{"id":236855,"date":"2015-10-22T10:48:48","date_gmt":"2015-10-22T09:48:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/it\/?p=236855"},"modified":"2015-10-22T10:50:35","modified_gmt":"2015-10-22T09:50:35","slug":"benvenuti-a-lampedusa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2015\/10\/benvenuti-a-lampedusa\/","title":{"rendered":"Benvenuti a Lampedusa"},"content":{"rendered":"<p><em>Una ex caserma dell\u2019esercito edificata in spregio alle norme urbanistiche funge da centro d\u2019identificazione e smistamento dei rifugiati di mezzo mondo, sopravvissuti ai bombardamenti e ai naufragi. Un mostro di cemento che ricorda carceri speciali. Guardie armate dentro e fuori e i carabinieri che fotografano o filmano tutto ci\u00f2 che intorno si muove. Fuori i bambini con la maglia di Messi e di Ronaldo che inseguono un pallone all\u2019ombra di rari e spogli eucalipti o le bambine a farsi le treccine sedute su un gradone all\u2019ingresso della mensacontainer. Accanto, i bidoni di spazzatura. E ancora, nell\u2019\u201cisola con tanto vento ma con pochissima aria\u201d hotspot, hub, detenzione, deportazione, radar militari, ponti radio, antenne satellitari, centri di spionaggio\u2026 Ma Lampedusa non \u00e8 solo questo. \u00c8 Zona Protezione Speciale, Sito Importanza Comunitaria, Riserva Naturale Orientata, e i mille occhi che ogni giorno incontri. Benvenuti a Lampedusa.<\/em><\/p>\n<p>\u201cUn\u2019isola con tanto vento ma con pochissima aria\u201d. Sono parole del poeta e scrittore maltese Antoine Cassar, ospite del <em>LampedusaInFestival<\/em> organizzato anche quest\u2019estate dall\u2019Associazione culturale \u201cAskavusa\u201d. Faticoso respirare libert\u00e0 a Lampedusa. Ancora pi\u00f9 faticoso tentare di vivere da turista le straordinarie bellezze naturali e paesaggistiche dell\u2019isola. L\u2019oppressione di un territorio dove vige 24 ore al giorno, 365 giorni l\u2019anno lo stato d\u2019emergenza; i cartelli, ovunque, con la scritta <em>Zona militare Divieto di Accesso Sorveglianza armata<\/em>; i furgoni e gli autoblindo dell\u2019esercito, dell\u2019aeronautica, della marina, della guardia costiera e di finanza, della polizia e dei carabinieri; le divise del Sovrano militare ordine di Malta e quelle paramilitari della Croce rossa e dei volontari dell\u2019affaire della falsa accoglienza. Il porto zeppo d\u2019imbarcazioni da guerra, l\u2019aeroporto dove atterrano aerei ed elicotteri delle forze armate italiane e dell\u2019agenzia europea di controllo armato delle frontiere Frontex. Agibilit\u00e0 negate, spazi off limits, i sempre pi\u00f9 asfissianti fermi delle forze dell\u2019ordine per identificarti e schedarti. Passo dopo passo. Strada dopo strada. Piazza dopo piazza. Spiaggia dopo spiaggia.<\/p>\n<p>Si soffre a cogliere gli odori e i sapori del mare perch\u00e9 non ti abbandonano mai i fantasmi delle tragedie che si ripetono in quel mare. Le guerre ai migranti e alle migrazioni scatenate da Roma, Washington e Bruxelles; gli invalicabili muri di cemento e filo spinato innalzati a Sud e ad Est; la frontiera, sempre pi\u00f9 avanzata, tra qui e l\u00e0, che divide i popoli del Mediterraneo e perpetua disuguaglianze, brutalit\u00e0 e ingiustizie. Solo due anni sono trascorsi dalla pi\u00f9 funerea tragedia del Mare Mostrum, impossibile dimenticare che gli affondamenti voluti o causati, i naufragi, gli affogamenti continuano nonostante i pattugliamenti \u201cumanitari\u201d di portaerei, fregate, sottomarini e droni. I 366 morti accertati dell\u2019imbarcazione scomparsa la notte del 3 ottobre del 2013 ad appena mezzo miglio dalle coste di Lampedusa, <em>invisibile<\/em> ai radar della Marina e della Guardia costiera. Nomi, corpi, volti, storie di sofferenza e di