{"id":229438,"date":"2015-10-03T20:30:29","date_gmt":"2015-10-03T19:30:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/it\/?p=229438"},"modified":"2015-10-03T20:36:11","modified_gmt":"2015-10-03T19:36:11","slug":"siamo-tutti-profughi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2015\/10\/siamo-tutti-profughi\/","title":{"rendered":"Siamo tutti profughi"},"content":{"rendered":"<p><em>In fondo siamo tutti profughi che cercano di tornare a un mitico paradiso perduto originale. Se insisteremo, muri, barriere e inganni non riusciranno a fermare il nostro cammino.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il 2015 si sta rivelando un anno particolarmente complicato per l\u2019Europa; dal 2007, inizio della \u201ccrisi\u201d economica negli Stati Uniti, le difficolt\u00e0 sono cominciate in tutto il mondo, ma quest\u2019anno abbiamo vissuto un primo semestre segnato dalla tragedia greca. Se non fosse per la dure privazioni subite dai greci, sarebbe un\u2019opera del teatro dell\u2019assurdo, con il ricatto imposto al governo di Syriza da parte degli spietati membri della Troika. A questo punto c\u2019\u00e8 poco da aggiungere a ci\u00f2 che tutto il mondo ha visto; da un paio di mesi il tema non ha pi\u00f9 una portata mondiale e io ho la sensazione che il comportamento dei governi europei sia stato a met\u00e0 tra i personaggi surrealisti di Fellini e i capi mafiosi di Francis Ford Coppola. Neanche Mastroianni e Brando avrebbero potuto fare di meglio.<\/p>\n<p>Se qualcuno credeva che con la riluttante accettazione da parte di Tsipras del Memorandum della Troika si fossero concluse le grandi turbolenze, si sbagliava di grosso: \u00e8 cominciato infatti il dramma dei profughi provenienti dalla Siria e da altri paesi. Di nuovo riunioni su riunioni europee del massimo livello e di nuovo \u2013 con il permesso dei poveri profughi \u2013 un comportamento dei governi che va dal \u201cRe nudo\u201d di \u00a0Andersen, nel migliore dei casi, al personaggio di Eli Wallach nei \u201cMagnifici sette\u201d, un miscuglio tra l\u2019idiota convinto di conservare le apparenze e il miserabile senza scrupoli disposto a tutto pur di ottenere quello che vuole.<\/p>\n<p>Credo si sia spiegato a sufficienza che la gente fugge dalla Siria perch\u00e9 l\u00e0 c\u2019\u00e8 una guerra e che questa guerra, iniziata poco pi\u00f9 di quattro anni fa, \u00e8 stata fomentata fin dall\u2019inizio dalla Nato. Dunque paesi come l\u2019Ungheria e la Croazia hanno contribuito a fomentare una guerra in Siria e ora si rifiutano di accogliere o almeno aiutare chi ne \u00e8 stato danneggiato. Certo, n\u00e9 l\u2019Ungheria n\u00e9 la Croazia hanno preso l\u2019iniziativa di sostenere i ribelli siriani, ma esse, insieme ad altri paesi come la Spagna, la Francia, la Germania e molti altri, fanno parte di una struttura militare capeggiata dagli Stati Uniti che ha appoggiato attivamente, con armi e bombardamenti, chi ha preso le armi contro il governo di Al Assad.<\/p>\n<p>Pertanto i governi europei non possono sottrarsi alle loro responsabilit\u00e0 al riguardo. Qualsiasi paese ha il dovere di aiutare come pu\u00f2 i profughi e di fatto i paesi periferici si fanno carico da anni dai rifugiati in fuga dalle guerre in Afghanistan, Iraq, Libia e Siria, solo per menzionare i maggiori conflitti. \u00a0Nessuno tuttavia \u00a0riconosce con un pubblico ringraziamento l\u2019impegno di nazioni dotate di meno risorse di quelle europee, che a causa della loro partecipazione alla Nato hanno una responsabilit\u00e0 maggiore.<\/p>\n<p>Chi \u00e8 un rifugiato? Non c\u2019\u00e8 un\u2019unica risposta a questa domanda. Quella dell\u2019Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, l\u2019organismo mondiale pi\u00f9 grande specializzato in questo tema, sarebbe la definizione \u201cufficiale\u201d, ma nell\u2019edizione spagnola di Wikipedia ne troviamo una che la maggior parte delle persone troverebbe adeguata: \u201cL\u2019asilo umanitario \u00e8 la pratica di certe nazioni di accettare nel proprio territorio\u00a0 migranti che si sono visti obbligati ad abbandonare il loro paese di origine a causa del pericolo che correvano per motivi razziali o religiosi, per guerre civili o catastrofi naturali, ecc. I profughi sono costretti a fuggire perch\u00e9 il governo del paese non fornisce loro una protezione sufficiente.