{"id":2283662,"date":"2024-05-17T18:02:10","date_gmt":"2024-05-17T17:02:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=2283662"},"modified":"2024-05-17T18:02:10","modified_gmt":"2024-05-17T17:02:10","slug":"i-mutilati-di-gaza-storie-di-ieri-e-di-oggi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2024\/05\/i-mutilati-di-gaza-storie-di-ieri-e-di-oggi\/","title":{"rendered":"I mutilati di Gaza: storie di ieri e di oggi"},"content":{"rendered":"<p>I Giochi Asiatici del 2018 in Indonesia sembravano un sogno realizzabile per \u2018Alaa al-Daly (27 anni). <strong>Per un ciclista di Gaza il sogno di partecipare ad una competizione fuori dalla striscia \u00e8 praticamente impossibile.<\/strong> Eppure, dopo vari anni di attesa, Israele aveva dato l&#8217;autorizzazione ad \u2018Alaa di viaggiare per rappresentare la Palestina all\u2019estero. Oltre al suo lavoro nelle costruzioni di reti fognarie nella striscia, \u2018Alaa e i suoi colleghi professionisti avevano iniziato ad allenarsi intensamente e quotidianamente dall\u2019inizio dell\u2019anno. Tuttavia, il <strong>30 marzo del 2018<\/strong> in molte citt\u00e0 palestinesi furono organizzati dei cortei per la<strong> Grande Marcia del Ritorno<\/strong>, in particolare nella striscia di Gaza, dove in migliaia manifestarono in prossimit\u00e0 del confine orientale della striscia. Durante queste proteste <strong>centinaia di palestinesi sono stati feriti con i proiettili dell\u2019esercito di occupazione<\/strong>, e tra questi vi era anche \u2018Alaa, che aveva partecipato ai cortei fin dal primo giorno. Aveva preso la sua bicicletta e si era recato al corteo per protestare contro il blocco imposto a Gaza, che gli aveva impedito di realizzare il suo sogno sportivo di rappresentare la Palestina all\u2019estero o persino nei territori in Cisgiordania. <strong>L\u2019esercito di occupazione gli spar\u00f2 ferendolo gravemente alla coscia, con dei proiettili progettati per frammentarsi nei corpi delle vittime.<\/strong> Fu portato nell\u2019ospedale europeo di Rafah, dove i medici rimasero sbalorditi per la gravit\u00e0 delle ferite riportate, e provarono, senza successo, a salvargli la gamba. I dottori chiesero che \u2018Alaa venisse trasferito o in un ospedale a Ramallah o in Giordania, ma entrambe le richieste furono negate dalle forze di occupazione. Dopo sette giorni dal ferimento,<strong> i medici decisero di amputare la sua gamba<\/strong> a causa delle limitate capacit\u00e0 di intervento. Dopo aver perso la gamba, \u2018Alaa si dissoci\u00f2 dal mondo esterno per due mesi, e sentiva che il sogno, coltivato dall\u2019et\u00e0 di 13 anni, era ormai perduto.<\/p>\n<p>Durante quelle manifestazioni, che proseguirono fino alla fine del 2019, l\u2019esercito israeliano utilizz\u00f2 sia proiettili veri che di gomma, <strong>mirando intenzionalmente agli arti<\/strong>. Infatti, sono state diffuse delle <strong>testimonianze di cecchini israeliani<\/strong> che riferirono di aver ricevuto l\u2019ordine di mirare alle ginocchia dei manifestanti per smembrarle, causando cos\u00ec delle disabilit\u00e0 permanenti.<strong> Furono registrati 156 casi di amputazioni, e in 94 di questi fu necessario ricorrere ad una seconda amputazione, a causa di successive infiammazioni delle ossa.<\/strong> Secondo l\u2019Organizzazione Mondiale della Sanit\u00e0, <strong>Israele aveva esteso a 23 giorni il tempo di attesa per il permesso di trasferimento dei malati<\/strong>, rispetto al 2017 in cui il tempo era di 10 giorni lavorativi. Tra 604 richieste avanzate da persone ferite durante i cortei per la Marcia del Ritorno, solo il 17% furono accettate, mentre il 28% furono rifiutate e al 55% non fu data alcuna risposta.