speranze, cancellati dalle onde e dall\u2019ipocrita e volontaria inefficienza dello stato-polizia, bottino di guerra per il complesso militare-industriale sicuritario dell\u2019Europa fortezza. \u201cPochi giorni dopo quella tragedia veniva votato in larga maggioranza al Parlamento Europeo <em>Eurosur<\/em>, un sistema di sorveglianza delle frontiere marittime e terrestri dell\u2019Ue\u201d, ricordano gli attivisti di Askavusa. \u201cVeniva lanciata inoltre la missione militare <em>Mare Nostrum<\/em>, alla quale ha fatto seguito <em>Triton<\/em> di Frontex. Ancora una volta, le migrazioni hanno fornito un pretesto per aumentare il livello di militarizzazione del Mediterraneo e di Lampedusa\u201d.<\/p>\n<p>Occultata in un arido e desolato vallone dell\u2019isola, in contrada Imbriacola, una ex caserma dell\u2019esercito edificata in spregio alle norme urbanistiche funge da centro d\u2019identificazione e smistamento dei rifugiati di mezzo mondo, sopravvissuti ai bombardamenti e ai naufragi. Un mostro di cemento che ricorda quei carceri speciali che infestarono l\u2019Italia e la Germania in lotta al <em>terrorismo rosso<\/em>; guardie armate dentro e fuori e i carabinieri che fotografano o filmano tutto ci\u00f2 che intorno si muove. Poco in realt\u00e0, perch\u00e9 gli ospiti-detenuti adulti lasciano di rado i loro cupi alloggi. Fuori ci sono solo i bambini con la maglia di Messi e di Ronaldo che inseguono un pallone all\u2019ombra di rari e spogli eucalipti o le bambine a farsi le treccine sedute su un gradone all\u2019ingresso della mensa-container. Accanto, i bidoni di spazzatura ricolmi di latte di pomodoro e di cartoni di <em>pescado<\/em> dell\u2019Oceano Atlantico meridionale, surgelato e imballato a Mar del Plata, Argentina.<\/p>\n<p>Nel corso degli anni, la struttura di contrada Imbriacola \u00e8 stata tutto e il contrario di tutto. Prigione, CPT, CIE per l\u2019identificazione e l\u2019espulsione dei migranti, CARA per l\u2019\u201caccoglienza\u201d dei richiedenti asilo, CSPA (centro di primo soccorso e accoglienza per il <em>tempo strettamente occorrente al loro trasferimento presso altri centri<\/em>, non pi\u00f9 di 24-48 ore secondo le norme, per settimane se non per mesi nei fatti). Dall\u20191 ottobre 2014, il centro di Lampedusa \u00e8 gestito dalla potente Confederazione nazionale delle Misericordie, con il supporto delle Misericordie siciliane e della filiale-azienda calabrese di Isola Capo Rizzuto. Le Misericordie &#8211; che dal 2007 al 2009 avevano gi\u00e0 operato presso l\u2019allora CPT lampedusano &#8211; sono subentrate al vecchio gestore, il consorzio Sisifo aderente alla Lega delle Cooperative, \u201cinvitato\u201d ad abbandonare l\u2019isola dopo che il Tg2 aveva trasmesso un video sulle famigerate <em>docce antiscabbia<\/em> praticate da alcuni dipendenti del consorzio.<\/p>\n<p>Il cambio della guardia non ha per\u00f2 prodotto un miglioramento dei servizi e delle stesse condizioni di vita dei rifugiati. Sovraffollamento, status giuridico indefinito, denunce di violazioni e violenze continuano a segnare la triste quotidianit\u00e0 di questo <em>non luogo<\/em> pensato e realizzato per cancellare sogni e identit\u00e0. Il 17 febbraio scorso, dopo l\u2019ennesimo sbarco-deportazione di centinaia di cittadini eritrei, al CSPA \u00e8 scoppiata una violenta rissa tra i nuovi arrivati e un gruppo di somali \u201cospiti\u201d gi\u00e0 da troppo tempo a Lampedusa. Non poteva andare diversamente: in una struttura attrezzata per 250 posti letto, c\u2019erano stipati allora quasi un migliaio di persone. Tre mesi dopo, una delegazione di deputati nazionali e regionali del Movimento 5 Stelle ha censito nel CSPA pi\u00f9 di 800 migranti, ridotti <em>d\u2019urgenza<\/em> a 630 dopo il