\u201d<\/p>\n<p>Nel nostro caso e dando una definizione pi\u00f9 ampia, diremmo che un rifugiato \u00e8 una persona che lascia il suo paese o la sua regione perch\u00e9 l\u00e0 ha il futuro chiuso e decide di provare ad aprirlo in un altro luogo. Secondo questo criterio la maggioranza degli attuali migranti si possono considerare profughi, giacch\u00e9 non se ne vanno per piacere, ma per obbligo.<\/p>\n<p>Nel caso della mia famiglia, i miei bisnonni hanno deciso di lasciare la Russia all\u2019inizio della guerra civile, poco dopo la rivoluzione bolscevica del 1917. I miei nonni, nati in Russia, sono cresciuti muovendosi tra vari\u00a0 paesi europei o in paesi legati all\u2019Europa. Cos\u00ec mia madre \u00e8 nata in Serbia e mio padre in Libano, sebbene siano poi cresciuti in Germania e in Austria. Poco dopo la fine della seconda guerra mondiale, verso il 1950, i miei nonni hanno deciso di emigrare in Argentina, con i miei genitori ancora piccoli. Io sono nato in Argentina e da una ventina d\u2019anni mi sono trasferito in Europa. Qui, per la precisione a Barcellona, ho avuto una figlia che per la quarta generazione consecutiva nasceva in un paese diverso. Sia i miei nonni che i miei genitori ai loro tempi sono stati considerati profughi dall\u2019ACNUR (di fatto questa organizzazione \u00e8 nata per \u00a0dare risposta alla crisi migratoria posteriore alla seconda guerra mondiale) e sono stati accolti senza problemi dalla Repubblica Argentina. Insomma, io vengo da una famiglia di rifugiati che hanno ricevuto un\u2019ottima accoglienza da parte del paese dove si sono trasferiti.<\/p>\n<p>Sebbene per migliaia di anni ci siano state grandi migrazioni, con nazioni intere che si spostavano da un punto del pianeta a un altro molto distante, in cui poi fondavano nuove comunit\u00e0, nel XX secolo le migrazioni che coprivano grandi distanze hanno cominciato a diventare un fenomeno pi\u00f9 frequente. Grazie ai progressi nei trasporti, dalla fine del Novecento e a partire dal 2000, muoversi per il pianeta \u00e8 diventato relativamente facile. Se aggiungiamo a questo l\u2019avanzata della globalizzazione economica e delle telecomunicazioni, l\u2019aumento delle migrazioni \u00e8 la cosa pi\u00f9 logica e prevedibile. I governi hanno risposto a questo fenomeno crescente ponendo maggiori ostacoli alle frontiere (con l\u2019eccezione dell\u2019accordo di Schengen tra alcuni paesi europei, che in questo momento \u00e8 in discussione). Cos\u00ec, mentre si facilita la circolazione del denaro per il pianeta, a vantaggio di chi ne possiede o pu\u00f2 gestirne molto, aumentano le difficolt\u00e0 per il movimento delle persone.<\/p>\n<p>Oggi il grande dramma migratorio riguarda il sud-est dell\u2019Europa. Contrariamente a quello che si pu\u00f2 supporre, i rifugiati possono entrare con relativa facilit\u00e0 in Europa dalla Turchia, ma nei paesi dell\u2019est a nord della Grecia le cose cominciano a complicarsi. L\u2019Ungheria ha capeggiato questa ondata di rifiuto dei migranti, assecondata in modo meno esagerato ma ugualmente fermo dalla Croazia o dalla Slovenia; questi\u00a0 tre paesi rappresentano il punto di passaggio verso mete agognate come la Germania e in misura minore l\u2019Austria e la Scandinavia.<\/p>\n<p>Contrariamente a ci\u00f2 che \u00e8 successo con la crisi politica europea in Grecia, questa volta la Germania non ha capeggiato i falchi, ma ha adottato una posizione abbastanza ragionevole. E\u2019 chiaro che tale posizione deriva dalla necessit\u00e0 di mano d\u2019opera straniera, che i profughi dell\u2019attuale ondata potrebbero soddisfare molto bene, visto che tra loro ci sono molti professionisti qualificati. Anche cos\u00ec per\u00f2 dobbiamo ringraziare il fatto che per una volta \u201cFrau\u201d Merkel non si sia comportata da cancelliera di ferro. In ogni caso, se i profughi arrivassero in massa sulle coste spagnole, il paese si comporterebbe di sicuro come l\u2019isterico presidente ungherese J\u00e1nos \u00c1der e la stessa cosa succederebbe con molti paesi europei dell\u2019est e dell\u2019ovest.