<\/p>\n<p>Dopo due mesi dal suo ferimento, \u2018Alaa decise di prendere nuovamente la sua bicicletta, persino prima della rimozione dei punti di sutura dalla sua gamba. Aveva pensato di arrendersi, ma si era trovato davanti un irrefrenabile desiderio di tornare in bicicletta: <strong>\u201cHo iniziato a far nascere in me l\u2019idea che fossi nato con quella amputazione. Basta, voglio andare in bicicletta come se fosse la prima volta\u201d.<\/strong> Cadde tante volte cercando di trovare l\u2019equilibrio sulla sua bici, e ci riusc\u00ec dopo un solo anno. Lo aiut\u00f2, fino a un certo punto, una protesi artificiale impiantata sei mesi dopo il suo ferimento, nonostante questa fosse stata costruita senza l\u2019uso di tecnologie avanzate.<\/p>\n<p>\u2018Alaa ricevette quella protesi dal Centro per le protesi artificiali, le paralisi e gli apparecchi ortodontici, e questo era <strong>l\u2019unico centro della striscia specializzato nella costruzione di protesi e dispositivi di supporto<\/strong>, a cui vanno\u00a0aggiunti alcuni laboratori di singoli cittadini, dove si costruiscono le protesi con materiali semplici e reperibili sul mercato.<\/p>\n<p>Il centro fu fondato come organizzazione senza scopo di lucro nel 1974, e poi la municipalit\u00e0 di Gaza ne assunse la direzione. A causa delle difficolt\u00e0 riscontrate a Gaza per l\u2019ingresso di materiali e strumenti necessari,<strong> la costruzione delle protesi si svolge nei laboratori del centro utilizzando attrezzature che hanno pi\u00f9 di 30 anni<\/strong>. Dal 2007 il Comitato internazionale della Croce Rossa ha iniziato a supportare il centro nel reperire i materiali necessari, acquistandoli e coordinandosi con le forze di occupazione attraverso procedure lunghe e complesse.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong><span style=\"font-size: 14.0pt;\">Costruire protesi a livello locale<\/span><\/strong><\/p>\n<p><strong>Fino al 2009, si contavano circa 5.000 casi di amputazioni nella striscia<\/strong>, la maggior parte delle quali sono state causate dall\u2019attacco israeliano a Gaza del 2008 e dagli attacchi ai palestinesi durante la seconda Intifada. Secondo quanto riportato dalle Nazioni Unite, la guerra a Gaza del 2014 ha portato a 100 nuovi casi di amputazioni, a cui vanno aggiunte altre 300 causate tra il 2009 e giugno 2014. Inoltre, <strong>nei dieci anni tra il 2006 e il 2016 l\u2019et\u00e0 media dei mutilati al momento dell\u2019amputazione era di 25.6 anni<\/strong>, il 92% di questi erano uomini laureati e gli unici responsabili del mantenimento familiare.<\/p>\n<p><strong>Considerato l\u2019alto numero di amputazioni, i medici hanno trovato soluzioni pi\u00f9 semplici e meno costose<\/strong>. Muhammad al-Khuladi, specializzato in protesi artificiali, ricorda di aver visto dalla sua casa, vicino al confine tra Egitto e Gaza, un campo di battaglia dove le forze israeliane miravano ai palestinesi causando martiri e mutilati. Quando al-Khuladi fece richiesta per specializzarsi in ingegneria meccanica, la sua universit\u00e0 aveva appena avviato una specializzazione nuova e rara sulle protesi artificiali e sui tutori, cos\u00ec decise di lasciare la facolt\u00e0 di ingegneria per specializzarsi in quest\u2019altro ambito.<\/p>\n<p>Nel 2016, al-Khuladi inaugur\u00f2 un laboratorio per la costruzione di protesi artificiali a Rafah, per\u00f2 si scontr\u00f2 subito con una situazione molto complessa a causa del blocco israeliano, che gli impediva di costruire protesi utilizzando gli strumenti certificati a livello mondiale. <strong>Si serv\u00ec dei materiali disponibili nel mercato locale, simili ai materiali medici, come la pasta di gesso americana, i tubi di rame o il silicone, inoltre utilizzava le scarpe ortopediche come piedi artificiali.