loro blitz. \u201cIl centro \u00e8 in condizioni veramente disastrose e sovraffollato\u201d, dichiaravano i parlamentari. \u201cOgni giorno \u00e8 un continuo andirivieni, con la costante del sovrannumero di persone che restano e che sono costrette a dormire all\u2019aperto, in rifugi di fortuna, praticamene dei loculi costruiti con materassini di gommapiuma. In mezzo agli alberi ci sono cavi elettrici volanti ed \u00e8 ancora aperto il cantiere dei lavori di ammodernamento\u201d. Intanto a Strasburgo gli europarlamentari Barbara Spinelli, Eleonora Forenza e Curzio Maltese (GUE), Elly Schlein (S&amp;D), Laura Ferrara (EFDD) e Ignazio Corrao (EFDD) presentavano un\u2019interrogazione denunciando \u201cl\u2019uso illegale della forza nei centri di accoglienza di Pozzallo e Lampedusa per l\u2019acquisizione delle impronte digitali dei migranti, comprese quelle dei minori, a fini di identificazione\u201d. Sempre secondo gli europarlamentari, \u201cil 28 aprile 2015 una settantina di minori stranieri non accompagnati venivano rinchiusi per oltre due settimane nel CPSA di Lampedusa\u201d. Il 2 ottobre scorso l\u2019ennesima azione di protesta dei confinati al centro contro i sempre pi\u00f9 numerosi rimpatri imposti dalle forze dell\u2019ordine in assenza di qualsivoglia valutazione dei requisiti per la richiesta d\u2019asilo in Italia.<\/p>\n<p>L\u2019escalation repressiva anti-rifugiati a Lampedusa ha una ragione oggettiva. Dal 17 settembre, infatti, il centro ha perso lo status di CSPA per trasformarsi in <em>hotspot<\/em>, il primo di tutta Europa. \u201cIl sostegno operativo fornito con il metodo basato sugli hotspots si concentrer\u00e0 su registrazione, identificazione e rilevamento delle impronte digitali e debriefing dei richiedenti asilo, e sulle operazioni di rimpatrio\u201d, spiega il portavoce della Commissione europea. Ancora una volta sar\u00e0 la Sicilia ad assumere il ruolo di laboratorio delle nuove strategie politico-militari Ue anti-migrazioni. Al quartier generale di Frontex, aperto da poco a Catania, \u00e8 stato affidato il coordinamento delle operazioni dei quattro porti siciliani identificati come <em>hotspots<\/em> (Lampedusa, Pozzallo, Porto Empedocle e Trapani). \u201cIn ciascuno di questi hotspots \u2013 aggiunge la Commissione europea &#8211; vi sono strutture di prima accoglienza che possono ospitare complessivamente circa 1.500 persone ai fini dell\u2019identificazione, della registrazione e del rilevamento delle impronte digitali. Altre due strutture di accoglienza saranno pronte ad Augusta e Taranto entro la fine del 2015\u201d. Nei piani Ue, sar\u00e0 proprio il <em>punto caldo<\/em> di Lampedusa a dover \u201caccogliere\u201d il maggior numero di persone in attesa d\u2019espulsione: 500, il doppio cio\u00e8 dei posti-letto sino ad oggi ricavati all\u2019interno dell\u2019ex caserma di contrada Imbriacola.<\/p>\n<p>\u201cNegli <em>hub chiusi<\/em> e negli <em>hotspot<\/em> previsti dalle decisioni europee, l\u2019accoglienza si trasformer\u00e0 in detenzione e si inaspriranno le pratiche di deportazione sulla base del paese di origine e degli accordi di riammissione che rendono possibile l\u2019accompagnamento forzato in frontiera dopo il riconoscimento da parte dell\u2019autorit\u00e0 consolare\u201d, spiega il prof. Fulvio Vassallo Paleologo, uno dei massimi esperti in tema di studi giuridici sull\u2019immigrazione. \u201cLa pratica della detenzione informale subito dopo lo sbarco, in assenza di qualsiasi controllo giurisdizionale, anche per settimane o mesi, si verifica da tempo, a Lampedusa come a Pozzallo, a Siracusa ed a Catania, a Crotone come a Bari. In questi casi si \u00e8 gi\u00e0 verificata l\u2019assenza di un esercizio effettivo dei diritti di difesa, previsto dall\u2019art. 24 della Costituzione Italiana e 13 della Convenzione Europea a salvaguardia dei diritti dell\u2019Uomo in favore di tutti, senza distinzioni tra <em>migranti economici<\/em> e <em>richiedenti asilo\u201d<\/em>.