{"id":216005,"date":"2015-08-31T16:17:37","date_gmt":"2015-08-31T15:17:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/it\/?p=216005"},"modified":"2015-08-31T16:26:59","modified_gmt":"2015-08-31T15:26:59","slug":"le-spese-militari-crescono-e-fomentano-guerre-e-pericoli-per-lumanita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2015\/08\/le-spese-militari-crescono-e-fomentano-guerre-e-pericoli-per-lumanita\/","title":{"rendered":"Le spese militari crescono e fomentano guerre e pericoli per l&#8217;Umanit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p><strong>Scheda a cura di Alfonso Navarra del Coordinamento della Campagna per l&#8217;Obiezione alle Spese Militari<br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p>Nel momento in cui si vanno considerando le statistiche \u201cquantitative\u201d sulle spese militari, in Italia, in Europa, nel mondo, vanno poste alcune premesse \u201csituazionali\u201d utili alla comprensione del loro significato \u201cqualitativo\u201d, se l\u2019approccio adottato non vuole essere superficiale, miope, acritico.<\/p>\n<p>Le fonti di partenza dei dati sono, naturalmente, i ministeri, gli enti governativi ed intergovernativi, o organismi internazionali come la NATO e l\u2019ONU con varie agenzie specifiche.<\/p>\n<p>Vi sono poi istituti, think thank, centri di ricerca, etc, che lavorano su quei dati, li scremano e li verificano criticamente, li comparano, li mettono in correlazione, li elaborano.<\/p>\n<p>Vi sono due principali \u201cannuari\u201d internazionali cui tutti gli addetti ai lavori fanno riferimento:<\/p>\n<ul>\n<li>il <strong>SIPRI YEARBOOK<\/strong> che si pu\u00f2 reperire sul sito dell\u2019International Peace Research Institute di Stoccolma (<a href=\"http:\/\/www.sipri.org\/\">sipri.org<\/a>)<\/li>\n<li>il <strong>MILITARY BALANCE <\/strong>dell\u2019IISS, International Institute of Strategic Studies di Londra (<a href=\"https:\/\/www.iiss.org\/\">https:\/\/www.iiss.org\/<\/a>).<\/li>\n<\/ul>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Una prima premessa la possiamo porre subito: l\u2019intervento militare possiamo considerarlo una cura ex post \u2013 il pi\u00f9 delle volte sbagliata oltre che dolorosa \u2013 a problemi che hanno cause ex ante nella ingiustizia, nella sfiducia, nella paura: \u00e8 stato calcolato che si spende 1 euro per la prevenzione dei conflitti armati contro almeno 10.000 euri per fare le guerre (vedi <strong>Alberto L\u2019Abate<\/strong>, \u201c<em>L\u2019arte della pace<\/em>\u201d, Centro Gandhi edizioni, 2014).<\/p>\n<p>Sarebbe meglio lavorare sulle cause che non impegnarsi sugli effetti con soluzioni draconiane e violente, che spesso gettano ulteriore benzina sul fuoco dei conflitti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Se ci riflettiamo bene, la causa principale della crisi migratoria, per la parte che sta ora allarmando l\u2019Europa, \u00e8 nel caos e nella destabilizzazione che gli Stati Uniti e gli stessi governi europei hanno contribuito a provocare in Libia, Siria, Iraq, Afghanistan, Yemen e Somalia proprio con i loro interventi militari.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 dimenticare che la Libia \u00e8 implosa dopo il 2011 proprio per l\u2019intervento iniziato dalla Francia e dalla Gran Bretagna, che hanno poi trascinato dietro di s\u00e9 la NATO su mandato dell\u2019ONU?<\/p>\n<p>Lo stesso possiamo dire della Siria: dopo la campagna militare condotta dagli Stati Uniti e dai loro alleati sunniti per rovesciare il regime baathista si \u00e8 creato il subbuglio da cui \u00e8 nato l\u2019ISIS e si \u00e8 arrivati alla cifra di 10-12 milioni di persone (per ora) tra sfollati interni e rifugiati all\u2019estero.