<\/p>\n<p>Il problema dei rifugiati siriani \u2013 a questo punto bisogna sottolineare il fatto che, se per gli europei si tratta di un problema, \u00e8 difficile immaginare come lo stanno vivendo le povere vittime alla ricerca di un luogo dove sistemarsi \u2013 \u00e8 attuale, ma purtroppo la risposta dei governi \u00e8 antica.\u00a0 Al tradizionale rifiuto dello straniero, tipico delle epoche pi\u00f9 oscure della storia umana e oggi ancora presente in molte persone in \u00a0Europa e non solo, si unisce l\u2019enorme distanza nella qualit\u00e0 della vita tra i paesi ricchi e quelli poveri. Negli ultimi trent\u2019anni questa distanza si \u00e8 ingigantita a causa delle politiche neo-liberiste applicate in quasi tutto il mondo.\u00a0 Uno dei risultati di queste politiche \u00e8 l\u2019aumento della disoccupazione \u2013 esacerbato in paesi come la Spagna &#8211;\u00a0 senza che si vedano soluzioni immediate. Con la crisi iniziata nel 2007 la disoccupazione \u00e8 cresciuta in modo inversamente proporzionale al peggioramento del livello di vita e cos\u00ec il rifiuto del \u201cconcorrente\u201d \u00e8 maggiore in certe fasce della popolazione. E\u2019 la classica guerra tra poveri, alimentata dai mezzi di comunicazione al servizio dei grandi capitali, che una volta ancora sono gli unici a trarne vantaggio, con il loro tipico sguardo a breve termine.<\/p>\n<p>A questo punto, mentre penso a un finale adeguato per l\u2019articolo, mi rendo conto che <strong>la risposta data dalla maggioranza dei governi della civile Europa \u00e8 stata di un\u2019indegnit\u00e0 tale <\/strong>che non ci sono parole per definirla. Il solo fatto di doverne scrivere gi\u00e0 dimostra il clamoroso fallimento della supposta civilt\u00e0 europea, che ha preteso di imporsi come modello al resto del mondo. Esiste ancora qualcuno in questo piccolo pianeta che non si rende conto che stiamo parlando di persone? Persone che sono nate, hanno avuto un\u2019infanzia, sono cresciute come potevano, con sofferenze ma anche con allegria, che a volte si comportano in modo sbagliato, ma nutrono anche grandi sogni e aspirano alla felicit\u00e0 come tutti noi. Come abbiamo potuto credere che la felicit\u00e0 di alcuni si opponga a quella di altri? Non finiremo mai di crescere?<\/p>\n<p>A questo punto non ci resta che fare appello alla parte migliore dell\u2019essere umano, che nei momenti pi\u00f9 oscuri lo ha salvato dal disastro totale, a quell\u2019empatia con l\u2019altro chiamata in vari momenti della storia\u00a0 fratellanza, solidariet\u00e0 o cameratismo. Non importa il nome che le diamo: <strong>quando le persone sono capaci di riconoscersi negli altri, tutte le barriere si rompono. \u00a0<\/strong>I \u201cconcorrenti\u201d non sono pi\u00f9 tali, se appena possono le persone aprono le loro case e mettono il meglio di s\u00e9 per aiutare chi ne ha bisogno. Oggi sono i profughi, domani potranno essere altri, o magari noi stessi\u2026<\/p>\n<p>Sta gi\u00e0 succedendo. Nell\u2019attuale crisi dei rifugiati, mentre alcuni costruiscono muri, altri aprono le porte e i cuori. Il trionfo provvisorio sembra appartenere ai primi, ma alla fine vincono sempre gli altri, quelli che sono aiutati da qualcosa di pi\u00f9 grande, qualcosa che ci supera come individui, ci spinge dal passato e ci risucchia verso il futuro. E questo ci umanizza, ci fa crescere internamente e ci rende persone migliori.<\/p>\n<p>Quando, vari mesi fa, un attacco criminale ha ucciso vari giornalisti, molti hanno detto: \u201cJe suis Charlie\u201d. Oggi possiamo dire: \u201cIo sono un profugo\u201d, \u201cSiamo tutti profughi.\u201d Anche se sembriamo diversi, non lasciamoci ingannare dalle apparenze. Siamo un unico cuore che batte allo stesso ritmo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In fondo siamo tutti profughi che cercano di tornare a un mitico paradiso perduto originale. 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