<\/p>\n<p>Ma Lampedusa non \u00e8 solo uno dei principali teatri mediterranei dove \u00e8 di scena la tragica guerra dell\u2019Unione europea alle migrazioni: l\u2019isola si \u00e8 affermata infatti come avamposto e trampolino per le altre guerre &#8211; ancora pi\u00f9 sanguinose, asimmetriche e unilaterali &#8211; scatenate nel continente africano e in Medio oriente da Nato, Ue e governo italiano. A Lampedusa sono stati installati radar militari, ponti radio, postazioni d\u2019ascolto e telecomunicazione, antenne satellitari, centri di spionaggio, raccolta ed elaborazione dati, sistemi elettronici top secret. Tra le infrastrutture di rilevanza strategica c\u2019\u00e8 certamente la Stazione del 9\u00ba Nucleo Controllo e Ricerca (N.C.R.) dell\u2019Aeronautica militare (localit\u00e0 Albero Sole), preposta alla guerra elettronica e all\u2019individuazione di tutte le emissioni elettromagnetiche e all\u2019analisi delle frequenze, delle caratteristiche e delle procedure delle trasmissioni radio, vocali e radar <em>nemiche<\/em>. A poche centinaia di metri in linea d\u2019area, a Capo Ponente, l\u2019Aeronautica ha avviato i lavori per installare il radar di sorveglianza FADR (<em>Fixed Air Defence Radar<\/em>) RAT 31-DL, nell\u2019ambito di un programma di ammodernamento della rete di telerilevamento nazionale e Nato. \u201cAltri due radar per la sorveglianza costiera si trovano nel vicino sito della Marina militare\u201d, spiega il fisico sardo Massimo Coraddu, che per conto dell\u2019Associazione Askavusa ha effettuato un primo censimento delle sorgenti elettromagnetiche di Lampedusa. \u201cLe caratteristiche tecniche di questi dispositivi non sono note ma nel 2014 la Marina ne ha proposto la sostituzione con i modelli Gabbiano T200C e RASS CI (Radar di Scoperta di Superficie), entrambi prodotti da Selex ES, Finmeccanica\u201d.<\/p>\n<p>Oltre ad essere pericolosissimi per l\u2019uomo e l\u2019ambiente naturale, le antenne radar e gli impianti di radio telecomunicazione hanno l\u2019aggravante di sorgere all\u2019interno di aree naturali protette dalle normative europee, nazionali e regionali. Per il suo notevole interesse naturalistico-ambientale, la rarit\u00e0 e rilevanza di alcune delle specie vegetali e animali ospitate, l\u2019intero territorio delle isole di Lampedusa e Linosa \u00e8 stato classificato nel 2005 come <em>ZPS &#8211; Zona a protezione Speciale<\/em>. Due terzi del territorio dell\u2019isola di Lampedusa (comprese le aree pi\u00f9 densamente militarizzate di Capo Ponente \u2013 Albero Sole e Capo Grecale) \u00e8 classificato invece come <em>SIC &#8211; Sito d\u2019importanza comunitaria<\/em>. Le infrastrutture militari nella parte pi\u00f9 occidentale dell\u2019isola sorgono poi a meno di 400 metri di distanza dalla <em>Riserva naturale orientata<\/em> istituita nel maggio 1995 dall\u2019Assessorato Territorio e Ambiente della Regione Sicilia. Con un\u2019estensione di circa 320 ettari, la Riserva protegge buona parte della costa meridionale di Lampedusa, dall\u2019incomparabile bellezza e ricca di grotte e calette (tra le pi\u00f9 note Cala Pulcino e l\u2019Isola dei Conigli, quest\u2019ultima zona di deposizione delle uova della tartaruga <em>Caretta caretta<\/em>).