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La prevenzione dei conflitti armati \u00e8 importante e \u2013 stimolato dalle prese di posizione in questo senso degli stessi segretari generali dell\u2019ONU Boutros-Ghali e Kofi Annan \u2013 uno studio dell\u2019OECD nel 2009 ha messo in rilievo che essa sicuramente costa meno di una risposta \u201ctardiva\u201d ai conflitti violenti e alla fragilit\u00e0 degli Stati (si vada su: <a href=\"http:\/\/www.operationspaix.net\/\">www.operationspaix.net<\/a>).<\/p>\n<p>Nel lavoro di prevenzione dei conflitti militari va stabilita la distinzione, fatta negli studi di medicina, tra prevenzione primaria, secondaria e terziaria: la primaria \u2013 il peacebuilding &#8211; \u00e8 quella determinante, perch\u00e9 cerca di eliminare le cause di fondo che provocano i conflitti armati. La secondaria \u2013 il peacekeeping &#8211; si occupa del conflitto allo stato incipiente, mentre la terziaria \u2013 il peacemaking &#8211; \u00e8 quella che si applica alla \u201cconvalescenza\u201d, dando stabilit\u00e0 allo stato di pace con l\u2019evitare il ritorno della violenza. Possiamo considerare l\u2019intervento armato in un conflitto, anche quello teoricamente e praticamente pi\u00f9 giusto, come un fallimento della prevenzione.<\/p>\n<p>La prevenzione nonviolenta dei conflitti si concretizza, nella utile schematizzazione fatta da Alberto L\u2019Abate, in sette tipi di azione: 1) la segnalazione precoce e l\u2019intervento rapido; 2) le missioni per l\u2019accertamento dei fatti; 3) la diplomazia preventiva anche con un ruolo attivo delle organizzazioni di base; 4) le ambasciate di pace; 5) la costituzione di corpi civili di pace; 6) la negoziazione e la mediazione dei conflitti armati; 7) la riconciliazione dopo i conflitti armati.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Quanto sopra prospettato rimanda all\u2019idea che possa esistere una difesa senza armi, una difesa sociale, popolare, nonviolenta, attingibile in modo completo dopo una fase di \u201ctransarmo\u201d, come quella che propugnano gli obiettori alle spese militari e le associazioni che promuovono la loro Campagna, attiva fin dal 1982.<\/p>\n<p>Tale difesa, a ben vedere, sarebbe anzi quella pi\u00f9 coerente con l\u2019attuazione dell\u2019art. 11 della Costituzione italiana, anche se la sua prima interpretazione starebbe nell\u2019adozione di un modello di \u201cdifesa difensiva\u201d.<\/p>\n<p>Una difesa quindi non integrata nell\u2019ombrello nucleare NATO, che non si armi con le portaerei e gli F-35 per gli interventi a lungo raggio \u201cfuori area\u201d, ma che badi solo a rispondere alle eventuali aggressioni entro il territorio nazionale, decentralizzata e democratizzata, probabilmente ci costerebbe subito la met\u00e0.<\/p>\n<p>Potremmo liberare tante risorse con cui si combatterebbero, se bene impiegate, le pi\u00f9 pressanti minacce alla vita odierna degli italiani: disoccupazione, povert\u00e0, mafie, degrado ecologico. Ed allo stesso tempo, con pi\u00f9 soldi a disposizione, potremmo governare in modo razionale e lungimirante anche gli effetti immediati di quella che i media chiamano \u201cemergenza migranti\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Andiamo ora ad esporre sinteticamente le cifre sui bilanci militari, facendo riferimento alle elaborazioni del SIPRI di Stoccolma.