{"id":233158,"date":"2015-10-12T13:16:51","date_gmt":"2015-10-12T12:16:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/it\/?p=233158"},"modified":"2015-10-12T16:04:55","modified_gmt":"2015-10-12T15:04:55","slug":"o-tutti-o-nessuno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2015\/10\/o-tutti-o-nessuno\/","title":{"rendered":"O tutti o nessuno"},"content":{"rendered":"<p><em>Un tentativo di ricostruzione degli avvenimenti in Turchia in questi ultimi due giorni.<\/em><\/p>\n<p>10 ottobre 2015: nella capitale della Repubblica di Turchia alle ore 10:04 due persone si sono fatte saltare in aria dentro un assembramento di gente che stava davanti alla Stazione Centrale di Ankara per dare inizio a una marcia per la pace.<\/p>\n<p>Infatti lo slogan della \u201cMarcia per il Lavoro, per la Pace e per la Democrazia\u201d era \u201cAlla faccia della guerra, pace ora e subito\u201d, indetta prima di tutti dal Blocco per la Pace, dai sindacati confederali DISK e KESK, da organizzazioni nazionali di categoria dei medici TBB, degli ingegneri e degli architetti TMMOB, insieme ad altri partiti politici parlamentari ed extraparlamentari e a diversi movimenti sociali.<\/p>\n<p>Migliaia di persone provenienti da diverse citt\u00e0 della Turchia si stavano radunando davanti alla Stazione Centrale di Ankara e dintorni. Alle 10:04 di mattina, nell\u2019arco di pochissimi secondi, in mezza alla gente, due persone si sono fatte saltare in aria e hanno causato 128 morti e pi\u00f9 di 500 feriti, con alcuni tuttora in condizioni gravi.<\/p>\n<p>Subito dopo la strage il copresidente del Partito Democratico dei Popoli (HDP), Selahattin Demirtas, ha attirato l\u2019attenzione sul vuoto della sicurezza e su quanto possa essere difficile organizzare un attentato del genere senza sostegno e collaborazione dei servizi segreti nella capitale di un paese. Quindi il dito di Demirtas puntava contro le istituzioni, la polizia e il governo. In quei momenti il Ministro degli Interni, Selami Altinok, insieme al Ministro della Salute Mehmet M\u00fcezzino\u011flu stava tenendo una conferenza stampa sulla strage appena avvenuta. Una giornalista ha accennato alle critiche riguardo alle mancate misure di sicurezza e chiesto se aveva pensato di dimettersi: il Ministro Altinok ha reagito con un sorriso, mentre il suo collega respingeva ogni tipo di accusa in merito.<\/p>\n<p>Non \u00e8 passato molto perch\u00e9 tenesse una conferenza stampa anche il Primo Ministro Ahmet Davutoglu. Tra le righe si leggeva un rimprovero nei confronti del leader del partito all\u2019opposizione, Kemal Kilicdaroglu, del Partito Repubblicano del Popolo (CHP). Davutoglu lo accusava di non aver collaborato abbastanza per la creazione di un governo di coalizione, causando un\u2019instabilit\u00e0 politica nel paese e negando il necessario sostegno alla lotta contro il terrorismo. Le parole di Davutoglu hanno colpito anche Demirtas. Secondo il Primo Ministro il copresidente dell\u2019HDP usava un linguaggio provocatorio, voleva portare la gente a scendere in piazza, creare momenti di caos e faceva tutto questo appoggiandosi al Partito dei Lavoratori del Kurdistan(PKK), definita ufficialmente un\u2019organizzazione terroristica. A proposito della scarsa attenzione delle forze di sicurezza, secondo il Primo Ministro il governo ha sempre lavorato duramente per trovare i colpevoli di tutte le stragi, compresa quella di Suru\u00e7 avvenuta il 22 luglio 2015. Tuttavia secondo Davutoglu anche l\u2019attentatore che si \u00e8 fatto esplodere a Suru\u00e7, Abdurrahman Acikgoz, dopo la strage \u00e8 stato arrestato, pur essendo morto(!).