<\/p>\n<p>Legambiente Sicilia, ente gestore della Riserva naturale, ha rilevato numerose criticit\u00e0 nei progetti dei nuovi dispositivi radar e nel novembre 2004 ha espresso formalmente parere negativo alla loro installazione. \u201cCapo Ponente \u00e8 un\u2019area ad inedificabilit\u00e0 assoluta\u201d, scrive l\u2019associazione. \u201cQuelli presentati dal ministero della difesa e dall\u2019azienda costruttrice del radar RAT 31-DL sono inoltre documenti tecnici che si limitano agli aspetti costruttivi ed impiantistici senza alcun elaborato in materia ambientale e di inquinamento elettromagnetico. Nel progetto non si fa alcun riferimento ai contenuti del <em>Piano di Gestione Isole Pelagie,<\/em> approvato con decreti regionali n. 590\/2009 e n. 861\/2010, mentre non esiste alcun dato conoscitivo e relazione di impatto per gli aspetti connessi all\u2019emissione di radiazioni elettromagnetiche e nulla si dice della presenza in aree contigue di altri radar, disattendendo l\u2019obbligo di una valutazione degli impatti cumulativi sui Siti Natura 2000\u201d.<\/p>\n<p>Ancora pi\u00f9 duro il giudizio sul progetto relativo ai radar costieri proposti dalla Marina militare. \u201cL\u2019intervento prevede un ampliamento dell\u2019attuale piattaforma in cui \u00e8 collocato il radar Rass-C esistente e soprattutto una significativa variante al progetto originario consistente in rilevanti nuove opere all\u2019esterno della stazione della Marina al fine di mantenere in funzione l\u2019attuale radar GEM fino all\u2019entrata in funzione del nuovo sistema radar Rass-CL e Gabbiano, di cui tra l\u2019altro non vengono forniti dati sulle caratteristiche tecniche\u201d, spiega Legambiente. \u201cLe opere previste comportano la distruzione di circa 700 mq di habitat naturali di interesse comunitario, di cui 180 mq per l\u2019ampliamento del piazzale esistente ed oltre 650 mq per le opere relative alla fase transitoria. Dall\u2019elaborato sulla produzione di terre e rocce da scavo emerge inoltre la contaminazione da idrocarburi e addirittura si propone l\u2019impiego delle stesse per la costituzione di rilevati in aree di altissima valenza naturalistica del SIC\/ZPS\u201d. Ovviamente il ministero della difesa si \u00e8 guardato bene a rispondere ai pesanti rilievi di Legambiente e gli stessi dirigenti dell\u2019Assessorato regionale alla Sanit\u00e0 sono stati costretti a inviare in data 22 giugno 2015 una nota alle autorit\u00e0 militari per chiedere \u201cdi conoscere quali iniziative intendono adottare al fine di rimuovere le carenze segnalate sul progetto radar per la difesa aera presso la base Loran di Lampedusa\u201d.<\/p>\n<p>Contro i nuovi dispositivi di guerra si \u00e8 mobilitata una parte della popolazione dell\u2019isola, anche perch\u00e9 queste sorgenti elettromagnetiche si sommeranno ad altri pericolosi dispositivi \u201ccivili\u201d, come ripetitori radiotelevisivi e per la telefonia cellulare, trasmettitori VHF per le comunicazioni in mare e per quelle aeroportuali. Il timore per la portata e gli effetti dell\u2019inquinamento elettromagnetico \u00e8 pi\u00f9 che giustificato dagli studi scientifici sull\u2019incidenza di alcune gravi patologie tra gli abitanti dell\u2019isola. Secondo l\u2019Osservatorio Epidemiologico Regionale che ha elaborato nel 2013 l\u2019<em>Atlante Sanitario<\/em> <em>sulla Epidemiologia dei Tumori<\/em> in Sicilia nel periodo 2004-2012, il distretto sanitario di Lampedusa e Linosa ha riscontrato la \u201cmaggiore mortalit\u00e0 per tumori, nei maschi\u201d, subito dopo la citt\u00e0 di Catania (248 contro 251). Anche l\u2019<em>analisi dei ricoveri ospedalieri ordinari per patologie tumorali<\/em> registrati dalla Regione siciliana nel triennio 2009-2011 ha evidenziato \u201calti livelli di ospedalizzazione per cause tumorali nel solo genere maschile a Lampedusa e Linosa\u201d. Mentre il valore di riferimento regionale dei ricoveri ordinari \u00e8 di 7,5 per 1.000 abitanti, il tasso standardizzato nelle due isole \u00e8 di 10,2 per 1.000 abitanti. In particolare, nelle Pelagie sono stati evidenziati \u201ctassi pi\u00f9 elevati\u201d del valore medio regionale per i tumori maligni dello stomaco, del fegato e della vescica tra i soli uomini e della trachea, dei bronchi e dei polmoni in entrambi i sessi.