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda la spesa militare italiana \u00e8 opportuno fare comunque riferimento ad un documento ufficiale: il Documento programmatico pluriennale della Difesa per il 2015-2017, che si pu\u00f2 rinvenire alla URL: <a href=\"http:\/\/www.difesa.it\/Approfondimenti\/Bilancino2010\/Documents\/DPP%202015-2017.pdf\">http:\/\/www.difesa.it\/Approfondimenti\/Bilancino2010\/Documents\/DPP%202015-2017.pdf<\/a><\/p>\n<p>Un altro documento che occorre consultare \u00e8 il Libro Bianco della Difesa: <a href=\"http:\/\/www.difesa.it\/Primo_Piano\/Pagine\/20150429Libro_Bianco.aspx\">http:\/\/www.difesa.it\/Primo_Piano\/Pagine\/20150429Libro_Bianco.aspx<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La spesa militare italiana, secondo il SIPRI, ammonta nel 2014 a 29,2 miliardi di dollari, che va oltre il budget ufficiale (18,2 miliardi di euro) perch\u00e9 vi si aggiungono altre voci extra ministero della difesa, che gravano sul Ministero dello sviluppo economico per la costruzione di navi da guerra, cacciabombardieri e altri sistemi d\u2019arma e, per le missioni militari all\u2019estero, in capo al del Ministero dell\u2019economia e delle finanze.<\/p>\n<p>L\u2019Italia \u00e8 al 12\u00b0 posto mondiale come spesa militare ma non raggiunge l\u2019obiettivo NATO del 2% del PIL (dovrebbe spendere almeno 30 miliardi di euro).<\/p>\n<p>I dati del SIPRI non coincidono con quelli del nostro Ministero della Difesa.<\/p>\n<p>La Ministro Pinotti si lamenta nel DPP 2015-2017 che \u201c<em>tra il 2010 e il 2017, la Difesa ha visto diminuire le consistenze iniziali delBilancio dei settori Investimento ed Esercizio, di complessivi 1.858,9 M\u20ac<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Sempre nel DPP leggiamo: \u201c<em>Lo stanziamento complessivo per il 2015 ammonta a 19.371,2 M\u20ac che, rispetto al bilancio approvato dal Parlamento per il 2014, sostanzia un decremento di -941,1 M\u20ac, con una variazione pari a -4,6%. Gli stanziamenti complessivi per il 2016 e il 2017 ammontano, rispettivamente, a 18.861,3 M\u20ac e 18.847,4 M\u20ac. Con riferimento al PIL nominale per il 2015, lo stanziamento complessivo per la Difesa registra un rapporto percentuale dell\u20191,179%\u201d.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>Una cifra realistica su quanto andiamo a spendere effettivamente nel 2015 a scopo militare potrebbe essere 23 miliardi di euro circa: i 19,4 ufficiali pi\u00f9 i 2 degli investimenti in sistemi d\u2019arma, pi\u00f9 gli 1,4 per le missioni all\u2019estero.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Vi sono alcune distorsioni nella struttura di spesa che fanno delle FF.AA italiane una specie di \u201cesercito della Via Paal\u201d: nel romanzo per ragazzi di Ferenc Molnar la banda dei monelli di Budapest aveva tutti graduati ed un solo soldato semplice, il poveretto sempre sotto punizione che muore di polmonite per recuperare la bandiera. Cos\u00ec abbiamo 95mila graduati per 83mila militari di truppa e ben 476 tra generali e ammiragli. Gli Stati Uniti hanno, per fare un paragone, 900 generali per un milione e mezzo di militari!<\/p>\n<p>Altri problemi sono individuati da una elencazione dell\u2019ex Ammiraglio<strong> Falco Accame<\/strong>: \u201c<em>1) la pletorica struttura territoriale, in parte necessaria per giustificare l\u2019esistenza di Comandi per la struttura di vertice (una struttura territoriale che risale ancora a quando era necessario inviare un messaggero a cavallo da Roma alla periferia per portare una notizia); 2) affidare l\u2019attivit\u00e0 di parata a pattuglie di acrobazia aerea costituite da piloti civili e quindi non incidenti sui bilanci della Difesa, mentre oggi un intero aeroporto (Rivolto), con centinaia di persone, oltre ai piloti degli aerei, gravano sulle spese del bilancio militare; 3) sospendere (almeno per qualche anno (mettendo in naftalina) l\u2019attivit\u00e0 della portaerei da 26 mila tonnellate, un \u201clusso militare\u201d che l\u2019Italia di questi tempi, non pu\u00f2 permettersi; 4) una drastica riduzione delle nostre \u201cForze di proiezione\u201d, con un ridimensionamento sostanziale di contingenti all\u2019estero mantenuti pi\u00f9 per questioni di rappresentanza che di esigenze operative<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Torniamo al rapporto del SIPRI. Di gran lunga la superpotenza anche in termini quantitativi sono gli Stati Uniti, con una spesa ufficiale nel 2014 di 610 miliardi di dollari. (Nota necessaria: il fatto che gli USA siano la potenza egemone a livello mondiale non significa che vanno concepiti come l\u2019unico attore agente confinando tutti gli altri nel ruolo di semplici re-agenti. I conflitti non sono creati, programmati e gestiti nell\u2019unico laboratorio della CIA: alcuni, ad esempio quello tra sunniti e sciiti in Medio Oriente, risalgono a ben prima che Colombo \u201cscoprisse\u201d l\u2019America!).