<\/strong> Nonostante la loro semplicit\u00e0, queste protesi possono essere usate dai malati per un intero anno. Al-Khuladi ha affrontato molti ostacoli nel reperire finanziamenti per il suo progetto; tuttavia, era riuscito ad ottenerne uno dedicato ai progetti che offrono protesi a prezzi contenuti. Ciononostante, era molto difficile per le persone acquistare queste protesi a causa delle loro difficolt\u00e0 economiche. Questo lo spinse a trasformare gradualmente la lavoro di produzione in manutenzione.<\/p>\n<p><strong>Nel 2019, fu inaugurato l\u2019ospedale Sheikh Hamad, specializzato in riabilitazione e protesi e finanziato dal Qatar Fund for Development per offrire visite gratuite, ma Israele lo ha bombardato all\u2019inizio dell\u2019attuale attacco alla striscia<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong><span style=\"font-size: 14.0pt;\">L\u2019amputazione di arti nella guerra attuale: numeri senza precedenti<\/span><\/strong><\/p>\n<p>Alla fine del dicembre scorso, l\u2019organizzazione della Mezza Luna Rossa Palestinese ha stimato che <strong>circa 12.000 persone, tra cui 5.000 bambini hanno perso uno o pi\u00f9 arti dall\u2019inizio dell\u2019attuale guerra.<\/strong> E ha poi dichiarato che l\u2019organizzazione non riesce ad aggiornare i suoi dati a causa della <strong>distruzione del sistema sanitario<\/strong> di Gaza.<\/p>\n<p>Secondo Save the Children, <strong>pi\u00f9 di 10 bambini al giorno hanno perso una o entrambe le gambe a Gaza durante i primi tre mesi di guerra, e spesso le operazioni di amputazione sono state eseguite senza anestesia n\u00e9 antidolorifici<\/strong>. Inoltre, in assenza di antibiotici e senza un\u2019adeguata sterilizzazione, i feriti sono soggetti a maggiori pericoli a causa delle infiammazioni e delle infezioni. Oltre a queste condizioni critiche c\u2019\u00e8 un enorme problema quando si operano i minori: il sistema osseo dei bambini si sviluppa molto durante la crescita, e questi necessitano di un secondo intervento di amputazione. <strong>Tuttavia, a causa della devastazione totale del sistema sanitario della striscia, non \u00e8 possibile seguire i casi di mutilazione degli arti e garantire un\u2019assistenza necessaria<\/strong>.<\/p>\n<p>Normalmente, le persone mutilate passano tre fasi, prima, durante e dopo l\u2019impiantazione dell\u2019arto. Secondo Ahmad al-\u2018Abasy, primario del reparto protesi dell\u2019ospedale Hamad, in una situazione normale le operazioni di amputazione vengono fatte con maggiore sicurezza rispetto alle situazioni di guerra, infatti c\u2019\u00e8 un gruppo di medici specializzato e la parte amputata viene chiusa senza lasciare alcun frammento o emorragia interna, ed \u00e8 possibile pulire ciclicamente la parte amputata dalle infiammazioni.<\/p>\n<p>La fase di preparazione all\u2019impiantazione dell\u2019arto passa dalla fisioterapia e dal recupero funzionale e normalmente dura tra uno e tre mesi, durante i quali il corpo viene stimolato ad accettare l\u2019arto esterno. Successivamente, l\u2019impiantazione dell\u2019arto dura tra una e due settimane, tuttavia la mancanza di medici specializzati a Gaza rende pi\u00f9 difficile il percorso di cura.<\/p>\n<p>Bisogna sottolineare che, negli ultimi sette mesi di guerra, la maggior parte dei casi di mutilazione aveva bisogno di un\u2019altra operazione di amputazione. <strong>C\u2019erano persone a cui sono stati amputati gli arti prima di arrivare in ospedale, e non \u00e8 semplice curare queste amputazioni a causa del bruciore e delle infiammazioni.