<\/p>\n<p>Le reazioni alla strage di Ankara sono arrivate anche dal CHP e dal Partito del Movimento Nazionalista(MHP). Kemal Kilicdaroglu ha espresso il suo dispiacere per \u00a0l&#8217;accaduto, condannato l\u2019atto terroristico e messo a disposizione il suo partito per qualsiasi collaborazione mirasse a fermare tutti i tipi di azioni terroristiche. L&#8217;11 ottobre, nell\u2019incontro avvenuto tra Kilicdaroglu e Davutoglu, il leader del CHP ha chiesto le dimissioni dei ministri degli Interni e della Giustizia. Una reazione dura e critica \u00e8 arrivata anche da Devlet Bahceli, presidente generale del MHP: \u201cLa Turchia sta pagando il conto delle politiche amichevoli dell\u2019AKP nei confronti del terrorismo e delle politiche internazionali sbagliate. Il fatto che nella capitale girino liberamente due persone cariche di esplosive \u00e8 un enorme errore di sicurezza e di intelligence\u201d.<\/p>\n<p>In quei momenti arrivavano anche le dichiarazioni del Presidente della Repubblica, Recep Tayyip Erdogan: oltre a condannare la strage e ogni tipo di azione terroristica, ha espresso la sua fiducia nelle indagini ufficiali.<\/p>\n<p>Secondo le dichiarazioni rilasciate il giorno dopo all\u2019agenzia di notizie Reuters da alcuni alti esponenti del governo, le forze di sicurezza avrebbero gi\u00e0 trovato collegamenti tra la strage di Suru\u00e7 e quella di Ankara; in base alle prove raccolte la strage viene attribuita all\u2019organizzazione terroristica ISIS.<\/p>\n<p>Mentre ancora un\u2019altra volta veniva chiamata in causa l\u2019organizzazione pi\u00f9 temuta del Medio Oriente, in diverse citt\u00e0 della Turchia la gente scendeva in piazza per esprimere il suo dolore, gridare la sua rabbia e accusare il governo di essere complice della strage. Gli slogan, gli striscioni, i volantini, le locandine e le parole d\u2019ordine mettevano in croce particolarmente il Partito della Giustizia e dello Sviluppo (AKP) e il Presidente della Repubblica; \u201cErdogan dimissioni\u201d, \u201cErdogan, ladro e assassino\u201d, \u201cAKP assassino\u201d, \u201cLe bande hanno massacrato con l\u2019ordine di Erdogan\u201d, \u201cSappiamo tutti chi \u00e8 l\u2019assassino\u201d, \u201cAssassino ISIS, collaboratore AKP\u201d. Migliaia di persone hanno riempito Istiklal Caddesi, la strada pi\u00f9 centrale di Istanbul, sede della rivolta di Gezi Park. Altre migliaia erano in Piazza Sihhiye ad Ankara. Anche nelle citt\u00e0 di Smirne, Kocaeli, Manisa, Adana, Aydin, Van, Hakkari, Mersin, Antalya, Antep, Erzurum, Mardin, Urfa, Eskisehir, Samsun e Diyarbakir sono state organizzate diverse manifestazioni di protesta. In alcuni casi sono stati registrati \u00a0scontri con la polizia: a Diyarbakir Ahmet Taruk ha avuto un infarto a causa dei lacrimogeni sparati dalle forze dell\u2019ordine e ha perso la vita.<\/p>\n<p>Mentre le reazioni popolari crescono, si parla sempre di pi\u00f9 dell\u2019eventuale relazione tra l\u2019AKP e l\u2019ISIS. In merito a questo lungo dibattito pieno di episodi e prove avevo scritto <a href=\"http:\/\/ita.babelmed.net\/cultura-e-societa\/36-mediterraneo\/13534-relazioni-strette-tra-lisis-e-la-turchia-.html\">un articolo<\/a> per BabelMed, il sito delle culture del Mediterraneo, circa un anno fa. Tuttavia vorrei riportare qui una parte della dichiarazione di Selahattin Demirtas, il copresidente dell\u2019HDP: \u201cE\u2019 il governo a essere responsabile di ogni tipo di misura di sicurezza. Oggi siamo di fronte una strage compiuta da parte dello Stato contro il nostro popolo. Nessuno si \u00e8 ancora dimesso e tutti sono contenti. Se fossi stato io il Primo Ministro mi sarei dimesso\u201d. Le parole dure di Demirtas ricordano la breve dichiarazione di Recep Tayyip Erdogan, rilasciata il 12 febbraio del 2015 durante una conferenza stampa congiunta con il Presidente messicano Enrique Pena Nieto a Citt\u00e0 del Messico. Erdogan aveva parlato dell\u2019uccisione di tre cittadini statunitensi di fede musulmana, avvenuta qualche giorno prima in Carolina. \u201cSono state uccise tre persone che non erano terroristi. Sono tre fratelli uccisi a casa loro. Tuttavia il responsabile di quel paese, ossia il Presidente, non ha ancora rilasciato una dichiarazione. Io mi chiedo dove si trovi adesso il Presidente Obama. Noi politici siamo responsabili degli assassini avvenuti nei nostri paesi\u201d.