<\/p>\n<p>Se si sta ai soli bilanci dei ministeri della difesa, la spesa militare dei 28 paesi della NATO ammonta, secondo una sua statistica ufficiale relativa al 2013, ad oltre 1.000 miliardi di dollari annui, il che significa il 56% della spesa militare mondiale.<\/p>\n<p>In realt\u00e0 la spesa NATO \u00e8 superiore, soprattutto perch\u00e9 al bilancio del Pentagono vanno aggiunte spese militari contabilizzate su altri ministeri.<\/p>\n<p><strong>Manlio Dinucci<\/strong>, sul Manifesto del 14 aprile 2015, cos\u00ec calcola: dobbiamo sommare ai 610 miliardi la spesa per le armi nucleari (12 miliardi di dollari annui), iscritta nel bilancio del Dipartimento dell\u2019energia; quella per gli aiuti militari ed economici ad alleati strategici (47 miliardi annui), iscritta nei bilanci del Dipartimento di Stato e della USAID; quella per i militari a riposo (164 miliardi annui), iscritta nel bilancio del Dipartimento degli affari dei veterani. Vi \u00e8 da mettere in conto anche la spesa dei servizi segreti, la cui cifra ufficiale (45 miliardi annui) sarebbe solo ci\u00f2 che emerge.<\/p>\n<p>La spesa militare reale degli Stati Uniti, per Dinucci, salirebbe quindi a circa 900 miliardi di dollari annui, che farebbero un quarto dell&#8217;intero bilancio statale: supererebbe la met\u00e0 di quella mondiale, che secondo il SIPRI ammonta complessivamente a 1.776 miliardi di dollari!<\/p>\n<p>Nella statistica del SIPRI, dopo gli Stati uniti vengono la Cina, con una spesa stimata in 216 miliardi di dollari (circa un terzo di quella ufficiale Usa), e la Russia con 85 miliardi (circa un settimo di quella Usa). Seguono l\u2019Arabia Saudita, la Francia, la Gran Bretagna, l\u2019India, la Germania, il Giappone, la Corea del sud, il Brasile, l\u2019Italia, l\u2019Australia, gli Emirati Arabi Uniti, la Turchia.<\/p>\n<p>La spesa complessiva di questi 15 paesi ammonta, nella stima del SIPRI, all\u201980% di quella mondiale.<\/p>\n<p>La statistica evidenzia il tentativo di Russia e Cina di accorciare le distanze con gli USA: nel 2013\u201314 le loro spese militari sono aumentate rispettivamente dell\u20198,1% e del 9,7%. Aumentate ancora di pi\u00f9 quelle di altri paesi, tra cui: Polonia (13% in un anno), Paraguay (13%), Arabia Saudita (17%), Afghanistan (20%), Ucraina (23%), Repubblica del Congo (88%).<\/p>\n<p>Ogni minuto si spendono nel mondo con scopi militari 3,4 milioni di dollari, 204 milioni ogni ora, 4,9 miliardi al giorno.<\/p>\n<p>Le elaborazioni del SIPRI attestano che la spesa militare mondiale (calcolata al netto dell\u2019inflazione per confrontarla a distanza di tempo) \u00e8 risalita a un livello superiore a quello dell\u2019ultimo periodo della guerra fredda: la corsa alla guerra \u00e8 ripresa ed essa uccide non solo perch\u00e9 porta a un crescente uso delle armi, ma perch\u00e9 brucia risorse vitali necessarie alla lotta per la sopravvivenza degli esseri umani e dell&#8217;umanit\u00e0.<\/p>\n<p>Una sopravvivenza che \u00e8 in bilico anche e soprattutto perch\u00e9 i conflitti militari oggi come oggi possono costituire elemento di drammatizzazione e di innesco per quella follia che ha nome di \u201cdeterrenza nucleare\u201d.