<\/strong> Se anche i loro arti fossero sopravvissuti al bombardamento, sarebbe stato impossibile non amputarli a causa dell\u2019impossibilit\u00e0 di raggiungere gli ospedali, lasciando le loro ferite senza cure per giorni, o a causa delle lunghe attese in ospedali stracolmi di feriti e con carenza di personale medico. I gazawi adesso soffrono di malnutrizione e anemia, e ci\u00f2 influisce negativamente sulla guarigione dalle ferite.<\/p>\n<p>Un medico specializzato in chirurgia ossea dell\u2019ospedale al-Shifa, Hany Bisisu, ha riferito che <strong>un numero enorme di operazioni di amputazione a Gaza non sarebbero state necessarie se il sistema sanitario avesse funzionato<\/strong>. <strong>I medici decidono di amputare per salvare la vita dei malati a causa della mancanza di attrezzature e di personale medico.<\/strong> Bisisu sostiene di essere stato costretto ad amputare circa 50 dei 500 feriti presenti nell\u2019ospedale durante due settimane dall\u2019ultimo blocco, prima di lasciare il suo impiego.<\/p>\n<p>Secondo Bisisu, nella striscia mancano gli anestetici, ragione per cui i malati rischiano di morire a causa delle sofferenze durante l\u2019amputazione senza anestesia, o a causa delle emorragie. Quindi svolgere delle operazioni senza anestesia \u201cnon \u00e8 concepibile n\u00e9 dall\u2019uomo n\u00e9 da alcun medico, il quale a volte \u00e8 costretto ad operare comunque, poich\u00e9 fa delle cose fuori da ogni concezione umana\u201d. Perci\u00f2 o lascia che il ferito muoia oppure ci prova, anche se le possibilit\u00e0 di salvarlo sono minime.<strong> \u00c8 quello che ha subito sua nipote \u2018Ahad (18 anni), la quale \u00e8 stata ferita a una gamba durante la guerra, e siccome la loro casa era circondata dai carrarmati, Bisisu \u00e8 stato costretto ad amputargliela per salvarle la vita<\/strong>.<\/p>\n<p>Bisisu afferma che \u2018Ahad \u00e8 stata fortunata, poich\u00e9 la sua storia ha avuto una risonanza mediatica che le ha permesso, poco dopo, di recarsi nel Regno Unito per le cure. Tuttavia, sostiene che a Gaza <strong>ci sono ancora centinaia di feriti che hanno perso almeno un organo, e che aspettano di ricevere cure dall\u2019esterno<\/strong>. Dopo l\u2019incidente a sua nipote, Bisisu ha promesso a se stesso che, come prima cosa, prover\u00e0 a offrire delle terapie di cura al pi\u00f9 alto numero possibile di feriti. Per\u00f2, afferma che essere curati all\u2019estero dipende molto dalla fortuna del malato e dalle sue amicizie, <strong>e solo una percentuale minima di malati \u00e8 riuscita a trovare cure all\u2019estero durante la guerra<\/strong>.<\/p>\n<p>Questa non \u00e8 l\u2019unica guerra in cui malati hanno dovuto aspettare per le loro protesi. Le capacit\u00e0 mediche, anche con i servizi dell\u2019ospedale Hamad, non sono sufficienti per tutti i mutilati della striscia di Gaza. Tra questi vi \u00e8 Ibrahim \u2018Abd al-Daym (34 anni), il quale, durante la guerra del 2014, sub\u00ec l\u2019amputazione del suo piede dopo un bombardamento israeliano su una scuola in cui lui e la sua famiglia si erano rifugiati. In quell\u2019occasione persero la vita suo padre e suo fratello, mentre sua madre perse un occhio e sua figlia fu ferita.<\/p>\n<p>Ibrahim fu curato a Nablus, in Cisgiordania, e rimase l\u00ec un mese e mezzo, prima di rientrare a Gaza. Tuttavia, il suo stato di salute rese impossibile per medici completare le procedure di chiusura delle terminazioni nervose, causando un dolore lancinante. <strong>Sarebbe dovuto ritornare a Nablus per finire le sue cure, ma Israele gli ha negato il permesso di uscire dalla striscia.<\/strong> I medici del centro protesi lo hanno informato che sar\u00e0 impossibile per loro impiantare le protesi finch\u00e9 prover\u00e0 dolore. <strong>A sua volta, non ha il denaro necessario per sostenere i costi dell\u2019operazione, cos\u00ec ha ormai perso da tempo la speranza di tornare a camminare.