<\/p>\n<p>Le proteste hanno convinto le autorit\u00e0 regionali ad avviare le prime rilevazioni dell\u2019inquinamento elettromagnetico. \u201cLe metodologie e le tecniche utilizzate dai tecnici dell\u2019ARPA, l\u2019Agenzia regionale per la protezione dell\u2019ambiente, sono risultate in verit\u00e0 assai carenti e sono state completamente trascurate tutte le sorgenti radar e di trasmissione militare presenti nell\u2019isola\u201d, spiegano gli attivisti di Askavusa. \u201cUna serie di misure aggiuntive, effettuate a Lampedusa a met\u00e0 aprile, che hanno riguardato esclusivamente una emittente FM e i ripetitori per telefonia cellulare presenti nell\u2019abitato,\u00a0hanno tuttavia evidenziato nel terrazzo di un\u2019abitazione nella centrale via Ariosto <em>valori massimi di campo elettrico medio su sei minuti di 6,83 V\/m<\/em>, ben al di sopra cio\u00e8 dei limiti di legge di 6 V\/m\u201d. Per questo, a partire del 17 agosto 2015, l\u2019ARPA Sicilia ha imposto alle societ\u00e0 Telecom e Vodafone di ridurre del 50% la potenza delle emissioni dei loro ripetitori.<\/p>\n<p>\u201cNon lo dovete dire, oggi nell\u2019isola, che gli uccelli magari sbagliano rotta o si perdono o restano impigliati ad una nuvola e quando piove cadono a terra come proiettili di piume\u201d, commenta amaramente il musicista-cantautore Giacomo Sferlazzo, cofondatore dell\u2019Associazione Askavusa. \u201cNon dite neanche che ci ammaliamo di tumore se no qui non viene pi\u00f9 nessuno. Bisogna fare finta di niente e non dirlo ai turisti, nascondere tutto, lavorare, guadagnare e poi curarsi il cancro, mandare i figli a studiare fuori perch\u00e9 per fottere gli altri bisogna essere preparati. Bisogna nascondere i radar, le decine di discariche abusive in giro per l\u2019isola, la merda, nascondere tutto. Bisogna divertirci, stare allegri, essere ottimisti. Ora bisogna allestire il piano bar e servire coppe di gelato e pesce fresco e lettini e ombrelloni\u201d.<\/p>\n<p>\u201cSolo le nuvole di Lampedusa mi consolano e le stelle e il mare se lo guardo in lontananza, ma il resto comincia a farmi schifo\u201d, aggiunge Giacomo Sferlazzo. \u201cUn vecchio documentario dell\u2019Archivio Storico locale che abbiamo proiettato al <em>LampedusaInFestival<\/em> ci mostra l\u2019isola negli anni ottanta e sembra non sia cambiato niente: speculatori, cantanti famosi con case sul mare e lampedusani che avrebbero preferito il cemento armato alla pietra, l\u2019acciaio al legno, la plastica alla tela. Lampedusa \u00e8 cosi: se vi piace bene, se no potete sempre andarvene. Ogni tanto uno ci pensa e ci prova ma quest\u2019isola ha il cielo e il mare pi\u00f9 bello del mondo e quando vai via, il cielo e il mare che hai dentro si rivoltano. Poi ci sono i mille occhi che ogni giorno incontri, in cui ti puoi riconoscere e in cui puoi capire le differenze tra te e il resto del mondo. Questi occhi, nonostante tutto, ci sono solo qui e quando li cerchi in altri occhi non li trovi\u2026\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Articolo pubblicato in <em>Casablanca. Le Siciliane<\/em>, n. 41, settembre-ottobre 2015<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una ex caserma dell\u2019esercito edificata in spregio alle norme urbanistiche funge da centro d\u2019identificazione e smistamento dei rifugiati di mezzo mondo, sopravvissuti ai bombardamenti e ai naufragi. Un mostro di cemento che ricorda carceri speciali. 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