00abworking poors\u00bb), quelli che sono in \u00abpovert\u00e0 relativa\u00bb, soprattutto nei settori \u00abdi punta\u00bb di un\u2019economia ormai basata su ristorazione, turismo e servizi poveri. In questa cornice l\u2019incidenza della povert\u00e0 assoluta tra gli occupati \u00e8 aumentata dal 4,9% nel 2014 al 7,6% del 2023. Non essendo cambiato strutturalmente il mercato del lavoro, e tanto meno il Jobs Act di Renzi e del Pd ( la Cgil si propone di abolire con un referendum), \u00e8 certo che questa condizione sia cresciuta anche tra chi \u00e8 stato assunto nell\u2019ultimo anno.<\/p>\n<h6>leggi articolo integrale su ilmanifesto del 15 maggio 2024<\/h6>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>La sinergia tra scuole e musei per avvicinare i pi\u00f9 giovani. Ma l&#8217;istruzione pubblica mal si concilia con l\u2019aziendalizzazione dei beni culturali, dove si privilegiano le visite guidate: pochissimi i laboratori didattici istituiti in partenariato con i presidi scolastici, tendenzialmente improntati all&#8217;insegna dell&#8217;impegno decrescente \u00a0<\/strong><\/p>\n<p><em>Divari molto pi\u00f9 ampi &#8211; complessivamente &#8211; si registrano sull&#8217;intero asse cultura-formazione, come quello &#8211; per esempio &#8211; tra citt\u00e0 maggiori e aree interne: nei comuni periferici e ultraperiferici la quota di musei che ha attivato questi percorsi educativi \u00e8 sistematicamente pi\u00f9 bassa. Oltre alle differenze rispetto alle attivit\u00e0 svolte dai musei, \u00e8 la stessa disponibilit\u00e0 sul territorio a variare molto, specie se confrontata con i minori residenti nel paese<\/em><strong>.<\/strong> <em>In media sono presenti in Italia 4,8 musei ogni 10mila residenti con meno di 18 anni. Un dato variabile tra le aree del paese: dai 7 musei ogni 10mila minori del centro Italia ai 2,9 del sud continentale. Ma questa distanza, gi\u00e0 molto ampia, emerge ancora pi\u00f9 netta man mano che si approfondisce il dato in chiave territoriale<\/em><\/p>\n<p>In media, nel 2022 in quasi 3 musei su 4 si sono svolte visite guidate per gruppi scolastici. Parliamo di oltre tremila strutture sulle 4.416 censite da Istat come attive in quell\u2019anno. <strong>73,9% i musei che nel 2022 hanno organizzato visite guidate per gruppi scolastici. <\/strong>Una quota inferiore di strutture (44,8%) ha invece tenuto laboratori didattici dedicati ai gruppi scolastici. Mentre circa il 30% dei musei ha attivato vere e proprie partnership con il mondo della scuola. Un gap nell\u2019offerta di strutture, prima ancora che nelle attivit\u00e0 svolte. Si tratta evidentemente di attivit\u00e0 a impegno crescente: perci\u00f2 non stupisce che la quota di musei che hanno organizzato visite guidate sia superiore a quella delle strutture che hanno tenuto laboratori. E che, prevedibilmente, \u00e8 a sua volta superiore alla costituzione di progetti formali di collaborazione con gli istituti scolastici. <strong>Con questa premessa, esiste un divario territoriale nell\u2019attivazione di questi progetti, seppure meno marcato di quanto ci si potrebbe aspettare<\/strong>. Visite guidate sono state organizzate in oltre il 70% dei musei di tutte le aree del paese: dal 75,8% nel nord-ovest al 71,1% nelle isole, anche se tra le regioni il quadro \u00e8 molto pi\u00f9 differenziato: 80,5% in Lombardia, meno del 60% in Molise (54,3%) e Valle d\u2019Aosta (47,9%). Nell\u2019organizzazione di laboratori dedicati alle scolaresche, la quota del 40% \u00e8 superata in quasi tutte le aree del paese (con l\u2019eccezione delle isole, 35%): 48,5% nel centro Italia, 47,6% nel nord-ovest, 43,5% nel sud, 43,2% nel nord-est. Nell\u2019attivazione di partenariati con le scuole, spicca ad esempio il sud continentale. Qui il 33,7% dei musei dichiara di averne attivati, pi\u00f9 della media nazionale (30,1%), con differenze interne per\u00f2 tra il 40,4% della Campania e il 14,3% del Molise. Ma questa distanza, gi\u00e0 molto ampia, emerge ancora pi\u00f9 netta man mano che si approfondisce il dato in chiave territoriale. In Puglia e Campania vi sono circa due musei ogni 10mila minori, meno della met\u00e0 della media nazionale. Questo dato, ovviamente, di per s\u00e9 non \u00e8 sufficiente a segnalare una situazione critica: la presenza di strutture da sola non \u00e8 infatti un indicatore sufficiente, se mancano servizi ulteriori e percorsi didattici per la fruizione dei materiali educativi. Tuttavia, restituisce comunque un quadro sulla diffusione di tali strutture sul territorio nazionale.<\/p>\n<h6><a href=\"https:\/\/www.openpolis.it\/i-divari-nellofferta-di-musei-in-italia\/?utm_source=Newsletter&amp;utm_medium=email&amp;utm_campaign=poverta-educativa\">abstract dall\u2019inchiesta.openpolis<\/a><\/h6>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h5 style=\"text-align: right;\"><em>COMMENTI \\ INCHIESTE \\ REPORTI \\ CONFLITTI \\ ALTERMERIDIONALISMO<\/em><\/h5>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0MERIDIOGLOCALNEWS\u00a0 \u2013 RASSEGNA \u00a0SULLE SOGGETTIV\u20b3ZIONI METICCE_ \u00a0 Le mobilitazioni universitarie? 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