<\/strong> In seguito, \u00e8 tornato a lavorare nei campi e nell\u2019edilizia con i suoi piedi amputati, perch\u00e9 secondo i requisiti richiesti dalla legge palestinese lui non ha diritto di ricevere i sussidi governativi.<\/p>\n<p>Perfino dopo l&#8217;apertura dell\u2019ospedale Hamad, non \u00e8 riuscito ad avere una protesi artificiale, e <strong>i medici lo hanno informato che avevano a disposizione un solo arto e che lui avrebbe dovuto pagare 3000 dollari per avere l\u2019altro<\/strong>. Ma non poteva permettersi quella spesa, cos\u00ec ha deciso di non proseguire con il trattamento, poich\u00e9 istallare un unico piede avrebbe influito negativamente sul suo equilibrio. Cos\u00ec \u00e8 stato costretto a cambiare sedia a rotelle ogni anno, pagando 50 dollari al centro per le protesi artificiali, a causa della mancanza di infrastrutture nella regione in cui vive.<\/p>\n<p>Le sofferenze di Ibrahim sono aumentate ancora di pi\u00f9 dopo la guerra, dopo che <strong>sua moglie e le sue quattro figlie sono scappate durante la prima settimana di conflitto<\/strong>. La loro casa \u00e8 stata bombardata dopo un mese e mezzo,<strong> costringendo anche lui, su una sedia a rotelle, a emigrare<\/strong> da Beit Lahia (a nord) verso Khan Younes. Adesso vive in una piccola tenda assieme alla sua famiglia, senza i beni essenziali e dipendendo fortemente dagli aiuti.<\/p>\n<p>Invece, il <strong>ciclista \u2018Alaa al-Daly<\/strong> era riuscito, negli ultimi cinque anni, a ricevere in modo ciclico delle protesi artificiali dall\u2019ospedale Hamad, migliorando notevolmente sia la fase di riposo che il movimento. <strong>Le protesi lo hanno aiutato a tornare abitualmente sulla sua bicicletta dal 2019<\/strong>, cos\u00ec \u2018Alaa ha formato un team di persone mutilate per insegnar loro ad andare in bicicletta, e insieme hanno fondato <strong>il primo team palestinese di paraciclisti,<\/strong> formato da 25 disabili.<\/p>\n<p>Alla fine del 2020, \u2018Alaa ha ottenuto il brevetto e il riconoscimento della sua squadra da parte dell\u2019Unione Europea, e quando \u00e8 scoppiata la guerra <strong>si sono candidati per partecipare a delle competizioni di paraciclismo in Belgio e poi in Italia<\/strong>. Con l\u2019aiuto di alcuni sostenitori, \u2018Alaa e la sua squadra hanno speso 30.000 dollari per lasciare Gaza, e sono arrivati in Egitto con la speranza che, partecipando a questa competizione, possano avere l\u2019opportunit\u00e0 di essere ammessi alle Paraolimpiadi del prossimo settembre. Tuttavia, non sanno quale sar\u00e0 il loro destino dopo la gara, se torneranno in breve tempo a Gaza dove hanno lasciato le loro famiglie.<\/p>\n<p>Traduzione a cura di Michele Nicoletti<\/p>\n<p>Articolo originale: <a href=\"https:\/\/www.7iber.com\/society\/%D9%83%D9%8A%D9%81-%D8%A3%D8%B5%D8%A8%D8%AD%D8%AA-%D8%BA%D8%B2%D8%A9-%D8%B9%D8%A7%D8%B5%D9%85%D8%A9-%D9%84%D9%84%D8%A3%D8%B7%D8%B1%D8%A7%D9%81-%D8%A7%D9%84%D9%85%D8%A8%D8%AA%D9%88%D8%B1%D8%A9%D8%9F\/\">\u0643\u064a\u0641 \u0623\u0635\u0628\u062d\u062a \u063a\u0632\u0629 \u0639\u0627\u0635\u0645\u0629 \u0644\u0644\u0623\u0637\u0631\u0627\u0641 \u0627\u0644\u0645\u0628\u062a\u0648\u0631\u0629\u061f &#8211; 7iber | \u062d\u0628\u0631<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I Giochi Asiatici del 2018 in Indonesia sembravano un sogno realizzabile per \u2018Alaa al-Daly (27 anni). Per un ciclista di Gaza il sogno di partecipare ad una competizione fuori dalla striscia \u00e8 praticamente impossibile. 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