{"id":201720,"date":"2015-07-12T13:41:09","date_gmt":"2015-07-12T12:41:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/?p=201720"},"modified":"2015-07-12T13:41:09","modified_gmt":"2015-07-12T12:41:09","slug":"il-dilemma-di-tsipras","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2015\/07\/il-dilemma-di-tsipras\/","title":{"rendered":"Il dilemma di Tsipras"},"content":{"rendered":"<p>La situazione greca mostra quanto il debito possa essere deflagrante sotto tutti i punti di vista, non solo economico, ma anche politico. Se il debitore \u00e8 in grado di pagare il suo debito, oppure ha i muscoli talmente potenti da dettare lui le regole, anche se inadempiente, come nel caso degli Stati Uniti, allora non ci sono problemi. Ma se il debitore \u00e8 fragile e non \u00e8 in condizione di rispettare gli impegni, allora \u00e8 costretto a tornare costantemente dai suoi creditori per trovare degli aggiustamenti. Questo \u00e8 il caso della Grecia che da un punto di vista finanziario ha problemi ben pi\u00f9 gravi di quelli che ci sono stati rivelati alla vigilia del referendum.<\/p>\n<p>Cerchiamo di fare chiarezza. La Grecia ha due problemi: fare quadrare annualmente i conti fra entrate e uscite correnti e pagare le rate di capitale in scadenza. A pesare negativamente sul primo capitolo ci stanno gli interessi. Pi\u00f9 questa voce \u00e8 alta, pi\u00f9 sacrifici debbono fare i cittadini per fare tornare i conti. La posizione dell\u2019Unione Europea \u00e8 che debbono essere fatti tutti i sacrifici che servono per coprire con le tasse anche gli interessi. Questo afferma il fiscal compact quando obbliga al pareggio di bilancio e su questo le forze progressiste dicono no se il prezzo da pagare \u00e8 la decurtazione dei diritti dei cittadini. Un no altrettanto netto lo ha affermato il popolo greco con l\u2019esito referendario del 5 luglio. Ma il grande problema che si apre subito dopo, \u00e8 cosa ne facciamo degli interessi che rimangono scoperti. Qui ci sono varie possibilit\u00e0 che dipendono dalla forza, dall\u2019assetto monetario e dalla volont\u00e0 popolare. Se il debito fosse verso soggetti interni e ci fosse sovranit\u00e0 monetaria, il problema potrebbe essere risolto con l\u2019emissione di nuova moneta. In fondo gli interessi sarebbero ripagati con l\u2019inflazione. In alternativa, si pu\u00f2 decidere di non pagare gli interessi scoperti, ma per farlo ci vuole grande determinazione popolare e grande capacit\u00e0 di tenere testa ai debitori. La Grecia evidentemente non \u00e8 n\u00e9 in una posizione n\u00e9 nell\u2019altra. Non pu\u00f2 stampare nuova moneta perch\u00e9 l\u2019euro \u00e8 gestito da una forza esterna che si chiama BCE; non ha la forza di fare il muso duro con Fondo Monetario e altre istituzioni sue creditrici. E allora come ha risolto fino ad ora il problema: nell\u2019unico modo possibile, che per\u00f2 \u00e8 anche il peggiore. Ossia facendo nuovo debito. E\u2019 il famoso debito a breve che ha aperto prevalentemente con le sue banche interne, ed \u00e8 questo uno dei problemi immediati pi\u00f9 gravi che ha la Grecia. Questo tema, per\u00f2, ci porta sull\u2019altro versante, quello del capitale.