{"id":231909,"date":"2015-10-08T11:53:02","date_gmt":"2015-10-08T10:53:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/it\/?p=231909"},"modified":"2015-10-08T11:53:29","modified_gmt":"2015-10-08T10:53:29","slug":"rifugiati-in-ungheria-amnesty-lue-deve-dare-ammonimento-formale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2015\/10\/rifugiati-in-ungheria-amnesty-lue-deve-dare-ammonimento-formale\/","title":{"rendered":"Rifugiati in Ungheria, Amnesty: l&#8217;Ue deve dare ammonimento formale"},"content":{"rendered":"<p><span id=\"message-text\"><strong>Amnesty International chiede all&#8217;Unione Europea di dare un ammonimento formale all&#8217;Ungheria per le violazioni dei diritti umani durante la crisi dei rifugiati<\/strong><\/p>\n<p><strong>Amnesty International Italia ha scritto al Presidente del Consiglio Renzi e al Ministro dell&#8217;Interno Alfano<\/strong><\/p>\n<p>In un nuovo documento diffuso oggi, Amnesty International ha rivelato che il governo dell\u2019Ungheria ha speso oltre 100 milioni di euro &#8211; il triplo di quanto destinato annualmente all\u2019accoglienza dei richiedenti asilo &#8211; per costruire la barriera di filo spinato e applicare altre misure di controllo alla frontiera al fine di impedire a migranti e rifugiati di entrare nel paese, in violazione del diritto internazionale.<\/p>\n<p>In occasione del vertice di alto livello convocato oggi a Lussemburgo, Amnesty International ha sollecitato l\u2019Unione europea a chieder conto all\u2019Ungheria delle violazioni dei diritti umani e a proteggere le persone che fuggono dai loro paesi attraverso la <a href=\"http:\/\/appelli.amnesty.it\/rifugiati-canali-sicuri\" target=\"_blank\">creazione di percorsi pi\u00f9 sicuri e legali<\/a>, prima che arrivi l\u2019inverno.<\/p>\n<p>\u201cMancano poche bobine di fino spinato per sigillare completamente il confine ungherese con la Croazia e la Serbia e anche quelli che ancora ce la fanno a strisciare sotto le fessure quasi certamente verranno rinviati verso i paesi di transito dei Balcani\u201d \u2013 ha dichiarato John Dalhuisen, direttore del programma Europa e Asia centrale di Amnesty International.<\/p>\n<p>\u201cL\u2019Ungheria si \u00e8 trasformata di fatto in un paese nel quale la protezione dei rifugiati non \u00e8 prevista, in evidente contrasto coi suoi obblighi sui diritti umani e con l\u2019ovvia necessit\u00e0 di lavorare insieme agli altri stati membri dell\u2019Unione europea e ai paesi balcanici per trovare una soluzione collettiva e umana alla crisi in corso\u201d \u2013 ha aggiunto Dalhuisen.<\/p>\n<p>La combinazione di filo spinato e <a href=\"http:\/\/www.amnesty.it\/Ungheria-rifugiati-bloccati-con-la-forza-criminalizzati-dalla-legge\" target=\"_blank\">criminalizzazione di coloro che entrano irregolarmente all\u2019interno del paese<\/a>, insieme alla fretta nei rinvii verso i paesi balcanici di transito, ha avuto l\u2019effetto di isolare l\u2019Ungheria dalla crisi globale e anche europea dei rifugiati, a spese del rispetto dei diritti umani.<br \/>\nAmnesty International ha chiesto pertanto agli stati membri e alle istituzioni dell\u2019Unione europea di prevenire ulteriori violazioni dei diritti umani in Ungheria attivando il meccanismo preventivo previsto dall\u2019articolo 7.1 del Trattato dell\u2019Unione europea, che consente al Consiglio europeo di ammonire uno stato membro quando vi sia \u201cun evidente rischio di gravi violazioni\u201d dello stato di diritto e dei diritti umani.