<\/p>\n<p>Non solo il grande incidente nucleare, in ambito civile, \u00e8 sempre dietro l\u2019angolo, intendendo, ad esempio, il guasto al reattore che pu\u00f2 fondere il nocciolo o l\u2019incendio al deposito di scorie (in proposito possiamo tirare in ballo la catastrofe annunciata di Saluggia a rischio alluvione); in ambito militare, \u00e8 duro da ammettere, ma \u00e8 riconosciuto internazionalmente a livello ufficiale, <strong>la guerra nucleare tra potenze grandi e meno grandi pu\u00f2 scoppiare, specie quando la tensione internazionale \u00e8 complicata ed acuta, in ogni momento, persino per caso o per errore<\/strong>! I governanti ne sono pienamente informati, tanto \u00e8 vero che invitano <strong>Erich Schlosser<\/strong>, l\u2019autore del pregevole e documentatissimo \u201c<strong><em>Comando e Controllo<\/em><\/strong>\u201d (edizione italiana, Mondadori, 2015), a svolgere relazioni ufficiali nelle sedi ONU sulla affidabilit\u00e0 molto relativa dei sistemi di gestione degli apparati nucleari. Le circa 2000 testate, su un totale di oltre 16.000, in perenne stato di allerta sono la rappresentazione pi\u00f9 evidente di una spada di Damocle che pende su 7 miliardi di esseri umani rendendoli ostaggio del folle gioco della <strong>deterrenza<\/strong> (\u201cminaccio \u2013implicitamente &#8211; l\u2019uso per evitare l\u2019uso\u201d). La situazione del confronto \u201catomico\u201d, se proprio dobbiamo semplificarla, non \u00e8 quella, tutto sommato di stallo, di due personaggi ostili che si fronteggiano e si tengono a bada con le pistole spianate e puntate l\u2019un contro l\u2019altro con il colpo in canna e senza la sicura. E\u2019 molto peggio: dobbiamo pensare a un numero di dinamitardi al chiuso dentro una polveriera (attualmente nove incendiari ufficiali) con i candelotti accesi che si gridano l\u2019un l\u2019altro: \u201cSpegni prima tu la miccia!\u201d. E\u2019 evidente che \u00e8 solo questione di tempo e prima o poi un candelotto esploder\u00e0 e si finir\u00e0 per saltare tutti per aria!<\/p>\n<p>La \u201cbattaglia\u201d politico-culturale (ci si scusi l\u2019uso della terminologia militare, ma anche Gandhi si riferiva alla nonviolenza come all\u2019\u201dequivalente morale della guerra), di vitale importanza e di prepotente urgenza allo stesso tempo e modo, allora, \u00e8 quella della <strong>denuclearizzazione, sia civile che militare<\/strong>.<\/p>\n<p>La societ\u00e0 civile che si \u00e8 ritrovata come &#8220;base&#8221; di attivisti a Vienna il 6 e 7 dicembre del 2014, a ridosso del vertice ufficiale degli Stati l&#8217;8 e il 9 dicembre, fa capo a molti network internazionali (ad esempio alla WILPF) ed in Italia \u00e8 collegata all\u2019appello postumo \u201c<strong><em>ESIGETE! il disarmo nucleare totale<\/em><\/strong>\u201d di <strong>Albert Jacquard<\/strong> e <strong>St\u00e9phane Hessel<\/strong>, il partigiano di &#8220;<strong><em>Indignatevi<\/em><\/strong>\u201d!<\/p>\n<p>L\u2019appello \u00e8 stato pubblicato dalla EDIESSE nel marzo 2014 ed \u00e8 diventato una iniziativa politica di pressione sul governo italiano (&#8220;impegnati per il bando delle armi nucleari!&#8221;) con la petizione telematica che si trova alla URL: <a href=\"http:\/\/www.petizioni24.com\/esigiamo\">http:\/\/www.petizioni24.com\/esigiamo<\/a>; ma anche una sollecitazione al Segretario Generale dell\u2019ONU: <a href=\"http:\/\/www.petizioni24.com\/dirittoaldisarmonucleare\">http:\/\/www.petizioni24.com\/dirittoaldisarmonucleare<\/a>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Scheda a cura di Alfonso Navarra del Coordinamento della Campagna per l&#8217;Obiezione alle Spese Militari Nel momento in cui si vanno considerando le statistiche \u201cquantitative\u201d sulle spese militari, in Italia, in Europa, nel mondo, vanno poste alcune premesse \u201csituazionali\u201d 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