<\/p>\n<p>Dopo la strage di Suru\u00e7, l\u2019uccisione di due poliziotti e l\u2019inizio dei bombardamenti delle postazioni del PKK nell&#8217;Iraq del nord, \u00e8 ripartito il conflitto storico tra la guerriglia del Partito dei Lavoratori del Kurdistan e le forze armate della Repubblica di Turchia. In meno di 3 mesi, secondo il Ministero degli Interni, sono stati uccisi circa 2.000 militanti del PKK, 2.500 persone sono in detenzione provvisoria, circa 300 di queste sono state arrestate e pi\u00f9 di 145 membri delle forze dell\u2019ordine sono morti.<\/p>\n<p>Durante la sua conferenza stampa il Primo Ministro ha dichiarato tre giorni di lutto nazionale. I sindacati confederali DISK e KESK hanno indetto uno sciopero generale il 12 ed il 13 di ottobre. A Istanbul, 11 associazioni legali hanno comunicato che i loro associati avvocati non entreranno in aula per due giorni. Diversi collettivi universitari hanno dichiarato il boicottaggio accademico sempre per due giorni in diverse citt\u00e0 della Turchia. Alle ore 10:04 sono previste una serie di manifestazioni di protesta il 12 ed il 13 ottobre in diversi angoli del paese.<\/p>\n<p>La voce popolare si fa sentire anche in Italia, dove sono previste varie manifestazioni di protesta; Luned\u00ec 12 ottobre a Roma alle ore 17:00 in Piazza della Repubblica, marted\u00ec 13 ottobre a Torino alle 19:00 di fronte la Stazione Ferroviaria di Porta Nuova, marted\u00ec 13 Ottobre a Pisa alle 19:00 in Piazza del Comune. Sempre marted\u00ec 13 ottobre a Milano un corteo partir\u00e0 alle 19 da Piazza San Babila per raggiungere Piazza Duomo.<\/p>\n<p>Nel mirino delle proteste in Italia ci saranno sempre il governo AKP e il Presidente della Repubblica, per ricordargli le parole pronunciato in Messico qualche mese fa.<\/p>\n<p>Come si leggeva ieri su un muro ad Ankara: \u201cNon ci uccidono le bombe, ci uccide il vostro silenzio\u201d e come si sentiva gridare in Piazza Taksim nel 2013, durante la rivolta di Gezi Park, riprendendo i versi di una poesia di Bertolt Brecht: \u201cNon ci si pu\u00f2 salvare da soli. O tutti o nessuno, nessuno o tutti\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un tentativo di ricostruzione degli avvenimenti in Turchia in questi ultimi due giorni. 10 ottobre 2015: nella capitale della Repubblica di Turchia alle ore 10:04 due persone si sono fatte saltare in aria dentro un assembramento di gente che stava&hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":899,"featured_media":233160,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[11388,47,38,52,55],"tags":[5357,18217,1100],"class_list":["post-233158","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-contenuti-originali","category-europa","category-internazionale","category-medio-oriente","category-politica","tag-ankara-it","tag-balochistan","tag-turchia"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.1.1 - 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Cinar","description":"One of the sons of Constantine, was born in 1981. Fruit of love of an immigrant couple in the former Ottoman city, she from Sebastia (Turkey) he from Batum (Georgia). Raised two steps away from the old Pera, between the Armenian and Jewish cultures. Big passion for photography, cinema, politics and inevitably journalism. After a short academic adventure in International Finance he landed in Italy back in 2001, first in Siena then in Turin, with the desire to study journalism, but he ended up attending Cinema and Television. He specializes in shooting and editing videos, photography and, lately, web marketing. Occasionally he writes in Turkey for the national magazine KaosGL, for the national daily Birgun and for various independent news portals such as Bianet and Sendika. In Italy he wrote for Il Manifesto and the monthly E-il mensile. He is one of the founders of the Glob011 monthly freepress, he worked for BabelMed and Prospettive Altre. Currently has collaborations with Pressenza and Caff\u00e8 dei Giornalisti. As long as he can get a little oxygen out of the city and a few hours free from work, he tries to write stories, frequenrly ironic ones, taken from what he observes and experiences. 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