<\/p>\n<p>\u201cL\u2019Unione europea ha il potere di avviare una discussione formale con l\u2019Ungheria circa il terribile trattamento inflitto a migranti e rifugiati e di dire chiaramente, prima che sia troppo tardi, che \u2018quel che \u00e8 troppo, \u00e8 troppo\u2019 a quegli stati membri che non mostrano rispetto per le norme che l\u2019Unione europea si \u00e8 data e per il diritto internazionale\u201d \u2013 ha dichiarato Iverna McGowan, direttrice ad interim dell\u2019Ufficio di Amnesty International presso le istituzioni europee.<br \/>\n\u201cL\u2019esame della situazione dei diritti umani in Ungheria \u00e8 stato regolarmente messo in secondo piano e gli stati membri e le istituzioni hanno costantemente delegato il compito a chi ha la responsabilit\u00e0 finale del rispetto dei diritti umani nell\u2019Unione europea. Occorre invece una risposta pi\u00f9 energica, anche da parte degli stati membri e delle istituzioni\u201d \u2013 ha aggiunto McGowan.<\/p>\n<p>Nel mese di settembre, durante le sue <a href=\"http:\/\/www.amnesty.it\/Rifugiati-oltre-1000-persone-bloccate-nella-terra-di-nessuno-tra-Serbia-e-Ungheria\" target=\"_blank\">ricerche in Ungheria<\/a>, Amnesty International ha raccolto testimonianze dirette e ha osservato il comportamento della polizia nei confronti di migranti e rifugiati, le condizioni di accoglienza e l\u2019applicazione delle nuove norme che limitano l\u2019accesso alla procedura d\u2019asilo nel paese.<\/p>\n<p>Il parlamento ungherese ha introdotto nuove, aggressive leggi che prevedono, tra l\u2019altro, l\u2019invio alla frontiera di soldati e poliziotti autorizzati a usare proiettili di gomma, gas lacrimogeni e strumenti pirotecnici. Lungo il confine con la Croazia sono stati posizionati veicoli blindati dotati di mitragliatrici e soldati muniti delle armi in dotazione alle Forze speciali.<\/p>\n<p>Le testimonianze raccolte da Amnesty International descrivono il ripetuto ricorso alla forza eccessiva da parte delle autorit\u00e0 ungheresi.<br \/>\nHiba, una richiedente asilo di 32 anni proveniente dall\u2019Iraq, ha riportato la frattura di un femore quando un agente di polizia l\u2019ha scagliata contro un muro in una stazione ferroviaria di Budapest.<\/p>\n<p>\u201cSono mesi che vivo nell\u2019incertezza e nello stress. Ora siamo in attesa di una decisione sulla richiesta d\u2019asilo ma [altri richiedenti asilo] ci stanno dicendo che potremmo essere respinti verso l\u2019Ungheria e da quel paese verso l\u2019Iraq. Ma tornare a Tikrit \u00e8 impossibile, non c\u2019\u00e8 sicurezza l\u00ec\u201d \u2013 ha raccontato Hiba, momentaneamente in Germania.<\/p>\n<p>Sulla base di un\u2019altra nuova legge adottata dal parlamento ungherese, la Serbia rientra nella lista dei paesi sicuri di origine e transito, in cui dunque i richiedenti asilo possono essere rinviati ignorando i gravi ostacoli all\u2019accesso alla procedura d\u2019asilo che troveranno in quel paese. Un\u2019ulteriore provvedimento ha istituito il reato penale di ingresso irregolare di rifugiati e richiedenti asilo, in violazione del diritto internazionale.<\/p>\n<p>Le ricerche di Amnesty International hanno anche evidenziato la misera risposta umanitaria delle autorit\u00e0 ungheresi: completa mancanza di strutture adeguate d\u2019accoglienza e di forniture essenziali come cibo e tende, rifugiati e richiedenti asilo ammassati nelle principali stazioni ferroviarie di Budapest, aiutati con forniture e offerte da parte prevalentemente di volontari.<\/p>\n<p>\u201cVoglio iniziare a vivere in pace. Ci trattano come animali, anzi peggio degli animali. Non vogliono che stiamo qui. Ci fanno sentire che non siamo i benvenuti\u201d \u2013 ha dichiarato Dina, 46 anni, proveniente dalla Siria, che \u00e8 stata trattenuta per 16 ore dalla polizia senza cibo n\u00e9 acqua.