<\/p>\n<p>Al 31 marzo 2015, il debito pubblico greco ammonta a 313 miliardi di cui 231 (73%) verso il Fondo Monetario, governi e altre istituzione europee. Soldi sborsati fra il 2010 e il 2011 per saldare le banche tedesche e francesi rimaste intrappolate nell\u2019insolvenza greca. Il restante 27% \u00e8 debito emesso sotto forma di titoli del tesoro a scadenza pi\u00f9 o meno breve, per fare fronte alle esigenze di cassa. Titoli comprati in piccola parte da investitori privati internazionali e in misura ben pi\u00f9 ampia dalle banche greche. Ma i titoli del tesoro sono cedibili, per cui non \u00e8 detto che debbano rimanere nelle mani del primo acquirente fino a scadenza. In effetti guardando dove si trovano oggi i titoli emessi dal governo greco, scopriamo che una discreta quantit\u00e0 sono finiti nella pancia della Banca Centrale Europea, in parte perch\u00e9 acquistati dai privati (circa 20 miliardi), in parte perch\u00e9 accettati come garanzia offerta dalle banche greche in cambio di prestiti e di liquidit\u00e0. Complessivamente il debito a breve rappresentato dai titoli di stato ammonta a 81 miliardi, 22 dei quali giungono a scadenza quest\u2019anno, il resto nei prossimi due o tre anni. Sommato alle altre quote di capitale in scadenza, il totale che la Grecia deve restituire quest\u2019anno ammonta a 38 miliardi.<\/p>\n<p>Entro il 20 luglio vengono a scadenza 3 miliardi posseduti dalla BCE e vari altri intestati alle banche greche. Ma il governo greco non li ha. La parte dovuta alla Bce pu\u00f2 decidere di non pagarla come ha gi\u00e0 fatto a fine giugno col Fondo Monetario. E\u2019 solo un problema di forza e di volont\u00e0. Ma se non restituisce i soldi alle banche, apre una problema ben pi\u00f9 ampio che non riguarda solo gli azionisti delle banche greche. Nel nostro sistema mercantile le banche sono l\u2019apparato che garantisce liquidit\u00e0 all\u2019intero sistema economico. Se vanno a secco o in avaria, si disidrata l\u2019intero sistema economico. Oggi le banche greche sono in profonda difficolt\u00e0 per tre ragioni: non ricevono liquidit\u00e0 dalla Banca Centrale Europea perch\u00e9 non accetta in garanzie i titoli del governo greco ritenuto inaffidabile, hanno perso miliardi di depositi privati esportati all\u2019estero o messi sotto il materasso o nelle cassette di sicurezza, non ricevono la restituzione dei crediti che vantano nei confronti dello stato greco. La questione bancaria \u00e8 la patata pi\u00f9 bollente che Tsipras ha fra le mani ed ha due scelte di fronte a se. La prima: esce dall\u2019euro, azzera tutti i suoi debiti e garantisce al suo sistema economico una nuova moneta autogestita. Operazione fattibile che per\u00f2 dovrebbe mettere in conto un discreto isolamento economico con conseguente necessit\u00e0 di trovare altri partner sullo scacchiere mondiale e un discreto malcontento popolare dovuto ad una riduzione del valore dei risparmi e del potere d\u2019acquisto. L\u2019alternativa \u00e8 rimanere nell\u2019euro ma ottenere dai partner europei la copertura dei titoli in scadenza per permettere alle proprie banche di sopravvivere. Dunque non l\u2019accensione di nuovo debito, ma uno spostamento crescente verso le istituzioni europee. Tsipras sta tentando questa carta e per vincerla ha offerto ai partner europei l\u2019accettazione delle condizioni a cui il popolo greco ha detto no. Il che sembra un totale tradimento. E forse lo \u00e8, ma attenuato se consideriamo che Tsipras ha cambiato i termini di scambio. Se prima valevano per ottenere 8 miliardi, ora Tsipras le offre per ottenere 50 miliardi in tre anni.<\/p>\n<p>Forse Tsipras dovrebbe fare un nuovo referendum, ma intanto sar\u00e0 la risposta dell\u2019Europa a imprimere il corso agli eventi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La situazione greca mostra quanto il debito possa essere deflagrante sotto tutti i punti di vista, non solo economico, ma anche politico. 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