<\/p>\n<p>Amnesty International ha sottolineato infine la massiccia discrepanza tra le spese per contrastare l\u2019immigrazione e quelle per gestire le domande di asilo: nel 2015, a fronte di 98 milioni di euro destinati solo a posizionare il filo spinato lungo la frontiera con la Serbia, le autorit\u00e0 ungheresi hanno destinato la somma, tre volte inferiore, di 27,5 milioni di euro all\u2019Ufficio per l\u2019immigrazione e la nazionalit\u00e0.<\/p>\n<p>\u201cLe abominevoli operazioni anti-rifugiati hanno avuto costi impressionanti, a spese dei diritti, della salute e del benessere di migliaia di persone. Questo denaro avrebbe dovuto essere pi\u00f9 saggiamente investito per salvare vite umane e migliorare il futuro. \u00c8 giunto il momento che dall\u2019Unione europea arrivi una risposta solidale e collettiva\u201d \u2013 ha concluso Dalhuisen.<\/p>\n<p>Amnesty International Italia ha inviato, oggi, al presidente del Consiglio, Matteo Renzi e al ministro dell\u2019interno, Angelino Alfano, che parteciper\u00e0 al Consiglio europeo sugli Affari interni di oggi e domani, una copia del <a href=\"https:\/\/www.amnesty.org\/en\/documents\/eur27\/2614\/2015\/en\/\" target=\"_blank\">documento \u201cSbarrati fuori\u201d sulle violazioni dei diritti di rifugiati e migranti in Ungheria<\/a>, sollecitando che l\u2019Italia faccia la sua parte al fine di garantire che l\u2019Ungheria rispetti i diritti dei rifugiati e richiedenti asilo.<br \/>\n<\/span><\/p>\n<p><span id=\"message-text\"><strong class=\"userFormat1\"><a href=\"http:\/\/appelli.amnesty.it\/rifugiati-canali-sicuri\/\">Firma l&#8217;appello &#8220;Canali sicuri di accesso all&#8217;Unione europea&#8221;<\/a><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Ulteriori informazioni <\/em><\/strong><br \/>\nNel 2015, il governo ungherese ha speso 3,2 milioni di euro per somministrare a otto milioni di cittadini un questionario su immigrazione e terrorismo, sollecitando le loro risposte su domande quali \u2018Le persone che attraversano irregolarmente la frontiera dovrebbero essere tenute in arresto per oltre 24 ore?\u2019. Il governo ha inoltre speso 1,3 milioni di euro per produrre cartelloni xenofobi, uno dei cui messaggi era \u2018Se vieni in Ungheria, non togliere il lavoro agli ungheresi\u2019.<\/p>\n<p>Il documento \u201cSbarrati fuori\u201d \u00e8 disponibile all\u2019indirizzo:<br \/>\n<a href=\"http:\/\/AMNESTY INTERNATIONAL CHIEDE ALL\u2019UNIONE EUROPEA DI DARE UN AMMONIMENTO FORMALE ALL\u2019UNGHERIA PER LE VIOLAZIONI DEI DIRITTI UMANI DURANTE LA CRISI DEI RIFUGIATI  AMNESTY INTERNATIONAL ITALIA HA SCRITTO AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO RENZI E AL MINISTRO DELL\u2019INTERNO ALFANO  In un nuovo documento diffuso oggi, Amnesty International ha rivelato che il governo dell\u2019Ungheria ha speso oltre 100 milioni di euro - il triplo di quanto destinato annualmente all\u2019accoglienza dei richiedenti asilo - per costruire la barriera di filo spinato e applicare altre misure di controllo alla frontiera al fine di impedire a migranti e rifugiati di entrare nel paese, in violazione del diritto internazionale.  In occasione del vertice di alto livello convocato oggi a Lussemburgo, Amnesty International ha sollecitato l\u2019Unione europea a chieder conto all\u2019Ungheria delle violazioni dei diritti umani e a proteggere le persone che fuggono dai loro paesi attraverso la creazione di percorsi pi\u00f9 sicuri e legali, prima che arrivi l\u2019inverno.  \u201cMancano poche bobine di fino spinato per sigillare completamente il confine ungherese con la Croazia e la Serbia e anche quelli che ancora ce la fanno a strisciare sotto le fessure quasi certamente verranno rinviati verso i paesi di transito dei Balcani\u201d \u2013 ha dichiarato John Dalhuisen, direttore del programma Europa e Asia centrale di Amnesty International.  \u201cL\u2019Ungheria si \u00e8 trasformata di fatto in un paese nel quale la protezione dei rifugiati non \u00e8 prevista, in evidente contrasto coi suoi obblighi sui diritti umani e con l\u2019ovvia necessit\u00e0 di lavorare insieme agli altri stati membri dell\u2019Unione europea e ai paesi balcanici per trovare una soluzione collettiva e umana alla crisi in corso\u201d \u2013 ha aggiunto Dalhuisen.  La combinazione di filo spinato e criminalizzazione di coloro che entrano irregolarmente all\u2019interno del paese, insieme alla fretta nei rinvii verso i paesi balcanici di transito, ha avuto l\u2019effetto di isolare l\u2019Ungheria dalla crisi globale e anche europea dei rifugiati, a spese del rispetto dei diritti umani. Amnesty International ha chiesto pertanto agli stati membri e alle istituzioni dell\u2019Unione europea di prevenire ulteriori violazioni dei diritti umani in Ungheria attivando il meccanismo preventivo previsto dall\u2019articolo 7.1 del Trattato dell\u2019Unione europea, che consente al Consiglio europeo di ammonire uno stato membro quando vi sia \u201cun evidente rischio di gravi violazioni\u201d dello stato di diritto e dei diritti umani.  \u201cL\u2019Unione europea ha il potere di avviare una discussione formale con l\u2019Ungheria circa il terribile trattamento inflitto a migranti e rifugiati e di dire chiaramente, prima che sia troppo tardi, che \u2018quel che \u00e8 troppo, \u00e8 troppo\u2019 a quegli stati membri che non mostrano rispetto per le norme che l\u2019Unione europea si \u00e8 data e per il diritto internazionale\u201d \u2013 ha dichiarato Iverna McGowan, direttrice ad interim dell\u2019Ufficio di Amnesty International presso le istituzioni europee. \u201cL\u2019esame della situazione dei diritti umani in Ungheria \u00e8 stato regolarmente messo in secondo piano e gli stati membri e le istituzioni hanno costantemente delegato il compito a chi ha la responsabilit\u00e0 finale del rispetto dei diritti umani nell\u2019Unione europea. Occorre invece una risposta pi\u00f9 energica, anche da parte degli stati membri e delle istituzioni\u201d \u2013 ha aggiunto McGowan.  Nel mese di settembre, durante le sue ricerche in Ungheria, Amnesty International ha raccolto testimonianze dirette e ha osservato il comportamento della polizia nei confronti di migranti e rifugiati, le condizioni di accoglienza e l\u2019applicazione delle nuove norme che limitano l\u2019accesso alla procedura d\u2019asilo nel paese.  Il parlamento ungherese ha introdotto nuove, aggressive leggi che prevedono, tra l\u2019altro, l\u2019invio alla frontiera di soldati e poliziotti autorizzati a usare proiettili di gomma, gas lacrimogeni e strumenti pirotecnici. Lungo il confine con la Croazia sono stati posizionati veicoli blindati dotati di mitragliatrici e soldati muniti delle armi in dotazione alle Forze speciali.  Le testimonianze raccolte da Amnesty International descrivono il ripetuto ricorso alla forza eccessiva da parte delle autorit\u00e0 ungheresi. Hiba, una richiedente asilo di 32 anni proveniente dall\u2019Iraq, ha riportato la frattura di un femore quando un agente di polizia l\u2019ha scagliata contro un muro in una stazione ferroviaria di Budapest.  \u201cSono mesi che vivo nell\u2019incertezza e nello stress. Ora siamo in attesa di una decisione sulla richiesta d\u2019asilo ma [altri richiedenti asilo] ci stanno dicendo che potremmo essere respinti verso l\u2019Ungheria e da quel paese verso l\u2019Iraq. Ma tornare a Tikrit \u00e8 impossibile, non c\u2019\u00e8 sicurezza l\u00ec\u201d \u2013 ha raccontato Hiba, momentaneamente in Germania.  Sulla base di un\u2019altra nuova legge adottata dal parlamento ungherese, la Serbia rientra nella lista dei paesi sicuri di origine e transito, in cui dunque i richiedenti asilo possono essere rinviati ignorando i gravi ostacoli all\u2019accesso alla procedura d\u2019asilo che troveranno in quel paese. Un\u2019ulteriore provvedimento ha istituito il reato penale di ingresso irregolare di rifugiati e richiedenti asilo, in violazione del diritto internazionale.  Le ricerche di Amnesty International hanno anche evidenziato la misera risposta umanitaria delle autorit\u00e0 ungheresi: completa mancanza di strutture adeguate d\u2019accoglienza e di forniture essenziali come cibo e tende, rifugiati e richiedenti asilo ammassati nelle principali stazioni ferroviarie di Budapest, aiutati con forniture e offerte da parte prevalentemente di volontari.  \u201cVoglio iniziare a vivere in pace. Ci trattano come animali, anzi peggio degli animali. Non vogliono che stiamo qui. Ci fanno sentire che non siamo i benvenuti\u201d \u2013 ha dichiarato Dina, 46 anni, proveniente dalla Siria, che \u00e8 stata trattenuta per 16 ore dalla polizia senza cibo n\u00e9 acqua.  Amnesty International ha sottolineato infine la massiccia discrepanza tra le spese per contrastare l\u2019immigrazione e quelle per gestire le domande di asilo: nel 2015, a fronte di 98 milioni di euro destinati solo a posizionare il filo spinato lungo la frontiera con la Serbia, le autorit\u00e0 ungheresi hanno destinato la somma, tre volte inferiore, di 27,5 milioni di euro all\u2019Ufficio per l\u2019immigrazione e la nazionalit\u00e0.  \u201cLe abominevoli operazioni anti-rifugiati hanno avuto costi impressionanti, a spese dei diritti, della salute e del benessere di migliaia di persone. Questo denaro avrebbe dovuto essere pi\u00f9 saggiamente investito per salvare vite umane e migliorare il futuro. \u00c8 giunto il momento che dall\u2019Unione europea arrivi una risposta solidale e collettiva\u201d \u2013 ha concluso Dalhuisen.  Amnesty International Italia ha inviato, oggi, al presidente del Consiglio, Matteo Renzi e al ministro dell\u2019interno, Angelino Alfano, che parteciper\u00e0 al Consiglio europeo sugli Affari interni di oggi e domani, una copia del documento \u201cSbarrati fuori\u201d sulle violazioni dei diritti di rifugiati e migranti in Ungheria, sollecitando che l\u2019Italia faccia la sua parte al fine di garantire che l\u2019Ungheria rispetti i diritti dei rifugiati e richiedenti asilo.  FINE DEL COMUNICATO                                                                         Roma, 8 ottobre 2015  Ulteriori informazioni Nel 2015, il governo ha speso 3,2 milioni di euro per somministrare a otto milioni di cittadini un questionario su immigrazione e terrorismo, sollecitando le loro risposte su domande quali \u2018Le persone che attraversano irregolarmente la frontiera dovrebbero essere tenute in arresto per oltre 24 ore?\u2019. Il governo ha inoltre speso 1,3 milioni di euro per produrre cartelloni xenofobi, uno dei cui messaggi era \u2018Se vieni in Ungheria, non togliere il lavoro agli ungheresi\u2019.  Il documento \u201cSbarrati fuori\u201d \u00e8 disponibile all\u2019indirizzo: http:\/\/www.amnesty.it\/crisi-dei-rifugiati-Unione-europea-ammonisca-formalmente-Ungheria\" target=\"_blank\">http:\/\/www.amnesty.it\/crisi-dei-rifugiati-Unione-europea-ammonisca-formalmente-Ungheria <\/a><br \/>\n<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Amnesty International chiede all&#8217;Unione Europea di dare un ammonimento formale all&#8217;Ungheria per le violazioni dei diritti umani durante la crisi dei rifugiati Amnesty International Italia ha scritto al Presidente del Consiglio Renzi e al Ministro dell&#8217;Interno Alfano In un 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